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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 632 cod. proc. civile: Effetti dell’estinzione del processo

Con l’ordinanza che pronuncia l’estinzione è disposta sempre la cancellazione della trascrizione del pignoramento. Con la medesima ordinanza il giudice dell’esecuzione provvede alla liquidazione delle spese sostenute dalle parti, se richiesto e alla liquidazione dei compensi spettanti all’eventuale delegato ai sensi dell’articolo 591-bis. (1)
Se l’estinzione del processo esecutivo si verifica prima dell’aggiudicazione o dell’assegnazione, essa rende inefficaci gli atti compiuti; se avviene dopo l’aggiudicazione o l’assegnazione, la somma ricavata è consegnata al debitore.
Avvenuta l’estinzione del processo, il custode rende al debitore il conto, che è discusso e chiuso davanti al giudice della esecuzione.
Si applica la disposizione dell’articolo 310 ultimo comma.


Giurisprudenza annotata

Effetti dell’estinzione del processo.

 

 

  1. Estinzione; 1.1. Effetti; 1.2. Rimedi; 2. Spese.

 

 

  1. Estinzione.

 

 

1.1. Effetti.

L’estinzione del processo esecutivo prima dell’aggiudicazione o dell’assegnazione rende inefficaci, ai sensi dell’art. 632 c.p.c., tutti gli atti compiuti in precedenza e tra questi, quindi, anche l’atto di pignoramento, che segna l’inizio del processo esecutivo. Cass. 14 dicembre 1992, n. 13164.

 

Nell’esecuzione per espropriazione immobiliare, l’ultima offerta in esito all’incanto, unitamente al provvedimento di aggiudicazione provvisoria in favore del relativo offerente, sono inefficaci, se venga tempestivamente presentata offerta in aumento di sesto, dato che questa impone una nuova gara (senza incanto) e non consente di confermare detta aggiudicazione provvisoria, nemmeno in caso di successiva mancata comparizione dell’offerente in aumento. Pertanto, qualora, dopo detta offerta in aumento, ma prima del provvedimento di aggiudicazione definitiva a conclusione della nuova gara, si verifichi l’estinzione del processo esecutivo, gli effetti di tale estinzione (rilevabili, anche d’ufficio, nel giudizio d’opposizione proposto ai sensi dell’art. 617 c.p.c.) sono quelli contemplati dall’art. 632 c.p.c. per il caso di estinzione prima dell’aggiudicazione, e consistono quindi nella caducazione degli atti dell’esecuzione, mentre non rileva che il giudice dell’esecuzione abbia erroneamente confermato l’indicata aggiudicazione provvisoria, nonostante l’offerta in aumento, stante la nullità di siffatta conferma. Cass. 16 giugno 1988, n. 4101.

 

Gli effetti del pignoramento presso terzi non sopravvivono all’estinzione della procedura esecutiva, atteso che, ai sensi dell’art. 632 c.p.c., l’estinzione del processo esecutivo rende inefficaci tutti gli atti compiuti in precedenza e tra questi, quindi, anche l’atto di pignoramento che segna l’inizio del processo esecutivo. Ne consegue che l’ordine del giudice, indispensabile perché il terzo possa disporre delle somme dovute ai sensi dell’art. 543, secondo comma, n. 2), c.p.c., é necessario solo fino a quando esista un valido pignoramento e, pertanto, divenuto inefficace quest’ultimo, a causa della sopravvenuta estinzione del processo, da tale ordine può prescindere il terzo che intenda estinguere la sua posizione debitoria. Cass. 17 luglio 2009, n. 16714.

 

L’art. 632, comma 2, periodo secondo, c.p.c., relativo agli effetti dell’estinzione del processo esecutivo, non è riferibile al caso di assegnazione di crediti, ai sensi dell’art. 553 c.p.c., nei confronti del creditore procedente (o agente in sostituzione, a norma dell’art. 511 c.p.c.), poiché l’ordinanza di assegnazione del credito chiude il processo di espropriazione presso terzi, mentre la disposizione in esame presuppone che vi sia una “somma ricavata” da distribuire, e che l’estinzione sopravvenuta ne impedisca la distribuzione, comportandone la restituzione al debitore. L’estinzione tipica della procedura esecutiva, che preceda l’assegnazione, travolge, invece, ai sensi del primo periodo dell’art. 632, comma 2, c.p.c., gli atti già compiuti, compreso il pignoramento. Cass. 6 dicembre 2011, n. 26185.

 

In una procedura esecutiva immobiliare, qualora dopo l’aggiudicazione del bene nella vendita all’incanto sopravvenga l’estinzione dell’esecuzione, l’aggiudicatario, ai sensi del combinato disposto degli artt. 187 disp. att. c.p.c. (immediatamente applicabile ai processi in corso, in quanto norma di interpretazione autentica) e art. 632, secondo comma, c.p.c., non perde il diritto ad ottenere il decreto di trasferimento del bene. Cass., Sez. Un., 30 novembre 2006, n. 25507.

 

 

1.2. Rimedi.

Non osta alla esperibilità del rimedio della opposizione agli atti esecutivi avverso l’ordinanza di estinzione (ammissibile nel solo caso in cui vengano in contestazione soltanto gli effetti consequenziali dell’estinzione) il fatto che il processo esecutivo si sia già concluso, e che sia venuto meno il giudice dell’esecuzione, in quanto, ai sensi dell’art. 632 c.p.c., la competenza del giudice dell’esecuzione permane per definire le questioni strettamente consequenziali al processo esecutivo dichiarato estinto. Cass. 11 giugno 2003, n. 9377.

In tema di espropriazione immobiliare, qualora in fase di vendita sia intervenuta l’aggiudicazione provvisoria e successivamente il giudice dell’esecuzione abbia dichiarato l’estinzione della procedura esecutiva in pendenza del termine per la presentazione delle eventuali offerte in aumento di un sesto (ora di un quinto) ai sensi dell’art. 584 c.p.c., si deve ritenere che, ai sensi del nuovo art. 187-bis disp. att. c.p.c. (introdotto per effetto dell’art. 24-novies del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con mod., nella legge 14 maggio 2005, n. 80, e recante la rubrica «Intangibilità nei confronti dei terzi degli effetti degli atti esecutivi compiuti»), gli effetti dell’aggiudicazione, «anche provvisoria», restano fermi nei confronti degli aggiudicatari, anche se tali non in via definitiva, poiché, con questa disposizione, il legislatore ha inteso incidere sul contenuto dell’art. 632 c.p.c. - relativo, appunto, agli effetti dell’estinzione del processo esecutivo - precisandolo nel senso che tanto l’aggiudicazione provvisoria che l’assegnazione sono ora da ritenersi atti indifferenti a detta estinzione, la quale, quindi, non ne determina la caducazione, con la conseguente configurabilità del diritto dell’aggiudicatario provvisorio all’ottenimento del trasferimento del bene in suo favore. Il citato art. 187-bis disp. att. c.p.c. si qualifica come norma interpretativa, per quanto desumibile dalla volontà del legislatore di dirimere il contrasto esistente in materia tra la giurisprudenza della Corte di Cassazione e la dottrina, anche alla stregua della stessa espressione contenuta nell’introduzione del richiamato art. 2, comma 4-novies, del D.L. n. 35 del 2005, convertito nella legge n. 80 del 2005, in cui si afferma che tale norma risulta emanata «al fine.di ribadire la corretta interpretazione della normativa in materia di esecuzione forzata». Pertanto, trattandosi di norma di interpretazione autentica, essa trova applicazione anche ai procedimenti in corso alla data della sua entrata in vigore. Cass., Sez. Un., 30 novembre 2006, n. 25507.

 

 

  1. Spese.

In base al disposto degli artt. 632 e 310 c.p.c., nel caso di estinzione della procedura esecutiva le spese dell’esecuzione restano a carico delle parti che le hanno anticipate, in quanto l’estinzione del processo deriva dalla loro rinuncia o dall’inattività. Cass. 14 aprile 2005, n. 7764.

 

In tema di procedimento di espropriazione presso terzi conclusosi per effetto di dichiarazione negativa del terzo cui non sia seguita l’istanza del creditore procedente per l’accertamento dell’obbligo di quest’ultimo, trova applicazione la regola generale, dettata in tema di estinzione del procedimento, dall’art. 310 c.p.c. - secondo la quale le spese del processo estinto stanno a carico delle parti che le hanno anticipate, - così come richiamata dall’art. 632, ultimo comma, c.p.c., con la conseguenza che, in forza del combinato disposto del ricordato art. 310, dell’art. 32, ultimo comma, e dell’art. 567 c.p.c., il creditore procedente sopporta le spese del processo tutte le volte che la causa estintiva di questo sia ricollegabile esclusivamente alla sua volontà, per aver egli rinunziato agli atti o per essere rimato inattivo. Cass. 15 dicembre 2003, n. 19184; conforme Cass. 24 gennaio 2003, n. 1109, Cass. 7 maggio 2002, n. 6509.

