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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 671 cod. proc. civile: Sequestro conservativo

Il giudice, su istanza del creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può autorizzare il sequestro conservativo di beni mobili o immobili del debitore o delle somme e cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento.


Giurisprudenza annotata

Sequestro conservativo.

 

 

  1. Presupposti del sequestro: necessità della loro simultanea ricorrenza; 2. Segue: Fumus boni iuris; 3. Segue: Periculum in mora. In genere: gli elementi soggettivi o oggettivi idonei, indifferentemente, a rivelarlo; 4. Segue: Pericolo da infruttuosità dell’esecuzione e rifiuto ad adempiere; 5. Segue: Non necessaria «attualità» del depauperamento del debitore (e la valutazione «prognostica» della idoneità della garanzia patrimoniale generica) 6. Segue: Periculum in mora ed obbligazioni contrattuali: irrilevanza delle condizioni economiche del debitore al momento della conclusione del contratto; 7. Contenuto del provvedimento di sequestro; 8. Beni suscettibili di sequestro: casistica; 9. Riduzione: natura del provvedimento e suo fondamento; 10. Profili processuali: a) Giurisdizione e competenza; 11. Segue: b) Altre questioni processuali; 12. Segue: c) Responsabilità «aggravata» ex art; 96; 13. Fattispecie particolari: a) Sequestro ed obbligazioni plurisoggettive; 14. Segue: b) Sequestro ed azione surrogatoria; 15. Segue: c) Sequestro ed azione revocatoria (ordinaria e fallimentare) 16. Segue: d) Sequestro ed azione di responsabilità verso amministratori e sindaci di società; 17. Sequestro ed altri procedimenti giurisdizionali: a) sequestro e procedimenti di divorzio e di separazione personale tra coniugi; 18. Segue: b) Sequestro e procedimento penale; 19. Miscellanea; 20. Problemi di diritto intertemporale.

 

 

  1. Presupposti del sequestro: necessità della loro simultanea ricorrenza.

A norma dell’art. 671 c.p.c., l’emanazione di un provvedimento di sequestro conservativo presuppone l’esistenza sia del fumus boni iuris - cioè di una situazione che consenta di ritenere probabile l’esistenza della pretesa in contestazione - sia del periculum in mora - cioè del fondato timore di perdere le garanzie del proprio credito - così che la carenza anche di una soltanto delle suddette condizioni impedisce la concessione della misura cautelare, e, ove questa sia stata concessa, il giudizio di convalida deve avere ad oggetto la sussistenza di entrambe le condizioni. Pertanto, inerendo le dette condizioni alla convalidabilità del sequestro, in sede di gravame il giudice d’appello deve riscontrarne d’ufficio la ricorrenza, onde la dedotta insussistenza di una di esse non costituisce eccezione in senso proprio da riproporsi espressamente ex art. 346 c.p.c. Cass. 8 settembre 1997, n. 8729.

 

L’emanazione di un provvedimento di sequestro conservativo presuppone la sussistenza sia del periculum in mora, e cioè del fondato timore di perdere le garanzie del credito vantato, sia del fumus boni iuris, e cioè di una situazione che consenta di ritenere probabile la fondatezza della pretesa in contestazione; la carenza di una soltanto delle suddette condizioni impedisce la concessione della misura cautelare e pertanto, qualora questa sia stata emessa, il successivo giudizio di convalida, sia esso reso unitamente al merito, ovvero anticipatamente o separatamente, deve necessariamente estendersi al riscontro della sussistenza di entrambe, dovendosi in tale sede esaminare, con riguardo al fumus, e quindi nell’ambito di un accertamento limitato alla probabilità dell’esistenza del diritto, e senza pregiudizio del successivo riesame, tutte le risultanze istruttorie ritualmente acquisite. (Principio affermato con riferimento alla disciplina del sequestro conservativo vigente prima delle modifiche introdotte con la legge di riforma del processo civile 26 novembre 1990 n. 353). Cass. lav., 3 febbraio 1996, n. 927.

 

 

  1. Segue: Fumus boni iuris.

Qualora il giudizio di convalida di un sequestro sia separato da quello di merito, la cognizione del fumus boni iuris dev’essere circoscritta ad un accertamento delibativo del diritto, fondato sulla ritenuta probabilità della sua esistenza, senza pregiudizio del successivo riesame, con giudizio di certezza e nella completezza delle acquisizioni istruttorie, delle stesse questioni ai fini sostanziali. È sufficiente, quindi, perché sia soddisfatto l’obbligo di motivazione del provvedimento di convalida, che il giudice dia sommaria ragione degli elementi essenziali su cui trovi fondamento la ritenuta probabilità dell’esistenza del diritto (principio affermato con riferimento alla disciplina del sequestro conservativo vigente prima delle modifiche introdotte con la legge n. 353 del 1990). Cass. 27 febbraio 1998, n. 2248.

 

L’emanazione di un provvedimento di sequestro conservativo presuppone la sussistenza sia del periculum in mora, e cioè del fondato timore di perdere le garanzie del credito vantato, sia del fumus boni iuris, e cioè di una situazione che consenta di ritenere probabile la fondatezza della pretesa in contestazione; la carenza di una soltanto delle suddette condizioni impedisce la concessione della misura cautelare e pertanto, qualora questa sia stata emessa, il successivo giudizio di convalida, sia esso reso unitamente al merito, ovvero anticipatamente o separatamente, deve necessariamente estendersi al riscontro della sussistenza di entrambe, dovendosi in tale sede esaminare, con riguardo al fumus, e quindi nell’ambito di un accertamento limitato alla probabilità dell’esistenza del diritto, e senza pregiudizio del successivo riesame, tutte le risultanze istruttorie ritualmente acquisite. (Principio affermato con riferimento alla disciplina del sequestro conservativo vigente prima delle modifiche introdotte con la legge di riforma del processo civile 26 novembre 1990, n. 353). Cass. lav., 3 febbraio 1996, n. 927.

 

Qualora il giudizio di convalida di un sequestro sia separato da quello di merito, la cognizione del fumus boni iuris deve essere circoscritta ad un accertamento delibativo del credito o del diritto fatto valere, senza pregiudicare il successivo giudizio pieno sulla sussistenza delle condizioni di legge per la concessione della misura cautelare. È quindi sufficiente, perché sia assolto l’obbligo di motivazione del provvedimento di convalida, che il giudice dia sommaria ragione nei suoi elementi essenziali, della ritenuta probabilità di esistenza del credito o del diritto fatto valere. Cass. 11 marzo 1987, n. 2523.

 

Ai fini della concessione del sequestro conservativo, e della sua convalida, ricorre il requisito del fumus boni iuris quando sia accertata, con un’indagine sommaria, la probabile esistenza del credito, restando riservato al giudizio di merito ogni altro accertamento in ordine alla sua effettiva sussistenza e al suo ammontare, mentre il requisito del periculum in mora può desumersi sia da elementi oggettivi, riguardanti la consistenza patrimoniale del debitore, i quali vanno valutati anche in rapporto proporzionale alla presumibile entità del credito, sia da elementi soggettivi inerenti al comportamento del medesimo, tali da rendere verosimile l’eventuale depauperamento del suo patrimonio. Cass., 19 aprile 1983, n. 2672.

 

Qualora il giudizio di convalida di un sequestro sia separato da quello di merito, la cognizione del fumus boni iuris deve essere circoscritta ad un accertamento delibativo del credito o del diritto fatto valere, nel quadro di una previsione di probabilità dell’accoglimento della pretesa; e tale valutazione va effettuata alla luce di tutti gli elementi probatori acquisiti anche nel procedimento di convalida, escluso peraltro ogni potere inquisitorio che sollevi le parti dall’onere di contestazione e di difesa. Cass. 16 gennaio 1987, n. 331.

 

 

  1. Segue: Periculum in mora. In genere: gli elementi soggettivi o oggettivi idonei, indifferentemente, a rivelarlo.

La motivazione del provvedimento di convalida del sequestro conservativo può far riferimento a precisi, concreti fattori tanto oggettivi che soggettivi, poiché il requisito del periculum in mora può essere desunto sia da elementi oggettivi, concernenti la capacità patrimoniale del debitore in rapporto all’entità del credito, sia da elementi soggettivi, rappresentati dal comportamento del debitore, il quale lasci fondatamente presumere che, al fine di sottrarsi all’adempimento, ponga in essere atti dispositivi, idonei a provocare l’eventuale depauperamento del suo patrimonio. Cass. 13 febbraio 2002, n. 2081.

