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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 715 cod. proc. civile: Impedimento a comparire dell’interdicendo o dell’inabilitando

Se per legittimo impedimento l’interdicendo o l’inabilitando non può presentarsi davanti al giudice istruttore, questi, con l’intervento del pubblico ministero, si reca per sentirlo nel luogo dove si trova.


Giurisprudenza annotata

Impedimento a comparire dell’interdicendo o dell’inabilitando.

 

 

  1. Necessità della partecipazione del P.M.; 2. Impedimento a comparire dell’interdicendo; 3. Proponibilità del ricorso per cassazione.

 

 

  1. Necessità della partecipazione del P.M.
  2. Giurisprudenza sub art. 714 § 1.

 

 

  1. Impedimento a comparire dell’interdicendo.

Nei casi in cui si debba procedere all’esame dell’interdicendo al di fuori della circoscrizione del tribunale per impedimento o rifiuto dell’interdicendo medesimo a comparire, trovano applicazione le regole generali vigenti in materia di prova delegata ai sensi dell’art. 203 c.p.c., trattandosi di un mezzo di prova tipico previsto dal legislatore nei procedimenti in materia di capacità delle persone. Trib. Nola I, 11 ottobre 2006.

 

Nel corso del giudizio di interdizione, qualora l’interdicendo si trovi ricoverato in un centro di cura fuori dalla circoscrizione del tribunale ed abbia difficoltà a muoversi, il giudice istruttore può delegare il suo esame al pretore del luogo ove si trova il centro di cura. Trib. S. Maria Capua Vetere, 30 aprile 1996.

 

Allorché la ripulsa dell’interdicendo a comparire avanti al giudice istruttore debba essere posta in relazione con la sua malattia mentale, che non gli consenta di valutare ed evitare le conseguenze eventualmente negative del proprio comportamento, detta ripulsa ben può costituire un legittimo impedimento a comparire, per cui il giudice istruttore, con l’intervento del P.M., ha l’obbligo ai sensi dell’art. 715 c.p.c., di recarsi nel luogo in cui l’interdicendo si trova per sentirlo, e, se costui insiste nel rifiuto di farsi «esaminare», soltanto allora il giudice istruttore, dato atto, nel verbale, del comportamento dell’interdicendo, può ritenersi sciolto dall’obbligo di procedere all’espletamento di un così rilevante mezzo istruttorio. Cass. 10 agosto 1979, n. 4650.

 

 

  1. Proponibilità del ricorso per cassazione.

Il ricorso per cassazione è esperibile, secondo i principi generali che regolano tale mezzo di impugnazione, avverso i provvedimenti abnormi unicamente quando questi hanno carattere decisorio, sono idonei a incidere su diritti, nonché a determinare il formarsi del giudicato. Pertanto, non sono impugnabili con tale mezzo, ancorché abnormi, i provvedimenti istruttori, in quanto meramente strumentali rispetto alla decisione della causa, revocabili e modificabili dal giudice che li ha emessi, e inidonei a determinare il formarsi del giudicato. (Nella specie, la S.C., in applicazione di tale principio ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla procura della Repubblica presso il tribunale nei confronti del provvedimento con il quale il giudice, nel corso di un procedimento di interdizione, «onerava» il P.M. di disporre l’accompagnamento in tribunale dell’interdicendo, internato in ospedale psichiatrico giudiziario; la Corte ha altresì osservato, in particolare, che il ricorso per cassazione non è utilizzabile per risolvere i conflitti fra giudice e P.M., in quanto quest’ultimo, nell’ambito del processo civile, assimilato alle parti svolge, nell’interesse pubblico, la sua funzione in piena autonomia, in conformità delle norme procedurali che ne regolano l’intervento e le azioni). Cass. 26 marzo 2003, n. 4467.



 
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