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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 747 cod. proc. civile: Autorizzazione alla vendita dei beni ereditari

L’autorizzazione a vendere beni ereditari si chiede con ricorso diretto al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione.
Nel caso in cui i beni appartengano a incapaci deve essere sentito il giudice tutelare.
Il giudice provvede sul ricorso con decreto, contro il quale è ammesso reclamo a norma dell’articolo 739.
Se l’istanza di autorizzazione a vendere riguarda l’oggetto d’un legato di specie, il ricorso deve essere notificato al legatario.


Giurisprudenza annotata

Autorizzazione alla vendita dei beni ereditari.

 

 

  1. Competenza; 1.1. Competenza per territorio; 1.2. Beni mobili; 1.3. Successione apertasi all’estero; 2. Nozione di bene ereditario; 3. Finalità dell’autorizzazione e ambito della tutela; 4. Beni ereditari del minore; 4.1. Giudice competente ad autorizzare la vendita; 4.2. Parere del giudice tutelare; 4.3. Minore residente all’estero; 4.4. Conflitti di competenza; 4.5. Effetti della mancata autorizzazione; 4.6. Legittimazione a impugnare l’atto non autorizzato; 5. Amministrazione di sostegno; 6. Limiti di applicabilità del procedimento camerale; 7 Revoca e impugnazioni.

 

 

  1. Competenza.

 

 

1.1. Competenza per territorio.

La competenza per l’autorizzazione alla vendita dei beni mobili o immobili di una eredità beneficiata si determina con riferimento al luogo della apertura della successione che è stata accettata con il beneficio di inventario anche quando, per effetto di successiva delazione, questi beni siano entrati a fare parte di una eredità accettata puramente e semplicemente. Cass. 5 ottobre 1993, n. 9842.

 

La competenza ad autorizzare la vendita di immobili ereditati dal minore soggetto alla potestà dei genitori appartiene al giudice tutelare del luogo di residenza del primo, a norma dell'art. 320, comma 3, c.c., unicamente per quei beni che, provenendo da una successione ereditaria, si possono considerare acquisiti al suo patrimonio. Ne consegue che, ai sensi del comma 1 dell'art. 747 c.p.c., la competenza spetta, sentito il giudice tutelare, al tribunale del luogo di apertura della successione, ove il procedimento dell'acquisto "iure hereditario" non si sia ancora esaurito per essere pendente la procedura di accettazione con beneficio di inventario, in quanto, in tale ipotesi, l'indagine del giudice non è circoscritta soltanto alla tutela del minore, ai sensi dell'art. 320 c.c., ma si estende a quella degli altri soggetti interessati alla liquidazione dell'eredità, così evitandosi una disparità di trattamento fra minori "in potestate" e minori sotto tutela, con riguardo alla diversa competenza a provvedere per i primi (giudice tutelare ai sensi dell'art. 320 c.c.) e i secondi (tribunale quale giudice delle successioni, in base all'art. 747 c.p.c.).

Cassazione civile sez. II  27 luglio 2012 n. 13520

 

 

 

1.2. Beni mobili.

Anche in seguito alla riforma del giudice unico di primo grado, l’autorizzazione al compimento degli atti di straordinaria amministrazione relativi a beni mobili ereditari, è di competenza del tribunale in composizione monocratica. Trib. Lanusei, 4 gennaio 2001.

 

 

1.3. Successione apertasi all’estero.

Nel caso di vendita da parte di un minore di beni ereditari, quando la successione si sia aperta all’estero, è competente a concedere l’autorizzazione il giudice del luogo in cui si trova la maggior parte dei beni, intendendosi con tale espressione il luogo in cui si trovano i beni di maggior valore. Trib. Roma, 7 novembre 1991.

