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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 630 cod. proc. civile: Inattività delle parti

Oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge il processo esecutivo si estingue quando le parti non lo proseguono o non lo riassumono nel termine perentorio stabilito dalla legge o dal giudice.

L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche d’ufficio, con ordinanza del giudice dell’esecuzione, non oltre la prima udienza successiva al verificarsi della stessa. L’ordinanza è comunicata a cura del cancelliere, se è pronunciata fuori dall’udienza.

Contro l’ordinanza che dichiara l’estinzione ovvero rigetta l’eccezione relativa è ammesso reclamo da parte del debitore o del creditore pignorante ovvero degli altri creditori intervenuti nel termine perentorio di venti giorni dall’udienza o dalla comunicazione dell’ordinanza e con l’osservanza delle forme di cui all’articolo 178 terzo, quarto e quinto comma. Il collegio provvede in camera di consiglio con sentenza. (1) (2) (3)

 

(1) La Corte Costituzionale 26 novembre – 17 dicembre 1981, n. 195 (in G.U. 1a s.s. 23/12/1981, n. 352) ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 630 ultimo comma cod. proc. civ. nella parte in cui non estende, in relazione all’art. 629 cod. proc. civ., il reclamo previsto nell’art. 630 ultimo comma stesso all’ordinanza del giudice dell’esecuzione dichiarativa dell’estinzione del processo esecutivo per rinuncia agli atti.”

 

(2) Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n. 115, convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168, ha disposto (con l’art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica ha effetto a decorrere dal 1 gennaio 2006.

 

(3) Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, ha disposto (con l’art. 2, comma 3-sexies) che “Le disposizioni di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e’ gia’ stata ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l’osservanza delle norme precedentemente in vigore. L’intervento dei creditori non muniti di titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° gennaio 2006.”

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AGGIORNAMENTO (116)

Il D.L.14 marzo 2005, n. 35,convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 , come modificato dal D.L.30 dicembre 2005, n. 273, convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51, ha disposto (con l’art. 2, comma 3-sexies) che “Le disposizioni di cui ai commi 3, lettera e), numeri da 2) a 43-bis), e 3-ter, lettere a-bis), b), c), c-bis), d), e) ed f), entrano in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano anche alle procedure esecutive pendenti a tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia e’ gia’ stata ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l’osservanza delle norme precedentemente in vigore. L’intervento dei creditori non muniti di titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo 2006.”


Commento

Estinzione [v. Libro III, Titolo VI]; Riassunzione del processo [v. 627]; Ordinanza: [v. 134]. Inattività delle parti: si verifica quando le parti non compiono più gli atti d’impulso, che consentono la prosecuzione del processo. Camera di consiglio: è il luogo dove materialmente il giudice si ritira o si riunisce per decidere. I procedimenti in (—) sono procedimenti che non si svolgono in udienza pubblica [v. 737; Libro IV, Titolo II, Capo VI].


Giurisprudenza annotata

Inattività delle parti.

 

 

  1. Fattispecie; 2. Rilevabilità dell’estinzione; 2.1. Prima della riforma della L. n. 69/2009; 2.2. Dopo la riforma della L. n. 69/2009; 3. Rimedi; 3.1. Reclamo; 3.1.1. Segue: Crediti di lavoro; 3.1.2. Segue: Sospensione feriale; 3.2. Opposizione atti esecutivi.

 

 

  1. Fattispecie.

L’omesso deposito dei documenti di cui all’art. 567 c.p.c. nel termine assegnato dall’art. 497 dello stesso codice per la istanza di vendita dei beni pignorati non determina, in mancanza di una espressa disposizione in tal senso, l’improcedibilità della esecuzione né può condurre, ove l’improcedibilità sia stata erroneamente dichiarata dal giudice di merito con provvedimento non impugnato, alla estinzione del procedimento, atteso che questa, nel vigente codice di rito, si ricollega, in materia di esecuzione forzata, solo alla rinuncia agli atti esecutivi (art. 629) o alla inattività delle parti derivante dalla mancata prosecuzione o riassunzione del processo nel termine stabilito dalla legge o dal giudice (art. 630) o dalla mancata comparizione all’udienza a norma dell’art. 631 c.p.c., sempre che l’estinzione sia eccepita dalle parti, e non al semplice decorso del tempo. Cass. 28 novembre 1992, n. 12711.

