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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 649 cod. proc. civile: Sospensione dell’esecuzione provvisoria

Il giudice istruttore, su istanza dell’opponente, quando ricorrono gravi motivi, può, con ordinanza non impugnabile, sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto concesso a norma dell’articolo 642.


Giurisprudenza annotata

Sospensione dell’esecuzione provvisoria.

 

 

  1. Generalità; 2. Effetti; 2.1. Effetti sull’esecuzione in corso; 3. Non impugnabilità; 4. Profili di costituzionalità.

 

 

  1. Generalità.

L’ordinanza di sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo a norma dell’ex art. 649 c.p.c., come la pronuncia di rigetto dell’istanza di revoca dell’ordinanza di sospensione, non è, ex se, censurabile mediante ricorso per cassazione non avendo un contenuto decisorio, senza che la mancanza di motivazione circa la sussistenza dei gravi motivi giustificanti la sospensione dell’esecuzione possa costituire irregolarità tale da rendere il provvedimento abnorme, e come tale impugnabile per cassazione. La disposizione dell’art. 649 c.p.c. concernente la facoltà di disporre la sospensione dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo trova applicazione anche nel caso di decreto immediatamente esecutivo ottenuto ai sensi dell’art. 63 disp. att. c.c. per la riscossione dei contributi condominiali, e ciò indipendentemente dal fatto che la deliberazione dell’assemblea del condominio di approvazione dello stato di ripartizione dei contributi, sia stata o meno impugnata nei modi di legge. Cass. 4 giugno 1991, n. 6326.

 

 

  1. Effetti.

In tema di sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 649 c.p.c., la natura di cautela in senso lato di tale provvedimento consente di applicare la normativa sul cosiddetto procedimento cautelare uniforme e, pertanto, l’art. 669-sexies c.p.c., nella parte in cui permette l’adozione di provvedimenti prima dell’instaurazione del contraddittorio sull’istanza cautelare stessa, salva loro conferma o modifica o revoca a contraddittorio pieno. Cass. 13 marzo 2012, n. 3979.

 

L’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo disposta ai sensi dell’art. 642 c.p.c. può essere oggetto di sospensione e non di revoca, e unico funzionalmente competente a emanare il relativo provvedimento a mente dell’art. 649 c.p.c. è il giudice istruttore della causa di opposizione. Cass. 7 maggio 2002, n. 6546.

 

L’ordinanza con la quale, in pendenza del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, venga revocata (anziché sospesa a termini dell’art. 649 c.p.c.) la provvisoria esecuzione del decreto, non è impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., giacché il provvedimento riveste carattere di interinalità, inidoneo come tale a pregiudicare la pronuncia di merito. Cass. 1° settembre 1997, n. 8330; conforme Cass. 5 agosto 1997, n. 7211; Cass. 14 luglio 1995, n. 548.

 

Iniziata esecuzione forzata in base a decreto ingiuntivo dichiarato provvisoriamente esecutivo, il sopravvenire, dopo l’emanazione del decreto ingiuntivo, di un fatto estintivo od impeditivo del credito può essere dedotto dall’ingiunto, assoggettato all’esecuzione, soltanto nel processo di opposizione all’ingiunzione, qualora la opposizione sia stata proposta, con la possibilità di ottenere la sospensione della provvisoria esecuzione ai sensi dell’art. 649 c.p.c., e non anche in sede esecutiva con l’opposizione ex art. 615 c.p.c. Cass. 22 maggio 1980, n. 3386.

 

La sospensione della provvisoria esecuzione, accordata ad un decreto ingiuntivo, opera, a differenza della revoca, ex nunc e non determina l’inefficacia degli atti esecutivi anteriormente compiuti. Ciò non importa la reiezione per infondatezza dell’opposizione all’esecuzione che sia stata proposta, la quale deve ritenersi almeno parzialmente fondata. Cass. 6 febbraio 1969, n. 404.

 

 

2.1. Effetti sull’esecuzione in corso.

In tema di rapporti tra giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ed esecuzione, qualora, sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto in base alla quale era stata iniziata l’azione esecutiva, il giudizio di primo grado si concluda con il rigetto dell’opposizione, cessano gli effetti della sospensione disposta dal giudice della cognizione e, perciò, della sospensione dell’esecuzione nel frattempo disposta dal G.E., in quanto il decreto ingiuntivo riprende forza di titolo esecutivo, con il consequenziale effetto della possibile riassunzione del procedimento esecutivo precedentemente sospeso. Lo stesso principio si applica se il successivo giudizio di appello, durante il quale sia stata disposta la sospensione della sentenza di rigetto dell’opposizione avverso il decreto ingiuntivo, con conseguente nuova sospensione del processo esecutivo, si sia concluso con il rigetto dell’appello, poiché, anche in questo caso, ai fini della riassunzione del processo esecutivo sospeso, non è necessario attendere il passaggio in giudicato della sentenza di rigetto dell’opposizione contro il decreto ingiuntivo. Cass. 3 settembre 2007, n. 18539.

