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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 65 cod. proc. civile: Custode

La conservazione e l’amministrazione dei beni pignorati o sequestrati sono affidate a un custode, quando la legge non dispone altrimenti (1).

Il compenso al custode è stabilito, con decreto, dal giudice dell’esecuzione nel caso di nomina fatta dall’ufficiale giudiziario e in ogni altro caso dal giudice che l’ha nominato.

 


Commento

Custode: è un organo ausiliario occasionale del giudice, deputato alla conservazione ed amministrazione dei beni da salvaguardare nel corso del processo e per questo sequestrati o pignorati. Il custode deve fare in modo che sia conservata la integrità fisica dei beni affidatigli nonché la loro utilità economica.

 

(1) In quanto anche incaricato della amministrazione dei beni custoditi, gli è attribuita la legittimazione processuale attiva e passiva, il che gli permette di esercitare azioni di conservazione e reintegrazione di quanto affidato alla sua cura; gli atti compiuti superando i limiti dell’incarico conferitogli sono ratificabili ex post dal giudice, essendo altrimenti fonte di sua responsabilità, analogamente a quanto previsto per il falsus procurator (c.c. 1388, 1398, 1399). Gli atti di amministrazione straordinaria devono essere singolarmente autorizzati dal giudice, ma possono essere compiuti direttamente dal custode, sotto la propria responsabilità, se indifferibili.

 


Giurisprudenza annotata

  1. Provvedimento di nomina del custode e relativa impugnabilità.

 

 

1.1. Non impugnabilità con ricorso straordinario per cassazione e con regolamento di competenza.

È inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. contro l’ordinanza con cui sia stato nominato un custode di beni sottoposti a sequestro giudiziario, trattandosi di un provvedimento privo del requisito della decisorietà, che non incide su diritti soggettivi, con efficacia di giudicato, ma esplica effetti solo sul piano processuale ed è, comunque, sempre revocabile e modificabile. Cass. 27 luglio 1996, n. 6812.

 

 

1.2. Possibile contestazione della competenza del giudice ad emettere il provvedimento.

I provvedimenti lato sensu amministrativi inerenti all’uso della cosa pignorata o sequestrata e, in generale, gli atti adottati dal giudice nell’esercizio del suo potere di direzione del processo esecutivo, privi di autonoma rilevanza come momento dell’azione esecutiva non sono impugnabili. Non è pertanto impugnabile il provvedimento con il quale detto giudice abbia respinto la richiesta del debitore di essere nominato custode e di usare l’autovettura sequestrata, salvo che si contesti la stessa competenza del giudice ad emetterlo. Cass. 30 maggio 1995, n. 6064.

 

 

1.3. Modificabilità del provvedimento per fatti sopravvenuti.

Nell’azione esecutiva individuale, iniziata o proseguita durante il fallimento del debitore, da un istituto di credito fondiario, secondo le disposizioni eccezionali di cui al R.D. n. 646 del 1905 - ancora vigenti alla data dell’entrata in vigore della legge 6 giugno 1991, n. 175 (abrogata soltanto a far data dall’1 gennaio 1994 dal t.u. di cui al D.P.R. 1° settembre 1993, n. 385, recante la revisione della normativa in tema di credito fondiario), il cui art. 17, anche per i prestiti concessi in base alla medesima legge, richiama la disciplina del procedimento esecutivo risultante dal succitato R.D. del 1905 - il potere di nominare o sostituire il custode dei beni pignorati spetta, non già al giudice delegato al fallimento, bensì a quello dell’esecuzione immobiliare, il quale, non è tenuto a conferire tale incarico al curatore del fallimento, consentendo la legge la coesistenza delle due procedure ed essendo, pertanto, quella individuale regolata dal codice di rito, per la parte non disciplinata dalle richiamate disposizioni speciali. Conseguentemente, resta fermo il provvedimento di nomina del custode, il quale, pur non impugnabile né revocabile (artt. 66 e 177 c.p.c.), è, tuttavia, suscettibile di modifiche per fatti sopravvenuti nel corso dell’esecuzione ai sensi dell’art. 487 dello stesso codice. Cass. 2 giugno 1994, n. 5352.

