codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 740 cod. proc. civile: Reclamo del pubblico ministero

Il pubblico ministero, entro dieci giorni dalla comunicazione, può proporre reclamo contro i decreti del giudice tutelare e contro quelli del tribunale per i quali è necessario il suo parere.


Giurisprudenza annotata

Reclami del pubblico ministero.

 

 

  1. Ambito di applicazione; 1.1. Procedimento di nomina del curatore speciale al minore; 2. Inammissibilità; 3. Legittimazione al ricorso in cassazione.

 

 

  1. Ambito di applicazione.

Il procedimento camerale previsto dall’art. 274 c.c. ha carattere contenzioso, ne consegue che per le modalità espressamente regolate dalla norma in questione, è possibile far ricorso dalle formalità ed ai termini di cui agli artt. 739 e ss. c.p.c. Tuttavia non è ammissibile integrare l’art. 274 c.c. con l’art. 740 c.p.c., in quanto in relazione al carattere contenzioso del procedimento di cui si tratta prevale, con riguardo all’impugnazione, il principio contenuto nell’art. 72 c.p.c., che esclude al P.M., interveniente nelle cause che egli non avrebbe potuto proporre, il potere di impugnazione. App. Napoli, 13 febbraio 1997.

 

In tema di concordato preventivo, il P.M. non è legittimato a proporre reclamo, ai sensi degli artt. 26 e 164 della legge fall., avverso il decreto di liquidazione delle competenze professionali spettanti ai difensori del liquidatore e della procedura per l’attività prestata nel giudizio di risoluzione del concordato, non essendo detta legittimazione ricollegabile né al suo intervento nella procedura, il quale, pur essendo previsto dall’art. 162 della legge fall. a garanzia dell’interesse generale al corretto ingresso e svolgimento della procedura esdebitatoria, non costituisce espressione di un potere d’azione, tale da abilitarlo all’impugnazione ai sensi degli artt. 70, primo comma, n. 1 e 72, primo comma, c.p.c., né all’art. 740 c.p.c., non trattandosi di decreto emesso all’esito di un procedimento camerale nel quale sia richiesto il suo parere, né infine all’art. 11, quinto comma, della legge n. 319 del 1980, non essendo la funzione del difensore equiparabile a quella degli ausiliari del giudice. Cass. 31 marzo 2010, n. 7953.

 

 

1.1. Procedimento di nomina del curatore speciale al minore.

Nel procedimento di nomina del curatore speciale al minore ai sensi dell’art. 244 c.c., appartenente alla categoria dei procedimenti camerali unilaterali, la legittimazione a chiedere detta nomina, o ad impugnare il relativo diniego, è attribuita (ai fini esclusivi di tutela del minore) unicamente al P.M., con esclusione di qualsiasi interferenza degli altri soggetti, che pur siano affettivamente e moralmente coinvolti, come i genitori legittimi e il sedicente padre biologico, i quali assumono, appunto, nel procedimento la veste di semplici «informatori», che offrono al giudice elementi di valutazione dell’interesse del minore, e non la qualità di parti abilitate a far valere situazioni soggettive proprie; ne consegue che gli stessi soggetti non possono essere destinatari di condanna alle spese giudiziali della fase di reclamo. Cass. 19 settembre 2003, n. 13892.

 

 

  1. Inammissibilità.

Le forme di comunicazione previste dall’art. 136 c.p.c. non sono tassative, potendo risultare idonee anche forme diverse, qualora queste forniscano la prova sia che la notizia è pervenuta a conoscenza del destinatario, sia della data in cui è avvenuto. (Nella specie è stato dichiarato inammissibile il reclamo proposto dal P.M. ex art. 740 c.p.c., poiché erano già trascorsi dieci giorni dalla data in cui la cancelleria del tribunale aveva trasmesso all’ufficio del P.M., con forme diverse da quelle previste dall’art. 136 c.p.c. e senza alcuna indicazione sulla ragione della trasmissione, non soltanto il decreto che doveva essere comunicato, ma l’intero fascicolo del procedimento). App. Cagliari, 16 luglio 1996.

 

È inammissibile, per difetto di legittimazione, l’impugnazione presentata dal P.M. presso la Corte d’Appello avverso il decreto con il quale la stessa Corte d’Appello - applicando il principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione (sentenza n. 21748 del 2007) - accoglieva l’istanza congiunta del tutore (padre) e del curatore speciale di persona in stato vegetativo permanente dal 1992 e autorizzava l’interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale realizzato mediante alimentazione di sondino nasogastrico. All’esito di una compiuta ricostruzione della vicenda giudiziaria, le Sez. Un., - facendo applicazione di principi consolidati nella giurisprudenza e ripercorrendo le funzioni attribuite al P.M. nel processo civile - hanno, in particolare, chiarito che: a) al fine di estendere il limitato potere di impugnazione del P.M. non varrebbe l’interpretazione estensiva della nozione di questioni attinenti allo “stato e capacità delle persone”, atteso che anche in queste ipotesi alla previsione dell’intervento necessario del P.M. non si accompagna il potere di impugnazione, identificandosi le relative funzioni in quelle che svolge il Procuratore generale presso la Cassazione; b) non è utile il richiamo alla impugnazione nell’”interesse della legge” di cui al novellato art. 363 c.p.c.; c) la limitazione del potere di impugnazione del P.M. presso il giudice del merito si sottrae a dubbi di legittimità costituzionale, stante l’evidente ragionevolezza del non identico trattamento di fattispecie in cui viene in rilievo un diritto personalissimo di spessore costituzionale (autodeterminazione terapeutica), rispetto al quale è coerente che il P.M. non possa contrapporsi fino al punto della impugnazione di decisione di accoglimento della domanda di tutela del titolare, e fattispecie connotate da prevalente interesse pubblico, come quelle cui fa rinvio l’art. c.p.c.”. Cass., Sez. Un., 13 novembre 2008, n. 2714.

 

 

  1. Legittimazione al ricorso in cassazione.

Non essendo configurabile un intervento necessario o un parere obbligatorio del P.M. nel procedimento, che si svolge nei modi di cui agli artt. 737 ss. c.p.c., conseguente al ricorso dello straniero, titolare di permesso di soggiorno, avverso il provvedimento della p.a. di diniego al nulla osta al ricongiungimento familiare (artt. 29 e 30, comma 6, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, e succ. modif.), ed essendo del pari da escludere che l’impugnativa de qua riguardi lo stato e la capacità delle persone, deve negarsi al procuratore generale presso la Corte d’appello la legittimazione a proporre ricorso per cassazione avverso il decreto reso, in sede di reclamo, dalla Corte d’appello. Cass. 9 giugno 2004, n. 10886.



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti