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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 653 cod. proc. civile: Rigetto o accoglimento parziale dell’opposizione

Se l’opposizione è rigettata con sentenza passata in giudicato o provvisoriamente esecutiva, oppure è dichiarata con ordinanza l’estinzione del processo, il decreto, che non ne sia già munito, acquista efficacia esecutiva.

Se l’opposizione è accolta solo in parte, il titolo esecutivo è costituito esclusivamente dalla sentenza, ma gli atti di esecuzione già compiuti in base al decreto conservano i loro effetti nei limiti della somma o della quantità ridotta.

Con la sentenza che rigetta totalmente o in parte l’opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso sulla base dei titoli aventi efficacia esecutiva in base alle vigenti disposizioni, il giudice liquida anche le spese e gli onorari del decreto ingiuntivo (1).

 

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 31 dicembre 1986, n. 303 (in G.U. 1a ss. 9 gennaio 1987, n. 2) ha dichiarato ai sensi dell’art. 27 della L. 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale dell’art. 653, comma 3, c.p.c. come sostituito dall’art. 3 della L. 10 maggio 1976, n. 358.


Giurisprudenza annotata

Rigetto o accoglimento parziale dell’opposizione.

 

 

  1. Conclusione anticipata del giudizio; 1.1. Improcedibilità; 1.2. Estinzione; 1.2.1. Estinzione per trasferimento dell’azione civile in sede penale; 1.3. Cessazione della materia del contendere; 1.4. Ordinanza anticipatoria; 2. Rigetto; 3. Accoglimento; 3.1. Effetti e momento di efficacia; 4. Accoglimento parziale; 4.1. Effetti sugli atti di esecuzione già compiuti; 5. Spese della fase monitoria e di opposizione; 6. Impugnazione ordinaria; 6.1. Appello; 7. Giudicato; 7.1. Giudicato in materia di lavoro; 8. Profili di costituzionalità.

 

 

  1. Conclusione anticipata del giudizio.

 

 

1.1. Improcedibilità.

Qualora contro il decreto ingiuntivo sia stata proposta opposizione, la mancata tempestiva costituzione dell’opponente determina l’improcedibilità dell’opposizione, rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità, non essendo applicabile l’art. 171, c.p.c. - secondo il quale, nel caso di mancata costituzione, il processo non si estingue e ne è consentita la riassunzione - neppure qualora non sia stato pronunciato il decreto di esecutorietà dell’ingiunzione, in quanto il giudizio di opposizione, benché costituisca un ordinario processo di cognizione, è tuttavia sottoposto alla duplice condizione di procedibilità della tempestiva proposizione dell’opposizione e della costituzione in giudizio dell’opponente, sicché grava su quest’ultimo l’onere di coltivare il giudizio di opposizione, risultando detta disciplina coerente con le esigenze di celerità tipiche del procedimento monitorio, che risulterebbero vanificate dalla eventuale facoltà dell’opponente di riassumere la causa, nel caso di opposizione alla quale non sia seguita l’iscrizione a ruolo. Cass. 3 marzo 2004, n. 4294.

 

In tema di procedimento d’ingiunzione, la nullità della citazione in opposizione derivante dalla mancata indicazione, nella copia notificata dell’atto, della data dell’udienza di comparizione comporta, ex art. 159 c.p.c., la nullità dell’intero procedimento di opposizione e del provvedimento conclusivo, con conseguente passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo; né la costituzione del convenuto, spiegando effetti sananti solo ex nunc, vale ad escludere l’inammissibilità dell’opposizione ed il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo, quando alla data della detta costituzione sia già decorso il termine per l’opposizione. Cass. 16 aprile 2003, n. 6017.

 

La dichiarazione di improcedibilità dell’opposizione a decreto ingiuntivo preclude solo la possibilità di riproporre in diverso giudizio la domanda tendente a contrastare l’accertamento contenuto nel decreto ingiuntivo stesso, ma non la domanda riconvenzionale avanzata con il medesimo atto di opposizione, che può essere riproposta con un successivo atto. Cass. 2 agosto 2002, n. 11602.

 

L’inammissibilità o l’improponibilità dell’opposizione avverso il decreto ingiuntivo non osta a che l’opposizione medesima produca gli effetti di un ordinario atto di citazione, nel concorso dei requisiti previsti dagli artt. 163 e 163-bis c.p.c., con riguardo alle domande che essa contenga, autonome e distinte rispetto alla richiesta di annullamento e revoca del decreto. Cass. 15 marzo 2001, n. 3769; conforme Cass., Sez. Un., 19 aprile 1982, n. 2387.

 

 

1.2. Estinzione.

In tema di effetti del giudizio di rinvio sul giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, qualora alla pronunzia sul decreto sia seguita l’opposizione con il suo accoglimento (totale o parziale), e successivamente la sentenza di merito sia stata a sua volta cassata con rinvio, nel caso in cui il processo non sia stato riassunto nel termine prescritto non trova applicazione il disposto dell’art. 653 c.p.c., secondo cui a seguito dell’estinzione del processo di opposizione il decreto che non ne sia munito acquista efficacia esecutiva, ma il disposto dell’art. 393 c.p.c., alla stregua del quale alla mancata riassunzione consegue l’estinzione dell’intero procedimento e, quindi, anche l’inefficacia del decreto ingiuntivo opposto. Tuttavia, nel diverso caso in cui l’estinzione del giudizio di rinvio sia successiva ad una pronuncia di cassazione di una decisione di rigetto, in primo grado o in appello, dell’opposizione proposta avverso un decreto ingiuntivo, a tale estinzione consegue il passaggio in giudicato del decreto opposto, secondo quanto prevede il citato art. 653, comma primo, c.p.c., che, limitatamente a questa ipotesi, prevale sul menzionato art. 393. Cass., Sez. Un., 22 febbraio 2010, n. 4071.

 

In tema di effetti del giudizio di rinvio sul giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, qualora alla pronunzia sul decreto sia seguita opposizione e questa sia stata accolta, e successivamente la sentenza di merito sia stata a sua volta cassata con rinvio, nel caso in cui il processo non sia stato riassunto in termine non trova applicazione il disposto dell’art. 653 c.p.c., a mente del quale a seguito dell’estinzione del processo di opposizione il decreto che non ne sia munito acquista efficacia esecutiva, ma il disposto dell’art. 393 c.p.c., alla stregua del quale alla mancata riassunzione consegue l’estinzione dell’intero procedimento e, quindi, l’inefficacia anche del decreto ingiuntivo opposto. Cass. lav., 15 maggio 2007, n. 11095.

 

Contra: In tema di effetti del giudizio di rinvio sul giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, qualora alla pronuncia del decreto sia seguita opposizione, questa sia stata accolta, e la sentenza di merito sia stata a sua volta cassata con rinvio dalla Corte di cassazione, alla mancata riassunzione del giudizio in sede di rinvio consegue non già l’estinzione dell’intero procedimento, giusta il disposto dell’art. 393 c.p.c., bensì la applicazione della specifica disciplina di cui al successivo art. 653, a mente del quale in caso di estinzione del processo di opposizione «il decreto che non ne sia già munito acquista efficacia esecutiva», che ripone la sua ragion d’essere nella natura di condanna con riserva del decreto d’ingiunzione, sicché all’estinzione del procedimento di rinvio per mancata riassunzione consegue l’efficacia esecutiva del decreto medesimo. Né può verificarsi la prescrizione del diritto (ove dall’inizio del procedimento monitorio sia trascorso il tempo necessario per la prescrizione), mettendo nel nulla l’effetto sospensivo permanente previsto dall’art. 2945 c.c., atteso che per il disposto della norma citata (allo stesso modo di quanto statuito dall’art. 338 c.p.c. nel caso di estinzione del giudizio d’appello e passaggio in giudicato della sentenza impugnata) l’estinzione del processo consuma il diritto d’opposizione e non incide sul decreto opposto. Cass. 11 maggio 2005, n. 9876; conforme Cass. 25 marzo 2003, n. 4378.

 

La rinuncia agli atti del giudizio da parte dell’attore in opposizione a decreto ingiuntivo determina l’estinzione del giudizio stesso in assenza di un interesse sostanziale del creditore opposto alla prosecuzione del giudizio, interesse sussistente quando l’opposto si sia costituito ed abbia avanzato richieste di merito e non ravvisabile, al contrario, nel caso di richiesta di condanna dell’opponente per responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c. Infatti, il relativo giudizio presuppone lo svolgimento del processo, mentre l’effetto della rinuncia agli atti è quello di privare il giudice del potere dovere di emanare la sentenza di merito o di rendere nulla ex nunc la procedura. Cass. 10 aprile 2003, n. 5676.

 

Dal coordinato disposto degli artt. 653 c.p.c. (a norma della quale l’estinzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo produce o un effetto conservativo dell’efficacia esecutiva già concessa al decreto stesso, o un effetto acquisitivo di tale efficacia ad un decreto che non era già munito) e 308 dello stesso codice (a norma del quale contro l’ordinanza dichiarativa dell’estinzione del giudizio, comunicata alle parti a cura del cancelliere, è ammesso reclamo), si ricava che la dichiarazione di estinzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo produce l’effetto di conferire efficacia esecutiva al decreto ingiuntivo opposto dopo che sono scaduti i termini per proporre reclamo avverso l’ordinanza di estinzione; sicché, prima di tale momento, il decreto ingiuntivo non già munito di efficacia esecutiva non costituisce titolo per l’esercizio dell’azione esecutiva. Cass. 3 dicembre 1996, n. 10800.

