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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 660 cod. proc. civile: Forma dell’intimazione

Le intimazioni di licenza o di sfratto indicate negli articoli precedenti debbono essere notificate a norma degli articoli 137 e seguenti, esclusa la notificazione al domicilio eletto.
Il locatore deve dichiarare nell’atto la propria residenza o eleggere domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito, altrimenti l’opposizione prevista nell’articolo 668 e qualsiasi altro atto del giudizio possono essergli notificati presso la cancelleria.
La citazione per la convalida, redatta a norma dell’articolo 125, in luogo dell’invito e dell’avvertimento al convenuto previsti dall’articolo 163, terzo comma, numero 7), deve contenere, con l’invito a comparire nell’udienza indicata, l’avvertimento che se non comparisce o, comparendo, non si oppone, il giudice convalida la licenza o lo sfratto ai sensi dell’articolo 663.
Tra il giorno della notificazione dell’intimazione e quello dell’udienza debbono intercorrere termini liberi non minori di venti giorni. Nelle cause che richiedono pronta spedizione il giudice può, su istanza dell’intimante, con decreto motivato, scritto in calce all’originale e alle copie dell’intimazione, abbreviare fino alla meta’ i termini di comparizione.
Le parti si costituiscono depositando in cancelleria l’intimazione con la relazione di notificazione o la comparsa di risposta, oppure presentando tali atti al giudice in udienza.
Ai fini dell’opposizione e del compimento delle attività previste negli articoli da 663 a 666, e’ sufficiente la comparizione personale dell’intimato.
Se l’intimazione non e’ stata notificata in mani proprie, l’ufficiale giudiziario deve spedire avviso all’intimato dell’effettuata notificazione a mezzo di lettera raccomandata, e allegare all’originale dell’atto la ricevuta di spedizione.


Giurisprudenza annotata

Forma dell’intimazione.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale; 1.1. Questione relativa alla costituzione in giudizio; 1.2. Questione relativa alla notificazione a mezzo posta; 2. Applicazione della norma; 2.1. Costituzione e mancanza dell’invito e dell’avvertimento; 2.2. Termine di comparizione; 2.3. Modalità di notificazione; 2.4. Notificazione ad una persona giuridica.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

 

 

1.1. Questione relativa alla costituzione in giudizio.

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 660, comma 5, c.p.c., sollevata in riferimento all’art. 24 Cost., che, derogando ai termini più ampi di costituzione previsti per l’ordinario processo di cognizione, prevede, nel procedimento di convalida, la costituzione delle parti anche in udienza. Corte cost. 5 marzo 1998, n. 48.

 

 

1.2. Questione relativa alla notificazione a mezzo posta.

È manifestamente infondata, con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 660 comma ultimo c.p.c., nella parte in cui non esclude la necessità per l’ufficiale giudiziario di «spedire avviso all’intimato a mezzo di lettera raccomandata e allegare all’originale dell’atto la ricevuta di spedizione» nell’ipotesi in cui la notifica dell’atto di intimazione sia stata effettuata ai sensi dell’art. 143 c.p.c. Infatti, la contestata previsione della necessità dell’avviso a mezzo posta risponde all’esigenza - predominante nella disciplina del procedimento di convalida, ispirata essenzialmente a cautela - di imputare i previsti effetti sfavorevoli della mancata comparizione o della mancata opposizione solo ad un comportamento volontario ex informata coscientia dell’intimato, e pertanto - se si considera che il medesimo intento è alla base, nella medesima disciplina, anche dell’esclusione della notificazione dell’intimazione al domicilio eletto (art. 6601 c.p.c.) e dell’attribuzione al giudice del potere di ordinare la rinnovazione della citazione ove risulti od appaia probabile la mancata conoscenza di questa (art. 6631 c.p.c.), nonché, in altro campo, dell’incompatibilità tra procedimento per decreto penale di condanna ed irreperibilità dell’imputato, sancita dall’art. 460, comma 4, c.p.p. - non può dirsi viziata da irrazionalità. Né, d’altro canto, sussiste la asserita, ingiustificata disparità di trattamento rispetto al locatore che abbia potuto notificare l’intimazione, nell’ipotesi di irreperibilità solo soggettiva e temporanea, ai sensi dell’art. 140 c.p.c. Mentre, quanto alla prospettata lesione del diritto di azione e di difesa è sufficiente ricordare che rientra nella discrezionalità del legislatore differenziare, con riguardo alla particolarità del rapporto da tutelare, i modi della tutela giurisdizionale, nella specie comunque assicurata giacché il locatore, pur nell’ipotesi di oggettiva irreperibilità del conduttore, può sempre esperire l’ordinaria azione contrattuale. Corte cost. 17 gennaio 2000, n. 15.

