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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 665 cod. proc. civile: Opposizione, provvedimenti del giudice

Se l’intimato comparisce e oppone eccezioni non fondate su prova scritta, il giudice, su istanza del locatore, se non sussistano gravi motivi in contrario, pronuncia ordinanza non impugnabile di rilascio, con riserva delle eccezioni del convenuto.
L’ordinanza è immediatamente esecutiva, ma può essere subordinata alla prestazione di una cauzione per i danni e le spese.


Giurisprudenza annotata

Opposizione, provvedimenti del giudice.

 

 

  1. In generale; 1.1. Contratto di locazione sorto prima dell’entrata in vigore della l. n. 431 del 1998 e tacitamente rinnovato; 1.2. Assenza del difensore dell’intimato; 1.3. Conduttore comproprietario; 1.4. Stato di necessità invocato dal locatore e generica contestazione del conduttore; 1.5. Normativa in materia di procedimenti cautelari; 1.6. Opposizione dell’intimato; 1.6.1. Sanatoria ex art. 55, l. 27 luglio 1978, n. 392; 1.7. Opposizione del difensore sprovvisto di procura o di un terzo; 2. Ordinanza provvisoria di rilascio; 2.1. Natura giuridica; 2.2. Abitazione coniugale; 2.3. Efficacia dell’ordinanza 2.4. Estinzione del successivo processo di cognizione; 2.5. Inammissibilità della sospensione ex art. 295; 3. Impugnazioni: inammissibilità; 3.1. Appello; 3.2. Ricorso per cassazione; 3.2.1. Cauzione; 3.3. Opposizione di terzo; 3.4. Regolamento di competenza; 3.5. Revocazione ex art. 395, n. 1; 3.6. Procedimento di correzione degli errori materiali: applicabilità.

 

 

  1. In generale.

In tema di procedimento di convalida di sfratto per morosità, il locatore che, nonostante l’opposizione del conduttore, persista nella richiesta di convalida, esprime la volontà di ottenere l’unica forma possibile di tutela possibile attraverso il provvedimento provvisorio di rilascio. Cass. 28 ottobre 2004, n. 20905.

 

È manifestamente infondata l’eccezione di incostituzionalità per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost. dell’art. 665 c.p.c. che dispone l’inoppugnabilità dell’ordinanza provvisoria di rilascio perché le eccezioni del convenuto sulla fondatezza del diritto dell’attore possono essere fatte valere nel successivo giudizio di merito, o, nel caso di estinzione di questo, in un autonomo giudizio di cognizione. Cass. 17 maggio 2011, n. 10844; conforme Cass. 4 marzo 1997, n. 1917.

 

 

1.1. Contratto di locazione sorto prima dell’entrata in vigore della l. n. 431 del 1998 e tacitamente rinnovato.

Deve respingersi la richiesta di emissione dell’ordinanza provvisoria di rilascio ex art. 665 c.p.c. di un immobile locato con contratto sorto prima della entrata in vigore della l. n. 431 del 1998 che si sia tacitamente rinnovato sotto l’imperio della ridetta legge. Il comma 6 dell’art. 2, l. cit. dispone, infatti, che i contratti stipulati prima della data di entrata in vigore della legge, che si rinnovano tacitamente, sono disciplinati dal comma 1 dello stesso articolo, il quale testualmente dispone: «le parti possono stipulare contratti di locazione di durata non inferiore a quattro anni, decorsi i quali i contratti sono rinnovati per un periodo di quattro anni, fatti salvi i casi in cui il locatore intenda adibire l’immobile agli usi o effettuare sullo stesso le opere di cui all’art. 3, ovvero vendere l’immobile alle condizioni e con le modalità di cui al medesimo art. 3». Trib. Bari, 17 maggio 2005.

