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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 678 cod. proc. civile: Esecuzione del sequestro conservativo sui mobili

Il sequestro conservativo sui mobili e sui crediti si esegue secondo le norme stabilite per il pignoramento presso il debitore o presso terzi. In questo ultimo caso il sequestrante deve, con l’atto di sequestro, citare il terzo a comparire davanti al tribunale del luogo di residenza del terzo stesso per rendere la dichiarazione di cui all’articolo 547. Il giudizio sulle controversie relative all’accertamento dell’obbligo del terzo e’ sospeso fino all’esito di quello sul merito, a meno che il terzo non chieda l’immediato accertamento dei propri obblighi.
Se il credito è munito di privilegio sugli oggetti da sequestrare, il giudice può provvedere nei confronti del terzo detentore, a norma del secondo comma dell’articolo precedente.
Si applica l’articolo 610 se nel corso della esecuzione del sequestro sorgono difficoltà che non ammettono dilazione.


Giurisprudenza annotata

Esecuzione del sequestro conservativo sui mobili.

 

 

  1. Questioni processuali: giurisdizione, competenza e legittimazione; 2. Contestazioni in corso di esecuzione: competenza a deciderle; 3. Segue: In particolare: provvedimenti relativi al custode; 4. Giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo: oggetto dello stesso (e problemi relativi); 5. Segue: In particolare, la sospensione del giudizio de quo: ratio di tale previsione e conseguenze della sua inosservanza; 6. Segue: Inapplicabilità della disciplina sulla sospensione feriale dei termini; 7. Riduzione del pignoramento: ammissibilità; 8. C;d; «sequestro in mani del creditore»: peculiarità; 9. Beni suscettibili (o meno) di sequestro; 10. Segue: Cessione del credito sequestrato.

 

 

  1. Questioni processuali: giurisdizione, competenza e legittimazione.

In tema di esecuzione di sequestro conservativo dei crediti, ove il provvedimento sia stato autorizzato dal Presidente della Sezione regionale della Corte dei Conti, sussiste la giurisdizione del tribunale ordinario a ricevere la dichiarazione del terzo “debitor debitoris”, dovendosi applicare, ai sensi dell’art. 678 c.p.c., per l’esecuzione della suddetta misura cautelare le norme stabilite per il pignoramento presso terzi. Cass., Sez. Un., 28 luglio 2009, n. 17471.

 

Qualora sia oggetto di sequestro conservativo un credito per rimborso di IVA, e si instauri, davanti al giudice ordinario, in difetto della dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c., il procedimento per l’accertamento del relativo debito della amministrazione, la circostanza che quest’ultima provveda in corso di causa a rendere positivamente detta dichiarazione comporta declinare la propria giurisdizione, in favore delle commissioni tributarie, soltanto se neghi idoneità alla dichiarazione medesima a costituire riconoscimento del debito (e quindi a determinare cessazione della materia del contendere sulla domanda di accertamento del debito del terzo) atteso che, in caso contrario, non insorge necessità di indagare e statuire sul rapporto tributario. Cass., Sez. Un., 29 agosto 1990, n. 8979.

 

In tema di esecuzione del sequestro conservativo su crediti, la citazione del terzo, ove questi sia una persona giuridica, va fatta alternativamente davanti al pretore del luogo della sede del terzo ed al pretore del luogo in cui la persona giuridica ha uno stabilimento e un rappresentante autorizzato a stare in giudizio per l’oggetto della domanda, sicché, ove si tratti di sequestro di somme depositate presso una filiale di banca, è competente anche il pretore del luogo in cui si trovi la filiale. Cass. 29 dicembre 1988, n. 7092.

 

Nella procedura di sequestro conservativo mobiliare presso terzi si instaura una causa almeno formalmente inscindibile, di cui sono parti necessarie il sequestrante, il terzo ed il debitore, e pertanto, ove l’atto di sequestro non sia stato notificato al debitore il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio nei confronti dello stesso. Cass. 11 maggio 1971, n. 1345.

