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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 711 cod. proc. civile: Separazione consensuale

Nel caso di separazione consensuale previsto nell’articolo 158 del codice civile, il presidente, su ricorso di entrambi i coniugi, deve sentirli nel giorno da lui stabilito e curare di conciliarli nel modo indicato nell’articolo 708.
Se il ricorso è presentato da uno solo dei coniugi, si applica l’articolo 706 ultimo comma.
Se la conciliazione non riesce, si dà atto nel processo verbale del consenso dei coniugi alla separazione e delle condizioni riguardanti i coniugi stessi e la prole.
La separazione consensuale acquista efficacia con la omologazione del tribunale, il quale provvede in camera di consiglio su relazione del presidente.
Le condizioni della separazione consensuale sono modificabili a norma dell’articolo precedente.


Giurisprudenza annotata

Separazione consensuale.

 

 

  1. Natura dell’accordo di separazione; 2. Accordi modificativi; 3. Criteri di determinazione della competenza per territorio; 4. Presupposti e impugnabilità del provvedimento di omologazione.

 

 

  1. Natura dell’accordo di separazione.

L’accordo alla separazione consensuale raggiunto dai coniugi nell’udienza presidenziale non ha natura tipicamente contrattuale in quanto regolamenta sia diritti sottratti alla libera disponibilità delle parti, sia diritti disponibili ma afferenti questioni connesse al regime della separazione e, pertanto, può essere unilateralmente revocato prima del provvedimento di omologazione, poiché solo a seguito di tale pronuncia acquista validità ed efficacia giuridica. App. Brescia, 18 maggio 2000.

 

Gli accordi di separazione personale fra i coniugi, contenenti attribuzioni patrimoniali da parte dell’uno nei confronti dell’altro e concernenti beni mobili o immobili, non risultano collegati necessariamente alla presenza di uno specifico corrispettivo o di uno specifico riferimento ai tratti propri della «donazione», e - tanto più per quanto può interessare ai fini di una eventuale loro assoggettabilità all’actio revocatoria di cui all’art. 2901 c.c. - rispondono, di norma, ad un più specifico e più proprio originario spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell’evento di «separazione consensuale» (il fenomeno acquista ancora maggiore tipicità normativa nella distinta sede del divorzio congiunto), il quale, sfuggendo - in quanto tale - da un lato alle connotazioni classiche dell’atto di «donazione» vero e proprio (tipicamente estraneo, di per sé, ad un contesto - quello della separazione personale - caratterizzato proprio dalla dissoluzione delle ragioni dell’affettività), e dall’altro a quello di un atto di vendita (attesa oltretutto l’assenza di un prezzo corrisposto), svela, di norma, una sua «tipicità» propria la quale poi, volta a volta, può, ai fini della più particolare e differenziata disciplina di cui all’art. 2901 c.c., colorarsi dei tratti dell’obiettiva onerosità piuttosto che di quelli della «gratuità», in ragione dell’eventuale ricorrenza - o meno - nel concreto, dei connotati di una sistemazione «solutorio-compensativa» più ampia e complessiva, di tutta quell’ampia serie di possibili rapporti (anche del tutto frammentari) aventi significati (o eventualmente solo riflessi) patrimoniali maturati nel corso della spesso anche lunga quotidiana convivenza matrimoniale. Cass. 14 marzo 2006 n. 5473.

 

 

  1. Accordi modificativi.

In tema di separazione consensuale, le modificazioni pattuite dai coniugi antecedentemente o contemporaneamente all’accordo omologato sono operanti soltanto se si collocano in posizione di non interferenza rispetto a quest’ultimo o in posizione di maggior rispondenza rispetto all’interesse tutelato. Cass. 28 luglio 1997, n. 7029.

 

È nullo per difetto di causa, difetto rilevabile, in quanto tale, anche d’ufficio, il patto (scrittura privata) coevo alla comparizione delle parti ex artt. 707 e 711 c.p.c., ma precedente all’omologazione degli accordi di separazione consensuale, con il quale si assegna ad uno dei coniugi il godimento temporaneo della casa familiare e dei mobili che l’arredano, qualora il provvedimento di omologazione statuisca un’assegnazione senza limiti di tempo, avendo i coniugi con la scrittura privata, ma con la richiesta di omologarla senza alcun limite temporale, consumato ogni loro potere dispositivo sui beni de quibus. Trib. Lucca, 26 marzo 2003.