 

 

1.2. Assenza del difensore dell’intimato.

Qualora la parte intimata comparisca personalmente all’udienza per la convalida di sfratto per morosità e si opponga alla intimazione, è del tutto irrilevante ai fini dell’adozione dell’ordinanza di rilascio che il difensore della suddetta parte sia assente in quanto aderente allo stato di agitazione proclamato dal proprio ordine professionale, dato che la comparizione e l’opposizione personalmente svolte dal conduttore sono idonee e sufficienti ai fini della regolarità del procedimento. Pret. Frosinone, 27 novembre 1995.

 

 

1.3. Conduttore comproprietario.

Il conduttore di un immobile urbano, che sia, nel contempo, comproprietario pro indiviso del bene e conduttore in base a rapporto di locazione ad uso abitativo, non può essere destinatario dell’ordinanza provvisoria di rilascio, a norma dell’art. 665 c.p.c., in caso di procedimento di intimazione di sfratto per morosità nel pagamento dei canoni convenuti iniziato dal locatore, altro comproprietario dell’immobile medesimo. Pret. Verona, 12 ottobre 1994.

 

 

1.4. Stato di necessità invocato dal locatore e generica contestazione del conduttore.

Ove il locatore alleghi alla citazione in convalida documentazione tale da fare apparire assai probabile lo stato di necessità invocato per ottenere la disponibilità dell’immobile ed il conduttore si limiti ad una generica contestazione, non è preclusa l’emissione dell’ordinanza di cui all’art. 665 c.p.c. pur in presenza del dettato di cui al comma 2-bis dell’art. 11, legge n. 359 del 1992 sulla proroga biennale dei contratti in corso all’agosto 1992. Pret. Lodi, 13 maggio 1994.

 

 

1.5. Normativa in materia di procedimenti cautelari.

La nuova normativa in materia di procedimenti cautelari non è applicabile all’ordinanza immediata di rilascio con riserva delle eccezioni proposta dal conduttore ai sensi dell’art. 665 c.p.c. Trib. Lucca, 18 gennaio 1993.

 

 

1.6. Opposizione dell’intimato.

La opposizione dell’intimato che, ai sensi degli artt. 665 e 667 c.p.c., determina la conclusione del procedimento sommario e la instaurazione di un autonomo processo a cognizione ordinaria, deve ritenersi proposta tutte le volte che il conduttore, costituendosi, contesti il fondamento della intimazione di sfratto, né può considerarsi priva di effetti solo perché l’opponente, anche al fine di evitare la pronunzia del provvedimento di rilascio ed avvalendosi della facoltà attribuitagli dall’art. 55 della legge 27 luglio 1978, n. 392, paghi con riserva, i canoni pretesi dal locatore. Cass. 26 settembre 1997, n. 9465.

 

 

1.6.1. Sanatoria ex art. 55, l. 27 luglio 1978, n. 392.

La contestazione della morosità da parte del conduttore cui sia stato intimato sfratto, ai sensi dell’art. 665 c.p.c., non preclude il ricorso alla sanatoria di cui all’art. 55, l. 27 luglio 1978, n. 392, nel senso che con la richiesta di sanatoria l’ordinanza di convalida non può più ritenersi condizionata dalla mancata proposizione dell’opposizione, secondo quanto dispone l’art. 665 citato, bensì dal mancato pagamento del dovuto nel termine - che ha carattere perentorio - all’uopo fissato giusta il disposto dell’art. 55 citato. Cass. 8 agosto 1996, n. 7289; conforme Cass. 21 agosto 1985, n. 4474, Cass. 22 maggio 1982, n. 3134.

