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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 637 cod. proc. civile: Giudice competente

Per l’ingiunzione è competente il giudice di pace o, in composizione monocratica, il tribunale che sarebbe competente per la domanda proposta in via ordinaria.

Per i crediti previsti nel n. 2 dell’articolo 633 è competente anche l’ufficio giudiziario che ha deciso la causa alla quale il credito si riferisce.

Gli avvocati o i notai possono altresì proporre domanda d’ingiunzione contro i propri clienti al giudice competente per valore del luogo ove ha sede il consiglio dell’ordine al cui albo sono iscritti o il consiglio notarile dal quale dipendono.



Giurisprudenza annotata

Giudice competente.

 

 

  1. Generalità; 1.1. Momento determinante; 1.2. Successione di leggi; 1.3. Persona del giudice; 1.4. Ipotesi particolari; 2. Competenza per territorio; 2.1. In generale; 2.2. Titoli di credito; 2.3. Compensi professionali; 2.4. Pubblica Amministrazione; 3. Competenza per valore; 4. Competenza per materia; 4.1. Materia agraria; 4.2. Materia di diritto del lavoro; 5. Rilevabilità e effetti dell’incompetenza.

 

 

  1. Generalità.

 

 

1.1. Momento determinante.

Nel procedimento monitorio, la competenza per valore va riscontrata con riferimento alla data del deposito del ricorso introduttivo, quale momento della proposizione della domanda (art. 5 c.p.c.), e, quindi, previo cumulo, con la somma capitale, dei soli interessi maturati fino alla suddetta data. Cass. 13 giugno 1992, n. 7292.

 

A norma dell’art. 10 c.p.c. il valore della causa, ai fini della competenza, si determina dalla domanda viola, pertanto, tale principio il giudice il quale, anziché fare riferimento esclusivamente alla domanda nei termini indicati dall’attore (nella citazione o, come nella fattispecie, nella richiesta di decreto ingiuntivo) indaghi entro quali limiti la domanda possa essere fondata e meritevole di accoglimento. Cass. 15 maggio 1973, n. 1371.

 

Per l’art. 637 c.p.c., la competenza ad emettere decreto ingiuntivo spetta al presidente del tribunale che sarebbe competente per la domanda proposta in via ordinaria e tale competenza è determinata, anche con riguardo al territorio, in base ad uno dei criteri posti dagli artt. 18 e 30 del codice di rito. la competenza funzionale a conoscere dell’opposizione al decreto ingiuntivo, spettante al tribunale il cui presidente ha emesso il decreto, è una conseguenza, sancita dall’art. 645 c.p.c., di quella spettante al presidente medesimo. Cass. 27 maggio 1971, n. 1581.

 

Qualora in un ricorso per decreto ingiuntivo il creditore indichi a prova del suo credito le cambiali emesse dal debitore, senza menzionare il rapporto contrattuale sottostante, e solo nelle conclusioni precisate al termine del successivo giudizio sull’opposizione deduca a fondamento del credito il predetto rapporto (nella specie, di fornitura di merce), tale assunto non ha alcuna influenza ai fini della determinazione della competenza per territorio, che va riferita al momento della proposizione della domanda. Cass. 30 aprile 1969, n. 1421.

 

 

1.2. Successione di leggi.

In base alla disposizione di diritto intertemporale di cui all’art. 58, primo comma, della legge 18 giugno 2009, n. 69, la data di instaurazione del giudizio per i procedimenti per decreto ingiuntivo va individuata in quella del deposito del ricorso per decreto ingiuntivo, con la conseguenza che le controversie di opposizione a decreti ingiuntivi, emessi su ricorsi depositati anteriormente al 4 luglio 2009, sono soggette alle disposizioni del codice di procedura civile e a quelle di attuazione dello stesso codice anteriori alle modifiche introdotte da detta legge, salvo per quanto disposto dai commi successivi dello stesso art. 58 citato. Cass. 21 luglio 2011 n. 16005.

 

Il provvedimento reso da un giudice del tribunale in supplenza del presidente (nella specie, un decreto ingiuntivo, a norma dell’art. 637 c.p.c., nel testo “ratione temporis” vigente) deve presumersi legittimo, sotto il profilo della ricorrenza delle ipotesi in cui detta supplenza è prevista dall’art. 104 dell’ordinamento giudiziario, ove non si deducano e dimostrino, a cura della parte che eccepisce la nullità, i fatti, anche se negativi (disponibilità di presidenti di sezione o di giudici più anziani), su cui l’eccezione si fonda; peraltro, ove la sostituzione abbia luogo in base ad una delega del presidente, la scelta del sostituto non deve necessariamente essere effettuata secondo il criterio dell’anzianità, potendo essere determinata anche da occasionali impegni di lavoro dei magistrati del tribunale. Cass. 8 ottobre 2008, n. 24865.

