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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 670 cod. proc. civile: Sequestro giudiziario

Il giudice può autorizzare il sequestro giudiziario:
1) di beni mobili o immobili, aziende o altre universalità di beni, quando ne è controversa la proprietà o il possesso, ed è opportuno provvedere alla loro custodia o alla loro gestione temporanea;
2) di libri, registri, documenti, modelli, campioni e di ogni altra cosa da cui si pretende desumere elementi di prova, quando è controverso il diritto alla esibizione o alla comunicazione; ed è opportuno provvedere alla loro custodia temporanea.


Giurisprudenza annotata

Sequestro giudiziario.

 

 

  1. Presupposti del sequestro; 1.1. Controversia sulla proprietà e sul possesso: ampia nozione che include anche i giudizi relativi ad uno ius ad rem; 1.2. Segue: Controversia sul diritto all’esibizione o alla comunicazione; 1.3. Segue: Opportunità della custodia; 1.4. Segue: opportunità di provvedere alla custodia; 2. Beni suscettibili di sequestro; 3. Effetti del sequestro: casi particolari; 4. Questioni processuali; 4.1. Giurisdizione (e competenza); 5. Sospensione feriale dei termini: inapplicabilità; 6. Condizioni per il risarcimento del danno in caso di sequestro illegittimamente concesso.

 

 

  1. Presupposti del sequestro.

 

 

1.1. Controversia sulla proprietà e sul possesso: ampia nozione che include anche i giudizi relativi ad uno ius ad rem.

Ai fini della concessione del sequestro giudiziario, ai sensi dell’art. 670, n. 1) c.p.c., si configura una controversia sulla proprietà non solo nel caso di esperimento, attuale o preventivo, della tipica azione di rivendicazione, ma in ogni ipotesi in cui risulti proposta, o debba proporsi, una qualsiasi azione che richieda, comunque, una statuizione sulla proprietà, come nel caso di controversia in ordine alla sussistenza e alla idoneità di titoli configgenti con riguardo alla proprietà di uno stesso bene. Trib. Milano, 30 agosto 2011.

 

Per la concessione di sequestro giudiziario, si ha controversia sulla proprietà o sul possesso non soltanto quando sia esperita azione di rivendica, ma anche in ipotesi di azioni personali aventi ad oggetto la restituzione di cose di altri detenute giacché il termine possesso di cui alla norma dell'art. 670 c.p.c. unitamente a quello di proprietà, non va inteso in senso strettamente letterale, rientrando in esso anche la detenzione.

Tribunale Rimini  24 marzo 2015

 

Il sequestro giudiziario può essere richiesto in presenza di controversie sulla proprietà le quali vanno intese come estese anche a controversie sul possesso o un inadempimento contrattuale che comporta il diritto alla restituzione di una cosa da altri detenuta. Trib. Torino, 9 settembre 2009.

 

Il sequestro giudiziario può essere concesso anche quando il bene sul quale è destinata a ricadere la misura cautelare sia oggetto di diritto di godimento da parte di un terzo, in virtù di un titolo detentivo, trasmessogli da una delle parti contendenti, purchè vi sia un conflitto relativo alla proprietà o al possesso, producendosi, nei confronti del terzo, titolare di un diritto di natura personale, soltanto il subentro del custode nella posizione del concedente. (Nel caso di specie, l’esistenza di un rapporto di locazione tra un terzo e uno dei comproprietari di un capannone industriale era stata opposta, come fatto impeditivo, alla concessione ed esecuzione del sequestro giudiziario richiesto dall’altro comproprietario). Cass. 11 aprile 2008, n. 9692.

 

È inammissibile, per difetto del presupposto della controversia sulla proprietà o sul possesso, il sequestro giudiziario dell’azienda su istanza del socio di società di persone. Trib. S. Maria Capua Vetere, 17 maggio 2005.

 

È inammissibile il sequestro giudiziario di un’azienda finalizzato a garantire il buon esito di un’azione di accertamento di una società di fatto avente ad oggetto l’esercizio della medesima azienda, in quanto difetta in radice la situazione tutelabile attraverso la misura cautelare di cui all’art. 670 c.p.c., non essendo configurabile quella controversia attinente alla proprietà o al possesso dell’azienda. Trib. Napoli, 27 settembre 2002.

 

Ai fini della concessione del sequestro giudiziario, ai sensi dell’art. 670, n. 1, c.p.c., si configura una controversia sulla proprietà, non solo nel caso di esperimento, attuale o preventivo, della tipica azione di rivendicazione, ma in ogni ipotesi in cui risulti proposta, o debba proporsi, una qualsiasi azione che richieda, comunque, una statuizione sulla proprietà, come nel caso di controversia in ordine alla sussistenza ed alla idoneità di titoli confliggenti con riguardo alla proprietà di uno stesso bene. Cass. 28 aprile 1994, n. 4039.

 

Ai fini della concessione del sequestro giudiziario, si ha controversia sulla proprietà anche quando debba decidersi sul diritto di conseguire la proprietà come nell’azione per l’esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare di compravendita. Cass. 21 luglio 1994, n. 6813.

 

Ai sensi dell’art. 670, n. 1, c.p.c. possono formare oggetto di sequestro giudiziario non solo i beni ordinari ai quali sia stata esercitata un’azione di rivendica, di reintegrazione, o di manutenzione, ma anche quelli che abbiano dato luogo ad una controversia dalla cui decisione può scaturire una statuizione di condanna alla restituzione o al rilascio, eventualmente in accoglimento di un’azione personale, di cosa a qualsiasi titolo pervenuta nella disponibilità di altri, come nel caso di azione di riduzione di donazioni da parte del legittimario leso. Cass. 19 ottobre 1993, n. 10333.

