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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 696 cod. proc. civile: Accertamento tecnico e ispezione giudiziale

Chi ha urgenza di far verificare, prima del giudizio, lo stato di luoghi o la qualità o la condizione di cose può chiedere, a norma degli articoli 692 e seguenti, che sia disposto un accertamento tecnico o un’ispezione giudiziale. (1) (2). L’accertamento tecnico e l’ispezione giudiziale, se ne ricorre l’urgenza, possono essere disposti anche sulla persona dell’istante e, se questa vi consente, sulla persona nei cui confronti l’istanza è proposta.
L’accertamento tecnico di cui al primo comma può comprendere anche valutazioni in ordine alle cause e ai danni relativi all’oggetto della verifica.
Il presidente del tribunale o il giudice di pace provvede nelle forme stabilite negli articoli 694 e 695, in quanto applicabili, nomina il consulente tecnico e fissa la data dell’inizio delle operazioni (3) (4).

 

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 9-22 ottobre 1990, n. 471 (in G.U. 1a s.s. 31/10/1990, n. 43) ha dichiarato “l’ illegittimità costituzionale dell’art. 696, primo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui non consente di disporre accertamento tecnico o ispezione giudiziale sulla persona dell’istante”.

 

(2) La Corte Costituzionale con sentenza 10-19 luglio 1996, n. 257 (in G.U. 1a s.s. 24/7/1996, n. 30) ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 696, primo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui non prevede che il giudice possa disporre accertamento tecnico o ispezione giudiziale anche sulla persona nei cui confronti l’istanza e’ proposta, dopo averne acquisito il consenso”.

 


(3) Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n. 115 convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168 ha disposto (con l’art. 2, comma 3-quater) che le presenti modifiche decorrono dal 1° gennaio 2006.

Ha inoltre disposto (con l’art. 2, comma 3-quinquies) che “Le disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), e-bis) ed e-ter), 3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi civili pendenti alla data del 1° gennaio 2006.”


(4) Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n. 273 convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51 ha disposto (con l’art. 2, comma 3-quinquies) che “Le disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater), c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in vigore.”


Giurisprudenza annotata

Accertamento tecnico e ispezione giudiziale.

 

 

  1. Ambito dell’istituto; 2. Applicabilità davanti al giudice amministrativo; 3. Legittimazione; 4. Ammissibilità; 4.1. Ammissibilità in caso di clausola compromissoria, compromesso o pendenza di giudizio arbitrale; 4.2. Valutazione del presupposto; 4.3. Provvedimento di ammissione e sua ricorribilità; 4.4. Omessa statuizione; 5. Oggetto dell’accertamento tecnico e dell’ispezione giudiziale; 5.1. Modalità dell’accertamento; 5.2. Comunicazione alle parti; 6. Valore probatorio; 7. Termine di deposito della consulenza; 8. Conclusione del procedimento; 8.1. Nullità degli atti del procedimento: deducibilità; 9. Travalicamento del c;t;u; dal mandato: annullabilità e sanabilità; 9.1. Inutilizzabilità relativa; 9.2. Utilizzabilità per raggiungimento dello scopo e rispetto del contraddittorio; 9.3. Utilizzabilità su accordo delle parti; 9.4. Utilizzabilità per non opposizione delle parti; 9.5. Utilizzabilità parziale in mancanza di sanatoria; 9.6. Utilizzabilità dell’accertamento tecnico disposto da giudice incompetente; 10. Impugnabilità del provvedimento di chiusura dell’accertamento tecnico preventivo; 10.1. Nullità degli atti di istruzione preventiva: deducibilità in cassazione; 11. Valutazione dell’accertamento tecnico preventivo nel giudizio di merito; 12. Accertamento tecnico preventivo e ispezione giudiziale sulla persona; 13. Effetti relativi all’instaurazione del procedimento di istruzione preventiva: sulla prescrizione; 13.1. Effetti relativi all’instaurazione del procedimento di istruzione preventiva: sulla decadenza; 13.2. Effetti relativi all’esito del procedimento di istruzione preventiva nel contratto di vendita 14. Spese; 14.1. Liquidazione delle spese; 14.2. Liquidazione delle spese da parte del giudice che dichiari l’incompetenza; 14.3. Calcolo del compenso al c;t;u; 14.4. Esclusione della rivalutazione monetaria.

 

 

  1. Ambito dell’istituto.

Alla luce dei principi costituzionali che garantiscono la tutela in giudizio del proprio diritto e la ragionevole durata del processo, l’ambito dell’accertamento tecnico preventivo comprende ed include tutti gli elementi conoscitivi considerati necessari per le valutazioni che dovranno essere effettuate nel giudizio di merito; deve, pertanto, ritenersi consentito al giudice, in sede di accertamento tecnico preventivo, demandare al consulente indagini anche concernenti cause ed entità del danno lamentato, purché dette indagini risultino compatibili con le finalità cautelari del provvedimento. Cass. 8 agosto 2002, n. 12007.

 

 

  1. Applicabilità davanti al giudice amministrativo.

Potendo il giudice ordinario disporre un accertamento tecnico preventivo ex artt. 692 ss. c.p.c., alla stregua del carattere strumentale proprio di tale atto, solo se la controversia rientri nell’ambito delle sue attribuzioni giurisdizionali, negandosi pertanto che il suddetto accertamento possa essere richiesto allo stesso in previsione di una domanda da presentarsi davanti al giudice amministrativo sia in sede di giurisdizione di legittimità sia in sede di giurisdizione esclusiva, ne discende che una domanda di accertamento tecnico preventivo concernente una concessione di beni pubblici attribuita alla competenza esclusiva del tribunale amministrativo regionale, per la quale il giudice ordinario si troverebbe a dover declinare la giurisdizione, deve ritenersi applicabile al giudizio amministrativo, onde evitare che questa forma di tutela preventiva non possa essere esperita quanto meno nelle controversie concernenti diritti soggettivi attribuite alla competenza esclusiva del giudice amministrativo. T.A.R. Toscana , 20 dicembre 1996, n. 783.

