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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 634 cod. proc. civile: Prova scritta

Sono prove scritte idonee a norma del numero 1 dell’articolo precedente le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata e i telegrammi, anche se mancanti dei requisiti prescritti dal codice civile.
Per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di danaro nonché per prestazioni di servizi, fatte da imprenditori che esercitano un’attività commerciale, anche a persone che non esercitano tale attività, sono altresì prove scritte idonee gli estratti autentici delle scritture contabili di cui agli art. 2214 e seguenti del codice civile, purché bollate e vidimate nelle forme di legge e regolarmente tenute, nonché gli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie, quando siano tenute con l’osservanza delle norme stabilite per tali scritture.


Giurisprudenza annotata

Prova scritta.

 

 

  1. Nozione; 2. Atti pubblici; 2.1. Sentenza; 2.2. Ordinanza; 2.3. Lodo arbitrale; 2.4. Deliberazioni e certificazioni della P.A; 3. Scritture private; 3.1. Ricognizione di debito; 3.2. Fatture; 3.3. Estratti scritture contabili; 3.4. Estratti conto bancari; 3.5. Titoli di credito: assegno e cambiale; 3.6. Verbali assemblea condominiali.

 

 

  1. Nozione.

Costituisce prova scritta atta a legittimare la concessione del decreto ingiuntivo, a norma degli artt. 633 e 634 c.p.c., qualsiasi documento, proveniente non solo dal debitore ma anche da un terzo, che, anche se privo di efficacia probatoria assoluta, sia ritenuto dal giudice idoneo a dimostrare il diritto fatto valere, fermo restando che la completezza della documentazione va accertata nel successivo giudizio di opposizione nel quale il creditore può fornire nuove prove per integrare, con efficacia retroattiva, quelle prodotte nella fase monitoria. Cass. lav., 9 ottobre 2000, n. 13429; conforme Cass. 12 luglio 2000, n. 9232; Cass. 18 aprile 2000, n. 4974; Cass. 14 marzo 1995, n. 2924; Cass. 8 maggio 1976, n. 1625; Cass. 23 aprile 1976, n. 1449.

 

La prova richiesta dalla legge per l’emissione del decreto ingiuntivo è quella che dei fatti costitutivi del vantato diritto può trarsi da qualsiasi documento degno di fede quanto alla autenticità, onde una simile prova può anche non avere efficacia probatoria assoluta, quanto all’esistenza e validità dei fatti giuridici che nel documento si trovano asseriti, restando salvo, peraltro, nel giudizio di opposizione, che è di cognizione piena, lo stabilire la completezza o meno della documentazione fornita dal creditore. Cass. 13 luglio 1977, n. 3150.

 

La prova scritta idonea a legittimare la concessione del decreto ingiuntivo non deve necessariamente essere una prova sotto ogni aspetto completa, restando salvo nel giudizio di opposizione, che è di cognizione piena, lo stabilire la completezza o meno della documentazione fornita dal creditore. Cass. 24 giugno 1968, n. 2112.

 

 

  1. Atti pubblici.

 

 

2.1. Sentenza.

Se la sentenza di condanna non consenta di determinare le pretese economiche del lavoratore in base al contenuto del titolo stesso, in quanto per la determinazione esatta dell’importo sono necessari elementi estranei al giudizio concluso e non predeterminati per legge, o nel caso di sentenza di condanna generica, che rimandi ad un successivo giudizio la quantificazione del credito, la sentenza non costituisce idoneo titolo esecutivo ma è utilizzabile solo come idonea prova scritta per ottenere nei confronti del datore di lavoro un decreto ingiuntivo di pagamento per il credito fatto valere, il cui ammontare può essere provato con altri e diversi documenti. Cass. lav., 1° giugno 2005, n. 11677.

 

Qualora si tratti di credito di lavoro o di credito previdenziale o assistenziale, non rileva in senso preclusivo del procedimento monitorio la provvisoria esecuzione delle sentenze prevista dagli articoli 431 e 447 c.p.c. la quale presuppone in ogni caso che il credito riconosciuto sia liquido o comunque determinabile alla stregua di elementi contenuti nelle sentenza stessa. Cass. lav., 6 marzo 1996, n. 1741.