 

L’incompleta allegazione nei termini della documentazione di cui all’art. 567, comma 2, c.p.c., è equiparabile tout court all’omessa allegazione e comporta la dichiarazione di inefficacia del pignoramento e la cancellazione della relativa trascrizione. Trib. Gaeta, 20 gennaio 2010.

 

Anche nel vigore del testo dell’art. 618 c.p.c. anteriore alla novella di cui alla legge n. 52 del 2006, il giudice dell’esecuzione, investito dell’opposizione agli atti esecutivi, aveva il potere, oltre che di emettere i provvedimenti “opportuni” e quelli “indilazionabili”, di cui ai primi due commi dello stesso art. 618 c.p.c. (attraverso i quali è differita l’adozione di un provvedimento che gli è stato richiesto, oppure l’attuazione di un provvedimento già adottato, o, ancora, l’inizio del termine entro il quale una delle parti deve compiere un determinato atto), anche il potere (ora formalmente previsto dal novellato secondo comma) di sospensione del processo esecutivo. Mentre in questo secondo caso il processo esecutivo restava e - nel vigore della norma novellata - resta assoggettato al regime delineato dagli artt. 626, 627, 630 e 298 c.p.c., ed in particolare la sua ripresa poteva e può avvenire soltanto con la riassunzione nel termine previsto, a pena di estinzione, viceversa nel primo caso la ripresa del processo non era e non è soggetta ad una riassunzione, bensì ad una mera istanza di parte o all’impulso d’ufficio, essendo quest’ultimo configurabile allorquando il provvedimento emesso a seguito dell’opposizione fosse stato o sia di differimento dell’adozione di un provvedimento di spettanza del giudice dell’esecuzione (nel qual caso la posizione delle parti degrada da onere a facoltà). Cass. 31 luglio 2006, n. 17452.

 

Ove il creditore pignorante non ottemperi all’ordine di chiamare in causa il creditore sequestrante nel termine perentorio fissato dal giudice, deve dichiararsi l’estinzione del processo di espropriazione presso terzi. Pret. Macerata, 31 marzo 1995.

 

Nel processo esecutivo, l’inosservanza del termine stabilito dall’art. 497 c.p.c. per il deposito dell’istanza di vendita determina l’inefficacia del pignoramento e l’estinzione del processo ai sensi dell’art. 630 c.p.c. Cass. 16 giugno 2003, n. 9624.

 

In tema di esecuzione con espropriazione presso terzi, il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 548 c.p.c. - che costituisce un autonomo giudizio di cognizione il cui oggetto solo in senso approssimativo è il diritto di credito del debitore esecutato verso il terzo debitore (in quanto il diritto di credito pignorato si “autonomizza” al momento in cui viene effettuato il pignoramento mediante la notificazione dell’atto ex art. 543 c.p.c.) - sorge incidentalmente nel corso del procedimento esecutivo ed è funzionalizzato all’individuazione della cosa assoggettata ad espropriazione all’esito della mancanza o della contestazione della dichiarazione del terzo. Ne consegue che unico legittimato a richiedere il giudizio di cognizione di cui all’art. 548 c.p.c. è il creditore esecutante il quale, pur perseguendo lo scopo di ottenere dal terzo debitore l’adempimento che costui doveva all’escusso, agisce non già in nome e per conto di quest’ultimo - come chi esercita l’azione surrogatoria —, né chiede di sostituirsi nella posizione di (originario) creditore di quest’ultimo, bensì agisce iure proprio e nei limiti del proprio interesse. Ne consegue ulteriormente che legittimato a domandare l’istruzione della causa di accertamento in questione - a pena di estinzione del procedimento ex art. 630 c.p.c. - è esclusivamente il creditore pignorante, e non anche il debitore esecutato che si veda contestata o non riconosciuta da parte del terzo l’esistenza di un suo credito, il quale ultimo, privo di un onere di impulso processuale per far proseguire il giudizio esecutivo promosso nei suoi confronti, non può proporre nella detta sede esecutiva una domanda concernente in realtà l’esistenza non già del credito pignorato bensì del proprio credito verso il terzo come esso è nel momento in cui il processo si svolge (e pertanto concernente oggetto diverso da quello proprio del giudizio ex art. 548 c.p.c.), ben potendo egli viceversa proporla in un diverso, autonomo e separato processo. Cass. 5 settembre 2006, n. 19059.