 

È ammissibile un’istanza di accertamento tecnico preventivo ex art. 696 c.p.c. volta ad ottenere la verificazione dello stato dei luoghi ed, in particolare, dello stato di utilizzo di un edificio, in vista della presentazione di una domanda di retrocessione parziale dello stesso, ai sensi degli artt. 47 e 48, D.P.R. n. 327/2001. T.A.R. Lazio, 4 luglio 2007, n. 5992.

 

 

  1. Legittimazione.

Fonte di legittimazione all’istanza di accertamento tecnico preventivo è la titolarità di un interesse giuridico, ossia di una situazione attuale da cui possa sorgere una pretesa tutelabile in via giurisdizionale: e tale è la pretesa di uno sgravio di imposta, che, ricorrendone le condizioni, viene riconosciuto dall’amministrazione finanziaria nell’adempimento di un dovere e non gia nell’esercizio di una facoltà discrezionale, onde il relativo diritto può esser fatto valere dal contribuente - dopo esperito l’accertamento delle condizioni da parte dell’amministrazione, con le modalità previste dalla legge - davanti all’autorità giudiziaria (commissioni tributarie) Nella specie la Corte ha ritenuto che i danni prodotti da una alluvione potessero essere accertati con istruzione preventiva, onde poi far valere il diritto ai relativi sgravi fiscali. Cass., Sez. Un., 21 maggio 1975, n. 1997.

 

Legittimato a chiedere l’accertamento tecnico preventivo è solo il titolare di un interesse giuridico, ossia di una situazione attuale da cui possa sorgere una pretesa tutelabile in via giurisdizionale: e tale è la pretesa fondata su norme attualmente vigenti, e non già sulla semplice speranza di norme future, che tuteleranno attuali interessi di fatto. (nella specie, la Corte ha negato la legittimazione a chiedere l’accertamento tecnico preventivo dei danni causati da un’alluvione, ad un agricoltore che sperava nella prossima entrata in vigore di una legge di provvidenze agli alluvionati). Cass., Sez. Un., 21 maggio 1975, n. 1997.

 

La legittimazione dell’amministratore di condominio a proporre, nei confronti dell’appaltatore, azione di responsabilità ai sensi dell’art. 1669 c.c. anche senza preventiva autorizzazione dell’assemblea condominiale si estende pure alla proponibilità del procedimento di accertamento tecnico preventivo finalizzato ad acquisire tempestivamente elementi di fatto sullo stato dei luoghi o sulla condizione e qualità di cose, da utilizzare successivamente nel giudizio di merito introdotto con la domanda ex art. 1669 citato, posto che tale accertamento è strumentale all’esercizio stesso dell’azione di responsabilità anzidetta. Cass. 9 novembre 2009, n. 23693.

 

 

  1. Ammissibilità.

L’accertamento tecnico preventivo può essere chiesto sia anteriormente all’instaurazione del processo che in corso di causa: se emesso fuori udienza, il provvedimento che lo disponeva, a pena di nullità dell’accertamento, è comunicato alle parti perché possano parteciparvi, svolgendo le rispettive difese; ove adottato prima della chiamata di un terzo in causa, esso non è a quest’ultimo opponibile, a meno che tale provvedimento non gli venga comunicato, nel qual caso egli assume (quantomeno) la qualità di parte del procedimento di istruzione preventiva, risultandogli attribuita la possibilità di intervenirvi e di svolgere le proprie difese. Cass. 31 maggio 2005, n. 11598.

 

L’istruzione preventiva, prevista dall’art. 696 c.p.c., può essere disposta solo quando il giudizio non sia stato ancora iniziato e ricorra il pericolo che possa venir meno l’oggetto della prova. Cass. 21 giugno 1971, n. 1954.

 

 

4.1. Ammissibilità in caso di clausola compromissoria, compromesso o pendenza di giudizio arbitrale.

È costituzionalmente illegittimo, per violazione del principio di ragionevolezza e del diritto di difesa, l’art. 669-quaterdecies c.p.c., nella parte in cui, escludendo l’applicazione dell’art. 669-quinquies dello stesso codice ai provvedimenti di cui all’art. 696 c.p.c., impedisce, in caso di clausola compromissoria, di compromesso o di pendenza di giudizio arbitrale, la proposizione della domanda di accertamento tecnico preventivo al giudice che sarebbe competente a conoscere del merito. Premesso che i provvedimenti di istruzione preventiva hanno natura cautelare e che tra l’art. 696 c.p.c., concernente l’accertamento tecnico preventivo, e la normativa generale sui provvedimenti cautelari non sussiste alcuna incompatibilità contraria al carattere espansivo di quest’ultima; l’esclusione dell’accertamento tecnico preventivo dall’ambito applicativo definito dall’art. 669-quaterdecies c.p.c., con conseguente inapplicabilità dell’art. 669-quinquies dello stesso codice, non supera lo scrutinio di ragionevolezza, in riferimento all’art. 3, primo comma, Cost. Infatti, la ratio diretta ad evitare che la durata del processo ordinario si risolva in un pregiudizio per la parte che intende far valere le proprie ragioni, comune ai provvedimenti di cui agli artt. 669-bis e seguenti ed all’art. 696 c.p.c., il carattere provvisorio e strumentale dei detti provvedimenti rispetto al giudizio a cognizione piena, del pari comune, nonché l’assenza di argomenti idonei a giustificare la diversità di disciplina normativa, con riguardo all’arbitrato, tra il provvedimento di cui al citato art. 696 e gli altri provvedimenti cautelari, i quali possono essere ottenuti ricorrendo al giudice, anche se la controversia, nel merito, è devoluta ad arbitri (art. 669-quinquies c.p.c.), rendono del tutto irragionevole la detta esclusione. La norma denunciata viola, altresì, l’art. 24, comma secondo, Cost., perché l’impossibilità di espletare l’accertamento tecnico preventivo in caso di controversia devoluta ad arbitri (i quali, ai sensi dell’art. 818 c.p.c., non possono concedere provvedimenti cautelari, salva diversa disposizione di legge) compromette il diritto alla prova, per la possibile alterazione dello stato dei luoghi o di ciò che si vuole sottoporre ad accertamento tecnico, con conseguente pregiudizio per il diritto di difesa. Corte cost. 28 gennaio 2010, n. 26.

