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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 643 cod. proc. civile: Notificazione del decreto

L’originale del ricorso e del decreto rimane depositato in cancelleria.

Il ricorso e il decreto sono notificati per copia autentica a norma degli articoli 137 e seguenti.

La notificazione determina la pendenza della lite.


Giurisprudenza annotata

Notificazione del decreto.

 

 

  1. Destinatario ed aspetti procedurali; 2. Effetti; 2.1. Prevenzione; 2.2. Esonero da nuova notifica del titolo per procedere all’esecuzione; 2.3. Interruzione della prescrizione; 2.4. Irrilevanza della successione nel processo; 2.5. Altri effetti; 3. Destinatari e vizi di notifica; 4. Regolamento di giurisdizione e competenza.

 

 

  1. Destinatario ed aspetti procedurali.

La domanda giudiziale contenuta nel ricorso per decreto ingiuntivo contro un soggetto determinato e la notificazione allo stesso del decreto ingiuntivo investono il destinatario della notificazione della qualità di parte tenuta ad effettuare le prestazioni indicate nel decreto stesso e, nel caso di decreto provvisoriamente esecutivo, di parte nei confronti della quale può essere sperimentata l’azione esecutiva per la realizzazione della condanna. Cass. 19 ottobre 2006, n. 22489.

 

In relazione alla previsione del secondo comma dell’art. 643 c.p.c., in base alla quale il ricorso ed il decreto ingiuntivo sono notificati per copia autentica al debitore ingiunto, l’assenza nell’autenticazione, effettuata dal cancelliere e risultante sulla copia notificata, della indicazione della data di esecuzione dell’autenticazione stessa, si traduce in una semplice irregolarità, inidonea a rendere nullo detto atto e gli atti successivi (ivi compresa la notificazione) ed in particolare a rendere privo di effetti ai sensi dell’art. 644 il decreto ingiuntivo, poiché elemento essenziale dell’autenticazione è l’attestazione della sua conformità all’originale e la mancata indicazione della data non incide su di essa, con la conseguenza che, in difetto di previsione espressa della nullità per tale omissione (non stabilita neppure dall’art. 14 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, che nel secondo comma, disciplinando l’autenticazione di copie, prescrive, fra l’altro, l’indicazione della data del rilascio dell’autenticazione stessa, senza comminare alcuna sanzione di nullità per il mancato rispetto di tale prescrizione), deve escludersi che la nullità, non pronunciabile ai sensi del primo comma dell’art. 156 c.p.c. appunto perché non comminata dalla legge, possa dichiararsi ai sensi del secondo comma di tale norma, cioè per la mancanza nell’atto dei requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo. Cass. 8 giugno 1999, n. 5628.

 

La mancata indicazione, nella copia del decreto ingiuntivo notificata al debitore, della sottoscrizione del giudice che lo ha emesso integra un vizio formale sanabile per effetto dell’opposizione del debitore medesimo. Cass. 16 ottobre 1978, n. 4637.

 

Mancando specifiche norme che determinano i requisiti essenziali del decreto ingiuntivo e della relativa notifica debbono ritenersi applicabili, per quanto riguarda l’indicazione dell’ingiunto e la notificazione, le norme riguardanti la citazione cui, a seguito dell’opposizione, va equiparata la ingiunzione, per il suo contenuto di atto contenente l’enunciazione della pretesa creditoria. Cass. 14 aprile 1970, n. 1020; conforme Cass., 15 luglio 1968, n. 2537.

 

 

  1. Effetti.

 

 

2.1. Prevenzione.

Nel caso in cui la parte nei cui confronti è stata chiesta l’emissione di decreto ingiuntivo abbia proposto domanda di accertamento negativo del credito davanti ad un diverso giudice prima che il ricorso ed il decreto ingiuntivo le siano stati notificati, se, in virtù del rapporto di continenza tra le due cause, quella di accertamento negativo si presti ad essere riunita a quella di opposizione, la continenza deve operare in questo senso, retroagendo gli effetti della pendenza della controversia introdotta con la domanda di ingiunzione al momento del deposito del relativo ricorso, sempre che la domanda monitoria sia stata formulata davanti a giudice che, alla data della presentazione, era competente a conoscerla. (Con l’affermazione di tale principio le Sezioni Unite hanno risolto il contrasto formatosi in seno alle sezioni semplici in ordine alla determinazione della prevenzione, rilevante ai fini della continenza, tra la domanda di condanna introdotta con il ricorso per decreto ingiuntivo davanti ad un determinato giudice, comunque competente, e quella, proposta successivamente al deposito del ricorso monitorio ma anteriormente alla sua notificazione, di accertamento negativo dello stesso credito dinanzi ad altro giudice). Cass., Sez. Un., 1° ottobre 2007, n. 20596.