 

In ipotesi di mancata riassunzione del processo di opposizione a decreto ingiuntivo dinanzi al giudice dichiarato competente dalla corte di cassazione in sede di regolamento - riassunzione che deve avvenire nel termine di sei mesi a norma dell’art. 50 c.p.c. - l’estinzione del processo non incide sull’efficacia esecutiva del decreto ingiuntivo, la cui pronuncia di revoca è venuta meno, e tale estinzione può essere rilevata e dichiarata incidenter tantum anche dal giudice dell’opposizione all’esecuzione promossa in forza del decreto stesso, dovendosi ritenere la relativa istanza implicita nella richiesta di rigetto della opposizione a precetto per intervenuta estinzione del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo. Cass. 28 gennaio 1988, n. 766.

 

Con riguardo al giudizio di opposizione all’ingiunzione, il decesso dell’opponente ove seguito dalla dichiarazione d’interruzione del processo a seguito della relativa comunicazione (o notificazione) da parte del procuratore ad litem dello stesso, comporta per gli eredi l’onere di provvedere alla riassunzione del termine di sei mesi, da quella comunicazione, pena l’estinzione del giudizio di opposizione e l’acquisto da parte del decreto ingiuntivo di efficacia esecutiva, senza che una tale situazione integri per i detti eredi una violazione del diritto di difesa costituzionalmente garantito, avendo essi il diritto di essere avvertiti da parte del procuratore dal loro dante causa ed essendo congruo lo spatium deliberandi di sei mesi. Cass. 6 dicembre 1986, n. 7251.

 

La definitiva esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto, nel caso di estinzione del giudizio di opposizione, non è impedita dalla circostanza che al giudizio di opposizione siano stati chiamati a partecipare, jussu judicis, anche soggetti diversi da quelli tra cui fu emesso il decreto ingiuntivo. Infatti, la necessita del litisconsorzio, per ragioni di natura processuale, rispetto ai chiamati in causa, costituisce fenomeno strettamente connesso e dipendente dall’esistenza e dallo svolgimento del processo, fenomeno che resta, perciò, travolto e privato di ogni concreta rilevanza nell’ipotesi in cui il processo venga ad estinguersi. Cass. 21 febbraio 1978, n. 840.

 

L’art. 310 c.p.c., secondo cui l’estinzione del processo rende inefficace gli atti compiuti, si riferisce agli atti del giudizio di cognizione ordinaria, ma non estende la sua efficacia al decreto ingiuntivo opposto. Quest’ultimo, infatti, acquista efficacia esecutiva, a norma dell’art. 653 c.p.c., qualora con ordinanza sia dichiarata l’estinzione del giudizio d’opposizione. Cass. lav., 16 novembre 1977, n. 5021.

 

La rinunzia alla opposizione al decreto ingiuntivo e la rinunzia al giudizio di appello, provocando il passaggio in giudicato del decreto opposto o della sentenza impugnata, si risolvono in una rinuncia all’azione, precludente la riproposizione della domanda in un nuovo giudizio. la dichiarazione di estinzione del processo, conseguente alla rinuncia agli atti, producendo nei predetti casi i medesimi effetti sostanziali e processuali della rinunzia all’azione, acquista valore sostitutivo della dichiarazione di cessazione della materia del contendere. Cass. 17 agosto 1973, n. 2346.

 

 

1.2.1. Estinzione per trasferimento dell’azione civile in sede penale.

L’iniziativa della parte di chiedere al giudice penale di pronunciare sul merito della domanda già proposta al giudice civile, a condizione che tale trasferimento sia ammissibile (art. 75, comma secondo, c.p.p.), determina l’effetto che il giudizio aperto dalla domanda per l’emissione di decreto ingiuntivo e proseguito per effetto dell’opposizione formulata dall’ingiunto non possa continuare davanti al giudice civile e si debba, dunque, arrestare con la sua dichiarazione di estinzione, cui deve correlarsi l’ordine di cancellazione dell’ipoteca iscritta sulla base di decreto provvisoriamente esecutivo, divenuto inefficace. A quest’ultimo fine non può trovare applicazione la disciplina prevista dall’art. 653 c.p.c. per il caso di estinzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo poiché, nella suddetta ipotesi del trasferimento dell’azione civile nel giudizio penale in virtù dell’opzione manifestata dalla parte creditrice opposta, è proprio quest’ultima a voler sottoporre la propria pretesa ad un accertamento condotto secondo diverse regole processuali e dovendosi del resto rilevare che, sul piano generale, l’art. 653 c.p.c. è applicabile anche al caso della rinuncia agli atti solo quando è l’opponente a rinunciare alla propria opposizione e, quindi, ad una pronuncia di merito che rigetti la domanda proposta nei suoi confronti, mentre non trova applicazione quando è l’attore-opposto che rinuncia alla statuizione sul merito della propria domanda, sottraendo al giudice il potere di esaminarla, come accade proprio quando il creditore-opposto manifesti la sua volontà di trasferire l’azione civile nel processo penale. La provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo e l’ipoteca giudiziale conseguente che sia stata iscritta sulla sua scorta sono destinate a cedere non solo di fronte ad un accertamento negativo del diritto di credito fatto valere con la domanda di ingiunzione, ma anche dinanzi ad un accertamento negativo circa i presupposti del procedimento di ingiunzione e, perciò, la loro inefficacia si determina anche in conseguenza dell’estinzione del giudizio civile di opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo dichiarata per effetto del trasferimento dell’azione civile nel processo penale scelto dal creditore-opposto, che impedisce, la possibilità che si possa pervenire ad una decisione di merito, dal momento che il suddetto trasferimento comporta che il giudice penale debba decidere del diritto al risarcimento del danno prodotto dal reato, non delle questioni processuali relative alla proponibilità della domanda di ingiunzione. Pertanto, siccome l’iscrizione di ipoteca è consentita dalla provvisoria esecutorietà del decreto e ne costituisce atto di esecuzione, che, però, nell’ipotesi di trasferimento dell’azione civile in sede penale, non può sopravvivere al venir meno del titolo su cui si fonda, ne deriva che la cancellazione dell’ipoteca stessa deve essere ordinata già con la sentenza che accerta l’inefficacia del decreto, e lo può essere anche di ufficio. Cass. 21 novembre 2006, n. 24746.

 

 

1.3. Cessazione della materia del contendere.

L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione sulla domanda proposta dal creditore con il ricorso per ingiunzione, sicché la relativa decisione - salvo che non si tratti di sentenza di rigetto totale della opposizione - è destinata a sostituirsi all’originario provvedimento, che viene automaticamente meno. Ne consegue che anche la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, emessa in relazione al giudizio di cui si tratta, comporta la caducazione del decreto ingiuntivo, senza che sia necessario disporre expressis verbis in tal senso. Cass. 1° dicembre 2000, n. 15378.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che non è limitato alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto, ma si estende all’accertamento dei fatti costitutivi, modificativi ed estintivi del diritto in contestazione con riferimento alla situazione esistente al momento della sentenza, la cessazione della materia del contendere verificatasi successivamente alla notifica del decreto, in conseguenza di un fatto estintivo del fondamento della pretesa azionata o che comunque comporti la carenza sopravvenuta di interesse, travolge necessariamente anche la pronunzia (di merito e suscettibile di passare in giudicato) resa nella fase monitoria, che pertanto deve essere revocata da parte del giudice dell’opposizione. Cass. lav., 10 aprile 2000, n. 4531.

 

La cessazione della materia del contendere verificatasi successivamente alla notifica del decreto, in conseguenza di un fatto estintivo del fondamento della pretesa azionata o che comunque comporti la carenza sopravvenuta di interesse, travolge necessariamente anche la pronunzia (di merito e suscettibile di passare in giudicato) resa nella fase monitoria, che pertanto deve essere revocata da parte del giudice dell’opposizione, senza che rilevi, in contrario, l’eventuale posteriorità dell’accertato fatto estintivo rispetto al momento di emissione dell’ingiunzione. Cass. 22 maggio 2008, n. 13085.

Se il debitore, dopo il deposito in cancelleria del ricorso per decreto ingiuntivo, paga parte della somma, e la restante parte dopo la notifica di esso, l’opposizione va accolta per cessazione della materia del contendere e il decreto va revocato, mentre l’onere delle spese va regolato tenendo conto che il processo - da valutare avendo riguardo al complessivo svolgimento di esso e all’esito del giudizio di opposizione - è unico, con conseguente esclusione di un’autonoma pronuncia sulla legittimità dell’ingiunzione per regolare quelle della fase monitoria. Cass. 13 giugno 1997, n. 5336.

 

La disposizione dell’art. 2377, ult. comma, c.c., secondo cui l’annullamento della deliberazione assembleare non può essere pronunciato se la deliberazione impugnata e sostituita con altra presa in conformità della legge e dell’atto costitutivo, benché dettata con riferimento alle società per azioni, ha carattere generale ed è, perciò, applicabile anche alle assemblee dei condomini di edifici. Pertanto, qualora un condomino abbia dedotto a fondamento dell’opposizione a decreto ingiuntivo, emesso sulla base di una delibera assembleare, l’invalidità di quest’ultima per aver adottato un erroneo criterio di ripartizione delle spese condominiali, la sostituzione di detta delibera con altra che, adottando un nuovo criterio di riparto della spesa elimini ogni contrasto tra le parti, comporta la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. Cass. 5 giugno 1995, n. 6304.