 

Nella procedura di sequestro conservativo mobiliare presso terzi, si instaura, in ordine alla contestazione delle dichiarazioni del terzo sequestratario, una causa almeno formalmente inscindibile, di cui sono parti necessarie lo stesso terzo sequestratario il creditore sequestrante ed il debitore sequestrato. Pertanto ove l’atto di sequestro non sia stato notificato a quest’ultimo, il giudice deve ordinare, nei suoi confronti, l’integrazione del contraddittorio. Tale provvedimento diventa, peraltro, superfluo qualora il debitore si sia costituito in giudizio prima che il terzo abbia completato la sua dichiarazione. Cass., 3 ottobre 1968, n. 3074.

 

Nella compravendita di merci regolata, quanto al pagamento del prezzo, con l’apertura di credito documentale, confermato o irrevocabile, ha luogo una delegazione obbligatoria costituita da un triplice rapporto e, precisamente, da un rapporto delegante- delegatario (compratore-venditore) di compravendita, da un rapporto delegante-delegato (compratore-banca) di mandato, con il quale il compratore incarica la banca di effettuare il pagamento al venditore; e da un rapporto delegato-delegatario (banca-venditore) con il quale la banca apre il credito a favore del venditore e si obbliga in proprio a pagargli il prezzo contro consegna dei documenti rappresentativi, senza potergli opporre - attesa l’autonomia degli altri rapporti - se non le eccezioni che derivano dall’incompletezza o dalla irregolarità dei documenti o che derivano dallo stesso rapporto di conferma del credito (art. 1530 comma 2 c.c.) sussiste, pertanto, l’interesse e la legittimazione della banca ad intervenire nel giudizio di convalida del sequestro ottenuto dal compratore ed eseguito secondo le forme del pignoramento presso il debitore delle somme versate alla banca dallo stesso compratore a copertura dell’apertura di credito documentato confermato, disposto, dalla banca stessa, a favore del venditore per il pagamento del prezzo della merce venduta, e per tutelare la propria posizione patrimoniale da conseguenze pregiudizievoli, in relazione agli obblighi assunti verso il venditore, da una eventuale convalida fondata su ragioni diverse da quelle che avrebbero potuto esimerla dall’obbligo, direttamente assunto verso quest’ultimo. Cass., 28 gennaio 1983, n. 813.

 

 

  1. Contestazioni in corso di esecuzione: competenza a deciderle.

Anche alla luce della nuova disciplina del procedimento cautelare uniforme, le contestazioni mosse in ordine all’attuazione del sequestro conservativo non assumono natura di opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi; tali contestazioni conservano la natura di eccezioni del soggetto che ha subito la misura cautelare, idonee soltanto a sollecitare l’esercizio, da parte del giudice della causa di merito, dei poteri di modifica, integrazione, precisazione o revoca del provvedimento, con la conseguenza che la competenza a decidere ogni questione in ordine all’attuazione di tale misura cautelare appartiene al giudice della causa di merito e non al giudice dell’esecuzione. Cass. 12 dicembre 2003, n. 19101.

 

L’esecuzione delle misure cautelari, pur avvenendo nelle forme previste per l’esecuzione per consegna o rilascio (sequestro giudiziario) od in quelle previste per il pignoramento (sequestro conservativo), non trasforma i provvedimenti stessi in atti di esecuzione forzata, né li assoggetta alla specifica competenza del giudice dell’esecuzione, trattandosi di mero richiamo della legge alle operazioni esecutive e non all’intero sistema di tutela giurisdizionale stabilito in materia; ne consegue che la competenza a decidere sulla regolarità e validità del sequestro appartiene al giudice investito dal giudizio sulla convalida e sul merito, e non al giudice dell’esecuzione. Cass. 20 aprile 1993, n. 4635.