 

La sentenza di condanna del datore di lavoro al pagamento di quanto dovuto al lavoratore a seguito del riconoscimento dell’illegittimità del licenziamento, ai sensi dell’art. 18, legge n. 300 del 1970 costituisce valido titolo esecutivo, che non richiede ulteriori interventi del giudice diretti all’esatta quantificazione del credito, solo se tale credito risulti da operazioni meramente aritmetiche eseguibili sulla base dei dati contenuti nella sentenza; se invece - come sovente accade, non essendo sempre possibile individuare sulla base degli atti le componenti della retribuzione globale di fatto - la sentenza di condanna non consenta di determinare le pretese economiche del lavoratore in base al contenuto del titolo stesso, con la conseguenza che per la determinazione dell’importo sono necessari elementi estranei al giudizio concluso e non predeterminati per legge, il creditore può legittimamente fare ricorso al procedimento monitorio, nel cui ambito la sentenza è utilizzabile come atto scritto, dimostrativo dell’esistenza del credito fatto valere, il cui ammontare può essere provato con altri e diversi documenti e nel cui ambito il creditore può dimostrare l’esigibilità del credito attraverso ulteriori prove attestanti, ex art. 634 c.p.c., la messa a disposizione della sua attività lavorativa a favore del datore di lavoro; né rileva, in senso preclusivo del procedimento d’ingiunzione, la provvisoria esecuzione delle sentenze prevista dagli artt. 431 e 447 c.p.c., la quale presuppone che il credito riconosciuto sia liquido e comunque determinabile alla stregua degli elementi contenuti nella stessa sentenza. Cass. lav., 6 giugno 2003, n. 9132; conforme Cass. lav., 17 gennaio 2001, n. 595.

 

Anche con riguardo a credito di lavoro la richiesta di decreto ingiuntivo, mentre non può fondarsi su una sentenza di condanna, in quanto prima del passaggio in giudicato di questa si verificherebbero gli estremi della litispendenza, e dopo, trasformandosi il procedimento monitorio, per effetto dell’opposizione, in ordinario giudizio di merito, identico a quello introdotto per ottenere la sentenza di condanna definitiva, troverebbe applicazione il divieto di reiterare la domanda di condanna (secondo il principio del ne bis in idem), deve ritenersi consentita nonostante l’esistenza di una sentenza parziale sull’an debeatur, la quale non è suscettibile di dar luogo ad azione esecutiva, né di far sorgere gli estremi della litispendenza o della continenza, e può essere utilizzata come atto scritto, idoneo a dimostrare l’esistenza del diritto fatto valere con detta richiesta di un decreto ingiuntivo. Cass. lav., 16 dicembre 1988, n. 6874.

 

Il locatore il quale abbia ottenuto sentenza di determinazione d’equo canone legittimamente può sulla base della medesima chiedere ingiunzione di pagamento della differenza tra tale canone e quello convenuto o pagato, rimanendo riservata alla successiva ed eventuale fase d’opposizione ogni questione sulla debenza della somma ingiunta. Cass. 13 gennaio 2005, n. 577.

 

Dovendo considerarsi liquido il credito sull’oggetto del quale non possono sollevarsi dubbi, il requisito della liquidità, quale condizione di ammissibilità del procedimento monitorio, ben può essere desunto dal raffronto tra la sentenza resa dal pretore in sede di determinazione del canone e le ricevute dei pagamenti effettuati dal conduttore per somme maggiori di quelle dovute in base agli aumenti stabiliti nel la sentenza predetta. Cass. 8 gennaio 1966, n. 175.

 

 

2.2. Ordinanza.

L’ordinanza di rilascio dell’immobile locato, a carico del conduttore, nel procedimento di sfratto per morosità, ancorché non definitiva ed emessa con riserva delle eccezioni del convenuto, può costituire prova scritta idonea ad ottenere il decreto ingiuntivo di pagamento dei canoni di locazione scaduti, tenuto conto della natura delle eccezioni sollevate nella fase sommaria del processo di sfratto. Cass. 11 luglio 1979, n. 4000.

 

 

2.3. Lodo arbitrale.

Un lodo arbitrale irrituale, ancorché la sua validità sia oggetto di contestazione in un giudizio in corso, costituisce prova scritta, idonea come fondamento per l’emanazione di un decreto ingiuntivo. Cass. lav., 28 settembre 1988, n. 5260; Cass. 28 aprile 1975, n. 1628.

 

L’art. 336 c.p.c. - nel disporre che la riforma con sentenza passata in giudicato o la cassazione di una precedente sentenza estende i suoi effetti a tutti gli atti ed ai provvedimenti da questa dipendenti - non richiede che tali atti o provvedimenti siano stati adottati nello stesso processo in cui e stata emanata la sentenza riformata o cassata; onde gli effetti della cassazione o della riforma si estendono anche ai provvedimenti dipendenti di natura istruttori o decisori pronunziati in un diverso procedimento (nella specie, e stato ritenuto, sulla base del principio enunziato, che l’annullamento di un lodo arbitrale aveva importato la caducazione di un decreto ingiuntivo emesso sulla base di tale lodo e passato in giudicato a seguito della estinzione del giudizio di opposizione). Cass. 24 febbraio 1975, n. 678.

