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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 700 cod. proc. civile: Condizioni per la concessione

Fuori dei casi regolati nelle precedenti sezioni di questo capo, chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere con ricorso al giudice i provvedimenti d’urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito.


Giurisprudenza annotata

Condizioni per la concessione.

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale; 2. Questioni di giurisdizione; 3. Questioni di competenza; 4. Presupposti; 5. Procedimento; 6. Fattispecie; 7. Impugnazioni; 8. Durata ragionevole del processo e art. 700 c.p.c.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

Deve essere ordinata la restituzione degli atti al giudice a quo, con riferimento alla questione di legittimità costituzionale dell’art. 211, l. 6 dicembre 1971, n. 1034, nella parte in cui non prevede la possibilità per il giudice amministrativo di emettere provvedimenti cautelari ex art. 700 c.p.c., perché valuti la perdurante rilevanza della questione pur dopo l’approvazione della legge 21 luglio 2000, n. 205, la quale ha modificato (all’art. 3) la norma impugnata. Corte cost. 23 novembre 2000, n. 536.

 

Sono manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 21, l. 6 dicembre 1971, n. 1034, come novellato dalla l. 21 luglio 2000, n. 205, nella parte in cui esclude la tutela ante causam e la conseguente applicabilità dell’art. 700 e degli artt. 669 ss. c.p.c. davanti al giudice amministrativo e dell’art. 700 c.p.c. laddove espressamente prevede che la tutela cautelare ante causam sia accordabile, nel concorso dei presupposti di legge, solo ai diritti soggettivi e non agli interessi legittimi. Corte cost. 10 maggio 2002, n. 179.

 

Non è consentito sollevare questioni di legittimità costituzionale nel corso del procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c., perché ciò vanificherebbe la funzione che gli è propria di assicurare la dovuta tutela d’urgenza. Trib. Cagliari, 4 dicembre 2003.

È manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’art. 8 legge sulla stampa, come modificato dall’art. 42, l. 5 agosto 1981, n. 416, nella pane in cui non consente il ricorso straordinario per cassazione avverso il provvedimento emesso, in sede di reclamo, ai sensi dell’art. 700 c.p.c. per pubblicazione della rettifica di notizie diffuse a mezzo stampa, in relazione alla irreversibilità degli effetti del provvedimento, atteso che il diritto di difesa è assicurato attraverso la possibilità di instaurare la causa di merito e che detta irreversibilità è caratteristica comune a molte situazioni umane ed è sempre giuridicamente emendabile indirettamente con attività di segno contrario o con il risarcimento del danno. Cass. 25 febbraio 2005, n. 4082.

 

 

  1. Questioni di giurisdizione.

Non costituisce decisione di merito, ostativa alla proposizione del regolamento di giurisdizione, la qualificazione della situazione soggettiva compiuta in sede di provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c., trattandosi di qualificazione operata dal giudice esclusivamente sulla base del c.d. petitum sostanziale ed al solo fine di verificare la sussistenza della giurisdizione in ordine alla controversia a lui devoluta. Cass., Sez. Un., 14 dicembre 2001, n. 15877.

 

Il regolamento preventivo di giurisdizione non è ammissibile in riferimento ai procedimenti cautelari atteso che, non essendo consentito, neanche ex art. 111 Cost., il ricorso per cassazione contro i provvedimenti conclusivi dei relativi procedimenti, non può ammettersi che la questione di giurisdizione sia sottoposta per altra via alla cognizione della S.C., essendo pur sempre possibile (v. sentenza Corte Cost. n. 253 del 1994), contro i provvedimenti di natura provvisoria e strumentale, il reclamo ad un giudice processualmente sovraordinato che comporti il riesame anche della questione di giurisdizione. (Nella specie è stato dichiarato inammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione proposto nella pendenza di un procedimento instaurato, a seguito del ricorso ex art. 700 c.p.c. dinanzi all’a.g.o., dall’Agenzia giornalistica radiotelevisiva e finalizzato a sentire ordinare al Ministero delle Comunicazioni di consentire l’esercizio della radio-telediffusione in ambito locale). Cass, Sez. Un., 20 novembre 2008, n. 27537.

 

Il regolamento preventivo di giurisdizione non è ammissibile in riferimento ai procedimenti cautelari, poiché, non essendo consentito neanche ex art. 111 Cost., il procedimento per cassazione contro i provvedimenti conclusivi dei relativi procedimenti, non può ammettersi che la questione di giurisdizione sia sottoposta per altra via alla cognizione della Suprema Corte. D’altra parte, alla luce della nuova disciplina dei procedimenti cautelari introdotta con la legge n. 353 del 1990, contro i provvedimenti di natura provvisoria e strumentale emessi a conclusione degli stessi, sia in caso di concessione di misura cautelare, sia in caso di rigetto del ricorso (a seguito di dichiarazione di parziale illegittimità costituzionale dell’art. 669-terdecies c.p.c., di cui a Corte cost. n. 253 del 1994) è ammesso il reclamo a un giudice processualmente sovraordinato, cioè un mezzo di impugnazione con cui la parte interessata può ottenere in tempi brevi anche il riesame della questione di giurisdizione. (Nella specie è stato dichiarato inammissibile un regolamento preventivo di giurisdizione proposto nella pendenza di un procedimento ante causam diretto alla concessione di un provvedimento di urgenza ex art. 700 c.p.c.). Cass., Sez. Un., 18 ottobre 2005, n. 20128.

 

La proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione non è preclusa dalla circostanza che il giudice adito per il merito sia stato richiesto anche di un provvedimento cautelare urgente di tutela del diritto azionato (nella specie, il giudice del lavoro, adito con ricorso per il merito contenente anche la richiesta di un provvedimento di urgenza, aveva respinto quest’ultima). Cass., Sez. Un., 1° luglio 2001, n. 9650.

 

La proposizione del regolamento di giurisdizione in un giudizio a cognizione piena non è preclusa dalla circostanza che il giudice abbia provveduto su una richiesta di provvedimento cautelare, in quanto il provvedimento reso sull’istanza cautelare non costituisce sentenza, pur se, ai fini della sua pronuncia, sia stata risolta, in senso affermativo o negativo, una questione attinente alla giurisdizione. Cass., Sez. Un., 3 giugno 2002, n. 8019.

 

Anche in materia di diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione, quali il diritto alla salute (art. 32 Cost.) - allorché la loro lesione sia dedotta come effetto di un comportamento materiale espressione di poteri autoritativi e conseguente ad atti della P.A. di cui sia denunciata l’illegittimità, in materie riservate alla giurisdizione esclusiva dei giudici amministrativi, come quella della gestione del territorio - compete a detti giudici la cognizione esclusiva delle relative controversie in ordine alla sussistenza in concreto dei diritti vantati, al contemperamento o alla limitazione di tali diritti in rapporto all’interesse generale pubblico all’ambiente salubre, nonché all’emissione dei relativi provvedimenti cautelari che siano necessari per assicurare provvisoriamente gli effetti della futura decisione finale sulle richieste inibitorie, demolitorie e eventualmente risarcitorie dei soggetti che deducono di essere danneggiati da detti comportamenti o provvedimenti (principio di diritto enunciato nell’interesse della legge, ai sensi dell’art. 363, terzo comma, c.p.c., in presenza di ricorso dichiarato inammissibile avverso l’ordinanza emessa dal tribunale ordinario, in sede di reclamo, con la quale era stato confermato il provvedimento assunto dal giudice monocratico, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., che aveva ordinato al Commissario delegato per l’emergenza rifiuti in Campania di astenersi dall’installare e porre in esercizio l’impianto di discarica dei rifiuti nel territorio del Comune di Serre). Cass., Sez. Un., 28 dicembre 2007, n. 27187.

 

Anche nel sistema processuale delineatosi, in tema di procedimenti cautelari, a seguito delle modifiche di cui all’art. 2, comma 3, lett. e-bis), del d.l. n. 35 del 2005, convertito, con modificazioni, nella legge n. 80 del 2005, contro i provvedimenti urgenti anticipatori degli effetti della sentenza di merito, emessi ante causam ai sensi dell’art. 700 c.p.c., non è proponibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., in quanto detti provvedimenti sono privi di stabilità e inidonei al giudicato, ancorché nessuna delle parti del procedimento cautelare abbia interesse ad iniziare l’azione di merito; tale ricorso non può valutarsi, benché il ricorrente lo richieda, neppure come istanza di regolamento preventivo di giurisdizione ai sensi dell’art. 41 c.p.c., da qualificare anch’essa inammissibile finché l’istante non abbia iniziato il giudizio di merito per il quale sorge l’oggetto del procedimento, unitamente all’interesse concreto e attuale a conoscere il giudice dinanzi al quale lo stesso deve eventualmente proseguire. Cass., Sez. Un., 28 dicembre 2007, n. 27187.

 

 

  1. Questioni di competenza.

Nè la litispendenza nè la continenza di cause possono configurarsi tra un procedimento per l’adozione di provvedimenti d’urgenza a norma dell’art. 700 c.p.c. ed un giudizio ordinario di merito, in quanto l’insuscettibilità dei richiamati provvedimenti d’urgenza di costituire giudicato - essendo essi idonei ad assicurare “provvisoriamente” gli effetti della decisione sul merito e presentandosi l’introduzione del relativo giudizio solo come successiva ed eventuale - esclude la ragione stessa di una pronuncia di litispendenza o di continenza di cause. Cass. 20 dicembre 2007, n. 26977.

