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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 687 cod. proc. civile: Casi speciali di sequestro

Il giudice può ordinare il sequestro delle somme o delle cose che il debitore ha offerto o messo comunque a disposizione del creditore per la sua liberazione, quando è controverso l’obbligo o il modo del pagamento o della consegna, o l’idoneità della cosa offerta.


Giurisprudenza annotata

Casi speciali di sequestro.

 

 

  1. Presupposti (e le finalità) del c.d. «sequestro liberatorio»; 2. Segue: In particolare: a) L’esistenza di una «contestazione» sul rapporto obbligatorio: nozione; 3. Segue: b) Necessità della previa offerta al creditore (e sue modalità); 4. Competenza a provvedere; 5. Differenze con l’istituto ex art. 1206 c.c.; 6. Casistica.

 

 

  1. Presupposti (e le finalità) del c.d. «sequestro liberatorio».

Il sequestro liberatorio, previsto dall’art. 687 c.p.c., può essere disposto dal giudice solo in presenza di una richiesta ad iniziativa del debitore, nel caso in cui il debitore medesimo contesti il debito, o abbia dubbi sulla individuazione del creditore e voglia cautelarsi in vista della decisione del giudice al fine di non subire gli effetti della mora; ne consegue che, una volta che sia stato disposto il sequestro liberatorio della somma che si assume dovuta, nel caso che il giudizio di merito si chiuda con la condanna del debitore, egli non può essere chiamato a rispondere anche per gli interessi e la rivalutazione sulla somma dovuta. Cass. 14 luglio 2003, n. 10992.

 

Il sequestro liberatorio previsto dall'art. 687 cod. proc. civ. può essere disposto dal giudice solo su richiesta del debitore, anche nel caso in cui egli abbia dubbi sulla individuazione della persona del creditore, ma voglia evitare di subire gli effetti della mora; a tal fine il debitore, in vista della decisione del giudice, é tenuto ad offrire il pagamento a tutti coloro che ne pretendano l'adempimento, ad ottenere, poi, il sequestro delle somme offerte ed infine ad eseguire il versamento nelle mani del custode, perché sia costui a consegnare la somma a chi, all'esito dell'accertamento processuale, risulti il titolare del credito. (Nella specie, la S.C. ha escluso la liberazione del debitore, con conseguente riconoscimento della mora, nell'ipotesi del locatario che, a fronte di più sedicenti eredi della locatrice deceduta in costanza di rapporto, aveva versato i canoni mensili su un libretto al portatore, acceso a tal fine, ma di cui aveva trattenuto la disponibilità). Rigetta, App. Trieste, 26/07/2010

Cassazione civile sez. III  11 settembre 2014 n. 19157  

 

Il sequestro liberatorio previsto dall’art. 687 c.p.c. può essere ordinato dal giudice solo quando esso sia chiesto ad iniziativa, indispensabile ed insostituibile, del debitore, nel caso in cui il debitore medesimo, volendo contestare la sussistenza del debito o l’oggetto o il modo della prestazione o avendo dubbi sull’individuazione della persona del debitore, intenda cautelarsi con il richiedere una preventiva decisione del giudice, senza, tuttavia, incorrere nel rischio di subire gli effetti della mora. Cass. 28 settembre 1996, n. 8577.

 

Il sequestro liberatorio, previsto nell’art. 687 c.p.c., può essere ordinato dal giudice solo quando esso sia chiesto ad iniziativa - indispensabile e insostituibile -, del debitore (e non anche, quindi, ad iniziativa del creditore o di altri soggetti), nel caso in cui il debitore medesimo volendo contestare la sussistenza del debi-to, o l’oggetto o il modo della prestazione o avendo dubbi sull’individuazione della persona del creditore, intenda cautelarsi col richiedere in proposito una preventiva decisione del giudice, senza, tuttavia, incorrere nel rischio di subire gli effetti di una propria mora (mora debitoris), nell’ipotesi che il giudice ritenga dovuta la prestazione. Cass., 6 agosto 1965, n. 1879.

Contra: Il cosiddetto sequestro liberatorio è strumento cautelare a favore del debitore che vuole affermare l’esistenza del suo obbligo (negato dal creditore) come effetto di un rapporto giuridico dal quale deriva anche un suo diritto ad una controprestazione. L’art. 687 c.p.c., quindi, non offre un comodo strumento per sfuggire alla mora, in quanto una misura cautelare non può servire al debitore per evitare, al di fuori dell’offerta reale, le conseguenze sostanziali del proprio inadempimento). Trib. Milano, 25 settembre 1986.

