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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 743 cod. proc. civile: Copie degli atti

Qualunque depositario pubblico, autorizzato a spedire copia degli atti che detiene, deve rilasciarne copia autentica, ancorché l’istante o i suoi autori non siano stati parte nell’atto, sotto pena dei danni e delle spese, salve le disposizioni speciali della legge sulle tasse di registro e bollo.
La copia d’un testamento pubblico non può essere spedita durante la vita del testatore, tranne che a sua istanza, della quale si fa menzione nella copia.


Giurisprudenza annotata

Copie degli atti.

 

 

  1. Nozione di pubblico depositario; 2. Particolare competenza dell’ufficiale giudiziario; 3. «Silenzio assenso» su domanda di concessione edilizia; 4. Vendita immobiliare con accollo del mutuo; 5. Copia di copia di atto pubblico; 6. Copia di sentenza; 7. Copia di provvedimenti giurisdizionali e imposta di registro; 8. Giurisdizione del giudice ordinario.

 

 

  1. Nozione di pubblico depositario.

L’art. 743 c.p.c. (che prevede l’obbligo per il depositario pubblico di rilasciare copia autentica degli atti che detiene) riguarda solo i «pubblici depositari», cioè coloro ai quali la legge attribuisce la funzione fondamentale di detenere gli atti a disposizione del pubblico (notai, conservatori dei registri immobiliari, cancellieri ecc.), e non certamente i pubblici funzionari i quali abbiano a disposizione gli atti dell’ente pubblico per motivo del loro ufficio. Cass., Sez. Un., 3 marzo 1961, n. 456; conforme Cass., Sez. Un., 20 marzo 1986, n. 1973.

 

Dall’interpretazione del combinato disposto di cui agli art. 16, 17 e 18 d.p.r. 131/1986 discende che l’Agenzia delle Entrate deve essere considerata titolare di «pubblico archivio» ai sensi dell’art. 2658 c.c. e non semplicemente «un pubblico funzionario che detiene gli atti solo in ragione delle funzioni di registrazione»; conseguentemente è tenuta a conservare l’unico originale delle scritture private presentate, potendo restituire solamente una copia conforme, la quale assume efficacia probatoria pari all’originale e costituisce titolo idoneo alla trascrizione se le sottoscrizioni sono state giudizialmente accertate (come è avvenuto nel caso di specie); risulta pertanto illegittimo il rifiuto del conservatore richiesto di tale formalità (art. 2674 c.c.). Trib. Chiavari, 8 febbraio 2010.

 

Ai fini dell’ammissione di un credito d’imposta al passivo fallimentare (art. 45 D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602), la copia della parte del ruolo relativa al contribuente, munita della dichiarazione di conformità all’originale resa dal collettore delle imposte, costituisce prova del credito, ai sensi dell’art. 2718 c.c. (secondo cui le copie parziali o le riproduzioni per estratto, rilasciate nella forma prescritta da pubblici ufficiali che ne sono depositari e sono debitamente autorizzati, fanno piena prova solo per quella parte dell’originale che riproducono letteralmente), atteso che il collettore esercita le stesse funzioni dell’esattore, di cui è coadiutore (art. 130 D.P.R. 15 maggio 1963 n. 858), e che l’esattore, pur non rientrando tra i “pubblici depositari” - cui la legge attribuisce la funzione di tenere gli atti a disposizione del pubblico e che sono obbligati, ex art. 743 c.p.c., a rilasciare copia degli atti anche a chi non ne è parte - è tuttavia un “depositario” del ruolo, datogli in consegna dall’intendente di finanza (art. 24 D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602), ed inoltre è autorizzato a rilasciarne copia, ai sensi dell’art. 14 l. 4 gennaio 1968 n. 15 (secondo cui l’autenticazione delle copie, anche parziali, può essere fatta dal pubblico ufficiale presso il quale è depositato l’originale). Cass. 5 dicembre 2011, n. 25962; parz. conforme Cass. 6 maggio 1994, n. 4426.