 

Il decreto ingiuntivo, poiché la fondatezza dei motivi di opposizione ad esso deve essere valutata con riguardo non alla data di proposizione dell’istanza d’ingiunzione ma a quella di emissione del decreto medesimo, non può non essere revocato ove l’opponente dimostri di aver provveduto al pagamento del debito dopo la richiesta del provvedimento monitorio ma prima dell’emissione dello stesso, conseguendo a tale pagamento la cessazione della materia del contendere, salvo il diritto del creditore avvalsosi della ingiunzione - che, in quanto soccombente nel giudizio di opposizione, legittimamente è condannato al pagamento delle relative spese - al ristoro delle spese della procedura monitoria legittimamente avviata prima del pagamento predetto, per conseguire le quali, astenendosi, a seguito del pagamento ricevuto, dalla notifica del decreto ingiuntivo, avrebbe potuto agire in separata sede. Cass. lav., 11 aprile 1990, n. 3054.

 

Contra: Il decreto ingiuntivo deve essere revocato nel giudizio di opposizione, in caso di cessazione della materia del contendere, soltanto quando risulti la fondatezza dei motivi dell’opposizione medesima, con riferimento alla data di emissione di quel provvedimento, sicché, qualora il debito si estingua per sopravvenuto adempimento, sia da escludere l’indicata fondatezza, deve negarsi la revoca del decreto e devono porsi a carico dell’ingiunto le spese con esso liquidate, oltre le spese del giudizio di opposizione secondo il criterio della soccombenza virtuale (salva restando l’opponibilità dell’avvenuto pagamento, se il creditore, ancorché soddisfatto, si avvalga del decreto non revocato come titolo esecutivo). Cass. 18 ottobre 1983, n. 6121.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, ove le posizioni di attore e di convenuto appaiono invertite, in quanto chi fa valere la sua pretesa e il convenuto e non l’attore in opposizione, che tenta solo di contrastare l’avversa pretesa, il riconoscimento del proprio debito da parte dell’opponente non fa venir meno la materia del contendere, ma sta soltanto a significare il riconoscimento della fondatezza della pretesa del creditore opposto, analogamente a quando in un giudizio ordinario di cognizione il debitore riconosce il buon diritto del creditore. In questo caso la pronuncia del giudice deve dare atto di ciò e può consistere tanto nel rigetto dell’opposizione con l’attribuzione al decreto ingiuntivo del carattere definitivo e dell’eventuale carattere esecutivo - ove mancante - quanto nella condanna all’integrale pagamento della somma riconosciuta, qualora il giudice non intenda mantenere fermo il decreto anche per le spese liquidate, ritenendole eccessive o superflue nella generale economia della lite. Cass. 6 febbraio 1970, n. 2491.

 

L’emanazione dell’ordinanza anticipatoria di cui all’art. 186-quater c.p.c. è consentita anche nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, nell’ipotesi in cui il provvedimento monitorio non sia stato dichiarato provvisoriamente esecutivo al momento della pronuncia o nel corso del giudizio, perché a tale giudizio si applicano tutti gli istituti di carattere generale, ivi compreso quello disciplinato dall’art. 186-quater c.p.c.; né vale, in contrario, l’obiezione relativa all’astratta possibilità di una duplicazione di titoli esecutivi verificabile in caso di estinzione del giudizio di opposizione o di rinuncia dell’intimato alla sentenza (ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 186-quater, cit.), giacché, ove ciò si verifichi, il debitore in sede esecutiva può agevolmente paralizzare l’eventuale duplicazione della pretesa da parte del creditore. Cass. 24 marzo 2004, n. 5893.

 

 

  1. Rigetto.

L’opposizione al decreto ingiuntivo non è un’impugnazione del decreto, volta a farne valere vizi ovvero originarie ragioni di invalidità, ma dà luogo da un ordinario giudizio di cognizione di merito, volto all’accertamento dell’esistenza del diritto di credito fatto valere dal creditore con il ricorso ex artt. 633 e 638 c.p.c., così che la sentenza che decide il giudizio deve accogliere la domanda dell’attore (il creditore istante), rigettando conseguentemente l’opposizione, quante volte abbia a riscontrare che i fatti costitutivi del diritto fatto valere in sede monitoria, pur se non sussistenti al momento della proposizione del ricorso, sussistono tuttavia in quello successivo della decisione. Cass. 22 febbraio 2002, n. 2573.

 

Nel caso di coesistenza del processo esecutivo promosso sulla base di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, del giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo e del giudizio d’opposizione all’esecuzione, nel momento in cui il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo ha sospeso la provvisoria esecuzione del decreto si concretizza l’ipotesi della sospensione dell’esecuzione disposta dal giudice dinanzi al quale è impugnato il titolo esecutivo, a norma dell’art. 623, seconda ipotesi, c.p.c., con conseguente impedimento della prosecuzione del processo esecutivo, che non può essere riattivato fino a che, in dipendenza del giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo, il titolo non abbia riacquistato con il rigetto dell’opposizione la sua efficacia esecutiva a norma dell’art. 653 c.p.c. Cass. 1 agosto 2008, n. 20925; conforme Cass. 31 luglio 2002, n. 11378; Cass. 12 gennaio 1999, n. 261.

 

La norma dell’art. 653 c.p.c. va interpretata nel senso che l’efficacia esecutiva conseguente alla sentenza di rigetto dell’opposizione, provvisoriamente esecutiva per legge (art. 282 c.p.c.), opera tanto nell’ipotesi in cui il decreto sia privo ab origine di clausola di provvisoria esecuzione, quanto in quella in cui ne sia privato in corso di causa con provvedimento di sospensione del giudice dell’opposizione. Cass. 13 aprile 1999, n. 3607.

Allorché la provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo sia stata non già sospesa, ma revocata dal giudice dell’opposizione, essa non ritrova efficacia ipso iure con la sentenza di rigetto dell’opposizione, ma occorre che questa sia dichiarata provvisoriamente esecutiva, do vendo il primo comma dell’art. 653 c.p.c. essere interpretato nel senso che la clausola di provvisoria esecuzione non è necessaria solamente nel caso in cui il decreto sia tuttora esecutivo al momento in cui sopravviene la sentenza e non anche quando la provvisoria esecuzione sia stata revocata nel corso del giudizio, a meno che tale provvedimento non risulti a sua volta revocato dalla sentenza. Cass. 26 febbraio 1983, n. 1497.

 

Nel procedimento ingiunzionale la sentenza che rigetta integralmente l’opposizione non si sostituisce al decreto ingiuntivo impugnato: in tal caso, pertanto, il titolo esecutivo è costituito dal decreto e non già dalla sentenza che lo conferma. Cass. 3 giugno 1978, n. 2795.

 

 

  1. Accoglimento.

 

 

3.1. Effetti e momento di efficacia.

Il principio secondo cui il diritto alla restituzione delle somme pagate in esecuzione di una sentenza provvisoriamente esecutiva, successivamente riformata in appello, sorge, ai sensi dell’art. 336 c.p.c., per il solo fatto della riforma della sentenza e può essere fatto valere immediatamente, se del caso anche con procedimento monitorio, trova applicazione anche in riferimento alla revoca del decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. In tal caso, la domanda di restituzione può essere proposta dinanzi allo stesso giudice dell’opposizione, ovvero anche separatamente, ed in quest’ultima ipotesi il relativo giudizio non dev’essere sospeso in attesa della definizione di quello di opposizione al decreto ingiuntivo, non essendo la restituzione subordinata al passaggio in giudicato della sentenza di accoglimento dell’opposizione. Cass. 3 ottobre 2005, n. 19296.

 

L’accertamento immediatamente esecutivo della pretesa sostanziale fatta valere nel procedimento d’ingiunzione, se pure perdura nel corso del giudizio di opposizione, può essere superato dalla sentenza che decide la stessa opposizione, ove questa sia accolta, dato che la sentenza di accertamento negativo si sostituisce completamente al decreto ingiuntivo (il quale viene eliminato dalla realtà giuridica), con la conseguenza che gli atti di esecuzione già compiuti restano caducati, analogamente a quanto accade nei casi di riforma o cassazione di sentenza impugnata (artt. 336, 353, 354 c.p.c.) e di revoca di provvedimento cautelare a seguito di reclamo (artt. 669-terdecies c.p.c.), a prescindere dal passaggio in giudicato della medesima sentenza di accoglimento dell’opposizione. Cass. lav., 20 maggio 2004, n. 9626.

 

Se l’opposizione è accolta solo in parte, il titolo esecutivo è costituito esclusivamente dalla sentenza, ma gli atti di esecuzione già compiuti in base al decreto conservano i loro effetti «nei limiti della somma o della quantità ridotta», conseguendone che se la somma o la quantità è azzerata, come avviene nel caso di accoglimento totale dell’opposizione, non può materialmente verificarsi alcuna conservazione, neanche ridotta, degli atti esecutivi già compiuti, con la conseguenza che l’opponente può immediatamente chiedere la restituzione dell’intera somma (o quantità) già versata (oppure la restituzione della cosa mobile già consegnata). Cass. lav., 20 maggio 2004, n. 9626; conforme Cass. 8 agosto 1989, n. 3646.

Contra: Nel caso di totale invalidità e revoca del decreto ingiuntivo, per difetto del requisito dell’esigibilità del credito con esso fatto valere, con accoglimento della domanda proposta dal creditore nel corso del giudizio d’opposizione per effetto della sopravvenienza del titolo della relativa azione, il giudice dell’opposizione deve ordinare, anche d’ufficio, la cancellazione della ipoteca giudiziale iscritta in forza del decreto a norma dell’art. 655 c.p.c., ma tale ordine è eseguibile solo con il passaggio in giudicato della pronuncia che lo contiene, considerando che gli atti esecutivi, compiuti in base al decreto stesso, non sono immediatamente caducati dalla sentenza che ne disponga la revoca (in analogia a quanto si verifica nell’ipotesi di riforma in appello della sentenza esecutiva di primo grado, e senza che possano invocarsi le regole poste dall’art. 653, secondo comma, c.p.c., riguardanti la diversa ipotesi in cui l’opposizione sia parzialmente accolta per eccedenza quantitativa della domanda originaria rispetto alla prestazione effettivamente dovuta. Cass. 15 maggio 1990, n. 4163.