 

 

4.2. Valutazione del presupposto.

In tema di accertamento tecnico preventivo, la valutazione del requisito dell’urgenza è riservata al giudice del merito, il cui apprezzamento, concretandosi in una indagine di fatto, non è censurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Cass. 18 agosto 1983, n. 5397; conforme Cass. 16 luglio 1983, n. 4897; Cass. 27 novembre 1972, n. 3466.

 

Spetta esclusivamente al giudice di merito valutare se sussiste il requisito dell’eccezionale urgenza richiesto dall’art. 696 c.p.c. per far luogo alla consulenza tecnica o all’ispezione giudiziale preventiva, la quale valutazione integra un apprezzamento di fatto delle circostanze riflettenti il periculum in mora che si sottrae al sindacato di legittimità della corte di cassazione quando risulti sufficientemente motivato. Cass. 17 settembre 1970, n. 1531.

 

Non può essere accordato un accertamento tecnico preventivo ex art. 696 c.p.c. richiesto per timore che possano essere tagliate alcune piante nell’area interessata da un intervento edilizio contemplato da una dia, dal momento che l’intervenuto rigetto della DIA porta ad escludere sia l’esistenza di una concreta e attuale fattispecie di periculum, sia l’ipotizzabilità del requisito dell’urgenza dal momento che non rende attuale ed imminente alcuna possibilità di immutazione dello stato dei luoghi se non in caso di ipotesi di condotte penalmente sanzionabili. Trib. Milano, 13 agosto 2007.

 

 

4.3. Provvedimento di ammissione e sua ricorribilità.

Il provvedimento che ammette la consulenza tecnica preventiva (così come gli altri provvedimenti di istruzione preventiva, di cui condivide la natura) non è suscettibile di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento connotato dal carattere della provvisorietà e strumentalità avverso il quale, pertanto, non sono ammissibili neppure il regolamento di competenza e il regolamento di giurisdizione, non potendo il giudice di legittimità risolvere quella stessa questione di competenza o giurisdizione della quale non potrebbe essere investito a norma dell’art. 111 Cost. Cass., Sez. Un., 20 giugno 2007, n. 14301.

 

Il provvedimento che ammette l’accertamento tecnico preventivo non è suscettibile di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento connotato dal carattere della provvisorietà e strumentalità, come risulta dall’art. 698 c.p.c., in virtù del quale l’assunzione preventiva dei mezzi di prova non pregiudica le questioni relative alla loro ammissibilità e rilevanza, né impedisce la loro rinnovazione nel giudizio di merito. Avverso tale provvedimento non è ammissibile neppure il regolamento di competenza, anche nel caso in cui sia ravvisabile una pronunzia sulla competenza del giudice che lo adotta, non potendo ritenersi che il giudice di legittimità possa risolvere quella stessa questione di competenza della quale non potrebbe essere investito a norma dell’art. 111 Cost. Cass. 19 agosto 2005, n. 17058.

 

Le ordinanze che, come quella emessa ex art. 695 c.p.c., sono qualificate dalla legge come «non impugnabili» non possono, secondo l’art. 177, secondo comma, c.p.c. essere revocate o modificate. Ne consegue che il provvedimento ammissivo dell’accertamento tecnico preventivo non è neppure reclamabile ex art. 669-terdecies c.p.c., proprio in quanto il mezzo di impugnazione prescelto è finalizzato alla revoca del provvedimento in questione. Trib. Torino, 30 marzo 2007.

 

 

4.4. Omessa statuizione.

In tema di prova, non è censurabile in sede di legittimità l’omessa statuizione in ordine all’istanza di ispezione giudiziale, giacché dal mancato esercizio, da parte del giudice, del potere discrezionale di disporla si deduce per implicito che egli, alla stregua delle risultanze istruttorie acquisite, non ne ha ravvisato la necessità. Cass. 7 luglio 2006, n. 15430.