Contra: In tema di locazione d’immobili urbani, qualora il conduttore cui sia stato intimato lo sfratto per morosità nel pagamento del canone, pur opponendosi alla convalida per l’eccepita inesistenza della morosità affermata dal locatore, provveda a corrispondere i canoni dovuti e chieda termine per il pagamento delle spese processuali, previa liquidazione delle stesse da parte del giudice, dimostra con tale comportamento una volontà incompatibile con l’opposizione alla convalida, per cui ove egli non adempia al pagamento delle spese nel termine fissato dal giudice, questi, ai sensi dell’art. 667 c.p.c., deve pronunciare ordinanza di convalida di sfratto, senza possibilità di rinvio della causa per un’ulteriore trattazione del merito; detta ordinanza non è impugnabile né con l’appello né con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., ma soltanto con l’opposizione tardiva ai sensi dell’art. 668 c.p.c., tranne nelle ipotesi in cui si sostenga che essa sia stata emessa fuori o contro le condizioni previste dagli artt. 55 e 56 della legge n. 392 del 1978 e 663 c.p.c., nel quale caso è impugnabile con l’appello e non direttamente con il ricorso per cassazione. Cass. 23 maggio 1990, n. 4646.

 

Nelle locazioni di immobili ad uso diverso dall’abitazione, alle quali non si applica la disciplina di cui all’art. 55 della legge 27 luglio 1978, n. 392, l’offerta o il pagamento del canone (che, se effettuati dopo l’intimazione di sfratto, non consentono l’emissione, ai sensi dell’art. 665 c.p.c., del provvedimento interinale di rilascio con riserva delle eccezioni, per l’insussistenza della persistente morosità di cui all’art. 663, terzo comma, c.p.c.), nel giudizio susseguente a cognizione piena, non comportano l’inoperatività della clausola risolutiva espressa, in quanto, ai sensi dell’art. 1453, terzo comma, c.c., dalla data della domanda - che é quella già avanzata ex art. 657 c.p.c. con l’intimazione di sfratto, introduttiva della causa di risoluzione del contratto - il conduttore non può più adempiere. Cass. 31 maggio 2010, n. 13248.

 

 

1.7. Opposizione del difensore sprovvisto di procura o di un terzo.

Nel procedimento per convalida di sfratto, l’intimato, il quale può costituirsi personalmente nella fase sommaria al fine di opporsi alla convalida, può anche nominare un procuratore speciale, con lo specifico compito di manifestare la volontà del primo di opporsi, o non, alla convalida, oppure incaricare semplicemente un terzo (nuncius) di presentarsi all’udienza; questi, essendo privo di poteri rappresentativi, non è tuttavia legittimato ad opporsi alla convalida, pur essendo opportuno, in caso di opposizione, il rinvio della causa, per consentire all’intimato di comparire personalmente o di conferire procura. (Nella specie, in cui il difensore dell’intimato, non munito di procura speciale, s’era costituito nella fase sommaria opponendosi alla convalida ed eccependo l’improponibilità della domanda per l’esistenza di clausola compromissoria, i giudici del merito avevano ritenuto la ritualità della costituzione e l’ammissibilità dell’eccezione, siccome riproposta dal difensore dell’intimato nella fase di cognizione ordinaria, non essendo in questa configurabile alcuna preclusione in proposito. La S.C., pur correggendo parzialmente la motivazione della corte di merito, ha confermato siffatte statuizioni ed ha rigettato il ricorso del locatore, il quale aveva dedotto l’illegittimità del diniego di convalida e del disposto mutamento del rito sommario, nonché la decadenza dell’intimato dalla facoltà di proporre l’eccezione di compromissione della causa per arbitri, per essersi tardivamente costituito solo nella fase ordinaria). Cass. 14 luglio 2006, n. 16116; conforme Cass. 30 giugno 2005, n. 13963.