 

Deve ritenersi ammissibile il rimedio del reclamo di cui all’art. 630, comma 3, c.p.c. avverso l’ordinanza del giudice dell’esecuzione dichiarativa dell’estinzione della procedura esecutiva per mancata effettuazione nei termini imposti dallo stesso giudice degli adempimenti relativi alla pubblicità degli avvisi di vendita; tuttavia, ricorrendo tale ipotesi, esso non è meritevole di accoglimento, potendo ricondursi - alla stregua di un’interpretazione sistematica del combinato disposto degli artt. 497, 562 e del comma 1 dello stesso art. 630 c.p.c. - il suddetto comportamento omissivo ad un caso di inattività delle parti, dal momento che, se è vero che il creditore procedente ha il diritto di promuovere la vendita, è altrettanto vero che su di lui incombe, una volta sollecitata la fissazione degli incanti, l’onere di osservare una condotta acceleratoria affinché il processo esecutivo pervenga alla fase satisfattiva, che include anche l’obbligo di effettuare i predetti adempimenti pubblicitari in modo tempestivo. Trib. Caltagirone, 25 marzo 2008.

 

Nel procedimento esecutivo, il termine di dieci giorni per presentare istanza di assegnazione, di cui all’art. 588 c.p.c., ha natura non perentoria, ma ordinatoria, sicché il giudice dell’esecuzione non può discrezionalmente decretare l’estinzione della procedura esecutiva con provvedimento anticipatorio che prefiguri tale estinzione quale conseguenza del decorso della decade dall’udienza infruttuosa di incanto, in assenza di fissazione di nuova udienza, e perciò al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, giusta disposto dell’art. 630 c.p.c. Cass. 18 aprile 2011, n. 8857.

 

 

  1. Rilevabilità dell’estinzione.

 

 

2.1. Prima della riforma della L. n. 69/2009.

L’eccezione di estinzione del processo esecutivo, anche se, al pari dell’opposizione all’esecuzione, tende ad ottenere l’accertamento del sopravvenuto difetto del diritto del creditore di procedere in executivis, non postula necessariamente, per essere fatta valere, che il debitore si avvalga delle forme proprie della detta opposizione (e non di quella agli atti esecutivi) - il ricorso alle quali deve, nondimeno, ritenersi consentito ove si intenda contestare una richiesta del creditore di assegnazione o di vendita -, ma può essere proposta ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 630 c.p.c., sollecitando il potere-dovere del giudice di decidere con l’ivi prevista ordinanza reclamabile ed instaurando, eventualmente, dopo la decisione del reclamo, il procedimento di cognizione ordinaria che si apre con l’impugnazione - secondo le norma generali - della sentenza che decide sul reclamo medesimo. Cass. 4 giugno 1993, n. 6273; contra: Cass. 28 marzo 1995, n. 3662: Va qualificata come opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. quella con la quale venga eccepita l’estinzione del processo esecutivo, risolvendosi in un’implicita negazione del diritto della parte istante di proseguire l’esecuzione.

 

In tema di esecuzione forzata, nel caso in cui l’istanza di vendita venga depositata fuori termine, al fine di far dichiarare l’inefficacia del pignoramento e l’estinzione dell’esecuzione, il debitore non ha l’onere di proporre opposizione agli atti esecutivi nei cinque giorni da quello in cui ha ricevuto l’avviso di fissazione di udienza, ex art. 569, primo comma, c.p.c., ma deve proporre istanza di estinzione nella sua prima difesa successiva al verificarsi del fatto estintivo, ovvero nell’udienza per la fissazione della vendita. Cass. 6 agosto 2010, n. 18366.

 

 

2.2. Dopo la riforma della L. n. 69/2009.

Poiché l’estinzione del processo esecutivo per omesso deposito della documentazione di cui all’art. 567, comma 2, c.p.c. (ovvero del certificato notarile sostitutivo) può essere dichiarata anche d’ufficio, la relativa statuizione può essere sollecitata non solo dalle parti in senso stretto del giudizio, ma anche da chiunque possa trarne un vantaggio: e quindi sia dal terzo acquirente del bene pignorato, sia dal debitore esecutato, a nulla rilevando né che sia quest’ultimo stato dichiarato fallito, né che vi sia l’opposizione del curatore. Cass. 5 aprile 2012, n. 5539.

 

 

  1. Rimedi.

Avverso il provvedimento di improcedibilità dell’esecuzione sono esperibili i seguenti rimedi: a) ove l’assunta misura sia equiparabile ad un provvedimento di estinzione dell’esecuzione quanto ai presupposti in forza dei quali è stato assunto, il reclamo ex art. 630 c.p.c.; b) laddove si qualifichi il provvedimento di improcedibilità in termini di atto del processo esecutivo, l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.; c) qualora si deduca l’abnormità della declaratoria di improcedibilità con conseguente natura sostanziale di sentenza del provvedimento assunto dal giudice dell’esecuzione, l’appello. Trib. Latina, 3 ottobre 2011.

 

 

3.1. Reclamo.

Il sistema di controllo predisposto dall’art. 630 c.p.c. sulle decisioni positive o negative in ordine all’avvenuta configurazione dell’estinzione del processo esecutivo, ha natura autonoma e speciale, per cui il mezzo di tutela esperibile contro un provvedimento di revoca di una pregressa dichiarazione di estinzione del processo esecutivo adottato dal giudice dell’esecuzione è rappresentato dal reclamo al collegio, ai sensi dello stesso art. 630 c.p.c., da decidersi con sentenza in camera di consiglio, appellabile ai sensi dell’art. 130 disp. att. c.p.c. In caso di erronea proposizione dell’opposizione all’esecuzione e/o agli atti esecutivi, la relativa sentenza che si pronunci sul merito implicitamente esclude che il rimedio da praticare sia quello del reclamo e quindi, a seguito di ricorso per Cassazione che non coinvolga anche l’implicita statuizione, la stessa va cassata senza rinvio, poiché, altrimenti, si verificherebbe l’elusione del giudicato interno implicito formatosi sull’inesistenza di una qualificazione in senso diverso da quella ritenuta dal giudice investito dell’opposizione. Cass. 11 giugno 2008, n. 15463.

 

In tema di opposizione agli atti esecutivi, la disposizione di cui all’art. 630, ultimo comma, c.p.c. si riferisce non solamente alle ordinanze di estinzione per inattività delle parti e, all’esito della sentenza additiva della Corte costituzionale n. 195 del 1981, alle ordinanze di estinzione per rinunzia agli atti, bensì a tutte le ordinanze per cause di estinzione previste da particolari disposizioni di legge non diversamente disciplinate da normative speciali; ne consegue che avverso il provvedimento di estinzione, ai sensi dell’art. 567 c.p.c. (nel testo introdotto dall’art. 1 legge n. 302 del 1998), per omesso deposito della documentazione prescritta (nel caso, estratto del catasto e delle mappe censuarie; certificato di destinazione urbanistica ex art. 18, legge n. 47 del 1985; certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative a bene immobile pignorato) o del certificato notarile sostitutivo, è ammesso reclamo al collegio, che provvede in camera di consiglio con sentenza. Cass. 17 marzo 2005, n. 5789.

 

Nell’ambito del processo esecutivo, sia il caso in cui alla esecuzione del pignoramento non segua il deposito della istanza di vendita, sia il caso in cui l’istanza di vendita venga depositata fuori termine sono strutturalmente assimilabili alla vicenda dell’estinzione del processo, piuttosto che all’inefficacia del pignoramento; ne consegue che in entrambi i casi la situazione può essere definita con l’ordinanza di cui all’art. 630 c.p.c., avente come contenuto il diretto accertamento dell’inefficacia del pignoramento e la conseguente declaratoria di estinzione del processo esecutivo, che sarà soggetta, in base al combinato disposto degli artt. 630, terzo comma, c.p.c., e 130 disp. att. c.p.c., al sistema di controllo costituito dal reclamo avverso l’ordinanza, deciso con sentenza, al quale potrà far seguito l’appello e quindi il ricorso ordinario per Cassazione. Pertanto, al fine di far dichiarare l’inefficacia del pignoramento e l’estinzione dell’esecuzione, il debitore non ha l’onere di proporre opposizione agli atti esecutivi nei cinque giorni quello in cui ha ricevuto l’avviso di fissazione di udienza, ex art. 569, primo comma, c.p.c., ma deve proporre istanza di estinzione nella sua prima difesa successiva al verificarsi del fatto estintivo, ovvero nell’udienza per la fissazione della vendita. Cass. 16 giugno 2003, n. 9624; conforme Cass. 19 febbraio 2003, n. 2500, Cass. 9 marzo 1991, n. 2508, Cass., Sez. Un., 21 dicembre 1990, n. 12139.

