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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 638 cod. proc. civile: Forma della domanda e deposito

La domanda d’ingiunzione si propone con ricorso contenente, oltre i requisiti indicati nell’articolo 125, l’indicazione delle prove che si producono. Il ricorso deve contenere altresì l’indicazione del procuratore del ricorrente oppure, quando è ammessa la costituzione di persona, la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito.

Se manca l’indicazione del procuratore oppure la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio, le notificazioni al ricorrente possono essere fatte presso la cancelleria.

Il ricorso è depositato in cancelleria insieme con i documenti che si allegano; questi non possono essere ritirati fino alla scadenza del termine stabilito nel decreto d’ingiunzione a norma dell’articolo 641.


Giurisprudenza annotata

Forma della domanda e deposito.

 

 

  1. Domanda; 1.1. Forma e contenuto; 1.2. Procura; 1.3. Effetti; 2. Elezione di domicilio; 3. Deposito documenti; 4. Pagamento ante notifica.

 

 

  1. Domanda.

 

 

1.1. Forma e contenuto.

Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto della obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione aggravativa della posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l’esecuzione del contratto ma anche nell’eventuale fase dell’azione giudiziale per ottenere l’adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l’ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale. Cass., Sez. Un., 15 novembre 2007, n. 23726; conforme Cass. 11 giugno 2008, n. 15476.

 

Contra: Il creditore ha la facoltà di chiedere, anche in via monitoria, un adempimento parziale, in correlazione all’identica facoltà di accettarlo, riconosciutagli dall’art. 1181 c.c., perché il pericolo di un aggravio di spese per il debitore, esposto ad una pluralità di decreti ingiuntivi nel caso di parcellizzazione del credito, è dal medesimo ovviabile o mettendo il mora il creditore, offrendogli l’adempimento dell’intero, o chiedendo l’accertamento negativo di esso. Cass. 19 ottobre 1998, n. 10326.

 

In tema di forma della domanda d’ingiunzione, in ordine alla quale l’art. 638 c.p.c. prescrive che il ricorso contenga i requisiti indicati nell’art. 125 c.p.c. (e, quindi, che esso sia sottoscritto: dalla parte, se essa sta in giudizio personalmente, oppure dal difensore), soltanto il totale difetto di sottoscrizione comporta l’inesistenza dell’atto, non quando quell’elemento formale, al quale l’ordinamento attribuisce la funzione di nesso tra il testo ed il suo apparente autore, sia desumibile da altri elementi indicati nell’atto stesso. Devesi, pertanto, escludere l’inesistenza del ricorso per decreto ingiuntivo allorché la sottoscrizione del difensore, pur mancando in calce a tale atto introduttivo del procedimento monitorio, figuri apposta per certificare l’autenticità della firma di rilascio della procura alle liti, redatta a margine dell’atto stesso, giacché, in tal caso, la firma del difensore ha lo scopo non solo di certificare l’autografia del mandato, ma anche di sottoscrivere la domanda di ingiunzione e di assumerne, conseguentemente, la paternità. Cass. 6 aprile 2006, n. 8042.

 

Il ricorso per decreto ingiuntivo può essere redatto anche in modo sommario, purché accompagnato da uno dei documenti previsti dagli artt. 634, 635 e 636 c.p.c., con la conseguenza che, con riguardo a ricorso per ingiunzione proposto dall’INPS per il recupero di contributi, non può rilevarsi alcuna irritualità nel caso di mancata indicazione delle causali specifiche dei contributi richiesti ove il ricorso sia suffragato dalla dichiarazione del funzionario dell’ente ai sensi dell’art. 635 cit. Cass. lav., 25 marzo 2000, n. 3591; conforme Cass. lav., 28 luglio 2009, n. 17494.

 

Lo speciale e sommario procedimento per la richiesta del decreto ingiuntivo non impone che la domanda relativa abbia particolari requisiti, oltre quelli prescritti dall’art. 638 c.p.c. e cioè, l’oggetto, le ragioni dell’istanza e l’indicazione delle prove che si producono. Pertanto il ricorso può essere redatto anche in modo sommario purché sia accompagnato da uno dei documenti previsti dagli artt. 634, 635 e 636 c.p.c. la valutazione del giudice del merito, in ordine alla sussistenza della prova scritta fornita dal creditore con l’istanza di decreto ingiuntivo e incensurabile in sede di legittimità, se congruamente motivata. Cass. lav., 22 gennaio 1980, n. 535.

