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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 675 cod. proc. civile: Termine d’efficacia del provvedimento

Il provvedimento che autorizza il sequestro perde efficacia, se non è eseguito entro il termine di trenta giorni dalla pronuncia.


Giurisprudenza annotata

Termine d’efficacia del provvedimento.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale; 2. Segue: Data di emissione del provvedimento quale dies a quo del termine per la sua esecuzione; 3. Inizio (anche infruttuoso) dell’esecuzione quale dies ad quem; 4. Procedimento per la declaratoria della perdita di efficacia: l’applicazione dell’art. 669-novies; 5. Segue: Natura del provvedimento e regime delle spese; 6. Non operatività della disciplina della sospensione feriale dei termini; 7. Fattispecie particolari.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

La disposizione dell’art. 675 c.p.c., secondo cui il termine perentorio (di trenta giorni) per eseguire il sequestro, autorizzato fuori di udienza, decorre dalla data della pronuncia anziché dalla comunicazione della stessa, non dà luogo ad una compressione dell’esercizio del diritto di difesa lesiva dell’art. 24 Cost. Pur non negandosi che fra le linee tendenziali della giurisprudenza costituzionale in materia è quella per cui i termini previsti per il gravame di provvedimenti, o per compiere atti processuali la cui omissione determini pregiudizio, decorrono dalla tempestiva ed effettiva conoscibilità di detti eventi, va infatti rilevato che, nella specie, la conoscibilità dell’esistenza del provvedimento non comporta, per il sequestrante, data la sua evidente attenzione al sollecito accoglimento della istanza, un onere eccessivamente gravoso, al di là della normale diligenza, senza contare che la perdita di efficacia del sequestro, se non eseguito entro il termine - prevista dalla norma impugnata - non gli impedisce di reiterare la richiesta. Cosicché, anche in considerazione della esigenza di un bilanciamento degli interessi del sequestrante con quelli del soggetto passivo del sequestro - la cui grave situazione non può essere protratta oltre una durata rigorosamente limitata - deve riconoscersi che, nel caso, condizioni peculiari del procedimento ed esigenze di giustizia legittimano la decorrenza del termine di esecuzione dal momento della pronuncia di concessione del sequestro. Corte cost. 13 giugno 1995, n. 237; conforme Corte cost. 31 marzo 1988, n. 386, Corte cost. 15 maggio 1990, n. 258.

 

 

  1. Segue: Data di emissione del provvedimento quale dies a quo del termine per la sua esecuzione.

Il termine di trenta giorni, previsto dall’art. 675 c.p.c. per la esecuzione del sequestro, decorre dalla emissione del provvedimento (decreto o ordinanza) col quale il sequestro medesimo è stato autorizzato e non già dalla sua comunicazione alla parte interessata. Cass., 12 marzo 1971, n. 710; conforme Cass. 24 agosto 1990, n. 8679; Cass. 14 aprile 1999, n. 3679.

 

La mancata osservanza del termine dà luogo ad un fenomeno di perenzione. Cass., 12 marzo 1960, n. 491; Cass., 20 ottobre 1962, n. 3054; conforme Cass., 19 aprile 1983, n. 2672.

 

Conf.: Decorso il termine ex art. 675 si verifica di diritto la perdita di efficacia del provvedimento, con conseguente facoltà del soggetto interessato a richiedere all’autorità giudiziaria che lo ha emesso di dichiarare, con decreto, l’intervenuta perdita di efficacia del provvedimento di sequestro. Cass. 2 marzo 2004, n. 4187.

 

 

  1. Inizio (anche infruttuoso) dell’esecuzione quale dies ad quem.

Ai fini dell’osservanza del termine perentorio di trenta giorni, stabilito nell’art. 675 c.p.c. entro il quale deve essere iniziata l’esecuzione del sequestro giudiziario di bene immobile, non può ritenersi primo atto esecutivo la notificazione dell’avviso di rilascio, essendo tale formalità espressamente omessa, ai sensi dell’art. 677 primo comma c.p.c., quando il custode non sia persona diversa dal detentore; conseguentemente la misura cautelare diviene inefficace se, decorsi trenta giorni dall’emissione o dal deposito del provvedimento si sia provveduto solo alla notificazione dell’avviso, trattandosi di un adempimento non richiesto dalla legge. Cass. 12 giugno 2007, n. 13775.