 

In tema di separazione consensuale. le pattuizioni convenute dai coniugi prima del decreto di omologazione e non trasfuse nell’accordo omologato si configurano come contratti atipici aventi presupposti e finalità diversi sia dalle convenzioni matrimoniali che dagli atti di liberalità, nonché autonomi rispetto al contenuto tipico del regolamento concordato tra i coniugi, destinato ad acquistare efficacia giuridica soltanto in seguito al provvedimento di omologazione: ad esse, pertanto, può riconoscersi validità solo in quanto, alla stregua di un’indagine ermeneutica condotta nel quadro dei principi stabiliti dall’art. 1362 e ss. c.c., risultino tali da assicurare una maggiore vantaggiosità all’interesse protetto dalla norma (ad esempio prevedendo una misura dell’assegno di mantenimento superiore a quella sottoposta ad omologazione), ovvero concernano un aspetto non preso in considerazione dall’accordo omologato e sicuramente compatibile con questo, in quanto non modificativo della sua sostanza e dei suoi equilibri, o ancora costituiscano clausole meramente specificative dell’accordo stesso, non essendo altrimenti consentito ai coniugi incidere sull’accordo omologato con soluzioni alternative di cui non sia certa a priori la uguale o migliore rispondenza all’interesse tutelato attraverso il controllo giudiziario di cui all’art. 158 c.c. Trib. Milano, 11 maggio 2009.

 

 

  1. Competenza.

La competenza nei procedimenti di omologazione della separazione personale di coniugi, uno od entrambi dei quali siano magistrati, è determinata secondo le norme ordinarie, non trovando applicazione l’art. 30-bis c.p.c., relativo ai soli procedimenti contenziosi. Trib. Napoli, 7 novembre 2001.

Contra: L’art. 30-bis c.p.c., che regola la competenza territoriale per le cause in cui sia parte un magistrato, è applicabile anche ai procedimenti di separazione consensuale dei coniugi. Trib. Milano, 6 novembre 2002.

 

La domanda di modificazione dei provvedimenti riguardanti il coniuge e la prole conseguenti la separazione, proposta ai sensi degli artt. 710 e 711 c.p.c., non è equiparabile a quella di separazione e si sottrae alle speciali regole di competenza per quest’ultima dettata dall’art. 706 c.p.c. Infatti, poiché nella modificazione dei provvedimenti concernenti la prole non è ravvisabile il carattere obbligatorio ex art. 1174 c.c., alla domanda di affidamento del figlio minore va applicato il forum rei ex art. 18 c.p.c. Trib. Trapani, 11 dicembre 2004.

 

 

  1. Presupposti della omologazione e impugnabilità del provvedimento.

In caso di ricorso congiunto dei coniugi per separazione consensuale, il giudice dopo aver esperito con esito negativo il tentativo di conciliazione, ritenendo sussistano i presupposti di legge della crisi del rapporto matrimoniale, tale da rendere non più tollerabile la prosecuzione della convivenza, dopo aver rilevato che le condizioni personali e patrimoniali concordate tra i coniugi, pedissequamente trascritte, siano conformi alla legge all’ordine pubblico ed al buon costume; omologa la separazione consensuale. Trib. Trapani, 29 ottobre 2009.

 

In tema di separazione consensuale, il regolamento concordato fra i coniugi ed avente ad oggetto la definizione dei loro rapporti patrimoniali, pur trovando la sua fonte nell’accordo delle parti, acquista efficacia giuridica solo in seguito al provvedimento di omologazione, al quale compete l’essenziale funzione di controllare che i patti intervenuti siano conformi ai superiori interessi della famiglia; ne consegue che, potendo le predette pattuizioni divenire parte costitutiva della separazione solo se questa è omologata, secondo la fattispecie complessa cui dà vita il procedimento di cui all’art. 711 c.p.c. in relazione all’art. 158 comma 1 c.c., in difetto di tale omologazione le pattuizioni convenute antecedentemente sono prive di efficacia giuridica, a meno che non si collochino in una posizione di autonomia in quanto non collegate al regime di separazione consensuale. Cass. 9 aprile 2008, n. 9174.

 

Il regolamento concordato tra i coniugi, pur trovando la sua fonte nell’accordo delle parti, acquista efficacia soltanto in seguito al provvedimento di omologazione della separazione, così come l’eventuale accordo modificativo intervenuto successivamente, che qualora volto alla rideterminazione degli obblighi stabiliti con l’accordo omologato, non è operante se non attraverso l’indefettibile nuovo accertamento giudiziale previsto dall’art. 710, c.p.c. Pertanto, in difetto dell’attivazione del rituale procedimento revisionale, e del conseguente nuovo accertamento giudiziale, il titolo costituito dalla sentenza di omologazione delle condizioni di separazione consensuale non è suscettibile di essere “ipso facto” caducato, eliso e/o modificato: ne consegue che le doglianze concernenti l’eliminazione e/o riduzione degli assegni di mantenimento per fatti sopravvenuti alla sentenza di omologazione della separazione non possono proporsi con l’opposizione al precetto relativa a crediti maturati per il loro mancato pagamento, risultando proponibili con detta opposizione soltanto questioni relative alla validità ed efficacia del titolo azionato. Trib. Bari, 18 settembre 2008.