 

 

  1. Ordinanza provvisoria di rilascio.

 

 

2.1. Natura giuridica.

L’ordinanza di rilascio emessa dal pretore ai sensi dell’art. 665 c.p.c., rientrando nella categoria dei provvedimenti di condanna con riserva delle eccezioni del convenuto, ha natura di provvedimento sostanziale provvisorio, i cui effetti, afferenti alla cessazione o alla risoluzione della locazione e, conseguentemente, all’attribuzione del diritto al rilascio dell’immobile attuabile in via esecutiva, permangono fin quando, ove non vengano definitivamente confermati, siano messi nel nulla dalla sentenza di merito che conclude l’ordinario giudizio di cognizione, salvo restando al conduttore, in caso di estinzione di questo, di far valere nel termine di prescrizione le sue eccezioni in autonomo processo. Parimenti, ha natura di ordinanza il provvedimento del pretore che, al contrario, rigetti l’istanza del locatore, ritenendo fondate le eccezioni dell’intimato, dal momento che la sommaria delibazione di queste non definisce la controversia e non preclude una diversa decisione della fase ulteriore davanti al giudice competente ovvero, in caso di estinzione del giudizio, in separata sede. Cass. 16 maggio 2005, n. 10185; conforme Cass. 28 ottobre 2004, n. 20905; Cass. 19 luglio 1996, n. 6522.

 

2.2. Abitazione coniugale.

L’ordinanza di rilascio del bene locato, resa in via provvisoria a norma dell’art. 665 c.p.c., non ha valore di giudicato sostanziale sullo scioglimento del rapporto di locazione, e, pertanto, ove si tratti dell’abitazione coniugale, non osta al successivo subingresso, nella qualità di conduttore, del coniuge cui l’alloggio sia stato assegnato dal giudice della separazione (art. 6, l. 27 luglio 1978, n. 392), con il consequenziale subingresso del coniuge medesimo anche nella posizione di soggetto passivo dell’azione esecutiva, intrapresa dal locatore in forza di detta ordinanza, nonché di legittimato all’opposizione contro tale esecuzione (nella specie, per dedurre la caducazione del titolo, a seguito dell’estinzione del giudizio sulla cessazione della locazione). Cass. 23 agosto 1990, n. 8613.

 

 

2.3. Efficacia dell’ordinanza.

In tema di locazioni, l’ordinanza di rilascio emessa ai sensi dell’art. 665 c.p.c. può produrre effetti anticipatori del corrispondente accertamento positivo compiuto in sede di giudizio a cognizione piena, ma non anche effetti a questo contrari, giacché la circostanza che ne legittima l’adozione (da ravvisarsi nel risultare nel procedimento sommario già fornita la prova da parte del locatore, a fronte di quella viceversa costituenda in giudizio in ordine alle eccezioni sollevate dal conduttore) rimane superata all’esito dell’emissione della sentenza a chiusura del giudizio da cui, nel medesimo grado e all’esito del compiuto vaglio anche di dette eccezioni, emerga l’insussistenza del diritto vantato dal locatore, secondo uno sviluppo non già equiparabile a quello del procedimento per gradi ma che si sostanzia in una successione di accertamenti con l’esito del venir meno del titolo in precedenza attribuito alla parte per l’anticipata realizzazione della sua pretesa. Cass. 29 aprile 2004, n. 8221; conforme Cass. 28 maggio 1999 n. 5192.

 

Nel procedimento di convalida di sfratto per morosità, gli effetti dell’ordinanza di rilascio emessa con riserva delle eccezioni del convenuto permangono fino a quando - ove non vengano definitivamente confermati - siano messi nel nulla dalla sentenza di merito che conclude l’ordinario giudizio di cognizione. Cass. 16 maggio 2005, n. 10185.

 

In caso di perdita di efficacia dell’ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c., il conduttore che intende ottenere, oltre all’accertamento negativo del diritto del locatore, la condanna del medesimo alla riduzione in pristino, al fine della ripresa sino alla naturale scadenza del contratto del godimento dell’immobile anticipatamente interrotto, è tenuto a proporne specifica domanda al giudice avanti al quale il giudizio prosegue, giacché solamente la sentenza che questo definisce contenente (anche) siffatta condanna, e non già la mera dichiarazione della cessazione degli effetti della detta ordinanza di rilascio, costituisce idoneo titolo esecutivo per il rilascio. Cass. 29 aprile 2004, n. 8221.