 

Nel procedimento monitorio la competenza del giudice va riscontrata con riferimento alla data del deposito del ricorso introduttivo, anche ai fini della norma transitoria di cui all’art. 43 della legge 21 novembre 1991, n. 374, essendo soltanto eventuale la fase dell’opposizione. Né a diversa conclusione può indurre la norma dell’art. 643 c.p.c. secondo cui è con riferimento alla data di notificazione del ricorso e del decreto ingiuntivo che va stabilita la pendenza della lite, poiché con tale norma il legislatore ha inteso solo «fare riferimento alla costituzione del contraddittorio ed agli effetti sostanziali e processuali (dall’interruzione della prescrizione alla prevenzione) nell’eventualità dell’opposizione, ma non ha inteso privare d’efficacia gli atti già venuti in essere nella fase introduttiva». Pertanto, in applicazione dell’art. 5 c.p.c. che nella formulazione novellata, esclude la rilevanza dei mutamenti della legge successivi alla proposizione della domanda, qualora il decreto ingiuntivo proposto davanti al conciliatore sia stato depositato anteriormente al 1° maggio 1995 (data di entrata in vigore della legge n. 374 del 1991), la causa deve considerarsi pendente, a tale data, davanti al conciliatore, che deve pertanto provvedere sulla stessa a norma della disposizione transitoria sopra citata. Cass. 27 luglio 1999, n. 8118.

 

Nel procedimento monitorio il giudizio è da intendere proposto al 30 aprile 1995 - al fine di esser definito dal giudice competente secondo la legge anteriore, ai sensi dell’art. 1, d.l. 21 aprile 1995, n. 121 - se entro tale data il ricorso e i documenti sono stati depositati in cancelleria perché, secondo l’art. 5 c.p.c., novellato dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, non derogato dal predetto art. 1, il giudice competente è individuato dalla legge vigente al momento della proposizione della domanda; il creditore è sostanzialmente attore, mentre l’eventuale opposizione sostituisce soltanto la cognizione ordinaria a quella sommaria; se l’azione è esercitata con ricorso, questo, non coincidente con la vocatio in ius, instaura il giudizio, salvo il differimento al momento della notifica del ricorso e del decreto di altri effetti (interruzione della prescrizione, prevenzione ai fini della litispendenza e continenza) della pendenza della lite. Cass. 15 maggio 1998, n. 4904.

La legge 30 luglio 1984 n. 399, la quale, fra l’altro, eleva a cinque milioni il limite di valore della competenza pretorile, deroga, rispetto al principio generale dell’immediata applicabilità della nuova norma processuale, solo con riferimento alle «cause pendenti» alla data della sua entrata in vigore (centoventesimo giorno successivo alla pubblicazione della gazzetta ufficiale del 1° agosto 1984), disponendo per esse la persistente operatività della disciplina anteriore (art. 8 comma 1) Detto aumento della competenza del pretore, pertanto, trova applicazione nel procedimento monitorio, quando la notificazione del decreto ingiuntivo sia posteriore a quella data (ed a prescindere dall’epoca in cui sia stato chiesto ed ottenuto il provvedimento), atteso che la notificazione stessa, ai sensi dell’art. 643, ultimo comma, c.p.c., segna la pendenza della lite. Cass. 11 aprile 1990, n. 3079.

 

 

1.3. Persona del giudice.

La competenza ad emettere ingiunzione per onorari di avvocati, attribuita anche al capo dell’ufficio giudiziario che ha deciso la causa a cui si riferisce tale credito, è concorrente con quella del giudice competente per la proposizione della domanda in via ordinaria, mentre l’adozione del rito camerale - anche da parte del giudice monocratico non togato, come è argomentabile sia dall’art. 737 c.p.c., sia dall’art. 30, legge 13 giugno 1942, n. 794 - anziché di quello ordinario - necessario se l’opponente contesta il conferimento dell’incarico al professionista - non determina nullità del procedimento, se non è denunciata e provata la violazione del diritto di difesa. Cass. 3 luglio 1998, n. 6492.