 

 

  1. Particolare competenza dell’ufficiale giudiziario.

L’art. 111 del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, pur non conferendo all’ufficiale giudiziario una generale competenza in materia di rilascio di copie autentiche di atti pubblici - che resta riservata, ai sensi dell’art. 14 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, al pubblico ufficiale emittente o depositario o destinatario, nonché al notaio, al cancelliere, al segretario comunale o ad altro funzionario incaricato dal sindaco - né una competenza specifica al rilascio di copia conforme all’originale degli atti giudiziari (spettante al cancelliere), gli attribuisce la particolare competenza - concorrente con quella analoga di quest’ultimo - a rilasciare, ai fini della notifica, ulteriori copie di atti, quali le sentenze, senza limitazioni od eccezioni di sorta. Cass. 17 dicembre 1993, n. 12516.

 

Il notaio, in qualità di depositario dell’originale di un atto pubblico, può legittimamente rifiutarsi di rilasciare copie della copia rilasciata in forma esecutiva, in quanto tali copie possono essere fatte dall’ufficiale giudiziario notificante. Trib. Trani, 26 ottobre 1984.

 

  1. «Silenzio assenso» su domanda di concessione edilizia.

Il provvedimento, con il quale il presidente del tribunale, nell’ambito della procedura contemplata dagli artt. 743 e ss. c.p.c. in tema di copie di atti pubblici, ordini all’autorità comunale di rilasciare copia legale di una domanda di concessione edilizia presentata dal privato, ravvisando la ricorrenza dei requisiti previsti dall’art. 8 del d.l. 23 gennaio 1982, n. 9 (convertito, con modificazioni, in legge 25 marzo 1982, n. 94), per la configurabilità di un «silenzio-assenso» dell’amministrazione equiparabile all’accoglimento di detta domanda, comporta l’esercizio di funzioni esorbitanti dalle attribuzioni del predetto giudice, sia per l’applicabilità di detta procedura ai soli atti tenuti da pubblici funzionari a disposizione del pubblico, non anche quindi a quelli tenuti per ragioni del loro ufficio, sia per il tradursi di quell’ordine in una condanna dell’amministrazione ad un facere in un settore affidato ai suoi poteri autoritativi, con conseguente violazione del divieto posto dall’art. 4 della legge 20 marzo 1865 n. 2248 all. E, e gli indicati vizi devono ritenersi denunciabili con ricorso per cassazione a norma dell’art. 111 della Costituzione, in considerazione della portata sostanzialmente decisoria del provvedimento medesimo. Cass., Sez. Un., 20 marzo 1986, n. 1973.

Contra: Il rilascio di copia della domanda di concessione edilizia, allorquando siasi formato il silenzio-accoglimento previsto dallo art. 8 della legge 25 marzo 1982, n. 94, corrisponde ad un diritto soggettivo perfetto del richiedente, costituendo detta copia l’equipollente della concessione; pertanto, ai sensi dell’art. 743 c.p.c., è illegittimo il rifiuto del rilascio di copia legale della domanda di concessione stessa. Trib. Trani, 5 ottobre 1982.

 

 

  1. Vendita immobiliare con accollo del mutuo.

In caso di vendita immobiliare con accollo, a carico dell’acquirente, del mutuo in precedenza contratto dal venditore, il notaio rogante è tenuto a rilasciare copia, in forma esecutiva, di tale contratto in favore del mutuante, anche se formalmente non partecipe al negozio ed anche nell’ipotesi in cui il mutuante medesimo sia già in possesso di copia esecutiva dell’originario contratto di mutuo. Trib. Trani, 28 agosto 1986.