 

 

  1. Nozione di bene ereditario.

Costituiscono beni ereditari quelli che, essendo oggetto di vicende successorie non ancora definitivamente concluse, non appartengono ancora al chiamato alla successione, o quelli che, pur appartenendo già all’erede, costituiscono un patrimonio separato dagli altri suoi beni, in vista del soddisfacimento di particolari interessi di determinati soggetti. Cass., Sez. Un., 18 marzo 1981, n. 1593.

 

L’art. 747 c.p.c. trova applicazione nei casi del chiamato che non abbia ancora accettata la successione, dell’erede con beneficio d’inventario, del curatore della eredità giacente, dell’amministratore dell’eredità nelle ipotesi regolate dagli artt. 641 e 643 c.p.c., dell’erede istituito con sostituzione fidecommissaria e dell’esecutore testamentario, nei quali il passaggio in modo definitivo dei beni nel patrimonio dell’erede non si è ancora verificato, o si è verificato con talune determinate limitazioni. Cass. 25 gennaio 1968, n. 229.

 

In caso di pluralità di eredi, di cui alcuni soltanto siano qualificabili come eredi beneficiari, la vendita dei cespiti, a fini liquidatori, non deve necessariamente avvenire per l’intero e, in ogni caso, il giudice ha titolo ad autorizzare l’alienazione delle sole quote dei beni appartenenti agli eredi beneficiati, mentre gli eredi puri e semplici, che per l’opzione compiuta rispondono dei debiti ereditari con l’intero personale patrimonio, restano liberi di alienare o meno le quote dei beni oggetto del loro acquisto mortis causa. Trib. Salerno, 21 aprile 1999.

 

 

  1. Finalità dell’autorizzazione e ambito della tutela.

In tema di liquidazione dell’eredità accettata con beneficio d’inventario, poiché l’autorizzazione per la vendita di beni al fine di liquidare il patrimonio ereditario, è preordinato al solo scopo di valutare la necessità o l’utilità e convenienza della vendita, nessuna rilevanza può avere sulla validità di detta vendita la circostanza che la stessa sia stata o meno effettuata in favore delle persone indicate nel provvedimento autorizzativo. Cass. 15 aprile 1993, n. 4469.

Conf.: In tema di autorizzazione alla vendita di beni immobili la predetta autorizzazione non può essere concessa nel caso in cui l’irregolarità urbanistica di un bene immobile incida in misura superiore a un terzo del suo valore, dovendosi così ritenere compromessa la necessità o utilità e convenienza della vendita del cespite. Trib. Salerno, 13 maggio 2008.

 

La competenza del tribunale a rilasciare l’autorizzazione prevista dall’art. 747 c.p.c. riguarda non solo gli atti di vendita in senso stretto ma, in genere, tutti gli atti di straordinaria amministrazione che possano direttamente o indirettamente incidere sulla proprietà dei beni ereditari. Cass. 7 aprile 1997, n. 2994.

 

In tema di eredità beneficiata è stato precisato che, essendo l’art. 493 c.c. di stretta interpretazione, la necessità dell’autorizzazione non si estende ad atti diversi da quelli ivi contemplati. È pertanto inammissibile il ricorso presentato dagli eredi beneficiati al giudice delle successioni per essere autorizzati ad intervenire in assemblea e ad esercitare il diritto di voto inerente ad una quota compresa nell’eredità. Trib. Lanusei, 4 gennaio 2001.

 

La divisione di bene ereditario è atto di straordinaria amministrazione che può pregiudicare gli interessi dei creditori e dei legatari e deve pertanto essere autorizzato dal tribunale ex art. 747 c.p.c., previo parere del giudice tutelare quando il condividente è un minore. Trib. Torino, 31 marzo 1992.

 

In ipotesi di beni immobili provenienti da eredità accettata con beneficio di inventario, competente ad autorizzare il minore a promuovere azione di divisione è il tribunale ai sensi dell’art. 747 c.p.c., e non il giudice tutelare ai sensi dell’art. 320 c.c. Cass. 7 aprile 1997, n. 2994.