 

Nell’ipotesi prevista dal primo comma dell’art. 663 c.p.c. il titolo esecutivo, generante l’azione esecutiva di rilascio, è l’intimazione di licenza o sfratto convalidata, dovendo il giudice disporre l’apposizione della formula esecutiva in calce alla citazione di licenza o di sfratto, cioè in calce al documento che contiene l’atto di intimazione di licenza o di sfratto e la contestuale domanda di convalida. Pertanto, l’efficacia sostanziale (sanzionata appunto dalla formula esecutiva) è prodotta dalla coesistenza dell’intimazione di licenza o di sfratto e dall’ordinanza di convalida, con la conseguenza che laddove l’apposizione della formula risulti effettuata altrove, essa resta priva di rilievo ai fini dell’impugnazione dell’ordinanza di convalida mediante appello, potendo se del caso configurare l’opposizione ex art. 615 o 617 c.p.c. Cass. 6 luglio 2006, n. 15353.

 

 

2.4. Estinzione del successivo processo di cognizione.

L’ordinanza di rilascio emessa ai sensi dell’art. 665 c.p.c., non avendo natura cautelare, né meramente processuale conserva efficacia di titolo esecutivo anche nel caso di estinzione del successivo processo di cognizione; restando onere del convenuto iniziare un nuovo giudizio per dimostrare l’infondatezza della pretesa del locatore e far perdere in tal modo il valore di titolo esecutivo al predetto provvedimento. Cass. 2 giugno 1993, n. 6132; conforme Cass. 22 aprile 1991, n. 4319.

 

 

2.5. Inammissibilità della sospensione ex art. 295.

Nel procedimento speciale per convalida di cui agli artt. 657 ss. c.p.c., prima che si determini - a seguito dell’opposizione dell’intimato - la trasformazione di esso in ordinario giudizio di cognizione, in presenza dell’espressa istanza del locatore di concessione dell’ordinanza di rilascio con riserva di eccezioni (la quale costituisce provvedimento di natura provvisoria, insuscettibile di giudicato, non altrimenti revocabile se non con la sentenza che conclude il merito della controversia), il potere del tribunale adito resta limitato all’alternativa tra l’emissione del richiesto provvedimento interinale, ex art. 665 c.p.c., e la pronuncia di diniego dello stesso nell’accertata sussistenza di gravi motivi in contrario. Ne consegue che il procedimento di convalida non può essere sospeso ai sensi dell’art. 295 c.p.c., attesa la natura sommaria della cognizione del giudice nella fase speciale del procedimento stesso - con possibilità di valutare, anche in termini di probabile fondatezza, le eccezioni dell’intimato collegate all’accertamento oggetto di altra controversia pregiudiziale in corso - sicché la sospensione darebbe luogo ad un’applicazione del citato art. 295 contraria alla sua ratio, che è quella di evitare un conflitto di giudicati e che richiede, quindi, che alla sospensione provveda il giudice cui spetta di emettere, nel giudizio da sospendere, una pronuncia suscettibile di diventare definitiva (in cui la S.C., in sede di regolamento di competenza, ha ritenuto illegittima la sospensione disposta ex art. 295 c.p.c., nel procedimento di convalida di sfratto per finita locazione, contestualmente alla statuizione di diniego dell’ordinanza di rilascio). Cass., 13 luglio 2011, n. 15420; conforme Cass. 20 febbraio 2002, n. 2468; Cass. 1° ottobre 1996, n. 8595.

 

Il giudice della convalida, tuttavia, è comunque tenuto a valutare il presumibile esito del giudizio pregiudicante, e tenerne conto nella decisione sulla concessione o diniego dell’ordinanza di rilascio, alla quale consegue la fase di merito a cognizione piena ai sensi dell’art. 667 del codice di rito in cui, invece, sussistendone i presupposti, può trovare luogo eventualmente l’emissione del provvedimento di sospensione previsto dal richiamato art. 295. Cass. 22 maggio 2008, n. 13194.