 

La Corte d’appello è competente a decidere sulla richiesta di tutela cautelare formulata da un grossista di farmaci che, a difesa della propria quota sul mercato interno, prospetti un abuso di posizione dominante da parte di un suo fornitore, non rilevando che la condotta denunciata, in via eventuale, possa avere anche rilevanza comunitaria. Trib. Napoli, sez. Afragola, 27 aprile 2005.

 

In materia di procedimenti cautelari non è ammissibile il regolamento di competenza attesa l’inidoneità dei provvedimenti emessi - sia in prima istanza che dal collegio adito ex art. 669-terdecies c.p.c., la cui decisione è sostitutiva dell’atto reclamato ed ha identica natura e funzione - ad acquisire efficacia definitiva, tanto più che, con riguardo al provvedimento declinatorio della competenza, l’art. 669-septies c.p.c. prevede che “l’ordinanza di incompetenza non preclude la riproposizione della domanda”; ove, peraltro, dichiaratosi incompetente il primo giudice, anche il secondo, successivamente adito, abbia pronunciato un analogo provvedimento negativo della propria competenza, dovrà ritenersi applicabile, rispetto a tale decisione, la norma generale di cui all’art. 42 c.p.c. e, conseguentemente, ammettersi l’istanza di regolamento di competenza, non essendo ipotizzabile che l’ordinamento non preveda alcuno strumento processuale attraverso il quale dirimere una situazione in cui non vi sia, di fatto, un giudice obbligato, alfine, a conoscere della domanda cautelare, a meno di non ipotizzare, nel sistema così delineato, un potenziale “vulnus” ai principi costituzionali di cui agli artt. 3 e 24 Cost. (Nella specie, il tribunale, davanti al quale era stato proposto reclamo contro il diniego di provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. in materia di lavoro, aveva ritenuto che, a seguito dell’istituzione del giudice unico, dovesse affermarsi la competenza della corte d’appello, la quale aveva, a propria volta, declinato la competenza; la S.C., affermando il principio di cui alla massima, ha affermato la competenza del Tribunale ritenendo che, stante la chiara formulazione dell’art. 669-terdecies c.p.c., non assumesse rilievo la generale competenza del giudice del lavoro). Cass. lav., 25 giugno 2008, n. 17299.

 

Non è ammissibile il regolamento di competenza contro l’ordinanza di incompetenza pronunciata in sede cautelare (nella specie sulla richiesta di provvedimento d’urgenza formulata dalla parte in corso di causa), atteso che i provvedimenti emanati nell’ambito del procedimento cautelare, essendo destinati a refluire nel provvedimento che definisce la controversia tra le parti, hanno carattere strumentale e provvisorio e non possono, pertanto, acquisire efficacia definitiva. Cass. 12 ottobre 2005, n. 19777.

 

 

  1. Presupposti.

I presupposti per l’accoglimento del provvedimento ai sensi dell’art. 700 c.p.c. sono la probabile esistenza del diritto che il ricorrente vanta e il fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere tale diritto in via ordinaria questo sia minacciato da un pregiudizio imminente ed irreparabile; il carattere estremamente complesso del rapporto contrattuale e la molteplicità di elementi posti all’attenzione del giudice, nonché la complessità dell’intera vicenda rendono necessario un approfondimento che è proprio della sede di merito e che preclude qualsiasi valutazione in sede di cognizione sommaria. Trib. Milano, 3 giugno 2004.

 

Non sussiste il requisito del "periculum in mora" se la modesta entità delle prestazioni richieste non consente, all'evidenza, di ravvisare un pregiudizio avente le caratteristiche richieste dalla legge (nel caso di specie rigettata la domanda proposta in via cautelare ex art. 700 c.p.c. di sospensione dell'iscrizione d'ufficio con conseguente obbligo di contribuzione minima alla Cassa forense previsto dall'art. 21, commi 8 e 9, l. 247/2012).

Tribunale Udine sez. lav.  07 aprile 2015 n. 1116  

 

In sede di provvedimento ex art. 700 c.p.c., la valutazione della sussistenza del fumus boni iuris va condotta in relazione alla normativa in vigore, senza che possa rilevare la possibile fondatezza di una eccezione di incostituzionalità della norma da applicare e senza che, d’altra parte, possa rimettersi la questione di legittimità costituzionale alla Corte costituzionale, con conseguente sospensione del giudizio, essendo ciò incompatibile con le esigenze di celerità e sommarietà proprie del procedimento cautelare. Trib. Roma, 4 marzo 2003.

 

L’irreparabilità del pregiudizio di cui all’art. 700 c.p.c. va intesa in senso relativo e non assoluto, e cioè come semplice e ragionevole pericolo del determinarsi di una lesione di un proprio diritto, non altrimenti riparabile, se non con l’adozione dello specifico provvedimento invocato; si prescinde, dunque, dal ricorso a parametri di tipo «quantitativo» o oggettivo, quali la probabilità del verificarsi del pregiudizio e/o l’entità delle conseguenze dannose, nonché dalla natura del diritto cautelando. App. Roma, 6 febbraio 2001.

 

Nel giudicare del pericolo nel ritardo il richiamo al rischio di pregiudizio in re ipsa deve essere fatto sempre con riferimento al caso concreto per evitare che si risolva in una mera formula stereotipata, priva in realtà del suo contenuto e che nasconde un sostanziale difetto di motivazione. Trib. Napoli, 5 luglio 2001.

 

Con riguardo alla tutela cautelare ed urgente ex art. 700 c.p.c., non ricorre il requisito di ammissibilità del periculum in mora, ove la denunciata condotta lesiva non presenti più carattere d’attualità. Trib. Roma, 14 agosto 2002.

 

Va escluso il periculum in mora allorché tra il verificarsi dell’evento prospettato come dannoso e la proposizione della domanda cautelare sia decorso un apprezzabile periodo di tempo. Trib. Napoli, 5 luglio 2001.

 

In tema di ricorso ex art. 700 c.p.c., la carenza del requisito dell’immediatezza e dell’ irreparabilità del pregiudizio prospettato rende superflua ogni valutazione in ordine al fumus del diritto per cui la misura cautelare è invocata. (in base all’enunciato principio, nella specie, il giudice, ritenuti comprovati il definitivo esaurimento della commercializzazione del prodotto denunziato come servilmente imitato e l’entità di quella avvenuta, ha respinto l’istanza d’inibitoria correlativamente proposta in via cautelare, omettendo ogni valutazione sul merito del diritto vantato dall’istante). Trib. Verona, 5 luglio 2000.

 

È ammissibile un provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. diretto ad anticipare gli effetti della sentenza di revoca, ancorché non ancora definitiva, riservato alla competenza del giudice che tale revoca ha disposto. Trib. Napoli, 18 dicembre 2001.

 

Ancorché il provvedimento d’urgenza debba essere calibrato in funzione di assicurare provvisoriamente che la decisione di merito sia fruttuosa, ciò non impedisce che l’ordine provvisorio possa essere identico a quello che potrebbe pronunciare il giudice al termine del processo, potendo la misura cautelare anticipare tutti gli effetti materiali conseguibili con la sentenza, ferma restando, tuttavia, la sua inammissibilità nel caso in cui sia chiesto un provvedimento non solo completamente satisfattivo, ma anche definitivo sia sul piano della produzione degli effetti materiali sia sul piano dell’accertamento pieno sul diritto controverso. Trib. Milano, 29 gennaio 2003.

La tutela urgente deve ritenersi ammissibile solo in presenza di diritti perfetti preesistenti alla stessa pronuncia richiesta al giudice, posto che il provvedimento cautelare non deve alterare in alcun modo il momento operativo della pronuncia di merito; quindi le sentenze costitutive non sono suscettibili di tutela urgente, proprio perché si eserciterebbe una funzione strutturalmente anticipatoria che produrrebbe subito quella stessa costituzione del rapporto giuridico che dovrebbe essere presumibilmente introdotto con la sentenza costitutiva, laddove il disposto dell’art. 700 c.p.c. presuppone l’attualità del diritto cautelando. Trib. Torino, 12 luglio 2003.

 

Il riconoscimento del periculum in mora non può aversi in assenza di prova che il danno subito, e soprattutto subendo, sia stato e sia significativo, ovvero abbia potenzialità espansive, ovvero infine sia almeno difficilmente quantificabile (anche sotto i profili, del tutto trascurati, dell’immagine commerciale). Trib. Napoli, 20 aprile 2004.

 

I provvedimenti di urgenza hanno natura strumentale e funzione cautelativa del tutto provvisoria, in quanto volti ad evitare che la futura pronunzia del giudice possa restare pregiudicata nel tempo necessario per ottenerla e sono destinati a perdere ogni efficacia e vigore a seguito della decisione emessa nel successivo giudizio di merito nella quale rimangono assorbiti e caducati, con l’esaurimento della funzione cautelare che li caratterizza; conseguentemente, con motivi del ricorso per cassazione avverso la sentenza di merito, non possono essere addotte censure nei confronti del provvedimento d’urgenza. Cass. 11 marzo 2004, n. 4964.

 

Il provvedimento emesso ante causam, in sede di procedura d’urgenza, di cui all’art. 700 del codice di rito civile è del tutto inidoneo - sia che accolga, sia che rigetti l’istanza - ad assumere valenza di giudicato tra le pani, del tutto irrilevante risultando, all’uopo, la circostanza che il giudice, prima di emettere il provvedimento stesso, abbia svolto approfondite indagini funzionali all’accertamento dell’esistenza del diritto, dichiarandolo sussistente. (o meno), poiché in tal caso la relativa declaratoria è pur sempre espressa in sede di cognizione sommaria e nell’ambito di quell’indagine sul fumus boni iuris propedeutica alla concessione dell’invocata misura cautelare. Cass. 15 ottobre 2004, n. 20327.