 

In tema di separazione consensuale, applicandosi in via analogica l’art. 156, comma 7, c.c., i giustificati motivi che autorizzano il mutamento delle relative condizioni consistono in fatti nuovi sopravvenuti, modificativi della situazione in relazione alla quale gli accordi erano stati stipulati; ne consegue che gli eventuali vizi (nullità o annullabilità) che inficiano la validità dell’accordo di separazione omologato e la sua eventuale simulazione non sono deducibili attraverso il giudizio camerale attivato a norma del combinato disposto degli art. 710 e 711 c.p.c. ma attraverso un giudizio ordinario, secondo le regole generali. Cass. 22 novembre 2007, n. 24321.

 

Stante la natura negoziale dell’accordo che dà sostanza e fondamento alla separazione consensuale tra coniugi, e non essendo ravvisabile, nell’atto di omologazione, una funzione sostituiva o integrativa della volontà delle parti, ma rappresentando la procedura ed il decreto di omologazione condizioni di efficacia del sottostante accordo tra i coniugi (salvo che per quanto riguarda i patti relativi all’affidamento ed al mantenimento dei figli minorenni, sui quali il giudice è dotato di un potere d’intervento più penetrante), deve ritenersi ammissibile l’azione di annullamento della separazione consensuale omologata per vizi della volontà, la cui esperibilità - non limitata alla materia contrattuale, ma estensibile ai negozi relativi a rapporti giuridici non patrimoniali, genus cui appartengono quelli di diritto familiare - presidia la validità del consenso come effetto del libero incontro della volontà delle parti. Cass. 4 settembre 2004, n. 17902.

 

In tema di separazione consensuale, la natura negoziale dell’accordo rende applicabili le norme generali che disciplinano la materia dei vizi della volontà e della simulazione, i quali, tuttavia, non sono deducibili attraverso il giudizio camerale ex art. 710-711 c.p.c.; infatti, costituisce presupposto del ricorso a detta procedura l’allegazione dell’esistenza di una valida separazione omologata, equiparabile alla separazione giudiziale pronunciata con sentenza passata in giudicato, con la conseguenza che la denuncia degli ipotetici vizi dell’accordo di separazione, ovvero della sua simulazione, resta rimessa al giudizio ordinario. Cass. 20 marzo 2008, n. 7450.

 

Conf.: Sono sempre modificabili, su richiesta di uno o di entrambi i coniugi i provvedimenti assunti in sede di separazione consensuale a condizione che la richiesta rivesta il carattere della sopravvenienza di un “quid novi” modificativo della situazione in relazione alla quale gli accordi erano stati stipulati. Cass. 8 maggio 2008, n. 11489.

 

L’accordo di separazione ha natura negoziale e a esso possono applicarsi, nei limiti della loro compatibilità, le norme del regime contrattuale che riguardano in generale la disciplina del negozio giuridico o che esprimono principi generali dell’ordinamento, come quelle in tema di vizi del consenso e di capacità delle parti. È tuttavia inammissibile l’impugnazione della separazione per simulazione quando i coniugi abbiano chiesto al tribunale l’omologazione della loro (simulata) separazione. In tal caso, la volontà di conseguire lo status di separati - dal quale la legge fa derivare effetti irretrattabili tra le parti e nei confronti dei terzi, salve le ipotesi della riconciliazione e dello scioglimento definitivo del vincolo - è effettiva e non simulata. Cass. 20 novembre 2003, n. 17607.

Contra: Il decreto di omologazione della separazione consensuale dei coniugi può essere revocato, nell’ipotesi di simulazione degli accordi stipulati dai coniugi e da questi espressamente ammessa, applicando a tali accordi le disposizioni sui contratti in generale. App. Bologna, 17 maggio 2000.

In tema di separazione personale tra coniugi, il decreto omologativo di detta separazione non è impugnabile per cassazione ex art. 111 Cost. per mancanza dei richiesti caratteri di definitività e decisorietà. Esso, infatti, pur incidendo su diritti soggettivi, non decide sugli stessi, e non ha, pertanto, attitudine ad acquistare l’efficacia del giudicato sostanziale. Ne consegue altresì la inammissibilità del ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il provvedimento della Corte d’appello che pronuncia sul reclamo avverso il decreto in questione. Cass. 8 marzo 2001, n. 3390; conforme Cass. 30 aprile 2008, n. 10932.



 
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