 

L’esecuzione delle misure cautelari, pur avvenendo nelle forme previste per l’esecuzione per consegna o rilascio (sequestro giudiziario) od in quelle previste per il pignoramento (sequestro conservativo), non trasforma i provvedimenti stessi in atti di esecuzione forzata, nè li assoggetta alla specifica competenza del giudice dell’esecuzione, trattandosi di mero richiamo della legge alle operazioni esecutive e non all’intero sistema di tutela giurisdizionale stabilito in materia; ne consegue che la competenza a decidere sulle regolarità e validità del sequestro, con riguardo sia alla mancanza dei presupposti processuali che all’inefficacia ed alla illegittimità dell’esecuzione, appartiene al giudice investito del giudizio sulla convalida e sul merito, e non al giudice dell’esecuzione. Né tale disciplina appare in contrasto con l’art. 24 della costituzione, atteso che il diritto di difesa viene garantito, dopo la concessione del sequestro, dall’ulteriore fase processuale del giudizio di convalida, a contraddittorio pieno, nella quale possono essere fatte valere tutte le ragioni delle parti al fine di verificare la legittimità della misura cautelare e degli atti successivamente posti in essere per eseguirla. Cass. 11 gennaio 1988, n. 28.

 

L’esecuzione delle misure cautelari - quali il sequestro conservativo e giudiziario - non è assimilabile all’esecuzione forzata con cui si realizza la pretesa accertata nell’ordinario giudizio di cognizione, stante la diversità ontologica e funzionale dei due procedimenti nei quali, parallelamente, il giudice dell’esecuzione ed il giudice della convalida esercitano le rispettive funzioni di garanzia della legalità dell’esecuzione e di controllo del diritto al provvedimento cautelare ed alla sua esecuzione. Ne consegue che le contestazioni relative alla legittimità dell’esecuzione di una misura cautelare non possono rientrare nell’ambito del processo esecutivo e, quindi, nella competenza dei giudici delle correlate opposizioni. Cass. 11 gennaio 1988, n. 26.

 

La competenza a decidere sulla regolarità, efficacia e validità del sequestro conservativo appartiene al giudice della convalida e non al giudice dell’esecuzione: in particolare, e competente il giudice della convalida a conoscere della domanda di nullità del sequestro conservativo, perché eseguito nelle forme del pignoramento presso il debitore anziché in quelle del pignoramento presso terzi. Cass., 3 gennaio 1976, n. 319 nello stesso senso: Cass., 20 maggio 1969, n. 1784

 

Contra: La competenza sull’opposizione di terzo all’esecuzione di un sequestro conservativo spetta al giudice dell’esecuzione, mentre è da escludere la competenza del giudice che ha emanato il provvedimento cautelare. Trib. Alba, 8 luglio 1997.

 

Riguardo l’esecuzione dei sequestri, la competenza a decidere sulle opposizioni, tanto di terzo quanto agli atti esecutivi, appartiene al giudice dell’esecuzione e non al giudice che ha pronunciato la misura cautelare. Trib. Milano, 18 giugno 1997.

 

 

  1. Segue: In particolare: provvedimenti relativi al custode.

In tema di sequestro conservativo mobiliare, la competenza a sostituire il custode spetta non al giudice dell’esecuzione bensì a quello che l’abbia autorizzato avendo lo stesso i poteri di vigilanza e controllo sull’attività del custode dei beni di sequestro, ancorché la nomina sia avvenuta ad opera dell’ufficiale giudiziario procedente. Cass. 24 settembre 1990, n. 9688.

 

Quando l’esecuzione del sequestro conservativo mobiliare è già avvenuta, la competenza a provvedere sull’istanza di sostituzione del custode spetta al giudice della convalida (nella specie, l’istanza di sostituzione era stata presentata dopo che il verbale di sequestro era stato depositato presso l’ufficio del giudice che aveva rilasciato il provvedimento). Pret. Como, 29 settembre 1990.

 

 

  1. Giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo: oggetto dello stesso (e problemi relativi).

In caso di sequestro conservativo presso terzi ricadente su un credito, che si esegue nelle forme del pignoramento presso terzi, nel giudizio di cognizione che segue alla mancata o contrastata dichiarazione del terzo pignorato, unico soggetto legittimato a contestare la sufficienza della somma pagata dal terzo al suo creditore prima del pignoramento ad estinguere la sua obbligazione è il creditore sequestrato. (Nella specie, la S.C. ha confermato sul punto la sentenza di merito secondo la quale il sequestrante un credito assicurativo, quale terzo estraneo al contratto di assicurazione, non poteva sindacare l’efficacia esaustiva del pagamento effettuato in favore della parte assicurata, unico soggetto legittimato a contestare la somma offerta a titolo indennizzatorio in base al rischio assicurato. Cass. 11 maggio 2007, n. 10841.

