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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 708 cod. proc. civile: Tentativo di conciliazione e provvedimenti del presidente

All’udienza di comparizione il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente e poi congiuntamente, tentandone la conciliazione.
Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere il processo verbale della conciliazione.
Se la conciliazione non riesce, il presidente, anche d’ufficio, sentiti i coniugi ed i rispettivi difensori, dà con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse della prole e dei coniugi, nomina il giudice istruttore e fissa udienza di comparizione e trattazione davanti a questi. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentiti il ricorrente ed il suo difensore.
Contro i provvedimenti di cui al terzo comma si può proporre reclamo con ricorso alla corte d’appello che si pronuncia in camera di consiglio. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione del provvedimento. (1) (2) (3) (4)

 

(1) La Corte Costituzionale con sentenza 18-30 giugno 1971, n. 151 (in G.U. 1a s.s. 7/7/1971, n. 170) ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale degli artt. 707, comma primo, e 708 del codice di procedura civile nella parte in cui ai coniugi comparsi personalmente davanti al presidente del tribunale, e in caso di mancata conciliazione, e’ inibito di essere assistiti dai rispettivi difensori”.


(2) Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 giugno 2005, n. 115 convertito con modificazioni dalla L. 17 agosto 2005, n. 168 ha disposto (con l’art. 2, comma 3-quater) che la presente modifica decorre dal 1° gennaio 2006.

Ha inoltre disposto (con l’art. 2, comma 3-quinquies) che “Le disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), e-bis) ed e-ter), 3-bis e 3-ter non si applicano ai giudizi civili pendenti alla data del 1° gennaio 2006.”

(3) Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 come modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263 ha disposto (con l’art. 2, comma 3-quinquies) che “Le disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater), c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano in vigore il 1° gennaio 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in vigore.”

(4) Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 come modificato dal D.L. 30 dicembre 2005, n. 273 convertito con modificazioni dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51 ha disposto (con l’art. 2, comma 3-quinquies) che “Le disposizioni di cui ai commi 3, lettere b-bis), b-ter), c-bis), c-ter), c-quater), c-quinquies), e-bis) ed e-ter), 3-bis, e 3-ter, lettera a), entrano in vigore il 1° marzo 2006 e si applicano ai procedimenti instaurati successivamente a tale data di entrata in vigore.”


Giurisprudenza annotata

Tentativo di conciliazione e provvedimenti del presidente.

 

 

  1. Natura ed effetti dei provvedimenti presidenziali; 1.1. Forza esecutiva; 1.1.2. Opposizione ex art. 615 basata su provvedimento ex art. 708; 1.2. Rapporti con la tutela ex art. 700, reclamo e nuova valutazione delle circostanze; 1.2.1. Giurisprudenza precedente la riforma; 1.2.2. Reclamabilità; 1.2.3. Regime dei provvedimenti adottati in sede di reclamo; 1.2.4. Spazi per la tutela ex art. 700; 1.3. Provvedimenti presidenziali e tutela di merito; 2. Rapporti con la sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio concordatario; 3. Condanna al mantenimento del coniuge separato e/o dei figli; 4. Effetti sulla comunione legale tra i coniugi; 5. Assegnazione della casa familiare; 5.1. Presupposti; 5.2. Effetti; 6. Questioni di legittimità costituzionale.

 

 

  1. Natura ed effetti dei provvedimenti presidenziali.

L’ordinanza presidenziale emessa ai sensi dell’art. 708 c.p.c. è un provvedimento meramente incidentale nel processo di separazione personale, fondato su ragioni di provvisorietà ed urgenza: questo carattere di delibazione necessariamente sommaria non muta in sede di reclamo, talché in tale fase rilevano unicamente profili di erroneità dell’ordinanza presidenziale immediatamente rilevabili. App. Bologna, 13 novembre 2006.

 

Nell’ambito di un giudizio di separazione personale dei coniugi, il provvedimento reso, ex art. 709 comma 4 c.p.c. dal giudice istruttore sull’istanza di modifica delle misure presidenziali non ha natura specificamente cautelare. È inammissibile il reclamo proposto al collegio, ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c., avverso il provvedimento reso, ex art. 709 comma 4 c.p.c., dal g.i. sull’istanza di modifica delle misure presidenziali. Trib. Roma, 8 febbraio 2011.