 

Ai fini della concessione del sequestro giudiziario, si ha controversia sulla proprietà o sul possesso non soltanto quando sia esperita azione di rivendica, ma anche in ipotesi di azioni personali aventi per oggetto la restituzione della cosa da altri detenuta, in quanto il termine «possesso», usato dall’art. 670 c.p.c. unitamente a quello di proprietà, non va inteso in senso strettamente letterale, rientrando in esso anche la detenzione. Cass. 27 settembre 1993, n. 9729.

 

Ai fini della concessione del sequestro giudiziario si ha controversia sulla proprietà non soltanto quando sia stata esperita l’azione di revindica, ma anche quando sia stata proposta o debba proporsi un’azione contrattuale che richieda una statuizione sulla proprietà, o quando il comproprietario tenda a realizzare di fronte agli altri comproprietari attraverso un giudizio divisorio la quota in concreto spettantegli, non conseguita attraverso una regolamentazione convenzionale delle rispettive ragioni di tutti gli interessati. Cass. 14 dicembre 1992, n. 13176.

 

La controversia sulla proprietà o sul possesso, in presenza della quale può essere autorizzato il sequestro giudiziario di un bene, ricorre non solo nell’ipotesi di esperimento delle azioni di rivendicazione, reintegrazione o manutenzione, ma anche nel caso in cui sia stata proposta, o debba proporsi, un’azione di contenuto diverso, purché essa implichi un statuizione sulla proprietà o anche soltanto sul possesso. Pertanto, con riguardo ad una società personale irregolare, cui sono applicabili le norme sulla società semplice - per le quali l’amministrazione spetta a ciascuno dei soci, che può opporsi alle operazioni che un altro socio voglia comprare (art. 2257 c.c.), ed il socio non può servirsi, senza il consenso degli altri, delle cose appartenenti al patrimoni sociale per fini estranei a quelli della società (art. 2256 c.c.) - è configurabile una controversia riflettendosi sulla proprietà e sul possesso, cautelativamente tutelabile con il sequestro giudiziario, quando uno dei soci lamenti di essere stato di fatto estraniato dalla gestione sociale e privato dei poteri di disposizione e di utilizzazione dei beni sociali. Cass. 10 novembre 1992, n. 12087.

 

In caso di azione diretta ad ottenere la dichiarazione di nullità di una disposizione testamentaria, il cui accoglimento comporti la condanna del detentore alla restituzione dell’immobile oggetto della disposizione medesima, vi è controversia sul possesso della cosa, che legittima il sequestro giudiziario del bene, atteso che agli effetti di quest’ultimo il termine «possesso» non va inteso in senso tecnico, bensì come comprensivo anche della detenzione. Cass. 11 settembre 1989, n. 3923.

 

La controversia sulla proprietà o sul possesso, in presenza della quale può essere autorizzato il sequestro giudiziario, ricorre non solo quando sono esperite le azioni tipiche a difesa della proprietà o del possesso, ma anche quando debba decidersi in ordine ad un’azione contrattuale che «comporti» una decisione sulla proprietà o sul possesso, come nel caso che sia esercitata l’azione per l’esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare di compravendita. Cass., 3 agosto 1988, n. 4807.

 

Al fine della possibilità di autorizzare (e poi convalidare) il sequestro giudiziario di un bene ai sensi dell’art. 670, n. 1, c.p.c., ricorre controversia sulla proprietà o sul possesso, non solo nella ipotesi di esperimento delle tipiche azioni di rivendicazione, reintegrazione o manutenzione, ma anche nel caso in cui sia stata proposta, o debba proporsi, un’azione contrattuale che richieda una statuizione sulla proprietà o sul possesso, ovvero sulla restituzione di una cosa da altri detenuta. Cass. 18 luglio 1987, n. 6324.

 

Deve ritenersi sussistente ed attuale la controversia possessoria, ai fini e per gli effetti di cui all’art. 670 c.p.c., allorquando il convenuto nel giudizio possessorio, dopo la pronuncia del provvedimento di reintegra, assuma iniziative volte a creare ulteriori ostacoli alla sua esecuzione, manifestando, così, la intenzione di opporvisi e, nel contempo, di mantenere il contestato possesso della cosa. pertanto, di fronte ad una siffatta situazione, l’attore può procedere all’esecuzione forzata della ordinanza di reintegra ma può anche, e legittimamente, promuovere, invece, giudizio petitorio, richiedendo nel contempo la misura cautelare del sequestro del bene tuttora conteso. Cass. 7 luglio 1987, n. 5899.

 

Ai sensi dell’art. 670, n. 1, c.p.c., possono essere oggetto di sequestro giudiziario non solo i beni in ordine ai quali sia stata esercitata un’azione di revindica, di reintegrazione o di manutenzione, ma anche quelli che abbiano dato luogo ad una controversia dalla cui decisione può scaturire una statuizione di condanna alla restituzione o al rilascio, in accoglimento di una azione personale, atteso che nel termine possesso, adoperato da detta norma, rientrano anche le ipotesi di detenzione qualificata e non qualificata del bene. Cass. 15 ottobre 1986, n. 6038.

Il sequestro giudiziario di un bene, quale misura cautelare rivolta ad assicurare in via preventiva la concreta attuabilità di futuri provvedimenti giurisdizionali comunque attinenti alla proprietà od al possesso del bene medesimo, può essere autorizzato non soltanto in relazione ad azioni di rivendicazione, reintegrazione o manutenzione, ma anche ad azioni di tipo personale, che tendano a conseguire la restituzione od il rilascio di cosa pervenuta nella disponibilità altrui (nella specie, risoluzione per inadempimento di un contratto di compravendita con riserva di proprietà). Cass., 13 dicembre 1985, n. 6301.