 

Contra: Qualora alla data di notificazione di un decreto ingiuntivo sia pendente, davanti ad altro giudice, una diversa domanda la cui “causa petendi” sia (in tutto o in parte) identica a quella della domanda proposta nel procedimento monitorio, e nel cui “petitum” sia contenuto quello della domanda monitoria, il giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo è tenuto, con pronuncia esaustiva della sua competenza funzionale, a dichiarare la propria incompetenza, la nullità del decreto ingiuntivo e a rimettere la causa al primo giudice. Cass. 15 febbraio 2001, n. 2214.

 

Qualora tra due cause vi sia un rapporto di continenza, per individuare il giudice competente non occorre stabilire quale sia la causa contenente e quale quella contenuta, poiché il criterio da seguire è solo quello della prevenzione, sempre che il giudice preventivamente adito sia competente per la causa successivamente proposta. Pertanto, il giudice al quale è proposta l’eccezione di continenza deve prima accertare quale sia la causa preventivamente adita (ponendo a raffronto, se una delle cause sia di opposizione a decreto ingiuntivo, la data di notificazione del ricorso e del decreto, atteso che questa determina la pendenza della lite), e poi verificare se il giudice preventivamente adito sia competente, per valore, materia e territorio, anche in relazione alla causa proposta successivamente (v. anche. Cass. 29 ottobre 1998, n. 10784; Cass. 28 aprile 1981, n. 2588; Cass. 8 gennaio 1980, n. 121; Cass. 11 gennaio 1978, n. 94; Cass. 26 febbraio 1965, n. 314). Cass. 14 luglio 2011 n. 15532; conforme Cass. 3 ottobre 2007, n. 20759.

  1. anche Giurisprudenza sub art. 645, § 2.4.

 

 

2.2. Esonero da nuova notifica del titolo per procedere all’esecuzione.

Il creditore che promuove l’esecuzione forzata avvalendosi di un decreto ingiuntivo può limitarsi alla sola menzione nell’atto di precetto del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà del decreto e dell’avvenuta apposizione della formula esecutiva, poiché tale menzione sostituisce la formalità della nuova notificazione ed integra la precedente notificazione del titolo, se questo, al momento della sua notificazione ai sensi dell’art. 643 c.p.c., non aveva ancora carattere di titolo esecutivo. Cass. 16 gennaio 2007, n. 839; conforme Cass. 5 giugno 2000, n. 7454; Cass. 26 settembre 2000, n. 12766; Cass. 6 ottobre 1998, n. 9901.

  1. anche Giurisprudenza art. 654, § 2.

 

 

2.3. Interruzione della prescrizione.

Sia con la notifica del ricorso e del relativo decreto ingiuntivo, sia con la comparsa di risposta all’opposizione, l’opposto esercita una azione di condanna idonea ad interrompere la prescrizione ex art. 2943 primo e secondo comma c.c.; tale interruzione ha effetti permanenti (e non meramente istantanei) ex art. 2945, secondo comma, c.c., fino alla sentenza che decide il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo ovvero fino a quando quest’ultimo sia divenuto non più impugnabile ed abbia quindi acquistato autorità ed efficacia di cosa giudicata sostanziale al pari di una sentenza di condanna. Dal momento del passaggio in giudicato della sentenza che decide sull’opposizione ovvero del decreto decorrerà poi l’ulteriore termine di prescrizione previsto dall’art. 2953 c.c. Cass. 14 luglio 2004, n. 13081.

 

Nel procedimento monitorio la competenza del giudice va riscontrata con riferimento alla data del deposito del ricorso introduttivo, anche ai fini della norma transitoria di cui all’art. 43 della legge 21 novembre 1991, n. 374, essendo soltanto eventuale la fase dell’opposizione. Né a diversa conclusione può indurre la norma dell’art. 643 c.p.c. secondo cui è con riferimento alla data di notificazione del ricorso e del decreto ingiuntivo che va stabilita la pendenza della lite, poiché con tale norma il legislatore ha inteso solo «fare riferimento alla costituzione del contraddittorio ed agli effetti sostanziali e processuali (dall’interruzione della prescrizione alla prevenzione) nell’eventualità dell’opposizione, ma non ha inteso privare d’efficacia gli atti già venuti in essere nella fase introduttiva». Pertanto, in applicazione dell’art. 5 c.p.c. che nella formulazione novellata, esclude la rilevanza dei mutamenti della legge successivi alla proposizione della domanda, qualora il decreto ingiuntivo proposto davanti al conciliatore sia stato depositato anteriormente al 1° maggio 1995 (data di entrata in vigore della legge n. 374 del 1991), la causa deve considerarsi pendente, a tale data, davanti al conciliatore, che deve pertanto provvedere sulla stessa a norma della disposizione transitoria sopra citata. Cass. 27 luglio 1999, n. 8118.

