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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 69 cod. proc. civile: Azione del pubblico ministero

Il pubblico ministero esercita l’azione civile nei casi stabiliti dalla legge (1).


Commento

(1) Le ipotesi nelle quali è concesso al p.m. di esercitare l’azione civile sono numerose e previste sia dal codice civile che da leggi speciali, normalmente ogni qualvolta venga in rilievo un interesse pubblico. Tali ipotesi sono sostanzialmente riconducibili a due grandi gruppi: quello in cui l’azione del p.m. tende ad ottenere dal giudice un provvedimento favorevole ad una determinata persona (es.: nomina del curatore dello scomparso, c.c. 48); quello in cui l’azione del p.m. si pone come il limite di ordine pubblico alla libera esplicazione della volontà negoziale delle parti (es.: opposizione al matrimonio, c.c. 102). Le numerose ipotesi nelle quali è consentito al p.m. l’esercizio dell’azione civile sono tutte accomunate dalla necessità di tutelare un interesse pubblico, senza tuttavia derogare al principio del divieto per il giudice d’iniziare il processo d’ufficio. In merito alla natura giuridica (di parte in senso formale, in senso sostanziale o di soggetto, comunque, imparziale) del p.m. importanti sono le conseguenze derivanti dalla soluzione accolta, ad esempio in tema di spese processuali: se si ritiene che sia parte in senso sostanziale, si deve poi riconoscere la possibilità di una condanna alle spese del p.m. soccombente in giudizio e ciò è dai più escluso, ammettendosi invece il pagamento delle spese dell’altra parte soccombente. Per la sua particolare funzione pubblica, egli, secondo la giurisprudenza, può impugnare anche le sentenze a lui favorevoli, ma la dottrina è contraria, ponendo invece l’accento sulla sua posizione di parte. Considerato che il P.M., in sede civile (differentemente che in sede penale), non ha alcun obbligo nell’esercizio dell’azione, una volta promossa la domanda si ritiene che egli non possa più rinunciare all’azione ed agli atti del giudizio.


Giurisprudenza annotata

  1. Principio di tassatività.

La ratio deducibile dall’art. 69 c.p.c. è la tassatività dei casi di legittimazione del pubblico ministero ad esercitare l’azione civile. L’esigenza di tassatività viene rispettata non soltanto nei casi in cui la legge nominativamente attribuisce al p.m. il potere di agire, ma anche quando tale potere, pur non enunciato formalmente, con locuzione a sé accanto a quello delle parti private, possa ugualmente e sicuramente ricavarsi in via di interpretazione letterale e logica. Cass. 17 marzo 1970, n. 690.

 

 

  1. Posizione del P.M. agente.

Il ricorso per cassazione non è utilizzabile per risolvere i conflitti fra giudice e p.m. nell’ambito del processo civile, nel quale quest’ultimo, assimilato alle parti, svolge, nell’interesse pubblico, la sua funzione in piena autonomia rispetto al giudice, in conformità delle norme procedurali che ne regolano l’intervento e le azioni. Cass. 26 marzo 2003, n. 4467.

 

 

  1. Casi di attribuzione del potere di azione.

Il P.M. è legittimato a formulare la richiesta di fallimento a seguito della comunicazione del decreto con il quale il tribunale abbia revocato l’ammissione al concordato preventivo, essendo egli, nel sistema della legge, informato sia della domanda di concordato ai fini dell’intervento nella procedura e dell’eventuale richiesta di fallimento (art. 161 legge fall.), sia della procedura d’ufficio per la revoca dell’ammissione al concordato (art. 173 legge fall.), onde è anche il naturale e legittimo destinatario della comunicazione dell’esito di tale procedimento. Cass. 16 marzo 2012, n. 4209.

 

La titolarità dell'azione del p.m. in sede civile è eccezionale, derogando al principio della domanda di parte (cd. principio dispositivo), e la regola della tipicità, contenuta negli art. 69 c.p.c. e 2907 c.c., porta ad escludere interpretazioni estensive o analogiche, avendo tali enunciati carattere imperativo; ne consegue che, fuori dalle ipotesi tassativamente previste, il p.m. non ha potere di azione e tanto meno d'impugnazione. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso del p.m. avverso il decreto di liquidazione del compenso ad un consulente tecnico, emesso dal tribunale nell'ambito della fase esecutiva, posteriore all'omologazione, di una procedura di concordato preventivo).

Cassazione civile sez. I  16 ottobre 2012 n. 17764  

 

Diversamente che nel processo penale, in materia civile il potere di impugnazione del pubblico ministero ha carattere eccezionale. Detto potere è limitato, in particolare, alle sentenze relative a cause matrimoniali (escluse quelle di separazione) e alle sentenze che dichiarino la efficacia o la inefficacia di sentenze straniere relative a cause matrimoniali nonché alle cause che egli (ex art. 69 c.p.c.) avrebbe potuto proporre. Fuori di tali ipotesi il pubblico ministero non è legittimato alla impugnazione e quindi neppure nelle cause in cui, a pena di nullità, deve intervenire ancorché sullo stato o sulla capacità delle persone. Né, al riguardo, è prospettabile una violazione dell'art. 3, commi 1 e 2, cost. (nella specie, la Corte di appello aveva accolto l'istanza congiunta del tutore e del curatore speciale di persona in stato vegetativo permanente e autorizzato l'interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale realizzato mediante alimentazione di sondino nasograstrico: in applicazione del principio di cui sopra la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, avverso tale provvedimento, proposto dal procuratore generale presso la Corte di appello). (Conferma App. Milano, decr. 9 luglio 2008).Cassazione civile sez. un.  13 novembre 2008 n. 27145  

 

 

  1. Casi di esclusione del potere di azione.

In materia di brevetti, il P.M. può promuovere l’azione di nullità del brevetto concesso, ai sensi dell’art. 78 del R.D. n. 1127 del 1939, e non quella tendente alla nullità della sola domanda per ottenerlo. Cass., Sez. Un., 12 marzo 2008, n. 6532.

 

 

  1. Procedimenti in materia di immigrazione.

Nel giudizio di cassazione promosso dallo straniero avverso il decreto emesso dalla corte di appello, nella composizione specializzata per i minorenni, sul reclamo avverso il decreto del tribunale per i minorenni in materia di autorizzazione dell’ingresso o permanenza del familiare di un minore in deroga alle disposizioni del D.Lgs. n. 286/1998, ai sensi dell’art. 31, terzo comma, dello stesso D.Lgs., il contraddittorio è ritualmente instaurato nei confronti del solo procuratore generale presso la corte di appello, atteso che, per un verso, il P.M. deve partecipare al giudizio anche nelle fasi di merito (artt. 38 comma 3 disp. att., c.c. e 70 comma 1, n. 5, c.p.c.) ed è titolare di autonomo potere di impugnazione (art. 740 c.p.c.) e, per altro verso, non è individuabile alcun’altra parte pubblica (come, ad esempio, il prefetto, ex art. 13-bis D.Lgs. cit., in tema di opposizione al decreto di espulsione da lui emesso) chiamata a contraddire (v. Cass. 11 gennaio 2006, n. 396, sul pubblico ministero quale parte processuale). Cass. 14 novembre 2003, n. 17194; conforme Cass. 15 gennaio 2007, n. 747.

 



 
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