 

Al fine della possibilità di autorizzare (e, quindi, poi convalidare) il sequestro giudiziario di un bene ai sensi dell’art. 670, n. 1, c.p.c., ricorre controversia sulla proprietà o sul possesso non solo nell’ipotesi di esperimento delle tipiche azioni di rivendicazione, reintegrazione o manutenzione, ma anche nel caso in cui sia stata proposta, o debba proporsi, un’azione contrattuale che richieda una statuizione sulla proprietà, come l’azione avente ad oggetto l’esecuzione specifica di un contratto preliminare di compravendita ex art. 2932 c.c. o sul possesso, ovvero sulla restituzione di una cosa da altri detenuta. Cass., 20 ottobre 1984, n. 5305.

 

Ai fini dell’applicabilità dell’art. 670 c.p.c., legittimati a chiedere il sequestro giudiziario sono non soltanto i titolari dei diritti reali ma anche i titolari di diritti personali relativi ai beni mobili o immobili, poiché la controversia sulla proprietà o il possesso può sussistere non solo quando siano esperite le tipiche azioni a presidio di tali diritti, ma anche quando si tratti di azioni personali aventi ad effetto la restituzione della cosa da altri detenuta. Cass. 10 ottobre 1984, n. 5066.

 

 

1.2. Segue: Controversia sul diritto all’esibizione o alla comunicazione.

Il sequestro probatorio di documenti ex art. 670, n. 2) c.p.c. ha funzione strumentale all’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c., senza che sia necessaria una controversia sulla proprietà del documento. Trib. Milano, 13 agosto 2009.

 

È ammissibile il sequestro giudiziario di documenti ex art. 670 n. 2 c.p.c., al fine di garantire la fruttuosità dell’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. la cui richiesta nel giudizio di merito sia stata preannunciata con il ricorso cautelare, in quanto la mancanza di coordinamento tra le predette disposizioni non può comportare la prevalenza dell’una sull’altra, bensì l’applicabilità di ciascuna di esse ove ne sussistano i rispettivi presupposti. Trib. Verona, 05 giugno 2006.

 

È ammissibile il sequestro giudiziario di documenti volto ad anticipare un ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. Trib. Verona, 29 aprile 2006.

 

Posto che: a) il trattamento di dati personali idonei a rivelare lo stato di salute, ove sia effettuato per far valere in sede giudiziaria un diritto di rango pari a quello degli interessati, non richiede il consenso di questi ultimi ed è coperto dall’autorizzazione rilasciata in via generale dal garante per la protezione dei dati personali; b) il diritto alla prova, in quanto diretta espressione del diritto di azione, non può considerarsi di rango inferiore a quello dei soggetti, terzi rispetto alla lite, i cui dati sono contenuti nei documenti da acquisire in giudizio, va accolto il reclamo avverso il provvedimento con cui era stata rigettata la richiesta di sequestro giudiziario dei referti clinici eseguiti presso un laboratorio e firmati dal ricorrente, il quale prospettava l’utilità probatoria di tali documenti nell’instauranda controversia di merito, finalizzata ad ottenere le retribuzioni spettantigli in qualità di direttore responsabile del laboratorio. Trib. Bari, 12 luglio 2000.

 

Il sequestro giudiziario di libri, registri, documenti, modelli, campioni etc., regolato dall’art. 670 n. 2 c.p.c., non è condizionato alla esistenza di una controversia sul diritto alla esibizione, ma è consentito ogni qual volta la cosa serva come prova e se ne riveli indispensabile l’acquisizione ai fini dell’ accertamento dei fatti. (Nella specie la S.C. ha ritenuta corretta la decisione del giudice del merito che aveva ravvisato la necessità di autorizzare il sequestro di documenti, fatture e scritture contabili in vista di un giudizio per risarcimento di danni per contraffazione di marchio in concorrenza sleale, sussistendo il pericolo di dispersione, alterazione o distruzione dei documenti medesimi). Cass. 22 dicembre 1993, n. 12705.

 

 

1.3. Segue: Opportunità della custodia.

In tema di sequestro giudiziario di azienda la mala gestio integra una condizione sufficiente, ma non assurge a condizione necessaria del sequestro giudiziario. Trib. Ferrara, 25 gennaio 2010.

 

Secondo l’opinione prevalente, ai fini della concessione del sequestro giudiziario è necessaria e sufficiente la rilevanza dell’individuazione dell’elemento oggettivo e formale della sussistenza della controversia sulla proprietà o sul possesso; inoltre, deve sussistere il periculum in mora, che deve consistere in un pericolo anche astratto che i beni controversi subiscano deterioramenti, alterazioni o sottrazione nel corso del giudizio di merito, nonché nella conseguente necessità di sottrarre i beni alla libera disponibilità del sequestrato, allo scopo di assicurare l’utilità pratica del futuro eventuale provvedimento sul merito; nella fattispecie oggetto del reclamo, non sussistendo tale periculum in mora, il tribunale di Catania rigetta il reclamo. Trib. Catania, 16 gennaio 2009.

 

Una volta trascritta nei registri immobiliari la domanda giudiziale relativa ad una controversia su un immobile, non sussiste più il pericolo di alienazione e di dispersione a fronte del quale il legislatore prevede la cautela del sequestro conservativo, talché la relativa richiesta è inammissibile. Trib. Milano, 6 aprile 2009.