 

L’opponente a decreto ingiuntivo, che abbia visto respingere la propria opposizione con sentenza d’appello, esecutiva di diritto, non può autonomamente dedurre, con ricorso per cassazione, la invalidità di detto decreto, sotto il profilo che sia stato reso, in qualità di delegato o supplente del presidente titolare del tribunale, da un giudice del tribunale stesso non abilitato a svolgere funzioni vicarie, né può dolersi della concessione della provvisoria esecuzione del decreto medesimo, sotto il profilo del difetto delle condizioni di legge, qualora non abbia avanzato, o abbia abbandonato in corso di causa, istanze che si ricolleghino alla pretesa irritualità della fase monitoria (quali quelle in tema di relative spese, ovvero in tema di validità di atti cautelari od esecutivi posti in essere in forza del decreto), atteso che, in siffatta situazione, difetta di ogni interesse a dedurre vizi del provvedimento d’ingiunzione che non spiegano effetti invalidanti, né comunque interferiscono sul giudizio di opposizione e sulla sua conclusione con pronuncia nel merito. Cass. 29 novembre 1983, n. 7161.

 

Il nostro ordinamento giuridico è informato al principio generale che le funzioni giurisdizionali, anche quelle conferite a chi è preposto alla presidenza di uffici giudiziari, possono essere esercitate non solo dai soggetti che ne sono direttamente investiti, ma anche da coloro che li sostituiscono nei casi e nei modi determinati dalla legge. Per quanto riguarda i presidenti del tribunale, tale principio generale trova specifica attuazione nella norma dell’art. 104 dell’ordinamento giudiziario, approvato con R.D. 30 gennaio 1941, n 12, il quale dispone che, in caso di mancanza o di impedimento, il Presidente del Tribunale è supplito nell’esercizio delle funzioni che gli sono specialmente attribuite dal più anziano dei presidenti di sezione o, in mancanza di essi, dal più anziano dei giudici. Non contenendo tale norma alcuna limitazione od eccezione, anche le funzioni speciali attribuite al presidente del tribunale, quale l’emissione di decreto ingiuntivo, possono essere validamente esercitate dal magistrato che lo sostituisce in caso di impedimento, ed incombe alla parte che eccepisce la nullità del provvedimento l’onere di provare non solo che altri magistrati più anziani di quello che abbia provveduto in supplenza del presidente del tribunale erano presenti in sede, ma anche che costoro fossero disponibili, perché liberi da altri impegni. Cass. 2 ottobre 1972, n. 2806.

 

Né ha importanza che il sostituto del presidente titolare abbia sottoscritto il provvedimento quale presidente del tribunale, senza alcuna indicazione o della delega o della temporanea sostituzione per impedimento dei presidenti più anziani, giacché tale indicazione deve ritenersi non necessaria, il supplente non impersonando un organo distinto da quello cui è preposto lo stesso titolare. Cass. 24 maggio 1969, n. 1837.

 

Nel caso in cui, essendo competente per valore un giudice collegiale, la competenza a provvedere in merito al ricorso per decreto ingiuntivo è attribuita al Presidente, l’incompetenza funzionale di questo ultimo (giudice delegato dal presidente del tribunale, anziché supplente ex art. 104 del R.D. 30 gennaio 1941 sull’ordinamento giudiziario) non osta alla pronunzia conclusiva sul merito nel giudizio introdotto con l’opposizione a decreto ingiuntivo da parte del giudice dell’opposizione, la cui competenza (funzionale) rende irrilevante il difetto di competenza (funzionale) del giudice, che emise il decreto (per la fase di opposizione v. Giurisprudenza sub art. 636, § 3). Cass. 13 agosto 1966, n. 2234.

 

 

1.4. Ipotesi particolari.

La norma dell’art. 26 c.p.c. riguarda il foro dell’esecuzione forzata, e non può applicarsi al procedimento monitorio, il quale non ha carattere esecutivo, ma tende a far ottenere al creditore un titolo utilizzabile ai fini di una futura esecuzione e può sfociare, in caso di opposizione, in un ordinario giudizio di cognizione. In vista di tale eventualità, l’art. 637 c.p.c. attribuisce la competenza ad emettere l’ingiunzione al conciliatore, al pretore o al presidente del tribunale, che sarebbe competente per il suddetto giudizio, e cioè per la domanda proposta in via ordinaria. Cass. 5 luglio 1968, n. 2282.

 

In tema di procedimento di ingiunzione, l'art. 637, comma 3, c.p.c., nell'individuare un foro facoltativo e concorrente con quello di cui al primo e al secondo comma del medesimo articolo, attribuisce all'avvocato la facoltà processuale, ai fini del recupero in via monitoria dei suoi crediti per prestazioni professionali, di agire dinanzi al giudice del luogo in cui ha sede il Consiglio dell'ordine al cui albo egli è iscritto. In tal caso, il Consiglio dell'ordine in relazione al quale si determina il giudice competente va identificato in quello al quale il legale è iscritto attualmente, cioè con riferimento al momento della proposizione del ricorso, a nulla rilevando che, al tempo della richiesta in via stragiudiziale di pagamento della parcella, il medesimo avesse la sede principale dei suoi affari ed interessi in altro luogo e fosse iscritto ad altro consiglio dell'ordine.

