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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 7 cod. proc. civile: Competenza del giudice di pace

Il giudice di pace è competente per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a cinquemila euro, quando dalla legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice (1).

Il giudice di pace è altresì competente per le cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e di natanti, purchè il valore della controversia non superi ventimila euro (2).

E’ competente qualunque ne sia il valore:

1) per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi;

2) per le cause relative alla misura ed alle modalità d’uso dei servizi di condominio di case;

3) per le cause relative a rapporti tra proprietari o detentori di immobili adibiti a civile abitazione in materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni che superino la nomale tollerabilità;

3-bis) per le cause relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali (8).


Commento

Giudice di pace: magistrato onorario istituito con l. 374/1991. Esercita la giurisdizione in materia civile e penale e la funzione conciliativa in materia civile. I giudici di pace sono selezionati tra persone che abbiano conseguito la laurea in giurisprudenza ed abbiano superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense ovvero abbiano esercitato funzioni giudiziarie per almeno un anno, funzioni notarili, insegnamento di materie giuridiche nelle università ed infine funzioni inerenti a qualifiche dirigenziali delle cancellerie e segreterie giudiziarie.

 

(1)  Entro il limite di valore indicato sono ricompresi anche i diritti su beni mobili collegati ad un diritto reale immobiliare, purché non venga in questione, neppure in via incidentale, il rapporto giuridico o di fatto con l’immobile.

 

(2) Quella prevista dal comma in esame è un’ipotesi di competenza mista, cioè di materia e valore insieme.

 

(3) Per quanto attiene alla competenza penale del giudice di pace è intervenuto il d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 e relativo regolamento di esecuzione d.m. 6-4-2001, n. 204. La peculiarità degli ambiti di competenza del giudice di pace rende poco prevedibili in futuro situazioni di difetto di competenza o di conflitto di competenza con il tribunale. Difatti, la norma in commento fissa nei primi due commi ipotesi di competenza mista, cioè attribuita per materia, ma limitata per valore. Al terzo comma vengono, invece, elencate quattro categorie di controversie individuate solo con riferimento alla materia senza limite di valore.


Giurisprudenza annotata

  1. Controversie relative ai beni mobili.

 

 

1.1. Esclusione delle controversie di natura immobiliare: nozione.

Si definiscono controversie immobiliari tutte quelle in cui vengono dedotte in giudizio pretese afferenti tanto i diritti reali quanto i diritti di credito che abbiano la loro fonte in un rapporto giuridico riguardante un bene immobile. Cass. 3 marzo 2004, n. 4304; conforme Cass. 28 novembre 2001, n. 15100; Cass. 3 dicembre 1996, n. 10787.

 

 

1.2. Azioni risarcitorie relative a beni immobili.

È competente il giudice di pace (nei limiti della sua competenza per valore) in ordine alle controversie aventi ad oggetto pretese che abbiano la loro fonte in un rapporto, giuridico o di fatto, riguardante un bene immobile, salvo che la questione proprietaria non sia stata oggetto di un’esplicita richiesta di accertamento incidentale di una delle parti e sempre che tale richiesta non appaia, ictu oculi, alla luce delle evidenze probatorie, infondata e strumentale - siccome formulata in violazione dei principi di lealtà processuale - allo spostamento di competenza dal giudice di prossimità al giudice togato Cass., Sez. Un., 19 ottobre 2011, n. 21582.

 

 

  1. Danno da circolazione dei veicoli e di natanti.

L’espressione circolazione di veicoli contenuta nell’art. 7 c.p.c., comma 2, in funzione della individuazione della relativa regola di competenza, non fa riferimento alla circolazione dei veicoli soltanto su strade pubbliche o di uso pubblico o comunque su strade o aree private con situazione di traffico equiparabile a quella di una strada pubblica. Ne deriva che la regola di competenza è applicabile anche nel caso di circolazione su strada o su area privata e, nel caso di specie, al sinistro avvenuto nell’area condominiale antistante un cancello di accesso ai boxes condominiali e consistito nell’urto di un’autovettura contro il cancello. Cass. 1 agosto 2008, n. 20946.