 

La sospensione dell’esecutorietà del decreto ingiuntivo, disposta dal giudice dell’opposizione, determina la sospensione della esecuzione forzata promossa in base a quel titolo, concretando l’ipotesi di sospensione della esecuzione ordinata dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo di cui all’art. 623 c.p.c., ed impedisce, quindi, che atti esecutivi anteriormente compiuti, dei quali resta impregiudicata la validità ed efficacia, possano essere assunti a presupposto di altri atti, in vista della prosecuzione del processo di esecuzione. Tale effetto del provvedimento di sospensione può essere rappresentato al giudice della esecuzione nelle forme previste dall’art. 486 c.p.c. e senza necessità di opposizione alla esecuzione da parte del debitore, il quale ha peraltro la facoltà di contestare la validità degli atti di esecuzione compiuti dopo (e nonostante) la sospensione del processo esecutivo con il rimedio della opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), tendente ad una pronuncia che rimuova l’atto in ragione del tempo in cui è stato adottato. (In applicazione del suindicato principio la S.C. ha affermato avere il giudice di merito correttamente ritenuto esperibile non già la sospensione ex art. 649 c.p.c. bensì il rimedio dell’opposizione formale ex art. 617 dello stesso codice, per far valere l’invalidità dell’ordinanza di vendita del compendio pignorato emessa in violazione dell’art. 626 c.p.c., il quale vieta il compimento di atti di esecuzione quando il procedimento di espropriazione forzata è sospeso per effetto di statuizione dello stesso giudice dell’esecuzione ovvero di altro giudice innanzi al quale il titolo esecutivo è stato impugnato). Cass. 16 gennaio 2006, n. 709.

 

Nel caso di coesistenza del processo esecutivo promosso sulla base di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, del giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo e del giudizio d’opposizione all’esecuzione, nel momento in cui il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo ha sospeso la provvisoria esecuzione del decreto si concretizza l’ipotesi della sospensione dell’esecuzione disposta dal giudice dinanzi al quale è impugnato il titolo esecutivo, a norma dell’art. 623, seconda ipotesi, c.p.c., con conseguente impedimento della prosecuzione del processo esecutivo, che non può essere riattivato fino a che, in dipendenza del giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo, il titolo non abbia riacquistato con il rigetto dell’opposizione la sua efficacia esecutiva a norma dell’art. 653 c.p.c. (nel caso di specie la S.C. ha rigettato l’impugnazione avverso la sentenza d’appello che aveva accolto l’opposizione all’esecuzione per sopravvenuta inefficacia del titolo esecutivo, essendo stato nel frattempo sospesa l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo opposto). Cass. 12 gennaio 1999, n. 261.

 

La sospensione dell’esecutorietà del decreto ingiuntivo, disposta dal giudice dell’opposizione, determina la sospensione della esecuzione forzata promossa in base a quel titolo, concretando l’ipotesi di sospensione della esecuzione ordinata dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo di cui all’art. 623 c.p.c., ed impedisce, quindi, che atti esecutivi anteriormente compiuti, dei quali resta impregiudicata la validità ed efficacia, possano essere assunti a presupposto di altri atti, in vista della prosecuzione del processo di esecuzione. Tale effetto del provvedimento di sospensione può essere rappresentato al giudice della esecuzione, nelle forme previste dall’art. 486 c.p.c. e senza necessità di opposizione alla esecuzione, da parte del debitore, il quale, peraltro ha facoltà di contestare la validità degli atti di esecuzione compiuti dopo (e nonostante) la sospensione del processo esecutivo con il rimedio della opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), tendente ad una pronuncia che rimuova l’atto in ragione del tempo in cui è stato adottato. Cass. 16 ottobre 1992, n. 11342.

 

L’ordinanza che abbia revocato fuori udienza la provvisoria esecuzione di un titolo giudiziale, sottrae al medesimo l’efficacia esecutiva fin dal deposito di essa, essendo la comunicazione finalizzata al compimento di atti successivi; conseguentemente il creditore che ha intimato precetto al debitore per l’ adempimento, è soccombente, anche ai fini delle spese (art. 91 c.p.c.), nel giudizio di opposizione all’ esecuzione (art. 615 c.p.c.), da questi instaurato. Cass. 6 marzo 1998, n. 2487.