Cassazione civile sez. VI  23 marzo 2015 n. 5810  

 

La competenza per valore e per territorio ad emettere il decreto ingiuntivo per il rimborso delle spese anticipate dall’istante ai fini dell’esecuzione di un provvedimento di rimessione al pristino stato, emanato ai sensi dell’art. 691 c.p. c. in un procedimento di denunzia di nuova opera, si determina secondo le norme ordinarie, indipendentemente dalla competenza ad emanare detto provvedimento, sicché l’eventuale vizio di incompetenza che infici quest’ultimo non può essere dedotto in sede di opposizione al decreto ingiuntivo. Cass. 12 dicembre 1980, n. 6410.

 

La liquidazione delle spese del processo esecutivo a carico della parte esecutata spetta al giudice dell’esecuzione. Ciò peraltro, non esclude che per la liquidazione nei confronti del suo cliente il difensore legale possa adire uno dei giudici indicati nell’art. 637 c.p.c. Cass. 26 giugno 1971, n. 2030.

 

 

  1. Competenza per territorio.

 

 

2.1. In generale.

In tema di competenza per territorio, ove un avvocato abbia agito, con il procedimento di ingiunzione, al fine di ottenere dal proprio cliente il pagamento di competenze professionali avvalendosi del foro speciale di cui all’art. 637, terzo comma, c.p.c., il rapporto tra quest’ultimo ed il foro speciale della residenza o del domicilio del consumatore previsto dall’art. 33, comma 2, lettera u), del D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 va risolto nel senso della prevalenza del foro del consumatore, sia perché esso è esclusivo sia perché, trattandosi di due previsioni “speciali”, la norma successiva ha una portata limitatrice di quella precedente. Cass. 9 giugno 2011, n. 12685.

 

In tema di procedimento di ingiunzione, l’art. 637, terzo comma, c.p.c., nell’individuare un foro facoltativo e concorrente con quello di cui al primo ed al secondo comma del medesimo articolo, attribuisce all’avvocato la facoltà processuale, ai fini del recupero in via monitoria dei suoi crediti per prestazioni professionali, di agire dinanzi al giudice del luogo in cui ha sede il consiglio dell’ordine nel cui albo è iscritto, ed il consiglio dell’ordine, in relazione al quale si determina il giudice competente, va identificato in quello al quale il legale è iscritto “attualmente”, ovvero con riferimento al momento della proposizione del ricorso, a nulla rilevando che, al tempo della richiesta in via stragiudiziale di pagamento della parcella, il medesimo avesse la sede principale dei suoi affari ed interessi in altro luogo e fosse iscritto ad altro consiglio dell’ordine. Cass. 20 luglio 2010, n. 17049.

 

Ai fini della competenza per territorio ex art. 20 c.p.c. non incide sul forum destinatae solutionis la pattuita modalità di pagamento del prezzo di vendita presso o tramite istituto bancario, in quanto, trattandosi di modalità destinata soltanto a facilitare la riscossione del credito, la stessa non determina lo spostamento del luogo di adempimento dal domicilio del creditore, come previsto dall’art. 1182, comma terzo, c.c., a quello del debitore, a meno che la suddetta modalità non sia stata convenuta con carattere esclusivo ed il creditore abbia rinunziato espressamente al suo diritto di ricevere il pagamento nel proprio domicilio, ai sensi dello stesso art. 1182 e dell’art. 1498 c.c. Cass. 30 ottobre 2007, n. 22941.

 

In tema di competenza ad emettere il decreto ingiuntivo, l’art. 637 c.p.c. riferendosi al giudice che sarebbe competente per la domanda proposta in via ordinaria, richiama implicitamente tutte le norme vigenti al riguardo e, quindi, anche quella dell’art. 20 c.p.c., che, per le cause relative ai diritti di obbligazione, stabilisce il foro facoltativo del luogo ove è sorta o deve eseguirsi l’obbligazione dedotta in giudizio (per la fase di opposizione v. Giurisprudenza sub art. 636, § 3). Cass. 6 dicembre 1984, n. 6430.