 

 

  1. Poteri e doveri del custode.

 

 

2.1. Contratti stipulati dal custode.

I contratti stipulati dal custode giudiziario, con o senza l’autorizzazione del giudice, non possono mai pregiudicare in nessun modo il diritto del proprietario a ricevere il bene nella condizione giuridica in cui è stato trasmesso dal suo diretto dante causa. Pertanto, la stipulazione di un contratto di colonia parziaria non è opponibile ai creditori, né all’aggiudicatario dell’immobile stesso, e l’affitto da parte del custode di un fondo rustico sottoposto al sequestro giudiziario, senza l’autorizzazione del giudice, non è viziato da nullità assoluta per violazione dell’art. 560 c.p.c. (richiamato dall’art. 676), bensì, essendo la misura cautelare finalizzata alla protezione degli interessi del sequestrante, da efficacia relativa (ed opponibilità del negozio). Conseguentemente, il vizio può esser fatto valere solo da chi ha provocato il provvedimento cautelare, e, successivamente, dall’assegnatario del bene, senza che a questi l’affittuario possa opporre la proroga legale del contratto. Cass. 17 ottobre 1994, n. 8462; conforme Cass. 16 febbraio 1983, n. 1175.

 

Il soggetto che assume la custodia dei beni mobili che l’esecutato rifiuti di asportare diviene non già custode ai sensi dell’art. 65 c.p.c. - e quindi ausiliario degli organi dell’esecuzione forzata - ma depositario delle anzidette cose mobili per conto del proprietario e, quindi, si tratta, in sostanza, di un rapporto di carattere obbligatorio che sorge tra il custode-depositario ed il proprietario dei beni mobili, rapporto che trova la sua fonte in un fatto idoneo a produrre obbligazioni in conformità all’ordinamento (ex art. 1173 c.c.) e dal quale discendono sia l’obbligo del depositario di custodire le cose e restituirle al proprietario, sia l’obbligo del depositante di apprestare la necessaria collaborazione anticipando le spese del deposito.

Tribunale Napoli  05 marzo 2014

 

 

2.2. Custode di beni sequestrati in sede civile o penale.

Il custode di beni ereditari sottoposti a sequestro giudiziario è legittimato a promuovere il giudizio per il pagamento del conguaglio dovuto dalla P.A. al de cuius in conseguenza della cessione volontaria di un fondo oggetto di procedura espropriativa. Cass. 22 maggio 2007, n. 11843.

 

Il custode di beni sottoposti a sequestro giudiziario, in quanto rappresentante di ufficio, nella sua qualità di ausiliario del giudice, di un patrimonio separato, costituente centro di imputazione di rapporti giuridici attivi e passivi, risponde direttamente degli atti compiuti in siffatta veste, quand'anche in esecuzione di provvedimenti del giudice ai sensi dell'art. 676 cod. proc. civ., e, pertanto, è legittimato a stare in giudizio, attivamente e passivamente, limitatamente alle azioni relative a tali rapporti, attinenti alla custodia ed amministrazione dei beni sequestrati. Cassa con rinvio, App. Roma, 22/10/2009.Cassazione civile sez. lav.  08 aprile 2013 n. 8483

 

 

2.3. Custode di beni pignorati.

Il custode sequestratario giudiziario va qualificato come ausiliario del giudice, da cui ripete l’investitura oltre ai poteri e sotto la cui direzione e controllo opera e può compiere tutti gli atti di ordinaria e, con l’autorizzazione del giudice, di straordinaria amministrazione; l’attribuzione a tale custode degli indicati poteri, in vista del perseguimento delle finalità proprie del suo ufficio, presuppone lo «spossessamento» anche del creditore pignoratizio, il cui diritto di prelazione, che rappresenta il contenuto del diritto di pegno, non può essere esercitato ove privo di oggetto, il che si verifica nell’ipotesi in cui il creditore pignoratizio perda il possesso della cosa, e fino a quando non lo riacquisti con l’esperimento delle apposite azioni recuperative (in via possessoria o petitoria). Pertanto, nell’ipotesi in cui i beni pignorati costituiscano oggetto di sequestro giudiziario è imprescindibile farsi luogo allo «spossessamento» del bene in capo al possessore o detentore, al fine della relativa attribuzione al custode sequestratario. Cass. 30 ottobre 2007, n. 22860.

