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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 650 cod. proc. civile: Opposizione tardiva

L’intimato può fare opposizione anche dopo scaduto il termine fissato nel decreto, se prova di non averne avuta tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore. (1)
In questo caso l’esecutorietà può essere sospesa a norma dell’articolo precedente.
L’opposizione non è più ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione.

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 7-20 maggio 1976, n. 120 (in G.U. 1a s.s. 26/5/1976, n. 139) ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 650, comma primo, del codice di procedura civile nella parte in cui non consente la opposizione tardiva dell’intimato che, pur avendo avuto conoscenza del decreto ingiuntivo, non abbia potuto, per caso fortuito o forza maggiore, fare opposizione entro il termine fissato nel decreto.”


Giurisprudenza annotata

Opposizione tardiva.

 

 

  1. Generalità e presupposti di ammissibilità: mancata tempestiva conoscenza per nullità della notifica o per caso fortuito o forza maggiore; 1.1. Mancata tempestiva conoscenza; Relativa prova e casistica; 1.2. Nullità e altri vizi della notificazione; Relativa prova e casistica; 1.2.1. Nullità; 1.2.2. Mere irregolarità; 1.2.3. Differenti sistemi di tutela; 1.3. Caso fortuito o forza maggiore. Casistica; 2. Termine finale di proponibilità; 3. Oggetto e limiti del giudizio; 4. Profili di costituzionalità.

 

 

  1. Generalità e presupposti di ammissibilità: mancata tempestiva conoscenza per nullità della notifica o per caso fortuito o forza maggiore.

A seguito delle decisioni della Corte costituzionale n. 477 del 2002, nn. 28 e 97 del 2004 e 154 del 2005 ed in particolare dell’affermarsi del principio della scissione fra il momento di perfezionamento della notificazione per il notificante e per il destinatario, deve ritenersi che la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, con la conseguenza che, ove tempestiva, quella consegna evita alla parte la decadenza correlata all’inosservanza del termine perentorio entro il quale la notifica va effettuata. Pertanto nell’ipotesi di notifica della opposizione a decreto ingiuntivo tempestivamente consegnata all’ufficiale giudiziario, ma non effettuata per mancato completamento della procedura notificatoria nella fase sottratta al potere d’impulso della parte, quest’ultima ha la facoltà di rinnovare la notifica secondo il modulo e nel termine previsto per l’opposizione tardiva di cui all’art. 650 c.p.c. (Fattispecie relativa a notificazione non eseguita tempestivamente, perché in occasione del primo tentativo un terzo aveva fornito all’ufficiale giudiziario l’errata informazione che l’avvocato presso il quale l’ingiungente aveva eletto domicilio «era sloggiato»; le Sezioni Unite, in applicazione del principio di cui sopra, hanno cassato la sentenza di merito che aveva escluso la sussistenza dei presupposti di ammissibilità della opposizione tardiva). Cass., Sez. Un., 4 maggio 2006, n. 10216.

 

Ai fini della proponibilità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 c.p.c. all’intimato spetta l’onere probatorio di dimostrare in giudizio di non aver avuto tempestiva conoscenza del decreto, per irregolarità della relativa notifica oppure per caso fortuito o per forza maggiore e, comunque, di dimostrare il mancato decorso dei dieci giorni dal primo atto di esecuzione. Cass. 28 maggio 2003, n. 8551.

 

L’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo, prevista dall’art. 650 c.p.c. in caso di irregolarità della sua notificazione, non può esaurirsi in una denuncia di tale irregolarità, perché siffatta denuncia, ove non sia accompagnata da contestazioni sulla pretesa creditoria, e non sia quindi indirizzata all’apertura del giudizio di merito. (nonostante il decorso del termine all’uopo fissato), non è atta ad alcun risultato utile per l’opponente, nemmeno con riguardo alle spese della fase monitoria. Cass., Sez. Un., 30 dicembre 1991, n. 14017.

 

Se, per irregolare notificazione, è stata ammessa l’opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650 c.p.c., l’opponente tardivo, che viene a trovarsi nelle medesime condizioni di chi ha proposto la opposizione nel termine ordinario, non può chiedere la pura e semplice dichiarazione di inefficacia del decreto - giacché questo ha perduto qualsiasi valore di autonomia per effetto dell’ammessa opposizione - ma deve comportarsi e difendersi come in un ordinario giudizio di cognizione e l’eventuale originaria nullità del decreto stesso per difetto dei presupposti processuali può influire solo sull’onere delle spese del giudizio, secondo il criterio della soccombenza, ma non esclude il potere del giudice, ove sia sollecitato dalla domanda o dalla eccezione a statuire nel merito, a pronunciarsi sulla domanda stessa. Cass. lav., 5 febbraio 1980, n. 817.

 

 

1.1. Mancata tempestiva conoscenza. Relativa prova e casistica.

Ai fini della legittimità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo (di cui all’art. 650 c.p.c.) non è sufficiente l’accertamento dell’irregolarità della notificazione del provvedimento monitorio, ma occorre, altresì, la prova - il cui onere incombe sull’opponente - che a causa di detta irregolarità egli, nella qualità di ingiunto, non abbia avuto tempestiva conoscenza del suddetto decreto e non sia stato in grado di proporre una tempestiva opposizione. Tale prova deve considerarsi raggiunta ogni qualvolta, alla stregua delle modalità di esecuzione della notificazione del richiamato provvedimento, sia da ritenere che l’atto non sia pervenuto tempestivamente nella sfera di conoscibilità del destinatario. Ove la parte opposta intenda contestare la tempestività dell’opposizione tardiva di cui all’art. 650 c.p.c., in relazione alla irregolarità della notificazione così come ricostruita dall’opponente, sulla stessa ricade l’onere di provare il fatto relativo all’eventuale conoscenza anteriore del decreto da parte dell’ingiunto che sia in grado di rendere l’opposizione tardiva intempestiva e, quindi, inammissibile. (Nella specie, le Sezioni Unite, correggendone la motivazione sulla scorta del riferimento all’onere probatorio gravante sull’opposto, hanno confermato la sentenza impugnata con la quale era stata ravvisata l’ammissibilità di un’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo irregolarmente notificato nei confronti di un’amministrazione statale, in relazione all’art. 144 c.p.c., presso l’Avvocatura generale dello Stato anziché presso quella distrettuale legittimata quale destinataria dell’atto, in virtù dell’art. 11 del R.D. n. 1611 del 1933, senza che l’opposto, che aveva contestato l’irregolarità della notificazione, fosse riuscito a provare che la stessa notificazione era stata effettuata anteriormente in modo valido, in modo da rendere l’opposizione formulata ai sensi dell’art. 650 c.p.c. inammissibile). Cass., Sez. Un., 22 giugno 2007, n. 14572; conforme Cass. lav., 29 agosto 2011, n. 17759; Cass. lav., 28 settembre 2007, n. 20391; Cass. 17 maggio 2007, n. 11515.