 

 

2.2. Titoli di credito.

Qualora in una scrittura venga formulata promessa di pagamento implicante riconoscimento di un debito e nel contempo le parti pattuiscano come modalità di adempimento l’emissione di pagherò cambiari da parte del promittente debitore, la mancata emissione dei pagherò esclude che, ai fini della competenza territoriale sull’azione di pagamento della somma oggetto del riconoscimento, il forum destinatae solutionis possa individuarsi ai sensi dell’art. 44 della legge cambiaria, poiché l’applicazione di tale norma presuppone l’emissione dei titoli. (Nella specie, in applicazione del riportato principio, la S. C. ha accolto l’istanza di regolamento di competenza e annullato la sentenza impugnata, ritenendo che la mancata emissione dei pagherò cambiari escludeva l’applicabilità, ai fini della determinazione della competenza territoriale, dell’art. 44 legge cambiaria e che occorreva dar rilievo, invece, al criterio di cui all’art. 11823 c.c. e, quindi, al domicilio del creditore, atteso che nella detta promessa erano indicati l’ammontare e la scadenza del debito). Cass. 30 ottobre 2007, n. 22945.

 

Ai fini della determinazione del foro competente ai sensi dell’art. 20 c.p.c., il luogo dove è sorta l’obbligazione cambiaria è quello risultante dal titolo come luogo di emissione e, pertanto, poiché la facoltà di scelta del foro tra quelli disgiuntamente previsti dal citato art. 20 spetta anche al creditore cambiario, competente ad emettere il decreto ingiuntivo sulla base di un titolo cambiario è anche il giudice del luogo di emissione della cambiale stessa. Cass. 2 maggio 1994, n. 4235.

 

Il giudice del luogo di emissione della cambiale ha la competenza funzionale a conoscere dell’opposizione al medesimo decreto ingiuntivo. Cass. 30 maggio 1981, n. 3542.

 

Qualora venga rilasciata una cambiale senza l’indicazione del luogo di emissione, incombe all’emittente di provare che il riempimento è avvenuto in difformità degli accordi intercorsi con il prenditore che fa valere in giudizio quella cambiale. In mancanza di tale prova la cambiale deve considerarsi localizzata nel luogo di emissione nella stessa indicato e pertanto competente per territorio ad emettere decreto ingiuntivo contro l’obbligato e a conoscere dell’opposizione all’ingiunzione medesima è il giudice nella cui circoscrizione si trova il luogo di emissione della cambiale medesima. Cass. 28 dicembre 1967, n. 3015.

 

 

2.3. Compensi professionali.

L’art. 637, comma terzo, c.p.c., che consente agli avvocati e procuratori, per il pagamento di onorari professionali, di proporre domanda di ingiunzione contro i propri clienti al giudice competente per valore del luogo dove ha sede il consiglio dell’ordine (attribuendo in tal modo ai primi una facoltà di scelta riguardo al giudice competente per territorio) non viola l’art. 24 della Costituzione: infatti nei confronti di tutti gli esercenti la professione legale iscritti nei relativi albi si può e si deve presupporre una generica fiducia come riflesso delle qualità da essi normalmente possedute con la conseguenza che la necessità imposta al cliente dal citato art. 637, c.p.c., non incide sul criterio di scelta del difensore intuitu personae. Gli avvocati e i procuratori in vista e per il fatto dell’esercizio della professione si trovano in una posizione che ha aspetti di peculiarità che oggettivamente la differenziano da quella di tutti gli altri prestatori d’opera intellettuale in ordine alla corresponsione delle remunerazioni loro dovute: conseguentemente non viola l’art. 3 Cost. la norma contenuta nell’art. 637, terzo comma, c.p.c., che consente ai professionisti legali di scegliere unilateralmente la competenza per territorio in tema di procedimento per ingiunzione verso il cliente per il pagamento degli onorari. Corte cost. 11 giugno 1975, n. 137.

 

In tema di competenza ad emettere il decreto ingiuntivo, l’art. 637 c.p.c., riferendosi al giudice che sarebbe competente per la domanda proposta in via ordinaria, richiama implicitamente tutte le norme vigenti al riguardo e, quindi, anche quella dell’art. 20 c.p.c., che, per le cause relative a diritti di obbligazione, stabilisce fra l’altro il foro facoltativo del luogo ove è sorta l’obbligazione dedotta in giudizio. tale luogo, nelle cause concernenti compensi per prestazioni professionali, è quello in cui il professionista riceve dal cliente l’incarico di compiere le prestazioni. Cass. 14 aprile 1976, n. 1320.

 

Il procuratore legale - che precedentemente abbia iniziato a svolgere prestazioni professionali stragiudiziali in favore di un cliente nella qualità di praticante procuratore e le abbia proseguite anche dopo aver superato l’esame di procuratore ed ottenuta l’iscrizione nell’albo professionale in altra località, assumendo anche incarichi di carattere giudiziario - per conseguire il pagamento degli onorari e competenze di sua spettanza può fare ricorso alla procedura ingiuntiva, avvalendosi delle facilitazioni di prova di cui all’art. 633 nn. 2 e 3 c.p.c. e del foro territoriale contemplato nell’art. 637, terzo comma, c.p.c., da identificarsi nel giudice del luogo di iscrizione nell’albo professionale al momento in cui hanno avuto termine le prestazioni per le quali si chiede il compenso. Cass. 24 febbraio 1966, n. 571.

