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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 744 cod. proc. civile: Copie o estratti da pubblici registri

I cancellieri e i depositari di pubblici registri sono tenuti, eccettuati i casi determinati dalla legge, a spedire a chiunque ne faccia istanza le copie e gli estratti degli atti giudiziali da essi detenuti, sotto pena dei danni e delle spese.


Giurisprudenza annotata

Copie o estratti da pubblici registri.

 

 

  1. Nozione di estratto; 2. Atti depositati in giudizio dalle parti; 3. Fascicolo del fallimento; 4. Copia dell’atto conclusivo dell’opposizione allo stato passivo fallimentare.

 

  1. Nozione di estratto.

La copia di un documento ne riproduce per intero il contenuto e la copia parziale lo riproduce in parte, ma integralmente nella parte riprodotta, l’estratto riguarda parti del documento (nella specie, libro dei soci), scelte eliminando elementi considerati non essenziali in relazione all’interesse che la documentazione mira a soddisfare. Cass. 12 ottobre 1994, n. 8332.

 

 

  1. Atti depositati in giudizio dalle parti.

Gli atti depositati dalle parti devono essere inseriti nel fascicolo di ufficio e devono rimanere custoditi presso la cancelleria e non possono essere restituiti alle parti stesse, che hanno facoltà di richiederne al cancelliere copie o estratti autentici (ex artt. 58 e 743 ss. c.p.c.). Cass. 14 marzo 2000, n. 2919.

 

 

  1. Fascicolo del fallimento.

La consultazione od estrazione di copie di atti del fascicolo fallimentare, che non siano per loro natura destinati alla pubblicazione, e sempreché non ricorrano specifiche posizioni tutelate nell’ambito della procedura concorsuale, non integra un diritto di ogni soggetto interessato, ma postula una specifica autorizzazione del giudice delegato (o del tribunale fallimentare in sede di reclamo), alla stregua della sua discrezionale valutazione degli interessi del procedimento fallimentare. Questo principio non soffre deroga con riguardo alla relazione del curatore, atto di natura riservata, per il caso in cui una copia sia richiesta da un terzo, estraneo al fallimento, sottoposto a procedimento penale per fatti evidenziati da detta relazione, atteso che i diritti di tale terzo, ivi compreso quello di difesa, sussistono e sono tutelabili solo nell’ambito del processo penale a suo carico. Cass. 15 gennaio 1979, n. 297.

 

Nel processo fallimentare i terzi non hanno un diritto alla libera consultazione del fascicolo fallimentare e - fuori dei casi degli atti dichiarati consultabili da chiunque (come, ad esempio, la sentenza dichiarativa di fallimento) o dai particolari soggetti destinatari degli effetti dell’atto - possono esaminare (ed, eventualmente, estrarne copia) soltanto quegli specifici atti e documenti contenuti nel fascicolo fallimentare, per i quali sussista un loro interesse diretto, concreto ed attuale. Cass. 11 dicembre 1987, n. 9171.

 

Tale interesse non sussiste nei confronti dell’ex amministratore giudiziario della società fallita, convenuto in giudizio dal curatore del fallimento per fatti dannosi commessi nell’esercizio delle sue funzioni. Cass. 25 luglio 1972, n. 2547.

 

Il soggetto nei cui confronti sia stata presentata istanza per l’estensione del fallimento, già dichiarato nei confronti di altri soggetti, non ha diritto alla consultazione dell’intero fascicolo della procedura concorsuale, contenente anche atti e documenti diversi dall’istanza di estensione e dagli atti a questa allegati, tranne che la richiesta si riferisca ad atti e documenti consultabili da chiunque ovvero a quelli per il cui esame sussista un interesse diretto ed attuale, in relazione a specifiche esigenze difensive, da valutarsi dal giudice delegato previa motivata istanza dell’interessato. Cass. 20 settembre 1993, n. 9617.

 

Il provvedimento del tribunale fallimentare di rigetto del reclamo proposto contro il decreto del giudice delegato che abbia disatteso la richiesta del fallito di consultazione e di rilascio di copia della relazione del curatore, non avendo natura decisoria né carattere di definitività, siccome revocabile dallo stesso tribunale, non può essere impugnato con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. Cass. 4 febbraio 1988, n. 1134.

Contra: Il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 della Costituzione è ammissibile avverso il decreto del tribunale fallimentare, con cui sia stato rigettato il reclamo proposto da un soggetto estraneo alla procedura concorsuale contro il rifiuto, da parte del giudice delegato, dell’autorizzazione a prendere visione del fascicolo fallimentare e ad estrarre copia di tutti gli atti e documenti, trattandosi di un provvedimento avente carattere decisorio e definitivo ed incidente su di una posizione di diritto soggettivo. Cass. 25 luglio 1972, n. 2547.

V., anche, Giurisprudenza sub art. 745, § 2.

 

 

  1. Copia dell’atto conclusivo dell’opposizione allo stato passivo fallimentare.

È incostituzionale l’art. 66, 2º comma, d.p.r. 26 aprile 1986 n. 131, nella parte in cui non prevede che la disposizione di cui al 1º comma - a tenore del quale i cancellieri, i segretari degli organi giurisdizionali e gli altri soggetti indicati nell’art. 10, lett. b), possono rilasciare originali, copie ed estratti degli atti soggetti a registrazione in termine fisso da loro formati o autenticati solo dopo che gli stessi sono stati registrati - non si applica al rilascio dell’originale o della copia dell’atto (sentenza o verbale di conciliazione) che conclude un processo di opposizione allo stato passivo fallimentare, in quanto tale atto è indispensabile per partecipare alla fase delle ripartizioni che partecipa della stessa natura dell’esecuzione forzata. Corte cost., 10 giugno 2010, n. 198.



 
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