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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 661 cod. proc. civile: Giudice competente

Quando si intima la licenza o lo sfratto, la citazione a comparire deve farsi inderogabilmente davanti al tribunale del luogo in cui si trova la cosa locata.


Giurisprudenza annotata

Giudice competente.

 

 

  1. In generale; 1.1. Competenza delle sezioni specializzate agrarie in materia di contratti agrari; 1.2. Clausola arbitrale 1.3. Contratto di locazione stipulato con la P.A.; 1.4. Nell’ambito di applicazione dell’art. 32, R.D. 28 aprile 1938, n. 1165; 2. Problemi di litispendenza; 2.1. Procedimento per convalida di licenza o di sfratto per finita locazione e procedimento ordinario avente ad oggetto l’accertamento della data di cessazione della locazione; 2.2. Procedimento per convalida di licenza o di sfratto per finita locazione ed un procedimento ordinario avente ad oggetto la declaratoria della cessazione della locazione e conseguente condanna alla restituzione della res locata; 2.3. Domanda di risoluzione di un contratto di locazione per inadempimento nel pagamento dei canoni e domanda di condanna al pagamento del corrispettivo; 2.4. Inadempienze nel pagamento dei canoni riguardanti periodi di locazione diversi ma relativi al medesimo rapporto contrattuale; 2.5. Rapporti interni ad un unico ufficio; 2.6. Successione a titolo particolare nel diritto controverso.

 

 

  1. In generale.

La competenza territoriale inderogabile ex art. 661 c. p. c. riguarda solo la fase sommaria del procedimento di sfratto per morosità, e non pure la successiva fase di merito, per la quale, pertanto, ben può operare il foro convenzionale. Cass., 19 gennaio 1991, n. 527.

 

Nel procedimento per convalida di sfratto, la questione di competenza, come ogni altra questione volta a contestare la domanda di merito, può ben essere sollevata già nell’udienza di comparizione, anche al fine di contrastare l’accoglimento dell’eventuale istanza intesa ad ottenere l’ordinanza di rilascio, ma il suo esame è compiuto nella stessa sede in funzione della sola decisione su tale domanda incidentale, sicché un’espressa decisione sulla questione di competenza non la si può qualificare come sentenza, dovendo detta questione essere comunque decisa nel conseguente giudizio a cognizione piena sulla domanda di merito. Ne consegue che è inammissibile il regolamento di competenza proposto avverso una decisione sulla competenza che sia stata adottata all’esito della fase a cognizione sommaria del suddetto procedimento unitamente al provvedimento di rilascio con riserva delle ulteriori eccezioni dell’intimato. Cass. 18 febbraio 2008, n. 4016.

 

Parimenti, non è ammissibile l’istanza di regolamento di competenza proposta avverso un’ordinanza di convalida di sfratto emessa a seguito della mancata comparizione dell’intimato, in quanto l’assenza di quest’ultimo riduce l’attività funzionale del giudice adito all’accertamento delle condizioni cui è subordinata l’emanazione del provvedimento ex art. 663 c.p.c., e, pertanto, non può ritenersi implicita, in tale provvedimento, una pronuncia positiva di competenza da parte del giudice adito per la detta convalida. Cass. 25 giugno 2002, n. 9276; conforme Cass. 15 maggio 1995 n. 5308; Cass. 6 settembre 1995 n. 9375.

 

 

1.1. Competenza delle sezioni specializzate agrarie in materia di contratti agrari.

Non rientra nella competenza del pretore convalidare uno sfratto, per finita locazione di un fondo rustico, sul presupposto che la contestazione concerne la validità della disdetta e non l’esistenza di un rapporto agrario, perché, implicando comunque l’accertamento della durata e della conseguente cessazione o meno del rapporto agrario, spetta alla competenza esclusiva della sezione specializzata agraria del tribunale, alla quale l’art. 9, l. 14 febbraio 1990, n. 29, ha devoluto tutte le controversie in materia di contratti agrari, inerenti sia alla loro genesi, che al funzionamento ed alla cessazione degli stessi. Cass. 4 gennaio 2000, n. 17.