 

 

  1. Copia di copia di atto pubblico.

Se è vero che, per l’art. 2714, secondo comma, c.c., le copie di copie di atti pubblici che fanno fede come gli originali sono quelle spedite da depositari pubblici di esse, a ciò autorizzati, tuttavia al rigore della norma può apportarsi un temperamento in casi particolari, quale è quello in cui l’atto pubblico debba essere utilizzato da una pubblica amministrazione, nell’ambito della sua attività istituzionale. In tal caso il pubblico funzionario che, per ragioni del suo ufficio, abbia il possesso di copia autentica di un atto pubblico può - in connessione con l’esercizio di funzioni di sua competenza - formarne lui stesso validamente altra copia, ancora necessaria per i fini dell’ente. (Applicazione in tema di copia di copia di procura generale notarile al difensore in giudizio dell’INPS, rilasciata da un direttore di sede dell’ente). Cass. 24 luglio 1971, n. 2478.

 

 

  1. Copia di sentenza.

La notifica della sentenza fatta in copia non ritualmente spedita dal cancelliere e quindi non autentica è giuridicamente inesistente, posto che la consegna al destinatario, da parte dell’ufficiale giudiziario, di copia conforme all’originale dell’atto da notificarsi costituisce elemento essenziale della notificazione e che la conformità all’originale dell’atto pubblico è certificata dal pubblico depositario autorizzato a spedirne copia e, in particolare, nel caso di sentenza, dal cancelliere, il quale per sua funzione istituzionale attende al rilascio di copie degli atti giudiziari, attestandone la conformità all’originale. Cass. lav., 19 maggio 1997, n. 4454.

 

Nel giudizio di cassazione, la copia della sentenza impugnata, che deve accompagnare a pena di improcedibilità il ricorso ex art. 369 c.p.c., può essere dichiarata conforme all’originale solo dal cancelliere presso il giudice a quo, in quanto unico depositario dell’originale, autorizzato a spedirne copia autentica secondo il disposto degli art. 2714, comma 1, c.c. e 743 c.p.c. (In applicazione del principio, la Corte, nel dichiarare l’improcedibilità del ricorso per cassazione, ha escluso che l’adempimento dell’onere posto a carico del ricorrente dall’art. 369, comma 2, n. 2, c.p.c., possa ritenersi realizzato mediante il deposito di copia della sentenza notificata dalla controparte, recante la dichiarazione dell’ufficiale giudiziario di consegna di copia conforme a quella recante la relazione di notificazione, risultando detta copia priva dell’attestazione del cancelliere di conformità all’originale). Cass. 6 maggio 2011, n. 10008; conforme Cass. 27 gennaio 2009, n. 1914.

 

 

  1. Copia di provvedimenti giurisdizionali e imposta di registro.

È costituzionalmente illegittimo l’art. 66, D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, nella parte in cui non consente il rilascio dell’originale o della copia esecutiva della sentenza o di altro provvedimento giurisdizionale se non dopo il pagamento dell’imposta di registro. Corte cost. 6 dicembre 2002, n. 522.

 

 

  1. Giurisdizione del giudice ordinario.

Le controversie aventi ad oggetto il diritto ad ottenere il rilascio di copie di atti detenuti da pubblici depositari a disposizione del pubblico ex art. 743 ss. c.p.c. appartengono alla giurisdizione del g.o., riferendosi a richieste che, diversamente da quelle rivolte a pubblici funzionari in relazione ad atti da essi detenuti nell’esercizio di funzioni pubbliche e formati nell’ambito di procedure amministrative, non sono dirette a rendere trasparente l’attività della p.a., ma solo a conoscere il contenuto degli atti richiesti per ragioni di carattere informativo, e non essendo dunque necessario attivare alcuna procedura di accesso ai sensi dell’art. 22 l. n. 241 del 1990.(Fattispecie relativa al diritto ad ottenere copia di sentenze di una commissione tributaria, sulla base di richiesta proposta da un soggetto estraneo al procedimento). Cass., Sez. Un., 27 gennaio 2010, n. 1629.



 
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