 

La revoca del decreto ingiuntivo in esito al giudizio d’opposizione, ove discenda non da fatti sopravvenuti, ma dal riscontro dell’iniziale mancanza dei requisiti all’uopo prescritti, quale il difetto di un credito esigibile, comporta, salvo l’accoglimento in tutto od in parte della domanda riformulata dal creditore in detto giudizio, l’invalidità ab origine del provvedimento monitorio, ed esige anche d’ufficio l’ordine di cancellazione dell’ipoteca giudiziale iscritta in forza della sua provvisoria esecutorietà, dato che il principio della proporzionale conservazione degli atti di esecuzione in precedenza compiuti, posto dall’art. 653, secondo comma, c.p.c. per il caso di fondamento parziale dell’opposizione, riguarda la diversa ipotesi in cui l’indicata revoca sia disposta nonostante l’originaria presenza delle condizioni dell’ingiunzione. Cass. 4 dicembre 1997, n. 12318.

 

Nell’ipotesi in cui l’opposizione a decreto ingiuntivo venga totalmente accolta per l’inesigibilità del credito al momento della sua emissione, con conseguente declaratoria di nullità e revoca del decreto, questo perde ogni efficacia, onde risultano invalidi tutti gli atti esecutivi eventualmente compiuti, ivi compresa l’iscrizione ipotecaria della quale deve pertanto ordinarsi la cancellazione, restando esclusa la possibilità di conservarne gli effetti anche quando, per la sopravvenuta cessazione della causa di inesigibilità la domanda sia egualmente accolta nel merito con la sentenza che definisce il giudizio, atteso che la conservazione degli effetti degli atti esecutivi, nei limiti della somma ridotta, è prevista dall’art. 653, comma secondo, c.p.c. (con disposizione non estensibile oltre il caso in essa considerato, costituendo deroga al principio della radicale caducazione degli effetti dell’atto dichiarato nullo o revocato) nel solo caso in cui l’opposizione è accolta solo in parte, senza che al riguardo si pongano dubbi di costituzionalità sotto il profilo degli articoli 3 e 24 Cost. stante la non omogeneità delle situazioni poste a raffronto. Cass. 5 giugno 1997, n. 5007.

 

Qualora, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, l’originaria domanda, posta a base del ricorso per ingiunzione, venga sostituita con una domanda nuova (nella specie, perché fondata su una diversa causa petendi ed avanzata anche nei confronti di un diverso soggetto, chiamato in causa), la sentenza che decide nel merito di tale seconda pretesa, in relazione all’accettazione del contraddittorio su di essa, deve necessariamente revocare il decreto opposto, alla stregua del sopravvenuto mutamento dell’oggetto della controversia, ancorché la decisione stessa comporti il riconoscimento di un credito di ammontare in tutto od in parte coincidente a quello fatto valere con l’ingiunzione. Cass. 6 maggio 1980, n. 2975.

 

Ove sia riconosciuta la nullità di un decreto ingiuntivo, perché emesso da giudice incompetente, l’obbligo di ricostruire la situazione precedente il provvedimento monitorio importa la restituzione dei beni appresi dal debitore in esecuzione dell’ingiunzione nulla, e questa restituzione deve essere disposta dal giudice della cognizione della causa, anche nella fase di appello, e non dal giudice della esecuzione). Cass. 20 dicembre 1978, n. 6114.

 

 

  1. Accoglimento parziale.

 

 

4.1. Effetti sugli atti di esecuzione già compiuti.

Con riguardo all’accoglimento parziale dell’opposizione a decreto ingiuntivo, nel concetto di atti di esecuzione (già compiuti in base al decreto), dei quali l’art. 653, secondo comma, c.p.c. prevede la conservazione degli effetti nei limiti della somma o della quantità ridotta, rientrano non soltanto gli atti del processo di esecuzione, ma tutti i possibili effetti dell’esecutività del decreto, e, dunque, anche l’ipoteca iscritta sulla base dell’esecutività del decreto stesso, attesa la ratio della disposizione citata, tesa a mantenere integra, nei limiti del credito ridotto, la posizione e la protezione del creditore. Cass. 17 ottobre 1989, n. 4169.

 

Il creditore ha diritto al rimborso della spesa per l’iscrizione ipotecaria, pur in presenza di revoca parziale del decreto ingiuntivo. Cass. 11 maggio 1991, n. 5274.

 

Le spese inerenti al decreto e quelle attinenti al precetto reso necessario dal mancato pagamento, sono legittimamente poste a carico del debitore, con riferimento ai limiti della somma attribuita definitivamente al creditore. Cass. 2 agosto 1984, n. 4597.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che nel sistema delineato dal codice di procedura civile si atteggia come un procedimento il cui oggetto non è ristretto alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto stesso, ma si estende all’accertamento, con riferimento alla situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della sentenza - e non a quello anteriore della domanda o dell’emissione del provvedimento opposto - dei fatti costitutivi del diritto in contestazione, il giudice, qualora riconosca fondata, anche solo parzialmente, una eccezione di pagamento formulata dall’opponente (che è gravato dal relativo onere probatorio) con l’atto di opposizione o nel corso del giudizio, deve comunque revocare in toto il decreto opposto, senza che rilevi in contrario l’eventuale posteriorità dell’accertato fatto estintivo rispetto al momento di emissione del decreto suddetto, sostituendosi la sentenza di condanna al pagamento di residui importi del credito all’originario decreto ingiuntivo. Cass. lav., 17 ottobre 2011, n. 21432; conforme Cass. 10 marzo 2009, n. 5754; Cass. 19 marzo 2007, n. 6514; Cass. 21 febbraio 2007, n. 4103; Cass. 19 febbraio 2006, n. 22489; Cass. 29 gennaio 2004, n. 1657; Cass. 10 ottobre 2003, n. 15186; Cass. 15 luglio 2002, n. 10229; Cass. lav., 1° dicembre 2000, n. 15339.

 

L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione sulla domanda proposta dal creditore con il ricorso per ingiunzione, sicché, una volta stabilito che - sia pure solo in parte - la pretesa è infondata, il decreto ingiuntivo deve essere revocato, anche se il pagamento già sia stato effettuato dopo l’emissione dell’ingiunzione. Cass. 18 marzo 2003, n. 3984; conforme Cass. 25 maggio 1999, n. 5074.

 

Le spese del procedimento monitorio vanno poste a carico dell’intimato, in considerazione della legittima emissione del decreto ingiuntivo nei suoi confronti. Cass. 8 aprile 1989, n. 1690.

 

Dall’accoglimento, anche parziale, della opposizione deriva la nullità ope legis della ingiunzione, alla quale si sostituisce la sentenza pronunciata sull’opposizione stessa, sicché non è consentito al giudice della opposizione confermare il decreto ingiuntivo entro i limiti in cui la statuizione in esso contenuta non sia stata modificata. Cass. 12 febbraio 1994, n. 1421.

 

La legittimità dell’emissione dell’ingiunzione va stabilita solo ai fini dell’esecuzione provvisoria e dell’incidenza delle spese della fase monitoria. Cass. 14 settembre 1993, n. 9512.

 

Contra: Il decreto ingiuntivo deve essere necessariamente revocato nel giudizio di opposizione esclusivamente quando risulti la fondatezza anche solo parziale dell’opposizione stessa con riferimento alla data di emissione del decreto; cosicché quando il debito si estingua per un adempimento successivo alla suddetta data e debba quindi escludersi l’indicata fondatezza il provvedimento non va revocato e devono porsi a carico dell’ingiunto le spese del procedimento, salva restando l’opponibilità dell’avvenuto pagamento se il creditore, ancorché soddisfatto, si avvalga del decreto non revocato come titolo esecutivo. (In base al suddetto principio la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto che non dovesse essere revocato il decreto ingiuntivo emesso per un credito compensato parzialmente con un credito dell’opponente essendo stata esclusa la fondatezza anche solo parziale dell’opposizione con riferimento alla data di emissione del provvedimento). Cass. lav., 12 dicembre 1998, n. 12521; conforme Cass. 22 aprile 1992, n. 4804, Cass., 8 giugno 1985, n. 3482.

 

Il decreto ingiuntivo deve essere revocato nel giudizio di opposizione esclusivamente quando risulti la fondatezza anche solo parziale dell’opposizione stessa con riferimento alla data di emissione del decreto. Quando il debito si estingua per un adempimento successivo alla suddetta data e debba quindi escludersi l’indicata fondatezza, anche se il provvedimento viene ugualmente revocato, devono comunque porsi a carico dell’ingiunto le spese del procedimento, salva restando l’opponibilità dell’avvenuto pagamento se il creditore, ancorché soddisfatto, si avvalga del decreto non revocato come titolo esecutivo (in base al suddetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva posto le spese del giudizio a carico dell’ingiunto, il quale aveva proceduto al pagamento dell’importo dovuto nella stessa data in cui era stata emessa l’ingiunzione). Cass. 27 marzo 2007, n. 7526.

 

Anche da una sentenza parziale che disponga la revoca del decreto ingiuntivo per ragioni di rito e la prosecuzione del giudizio ai soli fini dell’accertamento delle ragioni creditorie fatte valere con la domanda contenuta nel ricorso monitorio, consegue - senza che si renda necessario attendere il passaggio in giudicato in senso formale della sentenza - la caducazione degli atti di esecuzione già compiuti in conseguenza della originaria esecutività del decreto. Cass. 28 maggio 1999, n. 5192.