 

Allorché la tutela cautelare sia invocata in appello, l’adozione di un provvedimento d’urgenza in temporaneo contrasto con la sentenza impugnata è consentita, sotto il profilo del fumus boni iuris, quando la sentenza gravata presenti argomentazioni ictu oculi censurabili con riferimento al materiale istruttorio esaminato o ai principi di diritto applicati, nel quadro di una valutazione meramente prognostica in ordine all’esito del giudizio e, comunque, nei limiti di un accertamento sommario (nella fattispecie, il tribunale aveva escluso, in contrasto con la giurisprudenza consolidata e univoca della suprema corte, la possibilità di riconoscere al consorzio di bonifica datore di lavoro la natura di ente pubblico economico, così sottraendo i licenziamenti intimati a nove dipendenti per giustificato motivo oggettivo al regime normativo della riduzione di persona, la cui inosservanza era stata eccepita dai ricorrenti). App. Roma, 21 luglio 2004.

 

 

  1. Procedimento.

È valida, pur non essendo espressamente prevista dalla legge, la contestuale proposizione, nell’atto di ricorso al Tribunale per ottenere un provvedimento cautelare, della domanda di merito concernente una controversia di lavoro, senza che assuma rilievo la circostanza che il giudice non abbia dato priorità agli adempimenti previsti dall’art. 415 c.p.c. e che nel fissare l’udienza per la trattazione del merito, non abbia rispettato il termine dilatorio di cui all’art. 415, quinto comma c.p.c., determinandosi, in tale evenienza, una nullità che resti sanata per effetto della comparizione del convenuto che abbia accettato il contraddittorio. Ne consegue che, rigettate le istanze cautelari, il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza di comparizione delle parti è finalizzato alla prosecuzione del giudizio, sicché la sua notifica va fatta al procuratore costituito. Cass. lav., 1 agosto 2011, n 16851.

 

Il provvedimento d’urgenza emesso ai sensi dell’art. 700 c.p.c., essendo diretto ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione di merito, è destinato ad essere sostituito dalla relativa pronuncia sulla domanda, sia essa di accoglimento che di rigetto, senza necessità che il giudice adotti alcun provvedimento di convalida. Cass. 28 aprile 2006, n. 9936.

 

Nel procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c., in ipotesi di litisconsorzio necessario rilevato dal giudice, non è consentito procedere all’ordine di integrazione del contraddittorio nei confronti del terzo litisconsorte necessario, in quanto l’art. 102 c.p.c. è norma propria del giudizio di merito inapplicabile al procedimento cautelare. Trib. Ascoli Piceno, 7 luglio 2002.

 

Rilevata la pendenza di giudizio di merito avente ad oggetto questione pregiudiziale rispetto a quella di cui si chiede la tutela cautelare ai sensi dell’art. 700 c.p.c. e dato atto che dalla soluzione di quella controversia dipende la decisione dell’instaurato procedimento cautelare ricorre la fattispecie della sospensione necessaria di cui all’art. 295 c.p.c. come modificato dall’art. 35, l. 353/1990. Trib. min. Roma, 1° dicembre 2000.

 

È ammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione, proposto nell’ambito di un procedimento introdotto con ricorso per ottenere sia il provvedimento d’urgenza ex 700 c.p.c., sia la sentenza ex 414 c.p.c., e il giudice adito abbia respinto la richiesta di provvedimento cautelare. Cass., Sez. Un., 17 luglio 2001, n. 9650.

 

Al fine di ottenere la sospensione dell’esecuzione dopo la notificazione del precetto e prima del pignoramento è ammissibile il ricorso alla tutela d’urgenza di cui all’art. 700 c.p.c. Cass. 22 marzo 2001, n. 4107.

 

La tutela cautelare atipica è invocabile anteriormente all’inizio del processo esecutivo. (quale rimedio Il cittadino straniero che abbia chiesto il riconoscimento del diritto d’asilo, ed al quale sia stato negato il permesso di soggiorno provvisorio di cui all’art. 1, D.P.R. n. 394/1999, può ottenere dal giudice ordinario, in via cautelare e urgente ex art. 700 c.p.c., ove sussistano le condizioni del fumus boni iuris e del periculum in mora, l’autorizzazione a permanere nel territorio dello stato italiano fino all’esito del giudizio di merito. Trib. Roma, 3 giugno 2003.

Il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. è proponibile avverso provvedimenti giurisdizionali emessi in forma di ordinanza o di decreto solo quando essi siano definitivi ed abbiano carattere decisorio, cioè siano in grado di incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale. Cass., Sez. Un., 23 gennaio 2004, n. 1245.

È inammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il provvedimento - di natura cautelare e privo dei caratteri di decisorietà e definitività - di diniego dell’istanza di sospensione, ex art. 700 c.p.c., del decreto prefettizio di espulsione dello straniero extracomunitario, proposta nel corso del relativo procedimento di opposizione innanzi al giudice ordinario. Cass. 31 dicembre 2005, n. 28877.

 

 

  1. Fattispecie.

In tema di licenziamento illegittimo l’indennità prevista dall’art. 18, quinto comma, legge n. 300 del 1970, può essere chiesta al datore di lavoro anche con il ricorso per ottenere il provvedimento cautelare di reintegrazione nel posto di lavoro ed il corrispondente obbligo del datore di lavoro nasce in tal caso con il provvedimento cautelare, salvo il suo successivo venir meno in caso di esito negativo del giudizio. Cass. lav., 25 gennaio 2011, n. 1690.

 

I provvedimenti d’urgenza emessi ai sensi dell’art. 700 c.p.c. hanno di norma il carattere dell’atipicità, dovendo essere adottati, secondo le circostanze, allo scopo di assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione di merito, ma non devono per ciò solo anticipare il prevedibile contenuto della medesima; ne consegue che il provvedimento d’urgenza con cui si ordina la reintegrazione nel posto di lavoro di un lavoratore il cui licenziamento appaia illegittimo non ha necessariamente contenuto ed efficacia analoghi a quelli di un ordine di reintegrazione emesso, ai sensi dell’art. 18 della legge n. 300 del 1970, con la sentenza di merito, non ricomprendendo il provvedimento cautelare l’accertamento dell’obbligo datoriale del pagamento della retribuzione maturata nel periodo dalla data del licenziamento a quella della reintegrazione, ed essendo conseguentemente inidoneo a fondare la domanda di tali retribuzioni richieste dal lavoratore in sede monitoria. Cass. lav., 14 dicembre 2010, n. 25246.

 

La disposizione dell’art. 18, quinto comma, legge n. 300 del 1970, stabilita per le sentenze che dispongono la reintegrazione, deve intendersi analogicamente estesa anche ai provvedimenti cautelari di eguale contenuto, non rilevando in senso contrario, la circostanza che ad essi non sia seguito il giudizio di merito; ne consegue che, nell’ipotesi in cui il lavoratore, licenziato e successivamente reintegrato con provvedimento d’urgenza, non riprenda il lavoro nel termine di trenta giorni dal ricevimento dell’invito in tal senso rivoltogli dal datore di lavoro (ovvero nel diverso termine indicato nel suddetto provvedimento), il rapporto deve ritenersi risolto, con preclusione dell’esercizio di opzione per l’indennità sostitutiva. (Nella specie, la lavoratrice - che all’esito del provvedimento cautelare di reintegra non aveva ripreso servizio, rendendosi così destinataria di una sanzione disciplinare per l’ingiustificata assenza - aveva esercitato la detta opzione all’esito della sentenza di merito che aveva poi riconosciuto le sue ragioni; la S.C., nell’affermare il principio su esteso, ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto tempestiva l’opzione esercitata dalla lavoratrice comunque nel termine di 30 giorni dall’invito a riprendere l’attività lavorativa rivoltale dopo il rigetto del reclamo in sede cautelare, e quando la causa era stata già decisa nel merito, sicchè il titolo per l’esercizio del diritto di opzione era costituito non più dall’ordinanza cautelare ma dal dispositivo della sentenza e il licenziamento era intervenuto nel corso dello “spatium deliberandi” riconosciuto alla lavoratrice per decidere se dare corso alla reintegra ovvero optare per l’indennità sostitutiva). Cass. lav., 1 dicembre 2010, n. 24350.

Il soggetto che ha stipulato un contratto preliminare versa in una situazione giuridica non definibile come diritto soggettivo; pertanto, non può essergli attribuita nel sistema tutela cautelare di tipo anticipatorio ex art. 700 c.p.c., la stessa presupponendo un diritto soggettivo perfetto la cui attuazione per le vie giudiziali, tenuto conto del tempo a tal fine necessario, potrebbe risultare pregiudicata. Trib. Rovereto, 7 agosto 2002.

 

La necessità di dover restituire alla banca mandataria l’ingente somma garantita, con conseguente rischio di crisi finanziaria dell’ordinante, non vale di per sé ad integrare il periculum in mora necessario per poter inibire al garante, ex art. 700 c.p.c., la sospensione dell’escussione di una garanzia autonoma a prima richiesta, dal momento che, ove la banca garante effettuasse il pagamento richiesto nonostante la fraudolenza dell’escussione, la sua pretesa restitutoria in via di regresso ben potrebbe essere paralizzata dall’ordinante. Trib. Catania, 3 luglio 2002.

 

Nel caso di non corretta segnalazione alla centrale rischi della banca d’Italia dell’esistenza di un credito in sofferenza, va accolto, sussistendo il periculum in mora, il ricorso ex art. 700 c.p.c. del cliente volto ad ottenere la revoca della segnalazione da parte della banca, dal momento che la reiterazione mensile della segnalazione mina la possibilità per il cliente di ricorrere al credito bancario, mettendo così a rischio la stessa tenuta della sua impresa. Trib. Palermo, 4 novembre 2002.

