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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 654 cod. proc. civile: Dichiarazione di esecutorietà ed esecuzione

L’esecutorietà non disposta con la sentenza o con l’ordinanza di cui all’articolo precedente è conferita con decreto del conciliatore, del pretore o del presidente scritto in calce all’originale del decreto d’ingiunzione (1).

Ai fini dell’esecuzione non occorre una nuova notificazione del decreto esecutivo; ma nel precetto deve farsi menzione del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e dell’apposizione della formula.


(1) Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha disposto (con l’art. 103, comma 1) che “Nel primo comma dell’articolo 654 del codice di procedura civile le parole “del giudice di pace, del pretore o del presidente” sono sostituite dalle parole “del giudice che ha pronunciato l’ingiunzione”.”



Giurisprudenza annotata

Dichiarazione di esecutorietà ed esecuzione.

 

 

  1. Dichiarazione di esecutività; 2. Effetti sull’esecuzione; 2.1. Esclusioni.

 

 

  1. Dichiarazione di esecutività.

La sussistenza delle condizioni che legittimano la dichiarazione di esecutorietà del decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 647 c.p.c., è sindacabile esclusivamente nel giudizio di opposizione, promosso ai sensi dell’art. 645 o dell’art. 650 c.p.c., ovvero nel giudizio di opposizione all’esecuzione intrapresa in base al decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo, non essendo previsto alcun mezzo d’impugnazione avverso il relativo decreto, e non essendo proponibile il ricorso per cassazione. La revoca di tale provvedimento, pronunciata con decreto da parte dello stesso giudice che lo ha emesso, costituisce pertanto un provvedimento abnorme, in quanto non contemplato dall’ordinamento, ed è impugnabile con il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 111, settimo comma, Cost. Cass. 3 settembre 2009, n. 19119.

 

Il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 111, comma settimo, Cost., in base ai principi generali che regolano questo mezzo d’impugnazione, è esperibile avverso i provvedimenti abnormi allorché essi abbiano contenuto decisorio e cioè siano idonei a incidere sui diritti e a determinare la formazione del giudicato. (In applicazione di tale principio, la Corte ha cassato senza rinvio il decreto del Presidente del Tribunale con il quale era stato revocato, ex art. 654 c.p.c., ma al di fuori dell’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi, già in corso avanti ad altro giudice, il decreto di esecutività di un decreto ingiuntivo, per una parte della somma ivi indicata). Cass. 6 febbraio 2004, n. 2235.

La disposizione contenuta nel secondo comma dell’art. 654 c.p.c., a norma della quale se il titolo esecutivo è costituito da un decreto ingiuntivo non è necessaria una nuova notificazione del medesimo, essendo sufficiente che nel precetto si indichino le parti e la data della notifica dell’ingiunzione e si menzioni il provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e l’apposizione della formula esecutiva, è volta a semplificare l’inizio del procedimento esecutivo e perciò trova applicazione in ogni ipotesi di esecutorietà del provvedimento monitorio, e non solo quando essa venga concessa per essere stata respinta l’opposizione o per essersi estinto il relativo giudizio. Cass., lav., 21 novembre 2001, n. 12729).

 

Il principio posto dall'art. 654 comma 2 c.p.c., secondo il quale, al fine dell'esecuzione, non occorre una nuova notificazione del decreto ingiuntivo esecutivo, essendo sufficiente che nel precetto si menzioni il provvedimento che ha disposto l'esecutorietà e l'apposizione della formula esecutiva, trova applicazione in ogni ipotesi di esecutività del decreto medesimo, e, quindi, non solo quando essa venga concessa per essere stata respinta l'opposizione o per essersi estinto il relativo giudizio, ma anche quando venga accordata in pendenza del giudizio di opposizione, ai sensi dell'art. 648 c.p.c. Cass. 21 gennaio 1985, n. 199.