 

La fase monitoria del procedimento di ingiunzione non ha subito modifiche a seguito dell’entrata in vigore dell’attuale rito del lavoro. (legge n. 533 del 1973), né le carenze della memoria di costituzione nel giudizio di opposizione rispetto alle prescrizioni di cui all’art. 414 c.p.c. relative alla esposizione dei fatti e degli elementi di diritto, alla determinazione dell’oggetto e all’indicazione dei mezzi di prova - a cui l’atto si deve attenere stante la posizione sostanziale di attore dell’opposto - possono determinare la nullità del ricorso per decreto ingiuntivo, poiché l’inosservanza degli artt. 414 e 416 non si riverbera su atti precedenti alla fase di cognizione e aventi una loro autonomia, ma eventualmente può condurre al rigetto della domanda con la inerente revoca del decreto ingiuntivo. Cass. lav., 1° giugno 1999, n. 5340; conforme Cass. lav., 5 maggio 1999, n. 4509.

 

In tema di procedimento di ingiunzione per i crediti derivanti da rapporti di lavoro o previdenziali, le norme sul processo del lavoro non si applicano alla prima fase di cognizione sommaria, ma solo alla successiva fase di opposizione; pertanto la prescrizione dell’art. 414 c.p.c. sui requisiti del ricorso introduttivo del giudizio non opera per la domanda di ingiunzione, ma solo per il ricorso con il quale l’opponente (attore in senso formale) instaura il giudizio di merito. Cass. lav., 19 novembre 1994, n. 9824.

 

Anche dopo l’introduzione dello speciale rito del lavoro è ammissibile il ricorso al procedimento per ingiunzione per i crediti di lavoro e delle assicurazioni sociali, procedimento che però rimane assoggettato alle sole disposizioni degli artt. 633 e ss. c.p.c. ed in particolare a quella dell’art. 635, secondo comma, […] fermo restando che nel giudizio d’opposizione trova invece applicazione il rito del lavoro. Cass. lav., 7 giugno 1986, n. 3795; conforme Cass. lav., 4 maggio 1979, n. 2568.

 

Con riguardo a violazioni in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie «depenalizzate» ai sensi della legge n. 689 del 1981, l’INPS, ove intenda recuperare soltanto contributi o premi e somme aggiuntive, ben può valersi dell’ordinario strumento del decreto ingiuntivo, prescindendo dall’osservanza delle garanzie e formalità previste dagli artt. 14 e 18 della legge predetta, che riguardano esclusivamente le sanzioni amministrative. Cass. lav., 12 novembre 1992, n. 12161.

 

Non è nullo il ricorso per ingiunzione nel quale sia stata omessa soltanto l’indicazione della data della cambiale posta a base della domanda e depositata in cancelleria. Cass. 8 luglio 1963, n. 1851.

 

Non può essere accolta l’opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la prestazione di un’obbligazione senza determinazione del tempo per l’adempimento, poiché, non essendo imposta nessuna formula sacramentale o forma determinata per la richiesta al giudice di fissazione del termine per adempiere e per il consequenziale provvedimento, la richiesta può essere individuata anche nel ricorso per l’emanazione del decreto ingiuntivo ed il provvedimento di fissazione nel decreto pronunciato in accoglimento di essa. Cass. 16 maggio 1962, n. 1084.

 

1.2. Procura.

La procura al difensore rilasciata a margine o in calce al ricorso per decreto ingiuntivo abilita lo stesso al patrocinio non solo nella fase monitoria, ma anche all’eventuale giudizio di opposizione, che non dà luogo ad un processo autonomo, ma integra un’ulteriore fase del procedimento iniziato dal creditore istante con il ricorso per ingiunzione. Cass. 6 giugno 2006, n. 13258.

 

La procura al difensore, in calce o a margine del ricorso per decreto ingiuntivo - il quale, secondo un’interpretazione estensiva del terzo comma dell’art. 83 c.p.c., dev’essere equiparato agli altri atti introduttivi del giudizio - conferita senza espressa limitazione al procedimento monitorio ed all’eventuale giudizio d’opposizione, ha efficacia anche per il processo d’esecuzione e quindi per l’intimazione del precetto. Cass. 12 febbraio 1979, n. 960; conforme Cass. 10 giugno 1977, n. 2416.

 

Sulla validità del ricorso per decreto ingiuntivo, sottoscritto dal difensore munito di mandato di data certa anteriore, non incide la mancata menzione di tale mandato nel ricorso stesso, trattandosi di formalità non prescritta dall’art. 638 c.p.c. Cass. 16 ottobre 1978, n. 4637.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che non dà luogo ad un processo autonomo, ma integra un’ulteriore fase del procedimento iniziato dal creditore istante con il ricorso per ingiunzione, il difensore di quest’ultimo può validamente costituirsi in forza della procura alla lite conferitagli in calce od a margine di detto ricorso. Cass. 27 gennaio 1978, n. 388; conforme Cass. 22 luglio 1963, n. 2020.