Contra: La trascrizione di una domanda suscettibile di prenotare gli effetti di una sentenza sanzionante l’acquisto di diritti dominicali sul cespite immobiliare oggetto della vertenza non è ostativa all’accoglimento dell’istanza di sequestro giudiziario dell’immobile stesso, essendo tale misura cautelare intesa, ai sensi dell’art. 670, n. 1, c.p.c., al conseguimento di provvedimenti relativi alla custodia, alla gestione ed alla disponibilità materiale del bene, non garantiti dalla trascrizione. Trib. Milano, 25 novembre 2008.

 

La trascrizione di una domanda suscettibile di prenotare gli effetti di una sentenza sanzionante l’acquisto di diritti dominicali sul cespite immobiliare oggetto della vertenza non è ostativa all’accoglimento dell’istanza di sequestro giudiziario dell’immobile stesso, essendo tale misura cautelare intesa, ai sensi dell’art. 670, n. 1 c.p.c., al conseguimento di provvedimenti relativi alla custodia, alla gestione ed alla disponibilità materiale del bene, non garantiti dalla trascrizione. Cass. 5 gennaio 2000, n. 46; conforme Cass. 28 aprile 1994, n. 4039.

 

Ai fini dell’autorizzazione (e della convalida) del sequestro giudiziario, la necessità di provvedere alla conservazione e alla custodia dei beni sui quali deve eseguirsi la misura cautelare, sussiste quando lo stato di fatto esistente in pendenza del giudizio comporta la possibilità che si determino situazioni tali da pregiudicare l’attuazione del diritto controverso, senza che possa diversamente rilevare la mera capacità di gestione dei beni della parte che li possiede. Cass. 27 settembre 1993, n. 9729.

 

Ricorrono i requisiti, compreso quello di opportunità, richiesti per il sequestro giudiziario di beni ereditari, ai sensi dell’art. 670 c.p.c., quando alcuni degli eredi abbiano di tali beni il godimento esclusivo e gli altri chiedano che se ne attui la divisione, previo l’accertamento dei loro diritti sulla massa ereditaria. Cass. 21 dicembre 1992, n. 13546.

 

 

  1. Beni suscettibili di sequestro.

 

 

2.1. Ex art. 670 n. 1) c.p.c.

È ammissibile il sequestro giudiziario ante causam di marchi nazionali ed internazionali, oggetto di contratti di cessione di cui si assume l’inadempimento, su istanza dell’originario cedente. Trib. Torino, 18 luglio 2011.

 

Il sequestro giudiziario di quote di srl si perfeziona mediante notifica al debitore ed alla società del provvedimento di sequestro e successiva iscrizione nel registro delle imprese ai sensi dell’art. 2471 c.c. Trib. Milano, 16 giugno 2011.

 

È inammissibile, per difetto del presupposto della controversia sulla proprietà o sul possesso, il sequestro giudiziario di quote su istanza del socio prelazionario pretermesso, posto che il patto di prelazione non ha nei suoi confronti efficacia c.d. reale e non lo legittima, in caso di violazione, ad esperire l’azione di retratto. Trib. S.M. Capua Vetere-Aversa, 7 giugno 2010.

 

Qualora ricorra una controversia sulla proprietà o il possesso dei beni aziendali costituenti la farmacia ed il periculum in mora consistente nell’opportunità di provvedere alla custodia o gestione temporanea del bene controverso, è ammissibile il sequestro giudiziario dell’azienda relativa alla gestione della farmacia (nel caso di specie è stata ritenuta opportuna la nomina, quale custode giudiziario, del titolare della farmacia, con nomina peraltro anche di un ausiliario del giudice per l’esercizio del controllo amministrativo-contabile dell’azienda). Trib. Massa, 6 febbraio 2010.

 

Può essere disposto il sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c., con conseguente nomina di un custode giudiziario, sui beni aziendali vincolati da una società in stato di insolvenza in un trust liquidatorio a favore dei creditori, dovendosi ritenere sussistenti tanto il requisito del fumus boni iuris (attesa la nullità del trust stesso in quanto istituito in situazione di insolvenza e, quindi, in definitiva, volto a sottrarre agli organi della procedura fallimentare la liquidazione dei beni aziendali) sia del periculum in mora (atteso il fatto che l’amministrazione dei beni segregati è stata sottratta agli organi della procedura concorsuale e che sono stati compiuti atti dispositivi dei beni stessi in contrasto con gli scopi della procedura stessa senza che alcuna informazione sulla gestione dei beni fosse mai stata fornita al curatore fallimentare). Trib. Milano 22 ottobre 2009.

 

Nell’ambito del procedimento per la dichiarazione di fallimento, su istanza del ricorrente, il tribunale può adottare la misura cautelare del sequestro giudiziario dell’azienda con conferimento al custode dei poteri di amministrazione della società debitrice; la competenza ad emettere il provvedimento spetta al tribunale in composizione collegiale, anche in caso di delega al giudice relatore per la trattazione e l’istruttoria, salva la possibilità di delega al giudice singolo. Trib. Sulmona, 11 novembre 2009.

 

Non può essere concesso sequestro giudiziario dei beni immobili in trust in quanto il pericolo che essi possano essere alienati a terzi dal trustee può essere neutralizzato mediante la trascrizione della domanda giudiziale proposta contro il trustee. Trib. L’Aquila, 11 febbraio 2009.