 

Nel caso del decreto ingiuntivo, l’effetto interruttivo della prescrizione viene determinato dalla notificazione del provvedimento emesso a seguito del ricorso, e non dalla proposizione del ricorso stesso, né dalla emanazione del provvedimento da parte del giudice. l’interruzione della prescrizione presuppone, infatti, che l’interessato alla prescrizione del diritto venga a conoscenza dell’atto iniziale del procedimento, il che si verifica solo a seguito della notificazione di copia autentica del ricorso e del decreto, notificazione che determina la pendenza della lite a norma dell’art. 643 c.p.c. Cass. 17 agosto 1973, n. 2356.

 

 

2.4. Irrilevanza della successione nel processo.

Ai fini dell’applicazione dell’art. 111 c.p.c., che disciplina la successione a titolo particolare nel diritto controverso, il trasferimento di tale diritto deve avvenire nel corso del processo, cioè dopo il compimento dell’atto costitutivo di questo, coincidente con la notifica della citazione, che ne determina la pendenza. Detta norma, pertanto, trova applicazione anche nel caso di procedimento d’ingiunzione, allorquando il trasferimento del diritto controverso avvenga dopo la notifica del decreto ingiuntivo la quale, ai sensi dell’art. 643 c.p.c., determina il prodursi di tutti gli effetti sostanziali e processuali propri della domanda giudiziale proposta in via ordinaria e, quindi, l’esistenza di una lite nella pienezza dei suoi effetti, a nulla rilevando che l’instaurazione del contraddittorio sia puramente eventuale, cioè dipenda dalla proposizione dell’opposizione. Cass. 7 aprile 1987, n. 3341.

 

 

2.5. Altri effetti.

Alla stregua dell’art. 643, terzo comma, c.p.c., la pendenza della lite, nei procedimenti di ingiunzione di cui agli artt. 633 e seguenti dello stesso codice di rito, è determinata dalla notificazione all’intimato del ricorso introduttivo e del decreto che lo accoglie. Ne consegue che, in caso di omissione di tale notificazione ascrivibile esclusivamente a fatto del difensore, non è ravvisabile l’inizio di un giudizio, e, pertanto, non è operativa la norma dell’art. 3 del d.m. n. 392 del 1990, relativa alle tariffe forensi. Cass. 6 febbraio 1999, n. 1059.

 

Nelle ipotesi previste dall’art. 1901 c.c., l’istanza di decreto ingiuntivo, proposta dall’assicuratore contro l’assicurato per il pagamento del premio o della rata scaduti, nonché il decreto relativo, non sono atti idonei ad impedire la risoluzione del contratto di assicurazione, qualora non siano notificati all’assicurato entro i sei mesi dal giorno in cui il premio o la rata sono scaduti. Cass. 3 giugno 1976, n. 1990.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo gli interessi sulla somma liquidata dalla sentenza, definitiva del giudizio, decorrono dalla data di notificazione del decreto alla parte cui è ingiunto il pagamento e non dalla data del ricorso. Cass. 26 giugno 1971, n 2030.

 

 

  1. Destinatari e vizi di notifica.

L’opposizione a decreto ingiuntivo nullo perché emesso nei confronti di società estinta per incorporazione, proposta dalla società incorporante, subentrata per successione a titolo universale nei rapporti ad essa relativi, ha, in considerazione dell’identità di ratio, la stessa efficacia sanante della costituzione in giudizio della società risultante dalla fusione quanto alla nullità, per inesistenza del soggetto, ai sensi dell’art. 164 c.p.c., in relazione al precedente art. 163 stesso codice, della citazione per il giudizio di primo o secondo grado notificata alla società incorporata posteriormente alla fusione stessa. Cass. lav., 31 maggio 2006, n. 13001.