 

Ricorre una esplicita figura di sospensione necessaria del processo, diversa da quella che scaturisce dal rapporto di pregiudizialità, tra il giudizio relativo all’accertamento dell’obbligo del terzo intrapreso dal creditore e altro processo in cui venga contestata questa qualità di creditore, atteso che, come nel caso di cui all’art. 678 c.p.c. (relativo all’esecuzione del sequestro conservativo dei crediti), il giudizio sull’accertamento dell’obbligo del terzo resta sospeso sino all’esito di quello sul merito, a meno che il terzo non abbia richiesto l’immediato accertamento dei propri obblighi, così per analogia il processo di accertamento dell’obbligo del terzo deve restare sospeso quando il giudice della impugnazione del titolo esecutivo ne abbia sospeso l’efficacia e il terzo non abbia chiesto l’accertamento dei propri obblighi. Cass. 10 novembre 2006, n. 24103.

 

Sia nell’espropriazione presso terzi che nel sequestro conservativo presso terzi (art. 678 c.p.c., che richiama implicitamente il precedente art. 548), l’ambito del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo è circoscritto rigorosamente all’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito oggetto dell’esecuzione o del sequestro, restando esclusa ogni diversa questione, come quella concernente il diritto o la situazione del creditore esecutante o sequestrante. Cass. 25 novembre 1995, n. 12225.

 

Nell’ipotesi di pignoramento o di sequestro presso terzi, il contenuto della dichiarazione del terzo ex art. 547 c.p.c. va valutato con riferimento al momento in cui essa e resa e, pertanto, deve essere qualificata negativa la dichiarazione con la quale il terzo assuma che il suo debito verso l’esecutato o il sequestrato, esistente al momento del pignoramento o del sequestro, sia venuto meno successivamente. L’accertamento dell’illegittimità di siffatta dichiarazione deve essere provocato nell’ambito del procedimento esecutivo, con istanza ai sensi dell’art. 548 c.p.c. Cass., 24 novembre 1980, n. 6425.

 

In ipotesi di sequestro conservativo su beni o crediti del debitore presso un terzo (nella specie, somme depositate presso una banca), qualora la dichiarazione resa dal terzo medesimo risulti di contenuto negativo (nella specie, per avere la banca affermato che il deposito era costituito in favore di soggetto diverso da quello a cui carico era stato ottenuto il provvedimento), il sequestrante ha l’onere di contestare immediatamente la dichiarazione stessa, e proporre, ove a ciò non provvedano il terzo medesimo od il debitore, l’istanza di accertamento prevista dall’art. 548 c.p.c., atteso che, in difetto, l’inoppugnabilità di quella dichiarazione negativa determina l’inesistenza dell’oggetto della misura cautelare, e, quindi, la nullità di questa, rilevabile da parte del giudice del procedimento di convalida. Cass., 25 febbraio 1980, n. 1306.

 

Nel caso di sequestro conservativo presso terzi, anche la mancata comparizione del terzo avanti al pretore per rendere la dichiarazione prevista dall’art. 678 c.p.c., determina la necessita dell’accertamento giudiziale dell’obbligo del terzo. Cass., 3 giugno 1969, n. 1957.

 

  1. Segue: In particolare, la sospensione del giudizio de quo: ratio di tale previsione e conseguenze della sua inosservanza.

In tema di esecuzione forzata, tutti gli eventi che si concretano nella sospensione o negazione dell’efficacia esecutiva del titolo esecutivo o nella sospensione dell’esecuzione a seguito di opposizione all’esecuzione o nella negazione del diritto di procedere all’esecuzione, impongono la sospensione in via conseguenziale del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, salvo che il “debitor debitoris” non chieda che esso continui a svolgersi. (Nella specie, la S.C. ha confermato l’ordinanza che aveva disposto la sospensione del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo in ragione della sopravvenuta, pur in assenza di sospensione ex art. 624 c.p.c., sentenza di definizione, in primo grado, del giudizio di opposizione all’esecuzione che aveva negato la pretesa esecutiva sulla cui base il credito del debitore verso il terzo era stato pignorato). Cass. 20 luglio 2011, n. 15965.