 

 

2.4. Pubblica Amministrazione.

Le opposizioni alle ingiunzioni di pagamento, riguardanti entrate patrimoniali dello Stato, devono proporsi davanti all’autorità giudiziaria del luogo in cui ha sede l’Amministrazione che ha emesso le ingiunzioni medesime e quelle alle ingiunzioni fiscali, riguardanti tasse e sovratasse vanno invece proposte, quando sia parte l’Amministrazione dello Stato, al tribunale civile del luogo dove risiede l’ Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova l’ufficio che ha liquidato la tassa o la sovratassa controversa, a norma dell’art. 8, t.u. n. 1611 del 1933. Cass. 20 gennaio 1964, n. 247.

 

 

  1. Competenza per valore.

In materia di emissione ed opposizione a decreto ingiuntivo, la dichiarazione di contenimento del valore della domanda nei limiti di competenza del giudice adito può essere validamente formulata solo nel ricorso per decreto ingiuntivo, e, ove formulata nella successiva comparsa di risposta dell’ingiungente - opposto, essa può efficacemente contrastare l’eccezione di incompetenza per valore del giudice che ha emesso il decreto sollevata dalla controparte solo se da essa possa desumersi la rinuncia al decreto ingiuntivo emesso, in quanto affetto da nullità per essere stato emesso da giudice incompetente per valore, con i conseguenti effetti circa le spese della fase monitoria, e con l’instaurazione ex novo di un ordinario giudizio di cognizione. Cass. 14 luglio 2003, n. 10981.

 

Al fine di stabilire la competenza per valore del giudice adito (art. 14 c.p.c.) in sede monitoria, la rivalutazione monetaria, per sua natura determinabile, concessa fino alla data del deposito del ricorso a titolo di «danni anteriori» - nella specie in base agli indici ISTAT - si cumula, ai sensi dell’ art. 10, secondo comma, c.p.c., con il capitale e gli interessi. Cass. 23 dicembre 1997, n. 13006.

 

 

  1. Competenza per materia.

 

 

4.1. Materia agraria.

Nel caso di credito il cui accertamento in via ordinaria sia riservato alla cognizione della sezione specializzata agraria, competente a pronunziarsi sull’istanza per decreto ingiuntivo è il presidente di quest’ultima (il magistrato, cioè, che, ex art. 2 della legge n. 320 del 1963, è assegnato annualmente a tale sezione sulla base delle norme sull’ordinamento giudiziario, con funzioni di presidente) Ne consegue che, nel vigore dell’art. 47 del R.D. n. 12 del 1941 (ed anteriormente alle modifiche introdotte, con decorrenza 2 giugno 1999, dall’art. 12 del D.Lgs. n. 51 del 1998), essendo al presidente del tribunale ordinario consentito «di presiedere qualsiasi altra sezione», la circostanza che il decreto de quo sia stato emesso dal detto organo giudiziario, anziché dal presidente della sezione specializzata, non è, ipso facto, causa di nullità del provvedimento: ma ciò non significa anche che, comunque, l’ingiunzione sia stata emessa «dal giudice competente» a norma dell’art. 637 c.p.c., poiché, a tal fine, occorre verificare sia se l’istanza era diretta al presidente della sezione specializzata ovvero al presidente del tribunale, sia se il magistrato che ha adottato il provvedimento lo abbia emesso nella qualità di presidente della sezione specializzata (sia pur nell’esercizio legittimo della facoltà sostitutiva riconosciuta dalla legge) ovvero, piuttosto, da presidente del tribunale, caso, quest’ultimo, in cui, in sede di opposizione, il tribunale investito del merito non può che dichiarare (come nella specie) la nullità del provvedimento perché proveniente da giudice incompetente. Cass. 5 agosto 2004, n. 1502.

 

Contra: La competenza, a norma dell’art. 637 c.p.c., ad emettere l’ingiunzione di pagamento di crediti nascenti da rapporti agrari, la cui cognizione rientra, ai sensi dell’art. 26 della legge 11 febbraio 1971, n. 11, nella competenza della sezione specializzata agraria del Tribunale, spetta anche al Presidente dello stesso Tribunale e non esclusivamente al Presidente della Sezione Specializzata agraria, atteso che questa sezione è organo del Tribunale ordinario al quale il primo è preposto. Cass. 1° marzo 1994, n. 2022.