 

La nullità della notificazione del decreto ingiuntivo, anche se causa di inefficacia del decreto quale titolo esecutivo, può essere eccepita dall'intimato solamente nel giudizio di opposizione al provvedimento monitorio, ai sensi dell'art. 645 cod. proc. civ., ovvero con l'opposizione tardiva ex art. 650 cod. proc. civ., qualora la nullità abbia impedito all'opponente di averne tempestiva conoscenza, e non anche successivamente alla notificazione del precetto, con l'opposizione di cui agli artt. 615 o 617 cod. proc. civ., davanti ad un giudice diverso da quello funzionalmente competente a giudicare sull'opposizione a decreto ingiuntivo. Dichiara inammissibile, App. Brescia, 21/02/2012

Cassazione civile sez. VI  04 dicembre 2014 n. 25713  

 

In tema di presupposti di ammissibilità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo la conoscenza «non tempestiva» del decreto ingiuntivo per effetto della irregolarità della sua notificazione non si identifica con una conoscenza avvenuta il giorno successivo a quello della decorrenza del termine per la proposizione dell’opposizione tempestiva, bensì con una conoscenza acquisita o dopo la scadenza di detto termine o, prima di essa, in un momento nel quale l’opposizione non può più essere predisposta e proposta in modo adeguato per lo sviluppo e l’approfondimento delle difese dell’ingiunto. Tale principio (che è ispirato ad una logica non dissimile da quello di cui all’art. 294 comma 1 ed all’art. 327 comma 2 c.p.c.) comporta che la prova della non tempestiva conoscenza - che può essere fornita a mezzo di presunzioni ed in particolare, trattandosi di fatto negativo, attraverso la dimostrazione del fatto positivo costituito dal modo e dal quando la conoscenza sia avvenuta - non si può esaurire nella sola dimostrazione della nullità della notificazione del decreto. All’operatività del principio non si sottrae il caso in cui si tratti della notificazione nulla perché avvenuta presso la P.A., anziché presso l’Avvocatura dello Stato, domiciliataria ex lege. La determinazione dell’area di applicabilità del rimedio di cui all’art. 644 c.p.c. e di quello dell’art. 650 dello stesso codice deve avvenire tenendo conto che quest’ultima norma, là dove prevede che l’ingiunto è legittimato a fare opposizione al decreto ingiuntivo anche dopo scaduto il termine in esso fissato, cioè a proporre l’opposizione tardiva, «se prova di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione», comprende nell’ipotesi della irregolarità della notificazione tutti i vizi che inficiano quest’ultima e, quindi, anche la sua nullità, da qualsiasi causa determinata. Ne consegue che nei casi di nullità della notificazione del decreto ingiuntivo è applicabile, sempre che ricorrano le altre condizioni previste dall’art. 650 c.p.c., il rimedio di cui a tale norma, restando invece applicabile quello di cui all’art. 644 soltanto nei casi di mancanza o di inesistenza della notificazione. Inoltre, sempre in ragione della ricomprensione dell’ipotesi della nullità della notificazione nella nozione di irregolarità di cui all’art. 650, deve escludersi che nel caso di nullità della notificazione sia esperibile l’opposizione di cui all’art. 645 c.p.c., con decorrenza del relativo termine dalla effettiva conoscenza del decreto (principi affermati dalle Sez. Un. in relazione ad un caso di notificazione a P.A. non eseguita presso l’Avvocatura dello Stato). Cass., Sez. Un., 12 maggio 2005, n. 9938.

 

La nullità della notificazione del decreto ingiuntivo può assumere rilevanza ai fini dell’ammissibilità dell’opposizione tardiva, solo se abbia causato la mancata tempestiva conoscenza del decreto ingiuntivo da parte dell’intimato, il quale pertanto ha l’onere di provare non solo quest’ultima circostanza, ma anche che essa dipenda da quella nullità. Nella previsione dell’art. 650 c.p.c. rientrano tutti i vizi che inficiano la notificazione e quindi anche la sua nullità, da qualsiasi causa determinata. pertanto, salva l’ipotesi di mancanza o di inesistenza giuridica della notificazione, la sola opposizione consentita per contrastare la legittimità e la validità del decreto stesso o la fondatezza della pretesa oggetto dell’ingiunzione, e soltanto quella tardiva regolata dall’art. 650, assoggettata alle condizioni di ammissibilità da questo indicate. Cass., Sez. Un., 8 ottobre 1974, n. 2656.

 

L’art. 650 c.p.c. ricollega l’ammissibilità dell’opposizione tardiva non già al mero «ritardo» della conoscenza del decreto ingiuntivo, sibbene alla circostanza che l’ingiunto non abbia avuto «tempestiva conoscenza» dello stesso. Di conseguenza, ai fini dell’ammissibilità della sua opposizione l’ingiunto deve fornire la prova, non solo della mancata conoscenza del provvedimento monitorio come effetto di una irregolarità della sua notifica o di un caso fortuito o di forza maggiore, ma anche della «non tempestività» della conoscenza stessa, ossia dell’aver acquisito cognizione del decreto solo quando non era più in grado di proporre un’opposizione tempestiva. Cass. 28 dicembre 1995, n. 13132; conforme Cass. 25 novembre 1995, n. 12215.

Con riguardo all’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., l’onere dell’ingiunto di dimostrare che a causa della nullità egli non ha avuto conoscenza del decreto, non sussiste nel caso in cui manchino gli stessi elementi essenziali del procedimento notificatorio, in base ai quali si possa presumere che la copia dell’atto è tempestivamente pervenuta nella sfera di conoscibilità del destinatario. (Nella specie, la notificazione era stata eseguita ai sensi dell’art. 140 c.p.c. in un luogo dove la destinataria non abitava più, essendosi trasferita, e dove successivamente l’addetto postale aveva consegnato alla madre convivente della medesima interessata la raccomandata con la comunicazione del deposito di copia dell’atto presso la casa comunale). Cass. lav., 11 dicembre 1993, n. 12224.

 

L’onere di provare la mancata tempestiva conoscenza del decreto ingiuntivo, come conseguenza del vizio della notificazione, al fine dell’esperibilità dell’opposizione tardiva prevista dall’art. 650 c.p.c., sussiste solo quando detto vizio concerna la persona alla quale deve essere consegnata la copia dell’atto. In ipotesi invece di nullità di detta notificazione, per inosservanza delle disposizioni sui luoghi in cui deve essere effettuata, secondo l’ordine gradato fissato dall’ultimo comma dell’art. 139 c.p. c., il fatto stesso della consegna della copia in luogo diverso da quello in cui si sa che il destinatario si trova implica la dimostrazione di detto collegamento fra tardiva conoscenza del decreto e vizio della notificazione. Cass. 6 ottobre 1978, n. 4462.

 

La nullità di notificazione del decreto ingiuntivo non è idonea ad impedire il decorso del termine per la proposizione dell’opposizione ordinaria, a partire dalla data in cui la notifica sia stata eseguita (e non dalla data di effettiva conoscenza del decreto da parte del destinatario), rilevando la nullità ai sensi degli artt. 640 e 650 c.p.c. solo come condizione di ammissibilità dell’opposizione tardiva e sempre che l’interessato fornisca a questo fine la prova che per effetto della irregolarità non ha avuto tempestiva conoscenza del decreto. Cass. 2 luglio 1988, n. 4412; conforme Cass. 18 aprile 1985, n. 2581.