 

In tema di estinzione del processo esecutivo, l’art. 632 c.p.c. (che all’ultimo comma richiama l’art. 310 c.p.c.) prevede che le spese del processo esecutivo restano a carico della parte che le ha anticipate. Tuttavia tale disposizione va interpretata alla luce delle modifiche apportate al suddetto art. 632 dall’art. 12 l. 3 agosto 1998 n. 302 (prevedente tra l’altro, che con l’ordinanza che pronuncia l’estinzione il giudice provvede alla liquidazione delle spese, se richiesto); ne consegue, che, interpretando come compatibili tra loro le due diverse disposizioni del citato art. 632, deve ritenersi che solo ove la dichiarazione di estinzione sia richiesta al giudice dal debitore e dal creditore di comune accordo, con previsione di accollo totale o parziale delle spese al primo, il creditore può chiedere la liquidazione delle spese da lui sostenute, mentre il giudice richiestone dal solo creditore procedente non può emettere un provvedimento di liquidazione in suo favore. Cass. 13 luglio 2011, n. 15374; conforme Cass. 4 aprile 2003, n. 5325, Cass. 24 gennaio 2003, n. 1109, Cass. 7 maggio 2002, n. 6509.

L’ordinanza con cui, a seguito della rinunzia agli atti, o della inattività delle parti, il giudice, nel dichiarare la estinzione del processo esecutivo, pronuncia anche sul diritto al rimborso delle spese processuali, è impugnabile con ricorso per Cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., ove la parte intenda impugnare solo la statuizione sulle spese, trattandosi di decisione sui diritti, per la cui impugnazione la legge non prevede altro rimedio. Cass. 15 gennaio 2003, n. 481; conforme Cass. 6 agosto 2002, n. 11768, Cass. 4 agosto 2000, n. 10306.

 

Le spese del processo esecutivo estinto restano, a norma dell’art. 310 c.p.c., richiamato dall’ultimo comma dell’art. 632 c.p.c., a carico delle parti che le hanno anticipate, a meno che non vi sia un diverso accordo tra le stesse al riguardo, ovvero ricorrano altre ragioni idonee a giustificare una diversa regolamentazione delle spese, da esplicitarsi in motivazione, non essendo sufficiente il mero richiamo alla richiesta in tal senso di una delle parti. Cass. 25 maggio 2010, n. 12701.

 

In conformità alla regola generale dettata dall’art. 310, comma ultimo, c.p.c., nel processo di esecuzione e, quindi, anche in quello di espropriazione forzata presso terzi, in mancanza di diverso accordo tra le parti, qualora il processo si estingua, le spese restano a carico delle parti che le hanno anticipate; pertanto, le spese sostenute dal creditore procedente restano a suo carico se, a seguito della dichiarazione negativa del terzo e in assenza di contestazioni, il processo é dichiarato estinto e, conseguentemente, l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione, dichiarata l’estinzione del processo, provvede alla loro liquidazione senza, però, porle a carico del debitore esecutato (come richiesto dal creditore procedente, nella specie), non avendo contenuto decisorio su diritti, non può considerarsi ricorribile per Cassazione ex art. 111 cost. Cass. 17 luglio 2009, n. 16711, conforme Cass. 9 novembre 2007, n. 23408.

 

L’ordinanza con cui, a seguito della rinunzia agli atti ed alla conseguente estinzione del processo esecutivo, il giudice dell’esecuzione, nel liquidare le spese ai sensi del combinato disposto degli art. 306 e 629 c.p.c., si limiti, in mancanza di diverso accordo tra le parti, a porre le stesse a carico del creditore rinunciante, non incorre nel vizio del difetto di assoluto di motivazione, trattandosi di determinazione rispetto alla quale non sussiste alcun potere discrezionale del giudice. Cass. 27 febbraio 2009, n. 4849.

 

È inammissibile il reclamo proposto dal debitore costituitosi nella procedura esecutiva a seguito di opposizione all’esecuzione avverso l’ordinanza che dichiara l’estinzione del processo, se proposto solo limitatamente alla statuizione sulle spese, essendo, invece, esperibile il ricorso per Cassazione per violazione di legge, a norma dell’art. 111 Cost. Trib. Macerata, 3 giugno 2009.

 

Le spese inerenti il precetto ormai inefficace, per decorrenza del termine di novanta giorni dalla sua notificazione, termine entro il quale l’esecuzione deve essere iniziata, sono a carico dell’intimante, in applicazione del principio sancito dall’art. 632 c.p.c. in forza del quale le spese del processo estinto restano a carico delle parti che le hanno anticipate. È quindi, priva di pregio l’eventuale pretesa di assimilare l’importo sostenuto per intimare un precetto poi perento ad un costo sostenuto per il recupero delle somme non corrisposte alla scadenza, che, in applicazione dell’art. 6 del D.Lgs. n. 231 del 2002, sarebbe importo ripetibile dal debitore. Trib. Milano, 12 maggio 2010; conforme Trib. Benevento, 7 febbraio 2008.



 
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