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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 642 cod. proc. civile: Esecuzione provvisoria

Se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, il giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l’esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell’opposizione.
L’esecuzione provvisoria può essere concessa anche se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere; il giudice può imporre al ricorrente una cauzione.
In tali casi il giudice può anche autorizzare l’esecuzione senza l’osservanza del termine di cui all’art. 482.


Giurisprudenza annotata

Esecuzione provvisoria.

 

 

  1. Documenti di fede privilegiata; 1.1. Atti tipici ex art. 642, comma 1 (uniche ipotesi per le quali si applicava l’obbligo dell’opponente di previo deposito in caso di soccombenza originariamente previsto dall’art. 651 e poi abrogato dall’art. 1, L. 18 ottobre 1977, n. 793); 1.2. Atti esclusi dall’art; 642 (ipotesi per le quali non si applicava l’obbligo dell’opponente di previo deposito in caso di soccombenza originariamente previsto dall’art. 651 e poi abrogato dall’art. 1, L. 18 ottobre 1977, n. 793); 1.3. Atti previsti da leggi speciali; 2. Pericolo nel ritardo; 3. Esenzione dal termine di cui all’art. 482; 4. Efficacia; 5. Problemi di costituzionalità.

 

 

  1. Documenti di fede privilegiata.

 

 

1.1. Atti tipici ex art. 642, comma 1 (uniche ipotesi per le quali si applicava l’obbligo dell’opponente di previo deposito in caso di soccombenza originariamente previsto dall’art. 651 e poi abrogato dall’art. 1, l. 18 ottobre 1977, n. 793).

Qualora la curatela del fallimento, conseguita la revoca di pagamenti effettuati dal fallito, con sentenza passata in giudicato, che contenga nella sola motivazione, ma non anche nel dispositivo, la condanna alla restituzione delle relative somme, non potendosi più provvedere alla correzione della sentenza a termini della procedura ex artt. 287 e 288 c.p.c., invece di procedere ad azionarla in via esecutiva con la conseguente possibilità - in sede di opposizione - dell’accertamento della sua efficacia quale titolo esecutivo, utilizzi tale sentenza per ottenere una ingiunzione provvisoriamente esecutiva per il pagamento delle somme medesime, la pronuncia di rigetto dell’opposizione avverso questa ingiunzione non può essere censurata, in sede di legittimità, per la mancanza di atto scritto idoneo a giustificare il provvedimento monitorio, giacché, non impugnato l’accertamento negativo dell’efficacia esecutiva della predetta sentenza (in base al contenuto letterale del dispositivo), la sentenza medesima, nella sua motivazione, costituisce quel documento di fede privilegiata, in ordine alla sussistenza del preteso credito, che consente l’ingiunzione provvisoriamente esecutiva, a norma dell’art. 642 c.p.c. Cass. 10 marzo 1980, n. 1579.

 

L’atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, previsto dall’art. 642 c.p.c. ai fini dell’emanazione di decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, non è qualunque atto dal quale si possa dedurre l’esistenza di un fatto idoneo a far sorgere il preteso credito, bensì quello soltanto che ha per oggetto immediato e diretto la consacrazione di un rapporto obbligatorio, cui la legge attribuisce un particolare grado di certezza appunto in relazione alla formazione dell’atto produttivo del rapporto stesso. Cass. 16 febbraio 1977, n. 704.

 

Nell’opposizione a decreto ingiuntivo fondata su titoli di credito, il deposito per il caso di soccombenza e richiesto in relazione alla natura ed all’efficacia probatoria dei titoli, e non in relazione alla loro efficacia esecutiva, di talché esso va effettuato anche nella ipotesi di cambiale priva del valore cambiario, dovuto a prescrizione o ad altra causa. Cass. 27 giugno 1975, n. 2539; conforme Cass. 24 febbraio 1975, n. 712.

 

Agli effetti del deposito per soccombenza prescritto dall’art. 651 c.p.c., il decreto con cui il presidente del tribunale determina il compenso dovuto al liquidatore giudiziario di una società rientra nel novero degli atti previsti dall’art. 642 c.p.c., se contiene la indicazione dell’obbligato. Cass. 30 ottobre 1973, n. 2836.