 

In tema di sequestro conservativo, il requisito del periculum in mora può essere desunto sia da elementi obiettivi concernenti la capacità patrimoniale del debitore in rapporto all’entità del credito, sia da elementi soggettivi evincibili dal comportamento del debitore, tali da lasciare presumere che egli, al fine di sottrarsi all’adempimento, ponga in essere atti dispositivi idonei a provocare l’eventuale depauperamento del suo patrimonio, sottraendolo all’esecuzione forzata. Cass. 17 giugno 1998, n. 6042.

 

In tema di sequestro conservativo, il giudice di merito può, in sede di convalida, far riferimento, alternativamente, tanto a criteri oggettivi (rappresentati dalla capacità patrimoniale del debitore in relazione all’entità del credito) quanto soggettivi (quali il comportamento del debitore che lasci fondatamente temere atti di depauperamento del suo patrimonio), senza che, ai fini della validità del provvedimento di convalida, le due categoria di presupposti debbano simultaneamente concorrere. Cass. 26 febbraio 1998, n. 2139.

 

In tema di sequestro conservativo, il requisito del periculum in mora può essere desunto sia da elementi oggettivi, concernenti la capacità patrimoniale del debitore in rapporto all’entità del credito, sia da elementi soggettivi, evincibili dal comportamento del debitore, che lasci presumere che, al fine di sottrarsi all’adempimento, ponga in essere atti dispositivi, idonei a provocare l’eventuale deprezzamento del suo patrimonio. Cass. 17 luglio 1996, n. 6460.

 

Nel confermare un provvedimento di sequestro conservativo, il giudice del merito può far riferimento alternativamente o a criteri oggettivi (rappresentati dalla capacità patrimoniale del debitore in relazione all’entità del credito); o a criteri soggettivi (rappresentati dal comportamento del debitore, il quale lasci fondatamente temere atti di depauperamento del patrimonio), ma non è necessario che tali elementi siano simultaneamente compresenti. Cass. 16 aprile 1996, n. 3563.

 

Il periculum in mora atto a giustificare la concessione di un sequestro conservativo può essere desunto soggettivamente dalla personalità del sequestrando, dimostrata attraverso i pregressi comportamenti negoziali e processuali, a prescindere dalla carenza di prova circa la consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio e circa il compimento di eventuali atti dispositivi concretamente idonei al depauperamento in danno della creditrice. Trib. Trani, 3 agosto 1995.

 

Ai fini del sequestro conservativo (art. 671 c.p.c.), l’esistenza del periculum in mora può essere desunta - anche alternativamente - sia da elementi obiettivi, attinenti alla consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio del debitore, sia da elementi soggettivi, riguardanti il comportamento del debitore, che rendano verosimile l’eventualità di un depauperamento del suo patrimonio ed esprimano la sua intenzione di sottrarsi all’adempimento dei suoi obblighi, in modo da ingenerare nel creditore il ragionevole dubbio che la sua pretesa non verrà soddisfatta. Cass. 9 gennaio 1987, n. 69.

 

Ai fini della concessione del sequestro conservativo, e della sua convalida, ricorre il requisito del fumus boni iuris quando sia accertata, con un’indagine sommaria, la probabile esistenza del credito, restando riservato al giudizio di merito ogni altro accertamento in ordine alla sua effettiva sussistenza e al suo ammontare, mentre il requisito del periculum in mora può desumersi sia da elementi oggettivi, riguardanti la consistenza patrimoniale del debitore, i quali vanno valutati anche in rapporto proporzionale alla presumibile entità del credito, sia da elementi soggettivi inerenti al comportamento del medesimo, tali da rendere verosimile l’eventuale depauperamento del suo patrimonio. Cass. 19 aprile 1983, n. 2672.

 

 

  1. Segue: Pericolo da infruttuosità dell’esecuzione e rifiuto ad adempiere.

Ai fini dell’emissione, e della convalida, del sequestro conservativo, il requisito del periculum in mora, che non può essere escluso in base alla sola considerazione della consistenza patrimoniale (qualitativa o quantitativa) del debitore, non può essere affermato in base al mero rifiuto di adempiere, occorrendo che questo s’inserisca in un comportamento - processuale od extraprocessuale - dell’obbligato che renda verosimile l’eventualità di un depauperamento del suo patrimonio e fondato il timore del creditore di perdere le garanzie del credito. Il compito di stabilire nei casi concreti se il detto pericolo sussista o no - tenuto conto degli elementi oggettivi e soggettivi, congiuntamente o anche alternativamente apprezzati, e senza trascurare, inoltre, il rapporto di proporzionalità tra l’ammontare del credito e gli elementi valutativi appresi - è riservato al giudice del merito, la cui valutazione, se sorretta da motivazione congrua sul piano logico ed immune da errori di diritto, si sottrae al sindacato di legittimità. Cass. 10 agosto 1988, n. 4906.

 

Il pericolo di perdere le garanzie del proprio credito, che è uno dei requisiti per la concessione del sequestro conservativo, può essere desunto sia da elementi obiettivi, concernenti la capacità patrimoniale del debitore in rapporto all’entità del credito, sia da elementi soggettivi, desumibili da un comportamento del debitore tale da lasciare presumere che egli, al fine di sottrarsi all’adempimento, ponga in essere atti tali da depauperare il suo patrimonio e sottrarlo all’esecuzione, ma il mero rifiuto di adempiere, che può anche essere motivato dall’opinione soggettiva, pur se non fondata, di non essere obbligato, non è di per sé solo indice di una situazione di pericolo nel senso accennato e non giustifica, quindi, la concessione del sequestro. Cass., 12 novembre 1984, n. 5691.

 

 

  1. Segue: Non necessaria «attualità» del depauperamento del debitore (e la valutazione «prognostica» della idoneità della garanzia patrimoniale generica).

Costituisce elemento oggettivo per valutare il pericolo nel ritardo, condizione di ammissibilità per la concessione del sequestro conservativo, il rapporto di proporzione, quantitativo e qualitativo, tra patrimonio del debitore e presunto ammontare del credito da tutelare, nella cui valutazione occorre tener conto che è insufficiente la sussistenza dell’idoneità del patrimonio del debitore a garantire il credito al momento in cui la misura cautelare è richiesta, essendo invece necessario che tale garanzia permanga fino al momento in cui potrebbero realizzarsi le condizioni per il soddisfacimento coattivo del credito stesso. Cass. 29 ottobre 2001, n. 13400.

 

In tema di sequestro conservativo, il requisito del periculum in mora può essere desunto sia da elementi obiettivi concernenti la capacità patrimoniale del debitore in rapporto all’entità del credito, sia da elementi soggettivi evincibili dal comportamento del debitore, tale da lasciar presumere che egli, al fine di sottrarsi all’adempimento, ponga in essere atti dispositivi idonei a provocare l’eventuale deprezzamento del suo patrimonio, sottraendolo all’esecuzione forzata; pertanto, non è necessario che il pericolo consista in un depauperamento in atto del patrimonio del debitore, purché esso sia desumibile alla stregua degli elementi innanzi indicati. Cass. 9 febbraio 1990, n. 902.

 

Ai fini della concessione e della convalida del sequestro conservativo, il periculum in mora, che non deve necessariamente consistere in una situazione attuale di depauperamento del debitore, può desumersi sia da elementi oggettivi che soggettivi, la cui valutazione integra un giudizio di fatto sulla fondatezza del timore del creditore di perdere le garanzie per il recupero del proprio credito, incensurabile in sede di legittimità se sorretto da congrua motivazione, immune da vizi logici e giuridici. Cass. 10 settembre 1986, n. 5541.

 

 

  1. Segue: Periculum in mora ed obbligazioni contrattuali: irrilevanza delle condizioni economiche del debitore al momento della conclusione del contratto.

Con riguardo ad obbligazioni contrattuali, l’inadeguatezza patrimoniale del debitore può giustificare la concessione del sequestro conservativo - integrando il «fondato timore» di perdere la garanzia del credito a norma dell’art. 671 c.p.c. - solo se successiva al sorgere del credito, con la conseguenza che non può aspirare alla misura cautelare de qua il creditore che abbia avuto modo di rendersi conto dell’inadeguatezza del patrimonio del debitore nel momento in cui il credito è sorto. Cass. lav., 6 maggio 1998, n. 4542.