 

La norma, espressamente sancita dall’art. 654, secondo comma, c.p.c., in tema di esecutorietà concessa per essere stata respinta l’opposizione al decreto o per essersi estinto il relativo giudizio, è applicabile estensivamente anche alle ipotesi previste dagli artt. 647 e 648 dello stesso codice, in tema di esecutorietà concessa per mancanza di opposizione o per mancata costituzione dell’opponente o perché l’opposizione non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione. Cass. 20 giugno 1972, n. 1975.

 

Poiché competente a dichiarare esecutivo il decreto ingiuntivo è lo stesso giudice che lo ha emesso. (art. 654 comma 1c.p.c.), se il precetto menziona, al fine di identificare il titolo esecutivo (secondo comma del medesimo articolo), la data del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà è quella in cui è stata apposta la formula esecutiva, il precetto è valido, anche se manca l’indicazione dell’autorità dichiarante. Cass. 17 dicembre 1997, n. 12792.

 

La pronunzia con la quale il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo dichiari la propria incompetenza per valore in conseguenza di una domanda riconvenzionale dell’opponente, e rimetta l’intera causa al giudice superiore, non si ricollega ad una incompetenza originaria del giudice dell’ingiunzione, e non comporta quindi un’implicita revoca o declaratoria di nullità del decreto opposto, con conseguente definitiva efficacia esecutiva di quest’ultimo, nel caso di estinzione del giudizio di opposizione, per la mancata riassunzione della causa dinnanzi al giudice indicato come competente, efficacia che, ove l’ingiunto abbia proposto opposizione all’esecuzione promossa in base al decreto ingiuntivo, può essere fatta valere dal creditore procedente mediante richiesta di rigetto dell’opposizione stessa, contenente implicita eccezione di estinzione. Cass. 2 maggio 1997, n. 3779.

 

Qualora la provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo concessa a norma dell’art. 642 c.p.c. sia stata successivamente revocata, la sentenza che rigetta l’opposizione, pur se dichiarata provvisoriamente esecutiva, non determina l’automatica caducazione del provvedimento di revoca della clausola di provvisoria esecuzione ed il ripristino della clausola de qua, dovendo equipararsi il decreto ingiuntivo a quello per il quale la clausola non sia stata mai concessa, con la conseguenza che il decreto per costituire valido titolo esecutivo deve essere munito di esecutorietà con provvedimento dichiarativo-costitutivo ai sensi dell’art. 654 c.p.c., ove l’esecutorietà non sia stata dichiarata espressamente con la sentenza o l’ordinanza di cui al primo comma dell’art. 653 c.p.c. Cass. 9 marzo 1995, n. 2755.

 

Il provvedimento dichiarativo-costitutivo ai sensi dell’art. 654 c.p.c., non avendo carattere decisorio e definitivo, non è idoneo a passare in giudicato e non è suscettibile di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 della Costituzione. Cass. 18 dicembre 2007, n. 26676.

 

Il provvedimento del pretore di reiezione dell’istanza di esecutorietà del decreto ingiuntivo, presentata sul presupposto della avvenuta estinzione del procedimento di opposizione ad ingiunzione, non avendo carattere decisorio, non è sottratto al sindacato del giudice dell’opposizione, qualora si contesti l’inattività dell’opponente, e non è suscettibile di ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. Cass. 14 gennaio 1993, n. 10162.

 

Qualora l’estinzione del processo di opposizione avverso il decreto ingiuntivo, ancorché verificatasi ope legis, non possa essere dichiarata con ordinanza resa a norma dell’art. 653, primo comma, c.p.c., come si verifica nell’ipotesi di cancellazione dal ruolo della relativa causa e di estinzione per mancata riassunzione nel termine perentorio di un anno, alla parte che ha richiesto ed ottenuto il provvedimento monitorio deve riconoscersi la facoltà di far valere la suddetta estinzione mediante istanza di declaratoria di esecutorietà dell’ingiunzione, rivolta, ai sensi dell’art. 654, primo comma, c.p.c., allo stesso giudice che ha emesso l’ingiunzione, e tale declaratoria, ove venga pronunciata nel presupposto dell’effettivo verificarsi della predetta estinzione del giudizio di opposizione, deve ritenersi legittima ed efficace indipendentemente dal fatto che fornisca per errore una diversa motivazione (nella specie, essendo stata dichiarata l’esecutorietà del decreto ingiuntivo per difetto di opposizione, in relazione ad un’erronea attestazione in proposito del cancelliere). Cass. 23 maggio 1986, n. 3465.