 

 

4.2. Materia di diritto del lavoro.

Con riguardo al procedimento d’ingiunzione per i crediti previdenziali - finalizzato ad ottenere il decreto ingiuntivo per il pagamento degli stessi, emesso dal pretore, ai sensi dell’art. 637 c.p.c., al quale può seguire l’opposizione proposta davanti allo stesso giudice con le forme del rito del lavoro ai sensi degli artt. 413 e 415 c.p.c. - vi è nella prima fase un procedimento speciale a cognizione sommaria, retto dalle disposizioni sue proprie; mentre solo la seconda, quella dell’opposizione, è regolata dalle norme sul processo del lavoro, con l’ulteriore conseguenza che la prescrizione dettata dall’art. 414 c.p.c. sui requisiti del ricorso introduttivo di controversia di lavoro non è applicabile alla domanda d’ingiunzione. Cass. lav., 20 marzo 1999, n. 2630; conforme Cass. lav., 2 agosto 1990, n. 7699.

 

Con riferimento al procedimento di ingiunzione per crediti di lavoro o previdenziali, l’emanazione del decreto, sulla quale è competente il pretore in funzione di giudice del lavoro ai sensi degli artt. 637 e 413 c.p.c., è disciplinata dalle norme proprie del procedimento de quo, con la conseguenza che la disposizione, di cui all’art. 414 c.p.c., concernente i requisiti del ricorso introduttivo di controversie di lavoro non è applicabile alla domanda di decreto ingiuntivo; tale disposizione è invece applicabile, nella fase di opposizione, regolata dalle norme sul processo del lavoro, alla memoria difensiva del convenuto opposto la quale, attesa la posizione sostanziale di attore rivestita da quest’ultimo, deve rispettare le forme della domanda e deve pertanto contenere, fra l’altro, l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si fonda la pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva rigettato l’eccezione di nullità del decreto ingiuntivo per difetto di indicazione degli elementi di cui all’art. 414, nn. 3 e 4, c.p.c. osservando che nel ricorso de quo era stato indicato non solo l’importo complessivo del credito, ma anche le singole voci che componevano tale importo con rinvio per relationem ad un prospetto allegato). Cass. lav., 8 novembre 1995, n. 11625.

 

Nel caso di decreto ingiuntivo per crediti basati su uno dei rapporti indicati dall’art. 409, c.p.c., emesso, ancorché dopo l’entrata in vigore della legge n. 533 del 1973, dal Presidente del Tribunale (anziché dal pretore in funzione di giudice del lavoro) in violazione del disposto di cui agli artt. 413, primo comma, e 637, primo comma, c.p.c., l’opposizione deve essere proposta, avanti al tribunale, non con ricorso ma con citazione, da notificarsi nel termine di venti giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo con la conseguenza che il tribunale deve limitarsi a dichiarare, ex art. 38 c.p.c., l’incompetenza dell’autorità che ha emesso il provvedimento monitorio, senza potere disporre con il mutamento del rito ex art. 426 c.p.c. la rimessione della causa al pretore competente (v. anche, per ipotesi opposta, in senso difforme, Giurisprudenza sub § 5). Cass. lav., 16 febbraio 1989, n. 929; conforme Cass. lav., 26 gennaio 1988, n. 644.

 

L’esperibilità del procedimento monitorio di cui agli artt. 633 e 635, secondo comma, c.p.c., da parte degli enti di assistenza e previdenza, per il recupero dei contributi dal datore di lavoro, è consentita anche dopo l’entrata in vigore della legge n. 533 del 1973. La competenza per l’ingiunzione - che l’art. 637, primo comma, c.p.c. attribuisce al conciliatore, al pretore ed al presidente del tribunale a seconda del valore del credito, ossia agli organi che sarebbero competenti in via ordinaria - spetta esclusivamente al pretore, competente in via ordinaria per i processi di lavoro di qualsiasi valore per la legge n 533 citata, del luogo in cui ha sede l’ufficio dell’ente. Cass. lav., 2 giugno 1980, n. 3608; conforme Cass. lav., 18 ottobre 1977, n. 4455; Cass. 17 gennaio 1977, n. 225; Cass. 16 febbraio 1976, n. 495.

 

 

  1. Rilevabilità ed effetti dell’incompetenza.

Nei procedimenti monitori, l’incompetenza per territorio «semplice», nei casi diversi dall’art. 28 c.p.c., può essere rilevata d’ufficio dal giudice (interpretativa di rigetto dell’art. 637, comma 1 c.p.c.). Corte cost. 3 novembre 2005, n. 410.