 

Il sequestro delle somme e delle cose che il debitore offre o mette a disposizione del creditore per la propria liberazione può essere disposto, a norma dell’art. 687 c.p.c., quando sia controverso l’obbligo o il modo di pagamento, o della consegna o l’identità della cosa offerta, e presuppone, quindi, che sia ancora in contestazione la sussistenza del debito, o l’oggetto o il modo della prestazione, che su ciò si chieda la pronuncia del giudice e che il debitore voglia nel frattempo evitare di incorrere nelle conseguenze della mora, qualora il giudice ritenga poi sussistente il debito o dovuta la prestazione. Cass., 8 settembre 1970, n. 1340.

 

 

  1. Segue: In particolare: a) L’esistenza di una «contestazione» sul rapporto obbligatorio: nozione.

Poiché presupposto per la concessione del sequestro liberatorio, previsto dall’art. 687 c.p.c. è una controversia circa l’obbligo di dare cose o somme di denaro (o circa il modo di adempimento o l’idoneità della cosa), tale forma di sequestro non è più ammissibile in presenza d’un titolo esecutivo giudiziale, recante condanna al pagamento d’una somma di denaro, restando al debitore esecutato, per evitare il pignoramento, soltanto di provvedere - salvo l’esperimento dei possibili mezzi di gravame in sede cognitoria - a norma dell’art. 494 c.p.c. al versamento all’ufficiale giudiziario procedente della somma richiesta. Cass. 21 aprile 1990, n. 3354.

 

Non è ammissibile il sequestro liberatorio in presenza di un titolo esecutivo giudiziale, anche se provvisorio, recante la condanna al pagamento di una somma di denaro, restando comunque al debitore esecutato, come rimedi atti a scongiurare il periculum in mora che il sequestro liberatorio intenderebbe prevenire, in generale, il versamento nelle mani dell’ufficiale giudiziario ed il deposito della somma richiesta ex art. 494 c.p.c., la sospensione della efficacia esecutiva della sentenza impugnata ex art. 283 c.p.c., e la sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c., nonché, nel caso specifico di titolo esecutivo provvisorio ex art. 648 c.p.c., l’imposizione di cauzione al creditore ex art. 648, secondo comma, c.p.c. La concessione della provvisoria esecuzione ex art. 648 c.p.c. presuppone che sia già stato accertato, anche se in via sommaria, il carattere della incontrovertibilità del credito su cui poggiano le pretese del ricorrente, carattere che confligge con quello che rappresenta il presupposto, invece, per la concessione del sequestro liberatorio ex art. 687 c.p.c. e cioè la contestazione del credito oggetto del giudizio Trib. Milano, 20 luglio 1995.

 

Contra: Il debitore che, contestando la sussistenza del debito, voglia cautelarsi chiedendo una preventiva decisione del giudice senza poi dover incorrere nel rischio di subire gli effetti di una propria mora, potrà richiedere il sequestro liberatorio ex art. 687 c.p.c. dopo aver messo a disposizione la cosa o la somma pretesa dalla controparte, purché ricorrano i requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora. Il debitore può chiedere il sequestro liberatorio anche in presenza di un provvedimento esecutivo, prima dell’esecuzione, purché sia ancora controverso l’obbligo o il modo di pagamento o di consegna, o l’idoneità della cosa offerta (nella specie, il debitore aveva richiesto il sequestro liberatorio di una somma pari a quella richiesta dal creditore con decreto ingiuntivo opposto ma dichiarato comunque provvisoriamente esecutivo ai sensi dell’art. 648 c.p.c.). L’esecuzione del sequestro liberatorio, allorché il debitore offra una somma di denaro, può avvenire nelle forme del deposito di quella somma presso un istituto di credito, in applicazione analogica della norma dell’art. 76 disp. att. c.c. dettata per il deposito liberatorio di cui all’art. 1210 c.c. Trib. Prato, 4 maggio 1988.Il sequestro in casi speciali, previsto dall’art. 687 c.p.c., trova applicazione solo nell’ipotesi che la controversia relativa all’esistenza del rapporto obbligatorio, o al modo di adempimento o all’idoneità dell’oggetto riguardi i soggetti del rapporto stesso, e non anche quando si riferisca a soggetti estranei. Trib. Napoli, 23 febbraio 1987.

 

Condizione di ammissibilità del sequestro liberatorio è la sussistenza tra le parti di una controversia sull’esistenza dello obbligo o sul modo di pagamento o di consegna o, ancora, sulla idoneità della cosa offerta; detto sequestro è, pertanto, inammissibile allorché oggetto della controversia tra il debitore ed il creditore sia un rapporto diverso da quello su cui sorge il debito. Trib. Catania, 9 marzo 1989.