 

Un decreto ingiuntivo notificato genericamente all’«ENPAS - Roma» in una data in cui tale ente, per effetto della disciplina legislativa del 1974 e del 1977, ha cessato di esistere come soggetto di poteri e centro di interessi per la gestione dei compiti di assistenza sanitaria, affidati ad un’autonoma gestione commissariale con funzioni liquidatorie, è suscettibile di opposizione tardiva da parte del commissario che, a causa della detta irregolarità di notifica, non abbia avuto tempestiva conoscenza del provvedimento sanitario a lui destinato. Cass. lav., 13 ottobre 1984, n. 5140.

 

 

1.2. Nullità e altri vizi della notificazione. Relativa prova e casistica.

 

 

1.2.1. Nullità.

Nel caso di nullità della notificazione del decreto ingiuntivo - diversamente dall’ipotesi di inesistenza che sussiste quando la notifica sia stata eseguita in luoghi o nei confronti di persone non aventi alcuna relazione con il destinatario perché a lui totalmente estranei - è esperibile l’opposizione tardiva ai sensi dell’articolo 650 c.p.c. La notificazione è nulla o semplicemente irregolare quando sia stata effettuata in un luogo o a persona che, pur diversi da quelli indicati dalla legge (articolo 139 c.p.c.), abbiano comunque con il destinatario un collegamento. La proposizione dell’opposizione tardiva è, tuttavia, subordinata alla prova da parte dell’intimato di non avere avuto conoscenza del decreto emesso “inaudita altera parte” causa l’irregolarità, al pari della prova del caso fortuito o di forza maggiore, della notificazione del decreto. (Nella specie l’opponente aveva dedotto che il decreto ingiuntivo gli era stato notificato, ai sensi dell’art. 140 c.p.c., in luogo diverso dall’effettiva dimora essendosi egli trasferito altrove ma, poichè il luogo della notifica era risultato essere ancora a quel tempo la sua residenza anagrafica, la S.C. ha ritenuto che l’opposizione tardiva era stata correttamente rigettata). Cass. 24 ottobre 2008, n. 25737.

 

In materia di notifica degli atti giudiziari a mezzo del servizio postale, la scelta del destinatario di avvalersi per il ricevimento della posta del servizio di casella postale non comporta alcuna deroga alla disciplina generale posta dalla legge n. 890 del 1982, che prevede all’art. 7, come regola generale, la consegna del piego a mani proprie del destinatario e, in mancanza, che questi sia avvisato con le modalità previste dall’art. 8. (Corte cost. n. 346 del 1998), e, pertanto, non può assumere rilevanza nei confronti dei terzi, i quali hanno diritto di confidare nell’avvenuta notifica, una volta eseguite le normali operazioni di recapito postale previste dalla legge. (Fattispecie relativa ad opposizione a decreto ingiuntivo proposta oltre il termine di legge decorrente dalla notifica del decreto secondo le modalità di cui agli artt. 7 e 8 legge n. 890/82). Cass. lav., 20 maggio 2005, n. 10657.

 

Ai fini dell’ammissibilità dell’opposizione tardiva non è sufficiente la nullità della notificazione del decreto ingiuntivo, essendo altresì necessaria la prova della dipendenza della mancata conoscenza del decreto proprio a causa della nullità della notificazione. Cass. 17 maggio 2007, n. 11515.

 

Ai fini dell’esperibilità dell’opposizione al decreto ingiuntivo dopo la scadenza del termine, condizionata dall’art. 650 c.p.c. alla prova, da parte dell’intimato, «di non averne avuta tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione» dello stesso decreto, l’opponente tardivo è tenuto a provare che vi è stata una irregolarità della notificazione che ha determinato la mancata tempestiva conoscenza del decreto. Tale prova non deve essere data necessariamente attraverso la produzione della relazione di notificazione del decreto ingiuntivo, perché il vizio della notifica può essere stato tale da avere impedito la consegna all’opponente della copia del decreto ingiuntivo, munito della relata di notificazione. Cass. 28 novembre 2003, n. 18227.

 

Tale prova, essendo relativa ad un fatto negativo, può essere fornita a mezzo di presunzioni e deve considerarsi raggiunta ogni qual volta, alla luce delle modalità di esecuzione della notifica, sia da ritenere che l’atto non sia pervenuto tempestivamente nella sfera di conoscibilità del destinatario. Cass. 15 luglio 2003, n. 11066; conforme Cass. 1° settembre 2006, n. 18943; Cass. lav., 30 dicembre 1994, n. 11313.

 

Va confermata la decisione del giudice del merito che aveva ritenuto ammissibile la opposizione tardiva a decreto ingiuntivo per la comprovata impossibilità di identificare la persona fisica cui il provvedimento da notificare era stato consegnato e di stabilire la natura del rapporto eventualmente intercorrente tra detta, sconosciuta persona e la società intimata. Cass. 3 febbraio 1999, n. 880.

 

Al fine dell’opposizione tardiva prevista dall’art. 650 c.p.c. - per la legittimazione alla quale l’opponente è onerato della prova del vizio della notificazione del decreto e del nesso di causalità tra tale vizio e la mancata conoscenza del decreto stesso - la irregolarità della notifica consistente nell’esecuzione di questa direttamente all’Amministrazione od agli Enti ad essa al fine equiparati, anziché agli stessi presso la (competente) Avvocatura dello Stato, fa presumere sia detta mancata conoscenza che la ricollegabilità della stessa al vizio di notifica. Cass. 10 gennaio 1996, n. 147; Cass. 27 gennaio 1995, n. 992.

 

Le notificazioni degli atti agli enti pubblici per i quali non operi la rappresentanza dell’Avvocatura dello Stato devono effettuarsi, a norma dell’art. 145 c.p.c., presso la sede legale. Pertanto, è nulla la notifica di un decreto ingiuntivo emesso nei confronti della USL n. 58 di Palermo effettuata presso l’ufficio delle gestioni stralcio, trattandosi di ufficio distaccato e periferico, privo di autonomia e soggettività distinte, a nulla rilevando che gli organi preposti a detto ufficio siano muniti del potere di rappresentanza processuale nei limiti delle loro attribuzioni. Cass. 25 novembre 1995, n. 12215.

 

La tempestiva conoscenza dell’ingiunzione di pagamento (quantunque non validamente notificata), la quale vale a precludere l’opposizione tardiva, sussiste solo nel caso di tempestiva conoscenza dell’atto nella sua globalità, non essendo sufficiente la conoscenza o conoscibilità del solo avviso ex art. 140 c.p.c.; tale norma, infatti, prescrive che la copia dell’atto da notificare, di cui non sia stato possibile eseguire la consegna, sia depositata nella casa del Comune ove la notificazione deve eseguirsi, ed impone all’ufficiale giudiziario due successivi adempimenti, consistenti nell’affissione dell’avviso del deposito alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario e nella notizia datagli a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento; adempimenti concorrenti che svolgono una funzione di semplice informativa, al fine precipuo di stimolare il destinatario della notificazione onde egli possa attingere alla reale ed effettiva conoscenza dell’atto mediante presa visione della copia depositata nella casa comunale (v., anche, per nullità di notifica effettuata con le formalità previste dall’art. 140 c.p.c., anziché con quelle di cui all’art. 139 c.p.c.: Cass. 28 gennaio 1995, n. 1038). Cass. lav., 30 dicembre 1994, n. 11313.