 

Il creditore non ha l’onere di far precedere l’esecuzione del sequestro conservativo dalla comunicazione, al debitore, del provvedimento che lo autorizza, non essendo tale comunicazione prescritta dall’art. 675 c.p.c., che pone l’esigenza che il sequestro, a pena di inefficacia, sia eseguito nel termine di trenta giorni dalla data in cui il provvedimento è stato emesso o è stato depositato in cancelleria (a secondo che sia stato pronunciato con ordinanza o con decreto), e non da quella di una comunicazione non prevista, né necessaria per l’esecuzione del sequestro, che, per i beni immobili, si compie solo mediante la trascrizione del provvedimento. Cass. 16 ottobre 1992, n. 11345.

 

Al fine di evitare l’inefficacia del sequestro sancita dall’art. 675 c.p.c. è sufficiente dare inizio all’esecuzione entro il termine di giorni trenta e ciò anche se l’esito sia infruttuoso e venga quindi redatto un verbale negativo di sequestro, restando sempre ferma la possibilità di compiere successivamente ulteriori atti di esecuzione, volti a realizzare appieno la cautela, anche dopo lo scadere del detto termine e fino al momento dell’istruttoria del giudizio di convalida. Cass. 14 aprile 1999, n. 3679; conforme Cass., 19 aprile 1983, n. 2672.

 

Ai sensi dell’art. 675 c.p.c., il provvedimento che autorizza il sequestro perde efficacia se non viene eseguito entro il termine di trenta giorni dalla pronuncia. Per indagare sul rispetto o meno di detto termine, nel caso di sequestro giudiziario di bene immobile, deve prendersi in considerazione il giorno dell’accesso in loco dell’ufficiale giudiziario procedente, quale momento iniziale delle operazioni esecutive, anche se l’immissione in possesso del custode si verifichi in epoca successiva. Al fine indicato, non può darsi rilievo alla data di notificazione di un eventuale preavviso di rilascio, perché l’art. 677 c.p.c., nel richiamare per l’esecuzione del sequestro giudiziario le norme dettate per l’esecuzione per consegna o rilascio, esclude l’obbligo di preavviso di cui all’art. 608, primo comma, c.p.c., e perché comunque, anche nell’ordinaria esecuzione per rilascio, il predetto preavviso non costituisce il primo atto di esecuzione (fattispecie anteriore all’entrata in vigore della legge n. 80/2005 ed alla nuova formulazione dell’art. 608 c.p.c.). Cass., 3 giugno 1976, n. 1998.

 

L’esecuzione del sequestro, già iniziata entro il termine dell’art. 675 c.p.c., può essere continuata anche dopo la scadenza di detto termine. Cass., 20 ottobre 1962, n. 3054.

 

Il sequestro non diviene inefficace ove, nei trenta giorni dalla concessione, non vengano esaurite le operazioni per la esecuzione, essendo sufficiente, ad evitare l’inefficacia, che le operazioni di esecuzione del sequestro vengano iniziate, mediante l’accesso dell’ufficiale giudiziario, entro il termine stabilito e vengano completate prima della convalida. Cass., 3 maggio 1967, n. 850.

 

 

  1. Procedimento per la declaratoria della perdita di efficacia: l’applicazione dell’art. 669-novies.

L’art. 669-novies c.p.c. non si applica soltanto alle ipotesi espressamente in esso previste, ma anche agli ulteriori casi di inefficacia sopravvenuta contemplati in altre norme, e così l’ipotesi di inefficacia del sequestro giudiziario di cui all’art. 675 c.p.c. Trib. Verona, 19 giugno 2003.

 

Sebbene l’art. 669-novies c.p.c. non menzioni espressamente l’art. 675 c.p.c., l’analogia della fattispecie disciplinata da tale ultima norma con quelle previste dal primo comma dell’art. 669-novies c.p.c., atteso che nell’uno e negli altri la perdita di efficacia consegue ad un’inerzia della parte interessata, ed il carattere di previsione generale della norma introdotta dalla novella sul rito cautelare uniforme per disciplinare le forme e le modalità della dichiarazione di inefficacia, inducono a ritenere applicabili tali forme e modalità anche al caso dell’inefficacia del sequestro conseguente alla mancata esecuzione nel termine dettato dal citato art. 675 c.p.c. Trib. Reggio Calabria, 8 agosto 2003.