 

Non sussiste il vizio di extra petita (art. 112 c.p.c.) se il giudice dell’ opposizione a decreto ingiuntivo - giudizio di cognizione non solo per accertare l’esistenza delle condizioni per l’emissione dell’ ingiunzione, ma anche per esaminare la fondatezza della domanda del creditore in base a tutti gli elementi, offerti dal medesimo e contrastati dall’ingiunto - revoca il provvedimento monitorio ed emette una sentenza di condanna di questi per somma minore a quella ingiunta, perché mentre l’opponente chiede di accertare l’inesistenza dell’obbligazione ingiuntagli, il creditore, sia con ricorso per ottenere in breve tempo, con forme speciali, un titolo esecutivo per il pagamento del suo credito, sia con la domanda di rigetto dell’opposizione (o dell’appello dell’opponente), esercita invece un’azione di condanna. Cass. 17 febbraio 1998, n. 1656.

 

L’accoglimento parziale dell’opposizione a decreto ingiuntivo produce, ai sensi dell’art. 653 c.p.c., l’effetto che il titolo esecutivo sia costituito esclusivamente dalla sentenza, la quale ha parzialmente modificato il decreto ingiuntivo opposto. Se, nella sentenza, risulti chiaramente espressa la modificazione del decreto, non occorre una pronuncia formale di nullità di esso in quanto la nullità del decreto consegue ope legis all’accoglimento anche parziale dell’opposizione. Cass. 15 gennaio 1973, n. 126.

 

L’ipotesi, in cui il giudice dell’opposizione ad un decreto ingiuntivo, pur riconoscendo dovuta l’intera somma ingiunta, escluda le spese liquidate nel decreto, è pur sempre un caso di accoglimento parziale dell’opposizione, posto che le dette spese costituiscono un accessorio del debitum e fanno parte anche esse della pronuncia imperativa del giudice contenuta nel decreto. Cass. 6 febbraio 1970, n. 249.

 

L’accoglimento parziale dell’opposizione a decreto ingiuntivo comporta come conseguenza che il titolo costituito dal decreto ingiuntivo deve ritenersi posto nel nulla - salvo che ai fini della conservazione degli atti esecutivi gia compiuti entro i limiti dell’importo ridotto - e completamente sostituito dalla sentenza pronunciata sull’opposizione, anche per quanto riguarda i crediti accessori degli interessi e delle spese. Cass. 3 maggio 1967, n. 849.

 

 

  1. Spese della fase monitoria e di opposizione.

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, quando il debitore abbia provveduto al pagamento della sorte capitale anteriormente all’emissione del provvedimento monitorio, le spese processuali relative alla fase monitoria rimangono a carico dell’ingiungente, in quanto solo l’originaria legittimità sostanziale e processuale del decreto avrebbe potuto consentire la liquidazione delle spese di lite in favore del ricorrente. Incorre in responsabilità aggravata ex art. 96, comma primo, c.p.c., il creditore il quale chieda ed ottenga un provvedimento monitorio nei confronti del debitore dopo che quest’ultimo abbia pagato l’intera sorte capitale, a nulla rilevando che, nel successivo giudizio di opposizione, il debitore stesso venga condannato - previa revoca del decreto ingiuntivo - al pagamento degli interessi moratori. Cass. 15 aprile 2010, n. 9033.

 

Nel procedimento per decreto ingiuntivo, la fase che si apre con la presentazione del ricorso e si chiude con la notifica del decreto non costituisce un processo autonomo rispetto a quello che si apre con l’opposizione, ma dà luogo ad un unico giudizio, nel quale il regolamento delle spese processuali, che deve accompagnare la sentenza con cui è definito, va effettuato in base all’esito della lite: ne consegue che, ove la somma chiesta con il ricorso sia riconosciuta solo parzialmente dovuta, non contrasta con gli artt. 91 e 92 c.p.c. la pronuncia di compensazione delle spese processuali, in quanto l’iniziativa processuale dell’opponente, pur rivelandosi necessaria alla sua difesa, non ha avuto un esito totalmente vittorioso, così come quella dell’opposto, che ha dovuto ricorrere al giudice per ottenere il pagamento della parte che gli è riconosciuta. Cass. 3 settembre 2009, n. 19120.

 

Nel procedimento di ingiunzione la fase monitoria e quella di opposizione fanno parte di un unico processo e l’onere delle spese processuali, ivi comprese quelle del procedimento monitorio, è regolato in base all’esito finale del giudizio di opposizione e alla complessiva valutazione del suo svolgimento. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che, sebbene l’opponente, dopo il deposito del ricorso e prima della notifica del decreto ingiuntivo, avesse corrisposto una parte della somma ingiunta, aveva accolto l’opposizione e condannato l’opposto al pagamento delle spese del decreto ingiuntivo, tenuto conto dell’assorbente rilievo della insussistenza nel merito del credito per il maggior importo azionato in via monitoria). Cass. 9 agosto 2007, n. 17469.

 

La sentenza di rigetto dell’opposizione a decreto ingiuntivo che contenga la condanna alle spese del giudizio di opposizione costituisce titolo esecutivo che consente al creditore di procedere ad esecuzione forzata quanto alle spese relative al giudizio di opposizione, atteso che la medesima non è equiparabile ad una sentenza di rigetto della domanda e che, ai sensi dell’art. 282 c.p.c. - come modificato dall’art. 33 della legge n. 353 del 1990 - sono provvisoriamente esecutivi tutti i capi della sentenza che contengono una condanna, ivi compreso quello relativo alle spese di giudizio. Cass. 31 marzo 2007, n. 8059.

 

Il procedimento che si apre con la presentazione del ricorso e si chiude con la notifica del decreto di ingiunzione non costituisce un processo autonomo rispetto a quello aperto dall’opposizione, ma dà luogo a una fase di un unico giudizio, in rapporto al quale funge da atto introduttivo, in cui è contenuta la proposizione della domanda, il ricorso presentato per chiedere il decreto di ingiunzione. Perciò, il giudice che con la sentenza chiude il giudizio davanti a sé, deve pronunciare sul diritto al rimborso delle spese sopportate lungo tutto l’arco del procedimento e tenendo in considerazione l’esito finale della lite. Nel liquidare tali spese, il giudice può bensì escludere dal rimborso quelle affrontate dalla parte vittoriosa per chiedere il decreto di ingiunzione, qualora mancassero le condizioni di ammissibilità di tale domanda, ma non viola affatto il disposto degli artt. 91 e 92 c.p.c. qualora ritenga di non farlo, lasciandole a carico della parte opponente che, all’esito del giudizio, è rimasta soccombente sulla pretesa dedotta in lite. A maggior ragione il giudice può lasciare le spese della fase monitoria a carico della parte ingiunta, allorquando la revoca del decreto ingiuntivo sia dipesa dal pagamento della somma recata dal decreto monitorio nel corso del giudizio di opposizione. Cass. 1° febbraio 2007, n. 2217.

 

L’opposizione a decreto ingiuntivo, anche quando è proposta allo scopo di sostenere la illegittimità del ricorso alla procedura sommaria, instaura comunque un giudizio di merito sul credito vantato e fatto valere dal ricorrente con la richiesta - che assume veste di domanda - del decreto di ingiunzione, ed il relativo giudizio, anche quando il decreto sia revocato sul presupposto che non poteva essere concesso, si conclude con una pronuncia di merito sulla dedotta pretesa, pronuncia alla quale accede quella sulle spese, che è regolata dai principi di cui agli artt. 91 e ss. c.p.c. Ne deriva che nel caso in cui l’opponente, tanto più quando la sua opposizione si sia estesa anche al merito della pretesa, risulti vittorioso in ordine alla dedotta illegittimità del ricorso alla procedura monitoria, ma resti soccombente nel merito, potrà essere condannato alle spese del giudizio, fatte salve quelle della fase sommaria. Cass. 10 settembre 2009, n. 19560; conforme Cass. 17 febbraio 2004, n. 2997.

 

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo e nell’ipotesi in cui il giudice abbia dichiarato la propria incompetenza per valore a conoscere la domanda riconvenzionale e, previa separazione della causa di opposizione da quella riconvenzionale, abbia rimesso le parti di quest’ultima al giudice dichiarato competente e sospeso il processo avente ad oggetto la causa di opposizione, il giudice stesso ha il dovere di pronunciare sulle spese relative alla causa riconvenzionale, definita con la sentenza dichiarativa di incompetenza. Cass. 28 maggio 2003, n. 8541.

 

Nel procedimento per ingiunzione, la fase monitoria e quella di cognizione, che si apre con l’opposizione, fanno parte di un unico processo, nel quale l’onere delle spese è regolato in base all’esito finale del giudizio; ne consegue che l’accoglimento parziale dell’opposizione avverso il decreto ingiuntivo, sebbene implichi la revoca dello stesso, non comporta necessariamente il venir meno della condanna dell’ingiunto, poi opponente, al pagamento delle spese della fase monitoria, potendo le stesse esser poste legittimamente a suo carico, qualora alla revoca del decreto ingiuntivo si accompagni una condanna nel merito. Cass. lav., 18 ottobre 2002, n. 14818.