 

 

2.4. Deliberazioni e certificazioni della P.A.

L’emissione del certificato di credito di cui agli artt. 44 e 45 del R.D. n. 272 del 1913 da parte del Comitato degli agenti di cambio (certificato emesso a seguito del ricorso a detto Comitato da parte dello stipulante un contratto di borsa - con l’assistenza di un agente di cambio - in caso di inadempimento della controparte e di conseguente liquidazione coattiva delle operazioni) non integra, in alcun modo, gli estremi di una pronuncia giurisdizionale, e non è assimilabile ad alcuno dei possibili titoli esecutivi giudiziari, attesa la natura squisitamente amministrativa del certificato de quo, conseguente, tra l’altro, alla natura strettamente amministrativa dell’organo che lo emana. Il rimedio giudiziario previsto per l’impugnazione di tale certificato (che può esser fatto valere come titolo esecutivo, ex artt. 63-65, R.D. 1669 del 1933 e 474 c.p.c.) non è, pertanto, quello dell’opposizione a decreto ingiuntivo (potendo, al più, il certificato stesso costituire una delle prove scritte idonee alla concessione di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo eventualmente richiesto dalla parte in possesso del detto atto amministrativo), bensì quello dell’opposizione a precetto cambiario. Cass., Sez. Un., 28 maggio 1998, n. 5290.

 

L’art. 17 della legge n. 203 del 1982 - che prevedendo la possibilità di ricorrere all’Ispettorato provinciale della agricoltura per la determinazione dell’indennità per i miglioramenti, in mancanza di accordo delle parti, stabilisce che la relativa deliberazione ha valore di prova scritta del credito agli effetti di cui all’art. 634 c.p.c. Cass. 11 novembre 1988, n. 6085.

 

Costituisce prova scritta idonea a fondare una richiesta di decreto ingiuntivo ex articolo 633 c.p.c. il certificato dell’Ufficio del Registro attestante l’avvenuto pagamento delle spese di registrazione della sentenza. Cass. 11 luglio 2006, n. 15706.

 

 

  1. Scritture private.

 

 

3.1. Ricognizione di debito.

La comune ricognizione del debito, agli effetti della procedura monitoria e della relativa prova scritta, prescinde dalla necessita di una dichiarazione formale, potendo essa desumersi implicitamente dal contenuto del documento che la contiene ed, in particolare, anche da un’addizione di cifre datata e sottoscritta senza altra aggiunte, la quale ben può rappresentare una ricognizione debitoria. Cass. 13 luglio 1977, n. 3150.

 

Alla deliberazione di un’assemblea di condominio, negozio unilaterale plurisoggettivo, può accadere, senza perdere la propria autonomia, una dichiarazione di scienza (confessione) o di volontà (negozio unilaterale recettizio) o mista (ricognitiva e confessoria insieme) di un condomino, relativa ad un saldo debitorio di precedenti gestioni o della gestione alla quale si riferisce la deliberazione, con efficacia di diritto sostanziale (accertativa, ricognitiva, ecc) od anche meramente processuale (promissoria) nei confronti della parte plurisoggettiva (il condominio) quale diretta destinataria ed indipendentemente dall’accettazione di quest’ultima. In tale ipotesi il verbale di delibera assembleare è utilizzabile quale fonte di prova per la richiesta di un decreto ingiuntivo da parte dell’amministratore nei confronti del condomino, ma non è idoneo a fondarvi anche una richiesta di provvisoria esecuzione. Cass. 23 maggio 1972, n. 1588; conforme Cass. 25 ottobre 1980, n. 5759.

 

 

3.2. Fatture.

La fattura è titolo idoneo per l’emissione di un decreto ingiuntivo in favore di chi l’ha emessa, ma nell’eventuale giudizio di opposizione la stessa non costituisce prova dell’esistenza del credito, che dovrà essere dimostrato con gli ordinari mezzi di prova dall’opposto. (Principio enunciato ai sensi dell’art. 360-bis, n. 1, c.p.c.) Cass lav. 11 marzo 2011 n. 5915; conforme Cass. 3 marzo 2009, n. 5071.

 

La fattura costituisce piena prova tra le parti del rapporto giuridico intercorso, ma l’efficacia probatoria è limitata, ai sensi dell’art. 2702 c.c. al punto relativo alla provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, e non si estende alla veridicità delle dichiarazioni stesse. Cass. 27 ottobre 1994, n. 8843.

