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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 64 cod. proc. civile: Responsabilità del consulente

Si applicano al consulente tecnico le disposizioni del codice penale relative ai periti (1).

In ogni caso, il consulente tecnico che incorre in colpa grave nell’esecuzione degli atti che gli sono richiesti, è punito con l’arresto fino a un anno o con la ammenda fino a lire venti milioni. Si applica l’articolo 35 del codice penale. In ogni caso e’ dovuto il risarcimento dei danni causati alle parti.

 


Commento

(1) Diversamente dal cancelliere e dall’ufficiale giudiziario, qui si configurano responsabilità civile, penale, ma anche disciplinare, in quanto il c.t.u. appartiene al relativo ordine professionale ed è anche iscritto all’apposito albo presso gli uffici giudiziari. Risulta problematica la individuazione in concreto dei casi di colpa grave, che sembra da escludersi nei soli casi di errore anche se causati da imperizia.


Giurisprudenza annotata

  1. Natura della responsabilità civile del consulente.

La domanda diretta ad ottenere dal consulente tecnico la restituzione di somme corrispostegli, in relazione ad una consulenza poi dichiarata nulla, fa valere il diritto della parte alla ripetizione di un indebito oggettivo senza trovare preclusione, diretta o indiretta, nelle disposizioni dell’art. 64 c.p.c. - che concernono la responsabilità aquiliana del consulente per i danni cagionati con fatto illecito - ed è soggetta alle ordinarie regole della competenza per valore. Cass. 21 ottobre 1992, n. 11474.

 

  1. Responsabilità penale del consulente.

Nei delitti contro l’amministrazione della giustizia, la persona offesa dal reato è lo Stato, e a questo può aggiungersi un’altra vittima quando nella struttura della fattispecie astratta vi sia anche la descrizione dell’aggressione alla sfera giuridica di questa, la cui posizione viene così a differenziarsi da quella di qualsiasi ulteriore danneggiato. è, peraltro, da escludere che ciò avvenga nel caso del delitto di falsa consulenza tecnica di cui agli art. 373 c.p. e 64 c.p.c., laddove non sono contemplati nella descrizione normativa altri singoli soggetti danneggiati. Cass. pen., 26 marzo 1999, n. 1109.

 

Per l'integrazione del reato previsto dall'art. 64, comma 2, c.p.c., è necessario che la colpa grave del consulente conduca ad un risultato erroneo degli accertamenti richiestigli, rimanendo invece prive di rilievo le eventuali erronee scelte metodologiche od operative che non influiscono sull'esito degli stessi.(Annulla senza rinvio, App. Bologna, 07/12/2012 ) Cassazione penale sez. VI  03 aprile 2014 n. 29506  

 

 

  1. Problematiche relative alla stima del patrimonio sociale.

 

 

3.1. Condizioni per la delega ad altro professionista delle attribuzioni conferite all’esperto.

La nomina ad esperto per la relazione giurata di stima del patrimonio sociale, in caso di trasformazione di una società di persone in società di capitali, ai sensi degli artt. 2498 e 2343 c.c., configura una ipotesi di ufficio pubblico - previsto nell’interesse generale al corretto esercizio del diritto d’impresa ed in quello particolare dei creditori sociali e dei soci futuri - ha ad oggetto l’attività di stima di un patrimonio sociale, la quale non è attività negoziale, propria invece del rapporto di mandato e delle ipotesi di rappresentanza legale, e si fonda su una designazione operata ad personam. Ciò preclude all’esperto designato di nominare, a sua volta, altro professionista per l’utile svolgimento dell’incarico, vale a dire di delegare ad altri le attribuzioni conferite, senza l’autorizzazione dell’autorità conferente, al pari di quanto previsto dall’art. 7 della legge 8 luglio 1980, n. 319, per l’ufficio, anch’esso pubblico, di consulente tecnico d’ufficio. Cass. 28 gennaio 2003, n. 1227.

 

 

3.2. Rimedi avverso la delibera di aumento del capitale sociale fondata su presupposti di fatto consapevolmente falsi.

La delibera di aumento del capitale sociale fondata sulla consapevole falsità dei presupposti di fatto realizza un insanabile contrasto con la norma di ordine pubblico diretta a conservare, anche a tutela dei terzi, la veridicità dei presupposti dell’agire sociale ed è pertanto nulla ai sensi dell’articolo 2379 c.c.; in tali ipotesi non è utilizzabile lo strumento di correzione di cui all’articolo 2343, ultimo comma, c.c. che ha la funzione di rimedio interno ai meri errori della stima effettuata ai sensi dell’articolo 64 c.p.c. Cass. 2 marzo 2001, n. 3052.

 

 

3.3. Responsabilità dell’esperto nei confronti dei creditori sociali e dei soci futuri.

Nel caso di trasformazione di una società di persone in una società di capitali, la relazione di stima del patrimonio della società trasformanda da parte dell’esperto nominato dal presidente del tribunale è imposta dagli artt. 2498 e 2343 c.c. nell’interesse dei creditori sociali e dei soci futuri, i quali sono legittimati ad agire per il risarcimento dei danni da essi subiti per effetto della condotta di detto esperto. Cass. 4 febbraio 2000, n. 1240.

 



 
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