 

In tema di esecuzione del sequestro conservativo dei crediti, la previsione di cui all’art. 678 c.p.c. - secondo la quale il giudizio relativo all’accertamento dell’obbligo del terzo resta sospeso sino all’esito di quello sulla convalida del sequestro e sul merito, a meno che il terzo non abbia richiesto l’immediato accertamento dei propri obblighi - è improntata allo scopo di evitare, non la contraddittorietà o il conflitto di giudicati, ma l’eventualità che il processo ex art. 548 c.p.c. si svolga inutilmente, sicché l’esito positivo del giudizio sulla convalida del sequestro e sul merito creditorio realizza una condizione di procedibilità della domanda incidentale di accertamento dell’obbligo del terzo. Ne consegue che, quando a fronte della dichiarazione negativa di quantità il sequestrante abbia formulato istanza di accertamento dell’obbligo del terzo, ricorre un’ipotesi di sospensione ex lege dell’azione e non occorre alcun apposito provvedimento da parte del giudice al quale il terzo abbia reso la sua dichiarazione. Cass. 27 maggio 2003, n. 8391.

 

La sospensione del processo relativo all’accertamento dell’obbligo del terzo, fino all’esito di quello sulla convalida del sequestro e sul merito (art. 678 c.p.c.) è prevista al fine di evitare che, in caso di esito negativo di quest’ultimo giudizio, il processo sull’accertamento dell’obbligo del terzo si svolga inutilmente. Tuttavia, gli atti compiuti durante il periodo nel quale il procedimento sull’accertamento dell’obbligo del terzo avrebbe dovuto essere sospeso e non lo fu, non sono nulli, in quanto la norma che dispone la sospensione ha carattere ordinatorio e non prevede alcuna nullità per la sua violazione. Cass., 13 novembre 1979, n. 5894.

 

 

  1. Segue: Inapplicabilità della disciplina sulla sospensione feriale dei termini.

Al termine per impugnare la sentenza che accerta l’obbligo del terzo, presso il quale è stato eseguito il pignoramento mobiliare, ovvero si è convertito il sequestro conservativo, non si applica la sospensione nel periodo feriale, disposta dall’art. 1, legge 7 ottobre 1969, n. 742, perché, in relazione all’art. 92, R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, anche per tale procedimento sussiste l’interesse alla sua sollecita definizione, considerato che il processo esecutivo è, in attesa, sospeso. Tale regola trova applicazione nel medesimo processo anche per la domanda di risarcimento del danno ex art. 2043 c.c., quando la stessa abbia carattere accessorio e consequenziale, dovendo prevalere il regime previsto per la causa principale, atteso il rapporto di accessorietà necessaria intercorrente tra le due vicende processuali. Cass. 25 marzo 2003, n. 4375

 

Qualora nel medesimo procedimento siano inserite, su un piano di vicendevole influenza, una controversia inquadrabile fra le ipotesi di deroga al principio della sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, ed un’altra controversia ricadente nell’ambito di operatività della regola generale della sospensione, quest’ultima deve ritenersi applicabile all’intero procedimento. (Nella specie, nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, presso il quale era stato eseguito un sequestro conservativo convertitosi in pignoramento, erano stati chiamati in causa altri soggetti ed era insorta la necessità di decidere, con autorità di giudicato nei confronti di tutte le parti, se il debitore avesse o meno validamente trasferito, in favore dei predetti soggetti, parte dei beni sequestrati, nonché se tale trasferimento fosse o meno opponibile al creditore procedente. La S.C. ha ritenuto, enunciando il principio di cui sopra, che il termine per proporre ricorso per cassazione, avverso la sentenza emessa in quel giudizio, fosse sospeso nel periodo feriale, dovendosi assoggettare l’intero procedimento alla regola generale fissata dall’art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n 742, anche per la parte relativa all’accertamento dell’obbligo del terzo, che sarebbe di per se rientrata nell’ambito delle eccezioni alla regola medesima, previste dall’art. 3 della citata legge). Cass., Sez. Un., 2 febbraio 1997, n. 467.

