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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 70 cod. proc. civile: Intervento in causa del pubblico ministero

Il pubblico ministero deve intervenire, a pena di nullità rilevabile d’ufficio (1):

1) nelle cause che egli stesso potrebbe proporre;

2) nelle cause matrimoniali, comprese quelle di separazione personale dei coniugi;

3) nelle cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone;

5) negli altri casi previsti dalla legge.

Deve intervenire nelle cause davanti alla corte di cassazione nei casi stabiliti dalla legge (2).

Può infine intervenire in ogni altra causa in cui ravvisa un pubblico interesse (3).

 


Commento

(1) Si tratta di una particolare ipotesi di litisconsorzio necessario da attuarsi non con un ordine del giudice, bensì con un intervento, la cui inottemperanza determina non l’estinzione del giudizio, bensì la sua nullità.

 

(2) Notificazione per pubblici proclami, querela di falso, separazione giudiziale, matrimonio tra parenti, affini, adottati, affiliati, divieto temporaneo di nuove nozze, giudizio sulle delibere in materia di eleggibilità degli organi delle amministrazioni comunali e regionali, scioglimento del matrimonio; controversie in materia di liquidazione degli usi civici.

 

(3) La facoltatività è limitata alla sola valutazione da parte del P.M. dell’opportunità o meno dell’intervento. In caso di valutazione positiva, la sua posizione coinciderà con quella di interventore necessario, salvo che nel giudizio di appello: nel caso in cui il P.M. sia intervenuto in primo grado in via facoltativa, non sussiste nel giudizio d’appello il litisconsorzio processuale col P.M.


Giurisprudenza annotata

  1. Intervento del P.M.

L’art. 75 dell’ordinamento giudiziario prevede, in materia civile e amministrativa per i due gradi del merito, l’esercizio dell’azione civile e l’intervento del P.M. nei casi stabiliti dalla legge e l’art. 76 impone (come l’art. 70 comma 2 c.p.c.) l’intervento del P.M. presso la Corte di cassazione. In ogni grado del giudizio il P.M., che conserva anche la natura di organo giurisdizionale soggetto solo alla legge, ha l’attribuzione di vigilare sull’applicazione delle leggi, dotato della necessaria autonomia per l’esercizio del suo ruolo, con indipendenza dalle scelte e conclusioni adottate dal P.M. nel pregresso grado di causa, dovendosi quindi garantire ad esso la partecipazione al contraddittorio in corso presso il giudice innanzi al quale opera. Cass. 4 dicembre 2003, n. 18513.

 

 

  1. Tassatività delle ipotesi di intervento obbligatorio.

Nei procedimenti camerali il potere di reclamo spetta al P.M. in quanto il previo parere sia previsto come necessario. Tale lettura, emergente dall’art. 740 c.p.c., trova conferma nell’art. 738, secondo comma, stesso codice, ove le conclusioni del P.M. sono considerate non una generale necessità, ma una ipotesi che la legge deve specificamente prevedere. Cass. 14 luglio 1993, n. 7774.

 

Anche nel caso di tardiva partecipazione del p.m. nei giudizi in cui l'art. 70 c.p.c. prevede l'intervento obbligatorio in causa, al fine di stabilire il rispetto della norma, è sufficiente stabilire che il medesimo abbia avuto conoscenza della pendenza del procedimento in modo da rappresentare le proprie conclusioni.

Cassazione civile sez. I  20 marzo 2013 n. 6889  

 

Nei giudizi di separazione personale dei coniugi, anche con ad oggetto determinazioni relative ai figli minori, il pubblico ministero - interventore necessario - non è però anche litisconsorte necessario, sicché non vi è obbligo di notificargli l'atto di appello avverso la sentenza di primo grado. Cassa App. Catania 22 novembre 2007.Cassazione civile sez. I  13 febbraio 2013 n. 3502

 

 

  1. Casi di Inesistenza di un obbligo di intervento.

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocati, nella fase, non necessaria, delle indagini conoscitive che l’ordine professionale può svolgere prima dell’emissione del provvedimento che fissa il giudizio disciplinare, l’interessato non ha diritto di essere sentito, e quindi non è necessario effettuare ad esso, ai fini difensivi, alcuna comunicazione. Da ciò discende che, simmetricamente, l’omissione dell’avviso di apertura del procedimento al P.M., al quale sia stato, poi, regolarmente comunicato l’atto di citazione a giudizio, non comporta alcun vizio invalidante (a meno che non venga dedotta una specifica lesione dei diritti del P.M., a causa dello svolgimento di attività istruttoria preliminare), non essendo in proposito pertinente il richiamo ai principi dettati dal codice di procedura civile sull’intervento del P.M., atteso che non può configurarsi, in un procedimento amministrativo retto da un principio di libertà delle forme, una sorta di litisconsorzio necessario con la parte pubblica in una fase non necessaria. Cass., Sez. Un., 9 marzo 2005, n. 5072.

 

 

  1. Legittimazione dell’ufficio del P.M.

Nei giudizi civili per i quali sia obbligatorio l’intervento del P.M., la legittimazione alla partecipazione al giudizio di gravame appartiene esclusivamente all’ufficio del P.M. presso il giudice ad quem, e non all’ufficio presso il giudice a quo. Cass. 14 gennaio 1998, n. 261.