 

La norma dell’art. 125 c.p.c. che prevede la possibilità di rilasciare la procura al difensore in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata non può trovare applicazione nei procedimenti che sono introdotti mediante ricorso e con i quali una parte si rivolge direttamente al giudice per ottenere dal medesimo, anche inaudita altera parte, i particolari provvedimenti dalla legge previsti; cosi come si verifica nei procedimenti possessori, nei quali il pretore è sollecitato a dare immediatamente, con decreto, i provvedimenti necessari per la reintegrazione e manutenzione nel possesso (art. 703 comma 2 c.p.c., in relazione all’art. 689 dello stesso codice) Nei procedimenti anzidetti, il conferimento della procura al difensore deve necessariamente precedere la presentazione dell’atto, che è destinato a promuovere subito l’attività del giudice. Cass. 3 maggio 1975, n. 1701.

 

Le sottoscrizioni della parte e del procuratore, opposte alla procura ad litem, conferita in calce ad un ricorso per ingiunzione, non possono non riferirsi anche al ricorso che la precede, che i sottoscrittori necessariamente riconoscono come proprio, dato il collegamento contestuale col pedissequo sottoscritto mandato. Cass. 9 maggio 1964, n. 1096.

 

 

1.3. Effetti.

Nel concetto di domanda giudiziale, la cui proposizione è idonea, a norma dell’art. 1283 c.c., a far decorrere gli interessi anatocistici, deve ricomprendersi anche la domanda giudiziale formulata con il deposito del ricorso per decreto ingiuntivo, restando irrilevante che il contraddittorio si attui in un momento successivo, in ragione della specialità del procedimento, poiché il legislatore con il riferimento in detta norma alla domanda giudiziale ha voluto privilegiare il mero momento della formulazione della richiesta al giudice e non già quello della partecipazione della richiesta al debitore (come avrebbe potuto fare esigendo un’intimazione o richiesta scritta ex art. 1219 c.c.). Cass. 24 maggio 1999, n. 5035; conforme Cass. 10 settembre 1990, n. 9311.

 

La domanda giudiziale, anche se invalida come atto processuale, può tuttavia valere come atto di costituzione in mora, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 2943 c.c., e, quindi, efficacia interruttiva della prescrizione allorché contenga gli elementi perché possa considerarsi convertita in una richiesta stragiudiziale di adempimento comunicata al debitore. Tale valore deve, pertanto, riconoscersi alla domanda giudiziale contenuta nel ricorso per ottenere un decreto ingiuntivo, anche quando questo sia emesso contro un soggetto formalmente diverso dal debitore (società incorporata anziché quella incorporante), ove sia stata notificata al vero debitore (società che aveva assunto gli obblighi della società estinta, ai sensi dell’art. 2504 c.c.), il quale si è opposto al decreto stesso. Cass. 19 marzo 1979, n. 1591.

 

La mancata indicazione, nella copia del decreto ingiuntivo notificata al debitore, della sottoscrizione del giudice che lo ha emesso integra un vizio formale sanabile per effetto dell’opposizione del debitore medesimo. Cass. 16 ottobre 1978, n. 4637.

  1. anche, in tema di momento determinante la competenza e di successioni di legge, Giurisprudenza sub art. 637.

 

 

  1. Elezione di domicilio.

Ove il ricorrente abbia indicato nel ricorso per decreto ingiuntivo il nominativo del proprio procuratore, la possibilità di effettuare la notificazione dell’atto di opposizione nella cancelleria del giudice adito deve ritenersi esclusa allorché l’autorità giudiziaria abbia sede nell’ambito della circoscrizione del tribunale cui il procuratore è assegnato. Tale conclusione è imposta dal principio stabilito in via generale dall’art. 82, R.D. 22 gennaio 1934, n. 379, che non può ritenersi derogato dall’art. 638 c.p.c., posto che questa disposizione, a differenza di quelle precedentemente in vigore (artt. 8 e 15, R.D. 7 agosto 1936, n. 1531), impone la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito solo quando la parte sia costituita personalmente. Cass. 5 dicembre 1996, n. 10852.