 

 

  1. Compenso del custode.

 

 

3.1. Questioni di legittimità costituzionale.

È costituzionalmente illegittimo l’art. 146, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nella parte in cui non prevede che sono spese anticipate dall’erario le spese e gli onorari del curatore. Infatti, al curatore fallimentare va riconosciuta la qualifica di ausiliare della giustizia e non anche quella di ausiliare del giudice, in quanto benché egli sia nominato dal giudice e con lui collabori, tuttavia è un organo normale e necessario del procedimento fallimentare, mancando al suo incarico quella temporaneità ed occasionalità che sono proprie dell’incarico conferito all’ausiliare del giudice. Non è, quindi, possibile alcuna estensione al curatore, al fine della anticipazione delle spese e degli onorari in caso di fallimento chiuso per mancanza di attivo, delle disposizioni esistenti per gli ausiliari del giudice (art. 146 lett. c), D.P.R. n. 115 del 2002). D’altra parte, non può considerarsi conforme all’art. 3 Cost. il fatto che il curatore fallimentare sia l’unico soggetto che, in caso di fallimento privo di attivo, si trova a non essere retribuito per l’attività svolta ed è, quindi, discriminato rispetto a tutti gli altri soggetti che prestano la propria opera a favore della massa - stimatori, consulenti contabili e fiscali, notai, avvocati, ecc. - i quali vengono retribuiti con compensi posti a carico dell’erario. Corte cost. 28 aprile 2006, n. 174.

 

3.2. Momento di nascita del diritto al compenso.

In tema di custodia conseguente all’applicazione di sanzioni amministrative, il diritto del custode alla liquidazione e al pagamento delle somme dovutegli sorge solo dopo che sia divenuto inoppugnabile il provvedimento che dispone la confisca ovvero che sia stata disposta la restituzione delle cose sequestrate, e solo da tale momento inizia a decorrere il termine decennale di prescrizione. Cass. 4 luglio 2003, n. 10591.

 

3.3. Iniziativa per la liquidazione del compenso.

In tema di sequestro giudiziario, l’iniziativa della liquidazione del custode spetta in primo luogo a ciascuna delle parti, là dove si voglia che vengano subito determinate l’esistenza e l’entità della propria obbligazione, non costituendo ostacolo all’esperibilità di siffatta iniziativa la qualità di titolo esecutivo del relativo provvedimento (art. 53 disp. att. c.p.c.), capace perciò di contenere la condanna di chi lo ha provocato, atteso che una pronuncia del genere contra se può essere preferibile all’incertezza sul contenuto della predetta obbligazione e che l’istanza della parte può essere diretta a far dichiarare tenuto al pagamento l’avversario. Cass. 1° dicembre 2000, n. 15345.

 

 

3.4. Liquidazione del compenso e regime delle spese processuali.

Viola l’art. 91 c.p.c. la disposizione del giudice che pone parzialmente a carico della parte totalmente vittoriosa il compenso liquidato a favore del C.T.U. o del custode giudiziario perché neppure in parte essa deve sopportare le spese di causa, né rileva che siano state compensate tra le parti le spese giudiziali. Cass. 21 giugno 2010, n. 14925; conforme Cass. 16 marzo 2007, n. 6301; Cass. 18 marzo 2000, n. 3237.

