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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 68 cod. proc. civile: Altri ausiliari

Nei casi previsti dalla legge o quando ne sorge necessità, il giudice, il cancelliere o l’ufficiale giudiziario si può fare assistere da esperti in una determinata arte o professione e, in generale, da persona idonea al compimento di atti che egli non è in grado di compiere da sè solo.

Il giudice può commettere a un notaio il compimento di determinati atti nei casi previsti dalla legge.

Il giudice può sempre richiedere l’assistenza della forza pubblica.


Commento

Altri ausiliari: tali ulteriori ausiliari occasionali, incaricati di un pubblico ufficio solo temporaneamente, possono svolgere, alle dirette dipendenze dell’organo che li ha nominati, un’attività tanto di tipo manuale che intellettuale. Possono essere scelti anche se non iscritti in appositi albi e la loro caratteristica comune è di poter essere di ausilio ad altri organi ausiliari. Esempi si ritrovano in varie disposizioni: interprete, notaio, stimatore, altro esperto nominato per diversi fini (es.: art. 261: riproduzione, copie ed esperimenti).

 


Giurisprudenza annotata

  1. Definizione di ausiliario del giudice.

Secondo la definizione datane dall’art. 68 c.p.c. (che, nel prevedere, oltre il custode e il consulente tecnico, gli altri ausiliari, nei casi previsti dalla legge o quando ne sorga la necessità, ha creato al riguardo una categoria aperta) per ausiliario del giudice deve intendersi il privato esperto in una determinata arte o professione ed in generale idoneo al compimento di atti che il giudice non può compiere da solo, temporaneamente incaricato di una pubblica funzione, il quale, sulla base della nomina effettuata da un organo giurisdizionale secondo le norme del codice o di leggi speciali, presti la sua attività in occasione di un processo in guisa da renderne possibile lo svolgimento o consentire la realizzazione delle particolari finalità. Cass., Sez. Un., 21 novembre 1997, n. 11619.

 

 

  1. Casistica.

 

 

2.1. Curatore speciale in materia condominiale.

Il curatore speciale, nominato in base all’art. 65 delle disposizioni di attuazione del c.c. ed ai sensi degli artt. 78 e ss. c.p.c., per il caso che manchi il legale rappresentante dei condomini e che occorra iniziare o proseguire una lite contro i partecipanti ad un condominio, assume la veste di mandatario di coloro nel cui interesse è nominato e non quella di ausiliario del giudice. Ne discende che, qualora detto curatore, espletato l’incarico e richiesto inutilmente il pagamento del compenso al condominio, agisca nei confronti di un condomino, quale coobbligato solidale al suo pagamento, erroneamente il giudice di pace adìto ratione valoris declina la propria competenza a favore del tribunale, quale giudice che ha nominato il curatore, nel presupposto che costui sia un ausiliario del giudice ai sensi dell’art. 68 c.p.c. e che, pertanto, sussista la competenza per materia di detto ufficio sulla liquidazione del compenso, ai sensi dell’art. 53 c.p.c. ed a titolo di volontaria giurisdizione. Cass. 22 giugno 2006, n. 14447.

 

 

2.2. Soggetto incaricato dal giudice dell’esecuzione del compimento di attività materiali.

In un procedimento di esecuzione forzata degli obblighi di fare, il soggetto incaricato, dal giudice della esecuzione, del compimento di un’attività materiale (nella specie, la ricostruzione di parte di un immobile) rientra nell’ampia categoria degli ausiliari del giudice prevista dall’art. 68 c.p.c., configurandosi come persona idonea al compimento di atti (nella specie, attività materiale) che il giudice non è in grado di compiere da solo. Da ciò consegue che, giusta l’espressa previsione di cui agli artt. 52 e 53 disp. att. c.p.c., in riferimento a tale categoria di soggetti, la liquidazione del compenso vada fatta, con decreto, dallo stesso giudice che ha provveduto alla loro nomina. Cass. 27 luglio 1999, n. 8115.