È nulla (e non inesistente) la notificazione del decreto ingiuntivo eseguita nelle forme dell’art. 143 c.p.c. mediante deposito della copia dell’atto da notificare nella casa comunale dell’ultima residenza del destinatario, non accompagnata dall’affissione di altra copia nell’Albo dell’Ufficio giudiziario competente. Detta nullità, qualora abbia inciso sulla tempestiva conoscenza dell’atto da parte del soggetto intimato, può essere fatta valere esclusivamente con l’opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650 c.p.c. nel termine massimo di dieci giorni dal primo atto di esecuzione, e non mediante l’opposizione alla esecuzione forzata fondata su quel decreto, né tanto meno con una actio nullitatis del procedimento esecutivo. Cass., 4 aprile 1991, n. 3486.

 

Qualora la notificazione del decreto ingiuntivo, tempestivamente nel termine prescritto dall’art. 644 c.p.c., sia affetta non da giuridica inesistenza, ma da nullità, come nel caso in cui sia stata effettuata con le formalità previste dall’art. 140 c.p.c., anziché con quelle di cui all’art. 143 c.p.c., tale vizio spiega rilievo solo al fine dell’ammissibilità della opposizione tardiva, a norma dell’art. 650 c.p.c., se ed in quanto abbia impedito all’intimato di avere tempestiva conoscenza del decreto, mentre resta sanato per effetto della proposizione della opposizione stessa, ordinaria o tardiva. Cass. 4 novembre 1980, n. 5907.

 

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, nella disciplina previgente alla legge 20 novembre 1982, n. 890, e per il caso in cui, a fronte del rifiuto di ricevere il piego o di firmare il registro di consegna, da parte della persona all’uopo abilitata, l’agente postale abbia provveduto a darne avviso al destinatario ed a farne menzione sull’avviso di ricevimento rispedito al mittente, ma l’atto sia rimasto in deposito presso l’ufficio postale per un periodo inferiore ai prescritti dieci giorni (artt. 8, R.D. 21 ottobre 1923, n. 2393, e 175 del R.D. 18 aprile 1940, n. 689), la notificazione medesima è affetta da nullità, non da giuridica inesistenza. Pertanto, ove si tratti della notificazione di decreto ingiuntivo, il suddetto vizio, riconducibile nelle irregolarità contemplate dall’art. 650 c.p.c. (comprensive delle ipotesi di nullità in senso stretto), abilita l’intimato all’opposizione tardiva, sempre che dimostri di non aver avuto tempestiva conoscenza del testo del decreto in conseguenza dell’indicata inosservanza. Cass. 25 gennaio 1988, n. 598.

 

La data in cui deve ritenersi compiuta la notificazione per mezzo del servizio postale è quella della ricezione del plico da parte del destinatario ed il solo documento che fa piena prova tanto di questa circostanza, quanto della persona a mani della quale la consegna è avvenuta, è l’avviso di ricevimento di cui all’art. 177 del R.D. 18 aprile 1940 n. 689; di conseguenza, in tema di opposizione a decreto ingiuntivo, incombe all’opposto che eccepisca la tardività dell’opposizione rispetto alla data della notificazione del decreto ingiuntivo avvenuta per mezzo del servizio postale, l’onere di produrre quel documento. Cass. 9 marzo 1984, n. 1634.

 

La notificazione è inesistente solo quando sia avvenuta in un luogo e nei confronti di persone assolutamente estranei al destinatario dell’atto, mentre è nulla, e perciò suscettibile di sanatoria la notificazione eseguita in un luogo che abbia riferimento col destinatario, anche se con inosservanza delle disposizioni circa la persona alla quale la copia dell’atto deve essere consegnata. Ne consegue che, qualora la notificazione del decreto ingiuntivo sia nulla, non ne deriva l’inefficacia ex art. 644 c.p.c. del decreto ingiuntivo, che trova genesi solo nell’ipotesi di notifica inesistente, bensì è ammissibile l’opposizione tardiva se l’intimato provi di non averne avuto conoscenza a causa della nullità, poiché diversamente, nonostante la nullità della notificazione, la opposizione deve essere proposta nel termine di cui all’art. 641 c.p.c. Cass. 3 aprile 1980, n. 2166.

 

Va qualificata inesistente la notificazione effettuata in luogo ed a persona non riferibile in alcun modo all’atto notificato, come nel caso in cui si usino le forme dell’art. 143 c.p.c. (notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio sconosciuti), pur conoscendosi il domicilio del destinatario. Cass. 7 maggio 1975, n. 1774.

 

La notificazione di un decreto ingiuntivo presso la sede di una società di persone nei confronti di socio già uscito dalla società (ma responsabile verso i terzi a norma dell’art. 2290 c.c.) non è nulla, ma può giustificare una opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650, ultimo comma, c.p.c. Cass. 7 novembre 1973, n. 2913.

 

Nel caso di irregolarità o di assoluta nullità della notificazione del decreto d’ingiunzione, che abbia impedito alla parte intimata di avere tempestiva conoscenza del decreto e di proporre l’opposizione nel termine ordinario, è consentito il solo rimedio dell’opposizione tardiva, di cui all’art. 650 c.p.c. (nella specie, l’ingiunzione era stata notificata ad una società commerciale mediante consegna a persona non autorizzata a riceverla né addetta alla sede sociale). Cass. 30 dicembre 1964, n. 2992.

 

 

1.2.2. Mere irregolarità.

Qualora l’atto da notificare rechi un indirizzo errato del destinatario della notifica, ma l’atto venga ugualmente consegnato all’effettivo destinatario (nel caso di specie, una società) presso la sua sede, la notifica deve ritenersi valida e l’erronea indicazione del destinatario costituisce una semplice irregolarità. Cass. 15 luglio 2003, n. 11066.

 

Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo la mera omissione della notifica dell’avviso di opposizione al cancelliere affinché ne prenda nota sull’originale del decreto depositato in cancelleria, costituisce soltanto un’irregolarità che, non comporta l’esecutività del decreto ingiuntivo né l’applicabilità della norma dell’art. 650 c.p.c. per l’opposizione tardiva. Cass. 6 maggio 1993, n. 5228.

 

Qualora la notificazione venga legittimamente eseguita ai sensi dell’art. 143 c.p. c., sulla base di infruttuose ricerche circa la residenza, dimora o domicilio del destinatario, obiettivamente compiute dall’ufficiale giudiziario, la circostanza che la relazione di cui all’art. 148 c.p.c. manchi dell’indicazione di dette ricerche comporta irregolarità della relazione medesima, ma non incide sulla ritualità della notificazione, ne sulla idoneità di questa a portare l’atto a conoscenza del destinatario. pertanto, tale irregolarità, ove si verifichi con riguardo alla relazione di notificazione di un decreto ingiuntivo, non abilita l’ingiunto alla proposizione di opposizione tardiva, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., la quale postula la nullità od irregolarità della notificazione del decreto. Cass. 22 settembre 1977, n. 4053.