La sospensione dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo, che venga disposta, ai sensi dell’art. 649 c.p.c., dal giudice istruttore della causa d’opposizione, non integra «revoca» dell’efficacia di detto decreto quale titolo esecutivo, e, pertanto, in relazione al procedimento esecutivo intrapreso in forza del medesimo, non tocca la legittimità degli atti già compiuti, né determina ragione di improseguibilità, del processo esecutivo, che rimane soltanto sospeso (art. 623 c.p.c.). Cass. 3 maggio 1991, n. 4866.

 

 

  1. Non impugnabilità.

L’ordinanza, emessa in pendenza di opposizione a decreto ingiuntivo a norma dell’art. 649 c.p.c., con la quale venga sospesa la provvisoria esecuzione del decreto o venga negata la revoca della precedente ordinanza di sospensione, trattandosi di provvedimento privo di contenuto decisorio, in quanto destinato non è impugnabile per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. ad operare in via meramente temporanea, producendo effetti che si esauriscono con la sentenza che pronuncia sull’opposizione. Cass. 18 gennaio 2005, n. 905; conforme Cass. 4 settembre 2005, n. 17915; Cass. 25 febbraio 1995, n. 2173.

 

Iniziata l’esecuzione di un decreto ingiuntivo con clausola di provvisoria esecuzione, la spettanza del provvedimento di sospensione a norma dell’art. 649 c.p.c. al giudice della opposizione al decreto ingiuntivo stesso o invece al giudice della esecuzione costituisce una mera questione di rito e di ripartizione degli affari all’interno di un unico ufficio giudiziario e non comporta pertanto la decisione di questione di competenza, impugnabile con il necessario regolamento. Cass. lav., 9 dicembre 1992, n. 864.

 

 

  1. Profili di costituzionalità.

Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, proposta «in via principale», dell’art. 649 c.p.c., nella parte in cui non prevede che il giudice istruttore possa revocare ex tunc (oltre che sospendere ex nunc) la clausola, di provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo concessa inaudita altera parte ai sensi dell’art. 642 c.p.c. Il giudice, infatti, nel caso di specie aveva già disposto «nelle more della decisione della Corte costituzionale» la sospensione del decreto opposto consumando in tal modo il proprio potere di provvedere in via interinale sull’esecutività del titolo, il che rende irrilevante la questione proposta. Corte cost. 15 maggio 2001, n. 134.

 

Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 649, 630 e 623 del codice procedura civile, censurati, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui non prevedono, nell’ipotesi della sospensione dell’esecutività del titolo disposta dal giudice del merito, una causa di estinzione del processo esecutivo nel frattempo iniziato, ovvero, comunque, la (sopravvenuta) perdita di efficacia, sin dal suo inizio, del pignoramento connesso a tale processo, da dichiararsi dal giudice dell’esecuzione appositamente adito. Peraltro, il riferimento al solo art. 24, non correlato all’art. 3 della Costituzione, diventerebbe non pertinente, giacché la lamentata assenza della previsione legislativa di un effetto caducatorio interinale ex tunc del pignoramento, non attiene al piano processuale della difesa dei diritti, ma a quello della tutela accordata dall’ordinamento giuridico agli interessi sostanziali in controversia. Corte cost. 4 dicembre 2000, n. 546.

 

È manifestamente infondata, con riferimento agli artt. 3 e 24, comma 2, Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 649 c.p.c., nella parte in cui non prevede la revocabilità della clausola, in quanto la questione medesima, già decisa nel senso della non fondatezza, non è supportata da argomenti nuovi o diversi da quelli a suo tempo esaminati. Corte cost. 23 aprile 1998, n. 151.

 

Non è fondata, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale degli artt. 642 e 649 C.p.c., i quali consentono solo la sospensione e non la revoca della clausola di provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto, in quanto - a prescindere dalla non pertinenza alla fattispecie del tertium comparationis costituito dall’art. 186-ter c.p.c., non potendo l’ordinanza prevista da tale norma essere comparata ai provvedimenti che sospendono o concedono la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, attese le rilevanti differenze di natura e funzione; e, considerato che si è in presenza di un coerente sistema di bilanciamento dei contrapposti interessi dedotti in giudizio, che, a fronte di un titolo già formatosi all’esito del procedimento monitorio, prevede la possibilità di quiescenza della sua attitudine a far iniziare o a sostenere il processo esecutivo - assicurando alle parti strumenti di segno opposto ma di identica natura interinale, sia quanto a presupposti di concessione sia quanto a stabilità nel corso del processo, quali quelli contenuti negli artt. 648 e 649 c.p.c., il legislatore ha realizzato la «parità delle armi», che, a torto, è considerata lesa dai giudici a quibus, e che invece sarebbe compromessa proprio ove si consentisse l’invocata revocabilità della clausola. Corte cost. 17 giugno 1996, n. 200.

 



 
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