 

L’elencazione dell’art. 642 c.p.c. relativa alla immediata esecutorietà del decreto ingiuntivo, per quanto di stretta interpretazione e esemplificativa e non tassativa - il giudice deve pertanto stabilire se l’atto in base al quale il decreto è stato emesso presenti quella particolare efficacia probatoria che consente di determinare con certezza la esistenza e la entità del credito e che giustifica la provvisoria esecuzione e il preventivo deposito in caso di opposizione. Fra i documenti menzionati nell’art. 642 c.p.c. rientrano le sentenze e gli atti pubblici nei quali siano stati liquidati compensi ai professionisti. Cass. 20 luglio 1965, n. 1647.

 

1.2. Atti esclusi dall’art. 642 (ipotesi per le quali non si applicava l’obbligo dell’opponente di previo deposito in caso di soccombenza originariamente previsto dall’art. 651 e poi abrogato dall’art. 1, l. 18 ottobre 1977, n. 793).

Non è necessario il preventivo deposito per il caso di soccombenza nell’ipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo emesso in base a cambiale-tratta, qualora l’opposizione sia proposta dal trattario non accettante, oppure dal trattario di tratta autorizzata ma non accettata. Cass. 1° marzo 1977, n. 852.

 

Ai fini dell’ammissibilità dell’opposizione a decreto ingiuntivo, fondato sul riconoscimento del debito da parte del trattario di una cambiale, avvenuto con la dichiarazione provvederò, resa al notaio che levava il protesto e da questi verbalizzata nell’atto di protesto, non è necessario il deposito prescritto dall’art. 651 c.p.c., poiché per atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato debbono intendersi soltanto gli atti pubblici, in cui siano consacrati atti contrattuali, dai quali risulti il credito sulla sua esistenza e nel suo ammontare, sicché non debba farsi ricorso ad elementi estranei a detti atti. Cass. 14 giugno 1976, n. 2202.

 

L’atto ricevuto da notaio o da pubblico ufficiale autorizzato, cui si riferisce per l’emissione del decreto ingiuntivo l’art. 642 c.p.c., non è qualunque atto da cui si possa dedurre l’esistenza di un fatto idoneo a far sorgere il credito vantato dal ricorrente, ma soltanto l’atto che ha per oggetto immediato e diretto il rapporto da cui sorge l’obbligazione e che proviene dai soggetti stessi che sono titolari di tale rapporto. Pertanto, non costituisce atto privilegiato ai sensi dell’art. 642 citato, ai fini del decreto ingiuntivo chiesto dall’aggiudicatario per la consegna della cosa mobile a lui trasferita, il verbale di vendita esattoriale, e l’opposizione contro il decreto ingiuntivo emesso in base a detto verbale non deve essere preceduta dal deposito per soccombenza imposto dall’art. 651 c.p.c. a pena d’improcedibilità. Cass. 25 ottobre 1974, n. 3130.

 

L’opposizione contro il decreto ingiuntivo ottenuto dall’avvocato contro il proprio cliente in base a parcella corredata dal parere del consiglio dell’ordine forense, non deve essere preceduto dal deposito per soccombenza prescritto dall’art. 651 c.p.c. Cass. 17 maggio 1973, n. 1412.

 

Ai fini della necessità del deposito per soccombenza nell’ipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo il credito può ritenersi fondato su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale - categoria in cui può farsi rientrare anche la sentenza dell’autorità giudiziaria - quando l’atto medesimo contenga tutti gli elementi necessari per la determinazione del credito nel suo preciso ammontare senza necessità di dover far ricorso ad elementi estranei al titolo. Pertanto, nessun deposito per soccombenza e dovuto qualora nell’atto pubblico su cui si fonda il credito sia specificata solamente la sua natura, cioè soltanto l’obbligo di pagamento per un determinato titolo ma senza l’indicazione di quei minimi elementi, da cui - sia pure a mezzo di calcoli in base ai dati predeterminati contenuti nello stesso atto - si possa ricavare l’esatto pagamento dovuto (nella specie trattavasi di un verbale di separazione consensuale omologata in cui il coniuge si obbligava a sostenere per metà le spese per l’educazione e l’istruzione della figlia e la corte suprema nell’escludere l’onere del deposito per soccombenza ha affermato il su precisato principio). Cass. 28 gennaio 1972, n. 230.