 

Costituisce prova scritta, atta a legittimare la concessione del decreto ingiuntivo a norma degli artt. 633 e 634 c.p.c., qualsiasi documento proveniente non solo dal debitore, ma anche da un terzo, purché idoneo a dimostrare il diritto fatto valere, anche se privo di efficacia probatoria assoluta (quale, avuto riguardo alla sua formulazione unilaterale, la fattura commerciale), fermo restando che la completezza della documentazione esibita va accertata nel successivo giudizio di opposizione, a cognizione piena, nel quale il creditore può provare il suo credito indipendentemente dalla legittimità, validità ed efficacia del provvedimento monitorio, allo stesso modo in cui il debitore può dimostrare la insussistenza del preteso diritto. Cass. 24 luglio 2000, n. 9685.

 

Le fatture commerciali non accettate, pur essendo prove idonee ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo, non integrano di per sé la piena prova del credito in esse indicate e non determinano neppure alcuna inversione dell’onere probatorio nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, come in ogni giudizio di cognizione: ne consegue che, quando il preteso debitore muove contestazioni sull’an o sul quantum debeatur, le fatture non valgono a dimostrare l’esistenza del credito, né, tanto meno, la sua liquidità ed esigibilità. Cass. 8 giugno 1979, n. 3261.

Nel processo di cognizione che segue all’opposizione a decreto ingiuntivo, la fattura non costituisce fonte di prova, in favore della parte che l’ha emessa, dei fatti che la stessa vi ha dichiarato. Cass. 23 giugno 1997, n. 5573.

 

Contra: Il decreto ingiuntivo può essere concesso solo su domanda di chi dimostri con prova scritta di essere creditore di una somma liquida di denaro o di una determinata quantità di cose fungibili. Una simile prova non può essere fornita con la semplice esibizione di una fattura predisposta dallo stesso creditore, non accettata ed anzi contestata nelle sue appostazioni dal debitore. Cass. 29 luglio 1968, n. 2724.

 

La esibizione di copie fotografiche di tutta una serie di fatture relative alla fornitura di merce, portante, ciascuna copia in calce, la certificazione notarile della conformità di ogni singola copia a quelle contenute nel libro copia-fattura che si attesta debitamente bollato e vidimato a norma di legge, costituisce valido equipollente della documentazione richiesta dall’art. 634 c.p.c. per l’emissione di decreto ingiuntivo. Cass. 9 agosto 1968, n. 2839.

 

 

3.3. Estratti scritture contabili.

L’art. 634, secondo comma c.p.c. che, a seguito della modifica introdotta dall’art. 8, comma terzo del d.l. 18 ottobre 1995, n. 432, conv. nella legge 20 dicembre 1995, n. 534, prevede che costituiscono prova scritta idonea all’emissione del decreto ingiuntivo le scritture contabili dell’imprenditore anche per i crediti relativi alle prestazioni di servizi, ha carattere innovativo e, dunque, ha efficacia solo per il futuro e non è applicabile ai decreti emanati prima della sua entrata in vigore. Cass. 14 dicembre 2006, n. 26826; conforme Cass. 11 gennaio 1999, n. 195; Cass. 24 gennaio 2000, n. 740.

 

I libri e le scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l’imprenditore, ai sensi dell’art. 2709 c.c., e non invece a favore di esso (salvo che ai fini dell’emissione dell’ingiunzione di pagamento, nei limiti previsti dall’art. 634 c.p.c.). Cass. 17 febbraio 1995, n. 1718.

 

Gli estratti autentici delle scritture contabili prescritti dalle leggi tributarie, quale sono i registri delle fatture preveduti dall’art. 22 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, possono costituire, ai sensi dell’art. 634 c.p.c., idonee prove scritte per la emissione del decreto ingiuntivo anche nei confronti di persone che non esercitano l’attività commerciale, ponendosi la citata disposizione dell’art. 634 come norma speciale rispetto a quella dell’art. 2720 c.c. Cass. 26 ottobre 1992, n. 11613.

 

L’estratto di una scrittura contabile, ancorché non soggetta obbligatoriamente a bollatura e vidimazione (nella specie, estratto di conto corrente presso una banca privata), integra prova scritta al fine dell’emanazione di decreto ingiuntivo, a norma dell’art. 634, secondo comma, c.p.c., solo quando detta scrittura sia stata sottoposta a quelle formalità. Cass. 6 dicembre 1982, n. 6660.

L’estratto notarile del libro giornale privo dell’attestazione che il libro sia regolarmente tenuto non è prova scritta idonea per ottenere un’ingiunzione di pagamento. Cass. 8 luglio 1963, n. 1841.