 

La sentenza di rigetto dell’opposizione passata in giudicato o provvisoriamente esecutiva conferisce al decreto ingiuntivo efficacia esecutiva, ma non lo rende titolo idoneo per l’esecuzione forzata in mancanza di un’espressa dichiarazione di esecutorietà: mancando tale dichiarazione, infatti, l’esecutorietà deve essere disposta dal conciliatore, dal pretore o dal presidente del tribunale con decreto scritto in calce all’originale del decreto d’ingiunzione a norma dell’art. 654 c.p.c. Cass. 3 giugno 1978, n. 2795.

 

Il provvedimento che conferisce esecutorietà al decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 654 c.p.c., in relazione alla funzione che esso adempie nella formazione del titolo esecutivo ha carattere dichiarativo-costitutivo e condiziona l’esistenza dell’azione esecutiva. Da ciò consegue che - giusta quanto si ricava anche dalla lettera del citato articolo - ai fini dell’esecuzione del decreto ingiuntivo, è insufficiente la sola menzione dell’avvenuta apposizione della formula esecutiva da parte del cancelliere, ma è necessaria altresì la precisa menzione del provvedimento che ha disposto la esecutorietà del decreto ingiuntivo. Cass. 21 giugno 1971, n. 1948.

 

 

  1. Effetti sull’esecuzione.

La disposizione contenuta nel secondo comma dell’art. 654 c.p.c., a norma della quale se il titolo esecutivo è costituito da un decreto ingiuntivo non è necessaria una nuova notificazione del medesimo, essendo sufficiente che nel precetto si indichino le parti e la data della notifica dell’ingiunzione e si menzioni il provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e l’apposizione della formula esecutiva, è volta a semplificare l’inizio del procedimento esecutivo, evitando una inutile duplicazione della notifica del titolo - già avvenuta ai fini della decorrenza del termine per la proposizione dell’opposizione - ed integrandola se il titolo in quel momento non era ancora munito di esecutività. Cass. 30 maggio 2007, n. 12731.

 

Il creditore che promuove l’esecuzione forzata avvalendosi di un decreto ingiuntivo può limitarsi alla sola menzione nell’atto di precetto del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà del decreto e dell’avvenuta apposizione della formula esecutiva, poiché tale menzione sostituisce la formalità della nuova notificazione ed integra la precedente notificazione del titolo, se questo, al momento della sua notificazione ai sensi dell’art. 643 c.p.c., non aveva ancora carattere di titolo esecutivo. Cass. 16 gennaio 2007, n. 839; conforme Cass. 26 settembre 2000, n. 12766; Cass. 5 giugno 2000, n. 7454; Cass. 6 ottobre 1998, n. 9901.

 

Nell’esecuzione forzata promossa in base a decreto ingiuntivo non occorre una nuova notificazione di tale decreto, ma è sufficiente che, con l’atto di precetto, il debitore sia informato della conseguita esecutorietà del decreto medesimo, attraverso la citazione del provvedimento che abbia disposto l’esecutorietà, indipendentemente dall’osservanza di prescrizioni formali. Cass. 21 novembre 2001, n. 14730; conforme Cass. 1° dicembre 1993, n. 11885.

 

I suddetti elementi formali, in base al correlato disposto dell’art. 480 c.p.c. sono prescritti a pena di nullità dell’atto di precetto, senza che l’erronea indicazione della data dell’ordinanza, concessiva della provvisoria esecuzione, ne determini la nullità qualora l’esigenza d’individuazione del titolo esecutivo risulti soddisfatta da altri elementi contenuti nel precetto stesso (quali: l’indicazione dell’autorità promanante, la data di emissione del decreto ingiuntivo, la data di notifica del precetto). Cass. 28 luglio 1987, n. 6536; conforme Cass. 16 gennaio 1987, n. 330.