 

L’ordinanza del giudice dell’esecuzione dichiarativa dell’estinzione del processo esecutivo può essere impugnata non con l’opposizione agli atti esecutivi ma, ai sensi dell’art. 630, terzo comma, c.p.c., con il reclamo, il quale va proposto al collegio ovvero, se giudice dell’esecuzione fosse stato il pretore, al tribunale in composizione monocratica, e deve essere deciso con sentenza (appellabile, perché attinente al diritto del creditore a proseguire l’esecuzione e, quindi, equiparabile alla decisione sull’opposizione all’esecuzione); ne consegue che, in difetto del reclamo, rimane preclusa ogni possibilità di contestare la validità ed efficacia della predetta ordinanza. Cass. 19 maggio 2003, n. 7762.

 

 

3.1.1. Segue: Crediti di lavoro.

Con riguardo ad esecuzione inerente a credito di lavoro, il giudizio, che si instaura con il reclamo contro l’ordinanza di estinzione del relativo procedimento, ai sensi dell’art. 630, ultimo comma, c.p.c., si sottrae, anche in fase d’impugnazione, al rito delle cause di lavoro, vertendosi in tema di incidente interno all’esecuzione medesima, non incluso fra le previsioni dell’art. 618-bis c.p.c. Cass. 8 marzo 1991, n. 2477.

 

 

3.1.2. Segue: Sospensione feriale.

La sospensione feriale dei termini processuali, prevista dall’art. 1, legge 7 ottobre 1969, n. 742, non si applica al giudizio conseguente alla proposizione del reclamo ex art. 630, terzo comma, c.p.c., avverso l’ordinanza che dichiara l’estinzione del processo di esecuzione per inattività delle parti, in quanto, sussistendo l’esigenza di favorire la sollecita decisione delle questioni che rendono incerto, per i creditori o per il debitore, l’esito dell’azione esecutiva, ricorre la stessa ratio in forza della quale siffatta sospensione, ex art. 3 di detta legge, non si applica ai giudizi di opposizione all’esecuzione. Cass. 11 febbraio 2005, n. 2847; conforme Cass. 3 febbraio 2003, n. 1531.

 

 

3.2. Opposizione atti esecutivi.

Avverso il provvedimento del giudice dell’esecuzione contenente la dichiarazione di estinzione dell’esecuzione per rinuncia del creditore e i provvedimenti consequenziali ad essa, è esperibile il rimedio del reclamo al collegio qualora esso abbia ad oggetto la sussistenza o meno dei presupposti per l’estinzione e la legittimità del provvedimento che conceda o neghi l’estinzione stessa, mentre esso va impugnato con l’opposizione agli atti esecutivi qualora si contesti la legittimità dei provvedimenti consequenziali adottati e quindi degli effetti dell’estinzione stessa. Cass. 11 giugno 2003, n. 9377.

 

In tema di espropriazione forzata, il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione dichiara l’estinzione del processo esecutivo per cause diverse da quelle tipiche (ed implicanti, piuttosto, la sua improseguibilità, come, nella specie, per avvenuta caducazione del titolo esecutivo) ha natura sostanziale di atto viziato del processo esecutivo ed è, pertanto, impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., che costituisce il rimedio proprio previsto per tali atti, e non con il ricorso per Cassazione. Cass. 3 febbraio 2011, n. 2674.

 

Nell’espropriazione presso terzi, il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione dichiari l’estinzione del processo esecutivo per cause diverse da quelle tipiche (e cioè differenti dalla rinuncia agli atti del processo “ex” art. 629 c.p.c., dall’inattività delle parti “ex” art. 630 c.p.c., dalla mancata comparizione delle parti a due udienze successive “ex” art. 631 c.p.c. e dalle cause espressamente previste dalla legge, anche speciale), avendo carattere atipico, contenuto di pronuncia di mera improseguibilità dell’azione esecutiva e natura sostanziale di atto del processo esecutivo, è impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., che è il rimedio proprio previsto per tali atti, e non con il reclamo previsto dall’art. 630 c.p.c., che costituisce il rimedio stabilito per la dichiarazione di estinzione tipica. Cass. 12 febbraio 2008, n. 3276.



 
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