 

1.2.3. Differenti sistemi di tutela.

Nell’ambito della disciplina dettata dall’art. 644 c.p.c., l’inefficacia del decreto ingiuntivo è legittimamente riconducibile alla sola ipotesi in cui manchi o sia inesistente la notifica nel termine stabilito dalla norma predetta poiché la notificazione del decreto ingiuntivo comunque effettuata, anche se nulla, è pur sempre indice della volontà del creditore di avvalersi del decreto stesso. Pertanto, potendo tale nullità od irregolarità essere fatta valere a mezzo dell’opposizione tardiva di cui al successivo art. 650 c.p.c., deve essere esclusa la presunzione di abbandono del titolo che costituisce il fondamento della previsione di inefficacia di cui all’ art. 644 c.p.c. Cass. lav., 29 agosto 2011, n. 17759; conforme Cass. 31 ottobre 2007, n. 22959.

 

Se un decreto ingiuntivo non è notificato, o la notifica di esso è giuridicamente inesistente, la parte contro la quale è stato emesso può, decorso il termine stabilito dall’art. 644 c.p.c., chiederne la declaratoria di inefficacia, ai sensi dell’art. 188 disp. att. c.p.c.; invece, se la notifica è nulla, l’inefficacia può essere fatta valere, onde evitare la sanatoria per eventuale acquiescenza, con l’opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650 c.p.c., fornendo la prova di non avere avuto tempestiva conoscenza del decreto ingiuntivo per irregolarità della notificazione. Cass. 26 luglio 2001, n. 10183; conforme Cass. 14 gennaio 1991, n. 293.

 

L’ingiunto, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., é legittimato a proporre, entro il termine di cui al terzo comma della norma citata, l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo se prova di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione, in essa ricomprendendosi tutti i vizi che inficiano la notificazione e, quindi, anche la sua nullità, da qualsiasi causa determinata; il predetto non può, invece, proporre opposizione all’esecuzione se, a causa dell’irregolarità della notifica del decreto ingiuntivo, non ha di quest’ultimo avuto conoscenza né l’opposizione all’esecuzione proposta, fondata su detta irregolarità, può convertirsi in opposizione tardiva al medesimo decreto ove non ricorrano tutti i presupposti di cui all’art. 650 c.p.c. Cass. 9 luglio 2008, n. 18847.

 

In tema di esecuzione forzata intrapresa sulla base di un decreto ingiuntivo, occorre distinguere tra l’ipotesi di deduzione della inesistenza della relativa notificazione (come ogniqualvolta essa viene effettuata in luogo o a mani di persona privi di alcun tipo di relazione con l’ingiunto), da quella in cui se ne deduce viceversa la nullità: nel primo caso è proponibile, fintanto che il procedimento esecutivo non si sia concluso, il rimedio dell’opposizione all’esecuzione a norma dell’art. 615 c.p.c.; nel secondo quello invece dell’opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650 c.p.c., da esperirsi entro il termine di cui al terzo comma. Cass. 7 luglio 2009, n. 15892; conforme Cass. 1° giugno 2004, n. 10495; Cass. 14 giugno 1999, n. 5884; Cass. 24 settembre 1997, n. 9372.

 

La nullità della notificazione del decreto ingiuntivo, anche se causa di inefficacia del decreto quale titolo esecutivo, può essere eccepita dall’intimato solo nel giudizio di cognizione instaurato con l’opposizione al decreto, ai sensi dell’art. 645 c.p.c., ovvero, se la nullità ha impedito all’opponente di avere tempestiva conoscenza del decreto stesso, con l’opposizione tardiva, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., e non anche successivamente alla notificazione del precetto con l’opposizione di cui agli artt. 615 o 617 c.p.c. dinanzi ad un giudice diverso da quello funzionalmente competente a giudicare sull’opposizione a decreto ingiuntivo. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso ritenendo che, benché l’opponente avesse dedotto l’inesistenza della notificazione del decreto ingiuntivo, si verteva in realtà in un caso di nullità della stessa, sicché il ricorrente avrebbe dovuto far valere le sue ragioni a norma dell’art. 650 c.p.c. e non con l’opposizione ex art. 615, primo comma, c.p.c.). Cass. 2 aprile 2009, n. 8011; conforme Cass. 6 febbraio 1998, n. 1202; Cass. 15 luglio 1995, n. 7694; Cass. 17 luglio 1979, n. 4201; Cass. 3 luglio 1979, n. 3767; Cass. 25 luglio 1966, n. 2049.

 

Divenuta improponibile l’opposizione tardiva per la scadenza del termine previsto dal comma terzo del cit. art. 650, la nullità di notifica diviene irrilevante ed il decreto valido ed efficace. Cass. 28 settembre 1996, n. 8582; conforme Cass. 14 febbraio 1994, n. 1461.

 

La parte che, minacciata, con il precetto, di esecuzione forzata in base a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, ha promosso giudizio di opposizione tardiva alla ingiunzione, sostenendo che questa non è stata validamente notificata, non può proporre anche opposizione alla esecuzione per la medesima ragione, perché non è consentito al giudice di quest’ultimo giudizio di conoscere, neppure incidentalmente, l’anzidetta nullità della notificazione del detto provvedimento, che, anche ai fini della sospensione dell’efficacia esecutiva, può e deve essere fatta valere nel giudizio di opposizione tardiva all’ingiunzione. Cass. 25 febbraio 1994, n. 1935.

 

L’opposizione a precetto, con la quale si eccepisca unicamente la nullità della notificazione del decreto ingiuntivo in forza del quale il precetto stesso è stato intimato, è inammissibile ed insuscettibile di conversione in opposizione tardiva a tale decreto, per il difetto di contestazione in merito alla pretesa fatta valere in sede monitoria. Cass. 6 maggio 1993, n. 5231.

Contra: In tema di opposizione all’esecuzione, l’opposizione a precetto può essere convertita in opposizione tardiva, qualora solo attraverso il precetto l’intimato abbia avuto conoscenza del decreto ingiuntivo. Cass. 1 dicembre 2010, n. 24398 Nel caso in cui la irregolare notificazione del decreto ingiuntivo, risolvendosi nell’assoluta nullità della notificazione stessa, abbia impedito alla parte intimata di avere tempestiva conoscenza del decreto e di proporre opposizione nel termine ordinario, il solo rimedio idoneo a far valere detto vizio e la conseguente inefficacia del provvedimento, quale titolo per l’esecuzione forzata, è l’opposizione tardiva prevista dall’art. 650 c.p.c. e non quella regolata dagli artt. 615 e 617 dello stesso codice. Peraltro, l’opposizione all’esecuzione fondata su detta irregolarità di notificazione del decreto ingiuntivo può essere convertita nell’opposizione tardiva contro il decreto medesimo, qualora ricorrano tutti i presupposti prescritti dall’art. 650 c.p.c., ivi incluso quello della competenza. Cass. 5 novembre 1992, n. 11977.

