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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 733 cod. proc. civile: Vendita di beni

Se, nell’autorizzare la vendita di beni di minori, interdetti o inabilitati, il tribunale stabilisce che essa deve farsi ai pubblici incanti, designa per procedervi un ufficiale giudiziario del tribunale del luogo in cui si trovano i beni mobili, oppure un cancelliere della stessa pretura o un notaio del luogo in cui si trovano i beni immobili.

L’ufficiale designato per la vendita procede all’incanto con l’osservanza delle norme degli articoli 534 e seguenti, in quanto applicabili, e premesse le forme di pubblicità ordinate dal tribunale.

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Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l’art. 110, comma 1) che al comma 1 del presente articolo le parole “della pretura” sono sostituite dalle parole “del tribunale”.


Giurisprudenza annotata

Vendita di beni.

 

 

  1. Rinvio alle norme espropriazione forzata per le modalità di vendita; 2. Proponibilità del reclamo o dell’opposizione agli atti esecutivi.

 

  1. Rinvio alle norme espropriazione forzata per le modalità di vendita.

Nella vendita all’incanto di beni immobili ex art. 733 c.p.c. - disposizione relativa alla vendita autorizzata dal tribunale di beni di minori, interdetti o inabilitati, applicabile anche (come nella specie) alla vendita di beni ereditari per il rinvio ad essa operato dall’art. 748 - il rinvio alle norme in materia di espropriazione forzata riguarda esclusivamente le modalità della vendita e non anche la fase del trasferimento del bene. Infatti, nella procedura di vendita in questione, nella quale il notaio agisce come ufficiale designato per la vendita, è inapplicabile l’art. 586, mancando un giudice dell’esecuzione che possa pronunciare il decreto di trasferimento, e la fase del traslativa è disciplinata dall’art. 191 disp. att. c.p.c., la cui enunciazione che «il processo verbale di vendita dei beni immobili appartenenti a minori costituisce titolo esecutivo per il rilascio» va interpretata nel senso che tale tipo di vendita - così come anche quella dei beni ereditari - si conclude con tale processo verbale, equivalente dell’atto notarile. Cass. 11 ottobre 1995, n. 10587.

 

 

  1. Proponibilità del reclamo o dell’opposizione agli atti esecutivi.

Anche se assoggettati alla disciplina dell’artt. 534 e ss. c.p.c., espressamente richiamata dall’art. 733, al quale rinvia l’art. 748 c.p.c., gli atti relativi alla vendita dei beni ereditari, avendo solo funzione attuativa del provvedimento di autorizzazione del giudice e di liquidazione, quindi, del patrimonio ereditario, non possono essere considerati (atti) esecutivi, perché in alcun modo possono ricondursi ad una azione esecutiva, caratterizzata dalla funzione di realizzazione della pretesa del creditore precedente, e possono essere, pertanto, oggetto non della opposizione di cui all’art. 617 c.p.c. ma, se si tratta di provvedimenti pronunciati dal giudice che ha autorizzato la vendita per la soluzione delle questioni sorte nel corso di questa, del reclamo previsto dall’art. 739 dello stesso codice (nella specie, si trattava del decreto con il quale il tribunale, provvedendo su una richiesta di istruzioni del notaio incaricato della vendita, aveva dichiarato inammissibile l’offerta di aumento di sesto presentata, dopo l’aggiudicazione, da una delle parti che avevano partecipato all’asta). Cass. 29 ottobre 1993, n. 10778.

 

Contra: Il procedimento camerale è richiamato dalla disciplina della liquidazione del patrimonio ereditario esclusivamente per l’autorizzazione alla vendita; conseguentemente, le questioni inerenti l’esecuzione della vendita dei beni ereditari (in particolare là di offerte dopo l’incanto) possono essere dedotte con l’opposizione agli atti esecutivi, non anche mediante reclamo, che se proposto, va dichiarato inammissibile App. Bari, 14 dicembre 1991.



 
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