 

 

2.3. Curatore dell’eredità giacente.

Il curatore dell’eredità giacente, nominato dal pretore a norma dell’art. 528 c.c., va annoverato fra gli ausiliari del giudice, infatti nella sua figura si rinvengono tutte le caratteristiche tipiche di tali ausiliari, ove si considerino i seguenti elementi: a) l’impossibilità del pretore di provvedere da solo ai compiti di conservazione del patrimonio ereditario affidatigli dalla legge; b) la conseguente strumentalità delle funzioni del curatore, tenuto sotto giuramento, ex art. 193 disp. att. c.p.c., a custodire e amministrare fedelmente i beni dell’eredità, sotto l’attività di direzione e sorveglianza del giudice, da esplicarsi mediante appositi provvedimenti giudiziari; c) il provvedimento finale di chiusura della procedura, cui conseguono l’approvazione del rendiconto e la consegna all’erede del patrimonio convenientemente gestito. Né a ciò è d’ostacolo la circostanza che la suddetta liquidazione, con l’indicazione del soggetto tenuto a corrispondere il compenso, attiene a diritti soggettivi, posto che questi ultimi, nell’ambito di quel procedimento ricevono tutela, sia in prime cure con la partecipazione allo stesso di ogni controinteressato sia in sede di gravame con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. Neppure, d’altra parte, assume alcun rilievo, la mancata previsione di un doppio grado di giudizio di merito, la quale non essendo imposta da alcuna norma della carta fondamentale, non può dar luogo a dubbi di incostituzionalità. Cass., Sez. Un., 21 novembre 1997, n. 11619.

 

 

2.4. Tecnico nominato dall’ufficiale giudiziario.

L’art. 68 c.p.c. consente, non solo al giudice o al cancelliere, ma anche all’ufficiale giudiziario, di farsi assistere da esperti in una determinata arte e professione ed, in generale, da persone idonee al compimento di atti che egli non è in grado di eseguire da solo. Pertanto, il giudice di merito può legittimamente utilizzare come fonte di convincimento, il parere del tecnico nominato dall’ufficiale giudiziario in sede di esecuzione di sequestro a preferenza di quello del consulente nominato in sede di accertamento tecnico preventivo. Cass. 11 agosto 1966, n. 2204.

 

L'esperto stimatore, nominato dal tribunale nell'ambito del procedimento di determinazione del valore delle azioni del socio recedente, di cui all'art. 2437 ter, comma 6, c.c., va annoverato fra gli ausiliari del giudice, ai sensi dell'art. 68 c.p.c., mettendo egli a disposizione delle parti il risultato della propria opera di valutazione al fine della regolazione delle loro posizioni. Ne consegue che il relativo compenso deve essere determinato, secondo le modalità stabilite dal d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, in base alla tariffa giudiziale prevista per tutti gli ausiliari del giudice e non, invece, in base alla tariffa professionale.

Cassazione civile sez. II  14 febbraio 2012 n. 2152  

 

 

2.5. Amministratore giudiziario nominato nel procedimento di cui all’art. 2409 c.c.

Poiché l’amministratore giudiziario nominato dal tribunale nel corso del procedimento ex art. 2409 c.c. rientra tra gli ausiliari del giudice di cui all’art. 68 c.p.c., ai fini della liquidazione del suo compenso occorre fare riferimento alla disciplina di cui agli art. 52 e 53 disp. att. c.p.c., applicabile a tutti gli ausiliari per i quali diversamente non dispongano leggi speciali (tra le quali, nella specie, la L. n. 319 del 1980, inapplicabile agli ausiliari ivi non espressamente menzionati). Cass. 9 settembre 2003, n. 13134; conforme Cass. 10 marzo 1997, n. 2141.