 

L’autorizzazione dell’autorità giudiziaria per la vendita di un bene di eredità beneficiata devoluta a minori è preordinata non solo a tutela di questi ultimi, attraverso la valutazione della necessità o della utilità e l’obbligo del reimpiego dei capitali riscossi, ma anche a tutela dei creditori ereditari affinché il ricavato della vendita possa formare oggetto di soddisfacimento delle loro ragioni. Pertanto il legale rappresentante del minore non può, senza una specifica autorizzazione dell’autorità giudiziaria, devolvere i capitali riscossi al soddisfacimento dell’imposta di successione. Cass. 10 dicembre 1971, n. 3597.

 

 

  1. Beni ereditari del minore.

 

 

4.1. Giudice competente ad autorizzare la vendita.

La competenza ad autorizzare la vendita di beni immobili ereditati dal minore soggetto alla potestà dei genitori appartiene al giudice tutelare del luogo di residenza del minore stesso unicamente per i beni che si possono considerare definitivamente acquisiti al patrimonio di questi, mentre appartiene al tribunale del luogo dell’apertura della successione allorché l’acquisto iure hereditatis non si sia ancora perfezionato, come quando penda la procedura di accettazione con beneficio di inventario (che si conclude non con la redazione dell’inventario, bensì al termine del procedimento liquidatorio), poiché, in tal caso, l’indagine del giudice adìto non è limitata alla tutela del minore, ma si estende a quella degli altri soggetti interessati alla liquidazione dell’eredità. App. L’Aquila, 10 luglio 2007.

 

Il bene pervenuto per successione “mortis causa” in favore di un minore deve essere considerato come definitivamente acquisito al suo patrimonio, con conseguente competenza del giudice tutelare ad autorizzarne la vendita, quando dall’inventario non risultino creditori o legatari e non risultino notificate opposizioni da parte di questi ultimi. Trib. Pistoia, 24 maggio 2010.

 

Ai fini dell’individuazione del giudice competente ad autorizzare la vendita di beni del minore pervenutigli a titolo di successione mortis causa, occorre distinguere se sia o meno ancora attuale la condizione ereditaria dei beni stessi. Nel primo caso, in cui si versa sino a quando non sia esaurita la procedura di accettazione con il beneficio d’inventario (obbligatoria per le eredità devolute ai minori), è competente, ai sensi dell’art. 747 c.p.c., il tribunale del luogo dell’aperta successione, chiamato a contemperare l’interesse del minore con quello dei creditori ereditari e dei legatari, mentre nel secondo caso è competente il giudice tutelare, ex art. 320, comma terzo, c.c. Cass., Sez. Un., 18 marzo 1981, n. 1593; conforme Cass. 7 aprile 1997, n. 2994; Cass. 26 ottobre 1994, n. 8770; Cass. lav., 19 febbraio 1987, n. 1789.

 

Conf.: La ratio del permanere della competenza in capo al Tribunale del luogo di apertura della successione, sentito il giudice tutelare, fintantoché sia pendente la procedura di accettazione con beneficio di inventario è chiarita: sia perché in tal caso l’indagine del giudice non è limitata alla tutela del minore, alla quale soltanto è circoscritta dall’art. 320 c.c., ma si estende a quella degli altri soggetti interessati alla liquidazione dell’eredità, sia perché altrimenti si determinerebbe una disparità di trattamento fra minori “in potestate” e minori sotto tutela, riguardo alla diversa competenza a provvedere per i primi (giudice tutelare ai sensi dell’art. 320 c.c.) ed i secondi (tribunale quale giudice delle successioni in base all’art. 747 c.p.c. Trib. Salerno, 9 giugno 2009.

 

Conf.: Con riferimento ai beni mobili, specifica che è tuttavia sostanzialmente impossibile ritenere cessata la loro qualità ereditaria, pur dopo la conclusione della procedura di accettazione e liquidazione con il beneficio d’inventario; conseguentemente dovendosi concludere per la necessità della procedura ex art. 747 c.p.c. non essendo ammissibile l’istanza ex art. 320 c.c. Trib. Trani, sez. Andria, 2 novembre 2009.