 

Nel giudizio di opposizione a precetto basato su decreto ingiuntivo non opposto, vale la regola per cui, quando l’esecuzione è minacciata sulla base di un titolo di formazione giudiziale, debbono essere fatte valere mediante opposizione al decreto le ragioni di nullità del decreto stesso, mentre debbono essere fatte valere con opposizione a precetto le ragioni che si traducono nella stessa mancanza del titolo esecutivo o in altri vizi del procedimento esecutivo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva respinto l’opposizione a precetto proposta dal debitore deducendo che il decreto era stato chiesto da procuratore privo dello jus postulandi e che nel fascicolo d’appello non era stata prodotta la copia del decreto ingiuntivo opposto). Cass. 25 maggio 2007, n. 12251.

La sospensione necessaria del processo può essere disposta quando la decisione del medesimo dipenda dall’esito di altra causa, ossia quando la pronuncia da prendersi in detta altra causa abbia portata pregiudiziale in senso stretto, e cioè sia idonea a spiegare effetti vincolanti, con l’autorità propria del giudicato sostanziale, in quanto suscettibile di definire, in tutto o in parte, il tema del dibattito del giudizio da sospendere. Tale rapporto di pregiudizialità non è ravvisabile tra il giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo di cui sia stata dichiarata l’esecutorietà per mancata opposizione (a norma dell’art. 647 c.p.c.) ed il diverso giudizio di opposizione all’esecuzione avverso il medesimo decreto. Cass. 31 marzo 2007, n. 8055.

 

Quando l’esecuzione è minacciata a carico di un terzo sulla base di un titolo di formazione giudiziale, le ragioni di nullità del titolo stesso, ovvero gli errori in cui sia incorso il giudice nell’assumere la decisione, debbono essere fatti valere non con l’opposizione a precetto (con cui si può dedurre la mancanza del titolo esecutivo), bensì con gli ordinari mezzi di impugnazione del titolo stesso; pertanto, nel caso in cui il titolo sia costituito da un decreto ingiuntivo non opposto, la nullità del provvedimento, in quanto emesso nei confronti di un soggetto inesistente, deve esser fatta valere con l’opposizione tardiva al decreto medesimo, se del caso in via di surroga del soggetto direttamente legittimato, ovvero con l’opposizione di terzo ex art. 404, primo comma, c.p.c. Cass. 13 novembre 2009, n. 24027.

 

Qualora sia intimato il pagamento di una somma di danaro in base ad un decreto ingiuntivo non opposto, la parte ha a disposizione il rimedio dell’opposizione a precetto e dell’opposizione tardiva al decreto; la scelta tra i due mezzi deve essere compiuta secondo la regola per cui, quando l’esecuzione è minacciata sulla base di un titolo di formazione giudiziale, debbono essere fatte valere mediante impugnazione le ragioni di nullità della decisione ovverosia i vizi in cui sia incorso il giudice nel procedere o nel giudicare, mentre debbono essere fatte valere con opposizione a precetto le ragioni che si traducono nella stessa mancanza del titolo esecutivo (nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva accolto l’opposizione a precetto proposta da un condominio avverso decreto ingiuntivo emesso e notificato non in suo confronto bensì di persona che ne era stato amministratore ma la cui qualità non era stata indicata nel ricorso). Cass. 6 luglio 2001, n. 9205.

  1. anche Giurisprudenza sub art. 644, § 2 e art. 188, disp. att. c.p.c.

 

 

1.3. Caso fortuito o forza maggiore. Casistica.

Ai fini dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., la forza maggiore ed il caso fortuito si identificano, rispettivamente, in una forza esterna ostativa in modo assoluto ed in un fatto di carattere oggettivo avulso dall’umana volontà e causativo dell’evento per forza propria. Dette circostanze non possono, pertanto, essere invocate nell’ipotesi di mancata conoscenza del decreto determinata da assenza dalla propria residenza, configurandosi l’allontanamento come un fatto volontario ed essendo imputabile all’assente il mancato uso di cautele idonee a permettere la ricezione o almeno la conoscenza delle missive pervenutegli nel periodo di assenza Cass. 24 ottobre 2008, n. 25737 L’art. 650, primo comma, c.p.c., nel testo fissato dalla sentenza della Corte cost. n. 120 del 1976, il quale ammette l’opposizione tardiva avverso il decreto ingiuntivo, quando l’intimato, pur avendo avuto conoscenza del decreto stesso, non abbia potuto rispettare il termine prescritto a causa di fortuito o forza maggiore, non trova applicazione nel caso in cui la stessa inosservanza si sia verificata, per impedimento o colpevole negligenza dell’Ufficiale giudiziario, nel provvedere alla notificazione dell’atto regolarmente consegnatogli prima della scadenza del termine medesimo. Cass. 21 giugno 2002, n. 9081; conforme Cass. 3 agosto 1990, n. 7830.

 

L’ammissibilità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 c.p.c. presuppone che l’intimato cui sia stato notificato il decreto provi le circostanze di forza maggiore o di caso fortuito impeditive della tempestiva opposizione, da identificarsi necessariamente in vicende costituite da una forza esterna ostativa in modo assoluto alla conoscenza dell’atto ed in un fatto di carattere oggettivo, avulso dalla volontà umana e causativo dell’evento per forza propria. Dette circostanze non possono, pertanto, essere invocate nell’ipotesi di mancata conoscenza del decreto determinata da assenza dalla propria residenza, essendo l’allontanamento un fatto volontario ed essendo imputabile all’assente il mancato uso di cautele idonee a permettere la ricezione o almeno la conoscenza del contenuto delle missive pervenutegli nel periodo di assenza. Cass. 15 marzo 2001, n. 3769; conforme Cass. lav., 5 giugno 1998, n. 5584.

 

Nel caso di tempestiva opposizione orale in udienza dinanzi al giudice di pace, ai sensi dell’art. 316 c.p.c., l’omesso rispetto, da parte dell’ingiunto - opponente, del termine perentorio di cui all art. 641 c.p.c. nell’assolvimento dell’obbligo di notifica all’ingiungente del verbale di udienza, dovuto ad ignoranza del relativo onere, non gli consente l’opposizione tardiva, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., giacché l’ignoranza non configura né una causa di forza maggiore (da intendere come forza esterna ostativa in assoluto), né un caso fortuito (da intendere come fattore meramente oggettivo, avulso dalla volontà umana, non voluto, né prevedibile o comunque evitabile). Cass. 19 dicembre 2000, n. 15959; conforme Cass. 28 agosto 1998, n. 8561.

