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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 663 cod. proc. civile: Mancata comparizione o mancata opposizione dell’intimato

Se l’intimato non comparisce o comparendo non si oppone, il giudice convalida la licenza o lo sfratto e dispone con ordinanza in calce alla citazione l’apposizione su di essa della formula esecutiva; ma il giudice deve ordinare che sia rinnovata la citazione, se risulta o appare probabile che l’intimato non abbia avuto conoscenza della citazione stessa o non sia potuto comparire per caso fortuito o forza maggiore.
Nel caso che l’intimato non sia comparso, la formula esecutiva ha effetto dopo trenta giorni dalla data dell’apposizione.
Se lo sfratto è stato intimato per mancato pagamento del canone, la convalida è subordinata all’attestazione in giudizio del locatore o del suo procuratore che la morosità persiste. In tale caso il giudice puo’ ordinare al locatore di prestare una cauzione.


Giurisprudenza annotata

Mancata comparizione o mancata opposizione dell’intimato.

 

 

  1. Condizioni per l’emanazione dell’ordinanza; 1.1. Presupposti specifici e generali dell’azione; 1.2. Persistenza della morosità; 1.3. Attestazione; 2. Contenuto dell’ordinanza; 2.1. Liquidazione spese, competenze, onorari; 2.2. Indicazione canoni scaduti; 2.3. Apposizione formula esecutiva; 3. Effetti dell’ordinanza; 3.1. Successivo fallimento del conduttore; 4. Ordinanza emessa a seguito di disdetta e mancata modifica del titolo.

 

 

  1. Condizioni per l’emanazione dell’ordinanza.

 

 

1.1. Presupposti specifici e generali dell’azione.

Ai fini della convalida dell’ordinanza di licenza o sfratto è necessario che sussistano sia i relativi presupposti specifici, indicati nei commi 1 e 3 dell’art. 663 c.p.c. (consistenti nella mancata comparizione, nella mancata contestazione e nella dichiarata persistenza della mora - sicché non è sufficiente che l’intimato si limiti a comparire ma è necessario che si opponga alla convalida), sia i presupposti generali dell’azione (quelli attinenti cioè alla giurisdizione, alla competenza, alla capacità processuale dell’intimante e alla corretta vocazione in giudizio). Cass. 15 giugno 2004, n. 11298; conforme Cass. 3 dicembre 2002, n. 17151.

 

All’adozione del provvedimento di rilascio può pervenirsi anche quando, all’istanza di convalida, formulata in conformità al rilievo prospettato in udienza dall’intimato riguardo ad una scadenza della locazione diversa da quella indicata in citazione, segua l’espressa ed incondizionata adesione dello stesso intimato. Infatti, il provvedimento ex art. 663, comma 1, purché emesso nello schema procedimentale relativo e senza violazione del principio del contraddittorio, ben può assumere il contenuto diverso che le parti concordemente manifestano di volere, venendo così a definire la controversia nei termini reciprocamente satisfattivi individuati dalle stesse parti e nell’attuazione del principio di economia processuale, essendo ormai superfluo il prosieguo del giudizio di merito ex art. 667. Cass. 15 dicembre 2000, n. 15853.

 

Alla mancanza dell’opposizione alla convalida di sfratto del conduttore-sublocatore, può supplire l’esercizio di tale potere processuale da parte del subconduttore, con conseguente impossibilità della convalida e trasformazione del giudizio da speciale in ordinario, salva la possibilità dell’adozione - ove ne ricorrano i presupposti - nei riguardi del conduttore-sublocatore dell’ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c., con effetto anche nei confronti del subconduttore. Pret. Monza, 4 luglio 1990.

 

È precluso al locatore di intimare all’ex conduttore dell’immobile urbano lo sfratto per morosità nel pagamento dei canoni contrattuali dopo che sia stata già emessa ordinanza definitiva di rilascio per finita locazione alla naturale scadenza del contratto, ai sensi dell’art. 663 c.p.c. Pret. Salerno, 1° dicembre 1995.

 

La differenza tra la disciplina ordinaria della convalida della licenza per finita locazione (art. 657 e ss. c.p.c.) e quella speciale (art. 30 della legge n. 392 del 1978) della convalida della licenza data in base a disdetta motivata nei casi previsti dagli artt. 29 della citata legge n. 392 del 1978 e 3 della legge n. 431 del 1998, non risiede tanto nella diversa forma dell’atto introduttivo del rispettivo procedimento, ma, piuttosto, nella diversa rilevanza della mancata comparizione del convenuto, che soltanto nella disciplina ordinaria consente la convalida della licenza (art. 663 c.p.c.), mentre in quella speciale ha lo stesso valore della comparizione seguita da contestazione, aprendo quindi all’esame del merito della domanda, previo mutamento del rito. Cass. 16 gennaio 2009, n. 986.