 

La richiesta stragiudiziale alla banca rivolta ad ottenere la consegna di copia dei documenti ai sensi dell’art. 119, 4º comma, D.Lgs. 385/1993 è idonea a configurare, decorso vanamente il termine di novanta giorni prescritto dalla norma per la consegna, una controversia sul diritto in oggetto; pertanto, a garanzia della fruttuosità della futura eventuale pronuncia di merito, resa all’esito di un giudizio ordinario a cognizione piena, di condanna della banca alla consegna dei documenti pretesi dal cliente, ben potrebbe questi chiedere ed ottenere a cautela del diritto di cui all’art. 119, 4º comma, il sequestro giudiziario degli stessi, ai sensi dell’art. 670, n. 1, c.p.c.). Trib. Napoli, 22 dicembre 2008.

 

Anche dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 5/2006, deve ritenersi inammissibile il sequestro giudiziario, così come ogni altra azione cautelare, nei confronti di un’impresa ammessa al concordato preventivo. Trib. Firenze, 23 dicembre 2006.

 

La quota di partecipazione in una società a responsabilità limitata esprime una posizione contrattuale obiettivata che va considerata come bene immateriale equiparabile al bene mobile non iscritto in pubblico registro ai sensi dell’art. 812 c.c., onde ad essa possono applicarsi, a norma dell’art. 813 c.c., le disposizioni concernenti i beni mobili e, in particolare, la disciplina delle situazioni soggettive reali e dei conflitti tra di esse sul medesimo bene, giacché la quota, pur non configurandosi come bene materiale al pari dell’azione, ha tuttavia un valore patrimoniale oggettivo, costituito dalla frazione del patrimonio che rappresenta, e va perciò configurata come oggetto unitario di diritti e non come un mero diritto di credito; ne consegue che le quote di partecipazione ad una società a responsabilità limitata possono essere oggetto di sequestro giudiziario e, avendo il sequestro ad oggetto i diritti inerenti la suddetta quota, ben può il giudice del sequestro attribuire al custode l’esercizio del diritto di voto nell’assemblea dei soci ed eventualmente, in relazione all’oggetto dell’assemblea, stabilire i criteri e i limiti in cui tale diritto debba essere esercitato nell’interesse della custodia (Nella fattispecie - anteriore all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 5/2003, che, introducendo l’art. 2471 bis c.c., ha ammesso la possibilità di sottoporre a sequestro la quota di una s.r.l. – era controversa la qualificazione della quota come diritto di credito o come oggetto unitario di diritti). Cass. 26 maggio 2000, n. 6957.

 

Ricorrono i requisiti, compreso quello di opportunità, richiesti per il sequestro giudiziario di beni ereditari, ai sensi dell’art. 670 c.p.c., quando alcuni degli eredi abbiano di tali beni il godimento esclusivo e gli altri chiedano che se ne attui la divisione, previo l’accertamento dei loro diritti sulla massa ereditaria. Cass. 21 dicembre 1992, n. 13546.

 

L’assoggettamento delle farmacie a regime pubblicistico, con riguardo sia alla preventiva autorizzazione che al successivo controllo da parte dell’Amministrazione sulla relativa attività, nonché l’inderogabile principio della coincidenza della qualità di titolare con quella di gestore della farmacia (l. 2 aprile 1968, n. 475, e D.P.R. 21 agosto 1971, n. 1275), non escludono il potere giurisdizionale del giudice ordinario di disporre il sequestro, giudiziario o conservativo, di una farmacia, a tutela di posizioni di diritto soggettivo di persone diverse dal titolare-gestore, ma comportano soltanto che il concreto esercizio di tale potere non può interferire su quella disciplina e su quel principio, con la conseguenza, in particolare, che la custodia dell’azienda deve essere affidata allo stesso destinatario della misura cautelare, ovvero, se affidata ad un estraneo, deve tradursi in una mera sorveglianza che non privi il titolare della farmacia dell’esercizio dell’impresa e della disponibilità dei beni e dei mezzi a ciò occorrenti. Cass., Sez. Un., 17 gennaio 1986, n. 274.

 

Non è ammissibile il sequestro giudiziario di cambiali che, a seguito di una serie continua di girate, siano in possesso di persona diversa dal contraente diretto di chi richiede il sequestro, in quanto, ai sensi dell’art. 1994 c.c. il terzo portatore di un titolo di credito in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione non è soggetto a rivendicazione, onde nei suoi confronti non può essere invocato quello ius ad rem, che riposa soltanto su un rapporto diretto sottostante all’emissione o al trasferimento e che costituisce il presupposto della misura cautelare, fondata sulla possibilità di una controversia sulla proprietà o sul possesso. Cass., 17 gennaio 1985, n. 106.

 

È inammissibile il sequestro giudiziario dei beni sociali su istanza del socio di società in nome collettivo a tutela della propria quota di partecipazione perché la natura del rapporto esistente tra socio e beni sociali non è configurabile in termini di proprietà o di possesso. Trib. Trani, 20 luglio 1983.

 

 

2.2. Ex art. 670 n. 2) c.p.c.

È ammissibile il sequestro probatorio del personal computer della moglie nell’ambito di un giudizio di separazione ai fini della prova dell’addebito di responsabilità della separazione e dell’affidamento delle figlie (nella specie il ricorrente assumeva che nei files contenuti nel computer vi era la prova di relazioni extraconiugali e dell’accesso a siti pornografici) Trib. Milano, 13 agosto 2009.

 

  1. Effetti del sequestro: casi particolari.

Il custode dei beni oggetto di sequestro giudiziario è legittimato ad agire o resistere nei soli giudizi concernenti l’amministrazione di tali beni o la loro conservazione in relazione ai rapporti da lui posti in essere o che attengano a circostanze verificatesi in pendenza della custodia cautelare; pertanto, non è legittimato ad agire per l’annullamento di un contratto di locazione delle cose sequestrate (nella specie, perchè concluso dal rappresentante in conflitto di interessi), stipulato prima del sequestro, trattandosi di azione preesistente alla custodia. Cass. 24 maggio 2011, n. 11377.

