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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 640 cod. proc. civile: Rigetto della domanda

Il giudice, se ritiene insufficientemente giustificata la domanda, dispone che il cancelliere ne dia notizia al ricorrente, invitandolo a provvedere alla prova.

Se il ricorrente non risponde all’invito o non ritira il ricorso oppure se la domanda non è accoglibile, il giudice la rigetta con decreto motivato.

Tale decreto non pregiudica la riproposizione della domanda, anche in via ordinaria.


Giurisprudenza annotata

Rigetto della domanda.

 

 

  1. Valutazione del ricorso e poteri del giudice; 2. Natura ed impugnabilità; 3. Questioni di giurisdizione.

 

  1. Valutazione del ricorso e poteri del giudice.

Il presidente del tribunale, organo competente a definire un procedimento di giurisdizione contenziosa, che si differenzia da quello ordinario soltanto perché il contraddittorio è posticipato, e chiamato a pronunciare, su ricorso del creditore, decreto motivato di ingiunzione di pagamento (artt. 633-641 c.p.c.), è indubbiamente legittimato a sollevare questioni di legittimità delle leggi che deve applicare, pregiudiziali alla sua decisione di merito. Ricorrono infatti entrambe le condizioni di proponibilità del giudizio davanti a questa Corte, richieste dall’art. 1, legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1 e dall’art. 23, legge 11 marzo 1953, n. 87. Corte cost. 29 dicembre 1977, n. 163.

 

Come già più volte affermato, il giudice istruttore non è legittimato a sottoporre alla Corte costituzionale una questione di legittimità costituzionale dalla cui soluzione dipende la definizione del giudizio promosso innanzi al Tribunale cui è addetto, circostanza questa ricorrente nel caso dal momento che l’applicazione dell’impugnato art. 643, primo comma, c.p.c. è di esclusiva competenza del collegio. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 643, primo (recte: secondo) comma, c.p.c. sollevata in riferimento agli artt. 3 e 10, primo comma, Cost. Corte cost. 30 marzo 1992, n. 147.

 

Solo il giudice istruttore di un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, al quale l’art. 648, comma secondo, del codice di procedura civile, riserva poteri decisori e definitivi in ordine al provvedimento di provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo a seguito di offerta di cauzione della parte creditrice richiedente, può promuovere il processo incidentale di legittimità costituzionale di siffatta disposizione ch’egli soltanto è tenuto ad applicare. Corte cost. 21 dicembre 1972, n. 183.

 

In tema di procedimento d’ingiunzione, va esclusa, in assenza di una espressa disposizione processuale in tal senso, la sussistenza di un obbligo di preventiva audizione del debitore nei cui confronti è emesso il decreto ingiuntivo. Ed infatti, tale audizione, ove ritenuta necessaria e non discrezionale, risulterebbe in netto contrasto con la natura stessa della procedura monitoria, tendente, con evidenti profili di sommarietà, ad un accertamento con prevalente funzione esecutiva. Cass. 18 dicembre 1998, n. 12668.

 

La particolare struttura del processo monitorio, che si svolge e si conclude con l’emissione del decreto ingiuntivo inaudita altera parte, cioè senza alcun contraddittorio con l’intimato, non consente di configurare il dovere del giudice di ordinare la integrazione del contraddittorio nei confronti del litisconsorte necessario. Cass. 9 giugno 1977, n. 2377.

 

 

  1. Natura ed impugnabilità.

Il decreto con il quale il giudice respinge il ricorso per decreto ingiuntivo non essendo suscettibile di dar luogo a una pronuncia definitiva, poiché il terzo comma dell’art. 640 c.p.c. consente la riproposizione della domanda respinta, non è ricorribile per cassazione, neppure ai sensi dell’art. 111 Cost.,in quanto non suscettibile di passare in cosa giudicata. Cass., Sez. Un., 19 aprile 2010, n. 9216; conforme Cass. 9 dicembre 1993, n. 12138; Cass. 20 dicembre 1985, n. 6547; Cass. lav., 5 gennaio 1983, n. 31; Cass. lav., 14 dicembre 1982, n. 6902.

 

Il decreto di rigetto della domanda d’ingiunzione, che, a norma dell’art. 640 c.p.c., non pregiudica la riproposizione della domanda stessa, anche in via ordinaria, non costituisce una pronuncia di accertamento negativo, ma una pronuncia allo stato degli atti, che non assume efficacia di cosa giudicata e non ha, dunque, la natura decisoria propria della sentenza. Pertanto, rispetto ad esso non è ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. Cass. lav., 5 gennaio 1983, n. 32.

 

Per sentenze impugnabili con il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 della costituzione debbono intendersi tutti i provvedimenti decisori idonei ad acquistare carattere di definitività con il loro passaggio in giudicato. In tale categoria, pertanto, non può includersi la pronuncia di rigetto dell’istanza di ingiunzione, in quanto tale provvedimento e, nonostante il suo carattere decisorio, inidoneo, per la mancanza di contraddittorio, ad acquistare autorità di giudicato, come confermato dall’ultimo comma dell’art. 640 c.p.c. secondo cui il rigetto di detta istanza non preclude la riproposizione della domanda, in via ordinaria e in via monitoria innanzi allo stesso giudice. Cass. 25 febbraio 1981, n. 1148.

 

 

  1. Questioni di giurisdizione.

Negli appalti di opere pubbliche a prezzo chiuso non sussiste il diritto alla revisione prezzi per l’appaltatore, in difetto di una delibera o atto interno degli organi legittimati dell’amministrazione appaltante, che accerti le condizioni di legge per concedere all’appaltatore la revisione dei prezzi e riconosca il relativo credito allo stesso, a mezzo dell’organo che rappresenta la stazione appaltante. Quando manchi la ricognizione del credito al compenso revisionale, espressa o tacita, della P.A., negata con corretta interpretazione del giudice del merito dell’atto indicato come ricognizione del credito dell’appaltatore, e il contratto di appalto vieti la revisione, deve escludersi si sia costituito il diritto soggettivo dell’impresa appaltatrice, che resta titolare del solo interesse legittimo il cui accertamento compete alla giurisdizione del giudice amministrativo, con difetto di ogni potere di quello ordinario di emettere decreto ingiuntivo di pagamento per il predetto titolo. (Fattispecie relativa a controversia insorta anteriormente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 80 del 1998). Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2006, n. 23072.



 
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