 

1.2. Persistenza della morosità.

In tema di locazione di immobili urbani, il conduttore che, convenuto in un giudizio di sfratto per morosità, abbia richiesto la concessione del cd. «termine di grazia», manifesta implicitamente, per ciò solo, una volontà incompatibile con quella di opporsi alla convalida, sicché al mancato adempimento nel termine fissato dal giudice consegue ipso facto l’emissione da parte di questi dell’ordinanza di convalida ex art. 663 c.p.c., senza che possa aver luogo l’ulteriore trattazione nel merito (v. Cass. 7 ottobre 2008, n. 24764) ne possano assumere rilievo (in quanto irrituali e tardive) eventuali eccezioni o contestazioni circa la sussistenza e/o l’entità del credito vantato dal locatore sollevate dopo la predetta richiesta di termine per sanare la morosità, giacché, a norma dell’art. 55 della legge 27 luglio 1978, n. 392, il comportamento del conduttore sanante la morosità deve consistere nell’estinzione di tutto quanto dovuto per canoni, oneri accessori, interessi e spese fino alla scadenza del termine di grazia, senza che l’inadempimento residuo sia suscettibile di nuova verifica sotto il profilo della gravità. Il giudice non ha infatti il potere di valutare se il superamento, ancorché esiguo, del suddetto termine di grazia concesso al conduttore per sanare la morosità costituisca inadempimento grave, né se il ritardo dipenda dal debitore o da un terzo di cui egli si sia avvalso per adempiere (come nel caso di trasmissione della somma dovuta tramite assegno spedito a mezzo del servizio postale nel termine, ma pervenuto il giorno dopo), perché il giudice ha soltanto la possibilità di fissare il termine entro il limite minimo e massimo stabilito dal legislatore; e d’altro canto l’obbligazione di pagamento del canone, in mancanza di diversa pattuizione, deve essere adempiuta al domicilio del creditore al tempo della scadenza, e perciò il rischio di ritardo o mancata ricezione restando pertanto a carico del debitore, in quanto attiene alla fase preparatoria del pagamento. Cass. 24 marzo 2006, n. 6636; conforme Cass. 5 agosto 2002, n. 11704; Cass. 29 ottobre 2001, n. 13407.

 

Ai fini della convalida dello sfratto, l'attestazione del locatore che la morosità persiste, ai sensi dell'art. 663, terzo comma, cod. proc. civ., è necessaria solo quando l'intimato non compaia all'udienza, perché, se egli compare e si oppone, la deduzione di cessazione della morosità resta affidata alla sua difesa, mentre, se compare e non si oppone, la necessità dell'attestazione è assorbita dalla non opposizione. Cassa e decide nel merito, App. Venezia, 05/12/2007

Cassazione civile sez. III  22 settembre 2014 n. 19865  

L’attestazione in giudizio del locatore o del suo procuratore circa la persistenza della morosità del conduttore, cui l’art. 663, ultimo comma, c.p.c. subordina la convalida dello sfratto, è sostanzialmente un’ulteriore conferma dell’intimazione di sfratto per morosità richiesta all’intimato, nell’ambito del procedimento sommario, al fine di certificare (occorrendo, anche con una cauzione) la mancata purgazione della mora fino al momento della pronuncia del relativo provvedimento. Tale attestazione non richiede l’adozione di formule sacramentali, ma non può essere desunta da una dichiarazione equipollente del locatore o del suo procuratore, valutato, se del caso, anche il contegno processuale del conduttore. Pertanto, può ritenersi soddisfatta la condizione di cui all’art. 663, ultimo comma, c.p.c. qualora il procuratore del locatore, pur omettendo una formale attestazione di persistenza della morosità del conduttore, abbia all’udienza di convalida, insistito nell’intimazione di sfratto, facendo espresso riferimento all’atto introduttivo, e così confermando, implicitamente, la morosità ivi non contestata. Cass. 2 febbraio 1993, n. 1290.

 

La non veridicità della dichiarazione resa dal procuratore dell’intimante in ordine alla persistenza della morosità del conduttore di cui al comma 3 dell’art. 663 c.p.c. non incide sull’esistenza formale delle condizioni per l’emanazione del provvedimento di convalida né, quindi, sulla legittimità dello stesso, che di conseguenza, avendo natura di ordinanza resta sottratto ai mezzi di impugnazione previsti per le sentenze, rimanendo affidate le eventuali ragioni dell’intimato esclusivamente all’azione risarcitoria ex art. 2043 c.c. Cass. 12 gennaio 2000, n. 247; conforme Cass. 21 gennaio 1987, n. 525.