 

Il custode sequestratario giudiziario va qualificato come ausiliario del giudice, da cui ripete l’investitura oltre ai poteri e sotto la cui direzione e controllo opera e può compiere tutti gli atti di ordinaria e, con l’autorizzazione del giudice, di straordinaria amministrazione; l’attribuzione a tale custode degli indicati poteri, in vista del perseguimento delle finalità proprie del suo ufficio, presuppone lo «spossessamento» anche del creditore pignoratizio, il cui diritto di prelazione, che rappresenta il contenuto del diritto di pegno, non può essere esercitato ove privo di oggetto, il che si verifica nell’ipotesi in cui il creditore pignoratizio perda il possesso della cosa, e fino a quando non lo riacquisti con l’esperimento delle apposite azioni recuperative (in via possessoria o petitoria). Pertanto, nell’ipotesi in cui i beni pignorati costituiscano oggetto di sequestro giudiziario è imprescindibile farsi luogo allo «spossessamento» del bene in capo al possessore o detentore, al fine della relativa attribuzione al custode sequestratario. Cass. 30 ottobre 2007, n. 22860.

 

Il presupposto per l’autorizzazione al sequestro, ai sensi dello art. 670 c.p.c., è l’esistenza di una controversia sulla proprietà o sul possesso di beni mobili, immobili, aziende o altre universalità di beni. Pertanto, se il giudice, dopo aver concesso il sequestro, nel successivo giudizio di merito disconosce nella parte che lo ha richiesto la qualità di proprietario o possessore dei beni che ne sono stati oggetto, viene meno contemporaneamente e necessariamente una delle condizioni fondamentali e indispensabili dell’adottato provvedimento cautelare, il quale deve intendersi comunque revocato, sia pure implicitamente, tal ché la mancata pronuncia sul punto integra, non la violazione dell’art. 112 c.p.c., bensì semplice omissione di carattere materiale. Cass. 30 marzo 1987, n. 3040.

 

La domanda di reintegrazione del possesso prevista dall’art. 1168 c.c. è proponibile anche nel caso in cui il bene il cui possesso si tenda con essa a recuperare sia sottoposto a sequestro giudiziario e affidato in custodia a colui nei cui confronti la domanda possessoria venga esperita, in quanto l’indisponibilità del bene derivante dal sequestro determina soltanto la sospensione e non anche la definitiva caducazione dell’effetto restitutorio della reintegra, di cui permane la necessità di determinare il destinatario in base alla situazione anteriore al sequestro. Cass. 14 agosto 1986, n. 5055 Quando nel corso del procedimento di convalida del sequestro giudiziario venga meno la controversia sulla proprietà o sul possesso, e sorga contemporaneamente un diritto di credito col pericolo di perdere la garanzia di esso verso la medesima parte nei cui confronti sia stata in precedenza autorizzata la misura cautelare, questa può convertirsi in sequestro conservativo, e, come tale, può disporsene la convalida. Cass. 27 gennaio 1986, n. 543.

Il principio di continuità del rapporto di lavoro subordinato, sancito dall’art. 2112 c.c. per il caso di trasferimento di azienda, opera in qualunque ipotesi di successione del titolare dell’azienda, indipendentemente dal mezzo giuridico che ha determinato tale sostituzione e, pertanto, trova applicazione anche nel caso in cui - disposto il sequestro giudiziario dell’azienda ed autorizzata la gestione provvisoria ad opera del custode ex artt. 670, n. 1, e 676 c.p.c. - il lavoratore continui a prestare la sua attività nell’azienda medesima, con la conseguenza che la sopravvenienza della predetta misura cautelare non determina l’interruzione del rapporto di lavoro, che prosegue inalterato con i medesimi caratteri anche in ordine alla natura di retribuzione del compenso erogato al lavoratore, senza che quest’ultimo possa qualificarsi come collaboratore autorizzato del custode il cui compenso debba essere stabilito dal giudice ex art. 65 c.p.c. Cass. 2 febbraio 1985, n. 708; conforme Cass., 26 febbraio 1985, n. 1653.

 

 

  1. Questioni processuali.

 

 

4.1. Giurisdizione (e competenza).

E inammissibile l’istanza di regolamento di competenza d’ufficio in relazione ad un procedimento cautelare di sequestro giudiziario introdotto dinanzi d un giudice (nella specie, la sezione specializzata agraria in composizione collegiale) dopo che un altro giudice (nella specie, il tribunale in composizione monocratica) abbia declinato la propria competenza cautelare “ante causam”, attesa la natura non decisoria né irretrattabile dei provvedimenti assunti sulle richieste inerenti all’emissione di provvedimenti cautelari, ed attesa la conseguente ammissibilità del regolamento di competenza d’ufficio, ex art. 45 c.p.c., nel solo caso in cui il primo giudice si sia pronunciato sulla competenza con sentenza, o, comunque, con pronuncia a carattere decisorio ed irretrattabile, suscettibile di acquistare efficacia definitiva. Cass. ord. 3 luglio 2009, n. 15639.

 

Nel procedimento cautelare riformato dalla legge 26 novembre 1990 n. 353, è inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione non solo nel caso in cui il suddetto procedimento sia stato introdotto “ante causam”, ma anche nelle ipotesi in cui esso sia stato instaurato in pendenza del processo di merito, ovvero contestualmente a questo, atteso che in ogni caso il provvedimento emesso all’esito del procedimento cautelare è soggetto a reclamo, ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c. Cass., Sez. Un., 10 aprile 1997, n. 3125; conforme Cass., Sez. Un., ord., 31 marzo 2005, n. 6747.