 

Poiché i provvedimenti che la Corte d’appello può adottare in sede di reclamo ex art. 708, comma 4, c.p.c. hanno gli stessi requisiti di precarietà ed approssimatività delle misure presidenziali reclamate, la decisione della Corte si giustifica solo in quanto, precedendo l’udienza di comparizione e trattazione davanti al giudice istruttore, abbia un apprezzabile margine temporale di applicazione, al fine di esplicare appieno la sua efficacia cautelare. App. Firenze, 10 luglio 2008.

 

Poiché lo stato di separazione personale ha legalmente inizio nel momento in cui acquista autorità di cosa giudicata la sentenza che dichiara o che omologa la separazione dei coniugi, senza che a tale sentenza possa riconoscersi effetto retroattivo, il provvedimento con il quale, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., il presidente del tribunale ordina la temporanea separazione personale dei coniugi, stante il suo carattere provvisorio e non definitivo, non basta a costituire quello stato giuridico necessario per escludersi la causa di non punibilità prevista dall’art. 649, comma 1 n. 1, c.p., neppure se sia successivamente pronunciata con sentenza irrevocabile la separazione giudiziale o sia omologata quella consensuale: il provvedimento temporaneo e urgente ex art. 708 c.p.c., infatti, non dà luogo a separazione legale, ma a mera cessazione della convivenza, quest’ultima ininfluente sulla causa di non punibilità di cui al citato art. 649. Cass. pen., 22 dicembre 2010, n. 2190.

 

 

1.1. Forza esecutiva.

Quanto alla natura di titolo esecutivo dei provvedimenti provvisori emessi nell’ambito del giudizio di separazione, occorre distinguere: in particolare, essi assumono detta efficacia solo allorquando, così come prescritto dall’art. 474 comma 1 c.p.c., risultano relativi a crediti certi, liquidi ed esigibili, come nel caso di indicazione di una specifica somma, determinata o determinabile nel suo ammontare, a titolo di mantenimento mensile. In assenza di tali parametri, così come accade nel caso di generica condanna alla rifusione delle spese straordinarie, non si è in presenza di un titolo esecutivo, con la conseguenza che è onere di colui che assume essere creditore, richiedere la formazione di un titolo esecutivo per accertare l’effettiva entità del credito. Trib. Piacenza, 2 febbraio 2010.

 

L’ordinanza con la quale il presidente del tribunale pronunci, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., i provvedimenti temporanei ed urgenti di contenuto economico nell’interesse dei coniugi e della prole non costituisce titolo per la emanazione di una successiva ingiunzione di pagamento ai sensi dell’art. 633 stesso codice, trattandosi di provvedimento (esaminabile soltanto nel contesto del procedimento cui accede) autonomamente presidiato da efficacia esecutiva, tale da assicurare sufficiente garanzia di realizzazione dell’interesse del creditore. Non induce a diverse conclusioni la circostanza che i provvedimenti temporanei emessi dal presidente del tribunale ai sensi dell’art. 708 citato non hanno natura di sentenza e non sono, pertanto idonei a formare regiudicata, atteso che anche in relazione ai giudizi di separazione ed ai provvedimenti in essi adottati si configura un sistema di preclusioni (litispendenza per il credito oggetto di pronuncia non ancora passata in giudicato, preclusione da regiudicata quando la litispendenza sia cessata a seguito di sentenza che assorbe i precedenti provvedimenti interinali ovvero per estinzione del processo) non rimuovibili se non con i mezzi e nelle forme previste dalla legge (revisione ex art. 710 c.p.c. avverso la sentenza definitiva, emissione di altri provvedimenti a seguito di un nuovo ricorso per separazione personale in caso di estinzione del primo processo ex art. 189 disp. att. c.p.c.). Cass. 29 gennaio 1999, n. 782; conforme Trib. Spoleto, 16 marzo 2000.