 

Con riguardo ad un rapporto di agenzia, da cui il preponente abbia receduto per violazione degli obblighi professionali da parte dell’agente, ai fini della concessione in danno di quest’ultimo del sequestro conservativo richiesto dal preponente in riferimento ai danni patiti, il periculum in mora va accertato con riferimento alle condizioni economiche dell’agente sussistenti non al momento della stipulazione del contratto (da ritenersi implicitamente accettate dal creditore) ma a quello in cui l’obbligazione risarcitoria sia sorta ed all’ammontare del credito risarcitorio giudizialmente accertato, desumendole anche da elementi e circostanze processuali od extraprocessuali che rendono verosimile l’eventualità di un depauperamento del patrimonio dell’agente o la sua intenzione di non fare fronte agli impegni. Cass. 16 agosto 1988, n. 4955.

 

 

  1. Contenuto del provvedimento di sequestro.

In tema di sequestro giudiziario di azienda, la mancata indicazione dei singoli componenti destinati a formare specifico oggetto del sequestro stesso non è causa di invalidità od inefficacia di esso, a differenza che nel caso di sequestro conservativo, in cui la puntuale individuazione e descrizione dei beni assume la funzione di render noto lo specifico oggetto della garanzia patrimoniale riconosciuta al creditore procedente. Cass. 21 giugno 2000, n. 8429.

 

L’art. 2901 c.c. e l’art. 671 c.p.c. non prescrivono che il provvedimento di sequestro conservativo debba contenere, tra l’altro, l’indicazione dell’ammontare del credito per il quale la misura cautelare viene autorizzata (anche se un eccesso nella attuazione del sequestro medesimo da parte del creditore procedente legittima la richiesta del debitore di un provvedimento di riduzione, in applicazione del disposto di cui all’art. 496 c.p.c.), ma, ove il provvedimento cautelare contenga tale indicazione, l’attuazione del sequestro non potrà avvenire se non entro il limite indicatovi. Cass. 5 agosto 1997, n. 7218.

 

 

  1. Beni suscettibili di sequestro: casistica.

Non può essere concesso - al creditore di una società (nel caso, una spa) che intenda esperire azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. nei confronti di un trust istituito, sulla totalità dei beni aziendali, da detta società allorché si trovava in uno stato di crisi finanziaria e allo scopo di superare detta crisi mediante la predisposizione di un piano attestato ex art. 67, 3º comma, lett. d), l. fall. prevedente, in particolare, il soddisfacimento dei creditori sociali - il sequestro conservativo ex art. 671 c.p.c. su detti beni aziendali: ciò sia per l’insussistenza del pregiudizio per l’istante (essendo il trust stato istituito anche in suo favore), sia in considerazione del fatto che, avendo il trust in questione una causa solutoria (e quindi la natura di atto oneroso), l’istante non ha fornito la prova dell’esistenza del consilium fraudis in capo al terzo avente causa dalla società debitrice (nel caso, il trustee). Trib. Alessandria, 24 novembre 2009.

 

Le quote di partecipazione di una società di persone che per disposizione dell’atto costitutivo siano trasferibili con il (solo) consenso del cedente e del cessionario, salvo il diritto di prelazione in favore degli altri soci, possono essere sottoposte a sequestro conservativo ed essere espropriate a beneficio dei creditori particolari del socio anche prima dello scioglimento della società. Cass. 7 novembre 2002, n. 15605.

 

È inammissibile il sequestro conservativo di quote di una società di persone finché dura la società App. Milano, 23 marzo 1999.

Il sequestro conservativo ex artt. 669-ter, 670 e 671 c.p.c. avente per oggetto la gestione e la temporanea gestione di quote sociali non può essere concesso, se l’azione di merito viene fondata sulla simulazione assoluta e in subordine sulla revoca relativamente ad una scrittura privata con la quale vengono cedute quote di partecipazione ad una società a responsabilità limitata. Trib. Reggio Emilia, 11 marzo 1998.

 

Nell’ambito della società in accomandita semplice, in presenza di una clausola statutaria che preveda la libera trasferibilità delle quote, è ammissibile il sequestro conservativo richiesto, durante societate, dal creditore particolare del socio sulla quota di partecipazione del debitore ai fini della successiva esecuzione forzata. In deroga ai principi generali previsti per le altre specie di società a base personale, è inammissibile il sequestro conservativo dal creditore particolare del socio, stante il carattere di assolutezza del divieto contenuto nell’art. 2531 c.c. Trib. Milano, 19 dicembre 1996.

 

Essendo la quota di una società di persone un bene immateriale equiparato ex art. 812 c.c. al bene mobile materiale non iscritto in pubblici registri e stante la necessità della collaborazione degli organi sociali ai fini dell’individuazione degli utili e della quota, l’esecuzione del sequestro conservativo di quote di una società in accomandita semplice deve compiersi nelle forme del pignoramento presso terzi, le quali prevedono che, compiuto il primo atto di esecuzione del sequestro, coincidente con la notificazione della citazione e della intimazione di non disporre al debitore e al terzo (società), il terzo sia da quel momento costituito custode. Trib. Piacenza, 20 gennaio 1995.

 

Non essendo prevista nel nostro ordinamento l’esecuzione forzata per espropriazione dell’università aziendale e non essendo estendibile all’esecuzione individuale la disciplina prevista per quella concorsuale, è inammissibile il sequestro conservativo di azienda, il quale è preordinato proprio alla fruttuosità della eventuale esecuzione per espropriazione. La domanda subordinata di sequestro dei singoli beni dell’azienda avanzata dal ricorrente durante la fase interinale, non accettata dalla resistente, viola le regole del contraddittorio per non essere stata la resistente stessa in grado di prospettare eventuali condizioni di impignorabilità dei beni in relazione alla loro natura e destinazione, ai sensi dell’art. 514 c.p.c. Trib. Pisa, 20 aprile 1994.

 

Il bene immobile, oggetto di preliminare di vendita, non può essere assoggettato a sequestro conservativo in danno del promittente-acquirente configurandosi al suo riguardo soltanto il credito alla prestazione di un facere infungibile - il consenso del promittente venditore per la conclusione del contratto definitivo - insuscettibile di esecuzione forzata, potendosi soltanto chiedere, in sua mancanza, la sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. Cass. 11 febbraio 1988, n. 1479.

Conf.: È inammissibile l’istanza per sequestro conservativo proposta in funzione di causa di merito volta all’adempimento di contratto preliminare, giacché la richiesta misura cautelare ha funzione strumentale rispetto a una ipotizzata espropriazione forzata mentre la prospettata causa di merito è volta ad ottenere sentenza costitutiva, che produce gli effetti del contratto non concluso prescindendo da esecuzione forzata nelle forme suddette. Trib. Torino 4 novembre 1999.

Contra: Posto che, in mancanza della previa trascrizione del preliminare di compravendita di un immobile, la sola trascrizione della domanda di esecuzione in forma specifica dell’obbligo di contrarre non può spiegare alcuna efficacia prenotativa rispetto alle conseguenze di un’eventuale pronuncia costitutiva, non sussistono i presupposti per accogliere l’istanza di sequestro conservativo proposta nei confronti dell’alienante da chi, avendo acquistato lo stesso immobile con atto trascritto posteriormente alla trascrizione dell’anzidetta domanda giudiziale, paventi un danno ricollegato all’accoglimento di quest’ultima. Trib. Bari, 23 aprile 2002.

 

Il sequestro dei beni del coniuge allontanatosi dalla residenza familiare, previsto dall’art. 146, terzo comma, c.c., configura una misura con funzione, oltre che coercitiva e sanzionatoria, di garanzia dell’adempimento degli obblighi di contribuzione previsti dagli artt. 143, terzo comma, e 147 c.c. Ne consegue che la indicata norma non è invocabile per la concessione di sequestro conservativo a garanzia del diverso obbligo di mantenimento fra coniugi separati, la quale resta soggetta agli ordinari requisiti fissati dall’art. 671 c.p.c. Cass., 29 novembre 1985, n. 5948.

 

 

  1. Riduzione: natura del provvedimento e suo fondamento.

Le ordinanze del giudice istruttore (come pure del Presidente del tribunale) in materia di sequestro (concessione, cauzione, revoca: artt. 672-687 c.p.c.) pur non potendo essere assimilate a quelle istruttorie a causa della loro incidenza su diritti soggettivi, è pur vero che hanno efficacia circoscritta entro precisi limiti temporali, stante il loro carattere strumentale rispetto al processo o ai processi di convalida o di merito o a cui si inseriscono, di guisa che quell’efficacia è destinata a venir meno alla definizione del processo per qualsiasi causa, e tutte le questioni relative alla loro legittimità sostanziale o processuale possono e debbono esser fatte valere al momento della decisione sulla convalida che è impugnabile nelle forme ordinarie. Ne consegue per quanto riguarda, in particolare, il provvedimento di riduzione del sequestro conservativo (non previsto espressamente nel nostro ordinamento ma invalso nella pratica in analogia alla riduzione del pignoramento ex art. 496 c.p.c.), insuscettibile di passaggio in giudicato, potendo la parte interessata sempre chiedere, anche nel corso del processo, un nuovo sequestro sui beni relativamente ai quali il precedente è stato escluso che avverso il medesimo è inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. che riguarda provvedimenti decisori definitivi che spieghino i loro effetti con efficacia di giudicato per non essere dato contro di essi alcun rimedio. Cass. 9 febbraio 1994, n. 1336.