 

La perdurante attualità, ed anzi la progressiva accentuazione, degli effetti pregiudizievoli derivanti al cliente dalla non corretta segnalazione alla centrale rischi della banca d’Italia dell’esistenza di un credito in sofferenza, valgono ad integrare il periculum in mora richiesto dall’art. 700 c.p.c.; sicché va accolto il ricorso cautelare ed urgente proposto dal cliente segnalato volto a far cessare la segnalazione, ordinando alla banca di eliminare la segnalazione del credito in questione da quelle in sofferenza. Trib. Napoli, 22 ottobre 2002.

 

È giustificata la sospensione, in base all’art. 700 c.p.c., della escutibilità di una garanzia a prima richiesta per il pagamento del nolo dovuto dal noleggiatore in base a un contratto di noleggio a tempo di una nave per il trasporto di vetture e passeggeri allorché, contro una dichiarata capacità di trasporto di quattrocento vetture, la capacità effettiva è limitata a trecento vetture e il noleggiatore dichiara il contratto risolto. Trib. Venezia, 20 dicembre 2001.

 

A seguito dell’entrata in vigore della l. 18 agosto 2000, n. 235, l’ambito della competenza a sospendere un protesto cambiario attribuita al presidente della CCIAA, è circoscritto alle fattispecie di erroneità e/o legittimità c.d. formali, ossia rilevabili attraverso un controllo meramente estrinseco e formale sul protesto levato o, comunque, esclusivamente nei casi in cui la dedotta erroneità e/o illegittimità sia desumibile, in modo inequivoco ed evidente, dalla documentazione allegata dall’istante; ne segue l’applicabilità, per tutte le ipotesi residuali, del rimedio d’urgenza ex art. 700 c.p.c., a tutela della reputazione e dell’onorabilità asseritamente lesa in modo irreparabile dal protesto. Trib. Ascoli Piceno, 22 luglio 2002.

 

La sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 624 c.p.c. può essere disposta solo dopo l’inizio del processo esecutivo - potendo la medesima esigenza essere soddisfatta anteriormente mediante ricorso all’art. 700 c.p.c. - e solo dal giudice dell’esecuzione, il cui provvedimento, tanto di accoglimento quanto di rigetto dell’istanza, è revocabile e modificabile da pane dello stesso giudice che lo ha emesso, nonché impugnabile con l’opposizione agli atti esecutivi, mentre non può essere impugnato con altri mezzi, e neppure con il ricorso straordinario per cassazione, atteso il suo carattere ordinatorio e non decisorio. Cass. 19 luglio 2005, n. 15220.

 

A seguito della notifica del precetto, è possibile chiedere, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., l’inibizione dell’attivazione della esecuzione forzata, stante l’impraticabilità, in mancanza di pignoramento, dell’opposizione all’esecuzione, e quindi della sospensione della stessa. Trib. Ascoli Piceno, 4 luglio 2002.

 

Il provvedimento d’urgenza di cui all’art. 700 c.p.c. non può essere pronunciato qualora il diritto di cui si teme il pregiudizio sia tutelabile in via ordinaria attraverso un processo la cui rapidità di svolgimento è affine a quella del procedimento cautelare. (nella specie, il destinatario di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, ricevuta la notifica del precetto, ha richiesto in via d’urgenza che fosse inibito al creditore di procedere ad esecuzione forzata nei suoi confronti, assumendo che il decreto non gli era stato notificato e che era ormai decorso il termine di cui all’art. 644 c.p.c.; il giudice, rilevando che l’inefficacia del decreto poteva essere dichiarata attraverso lo speciale e rapido procedimento previsto dall’art. 188 disp. att. c.p.c. - procedimento che era stato addirittura già promosso - ha negato il provvedimento cautelare). Trib. Trani, 14 agosto 2002.

 

La sospensione dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., dopo la notificazione del precetto e prima del pignoramento, può essere disposta solo quando la tutela tipica prevista dagli artt. 624 e 625 c.p.c. per l’ipotesi dell’esecuzione iniziata sia insufficiente ad impedire l’irreparabile pregiudizio temuto dal debitore, e quindi presuppone che il ricorrente esecutando alleghi e provi l’elevata probabilità che si verifichi un danno irreparabile in conseguenza non dell’espropriazione dei beni pignorati. (danno evitabile con lo strumento tipico di tutela cautelare), ma della mera impressione del vincolo di indisponibilità. Trib. Roma, 21 gennaio 2003.

 

Cessata la convivenza, il genitore esercente la potestà sul figlio naturale minore, attraverso il procedimento sommario tipico di cui all’art. 148 c.c., può ottenere l’adozione in tempi rapidi di misure atte a garantire al figlio il mantenimento, ma non anche l’assegnazione della casa familiare, ai cui fini deve, pertanto, ritenersi ammissibile il ricorso al procedimento cautelare atipico ex art. 700 c.p.c. Trib. Foggia, 9 agosto 2002.

 

Deve essere rigettato il ricorso proposto dalla madre di un minore, volto ad ottenere un provvedimento d’urgenza che annulli, o dichiari nullo, o inefficace, il modulo di tesseramento a un’associazione sportiva sottoscritto dal minore e dal padre, o, in via subordinata, le clausole che vietano il tesseramento per un altro sodalizio sportivo, in mancanza del nulla osta dell’associazione di appartenenza. Trib. Venezia, 14 luglio 2003.

 

Le azioni possessorie, di nunciazione, cautelari ai sensi dell’art. 700 c.p.c. e petitorie sono ammissibili davanti al giudice ordinario, nei confronti della P.A. (o di chi agisca per conto di essa), solo quando il comportamento perseguito da quest’ultima non si ricolleghi ad atti o provvedimenti amministrativi, emessi nell’ambito e nell’esercizio di poteri discrezionali ad essa spettanti, di contenuto ablativo. (sia pure in senso lato), idonei ad incidere nella sfera giuridica del privato, ma si concreti in una mera attività materiale che invada la sfera giuridica e patrimoniale del privato, ledendo beni di cui questi assuma di essere proprietario o possessore. Cass., Sez. Un., 29 gennaio 2001, n. 39.

 

Il provvedimento con il quale il tribunale, in sede di reclamo, nega la tutela urgente richiesta ex art. 700 c.p.c., per il suo carattere interinale e strumentale rispetto al possibile riesame della questione nel merito in via ordinaria, non produce effetti di natura sostanziale o processuale con efficacia di giudicato e non è pertanto suscettibile di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.; né la natura del provvedimento muta per il fatto che il giudice del reclamo possa avere valutato il fumus boni iuris della domanda, in quanto ciò non attribuisce carattere definitivo e decisorio alla pronuncia, potendo la domanda essere riproposta in un giudizio in via ordinaria, e neanche per il fatto che il giudice non abbia fissato il termine per la proposizione del giudizio di merito, essendo tale adempimento previsto solo in relazione ai provvedimenti che accolgano la richiesta cautelare, mentre, non potendosi escludere che alla fase cautelare conclusasi negativamente per il ricorrente non faccia seguito un giudizio in via ordinaria, si giustifica la previsione della pronuncia sulle spese, opponibile ai sensi degli artt. 645 ss. c.p.c. Cass. lav., 9 maggio 2002, n. 6672.

 

Può essere disposta con provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. la riduzione dell’ipoteca, poiché l’art. 2884 c.c. è applicabile unicamente all’ipotesi di cancellazione della garanzia. Trib. Taranto, 17 novembre 2001.

 

Può essere ordinata in via cautelare e urgente, ex art. 700 c.p.c., la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale, qualora la domanda trascritta non rientri tra quelle indicate negli artt. 2652 e 2653 c.c. Trib. Siracusa, 2 febbraio 2001.

 

Nel caso in cui l’omessa manutenzione delle tubature poste nel lastrico solare condominiale, danneggi, per infiltrazioni d’acqua, il vano del proprietario sottostante e questi rifiuti l’accesso all’impresa incaricata delle riparazioni dal condominio, quest’ultimo non può richiedere in via d’urgenza - ex art. 700 c.p.c. - l’accesso all’appartamento del condomino, laddove la tutela cautelare (strumentale a quella ordinaria) preluda ad un’azione a difesa di un diritto che il condominio non è legittimato a far valere. Trib. Roma, 2 marzo 2001.

 

Può disporsi con provvedimento d’urgenza di cui all’art. 700 c.p.c. la revoca da amministratore dell’unico socio accomandatario di società in accomandita semplice. Trib. Napoli, 24 maggio 2001.

In caso di esclusione del socio dalla cooperativa di lavoro, non è ammissibile il ricorso alla procedura ex art. 700 c.p.c., in quanto il nostro ordinamento prevede il rimedio cautelare tipico di cui all’art. 2527, 3° comma, c.c. Trib. Milano, 31 maggio 2001.

 

L’art. 2527, 3° comma, c.c., prevede un rimedio cautelare tipico contro la deliberazione di esclusione del socio da una cooperativa, la quale può essere impugnata avanti il tribunale nel termine di trenta giorni dalla comunicazione; pertanto, il carattere residuale del ricorso ex art. 700 c.p.c. rende lo stesso inammissibile. Trib. Milano, 20 giugno 2001.

