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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 741 cod. proc. civile: Efficacia dei provvedimenti

I decreti acquistano efficacia quando sono decorsi i termini di cui agli articoli precedenti senza che sia stato proposto reclamo.
Se vi sono ragioni d’urgenza, il giudice può tuttavia disporre che il decreto abbia efficacia immediata. (1)

(1) La Corte costituzionale con sentenza 27 giugno 1986, n. 156 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui disciplinando il reclamo avverso i decreti del giudice delegato (di determinazione dei compensi ad incaricati per opera prestata nell’interesse della procura di amministrazione controllata) fa decorrere il termine per reclamo dal deposito del decreto in cancelleria anziché dalla comunicazione eseguita con il rispetto delle vigenti disposizioni procedurali.


Giurisprudenza annotata

Efficacia dei provvedimenti.

 

 

  1. Efficacia definitiva; 2. Giudicato; 2.1. Soggiorno dello straniero sul territorio italiano; 3. Delibazione di sentenza straniera; 4. Efficacia immediata; 4.1. Nomina dell’amministratore giudiziario della società; 5. Efficacia non immediata; 5.1. Modifica delle condizioni di separazione; 6. Esecutività.

 

 

  1. Efficacia definitiva.

Il provvedimento in camera di consiglio, statuente la revoca dell’amministratore del condominio, ha efficacia, ai sensi dell’art. 741 c.p.c., dalla data dell’inutile spirare del termine per il reclamo avverso di esso, e non già dalla data della relativa istanza, non essendo al riguardo applicabile - data la diversità, per natura, funzione e contenuto, del detto provvedimento di volontaria giurisdizione rispetto alla sentenza - il principio di retroattività di questa al momento della domanda. (Nella specie, la S.C., in base all’enunciato principio, ha confermato la decisione del merito che aveva riconosciuto l’efficacia interruttiva della prescrizione di debiti dei singoli condomini, con riguardo ad un atto ricognitivo di tali debiti compiuto dall’amministratore in data anteriore a quella d’inizio dell’efficacia del provvedimento camerale dispositivo della sua revoca). Cass. lav., 1° febbraio 1990, n. 666.

 

 

  1. Giudicato.

I decreti emessi nell’ambito dei procedimenti di volontaria giurisdizione rispettivamente previsti dagli artt. 737-742-bis c.p.c. e dagli artt. 25-33 D.Lgs. n. 5 del 2003 non sono idonei a conseguire la cosa giudicata, in senso formale e sostanziale, potendo essere modificati e revocati in ogni tempo. Trib. Roma, 6 luglio 2004.

 

 

2.1. Soggiorno dello straniero sul territorio italiano.

Nella disciplina dei rapporti di durata o ad effetti protratti nel tempo, tra i quali deve annoverarsi la condizione dello straniero di soggiorno sul territorio italiano e la potestà della P.A. di regolare i flussi e le condizioni di permanenza degli extracomunitari, il giudicato opera rebus sic stantibus. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che il «giudicato di inespellabilità» di un cittadino straniero non poteva esplicare i suoi effetti oltre la data nella quale la normativa generale sopravvenuta - D.Lgs. n. 286 del 1998 - regolava tutte le situazioni dei cittadini extracomunitari presenti in Italia ed, in modo esaustivo, le ipotesi per l’acquisizione di un titolo per il regolare soggiorno). Cass. 8 novembre 2007, n. 23355.

 

 

  1. Delibazione di sentenza straniera.

L’art. 801 c.p.c., che ha stabilito che agli atti dei giudici stranieri in materia di volontaria giurisdizione è attribuita efficacia in Italia a norma degli artt. 796 e 797 «in quanto applicabili» va inteso nel senso che per la delibazione di tali provvedimenti - il cui contenuto va approvato dal giudice di merito in base agli elementi che lo contraddistinguono indipendentemente dal nomen iuris che ad essi è stato attribuito - l’applicazione delle predette norme va adattata alla particolare materia dei provvedimenti stessi nei limiti, nei termini e secondo le modalità con essi compatibili. Così, il requisito della definitività, che l’art. 797 c.p.c. pone tra le condizioni per la dichiarazione d’efficacia della sentenza straniera, non può essere trasferito nel campo dei provvedimenti di volontaria giurisdizione che, per la loro natura, non sono suscettibili di passare in giudicato, e per i quali, pertanto, tale requisito va inteso nel senso che, perché un provvedimento straniero possa essere delibato, esso deve avere acquistato efficacia ai sensi dell’art. 741 c.p.c. (e cioè non deve essere stato reclamato nei termini previsti) e stabilità nell’ordinamento straniero, indipendentemente dalla sua eventuale provvisorietà. La delibazione rimane, invece, esclusa ove il provvedimento abbia avuto dall’origine carattere temporaneo, essendo stato adottato unicamente per far fronte ad esigenze di carattere temporaneo. Resta salva in ogni caso, la necessità di riscontrare la sussistenza delle ulteriori condizioni previste dell’art. 797 c.p.c., in quanto compatibili con la natura del provvedimento di cui si tratta. Cass. 12 novembre 1998, n. 11422.