 

  1. Impugnazioni: inammissibilità.

L’ordinanza ex art. 665 c.p.c. è dichiarata espressamente inimpugnabile e, una volta sopravvenuta, all’esito della fase di merito, la sentenza dichiarativa della risoluzione del contratto pronunciata a seguito dell’intimazione dello sfratto per finita locazione con contestuale citazione per la convalida, essa è destinata ad essere assorbita da detta sentenza, con conseguente preclusione in appello di ogni questione attinente alla sua validità. Cass. 23 gennaio 2006, n. 1223; conforme Cass. 21 novembre 2001, n. 14720; Cass. 10 novembre 1999, n. 12474.

 

 

3.1. Appello.

L’ordinanza di convalida di sfratto che il giudice adito emette nonostante la comparizione e l’opposizione dell’intimato rinviando la causa per il prosieguo con riserva delle eccezioni del convenuto, fissando la data per il rilascio dell’immobile, non è suscettibile di impugnazione con appello in quanto configura un provvedimento privo di decisorietà e definitività restando le sorti della controversia affidate alla conclusione dell’ordinario processo di cognizione instauratosi per effetto di detta opposizione. L’illegittimità del provvedimento perché emesso in assenza di specifica istanza da parte del locatore, non può essere prospettata con l’appello, bensì nel giudizio di primo grado a cognizione piena, unitamente alle altre eccezioni, sollevate con l’opposizione allo sfratto. Cass. 1° dicembre 2000, n. 15363.

 

Inoltre, qualora l’ordinanza per convalida di sfratto di cui all’art. 663 c.p.c. venga pronunziata alla presenza personale del conduttore che non sollevi contestazioni, a quest’ultimo non è consentito appellare l’ordinanza, lamentando la nullità dell’atto di citazione per violazione del termine minimo di comparizione: i vizi dell’atto introduttivo sono, infatti, sanati dalla comparizione del convenuto. Cass. 15 maggio 1995, n. 5308.

 

Tuttavia, se l’ordinanza di convalida di licenza o di sfratto, è pronunciata al di fuori dei limiti oggettivi segnati dagli artt. 657 e 658 c.p.c., in assenza delle condizioni previste dall’art. 663 c.p.c., ovvero in mancanza di un presupposto generale di ammissibilità del procedimento speciale, assume valore di sentenza ed è impugnabile con l’appello. Pertanto, ove il locatore dopo la notificazione della citazione per convalida dia atto che il conduttore ha provveduto a pagare il canone, senza però corrispondere gli interessi di mora e le spese, tale situazione non integra la richiesta di dichiarazione di persistente morosità, con la conseguenza che l’ordinanza ex art. 633 c.p.c. ugualmente pronunziata viene ad assumere natura di sentenza ed è impugnabile con l’appello. Cass. 28 novembre 2003, n. 18233; conforme Cass. 3 dicembre 2002, n. 17151; Cass. 21 novembre 2001, n. 14720; Cass. 11 gennaio 2001, n. 332.

 

Anche in caso di mancata comparizione o di assenza di opposizione dell’intimato l’emissione, ai sensi dell’art. 663 c.p.c., di ordinanza non impugnabile di convalida di sfratto ha quale presupposto essenziale la sussistenza di un rapporto contrattuale avente ad oggetto la locazione di un ben determinato ed identificabile immobile con la conseguenza che quando l’indicazione dell’immobile oggetto della procedura risulti errata o comunque si deduca che l’immobile indicato è del tutto estraneo ai rapporti contrattuali tra le parti, il detto provvedimento non può essere corretto ai sensi dell’art. 287 c.p.c., bensì è soggetto agli ordinari mezzi di impugnazione. Cass. 4 gennaio 1991, n. 33.