 

 

  1. Oggetto dell’accertamento tecnico e dell’ispezione giudiziale.

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale – sollevata in riferimento all’art. 24 Cost. ed all’art. 11 Cost., in relazione all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848) - dell’art. 696 c.p.c., nella parte in cui non prevede che l’accertamento tecnico o l’ispezione giudiziale, chiesti con procedimento di istruzione preventiva, possano avere ad oggetto la quantificazione dei danni. Premesso, infatti, che il nucleo essenziale della tutela costituzionale che viene richiesta riguarda il diritto al giudizio - in quanto l’effettività della tutela dei propri diritti cui è preordinata l’azione si combina con la durata ragionevole del processo: garanzia, quest’ultima, la cui fonte il giudice rimettente individua nell’art. 6 della predetta Convenzione -; che, indipendentemente dal valore da attribuire alle norme pattizie, i diritti umani, garantiti anche da convenzioni universali o regionali sottoscritte dall’Italia, trovano espressione, e non meno intensa garanzia, nella Costituzione, e che il potere di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti si esplica concretamente nella disciplina del processo, con una molteplicità di istituti destinati a rendere effettiva questa garanzia; l’accertamento tecnico preventivo, finalizzato ad evitare che la modifica delle situazioni o che gli eventi che si possono verificare impediscano la formazione e l’acquisizione della prova nel giudizio di merito, non deve necessariamente trasformarsi, perché si realizzi la garanzia del diritto ad ottenere in tempi ragionevoli una decisione di merito, da atto di istruzione preventiva in sostanziale anticipazione del giudizio, che verrebbe così ricondotto sino al suo esaurimento nella fase del procedimento sommario. Peraltro, la disposizione impugnata può essere interpretata, in coerenza con il sistema ed alla luce dei principi costituzionali che garantiscono la tutela in giudizio del proprio diritto, nel senso che l’accertamento tecnico preventivo comprenda tutti gli elementi conoscitivi considerati necessari per le valutazioni che dovranno essere effettuate nel giudizio di merito ed includa, quindi, ogni acquisizione preordinata alla successiva valutazione, anche tecnica, che in quel giudizio si dovrà esprimere per determinare la causa del danno o l’entità di esso. Corte cost. 22 ottobre 1999, n. 388.

 

Non è fondata, in riferimento all’art. 24 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 696, primo comma, c.p.c., nella parte in cui non prevede che il giudice possa disporre l’accertamento tecnico anche sulla causa dei danni, in quanto, premesso che la garanzia del diritto di agire in giudizio non impone che l’atto di istruzione preventiva sia configurato come sostanziale anticipazione, in via di urgenza, dell’apprezzamento che deve formarsi nel giudizio, essendo invece necessaria solo una misura diretta all’acquisizione di tutti gli elementi di fatto, anche connotativi delle cause del danno, che rischiano di essere dispersi; a tale finalità è preordinato l’accertamento tecnico preventivo disciplinato dalla norma denunciata, la cui portata va interpretata in coerenza con il sistema ed alla luce dei principi costituzionali che garantiscono la tutela in giudizio del proprio diritto. Ed invero - stante la genericità e l’ampiezza di contenuto dell’espressione «verifica dello stato dei luoghi o della qualità o condizione di cose», adoperata dal legislatore - la disposizione può essere interpretata nel senso che il previsto accertamento tecnico comprenda tutti gli elementi conoscitivi considerati necessari per le valutazioni che dovranno essere effettuate nel giudizio di merito ed includa, quindi, ogni acquisizione preordinata alla successiva valutazione, anche tecnica, che in quel giudizio si dovrà esprimere per determinare la causa del danno o l’entità di esso. Corte cost. 20 febbraio 1997, n. 46.

 

Alla luce dei principi costituzionali che garantiscono la tutela in giudizio del proprio diritto e la ragionevole durata del processo, l’ambito dell’accertamento tecnico preventivo comprende ed include tutti gli elementi conoscitivi considerati necessari per le valutazioni che dovranno essere effettuate nel giudizio di merito; deve, pertanto, ritenersi consentito al giudice, in sede di accertamento tecnico preventivo, demandare al consulente indagini anche concernenti cause ed entità del danno lamentato, purché dette indagini risultino compatibili con le finalità cautelari del provvedimento (cfr. Corte Cost. n. 388 del 1999 e n. 46 del 1997). Cass. 10 settembre 2009, n. 19563.

 

 

5.1. Modalità dell’accertamento.

Il consulente tecnico che procede all’accertamento tecnico preventivo deve limitarsi, a norma dell’art. 696 c.p.c., a descrivere lo stato dei luoghi e la condizione delle cose senza esprimere pareri al riguardo delle relative cause. Cass. 14 gennaio 1974, n. 111.

 

 

5.2. Comunicazione alle parti.

L’esigenza imposta dall’art. 90 disp. att. c.p.c. che sia data adeguata notizia alle parti della data di inizio delle operazioni del consulente tecnico, come attinente al principio del contraddittorio, vale anche per gli accertamenti tecnici disposti in sede di istruzione preventiva: tuttavia, considerato che nella predetta istruzione la data di inizio delle operazioni del consulente e direttamente fissata dal magistrato con l’ordinanza ammissiva dello accertamento (art. 696 c.p.c.) o nei casi di eccezionale urgenza con lo stesso decreto emesso inaudita altera parte, deve ritenersi che, normalmente, la conoscenza legale dell’ordinanza ovvero del decreto, esaurisca e sostituisca l’esigenza della comunicazione della data di inizio delle operazioni, che nella consulenza in sede di giudizio ordinario fa carico al consulente. Cass. 10 maggio 1976, n. 1643.

 

 

  1. Valore probatorio.

Gli eventi descritti in sede di accertamento tecnico preventivo - cioè lo stato dei luoghi, la qualità e le condizioni delle cose - possono essere considerati dal giudice come fonte di prova delle loro cause, allorché consentono logicamente di risalire alla conoscenza delle stesse e come base dell’indagine affidata ad un consulente tecnico nel corso del processo, allorché, per risalire dalla conoscenza degli eventi a quella delle loro cause, sia necessario l’ausilio di competenze tecniche. Cass. 22 marzo 2006, n. 6319; conforme Cass. 22 giugno 2001, n. 8600.

