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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 742 cod. proc. civile: Revocabilità dei provvedimenti

I decreti possono essere in ogni tempo modificati o revocati, ma restano salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in forza di convenzioni anteriori alla modificazione o alla revoca.


Giurisprudenza annotata

Revocabilità dei provvedimenti.

 

  1. Condizioni di applicabilità; 2. Competenza; 2.1. Provvedimenti del giudice tutelare; 3. Legittimazione; 4. Diritti dei terzi; 4.1. Pregiudizio ai diritti dei terzi; 5. Ricorso straordinario in cassazione: inammissibilità; 5.1. Eccezione al principio dell’inammissibilità; 5.1.1. Revisione delle condizioni inerenti ai rapporti patrimoniali tra coniugi divorziati e al mantenimento della prole; 6. Varie.

 

 

  1. Condizioni di applicabilità.

La convalida del trattenimento dello straniero espulso dal territorio dello Stato disposto dal questore ai sensi dell’art. 14 D.Lgs. 25 luglio 1998 n. 286, non è revocabile a norma dell’art. 742 c.p.c., in quanto tale norma non è invocabile tutte le volte che il provvedimento abbia, come nel caso, carattere decisorio e natura sostanziale di sentenza, non rilevando, in proposito, il richiamo al procedimento in camera di consiglio espresso nell’art. 13-bis, e la menzione, negli artt. 13 e 14 dello stesso decreto, degli artt. 737 ss. c.p.c.; né l’esclusione espressa della reclamabilità per i giudizi di espulsione (art. 13-bis, D.Lgs. n. 286 del 1998, come modificato dall’art. 4, D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 113), e non per quelli di convalida (art. 14 comma 6, D.Lgs. n. 286 del 1998), vale a consentire, per implicito, la reclamabilità di questi ultimi. (La S.C. ha così annullato senza rinvio il provvedimento con il quale il tribunale aveva disposto, su istanza dell’espulso, la revoca del proprio precedente decreto di convalida). Cass. 15 giugno 2004, n. 11268.

 

 

  1. Competenza.

Il potere di revoca o modifica dei provvedimenti di volontaria giurisdizione, al quale si riferisce l’art. 742 c.p.c., spetta unicamente al giudice che ha emesso il provvedimento e non può essere esercitato dal giudice adito, in sede contenziosa, dalla parte che assuma di avere subito pregiudizio per effetto del negozio autorizzato con quel provvedimento, essendo a quest’ultimo giudice consentito solo un sindacato di mera legittimità, e non anche la rivalutazione dei motivi di opportunità o di convenienza ed il riesame dei presupposti, del provvedimento medesimo. Cass. 13 marzo 1992, n. 3055.

 

 

2.1. Provvedimenti del giudice tutelare.

In tema di provvedimenti di volontaria giurisdizione del giudice tutelare, sempre revocabili o modificabili a norma dell’art. 742 c.p.c., non è ipotizzabile una richiesta di riesame avanzata, anziché al giudice tutelare, al giudice (Tribunale ordinario o Tribunale per i minorenni) investito della competenza ad esaminare il reclamo (art. 45 disp. att. c.c.), il quale abbia già consumato tale potere respingendo il reclamo in precedenza proposto dal richiedente avverso il provvedimento del predetto giudice monocratico. Cass. 10 aprile 1993, n. 4353.

 

 

  1. Legittimazione.

In ordine alla legittimazione e all’interesse dei terzi interessati ad agire in via contenziosa contro un provvedimento di volontaria giurisdizione autorizzativi di un atto lesivo di un loro diritto, occorre distinguere a seconda che i vizi del provvedimento comportino, o non, la nullità dell’atto autorizzativi. Ove tale nullità sussiste, l’azione può essere proposta da chiunque vi abbia interesse. Se, invece, i vizi o, addirittura, la mancanza dell’autorizzazione non sono causa di nullità dell’atto autorizzativi, in quanto l’autorizzazione non attiene a un requisito essenziale di questo, bensì alla considerazione di particolari interessi che possono essere soddisfatti anche in assenza di essa o che comunque, non sono tutelabili senza un apposita domanda dei portatori degli interessi medesimi, i soggetti diversi da tali interessati non sono legittimati all’azione dichiarativa dei vizi dell’autorizzazione o non hanno interesse a proporla. In particolare, essi non vi hanno interesse anche se la stessa autorizzazione sia nulla, in quanto tale nullità comporta la semplice annullabilità dell’atto, che non potrebbe essere da essi opposta; non sono legittimati, ove il provvedimento autorizzatorio sia annullabile, poiché, allora questo atto disposto a tutela di un particolare interesse, potrà essere annullato solo su istanza del portatore di tale interesse «salvo i casi annullabilità assoluta». Cass. 9 dicembre 1971, n. 3563.