L’ente mutualistico il quale agisce nei confronti del produttore di medicinali per ottenere il pagamento delle somme cui ha diritto a titolo di sconto obbligatorio sul prezzo dei medicinali medesimi, mediante richiesta di decreto ingiuntivo, assolve all’onere probatorio della prova scritta producendo un estratto dei propri libri o registri, relativo alla sussistenza ed ammontare del credito, purché tale estratto sia stato dichiarato conforme ai libri medesimi, sottolineandosene altresì la regolare tenuta. Cass. 26 maggio 1980, n. 3433.

 

 

3.4. Estratti conto bancari.

Nel procedimento a cognizione piena introdotto con l’opposizione a decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 645 c.p.c., il certificato di saldaconto (a differenza di quanto previsto per la fase monitoria dall’art. 50 del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, recante il Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) ha valore indiziario e può assolvere l’onere della prova dell’ammontare del credito in forza della clausola, contenuta nel contratto di conto corrente, con la quale il cliente riconosca che i libri e le altre scritture contabili della banca facciano piena prova nei suoi confronti, trattandosi di clausola immune da nullità, agli effetti dell’art. 2698 c.c., in quanto non integrante una non consentita inversione dell’onere probatorio su diritti di cui le parti non possano disporre, né un aggravamento eccessivo dell’esercizio del diritto. Cass. 2 dicembre 2011, n. 25857.

 

Le risultanze dell’estratto di conto corrente allegate a sostegno della domanda di pagamento del saldo legittimano l’emissione di decreto ingiuntivo e, nell’eventuale giudizio di opposizione, hanno efficacia fino a prova contraria, potendo essere disattese solo in presenza di circostanziate contestazioni, non già attraverso il mero rifiuto del conto o la generica affermazione di nulla dovere; a tal fine, peraltro, è irrilevante che le suddette rilevanze non siano già state stragiudizialmente rese note al correntista, atteso che la produzione in giudizio costituisce «trasmissione» ai sensi dell’art. 1832 c.c., onerando il correntista alle necessarie specifiche contestazioni al fine di superare l’efficacia probatoria della produzione. Cass. 15 settembre 2000, n. 12169.

Contra: La banca nel giudizio d’opposizione contro l’ingiunzione, resta soggetta all’onere di dimostrare gli elementi costitutivi del credito indicato nello «estratto dei saldaconti», in presenza di contestazioni del cliente (ancorché si tratti di contestazioni generiche, senza specifiche deduzioni idonee ad evidenziare l’erroneità od inattendibilità delle singole annotazioni). Cass. 10 agosto 1990, n. 8128.

 

Gli estratti conto, dichiarati conformi alle scritture contabili della banca dal dirigente della stessa a norma dell’art. 50 del D.Lgs. n. 385 del 1993, hanno efficacia probatoria propria che deriva loro dal disposto di tale norma, il che rende inconfigurabile, ove realizzati con la tecnica delle fotocopie, il riferimento alla disciplina di cui all’art. 2719 c.c. Cass. 14 novembre 2001, n. 14155.

 

Nei rapporti di conto corrente bancario l’estratto di saldo conto ha efficacia probatoria fino a prova contraria anche nei confronti del fideiussore del correntista non soltanto per la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche nel giudizio di opposizione allo stesso e in ogni altro procedimento di cognizione, perché ove il debitore principale sia decaduto a norma dell’art. 1832 c.c. dal diritto di impugnare gli estratti di saldo conto, il fideiussore chiamato in giudizio dalla banca medesima per il pagamento della somma dovuta non può sollevare contestazioni in ordine alla definitività di quegli estratti. Cass. 5 dicembre 2003, n. 18650; conforme Cass. 18 aprile 2001, n. 5675.

 

Nel rapporto di conto corrente, l’allegazione, nel procedimento monitorio per la pronuncia del decreto ingiuntivo, degli estratti conto a prova del credito, come la loro produzione in giudizio, costituisce una forma di comunicazione equivalente alla trasmissione che, ai sensi dell’art. 1832 c.c. (applicabile anche alle anticipazioni bancarie regolate in conto corrente - art. 1857 c.c.), determina l’onere, per il correntista, della specifica contestazione e la presunzione, in mancanza, della sua approvazione con effetti vincolanti anche per il fidejussore, al quale è preclusa, in presenza della approvazione del conto da parte del debitore principale, la possibilità di sollevare contestazioni diverse da quelle che sostanziano il diritto di impugnazione dello stesso conto. Cass. 10 novembre 1993, n. 11084.

 

A norma degli artt. 1832 e 1857 c.c., gli effetti dell’approvazione dell’estratto del conto corrente si producono in relazione a tutte le operazioni bancarie regolate nel conto stesso, con la conseguenza che, anche in relazione al credito derivante da anticipazione su pegno di merci, regolata in conto corrente. Cass. 14 settembre 1993, n. 9512.