 

È ammissibile il ricorso al provvedimento ex art. 700 c.p.c. per inibire lo svolgimento di assemblee societarie in presenza di elementi di fumus di invalidità, non potendosi in linea generale affermare che la previsione normativa di rimedi «successivi» quali quelli ex art. 2378 c.c. escluda sempre il ricorso alla tutela innominata «preventiva», in singoli casi tale tutela potendo risultare necessaria per ovviare a pregiudizi di per sé non rimediabili in via successiva. Non si rinvengono, nel caso specifico, i requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora: sotto il primo aspetto, non paiono sussistere sufficienti indici di fondatezza della censura di arbitrarietà delle intenzioni del voto del custode mossa dal ricorrente; in particolare, non può ritenersi, in via generale, che sia preclusa al custode l’espressione di voto favorevole alla revoca di amministratori e sindaci, tale tipo di disposizione ben potendo essere ricondotta alle esigenze pubblicistiche sottese alla misura del sequestro penale, né la previsione del rimedio sostitutivo ex art. 2409 c.c. può escludere che il titolare del potere di voto, laddove disponga della maggioranza necessaria, provveda in sede assembleare a tale revoca, risultando anzi in tal caso il rimedio ex art. 2409 c.c. (di per sé volto ad ovviare l’inerzia della maggioranza) del tutto superfluo; non può neppure ritenersi arbitraria, rispetto ai propri scopi istituzionali, la condotta del custode che, avendo espresso all’autorità giudiziaria che ha autorizzato la richiesta di convocazione dell’assemblea ex art. 2367 c.c. le motivazioni che sorreggono la propria istanza, si riserva di esplicitare nei confronti della società le motivazioni medesime in sede assembleare; sotto il secondo aspetto, non sembra sussistere il pericolo di un pregiudizio, che non possa ovviarsi con misure cautelari successive allo svolgimento dell’assemblea, quale la sospensione dell’esecuzione della deliberazione ex art. 2378, 4° comma, c.c. o la sospensione ante causam ex art. 700 c.p.c. Trib. Milano, 18 luglio 2001.

 

Laddove, durante il processo di merito relativo alla sussistenza in capo all’affittuario di obblighi di restituzione di un’azienda, non vi sia l’esigenza di una sua gestione neutrale, essendo detta azienda chiusa, è ammissibile ordinare la riconsegna al locatore ex art. 700 c.p.c., ancorché ciò comporti l’adozione di un provvedimento identico, quanto agli effetti materiali, a quello della sentenza che potrebbe essere pronunciata al termine del giudizio. Trib. Milano, 29 gennaio 2003.

 

Posto che le delibere assembleari di associazioni riconosciute possono essere sospese attraverso il rimedio cautelare tipico, è inammissibile la tutela in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c. Trib. Roma, 22 novembre 2000.

 

In tema di provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c., l’inibitoria alla prosecuzione dell’attività di impresa, rientra nelle fattispecie per cui è previsto un rimedio cautelare tipico (fattispecie in cui veniva prospettata la violazione del divieto di concorrenza successiva alla cessione di un’azienda, configurata attraverso la cessione di tutte le quote sociali della prima società e al successivo acquisto di tutte le quote di altra società, già operante sul mercato). Trib. Catania, 28 aprile 2003.

 

Essere ricorsi all’ interruzione dell’erogazione del combustibile provocata attraverso la disdetta del contratto di utenza intestato al comune, che ha trovato, in seguito, l’amministrazione soccombente in sede di procedimenti ex art. 700 c.p.c., è risultata una misura eccessiva anche se essa non può essere considerata irrazionale, dal momento che nell’ordinarietà dei rapporti di locazione i contratti di utenza sono richiesti e intestati dagli stessi conduttori, che ne pagano le conseguenti bollette. Corte conti, 14 settembre 2001, n. 299/A.

 

Per l’art. 33, 2° comma, l. n. 287/1990, i provvedimenti di urgenza, ex art. 700 c.p.c., possono essere utilmente adottati solo in quanto strumentali alle pronunce di nullità e di risarcimento del danno, devolute alla cognizione del giudice ordinario, e non anche con riguardo a misure cautelari anticipatorie degli effetti dei provvedimenti di competenza di altra autorità, cui - invece - compete il potere/dovere di accertamento e repressione delle violazioni della regolamentazione di settore, suscettibili di produrre danno a carico di una pluralità di operatori. App. Roma, 18 agosto 2000.

 

È inammissibile, per assoluta genericità del petitum, l’istanza cautelare avanzata con riferimento ad un comportamento configurante intesa restrittiva della concorrenza e abuso di posizione dominante (e realizzato attraverso la stipula di un contratto di concessione esclusiva del servizio di pubblicità sull’elenco telefonico tra la Telecom e altra società da essa partecipata), laddove al giudice sia stato chiesto di ordinare alle società convenute la cessazione di ogni comportamento comunque diretto ad impedire alla ricorrente l’accesso al servizio di raccolta pubblicitaria; è parimenti inammissibile, per difetto del requisito della provvisorietà, l’ulteriore richiesta di ordinare a Telecom di mettere immediatamente in libera gara le concessioni di pubblicità per ciascuno degli elenchi di zona, con la previsione che la gara venga aggiudicata all’offerta economicamente più vantaggiosa, trattandosi di misura cautelare che, ove eseguita, verrebbe a provocare effetti definitivi e irreversibili, e non l’assicurazione in via provvisoria dell’effettività dell’eventuale futura decisione di merito favorevole alla ricorrente. App. Torino, 29 novembre 2000.

 

La richiesta d’inibizione urgente dell’eseguibilità di precetto e titolo può essere classificata come ricorso ex art. 700 c.p.c., anche se manca un esplicito richiamo normativo alle disposizioni che disciplinano il provvedimento d’urgenza. Trib. Arezzo, 31 agosto 2001.

 

Il giudice della cautela prevista dall’art. 700 c.p.c. (anche in materia di associazione in partecipazione agli utili di una farmacia) ha il potere-dovere di compiere una pur sommaria delibazione, ai fini del fumus boni iuris della fondatezza della domanda che verrà proposta nel giudizio di merito (anche) avanti il collegio arbitrale senza usurpare il potere decisionale di quest’ultimo. Trib. Siracusa-Lentini, 18 giugno 2001.

 

Va respinto il ricorso ex art. 700 c.p.c. diretto ad ottenere, in vista della proposizione avanti al giudice ordinario di un’azione di accertamento sull’interpretazione e validità di una clausola arbitrale, un ordine, diretto alla camera arbitrale, di sospensione di ogni attività relativa al procedimento di arbitrato già avviato sulla base della stessa clausola compromissoria. Trib. Lucca, 24 gennaio 2003.

 

Non può essere accolto il ricorso ex art. 700 c.p.c. del dirigente pubblico, collocato a disposizione della Presidenza del consiglio dei ministri, diretto ad ottenere l’ordine giudiziale rivolto alla p.a. di assegnargli un incarico dirigenziale, attesa la incoercibilità del richiesto provvedimento, non suscettibile di esecuzione in forma specifica senza la cooperazione del datore di lavoro. Trib. Palermo, 26 aprile 2003.

 

Il dipendente di una P.A. comandato presso altra amministrazione non può essere colpito da sanzione disciplinare dell’amministrazione presso la quale è distaccato, senza un formale provvedimento da parte dell’amministrazione di appartenenza ed ha diritto alla reintegrazione, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., ove tale provvedimento difetti (fattispecie di direttore didattico operante all’estero, restituito ai ruoli metropolitani della pubblica istruzione con provvedimento del ministero degli esteri per asserite irregolarità nell’attività didattica). La sospensione dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., dopo la notificazione del precetto e prima del pignoramento, può essere disposta solo quando la tutela tipica prevista dagli artt. 624 e 625 c.p.c. per l’ipotesi dell’esecuzione iniziata sia insufficiente ad impedire l’irreparabile pregiudizio temuto dal debitore, e quindi presuppone che il ricorrente esecutando alleghi e provi l’elevata probabilità che si verifichi un danno irreparabile in conseguenza non dell’espropriazione dei beni pignorati (danno evitabile con lo strumento tipico di tutela cautelare), ma della mera impressione del vincolo di indisponibilità. Trib. Roma, 21 gennaio 2003.

 

È ammissibile, in mancanza di rimedi cautelari tipici, il ricorso ex art. 700 c.p.c. volto ad ottenere la nomina dei liquidatori in pendenza del giudizio avente ad oggetto l’accertamento dello scioglimento della società per impossibilità di funzionamento dell’assemblea. Trib. Pisa, 26 gennaio 2002.

 

Non può essere accolto, non sussistendo il presupposto del periculum in mora, il ricorso ex art. 700 c.p.c. volto ad ottenere, in vista del richiesto scioglimento della società, la nomina dei liquidatori, qualora risulti che l’attività sociale sia di fatto già esaurita. Trib. Pisa, 7 marzo 2002.

 

Scaduto il termine dell’11 novembre 2002 per la dichiarazione «di emersione» non è più possibile per i datori di lavoro di avvalersi del beneficio di cui all’art. 33, l. n. 189/2002, e pertanto va rigettato il ricorso con cui il lavoratore richieda in via d’urgenza l’ordine al datore di lavoro di denunciare il rapporto di lavoro alle competenti autorità al fine della regolarizzazione. Trib. Roma, 4 febbraio 2003.

 

I provvedimenti d’urgenza emessi ai sensi dell’art. 700 c.p.c. hanno di norma il carattere dell’atipicità, nel senso che vanno adottati, secondo le circostanze, allo scopo di assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione di merito ma non devono necessariamente anticipare il prevedibile contenuto della medesima; ne consegue che il provvedimento d’urgenza con cui si ordina la reintegrazione nel posto di lavoro di un lavoratore il cui licenziamento appaia illegittimo non ha necessariamente contenuto ed efficacia analoghi a quelli di un ordine di reintegrazione emesso ai sensi dell’art. 18, l. 20 maggio 1970, n. 300, con la sentenza di merito e che quando, come nella specie, l’ordine di ripristino del rapporto intervenga in via d’urgenza a seguito di denuncia di illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro, il provvedimento assicura in via provvisoria la ripresa del lavoro e della relativa retribuzione, ma non vale ad accertare l’obbligo datoriale del pagamento della retribuzione maturata nel periodo, intermedio, onde deve ritenersi che il suddetto provvedimento cautelare sia inidoneo a fondare la domanda ditali retribuzioni azionata dal lavoratore in sede monitoria. Cass. lav., 9 luglio 2004, n. 12767.