 

 

  1. Diritti dei terzi.

In tema di procedimento in camera di consiglio, l’art. 742 c.p.c., disponendo che i decreti possono essere in ogni tempo modificati o revocati, restando salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in forza di convenzioni anteriori alla modificazione o alla revoca, prevede, ai fini della tutela dei diritti dei terzi, una situazione negoziale che si svolge secondo un ordine cronologico rigoroso, costituito dal provvedimento del giudice, dalla convenzione e poi dal decreto di modificazione o di revoca e ricollega la buona fede del terzo che deve sussistere al momento della convenzione, alla preesistenza del provvedimento poi modificato o revocato. Pertanto, la norma non trova applicazione nei casi in cui il provvedimento del giudice, anziché anteriore, sia successivo alla convenzione dalla quale da cui derivano i diritti di cui il terzo richiede la tutela. La possibilità di modificazioni o di revoca dei provvedimenti pronunciati in camera di consiglio, la quale è giustificata dalla mancanza della cosa giudicata in relazione al loro contenuto non decisorio, non trova limiti neanche nel compimento del negozio rispetto al quel provvedimento funziona da presupposto. In tal caso il rigore del principio, che indurrebbe all’annullamento del negozio per il venire meno del suo presupposto, è temperato dall’esigenza della tutela del diritto acquistato dal terzo di buona fede. Siffatta tutela, è, peraltro, ricollegata all’esistenza del provvedimento che ne costituisce il presupposto necessario e indefettibile in sua mancanza, non è neanche ammissibile un indagine sulla buona fede del terzo nel caso concreto, non essendo questa in alcun modo configurabile o ipotizzabile. Cass. 16 luglio 1963, n. 1936.

 

 

4.1. Pregiudizio ai diritti dei terzi.

La norma di cui all’art. 742 c.p.c. che, per il caso di revoca o modifica dei provvedimenti di volontaria giurisdizione, fa salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede in base a contratti anteriori alla revoca o alla modifica stessa, non è applicabile all’ipotesi in cui i suddetti provvedimenti siano stati revocati a seguito di reclamo, in quanto i provvedimenti di volontaria giurisdizione divengono efficaci, ai sensi dell’art. 741 c.p.c. soltanto dopo che siano decorsi i termini per la proposizione del reclamo e, pertanto, sino a quel momento non possono costituire il presupposto di valide fattispecie acquisitive a favore di terzi. Cass. 8 gennaio 1975, n. 32.

 

 

  1. Ricorso straordinario in cassazione: inammissibilità.

È inammissibile il ricorso straordinario in cassazione, ai sensi dell’art. 111, secondo comma, Costituzione, avverso il provvedimento della Corte di appello emesso su reclamo, ai sensi dell’art. 742 c.p.c., contro il provvedimento del tribunale in sede di volontaria giurisdizione - nella specie in tema di revoca dell’amministratore di un condominio - trattandosi di provvedimento inidoneo al giudicato e non destinato ad incidere su posizioni di diritto soggettivo, bensì modificabile e revocabile in ogni tempo, anche con efficacia ex tunc. L’inammissibilità è invece da escludere in altre ipotesi, in cui il ricorso sia espressamente previsto dalla legge (art. 5, l. 13 aprile 1988, n. 117) o il procedimento si concluda con sentenza (artt. 724 e 728 c.p.c.), o il ricorso sia proposto per motivi di giurisdizione o competenza o vizi di ordine processuale. Cass. 23 febbraio 1999, n. 1493; conforme Cass., Sez. Un., 29 ottobre 2004; Cass. 10 maggio 1997, n. 4090.