 

Non è ammesso reclamo avverso il provvedimento negativo sull’istanza di riduzione d’un sequestro conservativo - pur ragionando nell’ordine di idee dell’estensibilità al sequestro suddetto della previsione ex art. 496 c.p.c. in tema di pignoramento, e pur tenuto conto della reclamabilità dei provvedimenti cautelari negativi, nonché di quelli concernenti modifica o revoca delle misure cautelari - giacché si tratta di provvedimento che attiene al momento dell’attuazione e non a quello dell’esercizio della tutela cautelare. Trib. Lucca, 21 marzo 2003.

 

In sede di convalida del sequestro conservativo è consentita, ove risulti l’esorbitanza del valore dei beni originariamente staggiti rispetto all’ammontare del credito, la riduzione della misura cautelare con la sua convalida nei corrispondenti limiti, in quanto il potere di disporre tale riduzione è implicitamente conferito dall’art. 671 c.p.c. nella parte in cui rinvia alle norme sul pignoramento, ivi incluso l’art. 496 c.p.c. che espressamente contempla la riduzione del pignoramento. Cass., 27 aprile 1985, n. 2746; conforme Cass. 7 novembre 1992, n. 12050.

 

La valutazione delle condizioni che autorizzano la riduzione del pignoramento o del sequestro conservativo è affidata al discrezionale apprezzamento del giudice del merito, anche relativamente all’eventuale concentrazione della misura cautelare sui beni di uno soltanto di più condebitori in solido. E, in tal caso, il proprietario dei beni rimasti sequestrati non è abilitato a dolersi dell’adozione del provvedimento che, se pur vantaggioso per i coobbligati, non lo espone a rischi più gravi di quelli originariamente compresi nella sua posizione di condebitore solidale, tenuto come tale per l’intero e soggetto ad escussione per il corrispondente importo. Cass. 1° marzo 1986, n. 1305.

 

 

  1. Profili processuali: a) Giurisdizione e competenza.

Nei giudizi di merito devoluti alla corte d’appello quale giudice di unico grado per il riconoscimento dei lodi stranieri, il ricorso cautelare ante causam (nella specie, per sequestro conservativo) va proposto al presidente, che provvede alla designazione del singolo magistrato competente a conoscere dell’istanza. Per applicazione della convenzione di Bruxelles del 1952, relativo alla notificazione di alcune regole del sequestro conservativo, la misura cautelare avente ad oggetto nave battente bandiera di Stato non contraente può essere richiesta per uno dei crediti elencati nell’art. 1 della convenzione stessa o per qualsiasi altro credito che fonda il sequestro secondo la lex fori. La convenzione di Bruxelles del 1952, relativa alla unificazione di alcune regole del sequestro conservativo, non richiede la sussistenza del requisito del periculum in mora per la concessione della misura cautelare avente ad oggetto la nave straniera. Le risultanze del Lloyd Register of Ships danno luogo ad una presunzione iuris tantum dell’appartenenza della nave o della sua piena pertinenza economica all’ente ivi indicato. App. Roma, 15 luglio 2003.

 

È improponibile per difetto assoluto di giurisdizione il ricorso per sequestro conservativo promosso nei confronti della Repubblica argentina da titolare di obbligazioni emesse da detto Stato, atteso che il mancato pagamento sia delle cedole in scadenza che delle somme scadute in conto capitale ha avuto diretta origine da provvedimenti legislativi ed atti normativi ad efficacia generale, adottati dallo Stato medesimo nell’ambito delle proprie sovrane prerogative, per motivi di emergenza pubblica, al fine di garantire la sopravvivenza economica della nazione. Trib. Milano, 11 marzo 2003.

 

Ai sensi dell’art. 24 della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968 - resa esecutiva in Italia con legge 21 giugno 1971, n. 804 - i provvedimenti provvisori o cautelari (nella specie, il sequestro conservativo richiesto al giudice italiano) previsti dalla legge di uno Stato contraente possono essere chiesti all’autorità giudiziaria di tale Stato, quand’anche la competenza a conoscere del merito debba riconoscersi, in forza della convenzione medesima, al giudice di altro Stato contraente. Cass., Sez. Un., 21 aprile 1995, n. 4482.

 

Va autorizzato il sequestro conservativo in funzione di una sentenza svizzera regolatrice di rapporti patrimoniali fra divorziati e non ancora riconosciuta, ma passata in giudicato e riconoscibile, nel verificato pericolo di dispersione delle garanzie patrimoniali nelle more del giudizio di delibazione. La competenza alla pronuncia della misura cautelare appartiene alla Corte d’appello del luogo di attuazione della cautela e quindi dell’esecuzione della sentenza straniera da delibare. Il titolo straniero riconoscibile non è tuttavia esecutivo in Italia prima del provvedimento della Corte d’appello relativo alla sussistenza dei condizionanti requisiti, l’accertamento dei quali costituisce lo specifico merito della controversia cui la cautela è correlata. App. Milano, 13 marzo 1998.

 

Va autorizzato inaudita altera parte il sequestro conservativo sui beni del debitore condannato con decreto ingiuntivo tedesco non ancora munito di exequatur. La competenza alla pronuncia della misura cautelare appartiene al tribunale del luogo di situazione dei beni Trib. Udine, 28 febbraio 1997.

 

Va autorizzato il sequestro conservativo in funzione di una sentenza statunitense non ancora riconosciuta, ma passata in giudicato e riconoscibile, nel verificato pericolo di dispersione delle garanzie patrimoniali nelle more del giudizio di delibazione. La competenza alla pronuncia della misura cautelare appartiene alla Corte d’appello del luogo di attuazione della cautela e quindi dell’esecuzione della sentenza straniera da delibare. App. Trieste, 20 giugno 1997.

 

La questione attinente alla giurisdizione del giudice ordinario sull’istanza di sequestro è deducibile, con ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, tanto nella fase di cognizione sommaria, antecedente il provvedimento che dispone detta misura cautelare, quanto nel corso del successivo giudizio di convalida. Cass., Sez. Un., 1° dicembre 1994, n. 10240.

 

Con riguardo a nave di armatore straniero ormeggiata in porto italiano, l’istanza di sequestro conservativo, a tutela dei crediti di lavoro dei marittimi alle dipendenze di detto armatore, ed altresì la domanda di convalida di tale sequestro rientrano nella giurisdizione del giudice italiano, in base ai criteri di collegamento di cui agli artt. 4, n. 3, e 672, terzo comma, c.p.c., anche quando la causa di merito, trattandosi di contratti di arruolamento intervenuti fra stranieri, nonché stipulati ed eseguiti all’estero, si sottragga a detta giurisdizione. Cass., Sez. Un., 24 ottobre 1990, n. 10332.

 

Con riguardo alla richiesta di sequestro conservativo di beni in Italia di uno Stato estero, che venga avanzata a tutela di crediti discendenti da prestazioni giornalistiche svolte in favore di detto Stato o di una sua agenzia statale di stampa, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano, alla stregua dell’immunità giurisdizionale di cui godono gli Stati stranieri (e gli altri soggetti di diritto internazionale) in relazione ai rapporti posti in essere nell’ambito delle loro attività sovrane, o comunque diretti alla realizzazione delle loro finalità istituzionali, nonché della stretta inerenza di quelle prestazioni a tali funzioni pubblicistiche. Cass., Sez. Un., 7 luglio 1988, n. 4478.

 

La devoluzione ad arbitri stranieri, in forza di clausola compromissoria, della controversia inerente ad un determinato rapporto contrattuale non vale a derogare alla giurisdizione del giudice italiano con riguardo al procedimento di autorizzazione e convalida di sequestro conservativo (art. 818 c.p.c.), ancorché diretto a garantire crediti discendenti da detto rapporto, indipendentemente dall’eventuale contemporanea pendenza del giudizio arbitrale. Cass., Sez. Un., 2 novembre 1987, n. 8050.

