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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 716 cod. proc. civile: Capacità processuale dell’interdicendo e dell’inabilitando

L’interdicendo e l’inabilitando possono stare in giudizio e compiere da soli tutti gli atti del procedimento, comprese le impugnazioni, anche quando è stato nominato il tutore o il curatore provvisorio previsto negli articoli 419 e 420 del codice civile.


Giurisprudenza annotata

Capacità processuale dell’interdicendo e dell’inabilitando.

 

 

  1. Sussistenza anche in presenza della nomina di un tutore o di un curatore provvisorio; 2. Questioni di legittimità costituzionale.

 

 

  1. Sussistenza anche in presenza della nomina di un tutore o di un curatore provvisorio.

La ratio dell’art. 716 c.p.c., a norma del quale l’interdicendo non perde la capacità processuale di agire e contraddire nel giudizio di interdizione, pur dopo che gli è stato nominato un tutore provvisorio, è di consentirgli di difendere il diritto all’integrale conservazione della capacità di agire. Ne deriva da un lato che il predetto tutore non è parte necessaria di tale giudizio, non configurandosi un interesse della tutela all’esito del medesimo; dall’altro che il tutore provvisorio non assume la veste, nel giudizio di interdizione, di rappresentante processuale dell’interdicendo. Cass. 16 novembre 2000, n. 14866.

 

La nomina, ai sensi del comma 3 dell’art. 419 c.c., del curatore provvisorio all’inabilitando anticipa cautelarmente gli effetti della pronuncia definitiva e priva, quindi, l’inabilitando della capacità di stare in giudizio senza l’assistenza del curatore, tranne che per gli atti del procedimento di inabilitazione, nel quale, in virtù della specifica disposizione dell’art. 716 c.p.c., l’inabilitando può stare in giudizio e compiere da solo tutti gli atti del procedimento anche quando sia stato nominato il curatore provvisorio. Cass. 15 novembre 1994, n. 9634; conforme Trib. Salerno, 12 maggio 2004.

 

In tema di regolarità del mandato alle liti, la sussistenza della capacità del conferente non può ritenersi minimamente scalfita dall’accertamento in corso di causa della sua invalidità civile; infatti, da un lato, ai sensi dell’art. 716 c.p.c., l’interdicendo o l’inabilitando possono stare in giudizio e compiere da soli tutti gli atti del procedimento comprese le impugnazioni, anche quando è stato nominato un tutore o un curatore provvisorio e, dall’altro, l’apertura di un procedimento di interdizione non è causa di estinzione del mandato in quanto non inclusa nell’ambito previsionale di cui all’art. 1722 c.c. Trib. Roma, 14 gennaio 2008.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 407 e 408 c.c., nel testo introdotto dall’art. 3 della legge 9 gennaio 2004, n. 6 e dell’art. 716 c.p.c., censurati, in riferimento agli artt. 2, 3 e 24 Cost., nella parte in cui non impongono, a favore della persona interessata, l’assistenza tecnica da parte di un patrocinatore legale nel procedimento per la istituzione dell’amministrazione di sostegno. Invero, il giudice a quo ha omesso di verificare la possibilità di pervenire, in via interpretativa, ad una soluzione conforme a Costituzione, come ha fatto, invece, successivamente all’ordinanza di rimessione, la Corte di cassazione, la quale, con la sentenza n. 25366 del 2006, ha affermato il principio di diritto secondo cui “il procedimento per la nomina dell’amministratore di sostegno, il quale si distingue, per natura, struttura e funzione, dalle procedure di interdizione e di inabilitazione, non richiede il ministero del difensore nelle ipotesi, da ritenere corrispondenti al modello legale tipico, in cui l’emanando provvedimento debba limitarsi ad individuare specificamente i singoli atti, o categorie di atti, in relazione ai quali si richiede l’intervento dell’amministratore; necessitando, per contro, della difesa tecnica ogni qualvolta il decreto che il giudice ritenga di emettere, sia o non corrispondente alla richiesta dell’interessato, incida sui diritti fondamentali della persona, attraverso la previsione di effetti, limitazioni o decadenze, analoghi a quelli previsti da disposizioni di legge per l’interdetto o l’inabilitato, per ciò stesso incontrando il limite del rispetto dei principi costituzionali in materia di diritto di difesa e del contraddittorio”. Corte cost., 19 aprile 2007, n. 128.



 
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