 

La domanda proposta dal conducente di un veicolo circolante su una strada pubblica contro un Comune, per ottenere il risarcimento del danno alla persona derivante da un sinistro causato dalle condizioni della strada comunale, esula dalle controversie di "risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e natanti", cui si riferisce l'art. 7, secondo comma, cod. proc. civ., e rientra nella competenza per valore del giudice di pace se compresa - a norma dell'art. 14 cod. proc. civ. - nel limite di cui al primo comma del medesimo art. 7, mentre, se più elevata, appartiene alla competenza del Tribunale. Dichiara inammissibile il regolamento di competenza d'ufficio. Cassazione civile sez. VI  05 settembre 2014 n. 18813  

La domanda di risarcimento del danno da circolazione stradale proposta dinanzi al giudice di pace senza determinazione del "quantum", si presume, in difetto di tempestiva contestazione, di competenza del giudice adito ai sensi dell'art. 14 cod. proc. civ., e, quindi, pari all'importo massimo previsto dall'art. 7, secondo comma, cod. proc. civ. Ne consegue che la sentenza emessa dal giudice di pace è impugnabile, ai sensi dell'art. 339 cod. proc. civ. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche apportate dall'art. 1 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), con l'appello, senza che assuma rilievo l'eventuale riduzione del "petitum" nei limiti del valore per la pronuncia secondo equità, operata dall'attore in corso di causa, in quanto il momento determinante ai fini della individuazione della competenza è quello della proposizione della domanda. Cassa con rinvio, Trib. Tivoli, 31/01/2007. Cassazione civile sez. III  09 giugno 2014 n. 12900  

 

 

2.1. Danno cagionato dal conducente incaricato dal proprietario del veicolo.

Il danno provocato al veicolo di proprietà di persona diversa dal conducente dalla condotta di questi che lo guidi su incarico del predetto proprietario, è risarcibile non ai sensi dell’art. 2054 c. c., bensì ai sensi dell’art. 2043 c. c.; tuttavia, trattandosi di danno prodotto dalla circolazione di un veicolo, l’eventuale domanda risarcitoria deve essere in ogni caso conosciuta dal giudice di pace. Cass. 23 gennaio 2002, n. 746; conforme Cass. 11 dicembre 2000, n. 15573.

 

La controversia che il conducente di un veicolo circolante su una strada pubblica, adducendo di avere sofferto danno alla persona a causa di un sinistro occorsogli a causa delle condizioni della strada, introduce contro il Comune proprietario della strada per ottenere il risarcimento del danno, esula dalle controversie di cui al risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e natanti, cui allude l'art. 7, comma 2, c.p.c. e, se compresa - a norma dell'art. 14 c.p.c. - nel limite di cui al primo comma della stessa norma, rientra nella competenza per valore del giudice di pace ed altrimenti, sempre per ragioni di valore, in quella del tribunale.Cassazione civile sez. VI  05 settembre 2014 n. 18813  

 

 

2.2. Veicoli con rotaie.

La disciplina dell’art. 7, secondo comma, c.p.c. che prevede la competenza del giudice di pace per le cause di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, purchè il valore della controversia non superi trenta milioni di lire, attiene a materia che non è suscettibile di interpretazione estensiva od analogica, per essere stato previsto uno specifico nesso causale tra il fatto della circolazione stradale ed il danno, nel senso che il primo elemento deve essere causa efficiente del secondo e non costituirne, invece, semplice occasione, come nel caso in cui quest’ultimo trovi la sua causa nel trasporto del veicolo da parte di un altro automezzo e la controversia sia stata instaurata prospettando i fatti relativi al titolo contrattuale (contratto di trasporto) intercorrente tra il danneggiato e il danneggiante. Nè rileva la connessione oggettiva o soggettiva con altre parti coinvolte nel procedimento per fatti concernenti la circolazione stradale, atteso che se una causa di competenza del giudice di pace sia connessa con altra causa di competenza del tribunale, le relative domande devono essere decise dal tribunale nello stesso processo. Cass. 20 gennaio 2005, n. 1147.