 

Contra: La questione attinente alla giurisdizione del giudice ordinario sull’istanza di sequestro è deducibile, con ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, tanto nella fase di cognizione sommaria, antecedente il provvedimento che dispone detta misura cautelare, quanto nel corso del successivo giudizio di convalida. Cass., Sez. Un., 17 gennaio 1986, n. 274; conforme Cass., Sez. Un., 1° dicembre 1994, n. 1020.

 

A differenza di quanto avviene con riferimento al generale potere cautelare attribuito al giudice ordinario dall’art. 700 c.p.c. - potere che non è esperibile rispetto a situazioni giuridiche tutelabili davanti al giudice amministrativo, dal momento che tale potere, per il suo carattere strumentale, spetta ai giudici di ciascun ordine giurisdizionale rispetto alle controversie devolute alla loro giurisdizione e può esercitarsi nelle forme e nei limiti previsti dalle norme regolatrici dei rispettivi ordinamenti - il giudice ordinario (pretore o presidente del tribunale) ha il potere, a norma dell’art. 672, terzo comma, c.p.c., di disporre il sequestro anche nei casi in cui il detto giudice non sia competente a conoscere del merito della causa. La suddetta differenziazione trova, infatti, il proprio fondamento nel fatto che, mentre il procedimento di sequestro ha una sua, sia pur limitata, autonomia, in quanto alla concessione del provvedimento ex art. 700 c.p.c., pur se implica l’anticipazione degli effetti della probabile decisione sul merito, non ha alcuna autonomia, essendo privo di una fase di convalida, quest’ultima dipendendo dall’accoglimento o dal rigetto della domanda di merito, per cui il giudice che non ha giurisdizione sulla pronuncia di merito non ha giurisdizione neppure per assicurarne provvisoriamente gli effetti. Cass., Sez. Un., 1° dicembre 1994, n. 10240.

 

La competenza della Sezione specializzata agraria ad emettere provvedimenti cautelari postula che la stessa sia competente anche per la causa di merito e perciò che sia in contestazione la sussistenza di un contratto di affitto agrario od il suo funzionamento ovvero che la controversia riguardi l’interpretazione o l’applicazione di leggi o di norme relative al medesimo istituto. È pertanto insufficiente ad integrare detta competenza la semplice deduzione di un contratto di affitto quando la controversia ne prescinda totalmente. Cass. 10 giugno 1992, n. 2201.

 

Con riguardo alle controversie di competenza delle Sezioni specializzate agrarie la competenza funzionale ad emettere il provvedimento autorizzativo del sequestro giudiziario o conservativo spetta sempre al collegio, atteso che il terzo comma dell’art. 26 della legge n. 11 del 1971 (riguardo al quale nulla ha innovato l’art. 47, primo comma, della legge n. 203 del 1982) - stabilendo che dette sezioni provvedono sulle istanze di sequestro con ordinanza in Camera di Consiglio dopo aver sentito le parti - esclude sia la competenza di un giudice singolo (e, cioè, mancando nel rito del lavoro la figura dell’istruttore, il presidente della sezione) che l’adottabilità di un decreto motivato inaudita altera parte nei casi di eccezionale urgenza. Cass. 1° marzo 1989, n. 1144.

 

Qualora l’atto amministrativo, che dichiari la pubblica utilità ed indifferibilità di un’opera, autorizzando in via d’urgenza l’occupazione del fondo del privato, sia oggetto d’impugnazione davanti al giudice amministrativo, e venga dal medesimo sospeso, a detto privato, oltre alla facoltà di chiedere a quel giudice amministrativo di impartire le disposizioni occorrenti per l’attuazione della sospensione, deve riconoscersi la facoltà di adire il giudice ordinario, con istanza di sequestro giudiziario del bene per tutelare il suo ius possidendi ed al fine di evitare che il bene stesso sia distrutto, deteriorato od irreversibilmente trasformato, considerando che tale sequestro integra una misura meramente conservativa, per la custodia e gestione del bene, e che la sua adozione nei confronti della Pubblica Amministrazione è consentita dal fatto che essa manca, per effetto dell’indicata sospensione, di titolo a detenere l’immobile. Cass., Sez. Un., 3 agosto 1989, n. 3599.

 

In relazione a controversia devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario, nel corso della quale sia stato autorizzato il sequestro conservativo o giudiziario ai sensi dell’art. 673 c.p.c., deve dichiararsi inammissibile il ricorso per regolamento preventivo, diretto a denunciare l’indebita interferenza di tale sequestro su atto amministrativo (nella specie, concessione mineraria), considerato che la giurisdizione sulla domanda implica necessariamente il potere di adottare detto provvedimento cautelare, e che l’indicata denuncia non mette in discussione il potere stesso, ma attiene ai limiti interni delle attribuzioni del giudice ordinario. Cass., Sez. Un., 1° febbraio 1988, n. 952.

 

In pendenza di opposizione avverso esecuzione per il rilascio di bene immobile, ed in relazione al sequestro giudiziario che sia stato autorizzato dal giudice di detta opposizione, deve negarsi l’ammissibilità del regolamento di giurisdizione, al fine di sollevare questioni sulla regolarità di tale provvedimento e sulla ricorrenza delle condizioni all’uopo prescritte, ovvero sulla spettanza del potere di adottarlo al predetto giudice o ad altro giudice ordinario, atteso che le questioni medesime non riguardano la sussistenza del potere giurisdizionale, ma pongono problemi esclusivamente inerenti alla legittimità del suo esercizio, od alla ripartizione di competenze nell’ambito dello stesso ordine giurisdizionale. Cass., Sez. Un., 21 febbraio 1987, n. 1880.