 

Notificazione del decreto ingiuntivo effettuata a società estinta - Proposizione del giudizio di opposizione. Nel giudizio di cognizione instaurato da parte della persona fisica destinataria della notificazione nella qualità di legale rappresentante della società estinta con opposizione a decreto ingiuntivo, nel quale, ai fini della costituzione di un regolare contraddittorio, assume effettiva e sostanziale rilevanza la notifica dell’atto di opposizione, l’asserito vizio di notificazione del decreto ingiuntivo opposto, dedotto dal debitore ingiunto, non rileva sull’accertamento del credito azionato, se non limitatamente alla revoca dell’opposto decreto. Cass. lav., 12 aprile 2002, n. 5317.

 

Le notificazioni degli atti agli Enti Pubblici per i quali non operi la rappresentanza dell’Avvocatura dello Stato devono effettuarsi, a norma dell’art. 145 c.p.c., presso la sede legale. Pertanto, è nulla la notifica di un decreto ingiuntivo emesso nei confronti della USL n. 58 di Palermo effettuata presso l’ufficio delle gestioni stralcio, trattandosi di ufficio distaccato e periferico, privo di autonomia e soggettività distinte, a nulla rilevando che gli organi preposti a detto ufficio siano muniti del potere di rappresentanza processuale nei limiti delle loro attribuzioni. Cass. 25 novembre 1995, n. 12215.

 

Poiché alla notifica del decreto ingiuntivo, la quale produce gli stessi effetti sostanziali e processuali della domanda giudiziale e fa scattare la decorrenza del termine per l’opposizione, sono applicabili le norme riguardanti la notifica della citazione, il decreto ingiuntivo emesso nei confronti dell’Amministrazione dello Stato deve essere a questa notificato presso l’Avvocatura dello Stato, ai sensi degli artt. 144 c.p.c. ed 11, R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611. La invalidità della notifica del detto decreto, ove eseguita direttamente all’Amministrazione, ne rende ammissibile l’opposizione tardiva, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., sempre che dall’amministrazione sia fornita la prova del nesso di causalità tra quella nullità e la sua mancata conoscenza del decreto oggetto della notificazione (deducendosi altresì i motivi che si sarebbero potuti fare valere con l’opposizione ordinaria). Cass. 14 maggio 1990, n. 4143.

 

Il curatore speciale del minore, il quale, nominato ai sensi dell’art. 320, ultimo comma, c.c., in relazione ad un affare che comporti conflitto di interessi con il genitore esercente la potestà, stipuli un contratto in nome e per conto del minore medesimo, previo conseguimento della prescritta autorizzazione, ha anche la rappresentanza processuale del minore, in ordine alle controversie inerenti a detto contratto. Pertanto, ove quest’ultimo implichi la assunzione di obbligazione fideiussoria a garanzia di debito del genitore, deve ritenersi ritualmente notificato al suddetto curatore il decreto ingiuntivo, richiesto ed ottenuto dal creditore per far valere tale fideiussione, e deve conseguentemente negarsi che il minore, divenuto esecutivo il provvedimento monitorio per mancata opposizione, possa porre in discussione la condanna resa a suo carico. Cass. 18 febbraio 1985, n. 1357.

 

Nei confronti delle persone, la cui capacità deve essere integrata a termini degli artt. 394 e 424 c.c. e che conseguentemente possono stare in giudizio - a norma dell’art. 75 c.p.c. - con la necessaria assistenza del curatore, il procedimento di notificazione assume carattere complesso, e può ritenersi perfezionato solo quando l’atto sia portato a conoscenza tanto della parte quanto del curatore, per mettere quest’ultimo in grado di svolgere la sua funzione di assistenza. Pertanto, qualora il decreto ingiuntivo a carico dell’inabilitato o del minore emancipato, ancorché di diritto per effetto di matrimonio, non venga notificato pure al curatore, si verifica non mera nullità di detta notificazione, deducibile solo in sede di opposizione, ma giuridica inesistenza della medesima, la quale implica l’inefficacia del decreto, ai sensi dell’art. 644 c.p.c. Cass. 25 marzo 2011 n. 6985; conforme Cass. 30 gennaio 1980, n. 701.

 

Le nullità della notificazione del decreto ingiuntivo hanno rilevanza soltanto quali condizioni di ammissibilità della opposizione tardiva, e pertanto l’intimato non può farle valere né con l’opposizione all’esecuzione, di cui all’art. 615 c.p.c., né con l’opposizione agli atti esecutivi, di cui all’art. 617 c.p.c. Cass. 17 luglio 1979, n. 4201.

 

La nullità della notificazione del decreto ingiuntivo dipendente dalla incompetenza funzionale dell’Ufficiale giudiziario che l’ha eseguita può essere sanata, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., dalla opposizione al decreto ma non dalla opposizione al precetto intimato in base al decreto ingiuntivo irregolarmente notificato e non opposto. Cass. 16 maggio 1994, n. 4751.