 

 

3.5. Giudice competente.

La competenza a liquidare il compenso al custode di beni sottoposti a sequestro giudiziario appartiene funzionalmente ed inderogabilmente, ai sensi dell’art. 65 c.p.c., al giudice che lo ha nominato, anche nel caso in cui il giudice appartenga all’ufficio giudiziario che ha deciso in primo grado sulla convalida e la relativa controversia si sia in prosieguo trasferita in appello, dovendo mantenersi distinte le vicende della misura cautelare in funzione delle sorti della controversia sul diritto cautelato con quella circa l’investitura e la retribuzione del custode. È, pertanto, ammissibile la richiesta di regolamento di competenza d’ufficio del giudice di secondo grado, cui l’istanza di liquidazione presentata dal custode sia stata trasmessa dal giudice di primo grado che abbia su di essa declinato la propria competenza. Cass. 12 agosto 1995, n. 8865.

 

 

3.6. Impugnabilità del provvedimento di liquidazione del compenso.

 

 

3.6.1. Questioni di legittimità costituzionale.

La circostanza che il custode abbia prestato la propria opera nell’ambito di un procedimento penale, non è idonea a mutare i termini della questione, in quanto l’ordinamento anche in tal caso appresta idonei strumenti processuali a tutela della pretesa creditoria del custode medesimo. Corte cost. 29 marzo 1989, n. 176.

 

 

3.6.2. Limiti di ammissibilità del ricorso straordinario per cassazione.

Avverso il provvedimento del giudice che abbia deciso sull’opposizione proposta dal custode contro il decreto di liquidazione delle spese emesso dal magistrato che procede al giudizio nell’ambito del quale è stato disposto il sequestro, deve ritenersi ammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111, settimo comma Cost., in virtù del richiamo contenuto nell’art. 170, comma 2, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 al procedimento speciale previsto per la liquidazione degli onorari di avvocato, il quale si conclude con un’ordinanza dichiarata non impugnabile, ma avente carattere decisorio, in quanto incidente in via diretta sulle situazioni giuridiche delle parti. Cass., Sez. Un., 13 luglio 2003, n. 14696.

 

 

3.6.3. Opposizione.

Il provvedimento di liquidazione del compenso al custode giudiziario, avendo carattere monitorio, è soggetto alla opposizione prevista contro il decreto di ingiunzione con la conseguenza che in caso di mancata notifica, ove sia, tuttavia, seguita la sua esecuzione, all’opposizione è applicabile in via analogica la norma dell’ultimo comma dell’art. 650 c.p.c., sicché l’opposizione tardiva non è più ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione. Cass. 5 luglio 1991, n. 7418.

 

 

3.6.4. Inapplicabilità della disciplina relativa alla liquidazione dei compensi per i periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori.

La legge n. 319 del 1980 in tema di liquidazione dei compensi a periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori, ha carattere di specialità con la conseguenza che, essendo il rimedio previsto dall’art. 11 di detta legge esperibile solo nel caso in cui il provvedimento di liquidazione del compenso riguardi uno degli indicati ausiliari, avverso il provvedimento di liquidazione emesso ai sensi dell’art. 52 c.p.c. dal giudice in favore di ausiliario estraneo alle categorie previste dalla norma speciale, può essere proposta opposizione ex art. 645 c.p.c., tenuto conto della natura monitoria dell’anzidetto provvedimento, ove agisca in giudizio la parte tenuta a corrispondere il compenso, ovvero l’azione ordinaria da parte dell’ausiliario, nel caso di diniego della liquidazione. Cass. 15 novembre 2001, n. 14312.

 

3.6.5. Tutela del custode di cose sottoposte a sequestro penale.

Il custode di cose sottoposte a sequestro penale, ove non vi sia stata pronuncia per il suo compenso ovvero questa non sia stata ottenuta dal giudice penale, ha facoltà di adire il giudice civile con azione di arricchimento ex art. 2041 c.c. in relazione al vantaggio ricevuto (e riconosciuto) dall’Amministrazione nonché in ragione della carenza di altra azione. Cass. 26 maggio 2000, n. 6975; conforme Cass., Sez. Un., 22 aprile 1992, n. 4781.

 



 
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