 

 

  1. Piantamento degli alberi e delle siepi.

 

 

3.1. Recisione di rami o radici.

Il conferimento al giudice di pace della competenza senza limiti di valore per le cause, tra proprietari confinanti, relative - oltre che all’apposizione di termini - all’osservanza delle distanze riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi (cioè per la materia sul piano sostanziale disciplinata dall’art. 892 c.c.), non implica la competenza di questo giudice anche per le controversie promosse per ottenere la recisione di rami (o radici) che si protendano (o addentrino) da un fondo in quello confinante, in riferimento alla disciplina sostanziale di cui all’art. 896 c.c., poiché, il collegamento tra la finalità delle due discipline di carattere sostanziale non ha sufficiente rilievo rispetto ad un giudice che ha competenza solo per cause mobiliari. La violazione dell’art. 896 implica la lesione di un diritto reale e che le domande relative alla recisione di rami protesi sul fondo altrui possono dar luogo ad eccezioni basate sulla deduzione della sussistenza al riguardo di una servitù costituita per destinazione del padre di famiglia. Cass. 26 gennaio 2000, n. 859.

 

 

  1. Misura e modalità d’uso dei servizi di condominio di case.

Tra le cause inerenti le modalità di uso dei servizi e dei beni condominiali, di cui all’art. 7, comma 3, numero 2, c.p.c., rientrano anche quelle promosse nei confronti di coloro che, pur non essendo condomini, siano comunque legittimati all’uso delle parti comuni del fabbricato condominiale. Cass. 21 febbraio 2012, n. 2483.

 

È devoluta alla competenza del giudice di pace, siccome concerne le modalità di uso di una cosa comune, la controversia in cui si discuta se un’area condominiale (cortile comune) possa essere - o non - utilizzata per la collocazione di tavolini. Cass. 23 gennaio 2012, n. 869.

 

Spetta al tribunale, e non al giudice di pace, conoscere della controversia relativa all’illegittimità dell’uso del cortile comune quale parcheggio di autovetture, atteso che si contesta “in radice” il diritto ad un determinato uso della cosa comune, mentre non si controverte in merito alla modalità d’uso dei beni comuni Cass. 19 aprile 2011, n. 8941.

 

In tema di controversie tra condomini ai sensi dell'art. 7 c.p.c. non rientrano nella competenza per materia del g.d.p. quelle relative alla violazione del regolamento condominiale circa il parcheggio delle autovetture nel cortile condominiale bensì in quella del tribunale posto che viene messo in discussione il diritto stesso del condomino ad un determinato uso delle cose comuni.Tribunale Roma sez. V  21 gennaio 2015 n. 1314  

 

Rientrano nella competenza per materia del giudice di pace tutte le controversie nelle quali siano in discussione i limiti quantitativi e qualitativi dell'esercizio delle facoltà spettanti ai condomini, ma non quelle nelle quali si controverta circa l'esistenza (o l'inesistenza) del diritto stesso di usare le cose comuni per determinati fini (nella specie, è stata affermata la competenza del tribunale a conoscere della controversia avente ad oggetto la sussistenza o meno d'un divieto di parcheggio negli spazi comuni, asseritamente imposto dal regolamento di condominio).Cassazione civile sez. VI  31 marzo 2011 n. 7547  

 

 

4.1. Esclusione delle cause relative all’esistenza del diritto all’uso.

Per “cause relative alle modalità di uso dei servizi di condominio di case” (già di competenza del conciliatore) devono intendersi quelle concernenti i limiti qualitativi di esercizio di facoltà contenute nel diritto di comunione, nelle quali, cioè, si controverte sul modo più conveniente ed opportuno in cui tali facoltà devono essere esercitate, mentre le cause relative alla misura di detti servizi (già di competenza del pretore) s’identificano con quelle riguardanti una limitazione o riduzione quantitativa del diritto dei singoli condomini. Da queste cause, ora attribuite entrambe alla competenza per materia del giudice di pace a norma dell’art. 7 c. p. c., come sostituito dall’art. 17 della legge 21 novembre 1991 n. 374, vanno tenute distinte, però, le controversie che vedono messo in discussione il diritto stesso del condomino ad un determinato uso della cosa comune e che, quindi, rimangono soggette agli ordinari criteri della competenza per valore. Cass. 25 febbraio 2005, n. 4030.