 

È da ritenersi incontrovertibile che nel caso in cui, con procedimento sommario per convalida di licenza o di sfratto, venga dedotta in giudizio una controversia relativa all’affitto di fondi rustici, la competenza funzionale attribuita alle sezioni specializzate agrarie esclude totalmente quella del giudice ordinario, il quale difetta, quindi, anche del potere di emettere un provvedimento provvisorio ai sensi dell’art. 665 del c.p.c. e deve limitarsi a dichiarare con sentenza la propria incompetenza e rimettere la causa davanti al giudice specializzato, a meno che l’eccezione circa l’esistenza del contratto agrario appaia, a un esame sommario e in modo manifesto e certo, palesemente infondata e pretestuosa. Permane, in tal caso, la competenza del giudice ordinario. Cass. 21 maggio 1999, n. 4957; conforme Cass. 11 dicembre 1991, n. 13376; Cass. 15 ottobre 1990, n. 10084.

 

In ordine alla cessazione di un contratto di locazione avente ad oggetto box per lo stallaggio di purosangue, la competenza spetta al giudice ordinario e non alle sezioni specializzate agrarie, trattandosi di locazione di immobili urbani ad uso commerciale e non di immobili rustici. Pret. Pisa, 13 novembre 1990.

 

 

1.2. Clausola arbitrale.

Fra le controversie non deferibili ad arbitri rientrano tutte quelle per le quali è prevista la competenza funzionale ed inderogabile del giudice ordinario, come, in particolare, i procedimenti speciali di convalida di licenza o di sfratto per finita locazione e di sfratto per morosità, previsti dagli artt. 657 e 658 c.p.c. che appartengono alla competenza funzionale del pretore, limitatamente peraltro alla prima fase a cognizione sommaria, non sussistendo invece alcuna preclusione a che nella fase successiva a cognizione piena la causa sia decisa nel merito da arbitri. Ne consegue che la deduzione, nella fase sommaria, dell’esistenza di una clausola arbitrale, non priva il pretore della competenza ad emettere i provvedimenti immediati (ivi compresa la eventuale concessione del termine di grazia ex art. 55 della l. 27 luglio 1978 n. 392, che appartiene alla prima fase del procedimento di sfratto per morosità) ma lo obbliga, una volta chiusa la fase anzidetta, a declinare con sentenza la propria competenza, dichiarando sussistente per il merito quella arbitrale, incombendo poi alle parti di attivarsi per l’effettivo svolgimento del relativo giudizio. Cass. 23 giugno 1995, n. 7127; conforme Cass. 16 gennaio 1991, n. 387.

 

 

1.3. Contratto di locazione stipulato con la P.A.

Posto che la giurisdizione del giudice ordinario o di quello amministrativo deve essere in concreto identificata non già in base al criterio della soggettiva prospettazione della domanda, ma alla stregua del petitum sostanziale, ossia considerando l’intrinseca consistenza della posizione soggettiva addotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo alla sostanziale protezione accordata a quest’ultima dal diritto positivo, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario a conoscere della domanda riguardante l’accertamento relativo all’intervenuta cessazione o meno di un contratto di locazione (con correlata richiesta di rilascio dell’immobile costituentene l’oggetto) stipulato iure privatorum tra una P.A. ed un privato, siccome attinente alla prospettazione di mere posizioni di diritto soggettivo, con devoluzione allo stesso giudice ordinario, ove tempestivamente dedotta nel rispetto del contraddittorio, anche della cognizione, incidenter tantum, di eventuali atti amministrativi illegittimi. Cass., Sez. Un., 13 febbraio 2006, n. 15899.

 

Il richiamo posto dall’art. 7, R.D. n. 1611/1933 (sulla rappresentanza in giudizio dello Stato) ai «giudizi innanzi ai pretori», in ordine ai quali le norme di competenza ordinaria rimangono ferme anche quando sia in causa un’amministrazione dello Stato si deve intendere riferito, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 51/1998 (istitutivo del giudice unico di primo grado) ai «giudizi innanzi ai tribunali in composizione monocratica già attribuiti alla competenza dei pretori». Questo principio trova applicazione in materia di procedimento per convalida di sfratto, alla luce anche della nuova formulazione dell’art. 661 c.p.c. introdotta dal D.Lgs. n. 51/1998. Cass. 8 giugno 2005, n. 11967; conforme Cass., Sez. Un., 31 marzo 2005, n. 6743; Cass., Sez. Un., 25 marzo 2005, n. 6404.