 

I procedimenti di istruzione preventiva, previsti dall’art. 696 c.p.c., hanno carattere cautelare e conservativo, in quanto danno la possibilità di procedere immediatamente all’accertamento dello stato dei luoghi o della qualità o condizione di cose che non potrebbe essere rimesso ad altro tempo, senza pericolo che la prova vada dispersa e che, quindi, sia reso inattuabile lo stesso diritto, se questo ha bisogno di prove per essere riconosciuto ed attuato. Le prove acquisite e gli accertamenti tecnici compiuti nei suddetti procedimenti, una volta dichiarati ammissibili o inseriti senza contestazione nel successivo giudizio di merito, sono equiparati ai mezzi istruttori assunti nel corso del giudizio ed hanno, perciò, la loro stessa efficacia probatoria. Tuttavia, l’assunzione dei mezzi di prova, come non impedisce al giudice, ai sensi dell’art. 698, secondo comma, c.p.c. di disporre la loro rinnovazione nel giudizio di merito, così non preclude alla parte,che degli stessi non voglia o non possa avvalersi, di proporre, nel giudizio stesso, le altre prove delle quali - ai sensi dell’art. 115 di detto codice - può disporre, per dare la dimostrazione dei fatti invocati a fondamento del suo diritto. Cass. 9 dicembre 1974, n. 4120.

 

 

  1. Termine di deposito della consulenza.

Poiché il termine di deposito della consulenza tecnica preventiva ha carattere ordinatorio, la sua inosservanza non dà luogo a nullità ed il giudice può consentire il deposito della relazione anche dopo la scadenza del termine stesso. L’irregolarità della consulenza tecnica preventiva (nella specie, depositata fuori termine) deve essere eccepita dalla parte interessata nella prima istanza o difesa successiva al provvedimento di richiamo della consulenza stessa. Cass. 19 gennaio 1972, n. 130.

 

 

  1. Conclusione del procedimento.

Nel procedimento per accertamento tecnico preventivo non è possibile pronunciare l’estinzione ai sensi dell’articolo 307 c.p.c., posto che, instaurato il contraddittorio e affidato all’esperto l’incarico, non è prevista alcuna udienza per l’acquisizione e discussione dell’elaborato né alcuna attività d’impulso della parte; l’inerzia del consulente nell’adempimento dell’incarico deve essere risolta attraverso l’esercizio da parte del giudice dei suoi poteri di accelerazione rimozione e sostituzione e non addebitando alla parte, in termini sanzionatori sul procedimento, un’inerzia di cui non ha alcuna responsabilità processuale; conseguentemente, qualora, in ipotesi di omesso deposito della relazione nel termine, sia pronunciata l’estinzione del procedimento, tale provvedimento, emanato in totale assenza dei presupposti di legge, è inesistente e come tale denunciabile in ogni tempo con l’actio nullitatis o con gli ordinari mezzi di gravame e disapplicabile in ogni sede in cui dal medesimo si intendano trarre effetti processuali e sostanziali (sulla base di tale principio, la S.C. ha ritenuto che, in un giudizio arbitrale, giustamente non si fosse tenuto conto dell’ordinanza estintiva ai fini di cui all’art. 2943, comma terzo, c.c., così riconoscendo l’effetto interruttivo della prescrizione fino al deposito della relazione). Cass. 20 settembre 2000, n. 12437.

 

 

8.1. Nullità degli atti del procedimento: deducibilità.

In tema di istruzione preventiva, l’inosservanza delle disposizioni che regolano il relativo procedimento, dando luogo a nullità di carattere relativo, vanno eccepite dalla parte interessata nella prima istanza o difesa successiva al loro insorgere, sicché, in mancanza di tempestiva eccezione, la nullità resta sanata secondo la regola generale di cui all’art. 157 c.p.c. Cass. 7 luglio 2006, n. 15436.

 

 

  1. Travalicamento del c.t.u. dal mandato: annullabilità e sanabilità.

In sede di accertamento tecnico preventivo l’individuazione delle cause e dell’entità del danno lamentato, disposta contra legem dal giudice o effettuata d’iniziativa del consulente, deve considerarsi tamquam non esset, poiché, pure in mancanza di specifiche norme sanzionatorie, siffatto sconfinamento integra una violazione del principio del contraddittorio, sicché una sanatoria di tale trasgressione è configurabile soltanto quando l’estensione delle indagini sia avvenuta nel rispetto di quel principio (per il che non è sufficiente la sola notifica di cui all’art. 627 c.p.c., ma è necessaria l’effettiva partecipazione delle parti per un reale e concreto contraddittorio), ovvero allorché la relazione del consulente sia stata ritualmente acquisita agli atti senza opposizione delle parti. È ritualmente acquisita la relazione rispetto alla quale la parte interessata non abbia immediatamente eccepito la nullità, ai sensi dell’art. 157 c.p.c., nella prima istanza successiva al provvedimento dell’istruttore che ha dichiarato ammissibile il mezzo istruttorio, con la conseguenza che detta nullità non può essere fatta valere in sede di impugnazione, neppure dalla parte contumace nel precedente giudizio, atteso che il contumace non è ammesso a compiere attività oramai precluse, tra le quali rientra l’estinzione per decorso del termine del potere di deduzione della nullità. Cass. 1° aprile 2004, n. 6390; conforme Cass. 17 novembre 1999, n. 12748; Cass. 18 agosto 1983, n. 5397.