 

L’istanza di sequestro giudiziario di atti e documenti di un ente pubblico non economico, (nella specie, istituzione pubblica di assistenza e beneficienza), che sia avanzata da un componente del suo Consiglio di amministrazione, quale mezzo al fine del controllo sulla gestione dell’ente medesimo, in relazione alla dedotta inosservanza delle norme interne a cui deve uniformarsi la sua attività, è ricollegabile non ad un diritto soggettivo, né ad né ad un mero interesse di fatto, bensì ad una posizione di interesse legittimo, vertendosi in tema di violazione delle regole dell’azione amministrativa, rispetto alla quale la qualità dell’istante vale a differenziare il suo interesse da quello generale dei destinatari dell’azione stessa. Sulla predetta istanza, pertanto, mentre va negata la giurisdizione del giudice ordinario, deve affermarsi la giurisdizione di legittimità del giudice amministrativo. Cass., Sez. Un., 25 marzo 1986, n. 2101.

 

Con riguardo a controversia fra privati davanti al giudice ordinario, inerente alla gestione di azienda commerciale, le domande dirette a conseguire l’autorizzazione e la convalida di sequestro (conservativo o giudiziario) della licenza amministrativa di commercio dell’azienda medesima, sono improponibili per difetto assoluto di giurisdizione, atteso che l’ordinamento non contempla alcuna tutela cautelare per la salvaguardia delle posizioni privatistiche attinenti al trasferimento della detta licenza il cui regime esula dalle attribuzioni giurisdizionali del giudice ordinario, non potendo egli interferire sul rapporto pubblicistico fra il titolare della licenza e la P.A. e sui poteri a quest’ultima spettanti nell’ambito del rapporto stesso. Cass., Sez. Un., 15 novembre 1985, n. 5596.

 

Con riguardo alla cessione di un’area in favore del Comune, prevista da una convenzione di lottizzazione successivamente divenuta irrealizzabile per contrasto con nuovi strumenti urbanistici, deve escludersi che il privato, a tutela del proprio preteso diritto alla retrocessione dell’immobile, possa chiedere ed ottenere dal giudice ordinario autorizzazione al sequestro dell’immobile medesimo, qualora questo abbia ricevuto una concreta destinazione a fini pubblici con provvedimenti dell’autorità municipale di inclusione in un piano di costruzione di alloggi economici e popolari, e di concessione del diritto di superficie per la costruzione di case di tipo economico e popolare (a norma dell’art. 10 della legge 18 aprile 1962, n. 167, come sostituito dalla legge 22 ottobre 1971, n. 865), atteso che, in tale situazione, il suddetto sequestro verrebbe indebitamente ad interferire su atti amministrativi, in violazione del divieto di cui all’art. 4 della legge 20 marzo 1965, n. 2248, all. E. Cass., Sez. Un., 16 febbraio 1984, n. 1158.

 

 

  1. Sospensione feriale dei termini.

L’art. 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, esclude dalla disciplina della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale i procedimenti indicati nell’art. 92 dell’ordinamento giudiziario (R.D. 30 gennaio 1941, n. 12), tra i quali sono compresi i procedimenti cautelari nella fase sommaria ed esecutiva. L’anzidetta sospensione non si applica, pertanto, al termine di efficacia del sequestro di trenta giorni (decorrenti dalla pronuncia del provvedimento) di cui all’art. 675 c.p.c. Cass. 24 agosto 1990, n. 8679; conforme Cass. 27 agosto 1991, n. 9154; Cass. 10 maggio 1996, n. 4415.

 

Nel procedimento di sequestro, la sospensione dei termini durante il periodo feriale resta esclusa, in forza della deroga contenuta nell’art. 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742 in relazione all’art. 92 dell’ordinamento giudiziario (R.D. 30 gennaio 1941, n. 12), solo per la fase di tipo sommario, rivolta alla concessione del sequestro medesimo, la quale presenta per sua natura caratteri di urgenza, mentre trova applicazione, ai sensi del principio generale fissato dall’art. 1 della citata legge 742 del 1969, per la successiva fase a cognizione ordinaria concernente la convalida, anche quando il relativo giudizio si svolga separatamente dal giudizio di merito, salvo che l’urgenza venga dichiarata con apposito provvedimento. Cass., 18 maggio 1983, n. 3417; conforme Cass., 23 novembre 1983, n. 7004.

 

 

  1. Condizioni per il risarcimento del danno in caso di sequestro illegittimamente concesso.

Il diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla illegittima concessione del sequestro giudiziario non può ritenersi sussistente «in re ipsa» e deve essere allegato e provato da parte dell’interessato, il quale è tenuto a dimostrare che la lamentata indisponibilità del bene si è tradotta in una ipotesi di danno risarcibile (nella specie, la S.C. - in relazione ad un giudizio nel quale era stato disposto sequestro giudiziario di un’intera area adibita a parcheggio, sequestro poi ridotto a soli otto posti auto - ha respinto il ricorso contro la sentenza di merito che aveva negato ogni risarcimento in favore della parte sequestrata poiché essa non aveva dimostrato di non aver potuto vendere gli appartamenti di sua proprietà nel periodo intercorso tra l’originario provvedimento di sequestro giudiziario e quello successivo di riduzione del medesimo). Cass. 11 luglio 2007, n. 15585.



 
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