 

 

  1. Modalità dell’intervento obbligatorio.

Nei giudizi nei quali è previsto l’intervento obbligatorio del P.M., ma che egli non può proporre in via di azione, è sufficiente che il P.M., in ciascun grado del giudizio, sia ufficialmente informato dell’esistenza del procedimento, così da essere posto in grado di parteciparvi e di presentare, ove lo ritenga, le sue conclusioni, senza che rilevi o possa costituire motivo di nullità, il modo di intervento di tale organo e l’uso fatto del potere di intervento a lui attribuito (o che siano mancate le sue conclusioni orali e scritte: Cass. 10 dicembre 1979, n. 6380). Cass. 21 maggio 2004, n. 9713; conforme Cass. 23 dicembre 2003, n. 19727.

 

Per l’osservanza delle norme che prevedono l’intervento obbligatorio del p.m. nel processo civile - come nel caso di procedimento di separazione personale dei coniugi - è sufficiente che gli atti siano comunicati all’ufficio del medesimo per consentirgli di intervenire nel giudizio, mentre l’effettiva partecipazione e la formulazione delle conclusioni sono rimesse alla sua diligenza. Cass. 24 maggio 2005, n. 10894.

 

 

  1. Integrazione del contraddittorio.

Nel procedimento disciplinare a carico degli avvocati trovano applicazione, quanto alla procedura, le norme particolari che, per ogni singolo istituto, sono dettate dalla legge professionale e, in mancanza, quelle del codice di procedura civile, mentre le norme del codice di procedura penale si applicano soltanto nelle ipotesi in cui la legge professionale vi faccia espresso rinvio, ovvero allorché sorga la necessità di applicare istituti che hanno il loro regolamento esclusivamente nel codice di procedura penale; ne consegue che, non ravvisandosi nella normativa speciale alcuna indicazione di segno diverso, la partecipazione del P.M. al procedimento disciplinare è retta dai principi che regolano l’intervento di tale organo nel giudizio civile, in base ai quali la regolarità del procedimento è assicurata dal fatto che il P.M. sia stato messo in condizione di partecipare al processo, anche se in concreto abbia scelto di rimanere assente. Cass., Sez. Un., 7 ottobre 2010, n. 20773.

 

 

  1. Mancato intervento del P.M.

Nei procedimenti in cui sia prescritto l’intervento obbligatorio in causa del P.M. (nella specie, giudizio in tema di iscrizione all’albo dei praticanti giornalisti), l’omessa partecipazione dello stesso al giudizio di primo grado dà luogo a nullità della sentenza che si converte, ai sensi degli artt. 158 e 161 c.p.c., in motivo di impugnazione, potendo essere fatta valere soltanto nei limiti e secondo le regole dell’appello; ne consegue che, ove manchi il motivo di gravame sul punto, la questione non può essere rilevata d’ufficio dal giudice di appello, né dare luogo a vizio denunciabile con ricorso per cassazione. Cass. 31 marzo 2011, n. 7423.

 

 

  1. Proprietà intellettuale.

In materia di brevetti, atteso che il P.M. può promuovere l’azione di nullità del brevetto concesso, ai sensi dell’art. 78 del R.D. n. 1127 del 1939, e non quella tendente alla nullità della sola domanda per ottenerlo, con la conseguenza che non può qualificarsi interventore necessario nel giudizio relativo alla seconda,. Cass., Sez. Un., 12 marzo 2008, n. 6532.

 

 

  1. Cause matrimoniali.

Nel procedimento di divorzio fra coniugi con figli minori o incapaci, a norma degli artt. 4 e 5 legge n. 898 del 1970 (come novellati dalla legge n. 74 del 1987), il P.M. è litisconsorte necessario in concorrenza con le parti private ed è titolare di un autonomo potere di impugnazione in relazione agli interessi dei suddetti figli, con la conseguenza che, ove uno dei coniugi abbia proposto appello avverso un capo della sentenza di primo grado riguardante i predetti interessi, il relativo atto d’appello deve essere notificato anche al P.M. presso il tribunale e, in difetto di notifica, il giudice di secondo grado deve disporre l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti a norma dell’art. 331 c.p.c.; tale integrazione è necessaria anche quando nel giudizio di secondo grado sia ritualmente intervenuto il procuratore generale presso la corte d’appello, atteso che il P.M. presso il giudice ad quem non ha il potere di impugnare la sentenza di primo grado e pertanto dal suo intervento non possono conseguire gli effetti cui è intesa l’integrazione del contraddittorio ai sensi del citato art. 331 c.p.c. Cass. 9 novembre 2007, n. 23379.

 

 

  1. Stato e capacità delle persone.

Nel giudizio di interdizione, la mancata partecipazione del P.M. all’esame personale dell’interdicendo o dell’inabilitando non determina la nullità della sentenza, una volta che siano state osservate le norme che ne impongono a pena di nullità l’intervento necessario, le quali sono finalizzate non ad un determinato atto, ma alla sua partecipazione al processo, rimanendo nella sua discrezionalità come modularla. Cass. 14 febbraio 2008, n. 3708.

 

 

  1. Querela di falso.

Nel giudizio di appello sulla querela di falso, la notificazione dell’impugnazione all’ufficio del P.M. presso il giudice a quo non può sostituire l’avviso all’ufficio del P.M. presso il giudice del gravame (procura generale presso la corte di appello), invece necessario - a pena di nullità del procedimento di appello - in considerazione della obbligatorietà dell’intervento ai sensi dell’art. 221 c.p.c. Cass. 9 giugno 2004, n. 10971; conforme Cass. 5 novembre 2002, n. 15504.

 

La conseguente omissione è causa di nullità del giudizio di appello e della relativa sentenza, a nulla rilevando l’insanabile difetto di legittimazione della parte che ha promosso il giudizio, poiché alla presenza del P.M. si collega un interesse pubblico. Cass. 9 ottobre 2007, n. 21092.

 



 
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