 

Consente l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo. (art. 650 c.p.c.) per caso fortuito - ipotesi alternativa all’irregolarità della notifica - un impedimento oggettivo della tempestiva conoscenza del provvedimento monitorio, causa non voluta. (nel senso di non esser collegata a dolo o colpa) dall’intimato, ne da questi preveduto. (nella specie la Cassazione ha confermato la sentenza impugnata che aveva ravvisato il caso fortuito nella conoscenza del decreto soltanto attraverso il precetto, perché la notifica, a mezzo del servizio postale, dell’ingiunzione, ottenuta nella prima metà di luglio, era avvenuta alla vigilia di ferragosto e l’intimato, rientrato dall’estero per ferie ai primi di settembre, non aveva potuto ritirare dalla posta il plico, restituito per compiuta giacenza, né altrimenti risalire al notificante). Cass. 26 maggio 1998, n. 5220.

 

Ai fini dell’ammissibilità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, l’intimato cui sia stato notificato il decreto deve provare le circostanze che hanno impedito la tempestiva opposizione, che a seguito della dichiarazione di parziale illegittimità costituzionale dell’art. 650 c.p.c. Corte cost. 120/1976), possono essere anche successive rispetto al momento attraverso cui la notifica realizza la finalità di rendere noto il contenuto dell’atto; ma che, in ogni caso, devono identificarsi, per la forza maggiore e il caso fortuito, in una forza esterna ostativa in modo assoluto ed in un fatto di carattere meramente oggettivo, avulso dalla volontà umana e causativo dell’evento per forza propria. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che ha ritenuto inammissibile l’opposizione proposta tardivamente da un comune adducendo la semplice denuncia di smarrimento dell’atto notificato, non risultando attraverso tale deduzione la vis maior che avrebbe impedito la conoscenza dell’atto stesso, né l’atteggiamento incolpevole dell’intimato). Cass. 20 novembre 1996, n. 10170.

 

Ai fini dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., la forza maggiore ed il caso fortuito si identificano rispettivamente in una forza esterna ostativa in assoluto ed in un fatto di carattere meramente oggettivo del tutto avulso dall’umana volontà, e causativo dell’evento unicamente per forza propria, nel senso che il fatto non solo non è voluto, ma non può nemmeno essere preveduto, o, anche se preveduto, non può essere impedito. L’accertamento in concreto di un fatto rientrante in dette connotazioni, e di un nesso di causalità tra tale fatto e la mancata conoscenza del decreto ingiuntivo, o la mancata tempestiva proposizione dell’opposizione, costituisce un apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, ove sorretto da motivazione logicamente e giuridicamente corretta. Cass. 13 luglio 1989, n. 3271.

 

Ai fini dell’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., la forza maggiore ed il caso fortuito si identificano, rispettivamente, in una forza esterna ostativa in assoluto ed in un fatto di carattere meramente oggettivo, del tutto avulso dalla umana volontà e causativo dell’evento unicamente per forza propria, sicché non è invocabile, sotto il profilo anzidetto, l’omesso rinvenimento dell’avviso di notificazione (eseguita ex art. 140 c.p.c.) affisso alla porta di casa, ove non possa escludersi in toto l’arrivo a destinazione dello avviso raccomandato inviato a norma dell’art. 140 citato, poiché tale ultima formalità, una volta adempiuta, deve ritenersi comunque sufficiente, agli indicati fini, a rendere edotto l’intimato dell’avvenuta notificazione del decreto ingiuntivo. Cass. 20 agosto 1981, n. 4949.

 

L’art. 650 c.p.c. richiede, ai fini della proponibilità della opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, che l’opponente fornisca non solo la prova del fatto da cui possa essersi originata la sua non conoscenza del provvedimento, ma altresì, specificamente, la prova di una tale non conoscenza come conseguente a quel fatto medesimo costituito da irregolarità della notificazione, caso fortuito o forza maggiore. Ove tale prova sia fornita, non può il giudice di merito, per neutralizzare gli effetti dell’accertata forza maggiore, ricorrere a mere ipotesi delle quali non è accertata la realizzazione. (Nella specie, la Suprema Corte, in applicazione del principio di cui alla massima, ha cassato la decisione di merito, che aveva dichiarato l’improponibilità dell’opposizione tardiva - giustificata dallo opponente con il fatto di non avere potuto prendere cognizione della copia del decreto ingiuntivo notificato a mezzo posta e consegnatole in busta chiusa dal portiere, per esserle stato lo stesso sottratto, mentre ancora era nella busta, in conseguenza di uno scippo - ipotizzando la possibilità, non dimostrata, per il destinatario stesso, di avere notizia del contenuto dell’atto notificato bloccando, presso la portineria l’avviso di ricevimento in modo da potere individuare attraverso lo stesso la provenienza dell’atto e quindi la natura dell’atto sottrattogli). Cass. lav., 14 giugno 1979, n. 3356.

 

La sentenza n. 120/76 della corte costituzionale - secondo cui è incostituzionale l’art. 650 c.p.c. nella parte in cui non consente l’opposizione tardiva dell’intimato che, pur avendo avuto conoscenza del decreto ingiuntivo, non abbia potuto, per caso fortuito e forza maggiore, fare opposizione entro il termine fissato nel decreto medesimo - si riferisce alle vicende successive alla conoscenza del decreto da parte dell’intimato, con la conseguenza che non può essere consentita l’opposizione tardiva a colui che non ha avuto tempestiva conoscenza dell’ingiunzione per essere stato negligente il consegnatario nel trasmetterglielo. Cass. 23 giugno 1977, n. 2660.

 

 

  1. Termine finale di proponibilità.

Nel caso di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, l’articolo 650 c.p.c. prevede, al primo comma, il termine ordinario di quaranta giorni per la sua proposizione decorrente dalla conoscenza del decreto irregolarmente notificato, e distintamente, al terzo comma, il termine di chiusura di dieci giorni dal compimento del primo atto di esecuzione; ne consegue che il termine stabilito dal terzo comma non esclude l’operatività di quello previsto dal primo comma. Cass. lav., 29 agosto 2011, n. 17759.

 

L’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo - che il debitore intimato può esperire qualora non abbia avuto conoscenza del decreto per nullità della notificazione (nella specie, perché effettuata con la procedura prevista per gli «irreperibili» dall’art. 140 c.p.c. alla residenza del rappresentante legale di una soc. cooperativa a.r.l. e non alla sede della stessa) - deve essere proposta nel termine di dieci giorni dal primo atto d’esecuzione, che, essendo normalmente percepito e conosciuto dal debitore, lo mette nell’effettiva condizione di valersi dell’indicato rimedio, non già dalla notifica del precetto, che, di regola, costituisce soltanto l’antecedente necessario per poter procedere all’esecuzione. Cass. 24 novembre 1995, n. 12155.

 

Il provvedimento di liquidazione del compenso al custode giudiziario, avendo carattere monitorio, è soggetto alla opposizione prevista contro il decreto di ingiunzione con la conseguenza che in caso di mancata notifica, ove sia, tuttavia, seguita la sua esecuzione, all’opposizione è applicabile in via analogica la norma dell’ultimo comma dell’art. 650 c.p.c., sicché l’opposizione tardiva non è più ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione. Cass. 5 settembre 1991, n. 7418.