 

Nell’ipotesi di licenziamento del lavoratore non possono essere ravvisate deroghe alla disciplina prevista dall’art. 700 c.p.c. e, d’altra parte, il mero danno economico costituito dalla perdita della retribuzione, conseguente a licenziamento, non concretizza di per sé il requisito del periculum in mora necessario per ottenere in via d’urgenza la reintegrazione nel posto di lavoro, trattandosi di danno sempre risarcibile; infatti per un diritto di credito è ammissibile la tutela in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c., ove a questo siano indissolubilmente ed immediatamente correlate situazioni giuridiche soggettive non patrimoniali - di cui il dipendente-attore deve fornire prova - quali il diritto all’integrità fisica o alla salute, che potrebbero essere pregiudicate definitivamente dal ritardo nella soddisfazione del diritto di credito. Trib. Palmi, 23 luglio 2002.

 

Il provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c., con cui il giudice ordini al datore di lavoro la riassunzione del lavoratore illegittimamente licenziato ovvero il pagamento delle retribuzioni maturate secondo l’inquadramento contrattuale, costituisce titolo esecutivo, in caso di mancata riassunzione, per ottenere il pagamento delle retribuzioni, purché il provvedimento contenga tutte le indicazioni idonee ad una rapida quantificazione del credito, con la conseguenza che, in tal caso, al lavoratore non è consentito ottenere un nuovo titolo in relazione alla stessa pretesa. (nella specie, relativa al licenziamento di lavoratore assunto con contratto di formazione e lavoro, la suprema corte ha ritenuto sufficiente, ai fini della pronta e facile liquidabilità del credito, il riferimento delle retribuzioni al «livello di inquadramento convenuto» e l’indicazione come termine finale della scadenza del contratto di formazione). Cass. lav., 22 novembre 2001, n. 14829.

 

In tema di conseguenze del licenziamento illegittimo, il nuovo testo dell’art. 18, l. n. 300 del 1970, ha unificato i periodi pre e post sentenza. (di reintegra nel posto di lavoro), unificandoli sotto il comune denominatore dell’obbligo risarcitorio, con la conseguenza che, una volta accertata la legittimità del recesso, anche le somme erogate a titolo risarcitorio per effetto di un provvedimento ante causam di reintegra del lavoratore licenziato ex art. 700 c.p.c. sono ripetibili, trovando anche tali somme il proprio titolo nell’illegittimità del licenziamento e non nell’inosservanza del datore di lavoro all’obbligo di conformarsi all’ordine del giudice di reintegra del lavoratore. Cass. lav., 17 agosto 2004, n. 16037.

 

In tema di conseguenze del licenziamento illegittimo, il nuovo testo dell’art. 18 della legge n. 300 del 1970 (così come modificato dalla legge 11 maggio 1990, n. 108) ha unificato i periodi anteriori e posteriori alla sentenza di reintegra nel posto di lavoro, accomunandoli sotto lo stesso unico comune denominatore dell’obbligo risarcitorio, con la conseguenza che, in virtù del principio generale stabilito dall’art. 336, comma secondo, c.p.c., anche le somme esorbitanti erogate a titolo risarcitorio per effetto di un provvedimento ante causam ex art. 700 c.p.c. di reintegrazione del lavoratore licenziato sono ripetibili, qualora, pur rimanendo confermata nella conseguente sentenza l’illegittimità del licenziamento, il giudice abbia tuttavia limitato la misura del risarcimento a cinque mensilità della retribuzione in sostituzione di quello corrispondente ad un importo equivalente a tutte le retribuzioni successive al licenziamento intimato. Cass. lav., 13 dicembre 2006, n. 26627.

 

Proposto ricorso ex art. 700 c.p.c. per la impugnativa di un licenziamento, qualora il giudice, anziché definire il procedimento cautelare, dia corso al giudizio di merito in assenza della proposizione della relativa domanda, non si verifica un mero mutamento del rito, né una nullità suscettibile di sanatoria, ma una radicale irritualità del processo, di cui la domanda costituisce presupposto essenziale. (nella specie, mentre il giudice di primo grado aveva ritenuto che risultasse adeguata volontà della parte di chiedere, oltre alla tutela cautelare e di urgenza, anche la tutela di merito, il giudice di appello aveva negato tale ipotesi, escludendo ogni violazione dell’art. 112 c.p.c. in quanto il petitum e la causa petendi erano rimasti immutati e il mutamento del rito operato dal giudice era stato sostanzialmente accettato dalle parti; la suprema corte, preso atto dell’accertata mancanza di una domanda di merito, ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata). Cass. lav., 27 agosto 2003, n. 12557.

 

Non può essere accolto, avendo ad oggetto un facere specifico ed infungibile, il ricorso cautelare, ex art. 700 c.p.c., volto ad ottenere la reintegrazione nelle funzioni e nei poteri di direttore generale di un ente. Trib. Palermo, 6 marzo 2003.

 

Nel caso di domanda cautelare, azionata ex artt. 669-bis ss. e 700 c.p.c. allo scopo di ottenere la sospensione del trasferimento di un lavoratore, non può ritenersi integrato il necessario presupposto della «irreparabilità» del pregiudizio - anche in relazione alle esigenze di tutela della lavoratrice madre - allorché la sede di destinazione disti solo pochi chilometri dall’originario luogo di lavoro e sussistano esigenze aziendali obiettive ed in sé non contestate, sul piano organizzativo e produttivo. Trib. Siena, 17 giugno 2003.

 

Nel settore del giornalismo televisivo d’informazione, l’attribuzione al prestatore di lavoro di mansioni inferiori rispetto a quelle convenute dà luogo ad una situazione di periculum in mora idonea a giustificare l’adozione di un provvedimento d’urgenza, giacché la professionalità acquisita dal dipendente nello specifico settore, una volta lesa dal demansionamento, non trova forme adeguate di ristoro in provvedimenti successivi a contenuto patrimoniale. Trib. Roma, 9 dicembre 2002.

 

Sussiste il requisito del periculum in mora in caso di sospensione in CIGS, potendo tale provvedimento compromettere un bene non patrimoniale, e dunque non suscettibile di riparazione economica, quale la professionalità, specie nei casi in cui questa sia di livello elevato. Trib. Milano, 29 ottobre 2002.

 

Costituisce mobbing aziendale, qualificabile come comportamento illecito del datore di lavoro e suscettibile di essere inibito con ordine giudiziale ex art. 700 c.p.c. che disponga altresì la reintegrazione del dipendente nelle mansioni precedentemente svolte, il fatto del datore di lavoro che costringe il dipendente all’inoperosità, lo emargini logisticamente sul posto di lavoro, e gli assegni mansioni, pur inquadrate nello stesso livello e nella medesima area di provenienza individuati dalla contrattazione collettiva, che sviliscano comunque la professionalità acquisita e la dignità del lavoratore. Trib. Bari, 29 settembre 2000.

 

L’impresa familiare tra coniugi per la gestione di una farmacia non si scioglie automaticamente a seguito della separazione personale dei coniugi, ma la relativa pronuncia giudiziale può costituire il titolo per il recesso del titolare dell’impresa, determinato dalla fine dell’unione normale e di fatto con il coniuge che può incidere negativamente sulla buona gestione dell’impresa e configurare, così, il fumus boni iuris e il periculum in mora per la pronuncia di un provvedimento d’urgenza che dichiari la cessazione dell’impresa familiare ed ordini l’esclusione del partecipe e il suo allontanamento dalla farmacia. Pret. Cosenza, 7 ottobre 1998.

 

Va inibita in via cautelare l’illecita pubblicazione post mortem, senza il consenso degli aventi diritto, di corrispondenza epistolare confidenziale, tale dovendosi ritenere quella il cui autore ha confidato nel riserbo e nella discrezione del destinatario, mentre non ha diretta rilevanza - ai fini dell’accertamento della confidenzialità dello scritto - il tema affrontato o il sentimento manifestato dallo scrivente. (Nella specie, il tribunale ha inibito l’ulteriore pubblicazione delle lettere inedite di Italo Calvino ad Elsa dè Giorgi, senza il consenso dei congiunti del defunto autore, riconoscendone il carattere confidenziale, pur se nelle stesse vi è inscindibile commistione di tematiche strettamente attinenti alla sfera di intimità personale dei due corrispondenti insieme alla trattazione di profili attinenti alla produzione letteraria ed artistica dello scrittore). Trib. Milano, 9 settembre 2004.

 

Qualunque soggetto giuridico può esercitare un’azione diretta ad ottenere l’inibitoria delle turbative generate da una condotta concorrenziale idonea a creare confusione con la propria attività professionale; i provvedimenti necessari per far cessare gli effetti della concorrenza sleale sono autonomi rispetto alla tutela brevettuale e prescindono dall’esistenza di un danno patrimoniale attuale. Trib. Cagliari, 2 marzo 2005.

 

Non difetta del requisito del periculum in mora una richiesta di provvedimento cautelare avanzata ex art. 700 c.p.c. a tutela di un diritto di brevetto, ove il ritardo nella proposizione della domanda rispetto alla data della pretesa violazione del diritto sia dipeso dall’instaurazione di trattative per una composizione amichevole della controversia non andate a buon fine, non potendosi in questo caso parlare di inerzia colpevole del ricorrente, ed anzi costituendo l’interruzione delle trattative un significativo indice della persistenza del periculum al momento del deposito del ricorso. Trib. Cuneo, 1° luglio 2000.