 

 

  1. Segue: b) Necessità della previa offerta al creditore (e sue modalità).

Nel caso in cui sia stata adottata nel corso del giudizio di primo grado la misura del sequestro liberatorio, prevista dall’art. 687 c.p.c., l’insussistenza delle condizioni per disporre il sequestro può anche essere dedotta per la prima volta in grado di appello, ed in questo caso la Corte di merito è tenuta a verificare la sussistenza delle condizioni per l’adozione della misura cautelare, tra le quali presupposto indefettibile è che il debitore abbia effettivamente offerto la somma a suo avviso dovuta per l’estinzione del proprio debito, ma che essa sia stata rifiutata perché ritenuta insufficiente, o perché vi sia controversia sull’obbligo o sul modo di pagamento. Cass. 10 gennaio 2003, n. 198.

 

Se l’assicuratore di un sinistro stradale, nel quale sono rimaste danneggiate più persone, non offre, inframassimale, la somma proporzionalmente loro spettante (art. 27, l. 24 dicembre 1969, n. 990), non può chiedere il sequestro c.d. liberatorio (art. 687 c.p.c.) - previsto per ovviare al rischio e alle conseguenze dell’inadempimento del debitore - perché presupposto indefettibile di detta misura cautelare speciale è che tale offerta vi sia stata, ma non sia stata accettata perché inidonea o controversi l’obbligo o il modo del pagamento. Cass. 17 giugno 1997, n. 5410.

Per la concessione del sequestro liberatorio è sufficiente la messa a disposizione, senza formalità particolari, della cosa controversa. App. Bologna, 3 aprile 1996.

 

È inammissibile l’istanza di sequestro liberatorio ex art. 687 c.p.c. qualora il debitore non abbia preventivamente offerto il suo adempimento. (Nella motivazione si precisa altresì che il sequestro liberatorio presuppone che la controversia tra creditore e debitore concerna solo le caratteristiche della prestazione e non l’esistenza in sè dell’obbligazione o l’individuazione dei soggetti del rapporto [ma contra vedi Giurisprudenza sub § 2]). Pret. Milano, 16 luglio 1990.

 

Il sequestro delle somme e delle cose che il debitore offre o mette a disposizione del creditore per la propria liberazione può essere disposto, a norma dell’art. 687 c.p.c., quando sia controverso l’obbligo o il modo di pagamento o della consegna o l’identità della cosa offerta, e presuppone, quindi, che sia ancora in contestazione la sussistenza del debito o l’oggetto o il modo della prestazione, che su ciò si chieda la pronuncia del giudice e che il debitore voglia nel frattempo evitare d’incorrere nelle conseguenze della mora debendi, qualora il giudice ritenga poi sussistente il debito o dovuta la prestazione. Pertanto, detto sequestro - che incide sulla mora credendi (art. 1206 c.c.), conseguente appunto all’offerta formale (artt. 1208 e 1209 c.c.) o non formale (art. 1214 c.c.) e che rappresenta l’anticipazione del deposito di cui agli artt. 1210, 1211 e 1214 c.c. - non può avere ad oggetto somme o cose che il debitore si sia limitato a consegnare ad un organo di giustizia, senza prima averne fatto offerta al creditore (il quale l’abbia rifiutata). Cass. 6 giugno 1987, n. 4293.

 

 

  1. Competenza a provvedere.

Nel caso che avverso una sentenza di condanna penda giudizio di Cassazione, per individuare il giudice competente ad ordinare il sequestro di cui all’art. 687 c.p.c., occorre far ricorso non all’art. 673 c.p. (il quale presuppone che vi sia una causa pendente per il merito), ma al precedente art. 672 c.p.c., il quale pone la regola generale circa il giudice competente a decidere sull’istanza di sequestro, anteriore alla causa. Cass. 28 maggio 1987, n. 4773.

 

Il sequestro (cosiddetto liberatorio) delle somme o delle cose che il debitore mette a disposizione del creditore per la propria liberazione può essere disposto ai sensi dell’art. 687 c.p.c. quando sia controverso l’obbligo o il modo di pagamento o della consegna o l’entità della cosa offerta e presuppone, perciò, che sia ancora in contestazione la sussistenza del debito o l’oggetto o il modo della prestazione e che il debitore voglia nel frattempo evitare di incorrere nelle conseguenze della mora qualora il giudice ritenga poi sussistente il debito e dovuta la prestazione. Pertanto, per tale provvedimento, che pur con le differenze da quello conservativo o giudiziale costituisce una forma speciale di sequestro, ai fini dell’individuazione del giudice competente occorre pur sempre far capo agli artt. 672 e 673 c.p.c. e la causa di merito alla quale è necessario riferirsi per la determinazione della competenza è quella che sfocia nella decisione sulla sussistenza dell’obbligo, attenendo quella sulla validità dell’offerta ai presupposti della causa di sequestro, non idonea comunque a fondare la competenza di alcun giudice. Cass. 11 giugno 1987, n. 5078.