 

Costituisce titolo esecutivo per il rilascio il provvedimento presidenziale ex art. 708 c.p.c., con riguardo alle statuizioni concernenti l’assegnazione della casa coniugale ex art. 155, comma 4, c.p.c., in quanto, avendo la funzione di assicurare il godimento dell’immobile destinato ad abitazione familiare, ha l’idoneità a consentire l’immissione nel possesso del bene al coniuge assegnatario, così consentendo di dare attuazione al diritto riconosciuto dall’ordinanza. Trib. Nocera Inferiore, 27 gennaio 2005.

 

In tema d’ipoteca giudiziale, il comma 2 dell’art. 2818 c.c. costituisce una norma di rimando, richiedendo che la legge specifichi tassativamente i provvedimenti, diversi dalla sentenza, che abbiano il medesimo effetto di consentire l’iscrizione dell’ipoteca. Tra questi provvedimenti non è, dunque, inclusa l’ordinanza dei commi 3 e 4 dell’art. 708 c.p.c. (ossia l’ordinanza con la quale, nel procedimento per la separazione dei coniugi, il presidente del tribunale dà i provvedimenti temporanei ed urgenti, oppure quella del giudice istruttore che revoca o modifica l’ordinanza presidenziale), alla quale l’art. 189 delle disp. att. al codice di rito si limita ad attribuire efficacia esecutiva, anche dopo l’estinzione del processo, ma non attribuisce l’effetto di costituire titolo per l’iscrizione d’ipoteca. Cass. 25 novembre 2000, n. 1100.

 

Le spese straordinarie relative ai minori, genericamente considerate nell’ordinanza del Presidente del tribunale ex art. 708 c.p.c., non sono autonomamente garantite da efficacia esecutiva, ma necessitano di un titolo esecutivo “ad hoc”. Cass. 24 febbraio 2011, n. 4543.

 

 

1.1.2. Opposizione ex art. 615 basata su provvedimento ex art. 708.

L’opposizione proposta da un coniuge avverso il precetto notificatogli dall’altro coniuge per il pagamento dell’assegno di mantenimento fissato dal presidente del tribunale ex art. 708 c.p.c., che si fondi su un asserito sopravvenuto mutamento della situazione di fatto, integra un’opposizione all’esecuzione (la cui competenza è disciplinata dall’art. 6151 c.p.c.) da devolversi però - implicando una domanda di modifica di provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole - alla competenza per materia del giudice alla separazione tanto in corso di causa quanto a giudizio di separazione esaurito. App. Milano, 6 luglio 2001.

 

Nel caso di titolo esecutivo rappresentato da provvedimento presidenziale ex art. 708 c.p.c., rientra nella competenza per valore del g.d.p. la cognizione dell’opposizione a precetto, laddove la somma precettata sia di importo inferiore ad euro 5.000, non rilevando in tale ipotesi l’attribuzione alla competenza per materia del tribunale delle controversie in tema di assegno di mantenimento nei giudizi di separazione venendo invero in rilievo nell’ipotesi di opposizione a precetto non la modifica delle condizioni di separazione ma solo l’accertamento di un debito di pagamento per una somma inferiore a quella rientrante nella competenza del g.d.p., essendo irrilevante che il titolo esecutivo sia un provvedimento giurisdizionale del tribunale. Trib. Piacenza, 20 gennaio 2011.

 

In tema di opposizione alla esecuzione promossa sulla base dei provvedimenti provvisori presidenziali (art. 708 c.p.c. e 4 Legge Div.), il debitore può invocare soltanto i fatti estintivi o modificativi del diritto del creditore che si siano verificati posteriormente alla formazione del titolo, e non anche quelli intervenuti anteriormente, i quali sono deducibili esclusivamente nel giudizio preordinato alla formazione del titolo stesso. Diversamente, la decisione del giudice dell’opposizione all’esecuzione si tradurrebbe in una revoca dei provvedimenti presidenziali, resa in una sede impropria da un giudice diverso da quello specificamente e funzionalmente competente ai sensi dell’art. 709 c.p.c., cui il giudice dell’opposizione non può peraltro neppure rimettere la causa. Trib. Modena, 3 maggio 2011.