 

L’appello contro l’ordinanza di convalida di sfratto, a seguito della entrata in vigore dell’art. 447-bis c.p.c., deve essere proposto con ricorso ai sensi dell’art. 433 c.p.c., e ove sia proposto con citazione, ai fini della prosecuzione del processo, il collegio, nel caso in cui non abbia provveduto direttamente il presidente del tribunale, deve provvedere non al cambiamento del rito ai sensi dell’art. 439 c.p.c., ma alla fissazione di udienza ex art. 437 c.p.c., ai sensi dell’art. 435, comma 1, c.p.c. Trib. Milano, 19 marzo 1996.

 

Il terzo intervenuto volontariamente nel giudizio di convalida dello sfratto per morosità, ad altri intimato, per opporsi alla convalida nella asserita qualità di effettivo conduttore dell’immobile assume la qualità di parte legittimata ad impugnare con l’appello (e non con il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost.) il provvedimento di convalida che ritenga emesso al di fuori delle condizioni previste e non può, quindi, far valere le sue ragioni con l’opposizione alla esecuzione del provvedimento di convalida, ai sensi dell’art. 615 o dell’art. 619 c.p.c. Cass. 24 gennaio 1996, n. 538.

 

 

3.2. Ricorso in cassazione.

È inammissibile il ricorso per cassazione avverso ordinanza di convalida di sfratto per morosità, allorché il conduttore, dopo aver ottenuto in prima udienza il termine di grazia, non sani la morosità, ma sollevi nell’udienza successiva eccezioni basate su propri crediti verso il locatore. Cass. 5 agosto 2002, n. 11704.

 

L’ordinanza di rilascio emessa ai sensi dell’art. 665 c.p.c., con riserva delle eccezioni del conduttore convenuto è insuscettibile di passare in giudicato, avendo carattere provvisorio e non essendo quindi idonea a pregiudicare la decisione di merito con cui viene definito il giudizio di opposizione. Trattandosi quindi di provvedimento che non definisce la causa e dichiarato espressamente non impugnabile, non può essere direttamente investito da alcun mezzo di gravame, neppure ai sensi dell’art. 111 Cost. con il ricorso straordinario per cassazione. Cass. 26 ottobre 2011, n. 22309; conforme Cass. 27 maggio 2010, n. 12979; Cass. del 19 giugno 2008, n. 16630; Cass. 28 ottobre 2004, n. 20905; Cass. 10 novembre 1999, n. 12474; Cass. 3 giugno 1998, n. 514.

 

Contro l’ordinanza di rilascio emessa ai sensi dell’art. 665, comma 1, c.p.c. non è esperibile il ricorso per cassazione previsto dall’art. 111 Cost., sia nell’ipotesi in cui si sia in presenza di una vera e propria ordinanza, dal momento che avverso la stessa è proponibile soltanto l’opposizione tardiva di cui all’art. 668 c.p.c., sia qualora detto provvedimento sia stato emesso in carenza dei presupposti di legge, perché, in tal caso, l’impugnazione deve essere proposta con l’appello, assumendo l’ordinanza natura decisoria e contenuto sostanziale di sentenza. Cass. 27 maggio 2010, n. 12979; conforme Cass. 19 gennaio 2000, n. 560.

 

Contro l’ordinanza di rilascio emessa ai sensi dell’art. 665, comma 1, c.p.c. non è esperibile il ricorso per cassazione previsto dall’art. 111 Cost. neppure quando, trattandosi di procedimento di sfratto per morosità, si deduca che il pretore abbia erroneamente ritenuto inapplicabile la sanatoria giudiziale della morosità di cui all’art. 55, l. n. 392 del 1978. Cass. 19 luglio 1997, n. 6664.

 

 

3.2.1. Cauzione.

Non è ricorribile per cassazione l’ordinanza con cui, successivamente all’emissione dell’ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c., il pretore abbia subordinato l’esecuzione di tale provvedimento alla prestazione di una cauzione. Cass. 19 luglio 1997, n. 6664.