 

Essendo il procedimento ex art. 700 c.p.c. - nonché quello previsto dagli artt. 83 ss. l. i. - volto ad ottenere misure idonee ad assicurare provvisoriamente gli effetti di una decisione di merito qualora vi sia fondato timore che durante il tempo occorrente per ottenere la decisione stessa il diritto possa subire un danno grave ed irreparabile, appare ammissibile una siffatta tutela qualora nell’instaurato, o instaurando, giudizio di merito il ricorrente intenda richiedere la conversione del brevetto per invenzione industriale nullo in brevetto per modello di utilità, e, sulla scorta ditale conversione, la inibitoria all’utilizzazione del modello così brevettato. Trib. Catania, 15 gennaio 2000.

 

Se non può certamente negarsi la legittimazione della titolare straniera del marchio ad agire in sede ordinaria per reprimere la lesione della privativa, nessun periculum in mora sussiste nei confronti della stessa se essa non esercita alcuna attività in Italia operando quivi la controllata italiana a meno che possa ritenersi l’esistenza di un rapporto tale per cui il danno subito dalla società italiana si ripercuota immediatamente sulla controllante. Trib. Monza, 28 maggio 2001.

 

Posto che è precluso l’uso come marchio di parole ed espressioni di larghissima e notoria diffusione nel linguaggio comune, vanno rigettati sia il ricorso cautelare urgente proposto dal titolare del marchio «ciaopizza» e volto ad ottenere l’accertamento negativo del carattere contraffattivo e concorrenzialmente scorretto dello stesso, sia la domanda riconvenzionale del titolare dei marchi «ciao» e «ciao ristorante». Trib. Napoli, 8 luglio 2002.

 

La pubblicazione dell’ordinanza che accorda una misura cautelare a tutela di un marchio può essere disposta, come provvedimento innominato ex art. 700 c.p.c., ove sia indispensabile ad assicurare l’efficacia dell’ordinanza, trovando giustificazione in una sufficiente ampiezza e vastità dell’attività. Trib. Roma, 18 luglio 2001.

 

L’art. 163 l.d.a., nel testo novellato dall’art. 6, l. 18 agosto 2000, n. 248, legittima il titolare del diritto di utilizzazione economica di una banca dati a proporre, anche ante causam, istanza di inibitoria cautelare ai sensi dell’art. 700 c.p.c. Trib. Catania, 8 gennaio 2001.

 

La pubblicazione di un’opera in violazione dei diritti degli eredi dell’autore legittima il ricorso alla misura inibitoria cautelare e provvisoria introdotta col nuovo art. 163, l.d.a., e non già il ricorso ex art. 700 c.p.c. Trib. Palermo, 9 maggio 2003.

 

Nel caso di trascrizione di domanda giudiziale eseguita ex art. 2652 c.c. anche su beni che non ne formano oggetto, è ammissibile l’esperibilità del ricorso ex art. 700 c.p.c. al fine di ottenere la limitazione della trascrizione della domanda introduttiva della causa civile ai soli beni oggetto della medesima, nonché la cancellazione da quelli estranei. Trib. Pistoia, 15 novembre 2002.

 

La cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale, ordinata ex art. 700 c.p.c. non all’ufficio del territorio ma alla parte personalmente, è ammissibile quando la trascrizione medesima è avvenuta fuori dalle ipotesi tassativamente previste dalla legge, ovvero in modo abusivo ossia in assenza di un titolo idoneo. Trib. Milano, 1° dicembre 2003.

 

Il datore di lavoro che agisca nei confronti del lavoratore in via d’urgenza e cautelare ex art. 700 c.p.c. per violazione di un patto di non concorrenza stipulato ai sensi dell’art. 2125 c.c., è tenuto ad allegare e a dimostrare l’esistenza in concreto del periculum in mora, fermo restando che a tal fine non può ritenersi sufficiente la sola prova dello svolgimento da parte del lavoratore di un’attività lavorativa in concorrenza con quella dell’ex datore di lavoro. Trib. Milano, 16 luglio 2001.

 

La previsione, in un patto di non concorrenza, della liquidazione convenzionale del danno derivante dall’eventuale violazione del patto assume valenza indicativa della valutazione delle parti in ordine alla specifica reparabilità per equivalente del pregiudizio ed esclude quindi la configurabilità del periculum in mora richiesto dall’art. 700 c.p.c. per l’adozione di un ordine cautelare contro il soggetto che ha violato il patto. Trib. Milano, 9 luglio 2002.

Posto che costituisce concorrenza sleale, per appropriazione di pregi di prodotti, l’illegittima acquisizione di spezzoni di eventi sportivi che pur brevi vengano diffusi contestualmente allo svolgimento della manifestazione, interferendo con la normale attività di sfruttamento degli eventi agonistici da parte del titolare ditale diritto, vanno inibite la trasmissione e diffusione su telefoni cellulari di immagini di azioni salienti della gara prima della sua chiusura, nonché la sponsorizzazione di tale servizio mediante pubblicità. Trib. Roma, 28 marzo 2003.

 

Il singolo contraente di un contratto dei consumatori il quale agisca in via inibitoria urgente contro la società con cui ha contratto fa valere una posizione soggettiva a contenuto patrimoniale con funzione patrimoniale, tutelabile in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c. sotto il profilo del pregiudizio imminente e irreparabile, laddove provi che sussista uno scarto fra danno subito e danno che sarà risarcito, anche per motivi temporali connessi alla determinazione del quantum (nella specie, è stato respinto il ricorso in via d’urgenza del consumatore che non ha allegato e/o dimostrato circostanze da cui potesse trarsi ragionevolmente il convincimento giudiziale dell’insufficienza di una semplice futura riparazione pecuniaria del danno, anche in relazione al fatto che la causa di merito da cautelare era volta a far valere la risoluzione del contratto, la ripetizione di quanto pagato e il risarcimento del danno). Trib. Firenze, 19 febbraio 2003.

 

L’utilizzo di nomi a dominio del tutto simili a quelli di noti marchi registrati ed utilizzati dal titolare anche nella rete come domain name, differenziantisi da questi esclusivamente per la ripetizione del prefisso «www» oppure per la mancanza di un semplice punto, essendo chiaramente finalizzato a generare confusione tra il pubblico e ad attirare gli utenti della rete web verso siti diversi rispetto a quelli effettivamente ricercati, giustifica l’adozione dei provvedimenti cautelari di sequestro dei siti illegittimi e di inibitoria dell’uso delle suddette denominazioni, ai sensi degli artt. 1 ss., l. mar., e 700 c.p.c. Trib. Napoli, 8 gennaio 2001.

 

La confisca disposta ai sensi dell’art. 2-ter, l. 575/65 ha funzione sanzionatoria, oltre che preventiva, ed in quanto tale comporta l’acquisto della proprietà a titolo originario da parte dello stato dei beni oggetto del provvedimento ablativo; ne consegue la necessità che i predetti beni siano acquisiti nella loro obiettiva e materiale consistenza, senza che si ponga un problema di concorrenti pretese di terzi. (nella specie, il tribunale, in esito a ricorso ex art. 700 c.p.c., ha escluso la sopravvivenza del diritto personale di godimento vantato dal terzo conduttore sull’ immobile confiscato). Trib. Bari, 16 ottobre 2000.

Ai sensi degli artt. 1130, primo comma, n. 4), e 1131 c.c., l’amministratore del condominio è legittimato, senza necessità di una specifica deliberazione assembleare, ad agire in giudizio, nei confronti dei singoli condomini e dei terzi, per compiere atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni di un edificio, ivi compresa la richiesta delle necessarie misure cautelari (nella specie, la S.C. ha respinto il ricorso contro la sentenza di merito che aveva ritenuto valida la procura alle liti conferita dall’amministratore di condominio ad un avvocato, senza previa autorizzazione dell’assemblea, affinché proponesse un ricorso ai sensi dell’art. 700 c.p.c. per impedire ai condomini l’uso della rampa garage e dell’autorimessa, dopo che i vigili del fuoco ne avevano accertato l’inidoneità all’uso per motivi di sicurezza). Cass. 1 ottobre 2008, n. 24931.

 

Qualora l’omessa manutenzione del terrazzo, in proprietà esclusiva di condomino, danneggi, per infiltrazione di acqua, il vano del proprietario sottostante, anche con pericolo per la stabilità dell’edificio condominiale e il proprietario del terrazzo rifiuti l’accesso all’impresa incaricata delle riparazioni dal condominio, questo può utilmente esperire l’azione di danno temuto, ma non può richiedere, in via di urgenza, l’accesso al fondo del condomino, ex artt. 843 c.c. e 700 c.p.c., in quanto tale possibilità è data solo per costruire o riparare un muro o altra opera propria del vicino o comune. La fissazione di una nuova udienza in caso di mancata comparizione della parte istante, ricorrente ex art. 700 c.p.c. o reclamante ex art. 669-terdecies c.p.c., non e compatibile con il procedimento cautelare, per cui deve escludersi la doverosità del differimento dell’udienza; nondimeno, il giudice della cautela, ove ne sia richiesto, può valutare l’opportunità della rifissazione dell’udienza di discussione quando la mancata comparizione sia dovuta ad un giustificato motivo. (nella fattispecie, il collegio ha ritenuto l’omessa indicazione, nel decreto di convocazione, dell’aula di svolgimento dell’udienza camerale circostanza inidonea a giustificare la mancata presenza della parte reclamante). Trib. Roma, 5 luglio 2001.