 

Nel caso in cui parte intimata, in un procedimento di convalida di sfratto sia un’amministrazione dello Stato, il tribunale a cui il pretore debba rimettere la causa per ragioni di valore, ai fini della decisione nel merito, ai sensi dell’art. 667 c.p.c., va individuata in base alla normativa sul foro dello Stato (artt. 25 c.p.c. e 6, R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611), che configura una competenza territoriale inderogabile. Cass. 25 maggio 1995, n. 5732.

 

 

1.4. Nell’ambito di applicazione dell’art. 32, R.D. 28 aprile 1938, n. 1165.

Le innovazioni sulla competenza introdotte con la legge 30 luglio 1984, n. 399, che, all’art. 6 n. 3, ha modificato l’art. 661 c.p.c., stabilendo la competenza inderogabile del pretore per le intimazioni di licenza o di sfratto, non influiscono sui criteri di competenza stabiliti per il procedimento previsto dall’art. 32, R.D. 28 aprile 1938, n. 1165, a norma del quale gli istituti autonomi delle Case Popolari, in caso di mancato pagamento delle rate di affitto, possono richiedere lo sfratto con ricorso al conciliatore, al pretore o al presidente del tribunale competente a conoscere dell’azione per il pagamento o lo sfratto, perché tale procedimento, concludendosi con un decreto che ha il contenuto di una ingiunzione di pagamento, ancorché destinato, in caso di inadempimento, ad assumere le funzioni di titolo anche per l’esecuzione dello sfratto, oltre che per l’espropriazione mobiliare dei beni dell’inquilino debitore, ha la natura di uno speciale procedimento di ingiunzione e non quella di un procedimento di sfratto. Cass. 13 gennaio 1993, n. 354.

 

 

  1. Problemi di litispendenza.

 

 

2.1. Procedimento per convalida di licenza o di sfratto per finita locazione e procedimento ordinario avente ad oggetto l’accertamento della data di cessazione della locazione.

Non sussiste litispendenza tra un procedimento per convalida di licenza (o di sfratto) per finita locazione e un procedimento ordinario avente ad oggetto l’accertamento della data di cessazione della locazione, atteso che i due procedimenti, pur avendo in comune la stessa causa di merito, sono differenziati dalla possibilità, nel procedimento speciale, che l’azione si esaurisca con la convalida o che pur espandendosi, a seguito dell’opposizione dell’intimato, nell’ordinario giudizio di cognizione avente ad oggetto il merito della pretesa, approdi al risultato dell’ordinanza di rilascio con riserva delle eccezioni del convenuto, così realizzandosi effetti di cui l’azione non è suscettibile nel procedimento ordinario e riservati dalla legge espressamente alla competenza funzionale del giudice adito in sede di convalida. Cass. 12 ottobre 1998, n. 10083; conforme Cass. 24 aprile 1996, n. 3851; Cass. 15 marzo 1989, n. 1305.

Contra: Vi è litispendenza fra il giudizio, promosso nelle forme ordinarie, avente ad oggetto la domanda di accertamento della fine del rapporto di locazione e di rilascio dell’immobile, e il giudizio che si instaura nel caso di opposizione del conduttore all’intimazione dello sfratto per finita locazione, stante l’identità di petitum e di causa petendi e senza che rilevi in contrario il collegamento del secondo giudizio all’anteriore procedimento di convalida dell’intimazione, inteso ad attribuire a quest’ultimo atto negoziale l’efficacia del titolo esecutivo. Pertanto, ove il giudice dell’opposizione accerti essere stato preventivamente adito altro giudice per la pronunzia in via ordinaria sulla domanda suddetta, ha il potere-dovere di provvedere alla declaratoria della litispendenza, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 39 c.p.c. Cass. 5 marzo 1993, n. 2692.

 

 

2.2. Procedimento per convalida di licenza o di sfratto per finita locazione ed un procedimento ordinario avente ad oggetto la declaratoria della cessazione della locazione e conseguente condanna alla restituzione della res locata.