 

L’art. 102, legge 7 marzo 1938, n. 141 (legge bancaria), limita il valore probatorio dell’estratto dei saldaconto (costituenti documenti diversi dagli estratti conto veri e propri) al procedimento monitorio, esonerando gli Istituti di credito dalle formalità ordinariamente richieste per l’ottenimento dell’ingiunzione di pagamento. Tuttavia, l’anzidetto documento può, nei giudizi ordinari, assumere rilievo come elemento indiziario, la cui portata è liberamente apprezzata dal giudice nel contesto di altri elementi egualmente significati. Cass. 19 marzo 2009, n. 6705; conforme Cass. 12 aprile 2005, n. 7549; Cass. 17 aprile 1996, n. 3630.

 

L’art. 102 della legge bancaria (R.D.L. 12 marzo 1936, n. 375) il quale accorda agli istituti ivi previsti la possibilità di chiedere il decreto ingiuntivo anche in base all’estratto dei loro saldaconti, certificato conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti, il quale deve dichiarare che il credito è vero e liquido, ha carattere estensivo e non limitativo delle facoltà degli istituti, i quali, rinunciando ad avvalersi della disposizione speciale, possono sempre produrre a sostegno della domanda di ingiunzione la prova scritta richiesta in via generale dall’art. 634 c.p.c. (nella specie la documentazione prodotta a base del ricorso per decreto ingiuntivo comprendeva copie autentiche delle schede originali di conto corrente, con espressa attestazione notarile che le operazioni contabili in esse riportate erano contenute nei libri contabili dell’azienda di credito, regolarmente tenuti e vidimati). Cass. 12 aprile 1980, n. 2336.

 

L’estratto per copia autentica di un conto corrente bancario, certificato conforme alle scritture contabili della banca da un notaio e non da un dirigente dell’istituto - (il quale ultimo soltanto, impegnando la propria responsabilità, può attestare, a norma dell’art. 102, R.D.L. 17 luglio 1938, n. 636, la verità e la liquidità del credito) non può costituire prova scritta idonea alla concessione del predetto provvedimento. Cass., 26 febbraio 1965, n. 311.

 

 

3.5. Titoli di credito: assegno e cambiale.

Ove il credito si fondi su un assegno bancario, è sufficiente - per far presumere la sussistenza di un rapporto obbligatorio e consentire l’emissione del decreto, anche provvisoriamente esecutivo ai sensi dell’art. 642 c.p.c. - la produzione di detto assegno in fotocopia. Cass. 19 settembre 2000, n. 12388.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso sulla base di un assegno privo del luogo di emissione, il titolo è nullo per mancanza di un requisito essenziale ed è utilizzabile solo come promessa di pagamento, potendosi presumere iuris tantum l’esistenza del rapporto sottostante; ne consegue che il giudice territorialmente competente sotto il profilo del forum destinatae solutionis va determinato a norma dell’art. 1182, terzo comma, c.c. nel giudice del luogo di domicilio del creditore al tempo della scadenza. Cass. 31 ottobre 2006, n. 23410.

 

Gli assegni bancari posti a fondamento di un decreto ingiuntivo, quando siano privi dell’indicazione del luogo di emissione e delle altre indicazioni suppletive, sono, ex art. 2, ultimo comma, del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, invalidi come tali e valgono unicamente come chirografi, per cui l’azione proposta va qualificata come causale e non cartolare. in tal caso, vertendosi in una ipotesi di cessione del credito, qualora il cessionario non abbia notificato al debitore ceduto l’avvenuta cessione (e quest’ultimo, comunque, non ne sia venuto a conoscenza), non si determina lo spostamento del forum destinatae solutionis di cui all’art. 1182, terzo comma, c.c. dal domicilio del cedente a quello del nuovo creditore. Cass. 13 giugno 1975, n. 2383.

 

In tema di imposta di registro, l’assegno bancario scaduto e non protestato, utilizzato come prova scritta per chiedere ed ottenere un decreto ingiuntivo, successivamente registrato con il provvedimento monitorio, non è soggetto all’imposta del 3%, ai sensi degli artt. 22 e 9 della Tariffa, parte I, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, ma dà luogo al fenomeno della cosiddetta «registrazione gratuita», atteso che esso, ai sensi dell’art. 11 della Tabella, non è soggetto all’obbligo della registrazione, sia che venga, o meno, protestato, sia che venga, o meno, allegato ad altro atto soggetto a registrazione (In applicazione di tale principio la Corte ha cassato la sentenza di appello, che aveva riformato quella di primo grado la quale aveva riconosciuto il diritto del contribuente al rimborso di quanto corrisposto in sede di registrazione del decreto monitorio). Cass., 10 settembre 2004, n. 18313.