 

 

2.6. Esperto incaricato della stima dei conferimenti in natura effettuati ex art. 2343 c.c.

Il commercialista incaricato della stima - ex art. 2343 c.c. - dei conferimenti in natura apportati in occasione della trasformazione di una società rientra tra gli ausiliari del giudice di cui all’art. 68 c.p.c. Ne consegue che nei suoi confronti non è applicabile la normativa speciale dettata dalla legge n. 319 del 1980 in tema di liquidazione a periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori. Cass. 18 febbraio 2000, n. 1823.

 

 

2.7. Stimatore del valore delle azioni del socio recedente da società non quotate in borsa.

L’esperto stimatore, nominato dal tribunale nell’ambito del procedimento di determinazione del valore delle azioni del socio recedente, di cui all’art. 2437-ter, sesto comma, c.c., va annoverato fra gli ausiliari del giudice, ai sensi dell’art. 68 c.p.c., mettendo egli a disposizione delle parti il risultato della propria opera di valutazione al fine della regolazione delle loro posizioni. Ne consegue che il relativo compenso deve essere determinato, secondo le modalità stabilite dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, in base alla tariffa giudiziale prevista per tutti gli ausiliari del giudice e non, invece, in base alla tariffa professionale. Cass. 14 febbraio 2012, n. 2152.

 

 

2.8. Stimatore dei beni assoggettati a procedure esecutive.

Lo «stimatore» o «l’esperto», del quale l’organo giudiziario si avvale al fine di determinare il valore di beni assoggettati a procedure esecutive (anche concorsuali), appartiene alla categoria residuale degli «altri ausiliari del giudice» contrapposta a quella degli ausiliari tipici e «nominati», quali il consulente tecnico o il custode. Ad esso, pertanto, si applica, per quanto concerne la procedura di liquidazione del compenso (in relazione agli aspetti formali dei relativi provvedimenti), la disciplina di cui agli artt. 52 e 53 disp. att. c.p.c., mentre, per quanto concerne i criteri di liquidazione, occorre fare riferimento a quelli previsti, in particolare per la materia estimativa, dall’art. 13, D.P.R. n. 352 del 1988, restando così preclusa l’applicabilità diretta delle tariffe professionali, richiamate dal legislatore solo ai fini di una determinazione tabellare generale, i cui limiti, minimi e massimi, non sono superabili neppure quando la stima dei beni, con riferimento a scaglioni di valore contiguo e progressivo, sia eccedente il limite superiore dello scaglione massimo. Detta limitazione di valore non contrasta col disposto dell’art. 2233 c.c. - secondo cui la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione - posto che l’art. 2, legge n. 319 del 1980 impone di contemperare la misura degli onorari con la natura pubblicitaria dell’incarico, né è configurabile una carenza di remunerazione per la parte di opera professionale correlata al valore eccedente il limite massimo, potendosi, ove ne ricorrano le condizioni, applicare l’art. 5, legge n. 319 del 1980. Tale ultima disposizione consente un incremento del compenso risultante dal calcolo tabellare ogni volta che l’incarico si presenti caratterizzato da particolare importanza, complessità o difficoltà e, quindi, prende in considerazione quelle ipotesi in cui la rilevante dimensione economica dell’incarico sia effettivamente sintomo rivelatore di una oggettiva peculiarità di esso, come tale riflettentesi sull’impegno professionale richiesto. Cass. 14 maggio 1997, n. 4243.

 

 

2.9. Interprete.

È costituzionalmente illegittimo l’art. 102 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nella parte in cui non prevede la possibilità, per lo straniero ammesso al patrocinio a spese dello Stato che non conosce la lingua italiana, di nominare un proprio interprete. L’istituto del patrocinio a spese dello Stato, essendo diretto a garantire anche ai non abbienti l’attuazione del precetto costituzionale di cui al terzo comma dell’art. 24 della Costituzione, deve assicurare ai non abbienti i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione e ciò in esecuzione del principio posto dal primo comma dello stesso art. 24, secondo cui tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. Corte cost. 6 luglio 2007, n. 254.