 

 

1.2. Rapporti con la tutela ex art. 700, reclamo e nuova valutazione delle circostanze.

 

 

1.2.1. Giurisprudenza precedente la riforma.

I provvedimenti nell’interesse dei coniugi e della prole emanati dal giudice istruttore non hanno natura cautelare e perciò non sono in linea di principio reclamabili al collegio, ma i provvedimenti che il medesimo istruttore, nel contesto delle funzioni e dei poteri regolati dall’art. 708 c.p.c., adotta in via di urgenza al fine di fare fronte con tempestività a situazioni di pericolo imminente di un danno grave ed irreparabile prospettato da taluna delle parti, hanno natura cautelare e perciò sono reclamabili al collegio. Trib. Brindisi, 12 agosto 2003.

 

I provvedimenti nell’interesse dei coniugi e della prole, emanati dal giudice istruttore nel giudizio di separazione, avendo funzione cautelare, sono reclamabili al collegio ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c. Trib. Genova, 22 novembre 2004; Trib. Genova, 10 gennaio 2004.

I provvedimenti relativi ai minori, se pronunciati dal giudice istruttore nel corso del giudizio di separazione personale, sono impugnabili mediante reclamo al collegio ex art. 669-terdecies c.p.c. Trib. Genova, 16 marzo 2001.

 

 

1.2.2. Reclamabilità.

La facoltà di proporre reclamo innanzi alla Corte d’appello avverso l’ordinanza con la quale il Presidente del tribunale adotta i provvedimenti provvisori ed urgenti nell’interesse dei coniugi e dei figli (ai sensi dell’art. 7084 c.p.c.) è stata introdotta dall’art. 2 della legge 8 febbraio 2006, n. 54, il quale - avendo natura processuale ed in mancanza di diversa disposizione transitoria - è di immediata applicazione. App. Bologna, 17 maggio 2006.

 

Il reclamo alla Corte d’appello, introdotto dall’art. 2, comma 1, l. 54/2006, è esperibile esclusivamente nei confronti dei provvedimenti nell’interesse della prole e dei coniugi adottati dal presidente del tribunale dopo il 16 marzo 2006 nei processi di separazione instaurati dopo il 1° marzo 2006. App. Cagliari, 18 luglio 2006; conforme App. Salerno, 18 luglio 2006; App. Milano, 6 luglio 2006.

 

Ai sensi del nuovo comma 4 dell’art. 708 c.p.c., contro i provvedimenti presidenziali si può proporre reclamo alla Corte di appello nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione del provvedimento. Allorquando l’ordinanza non è stata notificata ma solo comunicata ovvero non sia stato emesso alcun provvedimento dal giudice istruttore in giudizio, deve ritenersi che il termine anzidetto per proporre reclamo non abbia mai iniziato a decorrere. App. Bari, 14 luglio 2006.

 

In sede di reclamo avverso l’ordinanza con la quale il Presidente del tribunale adotta i provvedimenti provvisori e urgenti nell’interesse dei coniugi e dei figli (ex art. 708 c.p.c.) rilevano unicamente i profili di erroneità dell’ordinanza medesima immediatamente rilevabili e non da accertare a mezzo di complessa attività istruttoria. App. Bologna, 8 maggio 2006.

 

 

1.2.3. Regime dei provvedimenti adottati in sede di reclamo.

Avverso il decreto emesso dalla Corte d’appello sul reclamo contro il provvedimento adottato, ai sensi dell’art. 708 c.p.c, dal presidente del tribunale all’esito dell’udienza di comparizione dei coniugi, non è ammesso il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 cost., essendo essa priva del carattere della definitività in senso sostanziale. Il predetto provvedimento presidenziale - infatti - anche dopo la previsione normativa della sua impugnabilità con reclamo in appello, pur se confermato o modificato in tale sede ex art. 708, comma 4, c.p.c, continua ad avere carattere interinale e provvisorio, essendo modificabile e revocabile dal giudice istruttore ed essendo destinato a essere trasfuso nella sentenza che decide il processo, impugnabile per ogni profilo di merito e di legittimità. Cass. 26 settembre 2011, n. 19587.