 

L’accoglimento parziale dell’opposizione avverso il decreto ingiuntivo, ancorché investa solo alcune delle statuizioni in esso contenute (nella specie, in ordine alla decorrenza degli interessi), se implica la revoca del decreto medesimo, non comporta necessariamente il venir meno della condanna dell’ingiunto al pagamento delle spese della fase monitoria, la quale trova sufficiente legittimazione nella circostanza che, al momento dell’emissione dell’ingiunzione, il ricorrente abbia fornito la prova del credito nei modi previsti dall’art. 634 c.p.c., e, cioè, abbia prodotto uno o più documenti, anche non provenienti dal debitore, ma meritevoli di fede quanto all’autenticità, dai quali possano desumersi i fatti costitutivi della pretesa azionata. Cass., Sez. Un., 25 ottobre 1979, n. 5572.

Contra: Nel procedimento d’ingiunzione, l’onere delle spese della fase monitoria deve essere regolato in base all’esito finale del giudizio di opposizione ed alla complessiva valutazione dello svolgimento di esso; correttamente, pertanto, la ripetibilità, da parte del creditore opposto, delle spese di detta fase viene esclusa quando il giudizio di opposizione si sia concluso con la revoca del decreto, perché non emesso in base alla prescritta prova documentale, e con la condanna del debitore opponente al pagamento di somma inferiore a quella portata dal decreto stesso, sulla scorta di elementi probatori acquisiti in corso di causa. Cass. 29 ottobre 1975, n. 3676.

 

La conferma o meno del decreto ingiuntivo è collegata nel giudizio di opposizione non tanto ad un giudizio di legalità e di controllo riferito esclusivamente al momento della sua emanazione, quanto piuttosto ad un giudizio di piena cognizione in ordine all’esistenza e alla validità del credito posto a base della domanda di ingiunzione, dovendosi escludere di conseguenza un’autonoma pronuncia sulla legittimità dell’ingiunzione di pagamento agli effetti dell’incidenza delle spese della sola fase monitoria, posto che nel procedimento per ingiunzione la fase monitoria e quella di opposizione fanno parte di un unico processo nel quale l’onere delle spese è regolato in base all’esito finale del giudizio di opposizione ed alla complessiva valutazione del suo svolgimento. Cass. 17 giugno 1999, n. 5984; conforme Cass. 28 settembre 1994, n. 7892.

 

Il giudizio introdotto con la proposizione di un’opposizione a decreto ingiuntivo, e concluso con il rigetto della medesima e con il conseguente accoglimento della domanda di condanna proposta con ricorso nella fase monitoria, costituisce una struttura procedimentale essenzialmente unitaria (pur essendo il procedimento per ingiunzione caratterizzato da autonome fasi di apertura - presentazione del ricorso - e di chiusura - notifica del decreto ingiuntivo), con la conseguenza che l’organo giurisdizionale, chiamato a definire, con sentenza, il giudizio innanzi a sé, deve pronunciarsi sul diritto al rimborso delle spese sopportate lungo tutto l’arco del procedimento con esclusiva considerazione dell’esito finale della lite, ma con facoltà di escludere, dal rimborso stesso, quelle sostenute dalla parte, pur vittoriosa, che abbia proposto la domanda di ingiunzione in mancanza delle necessarie condizioni di ammissibilità della medesima. Cass. 8 agosto 1997, n. 7354.

 

Nel procedimento per ingiunzione la fase monitoria e quella di cognizione (che si apre con l’opposizione) fanno parte di un unico processo nel quale l’onere delle spese è regolato in base all’esito finale del giudizio di opposizione ed alla complessiva valutazione del suo svolgimento, con la conseguente possibilità - in caso di compensazione totale o parziale delle spese del giudizio di opposizione - che le spese relative al procedimento ingiuntivo (ricorso e decreto ingiuntivo) rientrino interamente tra le spese processuali poste a carico della parte ingiunta. Cass. 20 giugno 1983, n. 4234.

 

Nell’ipotesi di parziale accoglimento dell’opposizione all’ingiunzione, il titolo esecutivo è costituito esclusivamente dalla sentenza ed il decreto ingiuntivo perde efficacia di titolo esecutivo anche relativamente alle statuizioni non modificate pertanto, non può essere messo a carico del debitore l’importo delle spese e dei diritti di procuratore relativi all’apposizione della formula esecutiva al decreto ingiuntivo, di cui, ai fini dell’integrazione della pronuncia di parziale accoglimento dell’opposizione, è sufficiente la produzione di una copia non munita di formula esecutiva. Cass. 17 luglio 1967, n. 1816.

 

 

  1. Impugnazione ordinaria.

 

 

6.1. Appello.

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo relativo al pagamento degli interessi dovuti dal cliente sul saldo passivo del conto corrente, qualora l’opponente, nel contestarne la debenza, si limiti a dedurre la mera erroneità dei calcoli effettuati dalla banca, il giudice non può rilevare d’ufficio la nullità della clausola anatocistica, né tale questione può essere introdotta dalla parte in sede di gravame. Cass. 11 novembre 2011 n. 23656.

 

Contra: È rilevabile d’ufficio, anche in sede di gravame, la nullità, ai sensi dell’art. 1283 c.c., della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente sul saldo passivo di conto corrente bancario, quando il giudice debba utilizzare il titolo contrattuale posto a fondamento della pretesa, come nel giudizio di opposizione avverso il decreto ingiuntivo che la banca abbia ottenuto. Cass. 25 novembre 2010, n. 23974.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo il creditore assume la veste sostanziale di attore, sicché, laddove l’opponente abbia contestato l’ammontare degli interessi dovuti, il giudice, nel determinare tali interessi, e dovendo utilizzare a tal fine il titolo contrattuale posto a fondamento della pretesa, può rilevare d’ufficio e anche in sede di gravame la nullità della quale il negozio sia affetto; in particolare, la nullità della clausola del contratto di conto corrente bancario che prevede la capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente sul saldo passivo, stipulata in violazione dell’art. 1283 c.c., è oggetto dell’indagine sulla sussistenza delle condizioni dell’azione, purché vi sia stata contestazione sul titolo posto a fondamento della domanda degli interessi. (Nella specie, la S.C. ha escluso il potere di rilevare la citata nullità, poiché con l’atto di opposizione a decreto ingiuntivo, i ricorrenti si erano limitati a contestare l’idoneità probatoria del saldaconto prodotto dalla banca, senza porre in discussione la validità del contratto). Cass. 10 ottobre 2007, n. 21141.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo laddove l’opponente abbia contestato l’ammontare degli interessi dovuti, il giudice, nel determinare tali interessi, dovendo utilizzare il titolo contrattuale posto a fondamento della pretesa, è tenuto a rilevare d’ufficio la nullità dalla quale il negozio sia affetto. Cass. 1° marzo 2007, n. 4853.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo l’opponente assume la veste sostanziale di convenuto e, quindi, l’eccezione con la quale deduce la nullità delle clausole del contratto posto a base del provvedimento monitorio non costituisce una domanda nuova e può essere proposta, per la prima volta, anche in grado di appello, in quanto con essa l’opponente prospetta l’inesistenza di un fatto costitutivo del diritto fatto valere dall’opposto, sulla scorta di un vizio che, determinando la nullità dell’atto posto a base della pretesa, è rilevabile anche d’ufficio. (Nella specie, la Corte. Cass. ha ritenuto ammissibile l’eccezione con la quale l’opponente aveva dedotto la nullità, per difetto di forma scritta, della clausola del contratto di conto corrente bancario che prevedeva la capitalizzazione trimestrale degli interessi ad un tasso superiore a quello legale). Cass. 12 aprile 2005, n. 7539.

 

La richiesta di restituzione delle somme corrisposte in virtù della provvisoria esecuzione concessa ad un decreto ingiuntivo opposto ovvero in esecuzione della sentenza di primo grado fatta oggetto di appello (e provvisoriamente esecutiva “ex lege”), essendo conseguente alla richiesta di modifica della decisione impugnata, oltre che conforme al principio di economia dei giudizi, non altera i termini della controversia e, perciò, è ammissibile in appello, non costituendo domanda nuova. Cass. 24 maggio 2010, n. 12622.

 

Nell’opposizione a decreto ingiuntivo e nell’appello contro la sentenza che l’ha decisa, il giudice, poiché l’opposto è in realtà attore che chiede di dare esecuzione al titolo posto a base dell’ingiunzione, può sempre rilevare d’ufficio la nullità di tale titolo ai sensi dell’art. 1421 c.c., ancorché la contestazione della prova scritta addotta a fondamento del decreto sia fondata su ragioni diverse, rientrando nei suoi compiti l’indagine in ordine alla sussistenza delle condizioni dell’azione. (Nella specie, la S.C., sulla scorta dell’enunciato principio, ha confermato l’impugnata sentenza con la quale era stato respinto l’appello avverso la sentenza di primo grado di accoglimento parziale dell’opposizione nei confronti di un decreto ingiuntivo con il quale era stato intimato ad un ricoverato in regime ospedaliero, che aveva richiesto la fruizione di una camera a pagamento, anche la corresponsione dei compensi per le prestazioni mediche in regime libero professionale, in virtù, però, di una clausola di cui era stata rilevata d’ufficio la nullità perché violativa dell’art. 4 comma 10 del D.Lgs. n. 502 del 1992, della quale l’opponente aveva addotto la illiceità in relazione alla sua vessatorietà). Cass. 31 agosto 2007, n. 18453.

 

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, emesso in favore dell’INPS, per contributi e somme aggiuntive in base all’attestato scritto del direttore della sede provinciale, possono essere prodotti dall’istituto opposto eventuali altri documenti, atti a provare l’esistenza del credito azionato. Ciò anche in appello (purché non sia stata dichiarata decadenza), trattandosi di cd. prove precostituite. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto che legittimamente era stata consentita la produzione in primo grado di note di rettifica dei dati esposti dal contribuente nelle sue denunce mensili, la cui mancata notifica, prima della richiesta di decreto ingiuntivo, non incidendo sulla esistenza del credito, poteva al più influire soltanto sulla regolazione delle spese). Cass. lav., 24 febbraio 2005, n. 3846.

