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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 713 cod. proc. civile: Provvedimenti del presidente

Il presidente ordina la comunicazione del ricorso al pubblico ministero. Quando questi gliene fa richiesta, può con decreto rigettare senz’altro la domanda (1); altrimenti nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione davanti a lui del ricorrente, dell’interdicendo o dell’inabilitando e delle altre persone indicate nel ricorso, le cui informazioni ritenga utili.
Il ricorso e il decreto sono notificati a cura del ricorrente, entro il termine fissato nel decreto stesso, alle persone indicate nel comma precedente; il decreto è comunicato al pubblico ministero.

(1) La Corte costituzionale con sentenza 5 luglio 1968, n. 87 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, secondo periodo, nella parte in cui permette al tribunale di rigettare senz’altro, e cioe’ senza istituire contraddittorio con la parte istante, la domanda d’interdizione o d’inabilitazione, ove il pubblico ministero ne faccia richiesta, in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost.


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti del presidente.

 

 

  1. Intervento obbligatorio del P.M. nel procedimento; 2. Notifica del ricorso e del decreto di fissazione; 3. Comparizione dell’interdicendo o inabilitando; 4. Questioni di legittimità costituzionale;

 

 

  1. Intervento obbligatorio del P.M. nel procedimento.

Al fine dell’osservanza delle norme che prevedono in un determinato procedimento l’intervento obbligatorio del P.M. è sufficiente che quest’ultimo venga informato del procedimento medesimo e così posto in grado di svolgere l’attività che ritenga più opportuna, restando irrilevante che, in concreto non partecipi alle udienze ovvero non prenda conclusioni. Cass., 18 febbraio 1982, n. 1023.

 

In tema di interdizione, non è causa di nullità dell’esame dell’interdicendo e degli atti consequenziali la mancata partecipazione all’esame medesimo del p.m., cui erano stati ritualmente comunicati il ricorso e la data della comparizione dell’interdicendo. Cass. 14 febbraio 2008, n. 3708; conforme Cass., 1 dicembre 2000 n. 15346; contra Cass. 17 luglio 2003 n. 11175.

 

 

  1. Notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza.

L’omessa citazione o escussione di alcune delle persone alle quali il presidente del tribunale abbia disposto che siano notificati il ricorso ed il decreto previsti dall’art. 713 c.p.c., perché esprimano il proprio parere in ordine alla domanda di interdizione, non comporta l’improcedibilità del ricorso e neppure la nullità del processo, potendo soltanto incidere eventualmente sulla sufficienza dell’istruttoria esperita ai fini della decisione, posto che l’apprezzamento in virtù del quale il giudice di merito abbia limitato l’audizione solo ad alcune delle persone indicate nel ricorso, è incensurabile in cassazione. Cass., 10 agosto 1979, n. 4650.

 

I parenti e gli affini dell’interdicendo o dell’inabilitando, che devono essere indicati nel ricorso introduttivo (art. 712 c.p.c.), ed ai quali il ricorso medesimo deve essere notificato (art. 713 c.p.c.), non hanno qualità di parte in senso proprio, avendo un compito consultivo, per fornire al giudice utili informazioni: ne consegue che l’omissione di detta indicazione e notificazione, oltre che suscettibile di sanatoria, quando i predetti soggetti vengano comunque ascoltati nel corso dell’istruttoria, può essere denunciata, in sede d’impugnazione, solo se abbia implicato la mancata audizione di congiunti od affini verosimilmente in grado di offrire decisivi elementi di convincimento. Cass. 15 maggio 1989, n. 2218.

 

 

  1. Comparizione dell’interdicendo o inabilitando.

Nei casi in cui si debba procedere all’esame dell’interdicendo al di fuori della circoscrizione del tribunale per impedimento o rifiuto dell’interdicendo medesimo a comparire, trovano applicazione le regole generali vigenti in materia di prova delegata ai sensi dell’art. 203 c.p.c., trattandosi di un mezzo di prova tipico previsto dal legislatore nei procedimenti in materia di capacità delle persone. Trib. Nola I, 11 ottobre 2006.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

È manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3, comma 1, e 24, comma 2, Cost., la questione di legittimità costituzionale degli artt. 713, comma 1, e 714 c.p.c., prospettata in relazione agli artt. 75, comma 2, c.p.c. e 4, comma 3, legge n. 898 del 1970, nella parte in cui non prevedono che nel procedimento di interdizione o di inabilitazione si possa procedere alla nomina di un curatore speciale per l’interdicendo o l’inabilitando quando questi sia affetto da malattia mentale di tale gravità da rendere impossibile, di fatto, l’esercizio del diritto di difesa, stante la negata possibilità per l’infermo di mente incapace naturale, di partecipare attivamente al procedimento, determinandosi disparità di trattamento fra i procedimenti di interdizione, di inabilitazione ed altri casi in cui, sia nel sistema processuale civile, sia in quello penale, è prevista la possibilità di nominare un curatore speciale per l’incapace naturale. Corte cost., 12 maggio 1988, n. 605.

 

È costituzionalmente illegittimo - per contrasto con l’art. 24, comma 2, Cost. - l’art. 713 c.p.c., comma 1, secondo periodo, nella parte in cui permette al tribunale di rigettare senz’altro, e cioè senza istituire il contraddittorio con la parte istante, la domanda di interdizione o di inabilitazione, ove il pubblico ministero ne faccia richiesta. La norma impugnata si suole spiegare con la necessità di preservare l’interdicendo o l’inabilitando da istanze avventate, e impone al giudice una delibazione preliminare di fondatezza, onde accertare se la domanda abbia parvenza di fondatezza. Ma questo procedimento lede il diritto alla difesa della parte istante, impedendole di contraddire, mediante l’esposizione di ragioni e di prove ulteriori. Né importa che il tribunale possa respingere la richiesta del pubblico ministero dato che l’inesistenza del dovere di accoglimento non esclude che resti leso il diritto di difesa nei casi in cui ritenga di farla propria. E neppure la possibilità di riproposizione della domanda migliora la posizione della parte attrice, non essendo imposto al pubblico ministero di motivare la sua richiesta, e rimanendo la parte conseguentemente all’oscuro delle ragioni che hanno indotto a domandare e a decidere che il procedimento venga arrestato. Corte cost., 2 luglio 1968, n. 87.



 
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