 

È nulla e non inesistente la notificazione di un decreto ingiuntivo eseguita in Italia, nelle forme di cui all’art. 141 c.p.c., pur mancando ivi un’elezione di domicilio, a persona non avente domicilio, residenza o dimora nello Stato. La nullità peraltro può ritenersi sanata (art. 156 c.p.c.) ove il destinatario della notificazione dell’atto abbia proposto contro quest’ultimo una rituale e tempestiva impugnazione. Il divieto, posto dall’art. 633 c.p.c., di emettere il decreto ingiuntivo nel caso in cui questo debba essere notificato fuori del territorio dello Stato, concerne una causa di inammissibilità del procedimento speciale monitorio, ma non priva il giudice del potere di conoscere della controversia cui il decreto si riferisce. pertanto, siffatta inammissibilità, rilevabile con l’atto di opposizione ai soli fini del regolamento delle spese processuali relative della fase monitoria, non impedisce la prosecuzione del giudizio istaurato con l’opposizione, sino alla pronunzia di merito. invero l’opposizione a decreto ingiuntivo da luogo ad un normale ed autonomo giudizio di cognizione che si svolge secondo il rito ordinario nel contraddittorio delle parti, con la conseguenza che il giudice dell’opposizione è investito del potere-dovere di giudicare sulla pretesa fatta valere con la ingiunzione e sulle eccezioni contro di essa proposte, ancorché il decreto sia stato emesso fuori dei casi previsti dalla legge, salvo che, per difetto di competenza dell’organo che ha emesso la ingiunzione, o per difetto di altri presupposti processuali, manchi la possibilità di emettere una decisione di merito nei confronti delle parti (v. però Giurisprudenza sub art. 633, § 4). Cass., 6 marzo 1976, n. 757.

 

Poiché i vizi della notificazione possono essere sanati con effetto ex tunc dalla costituzione del destinatario dell’atto, l’eventuale nullità della notificazione di un decreto ingiuntivo è sanata ex tunc in virtù dell’opposizione dell’ingiunto. Pertanto, in questa ipotesi il decreto ingiuntivo si presenta come pienamente idoneo a produrre gli effetti ad esso connessi e non sussiste alcun diritto quesito dell’ingiunto a sentirne dichiarare l’inefficacia. Cass. 26 giugno 1971, n. 2028.

La disposizione contenuta nel capoverso dell’art. 477, c.p.c. - a norma della quale la notificazione del titolo esecutivo emesso contro il defunto può farsi agli eredi collettivamente ed impersonalmente nell’ultimo domicilio del defunto, purché non sia trascorso un anno dalla morte del de cuius - è applicabile anche nel caso in cui il titolo esecutivo sia costituito da un decreto ingiuntivo. per la stessa disposizione normativa, anche la notificazione del precetto, e non solo quella del titolo esecutivo, può essere fatta collettivamente ed impersonalmente agli eredi del defunto, nell’ultimo domicilio di quest’ultimo, purché entro l’anno dalla sua morte. Cass. 31 marzo 1967, n. 740.

  1. anche Giurisprudenza sub art. 641, § 5 (per ipotesi morte debitore e/o creditore).

 

 

  1. Regolamento di giurisdizione e competenza.

L’istanza di regolamento di competenza non è proponibile nei riguardi di decreto ingiuntivo nel quale non è configurabile una definitiva decisione sulla competenza in contraddittorio delle parti. Cass. 24 febbraio 1992, n. 2261; Cass. 18 gennaio 1988, n. 333.

 

Nel procedimento monitorio la competenza del Giudice va riscontrata con riferimento alla data del deposito del ricorso introduttivo, essendo soltanto eventuale la fase dell’opposizione, né a diversa conclusione può indurre la lettera dell’art. 643 comma 3 c.p.c. secondo cui è con riguardo alla data di notificazione del ricorso e del decreto ingiuntivo che va stabilita la pendenza della lite, poiché con tale ultima norma il legislatore ha inteso solo fare riferimento alla costituzione del contraddittorio ed agli effetti sostanziali e processuali (dall’interruzione della prescrizione alla prevenzione) nella eventualità dell’opposizione, ma non ha inteso privare di efficacia gli atti già venuti in essere nella fase introduttiva.

Tribunale Napoli Nord  05 giugno 2014

 

È inammissibile, in sede di regolamento di giurisdizione, il motivo concernente la regolarità o meno della notificazione di un decreto ingiuntivo. Cass., Sez. Un., 17 luglio 1963, n. 1961.



 
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