 

Il giudice adito col ricorso per l’emissione di decreto ingiuntivo può rilevare d’ufficio, a sensi dell’art. 38 c.p.c., la propria incompetenza per materia, per valore e per territorio quando questa sia inderogabile, mentre quando si tratta di competenza per territorio derogabile spetta all’ingiunto sollevare la relativa eccezione nel successivo atto di opposizione, indicando il giudice ritenuto competente. Cass. 6 febbraio 1969, n. 400; conforme Corte cost. 25 giugno 1996, n. 218.

 

Allorché il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo ravvisi che il decreto sia stato emesso da un giudice incompetente per valore, deve adottare, nell’esercizio della sua competenza funzionale di giudice dell’opposizione, la consequenziale pronuncia di invalidità del decreto, e rimettere al tribunale, competente per valore, la causa ordinaria avente ad oggetto le domande cumulate originariamente proposte dal creditore con l’atto introduttivo della procedura per ingiunzione, onde consentire la traslatio judicii attraverso la tempestiva riassunzione ex art. 50 c.p.c. Cass. 14 luglio 2003, n. 10981.

 

La dichiarazione di incompetenza del giudice che ha emanato il decreto ingiuntivo, pronunciata dallo stesso giudice funzionalmente competente ex art. 645 c.p.c. - configurandosi il requisito della competenza come condizione di ammissibilità del decreto, come adombrato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 410 del 2005 -, determina in ogni caso la caducazione del decreto, della quale non possono disporre nè quel giudice né le parti. Ne consegue che, qualora il predetto giudice, nel dichiararsi incompetente, non abbia espressamente dichiarato caducato il decreto ingiuntivo, l’eventuale riassunzione dinanzi al giudice competente non concerne la causa di opposizione, ormai definita, ma soltanto la causa relativa alla pretesa azionata dal creditore e, ove le parti riassumano formalmente l’opposizione al decreto ingiuntivo come tale, il giudice “ad quem” è tenuto ad interpretare la domanda contenuta nell’atto di riassunzione esclusivamente come diretta ad investirlo della cognizione dell’azione di cognizione ordinaria sulla pretesa del creditore e sulle altre eventualmente introdotte. Cass. 17 luglio 2009, n. 16744.

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo, il giudice che abbia dichiarato l’incompetenza del proprio ufficio ad emettere il decreto opposto per ragioni di valore o di territorio, ovvero abbia, per le medesime ragioni, dichiarato la propria incompetenza a conoscere della causa di merito introdotta con l’opposizione, emette una pronuncia che contiene anche, indefettibilmente, una declaratoria di nullità del decreto stesso (a prescindere dalla esistenza di una esplicita statuizione sul punto, potendo tale declaratoria risultare anche implicita, in quanto conseguenza ex lege della pronuncia di incompetenza), senza che, per questo, la pronuncia stessa integri gli estremi di una declinatoria di competenza funzionale di cui all’art. 645 c.p.c., poiché, in tal caso, ciò che trasmigra dinanzi al giudice dichiarato competente non è più una causa di opposizione ad un decreto ormai inesistente, ma altra e diversa vicenda processuale, destinata a svolgersi secondo le norme del procedimento ordinario. Cass. 17 marzo 1998, n. 2843; conforme Cass. 4 gennaio 1995, n. 139; Cass. 7 febbraio 1979, n. 836.

 

Se un Pretore, adito in opposizione a decreto ingiuntivo dal medesimo emesso in funzione di giudice del lavoro, rimette le parti dinanzi al giudice ritenuto competente per materia, senza dichiarare l’inefficacia del decreto opposto, il giudice ad quem non può perciò, considerata la competenza funzionale a tale pronuncia del giudice a quo, richiedere il regolamento di competenza, perché nella pronuncia di incompetenza, è implicita quella di invalidità del provvedimento monitorio. Cass. 11 agosto 1997, n. 7475.

 

Il decreto ingiuntivo erroneamente emesso dal pretore in funzione di giudice del lavoro, anziché in sede ordinaria, non è inesistente, né nullo, perché la distinzione fra giudice ordinario e giudice del lavoro non involge una questione di costituzione del giudice, né una questione di competenza, ma di semplice diversità di rito. Di conseguenza detto errore può essere dedotto come motivo di impugnazione solo ove si indichi lo specifico pregiudizio che ne sia derivato, per aver inciso sulla determinazione della competenza in senso proprio o sul contraddittorio o sui diritti della difesa. Cass. lav., 13 aprile 1995, n. 4233.

  1. anche Giurisprudenza sub art. 645, § 2.



 
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Commenti
21 Giu 2016 avv. Nadia Gentili

Articolo interessante per alcuni aspetti ma vengono sottovalutati altrettanti aspetti importanti.