 

Al termine per impugnare la sentenza che accerta l’obbligo del terzo, presso il quale è stato eseguito il pignoramento mobiliare, ovvero si è convertito il sequestro conservativo, non si applica la sospensione nel periodo feriale, disposta dall’art. 1, legge 7 ottobre 1969, n. 742, perché, in relazione all’art. 92, R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, anche per tale procedimento sussiste l’interesse alla sua sollecita definizione, considerato che il processo esecutivo è, in attesa, sospeso. Cass., Sez. Un., 19 ottobre 1998, n. 10369; conforme Cass. 6 giugno 2008, n. 15010.

 

 

  1. Riduzione del pignoramento: ammissibilità.

L’art. 678 c.p.c., in tema di esecuzione di sequestro conservativo sui mobili, richiama la norma dell’art. 496 c.p.c. in tema di riduzione del pignoramento, perché il richiamo alle norme stabilite tanto per il pignoramento presso il debitore (artt. 513 e ss.) quanto per il pignoramento presso terzi (artt. 543 e ss.) importa anche il richiamo alle norme generali sul pignoramento. Pertanto, il giudice della convalida può dichiarare la legittimità del sequestro sino ad un determinato valore. Cass. 20 luglio 1962, n. 1979.

Conf.: Non è ammesso reclamo avverso il provvedimento negativo sull’istanza di riduzione d’un sequestro conservativo - pur ragionando nell’ordine di idee dell’estensibilità al sequestro suddetto della previsione ex art. 496 c.p.c. in tema di pignoramento, e pur tenuto conto della reclamabilità dei provvedimenti cautelari negativi, nonché di quelli concernenti modifica o revoca delle misure cautelari - giacché si tratta di provvedimento che attiene al momento dell’attuazione e non a quello dell’esercizio della tutela cautelare. Trib. Lucca, 21 marzo 2003.

 

 

  1. C.d. «sequestro in mani del creditore»: peculiarità.

In caso di sequestro conservativo in mani proprie del creditore - caratterizzato per il fatto che le somme sequestrate sono nella disponibilità del creditore sequestrante il quale le deve al suo debitore, soggetto nei cui confronti il sequestro deve eseguirsi - il richiamo che, ai fini della disciplina dell’esecuzione della misura cautelare, l’art. 678 c.p.c. fa alle disposizioni che regolano il pignoramento presso terzi, non comporta la necessità che il detto creditore si autociti ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 547 c.p.c., in quanto la stessa istanza di sequestro in mani proprie integra ed esaurisce la funzione ricognitiva dell’oggetto di detta misura cautelare, mentre eventuali contestazioni relative alla natura del credito e dirette a farne valere la parziale insequestrabilità esorbitano dallo schema proprio del giudizio ipotizzato dall’art. 548 c.p.c. - concernente soltanto quelle contestazioni che coinvolgono situazioni giuridiche facenti capo al terzo debitore e che devono essere accertate anche nei suoi confronti - e si risolvono in mezzo di opposizione alla disposta cautela, al cui esame, peraltro, è competente il giudice della convalida e non quello dell’esecuzione. Cass. lav., 8 febbraio 1992, n. 1407.

 

 

  1. Beni suscettibili (o meno) di sequestro.

Il diniego di autorizzazione ad eseguire un sequestro su beni di uno Stato straniero non può esplicare efficacia retroattiva sul sequestro chiesto ed ottenuto prima dell’emanazione del decreto ministeriale dichiarativo della condizione di reciprocità. Ottenuto il sequestro sui beni di uno Stato straniero senza bisogno dell’autorizzazione ministeriale, la successiva dichiarazione della condizione di reciprocità non determina la necessità della autorizzazione per la conversione del sequestro in pignoramento. È nullo il sequestro eseguito sopra beni di uno Stato estero destinati all’esercizio di funzioni sovrane o per fini pubblici (nella specie, si è ritenuto che anche i depositi bancari rientrassero in questa categoria di beni, stante la destinazione promiscua del denaro). Trib. Piacenza, 11 giugno 1990.

