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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 677 cod. proc. civile: Esecuzione del sequestro giudiziario

Il sequestro giudiziario si esegue a norma degli articoli 605 e seguenti, in quanto applicabili, omessa la notificazione del precetto per consegna o rilascio nonché la comunicazione di cui all’articolo 608, primo comma.
L’articolo 608, primo comma, è applicabile se il custode sia persona diversa dal detentore.
Il giudice, col provvedimento di autorizzazione del sequestro o successivamente, puo’ ordinare al terzo detentore del bene sequestrato di esibirlo o di consentire l’immediata immissione in possesso del custode.
Al terzo si applica la disposizione dell’articolo 211.


Giurisprudenza annotata

Esecuzione del sequestro giudiziario.

 

 

  1. Rinvio alla disciplina della esecuzione per consegna o rilascio: significato (e portata) 2. Segue: In particolare: la comunicazione ex art; 608, secondo comma; 3. Esecuzione del sequestro in casi particolari: a) Quote di società; 4. Segue: b) Azienda; 5. Segue: c) Beni immobili (e mobili registrati): il problema della trascrizione; 6. Segue: d) Altre ipotesi.

 

 

  1. Rinvio alla disciplina della esecuzione per consegna o rilascio: significato (e portata).

Nel caso in cui i beni pignorati detenuti dal creditore terzo costituiscono oggetto di sequestro giudiziario va applicata, ai fini della sua esecuzione, la disciplina di cui agli artt. 677, 605 e 211 c.p.c. Ne consegue che, laddove il giudice abbia disposto l’immissione in possesso del custode sequestratario nominato con lo stesso provvedimento di sequestro, il terzo detentore può fare direttamente opposizione ai sensi dell’art. 211, comma secondo, c.p.c.; se il terzo creditore pignoratizio detentore del bene oggetto del provvedimento di sequestro giudiziario non acconsente a consegnarlo spontaneamente all’ufficiale giudiziario procedente, si rende necessario l’intervento del giudice, che può ordinare al terzo di esibire il bene o di consentire la relativa immediata immissione in possesso in favore del custode sequestratario, con le garanzie di cui all’art. 211 c.p.c., atteso che, in presenza di una tale opposizione, l’ufficiale giudiziario non ha il potere di vincere con la forza il rifiuto del terzo di consegnare il bene, essendo necessario un apposito ordine del giudice, ai sensi dell’art. 677, secondo e terzo comma, c.p.c., che, se si applicasse l’art. 605 c.p.c., sarebbe peraltro inutile. Cass. 30 ottobre 2007, n. 22860.

 

L’esecuzione delle misure cautelari, pur avvenendo nelle forme previste per l’esecuzione per consegna o rilascio (sequestro giudiziario) od in quelle previste per il pignoramento (sequestro conservativo), non trasforma i provvedimenti stessi in atti di esecuzione forzata, né li assoggetta alla specifica competenza del giudice dell’esecuzione, trattandosi di mero richiamo della legge alle operazioni esecutive e non all’intero sistema di tutela giurisdizionale stabilito in materia; ne consegue che la competenza a decidere sulla regolarità e validità del sequestro appartiene al giudice investito dal giudizio sulla convalida e sul merito, e non al giudice dell’esecuzione. Cass. 20 aprile 1993, n. 4635.

 

Il divieto di esecuzione nei giorni festivi, previsto per il sequestro conservativo sui mobili dall’art. 678 c.p.c. che dichiara applicabili le norme del pignoramento (art. 519, contenente il divieto), non è previsto dall’art. 677 per l’esecuzione del sequestro giudiziario che rinvia alle disposizioni degli artt. 605 e ss. c.p.c. Cass., 24 agosto 1990, n. 8679.

 

L’esecuzione delle misure cautelari - quali il sequestro conservativo e giudiziario - non è assimilabile all’esecuzione forzata con cui si realizza la pretesa accertata nell’ordinario giudizio di cognizione, stante la diversità ontologica e funzionale dei due procedimenti nei quali, parallelamente, il giudice dell’esecuzione ed il giudice della convalida esercitano le rispettive funzioni di garanzia della legalità dell’esecuzione e di controllo del diritto al provvedimento cautelare ed alla sua esecuzione. Ne consegue che le contestazioni relative alla legittimità dell’esecuzione di una misura cautelare non possono rientrare nell’ambito del processo esecutivo e, quindi, nella competenza dei giudici delle correlate opposizioni. Cass. 11 gennaio 1988, n. 26.

 

La fase di attuazione-esecuzione del sequestro giudiziario è strumentalmente connessa con la realizzazione della cautela, ossia con la provvisoria assicurazione degli effetti della futura decisione di merito; di conseguenza, quando la controversia involge un vero e proprio conflitto di pretese (e non sorge in ipotesi di semplici difficoltà materiali, ricomprese nell’ambito di applicazione dell’art. 610, c.p.c.), spetta alla competenza dello stesso giudice che ha emesso la misura cautelare individuare e determinare le modalità concrete che consentono la realizzazione coattiva dell’ordine cautelare. Pret. Pietrasanta, 23 febbraio 1988.

 

La direzione della fase di attuazione di un sequestro giudiziario appartiene allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento di sequestro e non al giudice dell’esecuzione. Pret. Taranto, 2 luglio 1987.