 

Avverso l’ordinanza di inammissibilità emessa dalla corte d’appello sul reclamo - proposto ai sensi dell’art. 708 c.p.c., - contro il provvedimento adottato dal giudice istruttore nel procedimento di separazione giudiziale dei coniugi, non è ammesso il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 cost., data la natura ed efficacia meramente incidentale di tali ordinanze le quali sono prive della forma e della sostanza della sentenza, e sono, altresì, destinate ad essere assorbite nella decisione finale. Cass. 6 giugno 2011, n. 12177; conforme Cass. 26 gennaio 2011, n. 1841.

 

 

1.2.4. Spazi per la tutela ex art. 700.

È inammissibile il ricorso d’urgenza volto ad ottenere l’allontanamento del coniuge dalla casa di abitazione coniugale, avendo l’ordinamento previsto uno strumento tipico per soddisfare detta esigenza, cioè l’ordinanza presidenziale per i provvedimenti temporanei e urgenti del procedimento di separazione di coniugi. Trib. Firenze, 11 dicembre 1999.

 

Lo strumento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. è inammissibile, se volto a provocare una nuova valutazione delle medesime circostanze già vagliate dal Presidente o dall’istruttore, dovendosi in tale ipotesi qualificare come reclamo, a sua volta inammissibile per difetto di compatibilità ex art. 669-quaterdecies c.p.c. Trib. Marsala, 25 novembre 2004.

 

È inammissibile il ricorso alla tutela d’urgenza di cui all’art. 700 c.p.c. per ottenere in via provvisoria un assegno di mantenimento nelle more dell’udienza presidenziale di separazione personale dei coniugi, stante il carattere residuale della tutela cautelare apprestata dall’art. 700 e tenuto conto del fatto che la situazione rappresentata trova la sua tutela cautelare tipica, specifica ed organicamente disciplinata nell’ambito dell’udienza presidenziale di cui agli artt. 707 e 708 c.p.c. Trib. Napoli, 29 dicembre 2000.

 

È inammissibile la richiesta di un provvedimento cautelare d’urgenza avente ad oggetto la tutela del diritto di visita dei nipoti minori ex filio, in pendenza del giudizio di separazione personale tra i coniugi, nel quale la qualità di parte spetta esclusivamente ai coniugi e non può in alcun modo essere riconosciuta, neanche se esperita a mezzo di intervento volontario, ai parenti di questi, neppure al limitato fine di meglio tutelare gli interessi dei figli minori; ai parenti la legge espressamente riconosce la legittimazione a sollecitare, in diversa sede, il controllo giudiziario sull’esercizio della potestà dei genitori, ex art. 336 c.c., per conseguire la tutela degli oggettivi interessi dei minori. Trib. Nola, 18 novembre 2002.

 

Nel giudizio di separazione e divorzio non è ammissibile il ricorso ex art. 700 c.p.c. contenente la richiesta di modifica dei provvedimenti economici, essendo prevista, a norma degli art. 708 e 719 c.p.c. la possibilità di revocare o modificare in qualsiasi momento i provvedimenti presidenziali. Pertanto, non ha natura cautelare la richiesta di modifica in via d’urgenza dei provvedimenti adottati in sede presidenziale ed il provvedimento adottato dal giudice istruttore non è di conseguenza reclamabile ex art. 669-terdecies c.p.c. Trib. Roma, 9 febbraio 2004; conforme Trib. Roma, 8 gennaio 2004.

 

 

1.3. Provvedimenti presidenziali e tutela di merito.

L’ordinanza presidenziale prevista dall’art. 708, comma 2, c.p.c., deve ritenersi assorbita nella sentenza di merito, indipendentemente dall’esecutività e, a maggior ragione, dal passaggio in giudicato di quest’ultimo provvedimento. Trib. Foggia, 10 febbraio 2004.