 

L’elezione di domicilio contenuta nel ricorso per ingiunzione (art. 638 c.p.c.) vale ai fini della procedura monitoria - che costituisce una fase autonoma e distinta da quella successiva dell’eventuale giudizio di opposizione - fino a comprendere, in virtù dell’espresso richiamo operato dall’art. 645, primo comma, c.p.c., la sola notificazione dell’eventuale opposizione. Pertanto, qualora il creditore opposto non si costituisca, rimanendo contumace, la sentenza emessa in sede di opposizione è a lui ritualmente notificata, anche ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione, a norma dell’ultimo comma dell’art. 292, e cioè personalmente, non rilevando più l’originaria elezione di domicilio fatta per la fase monitoria. Cass. lav., 5 settembre 1985, n. 4625.

L’art. 638, primo comma, c.p.c., nella parte in cui prescrive che il ricorso per decreto ingiuntivo, quando è ammessa la costituzione di persona, deve contenere la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito, si riferisce al caso di costituzione di persona secondo la previsione dell’art. 82, primo e secondo comma, c.p.c., e non anche al caso in cui il procuratore legale eserciti lo ius postulandi nel proprio interesse, ai sensi dell’art. 86 c.p.c., il quale va equiparato a quello in cui agisce su mandato del cliente. In tale seconda ipotesi, pertanto, e sempre che il procuratore sia iscritto nell’albo del tribunale nella cui circoscrizione si trova quel giudice (si da non richiedersi l’elezione di domicilio prescritta dall’art. 82 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578), la mancanza della predetta dichiarazione di residenza od elezione di domicilio non autorizza la notificazione dell’opposizione al decreto ingiuntivo presso la cancelleria. Cass. 17 gennaio 1981, n. 417.

 

A norma dell’art. 82, R.D. n. 37 del 1934, i procuratori, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio in corso fuori della circoscrizione del tribunale a cui sono assegnati, devono, all’atto della costituzione del giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria, presso la quale il giudizio è in corso; in mancanza, il domicilio si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria. Il termine «all’atto della costituzione» va inteso, nel procedimento monitorio, come il momento di presentazione in cancelleria del ricorso per decreto ingiuntivo. Da ciò consegue che il procuratore, il quale proponga un ricorso per ingiunzione fuori della circoscrizione del tribunale al quale è assegnato deve, all’atto della presentazione del ricorso, a norma dell’art. 638 c.p.c., eleggere domicilio nella sede del giudice adito e che, in mancanza, l’opposizione all’ingiunzione dovrà essere notificata presso la cancelleria. Cass. 11 settembre 1978, n. 4100.

 

La dichiarazione di elezione di domicilio inserita nell’intestazione del ricorso per ingiunzione vale a realizzare l’esigenza, di cui all’art. 47 c.c., che il suo ambito di efficacia risulti specificato per iscritto. Il potere di rappresentare la parte nel processo comprende la facoltà di eleggere domicilio per le esigenze del processo stesso. Cass. 22 luglio 1963, n. 2020.

 

 

  1. Deposito di documenti.

Il procedimento che si apre con la presentazione del ricorso per decreto ingiuntivo e si chiude con la notifica del decreto stesso non è autonomo rispetto a quello che si apre con l’opposizione di cui all’art. 645 c.p.c.; ne consegue che nel giudizio di opposizione, ove la parte opposta non abbia allegato al fascicolo, nel termine di cui all’art. 184 c.p.c., la documentazione posta a fondamento del ricorso monitorio, tale documentazione può essere utilmente prodotta nel giudizio di appello, non potendosi considerare come nuova. (Principio enunciato in relazione al testo dell’art. 345 c.p.c. come formulato dall’art. 52 della legge 26 novembre 1990, n. 353, applicabile alla fattispecie “ratione temporis”). Cass. 27 maggio 2011, n. 11817.

 

La documentazione posta a fondamento del ricorso per decreto ingiuntivo è destinata, per effetto dell’opposizione al decreto e della trasformazione in giudizio di cognizione ordinaria, ad entrare nel fascicolo del ricorrente, restando a carico della parte l’onere di costituirsi in giudizio depositando il fascicolo contenente i documenti offerti in comunicazione. Ne consegue che in difetto di tale produzione, essa non entra a fare parte del fascicolo d’ufficio e il giudice non può tenerne conto. L’omessa produzione in primo grado non preclude alla parte opposta rimasta contumace in primo grado in un giudizio regolato dall’art. 345 c.p.c. nel testo previgente alla sostituzione operata dalla legge n. 353 del 1990, di produrre i documenti in appello, senza che sia necessario proporre appello incidentale ove il giudizio di primo grado sia stato definito con la conferma della pretesa posta a base dell’ingiunzione. Cass. 18 aprile 2006, n. 8955.