 

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo, agli effetti del deposito per soccombenza (art. 651 c.p.c.), gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, cui fa espresso riferimento l’art. 642, 1° comma, c.p.c., sono soltanto cioè gli atti pubblici nei quali venga consacrato convenzionalmente un rapporto obbligatorio cui la legge attribuisce un particolare grado di certezza. Non rientra tra tali atti la deliberazione del consiglio comunale, il cui ricevimento da parte del segretario si traduce semplicemente nell’attestazione della sua esistenza materiale. Cass., Sez. Un., 31 marzo 1967, n. 712.

Gli assegni bancari senza l’indicazione della data e del luogo di emissione non rientrano tra i titoli indicati nell’art. 642 c.p.c., e, pertanto, l’opposizione al decreto ingiuntivo, emesso per crediti fondati su di essi non deve essere preceduta dal deposito per il caso di soccombenza. Cass. 19 giugno 1962, n. 1558.

 

 

1.3. Atti previsti da leggi speciali.

L’art. 63 disp. att. c.c. conferisce al verbale di delibera di un assemblea condominiale attinente allo stato di ripartizione dei contributi non già la forza di titolo esecutivo, bensì un valore probatorio privilegiato (corrispondente a quello dei documenti esemplificativamente elencati nell’art. 642 c.p.c.) il quale vincola, su domanda, il giudice dell’ingiunzione alla concessione della clausola di immediata esecutività. Alla deliberazione di un’assemblea di condominio, negozio unilaterale plurisoggettivo, può accadere, senza perdere la propria autonomia, una dichiarazione di scienza (confessione) o di volontà (negozio unilaterale recettizio) o mista (ricognitiva e confessoria insieme) di un condomino, relativa ad un saldo debitorio di precedenti gestioni o della gestione alla quale si riferisce la deliberazione, con efficacia di diritto sostanziale (accertativa, ricognitiva, ecc) od anche meramente processuale (promissoria) nei confronti della parte plurisoggettiva (il condominio) quale diretta destinataria ed indipendentemente dall’accettazione di quest’ultima. In tale ipotesi il verbale di delibera assembleare è utilizzabile quale fonte di prova per la richiesta di un decreto ingiuntivo da parte dell’amministratore nei confronti del condomino, ma non è idoneo a fondarvi anche una richiesta di provvisoria esecuzione. Cass. 23 maggio 1972, n. 1588.

 

L’amministratore del condominio per la riscossione dei contributi può, in base allo stato di riparto approvato dall’assemblea, ottenere decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Non occorre approvazione dello stato di ripartizione delle spese da parte dell’assemblea qualora l’amministratore, per la riscossione dei contributi, agisca in sede di processo ordinario di cognizione. Cass. 16 giugno 1971, n. 1836.

 

Il decreto ingiuntivo munito di clausola di provvisoria esecuzione, il quale sia stato emesso contro un condomino per il pagamento della quota di spese posta a suo carico da una delibera condominiale, costituisce titolo esecutivo autonomo rispetto a tale delibera. Pertanto questo provvedimento, finché non ne sia stata sospesa l’esecutorietà ai sensi dell’art. 649 c.p.c., o finché non sia stato revocato con sentenza passata in giudicato, costituisce titolo valido per procedere all’esecuzione forzata, anche se la esecutività della suddetta delibera sia stata, nel frattempo, sospesa con provvedimento del giudice istruttore emesso nel giudizio di opposizione promosso dal condomino contro la delibera stessa. Cass. 17 febbraio 1971, n. 397.

 

Il notaio che avendo compiuto, ricevuto o autenticato un atto (nella specie, di compravendita di un motopeschereccio) soggetto a registrazione, vi provveda a norma dell’art. 10 del D.P.R. del 26 ottobre 1972, n. 634 (ora D.P.R. del 4 ottobre 1986, n. 131), restando tenuto, in solido con le parti contraenti, al pagamento della relativa imposta principale (art. 55, D.P.R. del 26 ottobre 1972, n. 63, e 57 del D.P.R. del 26 aprile 1986, n. 131) nella misura che è liquidata dall’Ufficio del registro all’atto della registrazione (ai sensi degli artt. 40 del D.P.R. n. 634/1972 e 42 del D.P.R. 131/1986), subentra, per le somme pagate, in tutte le ragioni, azioni e privilegi spettanti all’amministrazione finanziaria nei confronti dei contraenti (artt. 56, D.P.R. n. 634/1972 e 58, D.P.R. n. 131/1986), senza che a questi ultimi sia consentito proporre opposizione al decreto ingiuntivo richiesto nei loro confronti dal notaio per eccepire che le imposte pagate non erano dovute o erano dovute in misura minore. (art. 58, D.P.R. n. 131/1986). Cass. 19 marzo 1994, n. 2644.