 

Nel procedimento di separazione personale dei coniugi, il provvedimento presidenziale di fissazione di un assegno di mantenimento, emesso in via provvisoria ai sensi dell’art. 708 c.p.c., ha natura cautelare e tende ad assicurare il diritto al mantenimento del coniuge fino all’eventuale esclusione o al suo affievolimento in un diritto meramente alimentare, che può derivare solo dal giudicato: conseguentemente, gli effetti della decisione che esclude il diritto del coniuge al mantenimento ovvero ne riduce la misura non possono comportare la ripetibilità delle somme - o maggiori somme - a quel titolo corrispostegli, sino al formarsi del giudicato, anche in relazione alla norma dell’art. 189 disp. att. c.p.c., la quale, nel disporre che il provvedimento presidenziale conserva i suoi effetti pure nel caso di estinzione del processo, implicitamente stabilisce che questi possono essere modificati solo da un provvedimento di carattere sostanziale e definitivo. Tuttavia, l’esclusione o la diminuzione dell’assegno per effetto del giudicato, se determina l’irripetibilità delle somme già versate, non comporta l’ultrattività del provvedimento temporaneo, sì da legittimare l’esecuzione coattiva per la parte di assegno non pagato, non potendosi agire in executivis sulla base di un presupposto divenuto insussistente. Cass. 5 ottobre 1999, n. 11029.

 

L’ordinanza con la quale il presidente del tribunale pronunci, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., i provvedimenti temporanei ed urgenti di contenuto economico nell’interesse dei coniugi e della prole non costituisce titolo per la emanazione di una successiva ingiunzione di pagamento ai sensi dell’art. 633 c.p.c., trattandosi di provvedimento (esaminabile soltanto nel contesto del procedimento cui accede) autonomamente presidiato da efficacia esecutiva con riguardo alle somme che risultino determinate ovvero determinabili con un semplice calcolo aritmetico. Cass. 24 febbraio 2011, n. 4543.

 

 

  1. Rapporti con la sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio concordatario.

Qualora, nel corso del giudizio di separazione personale dei coniugi, venga resa esecutiva la sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio, cessa la materia del contendere in ordine alla domanda di separazione personale, ma non viene meno il provvedimento presidenziale adottato in precedenza dal giudice della separazione ex art. 708 c.p.c. relativo al contributo al mantenimento dei figli, che conserva la sua efficacia finché non viene sostituito. Cass. 6 agosto 2004, n. 15165.

 

La pronunzia di nullità del matrimonio ecclesiastico sopravvenuta in pendenza del procedimento di separazione personale dei coniugi non comporta la cessazione della materia del contendere in ordine alla domanda di accertamento del diritto al mantenimento e/o agli alimenti, la quale ha la sua causa nel matrimonio e conserva la sua attualità anche a seguito della dichiarazione di nullità del matrimonio ecclesiastico, trovando applicazione la disciplina del matrimonio putativo. Tuttavia, nel caso in cui il giudice investito della delibazione della sentenza ecclesiastica abbia provveduto, seppure in via provvisoria, in ordine al mantenimento, ai sensi dell’art. 8 l. 25 marzo 1985 n. 121, nel procedimento di separazione non vi è più spazio per una pronunzia in ordine alla corresponsione dell’assegno di cui all’art. 129 c.c. al coniuge in buona fede. Cass. 11 settembre 2008, n. 23402.

 

 

  1. Condanna al mantenimento del coniuge separato e/o dei figli.

L’assegno di mantenimento fissato in favore del coniuge in sede di separazione (così come la sua successiva revisione) decorre dalla data della relativa domanda, in applicazione del principio secondo il quale un diritto non può rimanere pregiudicato dal tempo necessario a farlo valere in giudizio, a nulla rilevando che il Presidente del tribunale in sede di audizione dei coniugi non abbia ritenuto di adottare provvedimenti temporanei in proposito, ex art. 708 c.p.c., nè che non siano stati chiesti al riguardo provvedimenti urgenti in corso di istruttoria. Cass. 11 aprile 2000, n. 4558.

 

Ritenuto che in caso di separazione personale, qualora il coniuge cui non sia stata addebitata la crisi familiare, chieda al partner un assegno di mantenimento allegando la propria inattività lavorativa, quest’ultima può costituire circostanza idonea ad eliminare l’obbligo di versare i mezzi di sussistenza solo se è conseguente al rifiuto, debitamente accertato, di concrete, adeguate, effettive, e non meramente ipotetiche, opportunità di lavoro, il mancato sfruttamento delle proprie attitudini e delle possibilità lavorative del coniuge richiedente non può lasciar presumere, di per sé, il volontario rifiuto di propizie occasioni di reddito od una scarsa diligenza nella ricerca di un lavoro, finché non siano provati il rifiuto ingiustificato di una concreta opportunità di occupazione, o la dismissione, volontaria, senza giusto motivo, di un’attività lavorativa pregressa. Cass. 2 luglio 2004, n. 12121.

