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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 655 cod. proc. civile: Iscrizione d’ipoteca

I decreti dichiarati esecutivi a norma degli articoli 642, 647 e 648, e quelli rispetto ai quali è rigettata l’opposizione costituiscono titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale.


Giurisprudenza annotata

Iscrizione d’ipoteca.

 

 

  1. Titoli idonei; 1.1. Titoli giudiziali o stragiudiziali; 2. Effetti dell’opposizione; 2.1. Revoca totale del decreto; 2.2. Revoca parziale del decreto; 3. Rapporti con le procedure fallimentari; 4. Rapporti con l’azione penale; 5. Profili di costituzionalità.

 

  1. Titoli idonei.

 

 

1.1. Titoli giudiziali o stragiudiziali.

È ammissibile - e può essere accolto - il ricorso diretto ad ottenere l’emanazione di un decreto ingiuntivo sulla base di cambiali, aventi efficacia di titolo esecutivo, anche se il debitore non possieda beni immobili, sui quali il creditore possa iscrivere ipoteca giudiziale. Cass., 21 febbraio 1986, n. 602.

V., anche, Corte cost. 31 dicembre 1986, n. 303 sub art. 641, § 3).

 

 

  1. Effetti dell’opposizione.

 

 

2.1. Revoca totale del decreto.

L’iscrizione d’ipoteca giudiziale in base ad un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo può essere fonte di responsabilità processuale aggravata ai sensi del secondo comma dell’art. 96 c.p.c., esclusivamente nell’ipotesi d’inesistenza del credito, ma non quando il valore dei beni assoggettati ad ipoteca sia largamente superiore all’ammontare del credito azionato in via monitoria, atteso che il creditore non incontra alcun limite quantitativo alla sua possibilità d’iscrivere ipoteca su tutti i beni costituenti, ai sensi dell’art. 2740 c.c., il patrimonio con il quale il debitore è tenuto all’adempimento delle sue obbligazioni. Cass. 28 maggio 2010, n. 13107.

 

L’iscrizione di ipoteca in base ad un decreto ingiuntivo dichiarato provvisoriamente esecutivo può essere fonte di responsabilità processuale aggravata, a norma dell’art. 96, secondo comma, c.p.c., ove venga accertata l’inesistenza del diritto di credito fatto valere in sede di giudizio di opposizione, in concorso con l’elemento soggettivo del difetto della normale prudenza, mentre, ove il giudice dell’opposizione accerti che la clausola di provvisoria esecuzione non poteva essere concessa per mancanza del periculum in mora e l’ipoteca essere iscritta, è configurabile la responsabilità aggravata a norma dell’art. 96, primo comma, c.p.c., in concorso dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave, e a prescindere dall’esistenza del credito. Cass. 23 maggio 2003, n. 8171.

 

La revoca del decreto ingiuntivo in esito al giudizio d’opposizione, ove discenda non da fatti sopravvenuti, ma dal riscontro dell’iniziale mancanza dei requisiti all’uopo prescritti, quale il difetto di un credito esigibile, comporta, salvo l’accoglimento in tutto od in parte della domanda riformulata dal creditore in detto giudizio, l’invalidità ab origine del provvedimento monitorio, ed esige anche d’ufficio l’ordine di cancellazione dell’ipoteca giudiziale iscritta in forza della sua provvisoria esecutorietà, dato che il principio della proporzionale conservazione degli atti di esecuzione in precedenza compiuti, posto dall’art. 653, secondo comma, c.p.c. per il caso di fondamento parziale dell’opposizione, riguarda la diversa ipotesi in cui l’indicata revoca sia disposta nonostante l’originaria presenza delle condizioni dell’ingiunzione. Cass. 4 dicembre 1997, n. 12318.

Tale ordine è eseguibile solo con il passaggio in giudicato della pronuncia che lo contiene, considerando che gli atti esecutivi, compiuti in base al decreto stesso, non sono immediatamente caducati dalla sentenza che ne disponga la revoca (in analogia di quanto si verifica nell’ipotesi di riforma in appello della sentenza esecutiva di primo grado, e senza che possano invocarsi le regole poste dall’art. 653, secondo comma, c.p.c., riguardanti la diversa ipotesi in cui l’opposizione sia parzialmente accolta per eccedenza quantitativa della domanda originaria rispetto alla prestazione effettivamente dovuta). Cass. 21 marzo 1997, n. 2552; conforme Cass. 15 maggio 1990, n. 4163.

 

Qualora l’ipoteca giudiziale sia iscritta in base a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, l’accoglimento dell’opposizione avverso il decreto (nella specie, in appello, in riforma della sentenza di primo grado) determina l’illegittimità del vincolo fin dal momento della sua costituzione, con la conseguenza che colui, che ha chiesto l’iscrizione, ha l’obbligo di provvedere alla cancellazione indipendentemente da una richiesta della parte gravata, pena il risarcimento dei danni in favore di quest’ultimo, e che, quindi, il giudice che accoglie l’opposizione medesima ha il potere di ordinarne la cancellazione anche d’ufficio. Cass. 22 giugno 1978, n. 3078.

 

 

2.2. Revoca parziale del decreto.

Con riguardo all’accoglimento parziale dell’opposizione a decreto ingiuntivo, nel concetto di atti di esecuzione, (già compiuti in base al decreto), dei quali l’art. 653, secondo comma, prevede la conservazione degli effetti nei limiti della somma o della quantità ridotta, rientrano non soltanto gli atti del processo di esecuzione, ma tutti i possibili effetti dell’esecutività del decreto, e, dunque, anche l’ipoteca iscritta sulla base dell’esecutività del decreto stesso, attesa la ratio della disposizione citata, tesa a mantenere integra, nei limiti del credito ridotto, la posizione e la protezione del creditore. Pertanto, il creditore ha diritto al rimborso della spesa per l’iscrizione ipotecaria, pur in presenza di revoca parziale del decreto ingiuntivo. Cass. 17 ottobre 1991, n. 10945.

 

Nel caso di accoglimento parziale dell’opposizione, l’art. 653, secondo comma, c.p.c., pur precisando che il titolo esecutivo è costituito dalla sentenza, data la sopravvenuta inefficacia del decreto, fa salvi gli effetti degli atti di esecuzione gia compiuti in base al decreto, limitatamente alla somma di denaro ed alla quantità di cose riconosciute nella sentenza. Nel concetto di atto esecutivo, di cui è statuita in tal caso la conservazione degli effetti, rientra anche la iscrizione di ipoteca, che è anch’essa uno dei possibili effetti dell’esecutività del decreto. Cass., 6 febbraio 1970, n. 249.

 

 

  1. Rapporti con le procedure fallimentari.

Nella ipotesi di dichiarazione di fallimento intervenuta nelle more del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo proposto dal debitore ingiunto poi fallito, il creditore opposto deve partecipare al concorso con gli altri creditori previa domanda di ammissione al passivo, essendo inopponibili al fallimento sia il decreto sia l’ipoteca giudiziale eventualmente iscritta in base ad esso, con la conseguenza che il creditore, stante appunto l’inopponibilità alla massa del primo e della seconda, neppure può ottenere l’ammissione al passivo per il credito costituito dalle spese sopportate per il giudizio monitorio e per l’iscrizione dell’ipoteca. Cass. 1° aprile 2005, n. 6918; conforme Cass. 22 giugno 1995, n. 7045; Cass. 2 marzo 1995, n. 2402.

 

La sopravvenienza del fallimento del debitore, nel corso del giudizio di primo grado da questi promosso in opposizione avverso decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, determina l’inopponibilità al fallimento di tale decreto, nonché della ipoteca giudiziale che sia stata iscritta in base ad esso, ed impone al creditore di far valere le sue ragioni in sede di ammissione al passivo, tenendo conto che detto provvedimento monitorio non è qualificabile come «sentenza impugnabile», né ad essa equiparabile, sicché non opera la norma speciale di cui all’art. 95, terzo comma, del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, la quale fa carico al curatore d’impugnare la sentenza non passata in giudicato se non intenda ammettere il credito da essa risultante, e che, inoltre, il curatore medesimo non subentra, né è tenuto a riassumere quel giudizio d’opposizione, le cui eventuali ulteriori vicende restano vincolanti soltanto nei confronti del fallito al momento del suo ritorno in bonis. Cass. 8 giugno 1988, n. 3885; conforme Cass. 1° dicembre 1994, n. 10260.

 

 

  1. Rapporti con l’azione penale.

L’iniziativa della parte di chiedere al giudice penale di pronunciare sul merito della domanda già proposta al giudice civile, a condizione che tale trasferimento sia ammissibile (art. 75 comma 2 c.p.p.), determina l’effetto che il giudizio aperto dalla domanda per l’emissione di decreto ingiuntivo e proseguito per effetto dell’opposizione formulata dall’ingiunto non possa continuare davanti al giudice civile e si debba, dunque, arrestare con la sua dichiarazione di estinzione, cui deve correlarsi l’ordine di cancellazione dell’ipoteca iscritta sulla base di decreto provvisoriamente esecutivo, divenuto inefficace. A quest’ultimo fine non può trovare applicazione la disciplina prevista dall’art. 653 c.p.c. per il caso di estinzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo poiché, nella suddetta ipotesi del trasferimento dell’azione civile nel giudizio penale in virtù dell’opzione manifestata dalla parte creditrice opposta, è proprio quest’ultima a voler sottoporre la propria pretesa ad un accertamento condotto secondo diverse regole processuali e dovendosi del resto rilevare che, sul piano generale, l’art. 653 c.p.c. è applicabile anche al caso della rinuncia agli atti solo quando è l’opponente a rinunciare alla propria opposizione e, quindi, ad una pronuncia di merito che rigetti la domanda proposta nei suoi confronti, mentre non trova applicazione quando è l’attore-opposto che rinuncia alla statuizione sul merito della propria domanda, sottraendo al giudice il potere di esaminarla, come accade proprio quando il creditore-opposto manifesti la sua volontà di trasferire l’azione civile nel processo penale. La provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo e l’ipoteca giudiziale conseguente che sia stata iscritta sulla sua scorta sono destinate a cedere non solo di fronte ad un accertamento negativo del diritto di credito fatto valere con la domanda di ingiunzione, ma anche dinanzi ad un accertamento negativo circa i presupposti del procedimento di ingiunzione e, perciò, la loro inefficacia si determina anche in conseguenza dell’estinzione del giudizio civile di opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo dichiarata per effetto del trasferimento dell’azione civile nel processo penale scelto dal creditore-opposto, che impedisce, la possibilità che si possa pervenire ad una decisione di merito, dal momento che il suddetto trasferimento comporta che il giudice penale debba decidere del diritto al risarcimento del danno prodotto dal reato, non delle questioni processuali relative alla proponibilità della domanda di ingiunzione. Pertanto, siccome l’iscrizione di ipoteca è consentita dalla provvisoria esecutorietà del decreto e ne costituisce atto di esecuzione, che, però, nell’ipotesi di trasferimento dell’azione civile in sede penale, non può sopravvivere al venir meno del titolo su cui si fonda, ne deriva che la cancellazione dell’ipoteca stessa deve essere ordinata già con la sentenza che accerta l’inefficacia del decreto, e lo può essere anche di ufficio. Cass. 21 novembre 2006, n. 24746.

 

 

  1. Profili di costituzionalità.

Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 655 c.p.c. e 2884 c.c., denunziati - in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. - in quanto non consentono di valutare la sussistenza di gravi motivi idonei a giustificare «la cancellazione in via provvisoria dell’ipoteca giudiziale». In ordine alla prospettata questione, finalizzata ad ottenere, attraverso la revoca, una definitiva rimozione degli effetti del decreto ingiuntivo (non essendo logicamente concepibile una cancellazione «provvisoria» dell’ipoteca), va infatti rilevato che la Corte ha già escluso il contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., del complessivo sistema della concessione e della sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto nel relativo giudizio. È stato altresì affermata la coerenza con il bilanciamento degli interessi in tale giudizio dedotti, della sospensione della esecutività del titolo - intesa come attitudine ad iniziare o proseguire il processo esecutivo - e esclusa, viceversa, la prospettata illegittimità costituzionale della non revocabilità ex tunc della stessa, fondando tale conclusione sull’esigenza che non resti vanificata la pregressa fase monitoria, per cui «la conservazione degli atti in ipotesi già compiuti» - quale «l’iscrizione d’ipoteca» - si palesa pienamente giustificata nell’ottica di attesa dell’esito del processo, senza pregiudizio per la possibilità di realizzazione di un credito già ritenuto meritevole della speciale tutela appunto prevista dall’art. 642 c.p.c. Corte cost. 12 luglio 1996, n. 247.

 

Nei procedimenti speciali, quale è quello d’ingiunzione, al legislatore è consentito differenziare le forme della tutela giurisdizionale con riguardo alla particolarità del rapporto da regolare; pertanto, il trattamento riservato al creditore nel rito monitorio - ove si fa più intenso l’interesse pubblico alla protezione del credito - appare razionale e conforme alla garanzia del diritto di difesa, non essendo il contraddittorio precluso, ma soltanto eventuale e differito. (Manifesta infondatezza - in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost. - della questione di legittimità costituzionale relativa all’art. 655 c.p.c., nella parte in cui prevede che i decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi ex art. 642 c.p.c., costituiscono titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale). Corte cost. 19 gennaio 1988, n. 37.



 
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