 

 

  1. Efficacia immediata.

Nei procedimenti in camera di consiglio e con riguardo alla procedura per la revisione delle disposizioni riguardanti l’affidamento dei figli ed i rapporti patrimoniali, prevista dall’art. 9 della legge n. 898 del 1970, sostituito dall’art. 13 della legge n. 74 del 1987, il decreto emesso dalla Corte di appello a seguito di reclamo è immediatamente esecutivo, riferendosi l’art. 741 c.p.c. ai decreti emessi in primo grado, atteso che ha riguardo ai termini e reclami previsti dagli articoli precedenti. Ne consegue che l’esecuzione di tale decreto da parte dell’obbligato non ne comporta acquiescenza e quindi preclusione alla sua impugnazione in sede di legittimità. Cass. 26 febbraio 1988, n. 2050.

 

 

4.1. Nomina dell’amministratore giudiziario della società.

La nomina dell’amministratore giudiziario della società, all’esito del procedimento di cui all’art. 2409 c.c., è per sua natura immediatamente esecutiva, senza che occorra la specifica dichiarazione di cui all’art. 741, comma 2, c.p.c. App. Firenze, 18 settembre 2001.

 

 

  1. Efficacia non immediata.

Il decreto di revoca degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali e di nomina di un amministratore giudiziario, emesso del tribunale ai sensi dell’art. 2409 c.c., non è immediatamente efficace, a meno che il tribunale stesso abbia statuito in tal senso per motivi di urgenza ex art. 741 c.p.c.; tuttavia, in quest’ultimo caso, la Corte d’appello adita con reclamo ex art. 739 c.p.c. può disporre la revoca della declaratoria di esecutività del provvedimento reclamato (o la sospensione della sua efficacia esecutiva fino alla definizione del procedimento di impugnazione). App. Roma, 10 agosto 2000.

 

L’espresso richiamo dell’art. 710 c.p.c. alla disciplina dei procedimenti in camera di consiglio (art. 737 ss. c.p.c.) e, di essa, alla previsione di esecutorietà solo ad opera del giudice (art. 741 c.p.c.) impedisce che i provvedimenti di modifica delle condizioni di separazione (e del divorzio) possano ritenersi immediatamente esecutivi. Cass. 27 aprile 2011, n. 9373.

 

Il decreto con il quale il tribunale definisce il giudizio di modifica delle condizioni della separazione e del divorzio non è immediatamente esecutivo ed è, invece, disciplinato dall’art. 741 c.p.c. Cass. 27 aprile 2011, n. 9373.

 

Il decreto emesso all’esito del procedimento di modifica delle condizioni di separazione non è immediatamente esecutivo, a meno che il giudice non abbia disposto, in presenza di ragioni di urgenza, che esso abbia efficacia immediata. Cass. 27 aprile 2011, n. 9373.

 

 

5.1. Modifica delle condizioni di separazione.

Al provvedimento emesso in sede di modifica delle condizioni di separazione ex art. 710 c.p.c. non si applica il regime della provvisoria esecuzione previsto per le sentenze dall’art. 282 c.p.c., bensì quello speciale previsto per i procedimenti camerali dall’art. 741 c.p.c. App. Milano, 25 febbraio 2004.

 

 

  1. Esecutività.

È possibile esperire il ricorso per ottemperanza anche nei confronti dei decreti di condanna all’equa riparazione previsti dall’art. 3 della l. 24 marzo 2001 n. 89. Nonostante l’articolo 3 cit. richiami il procedimento in camera di consiglio tramite rinvio agli artt. 737 e seguenti del codice di procedura civile, la cui caratteristica è notoriamente la inidoneità al passaggio in giudicato a causa della loro modificabilità e revocabilità e quindi la loro sottoposizione alla c.d. clausola rebus sic stantibus, non può recarsi in dubbio che d’altra parte, sulla base del comma 6 dell’articolo 3 della L. 89/2001, che stabilisce che il decreto è ricorribile solo per Cassazione e che esso è immediatamente esecutivo, tale provvedimento sia assimilato a ogni altro titolo di provvedimento idoneo ad assumere la forza e la efficacia di giudicato e risulti, nelle more della impugnabilità con rimedi non straordinari, munito di esecutività. T.A.R. Puglia, Lecce, 24 febbraio 2011, n. 359.



 
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