Non sussiste litispendenza né continenza di cause nell’ipotesi che pendano dinanzi a giudici diversi un procedimento per convalida di licenza o di sfratto per finita locazione ad una certa data ed un procedimento ordinario avente ad oggetto la declaratoria della cessazione della locazione alla stessa data, ed a fortiori, quando le date di assunta cessazione della locazione sono diverse, e conseguente condanna alla restituzione della res data in locazione, giacché le due domande, quantunque identiche soggettivamente, sono oggettivamente diverse, sia per il petitum sia per la causa petendi e perciò sono alla base di due distinti rapporti processuali. Cass. 29 maggio 1990, n. 5033.

 

 

2.3. Domanda di risoluzione di un contratto di locazione per inadempimento nel pagamento dei canoni e domanda di condanna al pagamento del corrispettivo.

Non si configura la litispendenza, per essere diversi sia il petitum che la causa petendi, tra la domanda di risoluzione di un contratto di locazione per inadempimento nel pagamento dei canoni relativi ad un determinato periodo sul presupposto della perdurante vigenza del contratto tacitamente rinnovatosi e quella successiva di condanna al pagamento del corrispettivo, relativamente allo stesso periodo, richiesto ai sensi dell’art. 1591 c.c. per mora nella riconsegna dell’immobile, fondata sull’asserito avvenuto esaurimento della validità del rapporto precedente. In virtù della diversità delle domande per oggetto e per titolo, è da escludersi, conseguentemente, che il giudicato formatosi sulla sentenza di rigetto pronunciata con riguardo alla prima domanda determini preclusione alla proposizione della seconda. Cass. 12 aprile 2006, n. 8612.

 

 

2.4. Inadempienze nel pagamento dei canoni riguardanti periodi di locazione diversi ma relativi al medesimo rapporto contrattuale.

La litispendenza presuppone che tra i vari giudizi esista identità, oltre che di personale e di petitum, anche di causa petendi, di guisa che la stessa non è configurabile allorché, attraverso i giudizi originati dalle successive intimazioni di sfratto, siano dedotte, a sostegno della chiesta risoluzione del contratto di locazione e del pagamento dei canoni non versati, inadempienze diverse del conduttore, riguardanti periodi di locazione diversi, anche se aventi rilievo sull’economia del medesimo rapporto contrattuale. In detta ipotesi, infatti, essendovi diversità di causa petendi, per quanto riguarda la domanda di risoluzione, e diversità del petitum e della causa petendi, per quanto riguarda la domanda di pagamento, si determina al più una pluralità di cause connesse, che consente di rendere applicabile, ove sussistano le condizioni, l’art. 274 c.p.c., con conseguente riunione di tutti i giudizi. Cass. 30 marzo 1990, n. 2624.

 

 

2.5. Rapporti interni ad un unico ufficio.

Non sussiste questione di litispendenza in relazione all’ordinanza con cui, a chiusura del procedimento per convalida, il giudice rimetta la causa al presidente del tribunale per i provvedimenti in ordine alla riunione ad altra causa connessa, pendente innanzi ad altro giudice del medesimo tribunale, atteso che in tal caso non si pone un problema di competenza fra i diversi uffici giudiziari, ma di distribuzione degli affari all’interno di unico ufficio, con la conseguenza che è inammissibile il ricorso per regolamento di competenza. Cass. 22 giugno 2006, n. 14448.

 

 

2.6. Successione a titolo particolare nel diritto controverso.

Qualora, dopo il trasferimento dell’immobile locato, tanto l’alienante quanto l’acquirente agiscano autonomamente contro il conduttore per il rilascio del bene, si deve negare che i relativi procedimenti si pongano in rapporto di litispendenza, atteso che la diversità di soggetti non resta esclusa dalle regole dettate dall’art. 111 c.p.c., in tema di successione a titolo particolare nel diritto controverso, le quali operano solo rispetto all’ipotesi in cui la successione medesima intervenga posteriormente all’instaurazione del giudizio. Cass. 17 marzo 1992, n. 3294.



 
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Commenti
4 Ago 2016 Baio Francesca

Un dubbio mi assale. dDevo fare uno sfrato per morosità congiunto a decret ingiuntivo, i canoni nonpagati ammontano ad euro 3.000,00, cosa faccio? Mi posso rivolgere al tribunale considerato che il valore della causa per il decreto ingiuntivo rientra nelle competenze de iudice di pace?
Oppure propongo separatamente sfratt innanzi al tribunale e decreto ingiuntivo innanzi al giudice i pace?