 

 

9.1. Inutilizzabilità relativa.

Lo sconfinamento dai limiti dell’accertamento tecnico preventivo - affidato nella specie dal giudice per descrivere la condizione obiettiva di un organo della persona dell’istante ed espletato dal consulente anche con accertamenti concernenti le cause della sindrome relativa a tale organo - dà luogo ad una inutilizzabilità soltanto relativa dell’accertamento; ne deriva che, ove non sia concretamente configurabile alcuna violazione del principio del contraddittorio per avere le parti effettivamente partecipato all’accertamento tecnico anche nei punti esorbitanti dall’incarico ovvero allorché la relazione del consulente sia stata ritualmente acquisita agli atti senza opposizione delle parti stesse, si realizza la sanatoria di detta esorbitanza, con conseguente utilizzabilità dell’accertamento. Cass. 8 agosto 2002, n. 12007; conforme Cass. 10 settembre 2009, n. 19563.

 

Il giudice del merito, in virtù del principio del libero convincimento, ha facoltà di apprezzare in piena autonomia tutti gli elementi presi in esame dal consulente tecnico e le considerazioni da lui espresse che ritenga utili ai fini della decisione, onde ben può trarre materia di convincimento anche dalla consulenza espletata in sede di accertamento preventivo, pur se il consulente abbia ecceduto i limiti del mandato conferito, una volta che la relazione di quest’ultimo sia stata ritualmente acquisita agli atti, anche in relazione alla causa del danno. Cass. 9 marzo 2010, n. 5658, conforme Cass. 10 settembre 2009, n. 19563.

 

 

9.2. Utilizzabilità per raggiungimento dello scopo e rispetto del contraddittorio.

Il giudice di merito che ha regolarmente acquisito al processo l’accertamento tecnico preventivo può trarre elementi di prova anche dalle indagini effettuale dal consulente tecnico al di fuori dei limiti dell’incarico ricevuto se queste indagini siano state compiute nel rispetto del contraddittorio. Cass. 19 luglio 1995, n. 7863.

 

La nullità dell’accertamento tecnico preventivo non può essere dichiarata quando il provvedimento irritualmente emesso abbia raggiunto il suo scopo nel rispetto del principio del contraddittorio per essere stato notificato prima dell’inizio delle operazioni peritali alla controparte, consentendo in tal modo a questa di partecipare eventualmente a tali operazioni anche con l’assistenza di un proprio consulente. Cass. 6 febbraio 1985, n. 852.

 

 

9.3. Utilizzabilità su accordo delle parti.

Le risultanze di un accertamento tecnico preventivo, anche per la parte che esorbiti dalla mera verifica dello stato dei luoghi, ed attenga alla identificazione delle cause e dell’entità dei danni, sono utilizzabili dal giudice del merito se l’accertamento stesso sia stato ritualmente acquisito agli atti del processo sull’accordo delle parti. Cass., Sez. Un., 5 gennaio 1979, n. 19; conforme Cass., Sez. Un., 9 aprile 1975, n. 1285.

 

 

9.4. Utilizzabilità per non opposizione delle parti.

Una relazione di accertamento tecnico preventivo può essere liberamente apprezzata dal giudice di merito in ogni sua parte (e, dunque, anche in relazione alla causa del danno) se essa sia stata ritualmente acquisita al giudizio senza opposizione delle parti, con conseguente sanatoria della nullità in cui sia incorso il consulente per aver sconfinato dai compiti meramente descrittivi che, in quella sede, la legge gli affida. Cass. 3 agosto 2000, n. 10201.

 

 

9.5. Utilizzabilità parziale in mancanza di sanatoria.

In tema di accertamento e quantificazione del danno, il giudice, pur non potendo tener conto delle considerazioni che il consulente - nominato in sede di accertamento tecnico preventivo - abbia formulato travalicando i limiti dell’incarico affidatogli, può tuttavia utilizzare, allorché l’accertamento del danno si compenetri nella stessa verifica dello stato dei luoghi nonché della qualità e della condizione delle cose, la parte descrittiva della consulenza (nella specie, corredata da fotografie), prescindendo dal parere irritualmente espresso dal tecnico e valutando autonomamente - ancorché, nel risultato, in maniera concordante - le descrizioni contenute nella consulenza. Cass. 26 settembre 2006, n. 20819; conforme Cass. 18 agosto 1983, n. 5397.

 

 

9.6. Utilizzabilità dell’accertamento tecnico disposto da giudice incompetente.

Anche ai tribunali regionali delle acque pubbliche appartiene la competenza a disporre un accertamento tecnico preventivo nei giudizi agli stessi devoluti, con la conseguenza che l’accertamento tecnico preventivo disposto davanti ad altro giudice è affetto da nullità; nondimeno, gli elementi emersi dal procedimento di istruzione preventiva disposto dal giudice in sede ordinaria, pur non potendo formare oggetto di formale acquisizione nelle controversie sottratte alla cognizione del giudice in sede ordinaria e riservate alla competenza dei tribunali delle acque, possono, per converso, essere legittimamente allegati dalla parte interessata e valutati dal giudice specializzato come fatto storico, alla stregua di una mera constatazione di una situazione di fatto in essi rappresentata, specie se ad essa abbia poi fatto riferimento il consulente tecnico nominato dallo stesso tribunale delle acque. Cass., Sez. Un., 20 gennaio 2006, n. 1066.

 

 

  1. Impugnabilità del provvedimento di chiusura dell’accertamento tecnico preventivo.

In materia di procedimento civile, il provvedimento emesso dal giudice a chiusura del procedimento d’istruzione preventiva ex artt. 692 e ss. c.p.c. - di natura cautelare seppure avente ad oggetto non già, come le altre misure cautelari, un diritto soggettivo leso o sottoposto a lesione bensì l’assunzione di una prova - che, travalicando i limiti posti dalla legge, contenga statuizioni di merito ovvero definisca in qualche modo la lite assume valore di sentenza di primo grado ed è impugnabile con l’appello. Cass. 25 novembre 2002, n. 16578.