 

Contra: La perenzione del sequestro ai sensi dell’art. 675 c.p.c. matura de iure senza necessità della declaratoria giudiziale di cui all’art. 669-novies c.p.c., secondo comma e non preclude la riproposizione dell’istanza cautelare. Trib. Viterbo, 9 gennaio 1996.

 

Il procedimento previsto dall’art. 669-novies per la dichiarazione di inefficacia del provvedimento cautelare, ed in particolare l’obbligo di fissare un’udienza di comparizione delle parti, non opera ogni qual volta non sia ancora concluso il procedimento cautelare ovvero sia stato iniziato il giudizio di merito. Trib. Palmi, 9 luglio 1998.

 

Il collegio, adito in sede di reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c., non è competente a decidere sul ricorso incidentale proposto dalla resistente, che domanda la dichiarazione di inefficacia del provvedimento di sequestro conservativo concesso dal giudice di prime cure, affermando che la misura cautelare non è stata eseguita dalla contro parte nel termine di cui all’art. 675 c.p.c. Per effetto dell’intervenuta abrogazione dell’art. 683 c.p.c., e del disposto di cui all’art. 669-quaterdecies c.p.c., la disciplina dettata all’art. 669-novies c.p.c. trova applicazione anche con riferimento alla fattispecie in esame. La competenza a dichiarare, con ordinanza avente efficacia esecutiva, che il sequestro conservativo è divenuto inefficace a seguito della scadenza del termine previsto dalla legge per la sua esecuzione, pertanto, è riservata al giudice che ha emesso il provvedimento, su ricorso della parte interessata. Trib. Santa Maria Capua Vetere, 10 dicembre 1996, n. 5147.

 

 

  1. Segue: Natura del provvedimento e regime delle spese.

Anche nella nuova disciplina in materia cautelare introdotta dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, contro i provvedimenti sull’efficacia del sequestro emessi in forma diversa dalla sentenza (salva l’applicazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma ai fini dell’appello) non è ammissibile la proposizione del ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., essendo tali provvedimenti privi di decisorietà e definitività, pure quando sono pronunciati a seguito di reclamo. Cass. 20 dicembre 1995, n. 13014 Il decreto con cui il presidente del tribunale (o il pretore), dopo aver concesso un sequestro anteriore alla causa, lo dichiari inefficace, ai sensi dell’art. 683, ultimo comma, c.p.c., per non essere (il sequestro) stato eseguito nel termine di cui all’art. 675 c.p.c., non può contenere anche una pronunzia per le spese processuali, in assenza di una previsione in tal senso desumibile dal dettato normativo del citato art. 583 o da principi generali del vigente sistema processuale civile. Cass. 7 luglio 1991, n. 9432.

 

 

  1. Non operatività della disciplina della sospensione feriale dei termini.

L’art. 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, esclude dalla disciplina della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale i procedimenti indicati nell’art. 92 dell’ordinamento giudiziario (R.D. 30 gennaio 1941, n. 12), tra i quali sono compresi i procedimenti cautelari nella fase sommaria ed esecutiva. L’anzidetta sospensione non si applica, pertanto, al termine di efficacia del sequestro di trenta giorni (decorrenti dalla pronuncia del provvedimento) di cui all’art. 675 c.p.c. Cass. 24 agosto 1990, n. 8679.

 

 

  1. Fattispecie particolari.

La perdita di efficacia del provvedimento che autorizza il sequestro, a norma dell’art. 675, rimuove l’ostacolo all’esecuzione forzata della sentenza di condanna al rilascio dell’immobile già sottoposto a sequestro giudiziario. Cass. 2 marzo 2004, n. 4187.

In caso di sequestro conservativo autorizzato nei confronti di debitori solidali il termine di efficacia per l’esecuzione della misura cautelare ex art. 675 deve essere rispettato nei confronti di ciascuno dei coobbligati Trib. Napoli, 10 febbraio 1999.



 
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