 

Perché decorra il termine decadenziale di dieci giorni dal primo atto di esecuzione per poter proporre l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., è necessario che tale atto di esecuzione sia valido ed originariamente efficace. È, pertanto, inidoneo a fare decorrere tale termine un pignoramento, originariamente inefficace per essere stato eseguito dopo i novanta giorni dalla notificazione del precetto. Cass. 20 febbraio 1984, n. 1206.

 

Poiché ai fini dell’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo, di cui all’art. 650 c.p.c, il decorso del termine di dieci giorni ha inizio dal primo atto di esecuzione, il precetto non può valere per la decorrenza di detto termine, in quanto non costituisce atto del procedimento esecutivo, né l’opposizione ad esso è preclusiva alla successiva opposizione tardiva ex art. 650 citato… deve ritenersi che la conoscenza del decreto, ai fini della decorrenza del termine per la opposizione tardiva, sia quella conseguita attraverso il primo atto di esecuzione, che del predetto termine costituisce il dies a quo. Cass. 13 aprile 1979, n. 2193.

Ai fini della proposizione dell’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo, di cui all’art. 650, ultimo paragrafo, c.p.c., il decorso del termine di dieci giorni non ha inizio da qualunque atto del procedimento esecutivo, ma si richiede propriamente un atto che direttamente incida sulla condizione giuridica della cosa, oggetto dell’esecuzione, e, cioè, un pignoramento o un atto ad esso equivalente. Non vale, pertanto, ai fini della decorrenza di detto termine il provvedimento di sospensione dell’esecuzione emesso dal giudice dell’esecuzione in seguito ad opposizione a precetto proposta dallo stesso ingiunto. Cass. 20 novembre 1976, n. 4378.

 

 

  1. Oggetto e limiti del giudizio.

L’efficacia di giudicato del decreto ingiuntivo non opposto non viene meno di per sé a seguito dell’opposizione tardivamente proposta, così come il passaggio in giudicato dello stesso non è impedito - o revocato - dalla sua impugnazione con la revocazione straordinaria o l’opposizione di terzo (art. 656 c.p.c.), rimedi straordinari per loro natura proponibili avverso sentenze passate in giudicato, l’assoggettamento ai quali del decreto ingiuntivo in tanto ha ragione di esistere in quanto l’esaurimento della esperibilità di quelli ordinari ha già dato luogo al giudicato, che non è inciso, in definitiva, dalla mera opposizione tardiva, nonché, a fortiori, dalla sola proponibilità di essa. Cass. 6 ottobre 2005, n. 19429.

 

Il principio secondo cui gli effetti del giudicato sostanziale si estendono non solo alla decisione relativa al bene della vita che formi oggetto della domanda, ma anche a quella, implicita, inerente sia all’esistenza e alla validità del rapporto sul quale si fonda lo specifico effetto giuridico dedotto, sia in particolare, alla giurisdizione del giudice che quella decisione ha emesso, trova applicazione anche con riferimento al decreto ingiuntivo non opposto nel termine di legge. Consegue che è inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione proposto nel giudizio di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., atteso che l’efficacia di giudicato non viene meno a seguito dell’opposizione tardivamente proposta, ferma restando la possibilità di impugnare nelle vie ordinarie, anche per motivi attinenti alla giurisdizione, la sentenza che all’esito del giudizio riconosca fondata l’opposizione. Cass., Sez. Un., 16 novembre 1998, n. 11549.

 

Con riferimento al procedimento monitorio, soltanto nel giudizio di cognizione instaurato a seguito di rituale e tempestiva opposizione all’ingiunzione il giudice può statuire sulla pretesa originariamente fatta valere con la domanda di ingiunzione e sulle eccezioni e difese contro di essa proposte, con la conseguenza che, decorso inutilmente il termine per proporre l’opposizione ed in assenza di situazioni suscettibili di giustificare l’opposizione tardiva di cui all’art. 650 c.p.c., l’esercizio del detto potere-dovere del giudice è impedito dal passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo, mentre la possibilità di una autonoma actio nullitatis resta limitata ai so li casi propriamente riconducibili al concetto di inesistenza, nei quali difetti alcuno dei requisiti essenziali per la riconoscibilità del decreto come provvedimento giurisdizionale, e non anche a quei casi in cui ricorrano vizi attinenti al contenuto ed al merito del provvedimento monitorio, ancorché emesso fuori dei casi stabiliti dalla legge. Cass. 3 maggio 1991, n. 4833.

 

 

  1. Profili di costituzionalità.

In procedimento introdotto dall’opposizione a decreto ingiuntivo è connotato da un tipico carattere di speditezza, rispetto al quale sarebbe contraddittorio dar rilievo al ritardo nell’opposizione da parte di soggetto cui sia stato regolarmente notificato il decreto ingiuntivo e che abbia fatto decorrere inutilmente il termine per proporre opposizione, volontariamente o colposamente. (In base a tale principio è stata dichiarata manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 650 c.p.c., nella parte in cui non consente l’opposizione tardiva per comprovati motivi collegati alla distanza nel territorio tra il luogo di notifica del decreto ingiuntivo e il luogo di notifica dell’atto di opposizione, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost.). Corte cost. 3 marzo 1989, n. 97.

 

È manifestamente inammissibile - per la incensurabilità della razionale scelta discrezionale del legislatore di porre sullo stesso piano delle persone capaci l’incapace naturale destinatario di altrui atti - la questione di legittimità costituzionale dell’art. 650, primo e terzo comma, c.p.c., sollevati in riferimento all’art. 24, secondo comma, Cost., nella parte in cui non prevede il caso dell’intimato non abbia potuto opporsi al decreto ingiuntivo notificatogli che per incapacità naturale protrattasi anche oltre il decimo giorno dal compimento del primo atto d’esecuzione. Corte cost. 31 maggio 1988, n. 604.

 

Sul terreno del processo civile e dei procedimenti speciali in particolare, l’esistenza del caso fortuito o della forza maggiore come causa impeditiva della decadenza per mancato rispetto di un termine perentorio è ipotizzata in varie norme (artt. 294, commi primo e secondo, 668, comma primo, in seguito a sentenza n. 89 del 1972, 650, comma primo, c.p.c.) ma manca una norma o un principio che ne consacri in generale la rilevanza. Ed anzi dall’art. 153 stesso codice si deduce l’improrogabilità dei termini perentori. È costituzionalmente illegittimo, per violazione del diritto di difesa, l’art. 650, comma primo, del codice di procedura civile nella parte in cui non consente la opposizione tardiva a decreto ingiuntivo da parte dell’intimato che, pur avendo avuto conoscenza del decreto medesimo, non abbia potuto, per caso fortuito o forza maggiore, proporre opposizione entro il termine prescritto. In tal caso infatti il soggetto al quale sia stato regolarmente notificato il decreto ingiuntivo, a differenza di quello in cui faccia decorrere il termine volontariamente o colposamente, viene a trovarsi nella materiale impossibilità di agire in giudizio. E la tutela giurisdizionale, in contrasto col precetto costituzionale, non risulta adeguatamente ed effettivamente assicurata. Corte cost. 20 maggio 1976, n. 120.

 

 

 



 
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