 

 

10.1. Nullità degli atti di istruzione preventiva: deducibilità in cassazione.

In tema di prova, non è censurabile in sede di legittimità l’omessa statuizione in ordine all’istanza di ispezione giudiziale, giacché dal mancato esercizio, da parte del giudice, del potere discrezionale di disporla si deduce per implicito che egli, alla stregua delle risultanze istruttorie acquisite, non ne ha ravvisato la necessità. Cass. 7 luglio 2006, n. 15430.

 

Non può essere dedotta per la prima volta in cassazione la nullità degli atti di istruzione preventiva, non fatta valere tempestivamente dopo la loro acquisizione al processo. Cass. 13 ottobre 1975, n. 3281.

 

 

  1. Valutazione dell’accertamento tecnico preventivo nel giudizio di merito.

È insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivata, l’adesione del giudice di merito alle conclusioni della consulenza tecnica preventiva invece che a quelle della consulenza espletata nel corso del giudizio. Cass. 6 ottobre 1970, n. 1796.

 

 

  1. Accertamento tecnico preventivo e ispezione giudiziale sulla persona.

È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 24, primo e secondo comma, Cost., l’art. 696, primo comma, c.p.c. - nella parte in cui non prevede che il giudice possa disporre accertamento tecnico o ispezione giudiziale anche sulla persona nei cui confronti l’istanza è proposta, dopo averne acquisito il consenso - in quanto, posto che, con sentenza n. 471 del 1990, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del medesimo articolo, nella parte in cui non consentiva di disporre tale accertamento o ispezione giudiziale sulla persona dell’istante, affermando che «il diritto del soggetto all’accertamento tecnico preventivo di un proprio stato fisico (allora richiesto nella prospettiva di un’azione di risarcimento), nel rispetto, naturalmente, di modalità compatibili con la dignità della persona, non può essere misconosciuto senza che ne derivi una limitazione all’esercizio dell’onus probandi tale da ledere il diritto di azione di cui all’art. 24, primo comma, Cost.», gli stessi principi devono valere nel caso in cui l’accertamento sia richiesto dall’istante nei confronti di altra persona, essendo anche in questo caso in gioco la possibilità di esercitare il diritto alla prova in condizione di eguaglianza con l’altra parte del giudizio. Ciò, beninteso, previa libera manifestazione di volontà, acquisita dal giudice, della parte che consente di sottoporre il proprio corpo ad accertamento o ispezione. Corte cost. 19 luglio 1996, n. 257.

 

Il diritto del soggetto all’accertamento tecnico preventivo di un proprio stato fisico, ai fini della corretta ed utile realizzazione di una domanda di risarcimento, non può essere misconosciuto senza che ne derivi una limitazione all’esercizio dell’onus probandi tale da ledere il diritto di azione di cui all’art. 24, primo comma, della Costituzione. Pertanto è costituzionalmente illegittimo l’art. 696, primo comma, c.p.c., nella parte in cui non consente di disporre accertamento tecnico od ispezione giudiziale sulla persona dell’istante. Corte cost. 22 ottobre 1990, n. 471.

 

 

  1. Effetti relativi all’instaurazione del procedimento di istruzione preventiva: sulla prescrizione.

Il ricorso per accertamento tecnico preventivo proposto dal titolare di un diritto soggettivo nei confronti del soggetto tenuto al rispetto di tale diritto determina l’interruzione della prescrizione fino alla data di deposito della relazione del consulente. Cass. 16 marzo 2000, n. 3045; conforme Cass. 29 marzo 1994, n. 3082; Cass. 3 luglio 1979, n. 3755.

 

L’accertamento tecnico preventivo in tanto può essere assunto nell’ambito dei giudizi conservativi di cui al primo comma dell’art. 2943 c.c. in quanto si strutturi come atto strumentale all’esercizio del diritto in prescrizione, ossia sia introdotto dal titolare del diritto medesimo nella prospettiva, ed in funzione, della successiva instaurazione (nei confronti dei soggetti tenuti a rispettarlo) del procedimento cognitivo finalizzato al suo accertamento ed alla sua tutela. Esso, invece, non ha efficacia interruttiva della prescrizione nel caso in cui sia proposto nei confronti di chi si asserisce titolare del diritto, in funzione della successiva introduzione di un giudizio di cognizione di accertamento negativo, atteso che, in questa ipotesi, il ricorso introduttivo del procedimento ex art. 696 c.p.c. non estrinseca l’indispensabile volontà del titolare del diritto di ottenere che il diritto stesso sia accertato e riconosciuto (nella specie, è stato ritenuto inidoneo ad interrompere la prescrizione un ricorso per accertamento tecnico preventivo proposto dal debitore in funzione dell’immediato accertamento dell’esatto ammontare delle sue obbligazioni nei confronti del creditore). Cass. 23 gennaio 1997, n. 696.

 

L’accertamento tecnico preventivo rientra nella categoria dei giudizi conservativi; e, pertanto, la notificazione del relativo ricorso con il pedissequo decreto giudiziale determina, ai sensi dell’art. 2943 c.c., l’interruzione della prescrizione che si protrae fino alla conclusione del procedimento, che coincide ritualmente con il deposito della relazione del consulente nominato. Qualora tale procedimento si prolunghi oltre tale termine con l’autorizzazione al successivo deposito di una relazione integrativa, esso si trasforma in un procedimento atipico, con la conseguenza che, in tal caso, la permanenza dell’effetto interruttivo della prescrizione non è più applicabile. Cass. 8 agosto 2007, n. 17385.

 

Un’azione di accertamento e conservativa come l’accertamento tecnico preventivo, ritenuta sufficiente come atto interruttivo della prescrizione, non è idonea a identificare il dies a quo della prescrizione, non potendo essere considerata come richiesta di risarcimento del danno, né come azione risarcitoria. Trib. Bergamo, 30 maggio 2000.