 

Nel caso di perdita di efficacia di un provvedimento d’urgenza la cui esecuzione abbia determinato la modificazione di una situazione, alla dichiarazione di inefficacia può accompagnarsi l’adozione delle disposizioni necessarie per il ripristino della situazione precedente, come previsto dal 2° comma dell’art. 669-novies c.p.c., soltanto se esso non trovi ostacoli di natura materiale o giuridica, e quindi, ove si tratti del ripristino di un contratto, soltanto se, al momento in cui il provvedimento di ripristino deve essere emesso, non sia ancora decorso il periodo di potenziale durata del rapporto originario. (in base a tale principio, la suprema corte ha confermato la pronunzia del giudice di merito che aveva ritenuto precluso il ripristino di un rapporto di locazione di immobile urbano anticipatamente cessato in forza del provvedimento ex art. 700 c.p.c. dichiarato inefficace, in considerazione del fatto che la locazione sarebbe nel frattempo cessata alla scadenza legale). Cass. 21 giugno 2002, n. 9054.

 

A seguito della notificazione del preavviso di rilascio dell’immobile, il conduttore non può chiedere la sospensione dell’esecuzione, poiché questa ha inizio solo con l’accesso dell’ufficiale giudiziario sul luogo dove devono compiersi gli atti esecutivi, bensì può ricorrere alla tutela ex art. 700 c.p.c. la quale, rientrando nel gruppo dei procedimenti cautelari, presuppone la sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora. Trib. Roma, 3 dicembre 2001.

È ammissibile l’istanza cautelare, ex art. 700 c.p.c., con la quale si chiede l’immediato rilascio di un’azienda concessa in affitto in seguito a gravi e reiterati inadempimenti contrattuali, qualora la tutela tipica disciplinata dagli artt. 670 ss. c.p.c. appaia strumento inidoneo ad evitare i pregiudizi da cui il diritto appare minacciato. Trib. Bari, 3 dicembre 2000.

 

Non può essere accolto, in difetto di qualsiasi allegazione in ordine alla sussistenza del periculum in mora e della residualità della tutela cautelare atipica, il ricorso ex art. 700 c.p.c. volto ad ottenere la restituzione di un esercizio commerciale dall’affittuario, sul presupposto della sua crescente morosità nel pagamento della pigione e della conseguente risoluzione del contratto di affitto. Trib. Roma, 14 ottobre 2003.

 

In tema di atti interruttivi della prescrizione, qualora in seguito a provvedimento ex art. 700 c.p.c. instaurato da assegnatari di alloggi IACP, l’ente provveda all’esecuzione di opere edili nello stabile locato e la causa di merito sia definita con il rigetto della domanda, la pendenza di questo giudizio (e la relativa sentenza) non hanno effetto interruttivo della prescrizione in relazione alla pretesa di rimborso di quanto speso dall’ente per l’esecuzione dei lavori, ove nel giudizio di merito successivo all’ordinanza cautelare detta pretesa non sia stata fatta ritualmente valere, atteso che l’atto di costituzione in mora deve contenere l’esplicitazione della richiesta del creditore e deve essere comunicato direttamente al debitore e non al suo procuratore. Cass. 12 aprile 2006, n. 8206.

 

Non incorre nel delitto di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, di cui all’art. 388 c.p., 2° comma, il datore di lavoro che, a fronte di un ordine di reintegrazione pronunciato ex art. 700 c.p.c., continui a versare la retribuzione al lavoratore, ma lo dispensi dal prestare servizio, negandogli così la riammissione. Trib. Agrigento, 29 marzo 2004.

 

Dovendosi ritenere abrogate - a seguito della eliminazione espressa del principio della religione cattolica come religione di stato, contenuta nel punto uno, in relazione all’art. 1, del protocollo addizionale agli accordi di modifica del concordato - le disposizioni regolamentari concernenti l’affissione del crocifisso nelle aule delle scuole elementari, va accolta la domanda del genitore tendente ad ottenere un provvedimento d’urgenza, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., con cui venga ordinata al dirigente scolastico la rimozione del crocifisso esposto nelle aule della scuola statale materna ed elementare frequentate dai figli. Trib. L’aquila, 23 ottobre 2003.

 

La controversia sulla vigenza delle norme che prevedono, con effetti verso una platea indifferenziata di soggetti (gli elettori), la presenza del crocifisso nei seggi elettorali non attiene ad un rapporto esclusivamente «individuale» di utenza del pubblico servizio (nella specie, l’organizzazione delle consultazioni elettorali e referendarie) ai sensi dell’art. 33, 2° comma, lett. e), D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, ed è pertanto attribuita alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Trib. Napoli, 31 marzo 2005.

 

In presenza di norma regolamentare che faccia divieto assoluto di tenere animali, il giudice ben può - con provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. - ordinare l’allontanamento dal condominio di due cani di razza pitbull, da un condomino detenuti nel locale adibito a cantinola sito al piano terraneo dell’edificio, e ciò a prescindere dalla ricorrenza o meno degli estremi per la configurabilità di immissioni intollerabili ex art. 844 c.c. (per odori e rumori provocati dagli animali), stante la più intensa tutela contrattuale preordinata. Trib. Salerno, 22 marzo 2004.

 

Nell’ambito di un contratto di fornitura del servizio di accesso ad Internet lo scanning di porte operato dall’utente configura un uso improprio del servizio in quanto fonte di danni o turbative al sistema del fornitore o di terzi; deve, pertanto, essere respinto, per mancanza del richiesto periculum in mora e del fumus boni iuris, il ricorso ex art. 700 c.p.c. presentato dall’autore dell’attività di port scanning onde ottenere l’immediata riattivazione del servizio di accesso ad Internet sospeso sulla base di espressa previsione contrattuale in tal senso. Trib. Roma, 1° agosto 2001.

 

A fronte del rifiuto del datore di lavoro di provvedere alla stipula del contratto di soggiorno (dopo l’impegno a contrarre) dinanzi al prefetto, così come stabilito dal d.l. n. 195/02 (conv. in l. n. 222/02), è ammissibile che il lavoratore extracomunitario ricorra in via d’urgenza, ex art. 700 c.p.c., per il riconoscimento della natura subordinata del rapporto e della relativa durata nonché per l’accertamento dell’inadempimento del datore al fine di ottenere un provvedimento giudiziale sostitutivo della omessa dichiarazione datoriale al prefetto. Trib. Pisa, 10 dicembre 2002.

 

È ammissibile la domanda di tutela cautelare atipica intesa a far cessare le immissioni di rumore intollerabili poiché la giurisprudenza riconosce protezione alla salute intesa come diritto soggettivo assoluto attinente alla personalità dell’individuo e fondato sull’art. 32 Cost. (nella specie, sono stati ritenuti sussistenti sia il fumus boni iuris, ravvisabile nella stessa intollerabilità del rumore; sia il periculum in mora, in quanto le immissioni sonore eccedenti la normale tollerabilità implicano una lesione del diritto alla salute; sia il presupposto della residualità del rimedio, poiché quando si verte in materia di diritti assoluti non è utilizzabile alcuna delle tutele cautelari tipiche). Trib. Catania, 13 dicembre 2001.

 

 

  1. Impugnazioni.

Il ricorso introduttivo di un procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. presentato in data successiva al 1° gennaio 1993 soggiace alla disciplina di cui agli artt. 669-septies e terdecies c.p.c., con la conseguenza che il provvedimento negativo eventualmente pronunciato dal giudice adito è soggetto, rispettivamente, al rimedio del reclamo (per effetto della sentenza additiva della Corte costituzionale n. 253 del 1994), ovvero a quello dell’appello (nella ipotesi in cui il pretore abbia deciso nel merito, con provvedimento dalla sostanziale natura di sentenza), e non anche a quello del ricorso per cassazione, che va dichiarato, nella specie, inammissibile. Cass. 4 agosto 2005, n. 16374.

 

È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso l’ordinanza con cui il tribunale, a norma dell’art. 669-terdecies c.p.c., abbia rigettato il reclamo proposto contro il rigetto ex art. 700 c.p.c. del provvedimento di sospensione cautelare dal lavoro, disposto dal datore di lavoro a seguito dell’instaurazione di un procedimento penale nei confronti del lavoratore, trattandosi di un provvedimento interinale, ontologicamente inidoneo ad incidere con efficacia di giudicato su posizioni giuridiche di natura sostanziale, dovendosi escludere che su tali caratteri abbiano inciso le modifiche introdotte dall’art. 2, comma 3, lettera e-bis), del d.l. n. 35 del 2005, convertito, con modificazioni, nella legge n. 80 del 2005, che ha disposto l’inapplicabilità ai provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c. dell’art. 669-novies, primo comma, c.p.c., sulla perdita di efficacia del provvedimento cautelare in caso di mancato inizio tempestivo del procedimento di merito ovvero di estinzione di quello eventualmente avviato. (Principio affermato ai sensi dell’art. 360 bis, comma 1, c.p.c.). Cass. lav., ord., 8 febbraio 2011, n. 3124.

 

 

  1. Durata ragionevole del processo e art. 700 c.p.c.

Ai fini della liquidazione dell’indennizzo per il danno conseguente alla violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, ai sensi dell’art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, l’eccessiva durata di un procedimento cautelare non può essere presa in considerazione in via autonoma, in quanto esso é incidentale e strumentale rispetto al giudizio di merito in cui si inserisce; pertanto, va computato nel triennio di ragionevole durata per il primo grado di merito anche il periodo necessario per esaminare la richiesta di misura cautelare ex art. 700 c.p.c. Cass. 19 novembre 2007, n. 23482.

 

 



 
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