 

 

4.2. Parere del giudice tutelare.

In ipotesi di alienazione di beni appartenenti a minori autorizzata a norma dell’art. 747 c.p.c. la impugnativa dell’atto (nella specie: risoluzione di preliminare di compravendita di immobile) non è riservata ai soli creditori e legatari, come nel caso di autorizzazione del giudice tutelare a norma dell’art. 320 c.c., bensì deve ritenersi concessa anche al rappresentante legale dei minori, in quanto in questa situazione l’intervento protettivo del giudice tutelare si esplica in modo solo marginale, mediante un parere non vincolante, espresso in via preliminare, essendo l’autorizzazione alla vendita dei beni ereditari prevista nel prevalente interesse dei creditori e dei legatari dell’eredità. Cass. 5 febbraio 1985, n. 808.

Nella procedura prevista dall’art. 747 c.p.c. per la vendita di immobili ereditari appartenenti a minori in potestate il solo parere del giudice tutelare non è idoneo a rimuovere il limite all’esercizio del potere dispositivo sui beni ereditari stessi, essendo necessaria anche l’autorizzazione del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione. Cass. 29 giugno 1981, n. 4211.

 

 

4.3. Minore residente all’estero.

La competenza del giudice delle successioni resta ferma anche nel caso in cui il minore risieda all’estero. Pret. Genova, 16 settembre 1978.

 

 

4.4. Conflitti di competenza.

Qualora il tribunale, adito con istanza di autorizzazione alla vendita di un bene di minore, richieda il parere del giudice tutelare, e questi lo rifiuti, ritenendo inclusa nella propria sfera di competenza il provvedimento autorizzativo, deve riconoscersi al tribunale medesimo, che si ritenga competente, la facoltà di richiedere il regolamento d’ufficio, ai sensi dell’art. 45 c.p.c., stante l’applicabilità di tale norma, anche in materia di volontaria giurisdizione, con riguardo ai conflitti di competenza sia negativi che positivi. Cass. 9 settembre 1996, n. 8177; conforme Cass. 7 febbraio 1987, n. 1262.

 

 

4.5. Effetti della mancata autorizzazione.

Gli atti di disposizione compiuti dal minore (o in suo nome) in ordine a beni ereditari senza l’osservanza delle norme poste a tutela degli incapaci non sono nulli, ma semplicemente annullabili, sia a istanza dello stesso minore, sia ad istanza dei creditori e legatari dell’eredità, trattandosi di norme dettate anche a tutela dell’interesse di questi ultimi, affinché il bene alienato non venga sottratto all’asse ereditario, e possa costituire oggetto di soddisfacimento delle loro ragioni. Cass. 5 dicembre 1970, n. 2566.

 

La vendita di un bene immobile ereditario compiuta da un minore senza l’autorizzazione del tribunale costituisce un atto annullabile. in conseguenza, la mancata impugnazione dell’atto dispositivo da parte di coloro nell’interesse del quale l’autorizzazione è prescritta (creditore dell’eredità, legatari e, eventualmente, l’erede incapace) fa sì che l’atto stesso resti operante e costituisca titolo astrattamente idoneo al trasferimento della proprietà, invocabile dall’acquirente per far valere l’usucapione decennale. Cass. 15 novembre 1971, n. 3255.

 

Il contratto preliminare di vendita di un immobile pervenuto in eredità ad un minore, stipulato dal genitore senza la previa autorizzazione del tribunale prescritta dall’art. 747 c.p.c., non è inesistente o nullo bensì solo annullabile, salvo che le parti nella legittima esplicazione della loro autonomia negoziale abbiano subordinato la validità, come l’esecuzione del contratto stesso, con riguardo al termine per la stipulazione del contratto definitivo, al previo intervento della autorizzazione. Cass. 10 luglio 1991, n. 7638.