Conf.: L’esistenza di una clausola compromissoria per arbitrato irrituale non implica una rinuncia alla giurisdizione cautelare; nemmeno è possibile trarre argomenti contro la compatibilità tra arbitrato libero e misure cautelari dalle disposizioni che regolano il procedimento cautelare uniforme, le quali devono invece essere adeguate all’arbitrato irrituale, in ossequio al fondamentale diritto alla tutela cautelare. Trib. Roma, 7 agosto 1987.

Contra: È improponibile il ricorso volto ad ottenere una misura cautelare in presenza di una clausola compromissoria per arbitrato libero poiché questa comporta una rinuncia totale alla giurisdizione, comprensiva anche della tutela cautelare; l’art. 669-quinquies c.p.p., inoltre, non è applicabile né in via diretta né in via analogica all’arbitrato irrituale, che non è nemmeno idoneo a soddisfare il requisito della strumentalità del provvedimento cautelare rispetto al giudizio di merito richiesto dagli artt. 669-octies e 669-novies c.p.c. Trib. Napoli, 7 agosto 1987.

 

 

  1. Segue: b) Altre questioni processuali.

La tardiva introduzione del giudizio di merito conseguente all’autorizzazione del sequestro conservativo comporta l’inefficacia della misura cautelare concessa “ante causam” anche nel caso in cui la parte intimata si sia ritualmente costituita. Cass. civile, III, 23 giugno 2009, n. 14641.

 

Ai fini dell’intervento principale o dell’intervento litisconsortile nel processo, anche se l’articolo 105 c.p.c. esige che il diritto vantato dall’interveniente non sia limitato ad una meramente generica comunanza di riferimento al bene materiale in relazione al quale si fanno valere le antitetiche pretese delle parti, la diversa natura delle azioni esercitate, rispettivamente, dall’attore in via principale e dal convenuto in via riconvenzionale rispetto a quella esercitata dall’interveniente, o la diversità dei rapporti giuridici con le une e con l’altra dedotti in giudizio, non costituiscono elementi decisivi per escludere l’ammissibilità dell’intervento, essendo sufficiente a farlo ritenere ammissibile la circostanza che la domanda dell’interveniente presenti una connessione od un collegamento con quella di altre parti relative allo stesso oggetto sostanziale, tali da giustificare un simultaneo processo. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ravvisato un collegamento di tal genere tra l’iniziale domanda di sequestro conservativo relativa alla quota ideale di un patrimonio comune e quella di divisione dello stesso patrimonio). Cass. 27 giugno 2007, n. 14844.

 

Il difensore munito di mandato alle liti senza limitazione alcuna ha, tra i suoi poteri, quello di proporre istanza di sequestro conservativo per conto e nell’interesse della parte, in quanto l’art. 84 c.p.c. consente al difensore di compiere tutti gli atti del processo che non siano riservati alla parte, e tale riserva non è prevista in relazione all’istanza di sequestro. Cass. lav., 22 novembre 2003, n. 17762.

Il sequestro conservativo non può essere autorizzato se nella domanda cautelare proposta ante causam non è individuato il giudizio di merito che si intende instaurare. Trib. Parma, 18 dicembre 2000.

 

Il Collegio, adito in sede di reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c., non è competente a decidere sul ricorso incidentale proposto dalla resistente, che domanda la dichiarazione di inefficacia del provvedimento di sequestro conservativo concesso dal giudice di prime cure, affermando che la misura cautelare non è stata eseguita dalla controparte nel termine di cui all’art. 675 c.p.c. Trib. Santa Maria Capua Vetere, 10 dicembre 1996, n. 5147.

 

Nel procedimento cautelare, in cui il giudice dispone di elementi di valutazione ancora incompleti, ma sui quali deve fondare decisioni che possono avere un’incidenza pratica notevole ed immediata è opportuno, ed anzi necessario, che il giudice acquisisca il maggior numero di elementi di valutazione possibile, purché venga rispettato il principio del contraddittorio, il quale postula che sui documenti prodotti tutte le parti possano formulare deduzioni e contestazioni, non anche che le parti debbano avere cognizione di tali documenti in entrambe le fasi del procedimento. Trib. Frosinone, 19 aprile 1996.

 

La produzione di nuovi documenti nella fase di reclamo avverso un provvedimento di sequestro non è affatto preclusa, in quanto il collegio ritenga i nuovi mezzi di prova indispensabili ai fini della decisione e purché venga rispettato il principio del contraddittorio, il quale postula che sui documenti prodotti tutte le parti possano formulare deduzioni e contestazioni, non anche che le parti debbano avere cognizione di tali documenti in entrambe le fasi del procedimento cautelare. Trib. Frosinone, 19 aprile 1996.

 

La legittimazione a chiedere il sequestro conservativo spetta solo a chi sia titolare di un credito attuale, ancorché non esigibile. Non è, pertanto, legittimato l’eventuale erede di un soggetto nel caso in cui i beni di quest’ultimo abbiano formato oggetto di alienazione da parte dell’erede legittimo, non configurandosi tra dette parti un rapporto in virtù del quale alla prima possa essere attribuita la qualifica di creditore dell’altra. Cass. 28 gennaio 1994, n. 864.

 

 

  1. Segue: c) Responsabilità «aggravata» ex art. 96.

Ai sensi dell’art. 96, 3º comma, c.p.c., deve essere condannato d’ufficio al pagamento di una sanzione pari al doppio dell’importo liquidato a titolo di spese di lite senza accessori, chi in mala fede abbia chiesto inaudita altera parte un sequestro conservativo senza riferire una circostanza di fatto che necessariamente gli era nota e che se fosse stata conosciuta dal giudice avrebbe impedito la concessione del provvedimento (nella specie l’esistenza di una missiva del ricorrente che implicitamente aveva riconosciuto la propria impossibilità di far fronte alla propria obbligazione). Trib. Verona, 1 ottobre 2010.

 

La domanda di risarcimento dei danni per responsabilità aggravata in conseguenza della trascrizione della domanda giudiziale prevista dall’art. 96, secondo comma, c.p.c., non attenendo al merito della controversia (i cui termini, con riferimento all’oggetto e alle “causae petendi” delle domande rispettivamente proposte dalle parti, restano immutati secondo la fissazione che deriva dagli atti iniziali), può essere formulata per la prima volta anche all’udienza di precisazione delle conclusioni, in quanto la parte istante è in grado al termine dell’istruttoria di valutarne la fondatezza e di offrire al giudice gli elementi per la quantificazione del danno subito; ne consegue che, a maggior ragione, la sua proposizione deve ritenersi ammissibile con l’istanza di sequestro conservativo, avanzata in corso di causa anteriormente alla precisazione delle conclusioni (ancorché successivamente alla costituzione in giudizio dell’istante medesimo, quando la domanda giudiziale della controparte sia stata già trascritta) e poi reiterata in sede di conclusioni. Cass. 7 luglio 2009, n. 15964.

 

La domanda di responsabilità processuale aggravata di cui all’articolo 96 c.p.c., avanzata nei confronti della parte che ha chiesto ed ottenuto un provvedimento cautelare di sequestro, rientra nella competenza funzionale e inderogabile del giudice della convalida e del merito, ed è pertanto inammissibile la richiesta del relativo danno in un separato giudizio. Cass. 20 marzo 2006, n. 6116; conforme Cass. 8 luglio 1992, n. 8336, Cass. 23 aprile 2001, n. 5972.

 

Ove sia accertata l’inesistenza del credito a tutela del quale è stato richiesto ed eseguito sequestro conservativo, la responsabilità processuale aggravata del creditore procedente trova la sua disciplina nel secondo comma dell’art. 96 c.p.c. (per il quale è sufficiente che si sia agito senza la normale prudenza) e non nel primo comma del medesimo articolo (che richiede, invece, il dolo o la colpa grave) indipendentemente dal motivo del provvedimento di rigetto dell’istanza di convalida ed anche quando, quindi, il rigetto sia dipeso dalla incompetenza del giudice che ha autorizzato il sequestro, come nel caso di provvedimento emesso dal presidente del tribunale, anziché dal giudice istruttore dinnanzi al quale pendeva la causa di merito. Cass. 21 febbraio 1995, n. 1861.

 

Va condannata ai sensi dell’art. 96 comma secondo c.p.c. la parte che richieda ed ottenga un sequestro conservativo mobiliare ed immobiliare, mediante allegazione di fatti e circostanze che sa essere non veritieri. Nel caso di specie il ricorrente aveva prospettato un proprio credito per danno di gran lunga superiore a quello reale (quest’ultimo interamente coperto da polizza assicurativa). Trib. Ancona, 5 febbraio 1993.