 

Il contributo per mantenere il figlio maggiorenne convivente, non in grado di procurarsi autonomi mezzi di sostentamento, che il coniuge - divorziato o separato - ha diritto ad ottenere, iure proprio, dall’altro coniuge, è destinato, fino all’esclusione di esso, o alla riduzione dell’ammontare, con decisione passata in giudicato, ad assicurare detto sostentamento del figlio beneficiario, per cui dalla eventuale decisione di revoca o riduzione non può derivare la ripetibilità di somme già percepite dal coniuge avente diritto, non avendo egli l’obbligo di accantonarle in previsione dell’eventuale revoca o riduzione del corrispondente assegno, riconosciuto con provvedimenti giudiziali, ancorché non definitivi; peraltro, i suddetti provvedimenti ove caducati per effetto della definitiva decisione passata in giudicato, non legittimano l’esecuzione coattiva per ottenere l’assegno o la parte di esso non pagato, per il periodo in cui il provvedimento che lo aveva riconosciuto era ancora efficace. Cass. 25 giugno 2004, n. 11863.

 

 

  1. Effetti sulla comunione legale tra i coniugi.

Lo scioglimento della comunione tra i coniugi - che, ex art. 191 c.c., costituisce presupposto per l’ammissibilità della domanda di divisione - ha luogo solo, con effetto ex nunc, a seguito del passaggio in giudicato della sentenza di separazione, non potendosi ad esso equiparare, sotto tale profilo, il mero provvedimento presidenziale ex art. 708 c.p.c. Detto presupposto può anche non sussistere al momento della domanda ma deve comunque risultare al momento della decisione. Cass. 5 ottobre 1999, n. 11036; conforme Trib. Monza, 13 marzo 2004.

È proponibile la domanda di scioglimento della comunione legale, ove, all’atto introduttivo del relativo giudizio, sia ancora pendente la causa di separazione personale, purché il passaggio in giudicato della relativa sentenza intervenga anteriormente alla decisione in primo grado sulla domanda di scioglimento. Il passaggio in giudicato, infatti, costituisce condizione dell’azione e, pertanto, è sufficiente che tale condizione esista al momento della pronuncia, e non necessariamente a quello della domanda. Cass. 26 febbraio 2010, n. 4757.

 

Lo scioglimento della comunione legale dei beni fra coniugi si verifica, con effetto ex nunc, dal momento del passaggio in giudicato della sentenza di separazione ovvero dell’omologazione degli accordi di separazione consensuale, non spiegando, per converso, alcun effetto, al riguardo, il provvedimento presidenziale di cui all’art. 708 del codice di rito autorizzativo dell’interruzione della convivenza tra i coniugi, attesone il contenuto del tutto limitato e la funzione meramente provvisoria. Cass. 12 gennaio 2012, n. 324.

 

Mentre in caso di separazione personale dei coniugi lo scioglimento della comunione legale di beni si verifica con effetto ex nunc, solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione o con l’omologa degli accordi di separazione consensuale - non spiegando alcun effetto al riguardo il provvedimento presidenziale ex art. 708 c.p.c. - in caso di separazione giudiziale dei beni gli effetti dello scioglimento della comunione retroagiscono invece al giorno in cui è stata proposta la domanda, secondo quanto espressamente prevede il comma 4 dell’art. 193 c.c., il quale, così disponendo, deroga al principio in forza del quale, allorché la pronuncia del giudice ha, come nella specie, valenza costitutiva, gli effetti di tale sentenza non possono prodursi se non dal passaggio in giudicato. Cass. 27 febbraio 2001, n. 2844.