 

Ove la causa di merito penda in Cassazione, la competenza a concedere il sequestro liberatorio ex art. 687 c.p.c. spetta al giudice che ha emesso la sentenza impugnata innanzi alla cassazione e non al pretore o presidente del tribunale competente per valore del luogo in cui il sequestro deve essere eseguito. Pret. Cerignola, 26 luglio 1985.

 

 

  1. Differenze con l’istituto ex art. 1206 c.c.

Il presupposto legale dell’autonomo procedimento di liberazione del debitore dal vincolo obbligatorio previsto dagli artt. 1209-1217 c.c. è costituito dal rifiuto del creditore, senza motivo legittimo, di ricevere la prestazione o di compiere quanto è necessario affinché il debitore possa adempiere l’obbligazione, mentre per le diverse ipotesi in cui sussista controversia sul rapporto obbligatorio, ovvero sull’oggetto o sulle modalità della prestazione, il legislatore appresta il diverso rimedio dell’art. 687 c.p.c. Di conseguenza, le due fattispecie liberatorie si distinguono, oltre che per la natura, in relazione alla condotta del creditore, atteso che il rifiuto cui si riferisce l’art. 1206 c.c. è immotivato, a differenza del rifiuto presupposto dall’art. 687 c.p.c. che, ricollegandosi ad una specifica pretesa, dà luogo ad una controversia. Trib. Catanzaro, 12 maggio 1999.

 

L’istituto del sequestro liberatorio non può identificarsi con la sola ipotesi della mora credendi di cui agli artt. 1206 ss. c.c.; pertanto, tale misura cautelare è ammissibile anche quando il debitore contesti la stessa sussistenza del debito imputatogli. Trib. Milano, 12 marzo 1993.

 

È ammissibile il sequestro liberatorio ex art. 687 c.p.c. pur in assenza di una mora del creditore allorché il debitore, volendo contestare la sussistenza del debito, intenda cautelarsi richiedendo una preventiva decisione del giudice senza tuttavia incorrere nel rischio di subire gli effetti di una propria mora nella ipotesi in cui il giudice ritenga dovuta la prestazione. Pret. Milano, 4 aprile 1984.

 

Nell’ambito di operatività del sequestro liberatorio di cui all’art. 687 c.p.c. rientra anche l’ipotesi in cui il debitore ricorrente, contestando il suo obbligo di adempiere per exceptio inadimpleti contractus ex art. 1460 c.c., ponga tuttavia a disposizione la somma o la cosa pretesa dalla controparte per evitare di incorrere nella mora debitoris, ma nello stesso tempo ne chiede il sequestro perché l’effettiva attribuzione (alla controparte in adempimento o a sé in restituzione) avvenga dopo la risoluzione giudiziale della relativa controversia. Trib. Milano, 3 marzo 1981.

 

La mora del creditore (artt. 1206 e ss. c.c.) ed il cosiddetto sequestro liberatorio (art. 687 c.p.c.) hanno presupposti diversi: la prima presuppone il rifiuto, senza legittimo motivo, del creditore di ricevere il pagamento offertogli; il secondo l’interesse del debitore a pagare una somma od a consegnare una cosa, nonché la pretesa del creditore ad una prestazione diversa. Trib. Foggia, 31 dicembre 1976.

 

 

  1. Casistica.

Rientra nella giurisdizione del giudice italiano la controversia relativa alla concessione di un sequestro liberatorio nel caso in cui i beni da sequestrare si trovino nel territorio della Repubblica italiana, a nulla rilevando la circostanza che il luogo di esecuzione dell’obbligazione principale sia stato pattuito altrove. Trib. Milano, 12 marzo 1993.

 

Il sequestro liberatorio ex art. 687 c.p.c. è ammissibile contro l’INPS in materia di debito contributivo. La locuzione «gratificazione o elargizione concessa una tantum a titolo di liberalità» - ai sensi dell’art. 12, terzo comma, n. 6, della legge 30 aprile 1969, n. 153 - è stata usata dal legislatore per designare le erogazioni, correlate ad un bisogno eventuale del lavoratore o della sua famiglia, non contemplato dalla tutela legale del lavoro. Pertanto, non sono soggette a ritenuta previdenziale le erogazioni di sostegno concesse da una azienda di credito ai figli dei propri dipendenti impegnati con determinati corsi di studi. Trib. Milano, 8 agosto 1985.



 
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