 

 

4.2. Esclusione del diritto di utilizzazione del pianerottolo comune nel condominio.

La controversia relativa al diritto di utilizzazione del pianerottolo comune, che si assume leso dall’apertura verso l’esterno (in sostituzione di quella verso l’interno) di una porta di accesso di un appartamento di proprietà di un condomino, non rientra tra le cause relative alla misura e alle modalità d’uso dei servizi condominiali, attribuite dall’art. 7, terzo comma, n. 2. c.p.c. al giudice di pace, giacché ha ad oggetto la tutela ex art. 1102 c.c., del diritto al pari uso della cosa comune ed alla libertà del suo esercizio (il comodo e sicuro passaggio per il pianerottolo). Essa è, pertanto, devoluta alla cognizione del tribunale. Cass. 21 aprile 2005, n. 8376.

 

 

4.3. Impugnazione delle delibere dell’assemblea condominiale che riguardino la misura e le modalità d’uso dei servizi di condominio di case.

Dall’entrata in vigore del codice civile la competenza a decidere l’impugnazione di una delibera assembleare da parte di un condomino non appartiene più, “ratione materiae”, al Tribunale perché l’art. 1137 c. c. non riproduce il contenuto dell’art. 26 del R.D. 15 gennaio 1934 n. 56, e pertanto il criterio per individuare il giudice competente è il valore, desumibile dalla delibera impugnata, salvo che l’oggetto di essa rientri nella competenza per materia di un determinato giudice, come ad esempio se la delibera concerne la misura e le modalità d’uso dei servizi di condominio di case. Cass. 15 dicembre 1999, n. 14078.

 

 

4.4. Apertura automatica del portone ed uso della chiave per l’ascensore.

In tema di controversie tra condomini, ai sensi dell’art. 7 c.p.c. appartengono alla competenza per materia del giudice di pace le cause relative alla misura ed alle modalità di uso dei servizi di condominio, tra le quali rientra la lite che riguardi l’installazione di apertura automatica del portone di ingresso dello stabile mediante citofoni installati nelle singole unità immobiliari, nonché l’adozione dell’uso della chiave per l’utilizzo dell’ascensore, giacché non viene messo in discussione il diritto stesso del condomino ad un determinato uso delle cose comuni, essendo controversa soltanto la regolamentazione della misura e modalità d’uso dei suddetti servizi. Cass. 24 febbraio 2006, n. 4256.

 

 

  1. Immissioni, esalazioni, rumori.

La domanda giudiziale volta alla riduzione delle immissioni provenienti da opifici industriali è di competenza del tribunale in quanto rientrano nella competenza del giudice di pace ai sensi dell’art. 7, comma 3, n. 3, c.p.c., soltanto le domande inerenti le immissioni provenienti da immobili adibiti a civile abitazione. Trib. Vicenza, 8 febbraio 2007.

 

 

  1. Opposizione a sanzioni amministrative.

In tema di sanzioni amministrative, il combinato disposto degli artt. 205 cod. strada e 22-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, attribuisce al giudice di pace la competenza per materia sulle opposizioni alle sanzioni irrogate per violazione del codice della strada. Ne consegue che, qualora venga irrogata la sanzione di cui all’art. 23, comma 13-quater, cod. strada - concernente il pagamento delle spese sostenute per la rimozione in danno di cartelli pubblicitari abusivi installati su suolo demaniale - essa deve ritenersi accessoria rispetto alla sanzione di cui al comma 11 del medesimo art. 23; pertanto, il relativo giudizio di opposizione è di competenza del giudice di pace, a nulla rilevando che, trattandosi di una pluralità di singoli illeciti ricompresi in un’unica ordinanza-ingiunzione, ne risulti superato il limite di valore della competenza di detto giudice. (Regola competenza d’ufficio). Cass. 20 dicembre 2011, n. 27846.

 

 

6.1. Fermo amministrativo.

Sussiste la competenza funzionale del giudice di pace nel giudizio di opposizione al preavviso di fermo amministrativo relativo al raggruppamento di cartelle esattoriali per il mancato pagamento di contravvenzioni stradali. In tal caso, infatti, il provvedimento impugnato non è il fermo amministrativo bensì il preavviso e nel caso di specie l’opponente contesta le sanzioni amministrative per violazioni del Codice della strada (di competenza del giudice di pace) contenute nelle cartelle delle quali il concessionario della riscossione pretende il pagamento. Inoltre, il preavviso di fermo non può intendersi un provvedimento a carattere cautelare. Giudice di pace Roma, 2 aprile 2007.

 



 
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