 

 

  1. Assegnazione della casa familiare.

Il contenuto dell’Ordinanza Presidenziale ex art. 708 c.p.c., con mancata indicazione di una decorrenza dell’assegno di mantenimento, pur costituendo valido titolo esecutivo “ope legis”, non consente però di ritenere quanto meno certo ed esigibile il diritto di credito azionato con il precetto opposto. Giudice pace Bari, 18 maggio 2010.

 

In tema di assegnazione della casa familiare, inizialmente disposta - come nella specie - con ordinanza del presidente del tribunale e poi oggetto di revoca, da parte del tribunale, con la sentenza che definisce il processo di separazione personale tra i coniugi, la natura speciale del diritto di abitazione, ai sensi dell’art. 155 quater c.c., è tale per cui esso non sussiste senza allontanamento dalla casa familiare di chi non ne è titolare e, corrispondentemente, quando esso cessa di esistere per effetto della revoca, determina una situazione simmetrica in capo a chi lo ha perduto, con necessario allontanamento da parte di questi; ne consegue che il provvedimento ovvero la sentenza rispettivamente attributivi o di revoca costituiscono titolo esecutivo, per entrambe le situazioni, anche quando l’ordine di rilascio non sia stato con essi esplicitamente pronunciato. Cass. 31 gennaio 2012, n. 1367.

 

 

5.1. Presupposti.

Ritenuto che, come per tutti i provvedimenti conseguenti alla pronuncia di separazione personale o di divorzio, anche per il provvedimento di assegnazione della casa familiare vale il principio della sua modificabilità per fatti sopravvenuti, e che la modificabilità non incide sulla natura e sulle finalità dell’assegnazione, posta ad esclusiva tutela delle esigenze psicologiche e logistiche della prole, anche in sede di revisione resta imprescindibile il presupposto dell’affidamento dei figli minori, o maggiorenni, ma non autosufficienti; se, da un canto, è pur vero, quindi, che la assegnazione della casa ha anche riflessi economici mediati ed indiretti, evidenziati, peraltro, dall’art. 6, comma 6 della legge sul divorzio, è da ritenere, dall’altro, che l’attribuzione della casa non può essere disposta né al fine di sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole e della prole, a tutela dei quali è unicamente destinato l’assegno, né quando è certo che la prole ha, con il genitore affidatario, definitivamente lasciato l’immobile, che non può più, per ciò, essere considerato «casa familiare». Cass. 18 settembre 2003, n. 13736.

 

 

5.2. Effetti.

L’art. 6, l. n. 392/78 nel prevedere l’effetto della successione del coniuge al conduttore originario quale conseguenza dell’assegnazione della casa familiare (nella specie disposta con ordinanza presidenziale ex art. 708 c.p.c.), non subordina né il perfezionamento né l’efficacia del trasferimento della titolarità del rapporto dall’uno all’altro soggetto alla conoscenza da parte del locatore degli accadimenti che di detto trasferimento rappresentano il presupposto legale. Trib. Reggio Emilia, 21 gennaio 2002.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

È manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3 e 30 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 708, commi 3 e 4, c.p.c., nella parte in cui non prevede che i provvedimenti pronunciati dal presidente del tribunale in sede di comparizione personale dei coniugi nel giudizio di separazione e quelli successivi, emessi dal giudice istruttore, di revoca o di modifica degli stessi, costituiscano titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale ai sensi dell’art. 2818 c.c., a garanzia dell’obbligo di mantenimento, a differenza di quanto è, invece, previsto per le sentenze di separazione e divorzio o dopo l’omologazione della separazione consensuale, in quanto non mancano nel sistema strumenti di rafforzamento della garanzia patrimoniale del credito per mantenimento, tra i quali gli aventi diritto hanno ampia possibilità di scelta; né può dar luogo a violazione del principio di parità - ai fini qui considerati - la mancata assimilazione alle sentenze, e agli altri provvedimenti espressamente previsti dalla legge, dei provvedimenti presidenziali pronunciati ai sensi dell’art. 708 c.p.c. e dei successivi provvedimenti, modificativi dei primi, pronunciati dal giudice istruttore, che sono - a differenza dei primi - caratterizzati da un alto grado di instabilità. Corte cost., 17 giugno 2002, n. 272.

  1. Giurisprudenza sub art. 707.

 

 



 
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