 

L’esecuzione di un sequestro conservativo, ove venga accertata la inesistenza del diritto di credito a tutela del quale esso è stato richiesto ed eseguito, dà luogo, a carico del creditore procedente, a responsabilità processuale per danni ai sensi dell’art. 96, secondo comma, c.p.c., per la quale è sufficiente che egli abbia agito senza la normale prudenza, mentre, se all’esito del giudizio di convalida il sequestro sia revocato, non per la inesistenza del diritto di credito cautelato, ma per il difetto di altro presupposto legittimante la concessione della misura cautelare, come, in particolare, per l’accertata carenza del periculum in mora, la responsabilità processuale del ricorrente trova la sua regolamentazione nella più generale disciplina dello stesso art. 96, primo comma, c.p.c., e postula, pertanto, che egli abbia agito con mala fede o colpa grave. Cass. 6 marzo 1989, n. 1219.

 

La responsabilità processuale aggravata, prevista dall’art. 96, secondo comma, c.p.c. in relazione a provvedimento cautelare, quale il sequestro conservativo, postula l’inesistenza del diritto per il quale è stato eseguito detto provvedimento, nonché l’inosservanza da parte dell’istante delle norme di condotta ispirate alla cautela dell’uomo di media diligenza. La suddetta responsabilità, pertanto, non può essere affermata quando il sequestro conservativo venga dichiarato nullo o revocato per vizi processuali indipendenti dall’inesistenza di quel diritto (nella specie, incompetenza del presidente del tribunale per essere già pendente causa di merito), ovvero alla stregua di un accertamento di carenza del diritto medesimo che sia frutto di valutazioni logico-giuridiche compiute in esito ad istruttoria, rispetto alle quali le diverse prospettazioni dell’istante non siano ascrivibili a comportamento imprudente. Cass. 18 ottobre 1985, n. 5132.

 

 

  1. Fattispecie particolari: a) Sequestro ed obbligazioni plurisoggettive.

La società che in una causa avente ad oggetto l’azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci, in qualità di creditore dell’obbligazione solidale, voglia ottenere nei confronti di questi ultimi la concessione del sequestro conservativo ex art. 671 c.p.c. deve fornire la prova della sussistenza del periculum in mora di tutti gli obbligati in solido, poiché l’obbligazione solidale dà luogo ad un’unica situazione giuridica passiva facente capo a più soggetti e non ad una pluralità di rapporti giuridici di credito-debito tra loro distinti ed autonomi. Trib. Santa Maria Capua Vetere, 20 gennaio 2004.

 

È inammissibile la richiesta di sequestro conservativo avanzata dai creditori ricorrenti no n già per l’importo del credito individualmente vantato nei confronti del convenuto, bensì per la somma complessiva dei crediti individuali, non potendosi far valere in giudizio il diritto di credito di altri, ancorché si tratti di crediti della stessa natura e originati dagli stessi fatti. Trib. Milano, 16 ottobre 2002.

 

La circostanza che accanto al debitore nei cui confronti è richiesto il provvedimento di sequestro conservativo vi siano altri coobbligati (pure essi convenuti in giudizio, ma nei cui confronti non si è pronunciato il sequestro pure richiesto) non comporta che il creditore istante debba dimostrare la sussistenza del periculum in mora anche nei confronti degli altri coobbligati, in quanto se il pericolo di non soddisfacimento del credito nei confronti di un debitore dovesse essere subordinato alla sussistenza di analogo pericolo riguardo agli altri condebitori la solidarietà si risolverebbe in una difficoltà per il creditore non conciliabile con il vantaggio che assicura. Trib. Pordenone, 18 novembre 1998.

 

La circostanza che, accanto al debitore nei cui confronti è richiesto il provvedimento di sequestro conservativo, vi siano altri coobbligati, nel patrimonio dei quali il creditore istante potrebbe trovare comunque garanzia, non esclude la possibilità di configurare il periculum in mora, poiché come il creditore - alla luce dei principi generali in tema di solidarietà - ha diritto di soddisfarsi per l’intero sul patrimonio di uno qualsiasi dei condebitori, a sua insindacabile scelta, così dev’essergli riconosciuto anche il diritto di cautelarsi nei confronti di quel medesimo debitore per il timore di perdere la garanzia del suo credito, senza che si possa tener conto della presenza a suo favore della garanzia generica del patrimonio degli altri coobbligati. Trib. Trento, 25 settembre 1993.

 

 

  1. Segue: b) Sequestro ed azione surrogatoria.

È ammissibile la richiesta di sequestro conservativo ante causam nei confronti del debitore del sequestrato in relazione ad un’instauranda azione surrogatoria. Trib. Milano, 1° marzo 2001.

 

 

  1. Segue: c) Sequestro ed azione revocatoria (ordinaria e fallimentare).

Mentre nell’art. 671 c.p.c. il sequestro conservativo è opponibile contro gli atti dispositivi dei beni sequestrati compiuti dopo la concessione del provvedimento cautelare, nel caso dell’art. 2905, II comma, c.c. il debitore dispone dei propri beni prima della pronuncia del giudice. Il profilo di criticità con le esigenze di certezza dei traffici giuridici – riconducibile al fatto che il sequestro colpisce beni di soggetti terzi rispetto al debitore - è correlato al fatto che il sequestro di cui all’art. 2905, II comma, c.c. è un’ipotesi speciale relegata agli atti di disposizione compiuti dal debitore in frode ai creditori e finalizzata ad impedire l’elusione dell’applicazione dell’art. 2740 c.c. Trib. Prato, 5 marzo 2012.

 

Il sequestro ex art. 2905, II comma, c.c., si rivela di particolare importanza soprattutto nei casi nei quali il creditore che agisce in revocatoria non possa beneficiare degli effetti conseguenti alla trascrizione della domanda giudiziale, esperibile solamente con riferimento ai beni immobili e mobili registrati. (Nella specie il sequestro era stato chiesto a cautela di un’azione revocatoria nei confronti di un atto di donazione di titoli di credito). Trib. Prato, 5 marzo 2012.

 

Nel caso del sequestro conservativo ex art. 2905, comma 2, c.c. - la cui finalità è quella di impedire che l’alienazione del bene da parte del terzo renda infruttuoso l’esercizio dell’azione revocatoria - sia l’elemento oggettivo che quello soggettivo del periculum in mora vanno valutati in relazione al terzo nel cui patrimonio si trovano i beni. Nel sequestro conservativo ex art. 671 c.p.c. la trascrizione della domanda giudiziale può non assicurare un’idonea forma di tutela per le ragioni creditorie, considerato che il richiedente non è tenuto ad indicare (e di regola non indica) il bene o i beni da sottoporre al vincolo ma solo l’ammontare del credito per cui agisce e che il giudice, a sua volta, si limita ad autorizzare la misura cautelare stabilendo il valore fino a concorrenza del quale il sequestro può essere eseguito, essendo solo il creditore il soggetto che, in fase esecutiva, sceglie poi i beni (o i crediti) da sottoporre a sequestro. Di contro, nel caso di cui all’art. 2905, comma 2, c.c. il sequestro conservativo ha come oggetto un bene determinato (quello oggetto dell’atto dispositivo di cui si chiede la revoca), con la conseguenza che la trascrizione della domanda giudiziale può già fornire un’idonea forma di protezione delle ragioni creditorie relative a beni di natura immobiliare. Trib. Palermo, 26 aprile 2004.

 

È ammissibile, dopo l’entrata in vigore del processo cautelare uniforme ai sensi degli artt. 669-bis e ss. c.p.c., la richiesta ante causam di sequestro conservativo di bene oggetto di domanda revocatoria ordinaria. Trib. Brescia, 18 settembre 2002.

 

La misura cautelare del sequestro giudiziario è incompatibile con l’azione revocatoria fallimentare, in quanto l’istituto previsto dall’art. 670 codice di procedura civile presuppone come principale requisito di ammissibilità la ricorrenza di una controversia sulla proprietà o sul possesso di un bene, importante condanna alla restituzione dell’oggetto della contesa, mentre l’azione revocatoria fallimentare mira al recupero del bene alla garanzia patrimoniale dei creditori ai fini esecutivi e conservativi propri della procedura fallimentare. Trib. Genova, 14 dicembre 1994.