 

L’ordinanza di convalida di sfratto, in quanto correttamente emessa per mancato pagamento del dovuto nel termine assegnatogli ai sensi dell’art. 55 della l. n. 392 del 1978, non è suscettibile di impugnazione mediante appello. Infatti per effetto del mancato pagamento, il procedimento retrocede alla fase precedente all’instaurazione del subprocedimento di sanatoria e il provvedimento da emettere è quello di convalida, che sarebbe stato emesso se il subprocedimento non fosse stato instaurato. Cass. 23 dicembre 2003, n. 19772; conforme Cass. 8 agosto 1996, n. 7289; Cass. 16 gennaio 1990, n. 160.

 

In materia di procedimento sommario per convalida di sfratto, qualora all’udienza di convalida il locatore dia atto, senza rinunciare alla domanda, che dopo la notificazione della citazione per convalida il conduttore ha provveduto a pagare il canone senza però corrispondere gli interessi di mora e le spese, viene meno il presupposto della persistenza della morosità che legittima l’emissione dell’ordinanza di convalida ai sensi dell’art. 663 c.p.c., mentre ben può il giudice emettere l’ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c., disponendo, ai sensi dell’art. 667 c.p.c., per la prosecuzione del giudizio nelle forme del rito speciale - previo mutamento del rito ai sensi dell’art. 426 c.p.c. - in ordine agli interessi legali e alle spese di giudizio. Cass. 12 dicembre 2002, n. 17738.

 

 

1.3. Rinnovazione della notificazione.

La rinnovazione della notificazione può e deve essere ordinata dal giudice, in primo grado ― quando “rileva un vizio che importi nullità” (art. 291, primo comma, c.p.c.), in appello “quando occorre” (art. 350, secondo comma, c.p.c.) ― nel procedimento per convalida di sfratto anche se “risulta o appare probabile che l’intimato non abbia avuto conoscenza della citazione stessa” (art. 663, primo comma, c.p.c.). È, pertanto, nullo l’ordine di rinnovazione della notificazione emesso sull’erroneo presupposto della nullità di questa, e la sua esecuzione non può avere l’effetto di far decorrere “ex novo” i termini che le parti a pena di decadenza devono osservare per le attività processuali che si ha onere di compiere dal perfezionamento di una valida notifica. L’illegittimità dell’ordine di rinnovazione può, inoltre, essere fatta valere nel successivo giudizio di impugnazione. Cass. 18 settembre 2009, n. 20104; conforme Cass. lav. 28 ottobre 2010, n. 22032.

 

 

  1. Contenuto dell’ordinanza.

 

 

2.1. Liquidazione spese, competenze, onorari.

Nel procedimento per convalida di sfratto per finita locazione, l’ordinanza pronunziata a norma dell’art. 663 c.p.c. con cui lo sfratto è stato convalidato deve contenere la condanna dell’intimato al rimborso delle spese sostenute dal locatore per gli atti del procedimento. Cass. 15 maggio 2007, n. 11197; conforme Cass. 13 giugno 1994, n. 5720.

Il mancato riconoscimento del diritto al rimborso delle spese del giudizio di convalida si risolve in un vizio di omissione di pronunzia che rende l’ordinanza - in virtù del principio di prevalenza della sostanza sulla forma - impugnabile con il rimedio dell’appello. Cass. 22 marzo 1999, n. 2675; conforme Cass. 13 giugno 1994, n. 5720.

 

Il giudice non può disporre la condanna alle spese a carico del conduttore-intimato e a favore del locatore (con la configurabilità del diritto di quest’ultimo al relativo rimborso), non trovando applicazione in tal caso, oltre al principio della soccombenza, nemmeno quello di causalità, poiché il provvedimento di convalida non può considerarsi pronunciato in dipendenza di un fatto del convenuto, che renda necessario il ricorso alla tutela giurisdizionale, bensì di un interesse esclusivo dell’attore-intimante alla costituzione in via preventiva di un titolo esecutivo, da far valere successivamente alla scadenza del contratto. Cass. 20 febbraio 2007, n. 3969.

 

 

2.2. Indicazione canoni scaduti.

L’ordinanza non impugnabile di convalida di sfratto per morosità può essere pronunciata solo per mancato pagamento dei canoni scaduti specificamente indicati nell’atto di intimazione, della cui morosità il locatore attesti la persistenza, in tutto o in parte, e non anche per l’inadempimento dell’obbligazione relativa a canoni diversi, in relazione ai quali il conduttore non è stato posto in grado di difendersi anche con riguardo alla facoltà concessagli dall’art. 55 della legge n. 392 del 1978, senza che ne sia consentita la deduzione nella udienza fissata per la convalida. Cass. 13 febbraio 1992, n. 1744.