 

 

  1. Segue: In particolare: la comunicazione ex art. 608, secondo comma.

L’obbligo di cui al capoverso dell’art. 677 c.p.c. - secondo cui, nell’esecuzione del sequestro giudiziario, alla parte tenuta a rilasciare l’immobile va effettuata la comunicazione di cui all’art. 608 c.p.c. (comunicazione, da parte dell’ufficiale giudiziario, e con almeno tre giorni d’anticipo, del giorno e dell’ora in cui si procederà) solo se il custode sia persona diversa dal detentore - è posto nell’esclusivo interesse del detentore dell’immobile, e perciò solo questi è legittimato a far valere l’omissione della comunicazione. Cass., Sez. Un., 22 aprile 1976, n. 1447; conforme Cass. 7 novembre 1989, n. 4653.

 

Nell’esecuzione del sequestro giudiziario l’irregolarità della comunicazione - cui è tenuto l’ufficiale giudiziario a termini degli artt. 677 e 608, primo comma, c.p.c., per il caso in cui il custode sia persona diversa dal detentore del bene - per essere stata effettuata alla parte presso il procuratore costituito in giudizio anziché presso la sua sede, non determina l’inefficacia del sequestro, sia perché una tale invalidità dell’esecuzione del provvedimento cautelare non è comminata dalla legge, sia perché la predetta irregolarità, incidendo sulle sole modalità dell’esecuzione non è tale da impedire il raggiungimento dello scopo dell’esecuzione. Cass., 8 marzo 1978, n. 1158.

 

 

  1. Esecuzione del sequestro in casi particolari: a) Quote di società.

È ammissibile il sequestro giudiziario di quote di società di persone quando ne sia controversa la titolarità e sia opportuna la loro custodia e gestione temporanea. Il sequestro giudiziario di quote di società di persone si attua mediante notificazione dell’ordinanza autorizzatoria ai resistenti, alla società in persona del legale rappresentante e al custode giudiziario. Trib. Monza, 29 gennaio 2001.

 

È ammissibile il sequestro giudiziale di quota di società a responsabilità limitata. Il sequestro giudiziale di quota di società a responsabilità limitata si esegue con l’annotazione sul libro dei soci del provvedimento autorizzativo della misura cautelare. È irrilevante che il decreto autorizzativo della misura cautelare pronunciato inaudita altera parte sia privo di motivazione quando il sequestro sia stato regolarmente eseguito. Trib. Ferrara, 9 gennaio 1991; conforme Trib. Roma, 7 giugno 1973.

 

È ammissibile il sequestro giudiziale di quota di società a responsabilità limitata. Il sequestro giudiziale di quota di società a responsabilità limitata si esegue nelle forme del pignoramento presso terzi. Trib. Chiavari, 6 giugno 1990.

 

È ammissibile il sequestro giudiziale di quota di società a responsabilità limitata. il sequestro giudiziale di quota di società a responsabilità limitata si esegue mediante il sequestro del libro dei soci. Trib. Prato, 3 settembre 1986.

 

 

  1. Segue: b) Azienda.

L’azienda, quale complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa, è compiutamente identificata mediante la specificazione del tipo di attività svolta e dei locali nei quali essa è esercitata, trattandosi di indicazioni idonee a comprendere tutti i beni presenti in detti locali e destinati allo svolgimento dell’attività, mentre la analitica individuazione di detti beni rileva al solo scopo di prevenire eventuali contestazioni in ordine alla riconducibilità degli stessi all’azienda; pertanto il sequestro giudiziario dell’azienda è validamente eseguito indicando nei relativi atti gli elementi indispensabili a permetterne l’individuazione, non occorrendo la specifica elencazione di tutti i beni che la compongono. (Fattispecie concernente un’azienda di rivendita al pubblico di tabacchi e valori bollati). Cass. 21 gennaio 2004, n. 877.

 

 

  1. Segue: c) Beni immobili (e mobili registrati): il problema della trascrizione.

Non può essere trascritto il provvedimento che dispone il sequestro giudiziario di beni immobili o mobili registrati. (Nel caso di specie è stata rigettata l’istanza di trascrizione nel pubblico registro automobilistico di un sequestro giudiziario avente ad oggetto sei autovetture). Trib. Bergamo, 15 aprile 2002.

Contra: Il sequestro giudiziario tende alla conservazione del bene nelle more dell’accertamento di merito, assicurando sia la impossibilità giuridica della disposizione del bene stesso da parte del possessore sia l’impossibilità dell’acquisto del medesimo da parte di terzi in buona fede e a tal fine il sequestrante ha l’onere di richiedere la trascrizione del sequestro di beni immobili. Trib. Pescara, 8 luglio 1995.

 

Il provvedimento con il quale il giudice ordina il sequestro giudiziario di un immobile è soggetto a trascrizione nei registri immobiliari. Trib. Modena, 5 maggio 1995.

 

 

  1. Segue: d) Altre ipotesi.

Il sequestro giudiziario, per la necessaria correlazione ad una futura attività esecutiva, è inapplicabile ai beni fungibili, individuati soltanto nel genere e nella quantità. Trib. Nocera Inferiore, 17 ottobre 1995.

 

L’atto fideiussorio, sia come documento in sé che come titolo volto a garantire il soddisfacimento di una pretesa creditoria, può essere sottoposto alla misura tipica del sequestro giudiziario. Trib. Milano, 13 luglio 1992.

 

È ammissibile il sequestro giudiziario del titolo fideiussorio e della somma da esso portata a garanzia. Trib. Milano, 7 gennaio 1993.



 
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