 

 

2.10. Commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo.

Il commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo non è un ausiliario del giudice delegato, in quanto, pur cooperando con quest’ultimo, è nominato dal tribunale e ripete i propri poteri e funzioni, con operatività stabile e previsione non occasionale, direttamente dalla legge fallimentare che, in quanto “lex specialis”, prevale su quella generale dettata dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 in tema di ausiliari della magistratura; ne consegue che, nella liquidazione dei compensi al predetto organo, disciplinata in via esaustiva dall’art. 165 legge fall. che rinvia all’art. 39 della medesima legge fall. e, con esso, al D.M. 28 luglio 1992, n. 570, è preclusa l’applicazione dell’art. 71, comma secondo, del D.P.R. n. 115 citato, ai sensi del quale la relativa istanza dev’essere proposta, a pena di decadenza, entro cento giorni dal compimento delle operazioni. Cass. 11 aprile 2011, n. 8221.

 

 

  1. Compenso degli ausiliari e relativa tutela.

 

 

3.1. Normativa applicabile.

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 8, comma 1, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia-Testo A), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, per la parte in cui prevede che - nella procedura di eredità giacente di cui sia dichiarata la cessazione per carenza (originaria o sopravvenuta) di attività, iniziata su istanza della persona interessata - sia quest’ultima, anziché l’Erario, a provvedere alle spese e agli onorari del curatore. Infatti, in primo luogo, la posizione del curatore del fallimento è differente rispetto a quella del curatore dell’eredità giacente, sicché non è invocabile come tertium comparationis, rispetto a quest’ultimo, la sentenza di incostituzionalità n. 174 del 2006, riguardante le spese e gli onorari spettanti al curatore del fallimento in caso di chiusura della procedura concorsuale per mancanza dell’attivo. D’altra parte, va tenuto presente che il regolamento delle spese processuali non incide sulla tutela giurisdizionale del diritto di chi agisce o si difende in giudizio, non potendosi sostenere che la possibilità di addossare allo Stato le spese sostenute in un procedimento di volontaria giurisdizione consenta alla parte di meglio difendere la sua posizione e di apprestare le sue difese. Corte cost. 21 dicembre 2007, n. 446.

 

 

3.2. Inammissibilità del ricorso straordinario per cassazione avverso il provvedimento di liquidazione del compenso.

Avverso il provvedimento di liquidazione del compenso in favore del notaio al quale siano state delegate le operazioni di vendita nei processi di espropriazione forzata mobiliare ed immobiliare, emesso in data successiva all’entrata in vigore del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (t.u. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia) - che, in forza del disposto dell’art. 3 concerne non solo gli ausiliari già indicati dall’abrogata legge n. 319 del 1980, ma anche qualunque altro soggetto competente in una determinata arte o professione che il magistrato o il funzionario addetto all’ufficio può nominare - non è ammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., difettando il requisito della definitività del provvedimento, che può essere impugnato con l’opposizione prevista dall’art. 170 D.P.R. cit., decisa dal giudice monocratico del tribunale con ordinanza che è invece soggetta al ricorso straordinario per cassazione. Né rileva, al fine di ammettere il ricorso immediato per cassazione, che il processo esecutivo sia stato chiuso per rinuncia, non sussistendo alcuna analogia tra la questione della distribuzione dell’onere delle spese tra le parti in caso di estinzione del processo esecutivo, rispetto alla quale è ammesso il rimedio suddetto in forza dell’art. 310 c.p.c. richiamato dall’art. 632 dello stesso codice, e quella che riguarda il compenso spettante al notaio. Resta anche esclusa l’esperibilità dell’opposizione agli atti esecutivi, atteso che, pur provenendo la liquidazione del compenso del giudice dell’esecuzione, sulla disciplina generale dei rimedi avverso gli atti esecutivi prevale in ragione del carattere di specialità, quella speciale sui rimedi contro gli atti di liquidazione dei compensi agli ausiliari del magistrato. Cass. 29 gennaio 2007, n. 1887.



 
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