 

 

2.3. Apposizione formula esecutiva.

Nell’ipotesi prevista dal primo comma dell’art. 663 c.p.c. titolo esecutivo, generante l’azione esecutiva di rilascio, è l’intimazione di licenza o sfratto convalidata, dovendo il giudice disporre l’apposizione della formula esecutiva in calce alla citazione di licenza o di sfratto, cioè in calce al documento che contiene l’atto di intimazione di licenza o di sfratto e la contestuale domanda di convalida. Pertanto, l’efficacia sostanziale (sanzionata appunto dalla formula esecutiva) è prodotta dalla coesistenza dell’intimazione di licenza o di sfratto e dall’ordinanza di convalida, con la conseguenza che laddove l’apposizione della formula risulti effettuata altrove (nella specie in calce al verbale di udienza), essa resta priva di rilievo ai fini dell’impugnazione dell’ordinanza di convalida mediante appello, potendosi se del caso configurare l’opposizione ex artt. 615 o 617 c.p.c. Cass. 6 luglio 2006, n. 15353.

 

 

  1. Effetti dell’ordinanza.

La liquidazione delle spese, competenze ed onorari, ammissibile anche per il procedimento sommario di convalida di sfratto in quanto il provvedimento conclude il procedimento innanzi al giudice adito, deve essere operata, quantunque si tratti di un procedimento speciale, in funzione del valore della controversia, che è determinato a norma del c.c. e che, in mancanza di un criterio sostitutivo di quello contenuto nell’abrogato art. 12 c.p.c. e per l’impraticabilità di un’interpretazione analogica della previsione eccezionale di cui all’art. 14 c.p.c., deve ritenersi di valore indeterminabile, essendo peraltro ininfluente la sussistente competenza esclusiva del pretore. Pret. Bologna, 3 gennaio 1997.

 

L’ordinanza di convalida di licenza o sfratto per finita locazione, preclusa l’opposizione tardiva, acquista efficacia di cosa giudicata sostanziale non solo sull’esistenza della locazione; sulla qualità di locatore dell’intimante e di conduttore dell’intimato; sull’intervento di una causa di cessazione o risoluzione del rapporto; ma altresì sulla qualificazione di esso, se la scadenza del medesimo, richiesta e accordata dal giudice, è strettamente correlata alla tipologia del contratto, come nel caso di rilascio disposto, per il regime transitorio, ai sensi dell’art. 58, l. 27 luglio 1978, n. 392, se la locazione è ad uso di abitazione e degli artt. 67 - integrato dall’art. 15-bis, l. 25 marzo 1982, n. 94, e 71 della stessa legge, se la locazione è ad uso diverso. In caso poi vi sia contrasto tra più giudicati sulle predette questioni, la fonte regolatrice del rapporto è costituita dall’ultimo di essi. Cass. 23 giugno 1999, n. 6406; conforme Cass. 1° dicembre 1994, n. 10270.

 

 

3.1. Successivo fallimento del conduttore.

L’ordinanza di convalida di sfratto per morosità, emessa in confronto del conduttore poi fallito, ha efficacia di giudicato sull’esistenza d’una locazione tra le parti, oltreché sulla risoluzione della locazione stessa e la condanna al rilascio dell’immobile; il sopravvenuto fallimento del conduttore non osta all’opponibilità di detto giudicato al fallimento, sicché è inammissibile, quale superfluo duplicato, la domanda di risoluzione del contratto e di rilascio dell’immobile riproposta nei confronti del fallimento. Trib. Nocera Inferiore, 10 marzo 2004.

 

 

  1. Ordinanza emessa a seguito di disdetta e mancata modifica del titolo.

La disdetta per finita locazione alla prima scadenza di un immobile adibito ad uso commerciale, se intimata dal locatore ai sensi dell’art. 657 c.p.c. - anziché con il ricorso previsto dall’art. 30, l. 27 luglio 1978, n. 392 - comporta la necessità di modifica del rito onde accertare l’esistenza del motivo di diniego del rinnovo, con la conseguenza che, se il pretore, senza modificare il rito stesso, emette, in assenza del conduttore, ordinanza di convalida, questa ha natura di sentenza, impugnabile con ordinario atto di citazione (ex art. 342 c.p.c.), per il principio di ultrattività del rito. Peraltro, l’impugnazione proposta con ricorso - benché atto ad essa non equipollente - se notificato nei termini, deve ritenersi ammissibile, e nel computo dei termini medesimi è d’uopo tener conto dell’incidenza della sospensione feriale, ex lege n. 742 del 1969. Cass. 7 giugno 2000, n. 7672.

 

Se tale ricorso non viene notificato nei termini, benché depositato, è inammissibile l’impugnazione per inidoneità alla costituzione di un valido rapporto processuale, né può ritenersi spettare all’appellante mutare un rito, per la cui violazione è stato investito il giudice del gravame. Cass. 2 agosto 1997, n. 7173.

 



 
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