 

 

  1. Applicazione della norma.

 

 

2.1. Costituzione e mancanza dell’invito e dell’avvertimento.

Nel procedimento per convalida di sfratto o finita locazione l’intimato ha la facoltà di comparire personalmente ovvero di nominare un procuratore speciale, il quale - senza poter svolgere attività riservate alla difesa tecnica - può semplicemente manifestare la volontà dell’intimato di opporsi o meno alla convalida e ciò anche tramite un terzo all’uopo incaricato di presentarsi all’udienza, pur senza conferirgli poteri rappresentativi, giacché al predetto circoscritto fine è sufficiente la presenza in udienza di chiunque sia in grado di far ritenere comparso l’intimato. Cass. 27 aprile 2011, n. 9416.

 

Con la memoria integrativa depositata all’esito del mutamento del rito e passaggio alla fase di pieno merito, potrà proporre domanda riconvenzionale unitamente all’istanza di fissazione di nuova udienza di discussione ai sensi dell’art. 418 c.p.c., poiché l’art. 660, terzo comma, c.p.c., esclude espressamente, per l’intimazione per la convalida, “l’invito o l’avvertimento al convenuto previsti nell’art. 163, terzo comma, n. 7, c.p.c.”. Cass. 9 marzo 2012, n. 3696; conforme Cass. 29 settembre 2006, n. 21242; Cass. 30 giugno 2005, n. 13963.

 

Nel caso in cui l’atto di citazione per convalida di sfratto manchi dell’avvertimento di cui all’art. 660, comma 3, c.p.c., e l’intimato si costituisca in giudizio eccependone la nullità, il giudice non è tenuto a disporre la rinnovazione della citazione, ma deve fissare soltanto una nuova udienza, ai sensi dell’art. 164, comma 3, c.p.c. Cass. 27 ottobre 2003, n. 16089.

 

Contra: La nullità della citazione per convalida di sfratto mancante dell’invito e dell’avvertimento prescritti dall’art. 660, n. 3, c.p.c., ed eccepita dal convenuto in sede di opposizione, può essere sanata dall’intervento del giudice che assegna i termini per gli atti integrativi in conseguenza del mutamento del rito. App. Salerno, 17 gennaio 2005.

 

 

2.2. Termine di comparizione.

Ai fini della validità della notificazione a mezzo posta dell’intimazione di sfratto il computo del termine a comparire di venti giorni di cui all’art. 660, comma 4, c.p.c. deve essere effettuato dalla maturazione della giacenza o dal ritiro dell’avviso da parte del destinatario e non dal deposito del plico all’ufficio postale con contestuale avviso al destinatario del deposito stesso. Pret. Bologna, 15 ottobre 1996.

 

In tema di citazione per la convalida di sfratto per morosità, in relazione alla quale tra il giorno della notificazione dell’intimazione e quello dell’udienza intercorrano - in violazione dell’art. 660, comma 4, c.p.c. - termini liberi minori di venti giorni, all’ordinanza di convalida ciononostante emessa va attribuito valore sostanziale di sentenza appellabile, e, nel giudizio d’appello, il giudice è tenuto a verificare il rispetto dei termini di comparizione assumendo i provvedimenti conseguenti. Cass. 3 dicembre 2002, n. 17151.

 

2.3. Modalità di notificazione.

La disposizione dell’art. 660, ultimo comma, si giustifica con l’esigenza che il conduttore abbia effettiva conoscenza dell’intimazione rivoltagli, in considerazione degli effetti che nel procedimento per convalida derivano dalla mancata comparizione dell’intimato, pertanto tale adempimento, essendo escluso nel solo caso di notifica a mani proprie dell’intimato, va compiuto in ogni altra ipotesi, ivi compresa quella di notificazione a mezzo posta, ancorché l’agente postale, non avendo rinvenuto in loco il destinatario, abbia rilasciato a costui l’avviso previsto dall’art. 8, l. 20 novembre 1982, n. 890, che non equivale all’ulteriore invio della raccomandata prescritta dall’ultimo comma dell’art. 660 c.p.c., la cui omissione costituisce valido motivo di opposizione tardiva nei sensi del successivo art. 668. Cass. 15 giugno 2004, n. 11289; conforme Cass. 11 aprile 1997, n. 3171; Cass. 7 marzo 1995, n. 2618.

 

A seguito della sentenza (di immediata applicazione) della Corte costituzionale n. 3 del 2010, dichiarativa dell’illegittimità costituzionale dell’art. 140 c.p.c., nella parte in cui prevedeva che la notifica si perfezionasse, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione, è necessario che il notificante, affinché tale tipo di notificazione possa ritenersi legittimamente effettuata, comprovi la suddetta ulteriore circostanza, diversamente configurandosi la nullità della notificazione. (Nella specie, la S.C., alla stregua dell’enunciato principio, in accoglimento del ricorso, ha dichiarato la nullità della notificazione di un’intimazione di sfratto per morosità con contestuale citazione per la convalida per difetto di prova dell’avvenuta ricezione, da parte dell’intimato, del successivo avviso di ricevimento della raccomandata ex art. 140 c.p.c., rimettendo le parti dinanzi al giudice di primo grado per l’esame della proposta opposizione tardiva a convalida di sfratto). Cass. 25 febbraio 2011, n. 4748; conforme Cass. 31 marzo 2010, n. 7809.

 

 

2.4. Notificazione ad una persona giuridica.

Qualora la notificazione dell’intimazione di sfratto ad una persona giuridica o ai soggetti indicati dall’art. 145, comma 2, c.p.c., avvenga con una delle modalità indicate dal comma 1 di tale norma, si deve escludere che l’ufficiale giudiziario sia tenuto ad inviare all’ente intimato l’avviso ai sensi dell’art. 660, ultimo comma, c.p.c. Cass. 5 agosto 2002, n. 11702.

 

Contra: La notifica dell’intimazione di sfratto a una persona giuridica ai sensi dell’art. 145, comma 1, c.p.c., qualora venga eseguita mediante consegna dell’atto ad «altra persona addetta alla sede» sociale, in mancanza del legale rappresentante o della persona incaricata di ricevere le notificazioni, deve essere seguita dall’avviso di effettuata notifica di cui all’art. 660, comma ultimo, c.p.c., non potendo considerarsi avvenuta «in mani proprie» dell’intimato. Trib. Milano, 31 maggio 1999.

 

La notifica dell’intimazione di sfratto a una persona giuridica ai sensi dell’art. 145, comma 1, c.p.c., qualora venga eseguita mediante consegna dell’atto ad «altra persona addetta alla sede» sociale, in mancanza del legale rappresentante o della persona incaricata di ricevere le notificazioni, deve essere seguita dall’avviso di effettuata notifica di cui all’art. 660, comma ultimo, c.p.c., non potendo considerarsi avvenuta «in mani proprie» dell’intimato. Trib. Milano, 31 maggio 1999.



 
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