 

 

5.1. Eccezione al principio dell’inammissibilità.

Il principio della non esperibilità del ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso provvedimenti di volontaria giurisdizione (fra i quali rientrano - siccome non risolvono conflitti fra diritti posti su piano paritario, e siccome sempre revocabili e modificabili ed inidonei al giudicato - anche quelli modificativi, ablativi o restitutivi della potestà dei genitori resi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330, 332, 333 e 336 c.c.) non opera in caso di decreto della Corte di appello che, fuori dalla sede di reclamo, revochi un precedente suo decreto con il quale aveva confermato un provvedimento del tribunale dei minorenni che aveva pronunciato la decadenza di uno dei genitori dall’esercizio della potestà parentale. Infatti, in tal caso, il ricorrente sottopone all’esame del giudice di legittimità il proprio diritto soggettivo al rispetto delle regole processuali che sono rivolte a garantire il doppio grado di giudizio; diritto la cui intangibilità non viene meno per il solo fatto della revocabilità e modificabilità, in ogni tempo, dei provvedimenti di volontaria giurisdizione. Cass. 11 febbraio 1997, n. 1278.

 

 

5.1.1. Revisione delle condizioni inerenti ai rapporti patrimoniali tra coniugi divorziati e al mantenimento della prole.

Il decreto con cui la Corte d’appello provvede, su reclamo delle parti ex art. 739 c.p.c., alla revisione delle condizioni inerenti ai rapporti patrimoniali fra i coniugi divorziati ed al mantenimento della prole, ha carattere decisorio e definitivo, ed è pertanto ricorribile per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., mentre non può essere revocato o modificato ai sensi dell’art. 742 c.p.c., il quale si riferisce unicamente ai provvedimenti camerali privi dei predetti caratteri di decisorietà e definitività; ne consegue che un eventuale provvedimento di revoca o modifica del decreto in questione ai sensi dell’art. 742 c.p.c. deve ritenersi privo di effetti giuridici, in quanto emanato dal giudice in carenza assoluta di potere giurisdizionale, e non è quindi impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 31 ottobre 2005, n. 21190; conforme Cass. 6 novembre 2006, n. 10130.

 

È inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il decreto camerale che conferma, rigettando l’istanza di revoca ex art. 742 c.p.c., il decreto di cessazione dell’eredità giacente e di consegna del compendio ereditario agli eredi legittimi, in sede di reclamo avverso il provvedimento negativo del pretore, trattandosi di provvedimento privo dei caratteri della decisorietà e della definitività, insuscettibile come tale di passaggio in cosa giudicata, senza che rilevi in contrario l’essere stato il provvedimento adottato in considerazione della falsità del testamento e della conseguente definitiva negazione al ricorrente della titolarità dei beni ereditari, trattandosi di cognizione meramente incidentale della relative situazioni, in relazione alla funzione del provvedimento medesimo, il quale, essendo diretto a determinare la suddetta cessazione, ha quale presupposto logico e giuridico l’accettazione dell’eredità da parte di un chiamato che non sia nel possesso di quei beni e non già l’accertamento della legittimità della prevalenza della chiamata legittima su quella testamentaria. Cass. 26 aprile 1994, n. 3942.

 

 

  1. Varie.

Il decreto della corte d’appello, emesso in un procedimento contenzioso avente ad oggetto l’attribuzione di una quota di T.F.R., ai sensi dell’art. 12 bis della legge 1° dicembre 1970, n. 898, ha valore di sentenza ed è idoneo a passare in giudicato, onde non è revocabile ai sensi dell’art. 742 c.p.c. - norma che riguarda i soli procedimenti di volontaria giurisdizione e che si riferisce proprio ai decreti conclusivi di tali procedimenti ma privi del carattere di decisorietà - essendo impugnabile, qualora ne sussistano i presupposti, con l’azione di revocazione di cui all’art. 395 c.p.c. Ne consegue che è inammissibile il ricorso per cassazione proposto avverso il decreto in tal caso emesso dalla corte d’appello su ricorso ex art. 742 c.p.c. Cass. 30 dicembre 2011, n. 30200.



 
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