 

 

  1. Segue: d) Sequestro ed azione di responsabilità verso amministratori e sindaci di società.

L’istanza di sequestro conservativo ante causam nei confronti dei sindaci di una società per azioni, preordinata all’esperimento dell’azione di responsabilità da instaurarsi nei confronti dei medesimi a norma dell’art. 2407 c.c., si propone al tribunale, in quanto giudice competente a conoscere del merito. Il debitore è legittimato a richiedere il sequestro conservativo in mani proprie delle somme dovute al creditore a garanzia di un proprio credito, per altro titolo, verso il creditore medesimo. Il potere di decidere in ordine alle questioni relative alla insequestrabilità dei beni del debitore spetta al giudice della cautela (nella specie era stata dedotta la parziale insequestrabilità delle somme oggetto della misura cautelare a norma dell’art. 545, comma quarto, c.p.c.) Trib. Roma, 18 agosto 1994.

 

Per la concessione di un sequestro conservativo a favore del creditore sociale che agisce contro gli amministratori di una società per azioni, facendo valere - nel giudizio di merito - la loro responsabilità per violazione del divieto di nuove operazioni previsto dall’art. 2449 c.c., ai fini della verifica di sussistenza del fumus boni iuris, occorre valutare se alla data degli atti che si assumono compiuti in violazione di detto divieto si fossero verosimilmente verificate perdite idonee a far scendere il capitale sociale al di sotto del limite legale e, in caso positivo, se di tali perdite a quella data gli amministratori (ed i sindaci eventualmente coinvolti nell’azione di responsabilità da parte del creditore sociale) fossero o dovessero essere consapevoli, non essendo sufficiente invece la verosimiglianza di uno stato di dissesto della società nel periodo di compimento degli atti. Trib. Treviso, 19 novembre 1999.

 

La competenza a disporre le misure cautelari accessorie all’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti di amministratori e sindaci di società fallite spetta al giudice delegato al fallimento. Nella fase preliminare alla emissione delle misure cautelari di cui all’art. 146, l. fall. il curatore non assume la posizione di parte neppure in senso processuale e quindi non deve essere assistito da un difensore. Nell’azione di responsabilità ex art. 146, l. fall. il periculum in mora che giustifica l’emissione della misura cautelare del sequestro conservativo può essere rappresentato dalla sola sproporzione fra il patrimonio del debitore e l’entità del credito tutelato (nella specie, il credito è stato determinato nell’entità del dissesto). Trib. Padova, 12 maggio 1999.

 

L’azione di responsabilità promossa dal curatore fallimentare nei confronti degli amministratori della società fallita spetta alla competenza del tribunale ordinario. Nell’azione di responsabilità ex art. 146, l. fall. il periculum in mora che giustifica l’emissione della misura cautelare del sequestro conservativo può essere rappresentato dalla sola sproporzione fra il patrimonio del debitore e l’entità del credito. Trib. Pordenone, 18 marzo 1999.

 

 

  1. Sequestro ed altri procedimenti giurisdizionali: a) sequestro e procedimenti di divorzio e di separazione personale tra coniugi.

È inammissibile il ricorso straordinario in cassazione ex art. 111 Cost. avverso l’ordinanza della corte d’appello di rigetto del gravame proposto avverso il decreto di sequestro ex art. 156 c.c., trattandosi di provvedimento di natura cautelare, non decisorio, nè definitivo. Cass. 2 febbraio 2012, n. 1518; conforme Cass., 19 febbraio 2003, n. 2479.

 

Il sequestro conservativo sui beni del coniuge obbligato a corrispondere all’altro coniuge un assegno di mantenimento, previsto dall’art. 156, sesto comma, c.c., non ha natura cautelare perché prescinde dal periculum in mora, ma soltanto funzione di garanzia dell’adempimento degli obblighi patrimoniali stabiliti dal giudice della separazione dei coniugi. Pertanto il provvedimento - che per la sua particolare natura, determinata dai presupposti che ne legittimano la concessione e dalla finalità che persegue, può esser emanato anche dopo l’abrogazione dell’art. 673 c.p.c. per effetto dell’art. 89 legge 26 novembre 1990 n. 353 - può esser domandato (o può esserne richiesto l’ampliamento), anche dopo la pronunzia giudiziale di separazione dei coniugi e la chiusura del giudizio di primo grado ogni qual volta l’inadempimento del coniuge obbligato si sia realizzato successivamente, con il limite della proposizione della relativa istanza nel rispetto del principio del contraddittorio. Cass. 28 maggio 2004, n. 10273; conforme Cass. 30 gennaio 1992, n. 961.

 

Il sequestro previsto dall’art. 8 comma ult. legge n. 898 del 1970 è un provvedimento cautelare non assoggettabile alla disciplina uniforme delle misure cautelari previste negli artt. 669-bis ss. c.p.c., né per il rito nè per i presupposti sostanziali: infatti il provvedimento va adottato dal tribunale nelle forme del rito camerale ex artt. 737 ss. c.p.c. e non può ricondursi alla figura del sequestro conservativo, che è un mezzo di conservazione della garanzia patrimoniale, sicché non si applicano le norme degli artt. 671 ss. c.p.c. né occorre il periculum in mora inteso come rischio di perdere la garanzia patrimoniale generica di cui all’art. 2740 c.c. Trib. Sala Consilina, 16 luglio 1997.

 

Il sequestro dei beni del coniuge obbligato al pagamento dell’assegno, previsto dall’art. 8, comma settimo, legge 1 dicembre 1970, n. 898, modificato dalla legge 6 marzo 1987, n. 74, è applicabile anche nell’ambito del giudizio di separazione. Trib. Roma, 2 aprile 1997.

 

La nuova disciplina del sequestro contenuta negli artt. 669 ss. del nuovo codice di procedura civile non si applica al sequestro previsto dall’art. 156 c.c., che non è un provvedimento cautelare, ma un provvedimento diretto ad impedire la violazione dell’obbligo di mantenimento mediante coazione (soprattutto) psicologica sull’obbligato; pertanto, il giudice, investito della decisione sull’istanza di sequestro proposta ai sensi dell’art. 156 cit., deve rimettere gli atti al Presidente del tribunale (che lo abbia designato ex art. 669-ter c.p.c.) per i provvedimenti di sua competenza: su tale istanza è competente a decidere il tribunale e con la procedura del rito camerale. Trib. Catania, 23 aprile 1993.

 

Il provvedimento di sequestro dei beni del coniuge obbligato alla prestazione di mantenimento nei confronti del coniuge separato e di mantenimento, educazione ed istruzione della prole nata dal matrimonio, di cui al comma sesto dell’art. 156 c.c., non ha natura cautelare e non è assimilabile al sequestro conservativo, il cui regime non è per ciò applicabile, né per quanto concerne le condizioni che lo legittimano e lo regolano, né per quanto riguarda il rito; di conseguenza, una volta concesso il sequestro di cui al comma sesto del cit. art. 156, non si fa luogo a giudizio di convalida, fermo restando che il sequestro stesso rimane soggetto a revoca o modifica da parte del tribunale in camera di consiglio. Trib. Monza, 27 ottobre 1989.

 

Il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato al pagamento di quanto necessario al mantenimento dell’altro coniuge, consensualmente separato, ai sensi dell’art. 156, comma sesto, c.c., non costituisce un provvedimento cautelare atipico con una sua autonomia concettuale, di sostanza e di rito, rispetto alla misura conservativa contemplata nel codice del processo ma è piuttosto un provvedimento da ricondurre al paradigma legale dell’art. 671 c.p.c. ed alla disciplina dettata per l’istituto generale del sequestro conservativo, ivi compresa quella che prevede e regola la competenza del presidente del tribunale e del g.i., ai fini dell’ammissibilità del sequestro, in nulla rileva che il coniuge creditore sia già munito del titolo esecutivo costituito dal verbale di separazione consensuale omologata. Trib. Perugia, 29 settembre 1987.

 

Qualora, in costanza di separazione personale (nella specie: consensuale), il coniuge obbligato proceda ad una cosiddetta autoriduzione dell’assegno di mantenimento, tale comportamento, se non integra gli estremi per la concessione della misura cautelare di cui all’art. 671 c.p.c. (per la mancanza del periculum in mora), giustifica un provvedimento di sequestro ex art. 156 c.c., che può essere revocato, nel corso del giudizio (nella specie: con la sentenza definitiva) per giustificati motivi sopravvenuti (nella specie: il coniuge obbligato in breve tempo aveva provveduto a rispettare puntualmente le condizioni della separazione). Trib. Pavia, 19 novembre 1985.