 

 

13.1. Effetti relativi all’instaurazione del procedimento di istruzione preventiva: sulla decadenza.

La decadenza annuale dall’azione di responsabilità nei confronti del vettore, prevista dall’art. 3.6. della Convenzione di Bruxelles del 25 agosto 1924, resa esecutiva in Italia con legge n. 1638 del 1929, non è impedita da una domanda di accertamento tecnico preventivo. Cass. 19 novembre 1999, n. 12829.

 

 

13.2. Effetti relativi all’esito del procedimento di istruzione preventiva nel contratto di vendita.

Il termine di decadenza previsto dall’art. 1495 c.c. per l’azione di garanzia per i vizi della cosa venduta decorre dall’effettiva scoperta dei medesimi, che si ha quando il compratore ne abbia acquistato certezza obiettiva e completa. Ne consegue che un’esatta identificazione della parte viziata, soprattutto quando l’oggetto della fornitura sia il componente di un prodotto sottoposto a varie fasi di lavorazione, può anche intervenire solo all’esito di un accertamento tecnico in sede giudiziale. (Nella specie, l’azione di garanzia aveva ad oggetto la fornitura di fondi per calzature). Cass. 16 marzo 2011, n. 6169.

 

 

  1. Spese.

Le spese dell’accertamento tecnico preventivo ante causam vanno poste, a conclusione della procedura, a carico della parte richiedente e vanno prese in considerazione nel successivo giudizio di merito (ove l’accertamento stesso venga acquisito) come spese giudiziali, da porre, salva l’ipotesi di possibile compensazione totale o parziale, a carico del soccombente e da liquidare in un unico contesto. Cass. ord. 15 marzo 2012, n. 4156; conforme Cass. 27 luglio 2005, n. 15672; Cass. 15 febbraio 2000, n. 1690.

 

Le spese fatte da una parte per gli accertamenti preventivi - dei quali, nella successiva fase di merito, dovranno essere vagliate, sotto tutti i profili, l’ammissibilità e la rilevanza perché siano definitivamente acquisiti al processo - non si sottraggono al principio della soccombenza da accertarsi esclusivamente nel giudizio di merito. Esse non possono essere considerate come danno, di cui si possa chiedere il risarcimento agendo in via autonoma ex art. 2043 c.c., neppure in quanto diretto all’accertamento dell’illecito, costituendo, al più, un danno mediato ed indiretto, che non è riannodabile al fatto illecito con un rapporto di causalità regolare. Cass. 27 ottobre 1969, n. 3523.

 

La parte vittoriosa ha diritto di ripetere dalla parte soccombente anche le spese che abbia sostenuto, anteriormente all’inizio del processo, per l’accertamento del rapporto di causalità tra l’operato illecito della controparte e l’evento dannoso (nel caso si trattava di una perizia preventiva stragiudiziale). Cass. 14 aprile 1969, n. 1189.

 

 

14.1. Liquidazione delle spese.

Il procedimento di accertamento tecnico preventivo ex artt. 696 e ss. c.p.c. si conclude con il deposito della relazione di consulenza tecnica, cui segue la liquidazione del compenso al consulente nominato dal giudice, senza che possa essere adottato alcun altro provvedimento relativo al regolamento delle spese tra le parti, stante la mancanza dei presupposti sui quali il giudice deve necessariamente basare la propria statuizione in ordine alle spese ai sensi degli artt. 91 e 92 c.p.c. Ne consegue che, laddove un provvedimento in ordine alla liquidazione di tali spese venga viceversa emesso, si è in presenza di un provvedimento non previsto dalla legge di natura decisoria, destinato ad incidere su una posizione di diritto soggettivo della parte a carico della quale risulta assunto e dotato di carattere di definitività, contro cui non è dato alcun mezzo d’impugnazione, sicché avverso il medesimo ben può essere esperito il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 19 novembre 2004, n. 21888.

 

 

14.2. Liquidazione delle spese da parte del giudice che dichiari l’incompetenza.

Il provvedimento con il quale il giudice adito con istanza di accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 696 c.p.c. dichiari la propria incompetenza riveste carattere definitivo, idoneo a registrare la soccombenza della parte istante e deve pertanto contenere il regolamento delle spese ai sensi degli artt. 91 e 92 c.p.c. Cass. 3 aprile 1997, n. 2896; Cass. 23 marzo 1987, n. 2835.

 

 

14.3. Calcolo del compenso al C.T.U.

Il compenso al ctu incaricato in un procedimento di accertamento tecnico preventivo può esser calcolato a percentuale, e quindi non necessariamente a tempo o con onorario da un minimo ad un massimo, pur in mancanza di domanda su cui individuare il valore della controversia, perché il giudice può ritenere congruo quello indicato dal ctu nella sua richiesta di liquidazione. Cass. 10 aprile 1999, n. 3509.

 

 

14.4. Esclusione della rivalutazione monetaria.

Le somme erogate dalla parte che ha chiesto un accertamento tecnico preventivo per compensare il consulente tecnico di ufficio ed il proprio consulente costituiscono, dopo che gli atti dell’accertamento tecnico sono stati acquisiti nel successivo giudizio di merito, spese giudiziali e non componenti del danno da risarcire e le relative somme non sono pertanto soggette a rivalutazione monetaria, ma debbono essere considerate nella liquidazione delle spese processuali da porre, in tutto o in parte, a carico del soccombente, salvo che il giudice non ritenga di compensarle ai sensi dell’art. 92 c.p.c. Cass. 23 dicembre 1993, n. 12759.

 



 
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