 

Ai sensi dell’art. 345, secondo comma, c.p.c., l’eccezione di passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo, per difetto di tempestiva opposizione, può essere proposta per la prima volta anche in sede di appello avverso la sentenza che abbia pronunciato nel merito dell’opposizione stessa. Cass. 22 marzo 1991, n. 3107.

La documentazione di corredo al ricorso per decreto ingiuntivo è destinata, per effetto dell’opposizione al decreto, ad entrare nel fascicolo del ricorrente, e conserva, rispetto al fascicolo di ufficio, una distinta funzione ed una propria autonomia che ne impedisce l’allegazione di ufficio nel giudizio di secondo grado ove, come in quello di primo grado, la produzione del fascicolo di parte presuppone la costituzione in giudizio. Cass. 7 ottobre 2004, n. 19992.

 

Il pagamento, anche senza riserva, delle spese processuali liquidate in una sentenza d’appello o, comunque, esecutiva, non può comportare acquiescenza a detta sentenza, neppure quando la relativa effettuazione sia antecedente alla minaccia di esecuzione o all’intimazione del precetto. Cass., Sez. Un., 1° dicembre 2000, n. 1242.

 

In relazione al disposto dell’ultimo comma dell’art. 83 c.p.c. (secondo cui la procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del processo, quando nell’atto non è espressa una volontà diversa), il giudice del merito, nello accertare se possa o meno ritenersi estesa al giudizio di appello la procura, apposta dall’opponente in calce al ricorso per decreto ingiuntivo, attributiva della rappresentanza e della difesa «nella presente procedura, nella successiva esecuzione e nell’eventuale giudizio di opposizione», deve in particolare considerare, come elementi favorevoli ad una conclusione estensiva, che il giudizio di opposizione può non esaurirsi nel giudizio di cognizione di primo grado e che la fase di esecuzione del decreto ingiuntivo può non essere immediatamente successiva ad esso e può eventualmente essere preceduta dal giudizio di appello. Cass. lav., 14 aprile 1987, n. 3710.

 

La norma dell’art. 653, secondo comma, c.p.c., sebbene dettata in materia di opposizione a decreto ingiuntivo, costituisce espressione di un principio generale valido per tutte le ipotesi in cui un provvedimento giurisdizionale provvisoriamente esecutivo, posto in esecuzione, venga modificato solo quantitativamente da un successivo provvedimento anch’esso esecutivo. In applicazione di tale principio, iniziata la esecuzione in base a sentenza di primo grado munita di clausola di provvisoria esecuzione, ove sopravvenga sentenza di appello (esecutiva di diritto) che riformi la precedente decisione in senso soltanto quantitativo, il processo esecutivo non resta caducato, ma prosegue senza soluzione di continuità, nei limiti fissati dal nuovo titolo (con persistente efficacia, entro gli stessi, degli atti anteriormente compiuti), ove si tratta di modifica in diminuzione, o nei limiti del titolo originario qualora la modifica sia in aumento. In quest’ultimo caso, il creditore, per ampliare l’oggetto della procedura già intrapresa, deve fare intervento, per la parte residuale, in base al nuovo titolo esecutivo costituito dalla sentenza di appello. Cass. 16 gennaio 1985, n. 101.

 

Poiché nel procedimento per ingiunzione la fase monitoria e quella di cognizione a seguito di opposizione fanno parte di un unico processo, la domanda diretta a far valere il giudicato formatosi col decreto ingiuntivo nei confronti di uno dei debitori in solido non opponente, ma chiamato ad integrare il contraddittorio in sede di opposizione (conclusasi con l’accoglimento), non costituisce domanda nuova improponibile in appello da parte del creditore. Cass. 26 agosto 1982, n. 4716.

 

 

  1. Giudicato.

Il decreto ingiuntivo non opposto acquista efficacia di giudicato tanto in ordine all’oggetto che ai soggetti del rapporto giuridico; impedendo che lo stesso possa essere nuovamente posto in discussione in altro successivo giudizio, l’efficacia di detto giudicato si estende agli accertamenti che costituiscono i necessari e inscindibili antecedenti o presupposti logico-giuridici della pronunzia d’ingiunzione. Cass. 28 agosto 2009, n. 18791.

 

Il principio secondo cui l’autorità del giudicato spiega i suoi effetti non solo sulla pronuncia esplicita della decisione, ma anche sulle ragioni che ne costituiscono, sia pure implicitamente, il presupposto logico-giuridico, trova applicazione anche in riferimento al decreto ingiuntivo di condanna al pagamento di una somma di denaro, il quale, ove non sia proposta opposizione, acquista efficacia di giudicato non solo in ordine al credito azionato, ma anche in relazione al titolo posto a fondamento dello stesso, precludendo in tal modo ogni ulteriore esame delle ragioni addotte a giustificazione della relativa domanda. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva dichiarato inammissibile la domanda di risarcimento dei danni derivanti dall’esecuzione di un decreto ingiuntivo, fondata sull’asserita falsità della sottoscrizione apposta sul titolo azionato nel procedimento monitorio, senza che il debitore avesse proposto opposizione al decreto ingiuntivo). Cass. 6 settembre 2007, n. 18725.

 

Il decreto ingiuntivo acquista, al pari di una sentenza di condanna, autorità ed efficacia di cosa giudicata sostanziale, in relazione al diritto in esso consacrato tanto in ordine ai soggetti ed alla prestazione dovuta quanto all’inesistenza di fatti estintivi, impeditivi o modificativi del rapporto e del credito. Ne consegue che, divenuto inoppugnabile il provvedimento monitorio di accoglimento della domanda di pagamento del prezzo di una compravendita rateale con riserva di proprietà, rimane coperta da giudicato, e non è più modificabile, la scelta del creditore di ottenere l’adempimento, con conseguente rinunzia alla possibilità di chiedere viceversa la risoluzione del contratto e la restituzione del bene. Cass. 12 maggio 2003, n. 7272.

 

L’improcedibilità dell’opposizione fa acquistare al decreto ingiuntivo, indipendentemente dal decreto di esecutività, l’efficacia di cosa giudicata sostanziale in relazione al diritto in esso riconosciuto. L’autorità di cosa giudicata sostanziale è però limitata all’accertamento positivo del credito di cui viene ingiunta la soddisfazione e non è, perciò, preclusiva di altre azioni, quale quella di revocazione e quella di accertamento del dovuto in base alle variazioni degli indici ISTAT per il periodo successivo a quello preso in esame nel decreto ingiuntivo divenuto esecutivo. Cass. 29 ottobre 2001, n. 13443.

 

Il principio, secondo cui gli effetti del giudicato sostanziale si estendono non solo alla decisione relativa al bene della vita chiesto dall’attore ma anche a quella, implicita, inerente alla esistenza e validità del rapporto sul quale si fonda lo specifico effetto giuridico dedotto, trova applicazione anche con riferimento al decreto ingiuntivo non opposto nel termine di legge - che acquista autorità ed efficacia di cosa giudicata al pari di una sentenza di condanna - in quanto il procedimento monitorio dà luogo ad un accertamento che, benché sommario ed eventuale (in quanto soggetto a verifica in caso di opposizione), deve riguardare innanzitutto l’esistenza e la validità del rapporto giuridico presupposto della pronuncia finale. Cass. lav., 20 aprile 1996, n. 3757.

Con riferimento al procedimento monitorio, soltanto nel giudizio di cognizione instaurato a seguito di rituale e tempestiva opposizione all’ingiunzione il giudice può statuire sulla pretesa originariamente fatta valere con la domanda di ingiunzione e sulle eccezioni e difese contro di essa proposte, con la conseguenza che, decorso inutilmente il termine per proporre l’opposizione ed in assenza di situazioni suscettibili di giustificare l’opposizione tardiva di cui all’art. 650 c.p.c., l’esercizio del detto potere-dovere del giudice è impedito dal passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo, mentre la possibilità di una autonoma actio nullitatis resta limitata ai soli casi propriamente riconducibili al concetto di inesistenza, nei quali difetti alcuno dei requisiti essenziali per la riconoscibilità del decreto come provvedimento giurisdizionale, e non anche a quei casi in cui ricorrano vizi attinenti al contenuto ed al merito del provvedimento monitorio, ancorché emesso fuori dei casi stabiliti dalla legge. Cass. 3 maggio 1991, n. 4833.

 

Il decreto ingiuntivo, richiesto ed ottenuto dal creditore contro più debitori solidali, acquista autorità di giudicato sostanziale nei confronti dell’intimato che non proponga opposizione, e la relativa efficacia resta insensibile all’eventuale accoglimento dell’opposizione avanzata da altro intimato, posto che il principio dell’opponibilità della sentenza favorevole ottenuta dal condebitore, previsto dall’art. 1306, secondo comma, c.c., non opera a vantaggio di chi sia vincolato da giudicato direttamente formatosi nei suoi riguardi. Cass. 21 novembre 1990, n. 11251.

 

La sentenza di condanna solidale di più soggetti (come il decreto ingiuntivo di pagamento in solido, emesso nei confronti di più soggetti è suscettibile di dar luogo al giudicato in difetto di opposizione), non impugnata da tutti, passa in cosa giudicata soltanto nei confronti di quelli che non abbiano proposto gravame, essendo la causa tra coobbligati solidali scindibile. In conseguenza non è consentito ai soggetti, i quali abbiano proposto impugnazione, giovarsi del giudicato formatosi inter alios. Cass., 22 settembre 1970, n. 1681.