 

In tema di assegni bancari ed al fine di esperire l’azione causale, l’onere del deposito dei titoli previsto dall’art. 58, R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 (e, per le cambiali, dal corrispondente art. 66 del regio decreto 14 dicembre 1933, n. 1669), è assolto con l’inserimento del titolo nel fascicolo prodotto a corredo del ricorso per decreto ingiuntivo, stante il vincolo d’indisponibilità previsto dagli artt. 641 e 643 c.p.c. sino alla scadenza del termine per l’eventuale opposizione. Cass. 2 ottobre 2003, n. 14688.

 

Ai fini dell’emanazione del decreto ingiuntivo, per prova scritta deve intendersi qualsiasi documento che, sebbene privo di efficacia probatoria assoluta, risulti attendibile in ordine all’esistenza del diritto di credito azionato; conseguentemente, ove il credito si fondi su una cambiale, è sufficiente, per far presumere la sussistenza di un rapporto obbligatorio e consentire l’emissione del decreto, la produzione di detta cambiale in fotocopia. Cass. 28 giugno 2006, n. 14980.

 

L’onere del deposito in cancelleria della cambiale di cui all’art. 66, comma terzo, del R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669, non è riconducibile alla categoria dei presupposti processuali ovvero delle condizioni dell’azione, ma attiene ai requisiti per l’esame del merito della domanda e la sua inosservanza è rilevabile solo su eccezione di parte; conseguentemente, e tenuto conto che l’attore può assolvere l’onere fino al momento della precisazione delle conclusioni in primo o in secondo grado, l’omesso deposito delle cambiali non impedisce l’emanazione del decreto ingiuntivo. Cass. 19 aprile 2000, n. 5086.

 

In caso di prescrizione dell’azione cambiaria, l’utilizzo del titolo di credito quale promessa di pagamento (art. 1988 c.c.) implica l’esercizio dell’azione causale, fondata sul rapporto sottostante all’emissione o alla trasmissione del titolo ed efficace solo tra le parti di ciascuno di detti rapporti, con la conseguenza che il possessore del titolo può esercitarla solo nei confronti del proprio diretto promittente (in forza di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto fondata l’azione causale esercitata dal giratario di un effetto cambiario nei confronti dell’emittente dello stesso e non contro il proprio girante). Cass. 12 aprile 1994, n. 3417.

 

La cambiale-tratta non accettata non costituisce prova scritta ai sensi dell’art. 634 c.p.c., giacché per l’art. 33 della legge cambiaria 14 dicembre 1933, n. 1669, soltanto con l’accettazione il trattario da semplice designato a pagare diventa obbligato principale, onde non è ammissibile la concessione di un decreto ingiuntivo nei confronti del trattario in base a tratta non accettata. Cass. 25 ottobre 1991, n. 11388.

 

La richiesta di decreto ingiuntivo in forza di titolo di credito utilizzato come promessa di pagamento, ai sensi dell’art. 1988 c.c., implica l’esercizio dell’azione causale derivante dal rapporto sottostante. L’esperibilità di tale azione nei confronti del girante è subordinata dall’art. 66 della legge cambiaria al compimento, da parte del giratario, degli atti necessari per la preservazione del regresso spettante al girante medesimo, con la conseguente improponibilità della stessa nell’ipotesi di intervenuta prescrizione dell’azione cambiaria. Cass. 21 gennaio 1981, n. 493.

 

Nella richiesta di decreto ingiuntivo, in forza di titolo di credito scaduto, è implicita la proposizione anche dell’azione causale, derivante dal rapporto sottostante, mediante utilizzazione del titolo medesimo quale promessa di pagamento, ai sensi dell’art. 1988 c.c. Ne consegue che l’opposizione avverso quel decreto non può trovare fondamento nella sola circostanza della prescrizione dell’azione cartolare, spettando all’opponente di fornire la prova contraria alla presunzione di esistenza del rapporto fondamentale, fissata in favore del creditore dal citato art. 1988 c.c. Cass. 12 gennaio 1977, n. 126.

 

La cambiale in bianco (nella specie, quanto alla data di scadenza), che sia stata completata dal prenditore in conformità degli accordi di riempimento (conformità da presumersi, fino a prova contraria da parte dell’obbligato), ma dopo tre anni dal giorno dell’emissione, e, quindi, dopo che il prenditore medesimo è decaduto dal diritto di riempimento, ai sensi dell’art. 14, secondo comma, R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669, è priva di vigore cartolare, ma costituisce promessa scritta di pagamento, ex art. 1988 c.c., che consente al creditore di chiedere ed ottenere decreto ingiuntivo, in forza di azione causale. Cass. 16 luglio 1976, n. 2808.