 

 

3.3. Opposizione di terzo.

È inammissibile l’opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c., avverso l’ordinanza di rilascio emessa dal pretore ai sensi dell’art. 665 c.p.c. Cass. 4 marzo 1997, n. 1917.

 

 

3.4. Regolamento di competenza.

L’ordinanza immediatamente esecutiva con la quale si dispone il rilascio dell’immobile a conclusione della fase sommaria del procedimento di sfratto per morosità ex art. 665 c.p.c. non può essere considerata una statuizione, neppure implicita, sulla competenza, e pertanto non è suscettibile di essere impugnata con l’istanza di regolamento di competenza. Cass. 31 luglio 2006, n. 17424; conforme Cass. 16 ottobre 2001, n. 12642; Cass. 21 luglio 2000, n. 9590; Cass. 16 luglio 1996, n. 6425.

Contra: L’ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. resa dal pretore nel procedimento per convalida di sfratto nonostante la contestazione da parte dell’intimato della sua competenza funzionale contiene implicita pronuncia affermativa di competenza ed è, perciò impugnabile con istanza di regolamento di competenza. Cass. 23 giugno 1995, n. 7127; conforme Cass. 16 gennaio 1991, n. 387.

Non è impugnabile con l’istanza di regolamento, in quanto priva di natura di sentenza sulla competenza, l’ordinanza del pretore che nella causa di licenza per finita locazione abbia rigettato l’istanza di emissione dell’ordinanza provvisoria di rilascio ex art. 665 c.p.c., rimettendo le parti innanzi a sé per il prosieguo. Cass. 3 febbraio 1995, n. 1322; Cass., Sez. Un., 8 gennaio 1992, n. 117.

 

 

3.5. Revocazione ex art. 395, n. 1.

È soggetta a revocazione ex art. 395, n. 1, c.p.c. (e non ad opposizione tardiva) l’ordinanza di convalida di sfratto per morosità, pronunciata nell’assenza del conduttore, ove il locatore sia comparso all’udienza insistendo per l’accoglimento della domanda, nonostante avesse in precedenza assicurato l’intimato che non avrebbe ulteriormente coltivato gli atti del procedimento. Cass. 5 luglio 2001, n. 9093.

La revocazione dell’ordinanza di convalida di sfratto per morosità ai sensi dell’art. 395, n. 1, c.p.c. non è condizionata nella sua ammissibilità al decorso del termine per la proposizione dell’opposizione tardiva. Cass. 5 luglio 2001, n. 9093.

 

La sentenza emessa nel giudizio di revocazione, ex art. 395 c.p.c., avverso l’ordinanza di convalida di sfratto è ricorribile per cassazione, ai sensi dell’art. 111, comma 2, Cost., essendo sottratta ai normali mezzi d’impugnazione. Cass. 19 novembre 1996, n. 10136.

 

La sentenza della Corte cost. n. 51 del 20 febbraio 1995, nel dichiarare l’illegittimità dell’art. 395, prima parte e n. 1, c.p.c., laddove non prevedeva la revocazione avverso i provvedimenti di convalida di sfratto per morosità che fossero effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra, non ha inteso stabilire che i provvedimenti di convalida di sfratto debbano comunque qualificarsi «sentenze» e che avverso gli stessi siano esperibili le normali impugnazioni di cui all’art. 323 c.p.c. Cass. 15 gennaio 1996, n. 270.

 

 

3.6. Procedimento di correzione degli errori materiali: applicabilità.

Il procedimento di correzione degli errori materiali previsto dall’art. 287 c.p.c., è applicabile anche alla ordinanza provvisoria di rilascio emessa dal pretore, ai sensi dell’art. 665 c.p.c., restando impugnabile con l’opposizione all’esecuzione il provvedimento reso a seguito dell’istanza di correzione. Cass. 25 maggio 1994, n. 5094.



 
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