 

Nell’espropriazione forzata, minacciata in virtù di ingiunzione dichiarata esecutiva ai sensi dell’art. 654 c.p.c., la mancata menzione, nel precetto, del provvedimento che ha disposto la esecutorietà e dell’apposizione della formula, comporta non la inesistenza giuridica, ma la nullità del precetto medesimo, per effetto del combinato disposto degli artt. 654, 480 e 479 c.p.c., la quale deve essere dedotta mediante opposizione agli atti esecutivi, nel termine perentorio di cinque giorni dalla notificazione del precetto stesso. L’inosservanza del suddetto termine perentorio per la proposizione della opposizione relativa alla regolarità formale del precetto, ne determina la decadenza la quale deve essere rilevata anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio e, quindi, anche per la prima volta in cassazione. Cass. 2 marzo 2006, n. 4649; conforme Cass. 1° dicembre 2000, n. 15364; Cass. 17 ottobre 1992, n. 11412; Cass. 25 maggio 1989, n. 2525.

 

Nel caso in cui il precetto sia stato sottoscritto dal difensore del creditore procedente munito di mandato alle liti, l’opposizione relativa alla regolarità formale del precetto medesimo ex art. 617, primo comma, c.p.c. (Nella specie: omessa menzione nel precetto dell’apposizione della formula esecutiva ex art. 654 c.p.c.), deve essere notificata, secondo la disciplina generale degli artt. 138 e ss. c.p.c., al predetto difensore non essendo applicabile prima dell’inizio dell’esecuzione, la disposizione dell’art. 489 c.p.c. che riguarda, invece, le notificazioni e le comunicazioni da farsi nel corso e nell’ambito del procedimento esecutivo. Cass. 10 marzo 2000, n. 2797.

 

La notificazione del decreto ingiuntivo, una volta effettuata, non deve essere reiterata ai fini dell’esecuzione forzata, essendo necessario solo che nel precetto si faccia menzione del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà: a tal fine è del tutto irrilevante che l’esecutorietà sia concessa per l’intera somma enunciata nel dispositivo o per una somma inferiore, per effetto di eventuali risultanze gia acquisite nel giudizio di opposizione o a causa di fatti sopravvenuti. (es: pagamenti parziali o estinzione parziale del debito per altre cause). Cass. 4 maggio 1978, n. 2084.

 

 

2.1. Esclusioni.

Nel caso in cui il precetto sia stato intimato al debitore sulla base della sentenza pronunciata in grado d’appello reiettiva dell’opposizione al decreto ingiuntivo, non trova applicazione la norma dell’art. 654 c.p.c. concernente la menzione nell’atto di precetto del provvedimento che attribuisce esecutorietà al decreto e dell’opposizione della formula esecutiva, essendo costituito il titolo esecutivo che deve essere notificato al debitore esclusivamente dalla sentenza d’appello, ancorché integralmente confermativa della decisione di primo grado. Cass. 22 marzo 1995, n. 3273.

 

Il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo ex art. 642 c.p.c., costituisce titolo perfettamente valido per l’esecuzione forzata. in tal caso è sufficiente che l’atto di precetto, successivamente notificato al debitore, contenga la data di notificazione del titolo esecutivo e gli estremi di essa. Non è invece applicabile nella specie la disposizione contenuta nel secondo comma dell’art. 654 c.p.c., secondo cui è necessario che nel precetto si faccia menzione del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e dell’apposizione della formula esecutiva, in quanto tale norma è dettata per l’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo diventi esecutivo dopo la sua emanazione, per essere stata rigettata l’opposizione all’ingiunzione o per essersi estinto il relativo giudizio. Cass. 28 aprile 1975, n. 1656.



 
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