 

Se il prenditore di una cambiale, nel chiedere decreto ingiuntivo contro l’emittente, si riferisce alla cambiale come prova documentale del suo credito, deve ritenersi che egli abbia voluto dedurre in giudizio il credito derivante dal rapporto sottostante, né l’azione causale in tal modo fatta valere viene meno quando sia intervenuta la prescrizione o la decadenza dell’azione cambiaria. Cass. 8 maggio 1973, n. 1230.

 

Chi si giovi del procedimento di ingiunzione per l’esercizio del diritto contenuto nel titolo cambiario non è tenuto a fornire un’ulteriore prova del suo credito, oltre quella risultante dal titolo. Cass. 9 marzo 1968, n. 777.

 

Il creditore cambiario, il quale abbia ottenuto in forza della cambiale un decreto ingiuntivo esecutivo, può ancora avvalersi della cambiale come titolo esecutivo e notificare in base ad essa il precetto in quanto l’originaria efficacia del titolo cambiario non viene meno a causa del decreto ingiuntivo esecutivo o della sentenza che rigetti l’opposizione all’ingiunzione. Cass. 11 agosto 1962, n. 2576.

 

 

3.6. Verbali assemblea condominiali.

L’amministratore condominiale può chiedere l’emissione del decreto ingiuntivo per i contributi dovuti dai condomini anche in base alle «ricevute» di pagamento mensili, ma in questo caso non può ottenere la clausola di immediata esecutività ex art. 63 c.c. disp. att. e trans. per la quale è necessaria l’allegazione dello stato di ripartizione della spesa approvata dall’assemblea. Cass. 29 marzo 2001, n. 4638.

 

Il verbale di un’assemblea condominiale contenente l’indicazione delle spese occorrenti per la conservazione o l’uso delle parti comuni costituisce prova scritta idonea per ottenere decreto ingiuntivo pur in mancanza dello stato di ripartizione delle medesime, necessario per l’ulteriore fine di ottenere anche la clausola di provvisoria esecuzione del provvedimento, ai sensi dell’art. 63 disp. att. c.c. Cass. 21 novembre 2000, n. 15017.

 

Per la riscossione dei contributi condominiali, l’amministratore può chiedere il decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, ai sensi dell’art. 63 disp. att. c.c., nei confronti del condomino moroso, in base al preventivo delle spese approvato dall’assemblea, soltanto fino a che l’esercizio cui tali spese si riferiscono non sia terminato, dovendo altrimenti agire in base al consuntivo della gestione annuale. Cass. 12 febbraio 1993, n. 1789.

 

Costituisce prova scritta idonea ad ottenere decreto ingiuntivo (artt. 63 disp. att. c.c. e 633 c.p.c.) per il pagamento delle spese condominiali, il verbale dell’ assemblea che approva il rendiconto, perché la relativa delibera vincola anche gli assenti ed i dissenzienti finché non dichiarata nulla o annullata dal giudice dell’impugnazione, se non decaduti (art. 1137 c.c.). Cass. 9 ottobre 1997, n. 9787.

 

In tema di impugnazione delle deliberazioni delle assemblee condominiali, l’omessa convocazione di un condomino costituisce motivo di annullamento delle deliberazioni assunte dall’assemblea, che può ottenersi solo con l’esperimento di un’azione ad hoc e nei termini di legge, mentre non può essere oggetto di eccezione nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo chiesto per conseguire il pagamento delle spese deliberate dall’assemblea. Cass. 1° agosto 2006, n. 17486.

 

La valutazione del giudice di merito, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, circa l’idoneità del verbale di un’assemblea di condominio a dimostrare nella fase ingiunzionale l’esistenza e la liquidità del credito fatto valere in giudizio si sottrae al sindacato della cassazione se immune da vizi logico-giuridici. Cass. 23 maggio 1972, n. 1588.

 

Nel caso di legittima assunzione della gestione di un servizio comune (nella specie, di riscaldamento) da parte di conduttori di alloggi Gescal, non ancora assegnatari degli stessi in proprietà, il rendiconto delle spese del servizio, approvato, con delibera assembleare, dalla maggioranza dei conduttori stessi costituisce, ai sen si degli artt. 633 e ss. c.p.c., prova scritta idonea per ottenersi, dal rappresentante comune designato per la gestione decreto ingiuntivo di pagamento delle quote di spesa a carico dei conduttori inadempienti all’obbligo del relativo pagamento. Cass. 10 dicembre 1977, n. 5359.



 
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