 

La documentazione di corredo al ricorso per decreto ingiuntivo è destinata, per effetto dell’opposizione al decreto, ad entrare nel fascicolo del ricorrente, e conserva, rispetto al fascicolo di ufficio, una distinta funzione ed una propria autonomia che ne impedisce l’allegazione di ufficio nel giudizio di secondo grado ove, come in quello di primo grado, la produzione del fascicolo di parte presuppone la costituzione in giudizio. Cass. 7 ottobre 2004, n. 19992; conforme Cass. 26 febbraio 1998, n. 2078.

 

In tema di assegni bancari ed al fine di esperire l’azione causale, l’onere del deposito dei titoli previsto dall’art. 58 del regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736. (e, per le cambiali, dal corrispondente art. 66 del R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669) è assolto con l’inserimento del titolo nel fascicolo prodotto a corredo del ricorso per decreto ingiuntivo, stante il vincolo d’indisponibilità previsto dagli artt. 641 e 643 c.p.c. sino alla scadenza del termine per l’eventuale opposizione. Cass. 2 ottobre 2003, n. 14688.

 

L’offerta reale dei titoli cambiari, ai sensi dell’art. 66, comma terzo, del R.D. n. 1669 del 1933, ai fini dell’esperibilità della azione extracambiaria (causale), deve considerarsi effettuata con la notifica del decreto ingiuntivo emesso in base a cambiali le quali - per l’espresso disposto degli artt. 638 e 641 c.p.c. - devono rimanere depositate fino alla scadenza del termine per la eventuale opposizione nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento Cass. 11 novembre 1982, n. 5973.

Contra: L’onere del deposito in cancelleria della cambiale di cui all’art. 66, comma terzo, del R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669, non è riconducibile alla categoria dei presupposti processuali ovvero delle condizioni dell’azione, ma attiene ai requisiti per l’esame del merito della domanda e la sua inosservanza è rilevabile solo su eccezione di parte; conseguentemente, e tenuto conto che l’attore può assolvere l’onere fino al momento della precisazione delle conclusioni in primo o in secondo grado, l’omesso deposito delle cambiali non impedisce l’emanazione del decreto ingiuntivo. Cass. 19 aprile 2000, n. 5086.

 

Le cambiali - che devono rimanere depositate fino alla scadenza del termine per la eventuale opposizione nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento – possono essere ritirate dal debitore previo pagamento. Cass. 26 aprile 1979, n. 2404.

 

L’onere del portatore di una cambiale, il quale eserciti l’azione causale, ancorché mediante ricorso per ingiunzione, di offrire al convenuto (nella specie, girante) la restituzione del titolo, nonché di provvedere al deposito del medesimo presso la cancelleria del giudice competente, ai sensi dell’art. 66, terzo comma, della legge cambiaria, non viene meno per il caso in cui detto titolo sia stato in precedenza depositato in procedura fallimentare a carico di altro debitore cartolare. (nella specie, emittente), a sostegno di domanda di ammissione al passivo, atteso che tale ultimo deposito non è di per sé definitivamente preclusivo della circolazione della cambiale (ad esempio, possibile a seguito di rinuncia alla domanda di ammissione), e che inoltre l’art. 93, quarto comma, della legge fallimentare espressamente prevede la facoltà del creditore istante di ottenere dal giudice delegato un provvedimento di restituzione dell’originale depositato. Cass. 22 giugno 1978, n. 3078.

 

 

  1. Pagamento ante notifica.

Le spese legali liquidate per un decreto ingiuntivo non notificato per intervenuto pagamento della somma capitale successivo alla richiesta di emissione sono causalmente ricollegabili alla mora debendi dell’intimato e vanno da questo corrisposte a titolo di maggior danno ex art. 1224, secondo comma, c.c. Cass. 10 gennaio 1996, n. 164.

 

Contra: Il creditore che, dopo avere ottenuto l’emissione di un decreto ingiuntivo contro il proprio debitore, avendo ricevuto lo spontaneo pagamento della relativa sorte capitale ingiunta, omette di far notificare il decreto nel termine di cui all’art. 644 c.p.c., non può in un autonomo giudizio chiedere il rimborso delle spese del procedimento monitorio, a titolo di risarcimento dei danni ex art. 1218 c.c. in conseguenza del ritardato pagamento. Cass. 10 dicembre 1984, n. 6485.

  1. anche Giurisprudenza sub art. 641, § 3.



 
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