 

Anche per il decreto ingiuntivo, che non opposto tempestivamente acquista autorità ed efficacia di cosa giudicata al pari di una sentenza di condanna, trova applicazione il principio che il giudicato formatosi sul rapporto giuridico dedotto in giudizio produce l’unico effetto di rendere indiscutibile il rapporto predetto nei termini accertati nel provvedimento giurisdizionale, ma non impedisce che esso continui a vivere, svolgendosi, modificandosi ed eventualmente estinguendosi a causa di fatti giuridici che, successivamente al giudicato, incidano su di esso. Cass. 22 maggio 1987, n. 4647.

 

Configurandosi il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo come ulteriore sviluppo della fase monitoria, nel corso di esso il giudice può rilevare di ufficio il giudicato formatosi sul decreto stesso a causa dell’intempestività dell’opposizione, poiché tale formazione si è verificata nell’ambito dell’unico procedimento in corso e riguarda perciò un giudicato cosiddetto interno (v. Cass. 26 marzo 1991, n. 3258) e, come tale, è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo. Cass., Sez. Un., 19 aprile 1982, n. 2387.

 

L’art. 336 c.p.c. - nel disporre che la riforma con sentenza passata in giudicato o la cassazione di una precedente sentenza estende i suoi effetti a tutti gli atti ed ai provvedimenti da questa dipendenti - non richiede che tali atti o provvedimenti siano stati adottati nello stesso processo in cui è stata emanata la sentenza riformata o cassata; onde gli effetti della cassazione o della riforma si estendono anche ai provvedimenti dipendenti di natura istruttori o decisori pronunziati in un diverso procedimento (nella specie, è stato ritenuto, sulla base del principio enunziato, che l’annullamento di un lodo arbitrale aveva importato la caducazione di un decreto ingiuntivo emesso sulla base di tale lodo e passato in giudicato a seguito della estinzione del giudizio di opposizione). Cass. 24 febbraio 1975, n. 678.

 

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento idoneo ad acquistare autorità ed efficacia di giudicato, al pari di una sentenza di condanna, sia in ordine alla regolarità formale del titolo, sia in ordine alla esistenza del credito. Perché il giudicato possa formarsi è, tuttavia, necessario che il decreto, verificandosi una delle condizioni previste dall’art. 647 c.p.c. (mancata opposizione o mancata costituzione dell’opponente), sia dichiarato esecutivo, o che l’opposizione sia rigettata con sentenza passata in giudicato o, infine, che il processo relativo alla opposizione sia dichiarato estinto. L’accoglimento, anche parziale, dell’opposizione impedisce, invece, che il decreto possa conseguire l’efficacia della cosa giudicata e ciò anche nel caso in cui l’opposizione sia stata erroneamente accolta in base ad un motivo che non avrebbe potuto essere dedotto dall’opponente, giacché l’errore in cui sia eventualmente incorso il giudice dell’opposizione non determina l’inesistenza giuridica della sentenza emessa sull’opposizione e, ove non vi sia posto rimedio attraverso l’utile esperimento dei mezzi d’impugnazione consentiti, non è di ostacolo al suo passaggio in giudicato. Cass. 20 settembre 1971, n. 2627.

 

Il decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo ha autorità ed efficacia di giudicato ed è assimilabile ad una sentenza di condanna, sia in ordine alla regolarità formale del titolo, sia in ordine alla legittimità del credito per il quale si agisce. Cass. 16 aprile 1968, n. 1125.

 

 

7.1. Giudicato in materia di lavoro.

In caso di licenziamento, il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo ottenuto dal lavoratore licenziato per il pagamento del t.f.r. derivante dal rapporto di lavoro non preclude una successiva domanda dello stesso lavoratore per l’accertamento della invalidità del licenziamento, riguardando la prima domanda - proposta in sede monitoria - il fatto della avvenuta risoluzione del rapporto di lavoro e, dunque, il maturarsi, a quel momento, di una determinata anzianità quale condizione per l’insorgenza del credito avente ad oggetto il t.f.r., mentre l’interesse sotteso alla impugnazione del licenziamento non è necessariamente collegato al ripristino del rapporto di lavoro, sicché, anche nei casi in cui all’accertata illegittimità del recesso possa conseguire, per legge, la riattivazione del rapporto, ben può sussistere un autonomo interesse di natura esclusivamente patrimoniale o risarcitoria, che dall’ordinamento è considerato parimenti meritevole di tutela e che, come tale, non pone in discussione l’effetto risolutorio già realizzatosi con il licenziamento impugnato. Cass. lav., 19 novembre 2002, n. 16306.

 

La rivalutazione monetaria è una componente dell’originario credito previdenziale o assistenziale, di cui condivide la natura giuridica, e quindi, allorché il creditore della prestazione, della quale sia stata tardivamente pagata la sola somma capitale, promuova l’azione giudiziaria per gli interessi legali su tale somma, ottenendo un decreto ingiuntivo o una sentenza di accoglimento, passati in giudicato, egli non può più proporre successivamente un’altra azione per richiedere, sulla base dello stesso fatto costitutivo, la rivalutazione monetaria sul medesimo importo, atteso che l’autorità di giudicato conseguente al decreto ingiuntivo non opposto (nella specie emesso per il pagamento degli interessi legali sulle somme erogate in ritardo dal Ministero dell’Interno a titolo di indennità di accompagnamento) copre non solo il dedotto, ma anche il deducibile in relazione al medesimo oggetto, restando così precluse tutte le questioni costituenti il presupposto logico, essenziale ed indefettibile della pronuncia. Cass. lav., 7 aprile 2000, n. 4426.

 

Nella controversia relativa alla richiesta della rivalutazione monetaria su di un credito di natura assistenziale per il quale si è già ottenuto decreto ingiuntivo divenuto esecutivo comprendente anche gli interessi legali, al fine escludere che si sia formato un giudicato implicito anche in ordine alla pretesa della rivalutazione è necessario esaminare in dettaglio, per compararli analiticamente, il contenuto della domanda giudiziale proposta nel procedimento di ingiunzione e quello della domanda proposta successivamente per la rivalutazione monetaria al fine di escludere l’eventualità di una duplicazione o una contraddittorietà di giudicati. (Fattispecie relativa ad un credito per ritardato pagamento dei ratei dell’indennità di accompagnamento). Cass. lav., 15 marzo 1999, n. 2304.

 

L’emissione di una ingiunzione da parte dell’INPS in sostituzione di altra precedente comporta la cessazione della efficacia di questa solo quando riesamini completamente la situazione che ne era oggetto ed adotti motivazione e dispositivo del tutto autonomi, mentre, qualora essa sia strumentale ad una modificazione soltanto parziale dell’altra - come nel caso in cui si limiti alla mera determinazione di un diverso ammontare delle somme di cui era stato originariamente ingiunto il pagamento- accompagnandosi, per il resto, ad un rinvio all’atto precedente (anche con opera di riproduzione), viene a realizzarsi una fattispecie complessa nella quale concorrono entrambe le ingiunzioni, con la conseguenza che, in tale ipotesi, l’emissione della seconda non può di per sé assumersi a causa di cessazione della materia del contendere nel giudizio promosso per l’impugnazione della prima. Cass. lav., 20 dicembre 1989, n. 5741.

 

In tema di contributi assicurativi in ordine a rapporto di lavoro subordinato, l’accertamento negativo della pretesa dell’INPS, nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo emesso a carico del presunto datore di lavoro, preclude, ove la relativa pronuncia sia passata in giudicato, la successiva azionabilità dello stesso credito nei confronti dello stesso opponente in relazione alla diversa qualità di intermediario ex art. 1° legge n. 1369 del 1960 (sul divieto d’intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro) trattandosi di fatto costitutivo del credito contributivo deducibile nel pregresso giudizio ed ormai coperto dal relativo giudicato. Cass. lav., 14 aprile 1988, n. 2947.

 

Il decreto ingiuntivo non opposto acquista, al pari di una sentenza di condanna, autorità di cosa giudicata sostanziale soltanto in relazione al credito. (ancorché non corrispondente a quello vantato dall’istante) di cui si è ingiunto il pagamento. Pertanto, al lavoratore che abbia ottenuto con decreto monitorio, il pagamento del (solo) suo credito originario non resta preclusa la richiesta degli interessi e della rivalutazione (ex art. 429 c.p.p.) delle somme stesse all’uopo potendo egli riproporre la domanda in via ordinaria, o con richiesta di altro decreto ingiuntivo. Cass. lav., 2 aprile 1987, n. 3188.

 

 

  1. Profili di costituzionalità.

Va dichiarato costituzionalmente illegittimo - in via consequenziale, ex art. 27, legge 11 marzo 1953, n. 87 - a seguito della intervenuta declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 2 della legge 10 maggio 1976, n. 358 (contenente modifiche degli artt. 495, 641 e 653 c.p.c. relative alla conversione del pignoramento ed al decreto d’ingiunzione), l’art. 653, terzo comma, detto codice, come sostituito dall’art. 3 legge citata, che consente al giudice, nella sentenza con cui rigetta totalmente o parzialmente l’opposizione avverso il decreto ingiuntivo (emesso sulla base di titolo con efficacia esecutiva), di liquidare anche le spese e gli onorari del decreto ingiuntivo stesso, poiché la violazione degli artt. 3 e 24, comma primo, Cost., riconosciuta nei confronti dell’art. 2 legge medesima, coinvolge la procrastinazione della liquidazione delle spese sancita dall’impugnato art. 3. Corte cost. 31 dicembre 1986, n. 303.

 



 
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