 

Il sequestro sui beni del coniuge separato, inadempiente all’obbligo di corresponsione dell’assegno, ha natura di misura cautelare atipica e pertanto prescinde dal giudizio di convalida. Trib. Genova, 14 agosto 1984.

Contra: Il sequestro su beni del coniuge inadempiente all’obbligazione alimentare presenta le caratteristiche del sequestro conservativo e richiede il giudizio di convalida; pertanto, la mancata instaurazione dello stesso impone la declaratoria di inefficacia del sequestro. App. Genova, 18 ottobre 1985.

 

In caso di inadempienza di un coniuge all’obbligo di versamento allo altro coniuge dell’assegno di mantenimento determinato con la pronunzia di separazione, il tribunale, su richiesta dell’avente diritto, può ordinare al terzo, tenuto a corrispondere anche periodicamente somme di denaro all’obbligato, che una parte di queste venga versata direttamente all’istante. La relativa richiesta può essere avanzata col rito camerale ed il provvedimento emesso con decreto, salvo il caso di contestazione sull’esistenza stessa del debito del terzo. I limiti normalmente previsti per la pignorabilità e la sequestrabilità dei crediti non sono applicabili al suddetto mezzo atipico di esecuzione coattiva. App. Venezia, 21 giugno 1976.

 

 

  1. Segue: b) Sequestro e procedimento penale.

In materia di misure cautelari reali in procedimento penale, il sequestro conservativo può essere concesso quando, nelle more del giudizio penale di cassazione, il danneggiato da reato non potrebbe altrimenti ottenere la tutela cautelare, costituzionalmente garantita in ogni fase del processo, a norma dell’art. 24 Cost. Trib. Mantova, 21 ottobre 2003.

 

Ai fini del risarcimento dei danni derivanti da fatto illecito il danno morale si evince dalla sentenza penale di condanna del reo senza ulteriore necessità di prova e potrà essere richiesto anche se il reato sia estinto, previo l’accertamento della sussistenza del fatto storico da parte del giudice civile. Invece il danno patrimoniale, nei suoi due aspetti del danno emergente e del lucro cessante, deve essere provato dal soggetto passivo. Trib. Salerno, 27 giugno 1990.

 

 

  1. Miscellanea.

In caso di mancata concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, è possibile emanare un provvedimento di natura cautelare, volto alla conservazione della garanzia patrimoniale del credito azionato, solo in caso di sopravvenienze in punto di periculum, tali da imporre una nuova valutazione delle circostanze di fatto, diversa rispetto a quella del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo (Nella fattispecie il sequestro conservativo è stato chiesto dopo l’emissione del decreto ingiuntivo e prima dell’introduzione del giudizio di opposizione). Trib. Prato, 4 gennaio 2012.

 

In caso di rinuncia all’eredità o di inutile decorso del termine all’uopo fissato, per impugnare la rinuncia e renderla inefficace i creditori debbono esperire l’azione prevista dall’art. 524 c.c., proponendo e trascrivendo la domanda anche nei confronti di chi si affermi quale avente causa degli altri chiamati all’eredità rispetto al medesimo immobile. Poiché tale azione produce in rapporto ai creditori del chiamato rinunciante i sostanziali effetti dell’azione revocatoria, al sequestro richiesto per assicurare gli effetti dell’accoglimento della domanda prevista dall’art. 524 è applicabile la disciplina dettata dall’art. 2905 c.c., potendosi trascrivere il sequestro tanto nei confronti del dante causa del debitore che nei confronti di quest’ultimo al solo scopo di far accertare l’esistenza del credito vantato verso di lui; non è invece idonea al medesimo fine la semplice richiesta di sequestro conservativo dei beni oggetto della delazione ereditaria, atteso che verrebbe altrimenti elusa la disciplina degli effetti della trascrizione, la quale ha riguardo a situazioni tipiche, e considerato che detti beni non appartengono a chi è chiamato all’eredità. (Fattispecie anteriore all’entrata in vigore delle norme sul procedimento cautelare uniforme). Cass. 29 marzo 2007, n. 7735.

 

È inammissibile la richiesta di sequestro conservativo volta a garantire il diritto risarcitorio azionato ex art. 2395 c.c., a tutela dei piccoli azionisti, stante la difficoltà di isolare, nella notoria aleatorietà del mercato azionario, la quota di danno causalmente connessa con comportamenti illeciti degli amministratori, rispetto a quella attinente alle più varie dinamiche del mercato. Trib. Milano, 24 agosto 2002.

 

In sede di procedimento, avente ad oggetto l’accertamento di un credito (nella specie, di lavoro) nei confronti del liquidatore giudiziale dei beni ceduti di un ente societario ammesso alla procedura di concordato preventivo con cessione dei beni, non è ammissibile la richiesta di misure cautelari dirette ad ottenere la pronuncia di un ordine di accantonamento delle somme contestate o, in alternativa, il sequestro di queste, ai sensi degli artt. 671 e ss. c.p.c., prevedendo l’art. 181, comma terzo, della legge fallimentare, un rimedio cautelare specifico. Trib. Roma, 19 luglio 1999.

 

È inammissibile il sequestro conservativo in corso di causa qualora la parte richiedente abbia proposto, nel giudizio di merito, soltanto una domanda di mero accertamento circa la sussistenza di un credito. App. Genova, 4 dicembre 1995.

 

Nell’ipotesi di contratto a prestazioni corrispettive che implichi pagamento internazionale, non è ammissibile l’istanza d’uno dei contraenti volta ad ottenere il sequestro conservativo della somma da lui dovuta all’altro contraente - pretesamente inadempiente - ed è invece ammissibile l’istanza di provvedimento d’urgenza innominato, quando ne ricorrano i requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora (nella specie identificato nella circostanza che il destinatario del pagamento è soggetto straniero, senza sede o beni in Italia, sicché l’istante, una volta effettuato il pagamento, rischia di perdere definitivamente quanto pagato pur se vittorioso nel merito). Trib. Nola, 4 novembre 1994.

 

Nel corso del giudizio di risoluzione del contratto di locazione di immobile per morosità, nel quale non sia stata domandata anche la condanna del conduttore al pagamento delle somme dovute, non può essere disposto il sequestro conservativo sui beni del conduttore fino a concorrenza della morosità dedotta, mancando la necessaria correlazione strumentale tra il provvedimento cautelare richiesto e la sentenza da emettersi all’esito del giudizio a cognizione piena. Trib. Milano, 20 settembre 1985.

 

 

  1. Problemi di diritto intertemporale.

In tema di procedimenti cautelari e con riguardo alla nuova disciplina sul processo cautelare uniforme introdotta dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, la disposizione transitoria dettata dall’art. 4, quinto comma, del d.l. 7 ottobre 1994, n. 571 (convertito nella legge 6 dicembre 1994, n. 673) - nonché dalle precedenti identiche norme contenute nei dd.ll. nn. 105, 235, 380 e 493 del 1994, non convertiti, ma i cui effetti sono stati fatti salvi dall’art. 1 della citata legge n. 673 del 1994 -, la quale prevede, fra l’altro, l’inefficacia dei sequestri anteriormente autorizzati «se con sentenza, anche non passata in giudicato, è rigettata l’istanza di convalida ovvero è dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale erano stati concessi», deve interpretarsi nel senso che - ove ai processi pendenti, in ragione di un’accertata incompatibilità con la disciplina previgente, non sia applicabile la nuova normativa - a partire dal 16 febbraio 1994 (data di entrata in vigore del primo dei decreti-legge summenzionati) è sufficiente, per determinare l’inefficacia del sequestro autorizzato anteriormente alla data medesima (come nella specie), che nei processi stessi, indipendentemente dalla fase, dallo stato o dal grado in cui si trovano, sia intervenuta una sentenza di rigetto dell’istanza di convalida o dichiarativa dell’inesistenza del diritto cautelato, con conseguente obbligo del giudice, in tali casi, di applicare immediatamente lo ius superveniens, anche d’ufficio. (Nella specie, la S.C. ha cassato sul punto la sentenza di merito, dichiarando la perdita di efficacia del sequestro conservativo concesso ante causam, in relazione al quale era intervenuta, dopo l’entrata in vigore della nuova disciplina, sentenza di rigetto dell’istanza di convalida a conclusione del primo grado del giudizio, a nulla rilevando che in sede di appello il sequestro fosse stato invece convalidato, in quanto la Corte d’appello, avrebbe dovuto applicare immediatamente lo ius superveniens e dichiarare l’inefficacia del sequestro). Cass. 22 marzo 2007, n. 6931.

 



 
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