 

Il bene immobile, oggetto di preliminare di vendita, non può essere assoggettato a sequestro conservativo in danno del promittente acquirente configurandosi al suo riguardo soltanto il credito alla prestazione di un facere infungibile, - il consenso del promittente venditore per la conclusione del contratto definitivo - insuscettibile di esecuzione forzata, potendosi soltanto chiedere, in sua mancanza, la sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. Cass. 11 febbraio 1988, n. 1479.

 

Per il combinato disposto degli artt. 678 e 543 c.p.c., ancorché quest’ultimo si riferisca genericamente alle cose, senza la specificazione della loro natura mobiliare, la forma del pignoramento e del sequestro conservativo presso terzi può essere adottata solo quando l’esecuzione forzata o la misura cautelare abbiano per oggetto crediti del debitore nei confronti di terzi ovvero cose mobili in possesso di terzi, e non pure le aspettative di una prestazione a favore del debitore esecutato, in quanto il pignoramento e il sequestro, nelle rispettive procedure, debbono realizzarsi su beni determinati che si assumono sicuramente acquisiti al patrimonio del debitore. (Nella specie, sulla considerazione che il debitore esecutato aveva acquistato due appartamenti in corso di costruzione, versando acconti in danaro, il creditore, dopo avere ottenuto sequestro anche presso terzi, aveva convenuto davanti al pretore il venditore perché rendesse la dichiarazione di cui all’art. 547 c.p.c., sull’assunto che nel concetto di «credito», contemplato all’art. 671 c.p.c., dovessero intendersi compresi tutti i beni suscettibili di valutazione economica e, quindi, anche la posizione giuridica attiva derivante dalla stipulazione di un contratto. La Suprema Corte, sulla base del principio che precede, ha confermato la statuizione del giudice del merito che aveva disatteso tale impostazione). Cass., 23 aprile 1981, n. 2425.

 

Nel rapporto associativo mezzadrile, il mezzadro acquista con la separazione dei frutti dalle piante del fondo il compossesso nonché la comproprietà dei frutti stessi: pertanto, prima della separazione, il sequestro conservativo della quota di frutti spettante al mezzadro deve essere eseguito nelle forme del pignoramento presso terzi. invece, dopo la separazione e prima della divisione, il sequestro deve essere eseguito nelle forme del pignoramento presso il debitore, ma osservando le disposizioni sul pignoramento di beni indivisi, e, dopo la divisione, nelle forme del pignoramento presso il debitore di cose di proprietà di quest’ultimo. Cass., 30 gennaio 1976, n. 319.

 

In pendenza della procedura concorsuale di liquidazione dell’eredità beneficiata, il sequestro conservativo ad istanza del creditore del defunto sui beni compresi nell’eredità può essere autorizzato e convalidato, ma non può convertirsi in pignoramento. Cass., 6 dicembre 1974, n. 4070.

 

 

  1. Segue: Cessione del credito sequestrato.

In tema di pignoramento di crediti e di accertamento dell’obbligo del terzo, qualora il credito sia successivamente ceduto a terzi, il debitore ceduto, ove opponga che detto credito, in data anteriore alla cessione, sia stato assoggettato a sequestro, ben può opporre la propria impossibilità ad adempiere, invocando la propria posizione di terzo - custode del credito. Cass. 18 marzo 2003, n. 3986.

 

In caso di esecuzione di sequestro conservativo, l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione dichiara l’estinzione del processo esecutivo, a seguito della cessione del credito con rogito anteriore alla notifica del sequestro stesso, si sostanzia in un provvedimento di improseguibilità del processo. Consegue, che trattandosi di un atto esecutivo, il rimedio contro di esso è l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c. (nel caso di specie è stato dichiarata l’inammissibilità del ricorso per cassazione proposto a norma dell’art. 111). Cass. 19 dicembre 2000, n. 15951.



 
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