 

 

  1. Pericolo nel ritardo.

Il giudice deve concedere la provvisoria esecuzione del decreto di ingiunzione emesso in base a cambiale, mentre ha il potere discrezionale di concederla o meno quando vi sia pericolo di grave pregiudizio nel ritardo e l’istanza non è fondata sui titoli, di cui al primo comma dell’art. 642 c.p.c. La provvisoria esecuzione non deve essere contenuta in una formale declaratoria, essendo sufficiente che essa risulti dall’interpretazione del decreto d’ingiunzione. Cass. 14 febbraio 1964, n. 332.

 

 

  1. Esenzione dal termine di cui all’art. 482.

In base al coordinamento dei vari commi dell’art. 642 c.p.c., la facoltà di autorizzare l’esecuzione del decreto ingiuntivo senza l’osservanza del termine di cui all’art. 482 dello stesso codice è connessa alla concessione della provvisoria esecuzione del decreto medesimo e, quindi, riservata allo stesso giudice della ingiunzione, senza alcun riferimento alla competenza per la successiva esecuzione forzata. Cass. 2 dicembre 1986, n. 7118.

 

La disposizione dell’art. 63 disp. att. c.c., in tema di ingiunzione per contributi condominiali, per la quale «per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dalla assemblea, l’amministratore può ottenere decreto d’ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione», riguarda, propriamente e soltanto, la provvisoria esecuzione di cui alla previsione dell’art. 642, comma primo, c.p.c., mentre l’autorizzazione all’inizio dell’esecuzione senza l’osservanza del termine ex art. 482 stesso codice, deve essere - come per l’ingiunzione in generale a norma dell’art. 642, ultimo comma, c.p.c. - appositamente concessa dal giudice che emette il decreto. Cass. 22 febbraio 1979, n. 1161.

 

 

  1. Efficacia.

Il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo ex art. 642 c.p.c. costituisce titolo perfettamente valido per l’esecuzione forzata. In tal caso è sufficiente che l’atto di precetto, successivamente notificato al debitore, contenga la data di notificazione del titolo esecutivo e gli estremi di essa. Non è invece applicabile nella specie la disposizione contenuta nel secondo comma dell’art. 654 c.p.c., secondo cui è necessario che nel precetto si faccia menzione del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e dell’apposizione della formula esecutiva, in quanto tale norma è dettata per l’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo diventi esecutivo dopo la sua emanazione, per essere stata rigettata l’opposizione all’ingiunzione o per essersi estinto il relativo giudizio. Cass. 28 aprile 1975, n. 1656.

 

La vis actractiva della procedura fallimentare si estende ai giudizi pendenti all’atto della dichiarazione di fallimento, per cui si verifica una ipotesi di improcedibilità del giudizio in sede ordinaria ancorché trattisi di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto contro il debitore prima della dichiarazione del suo fallimento; ma ciò non toglie che il decreto ingiuntivo opposto, munito di clausola di provvisoria esecuzione, rimanga valido come titolo esecutivo e che la procedura esecutiva possa successivamente essere iniziata o riattivata contro il debitore ritornato in bonis, ove il credito, ancorché ammesso al passivo, non sia stato soddisfatto in sede fallimentare. Cass. 6 ottobre 1962, n. 2841.

 

 

  1. Problemi di costituzionalità.

Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, proposta «in via subordinata» del combinato disposto degli artt. 642, 655 e 649 c.p.c., nella parte in cui consente al creditore, sulla base di un provvedimento esecutivo emesso inaudita altera parte, di iscrivere, sui beni dell’ingiunto, ipoteca giudiziale, la cui disciplina preclude - dopo l’iscrizione - «ogni intervento interinale sulla sua efficacia», facendo permanere gli effetti pregiudizievoli a carico del debitore anche nel caso in cui questo, a contraddittorio instaurato, abbia fornito gravi elementi di fondatezza della sua opposizione. L’ordinanza di rimessione infatti non denuncia - come avrebbe dovuto - l’art. 2884 c.c. secondo cui l’ipoteca giudiziale può essere cancellata solo a seguito di un giudicato o di altro provvedimento definitivo. Corte cost. 15 maggio 2001, n. 134.

Per l’imposta di registro v. Giurisprudenza sub art. 641, § 4.



 
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