 

In tema di responsabilità disciplinare dei notai, il divieto imposto dall’art. 28 comma primo n. 1 della legge 16 febbraio 1913, n. 89 - sanzionato con la sospensione a norma dell’art. 138, comma secondo - di ricevere atti espressamente proibiti dalla legge, attiene ad ogni vizio che dia luogo ad una nullità assoluta dell’atto, con esclusione, quindi, dei vizi che comportano l’annullabilità o l’inefficacia dell’atto, ovvero la stessa nullità relativa. Pertanto, non è sanzionabile ai sensi dell’art. 28 della legge notarile la condotta del notaio che abbia ricevuto una procura a vendere beni pervenuti in eredità ad un minore senza la previa autorizzazione del tribunale prescritta dall’art. 747 c.p.c., non vertendosi in un’ipotesi di atto inesistente o nullo, ma di atto annullabile. Cass. 4 novembre 1998, n. 11071.

 

 

4.6. Legittimazione ad impugnare l’atto non autorizzato.

Qualora l’erede alienante sia un incapace e non abbia ottenuto l’autorizzazione prevista nel secondo comma del predetto art. 747 c.p.c., l’alienazione non autorizzata può essere impugnata tanto dai creditori e legatari dell’eredita, affinché il bene alienato non venga sottratto all’asse ereditario e possa costituire oggetto di soddisfacimento delle loro ragioni, quanto dallo stesso incapace, poiché la norma anzidetta è preordinata anche a sua protezione. Tuttavia, quando l’alienazione stessa venga autorizzata dal giudice tutelare ai sensi dell’art. 320 c.c., che realizza il massimo di tutela degli interessi dei minori, l’impugnativa è riservata soltanto ai creditori e legatari. Cass. 10 febbraio 1967, n. 337.

 

 

  1. Amministrazione di sostegno.

Per l’alienazione dei beni ereditari da parte di beneficiario di amministrazione di sostegno l’autorizzazione del tribunale ai sensi dell’art. 747 c.p.c. occorre anche in presenza dell’autorizzazione da parte del giudice tutelare ai sensi degli art. 375 e 411 c.c. Trib. Modena, 5 settembre 2007.

 

Deve essere respinto il ricorso ex art. 747 c.p.c. proposto dall’amministratore di sostegno di un disabile volto ad ottenere l’autorizzazione alla segregazione in un trust, istituito in favore del disabile stesso, di beni di proprietà di questi atteso che, in base alle disposizioni dell’atto istitutivo del trust, il controllo sulle effettive condizioni di vita della persona beneficiaria dell’amministrazione di sostegno e quello sulla gestione patrimoniale dei beni e sul compimento dei principali atti di straordinaria amministrazione sono sottratti all’autorità giudiziaria. Trib. Rimini, 21 agosto 2010.

 

 

  1. Limiti di applicabilità del procedimento camerale.

Il procedimento camerale è richiamato dalla disciplina della liquidazione del patrimonio ereditario esclusivamente per l’autorizzazione alla vendita; conseguentemente, le questioni inerenti l’esecuzione della vendita dei beni ereditari (in particolare, l’ammissibilità di offerte dopo l’incanto) possono essere dedotte con l’opposizione agli atti esecutivi, non anche mediante reclamo, che, se proposto, va dichiarato inammissibile. App. Bari, 14 dicembre 1991.

 

 

  1. Revoca e impugnazioni.

I decreti camerali emessi in sede di volontaria giurisdizione (nella specie: sulla richiesta di autorizzazione a vendere beni ereditari appartenenti a minori), quando risolvono una questione di competenza prospettata dalle parti o sollevata d’ufficio, assumono sul punto contenuto sostanziale di sentenza, ed ove si limitino soltanto a tale statuizione sono impugnabili esclusivamente con il regolamento necessario di competenza, e non con il reclamo previsto dall’art. 739 c.p.c.; con la conseguenza che quest’ultimo, se proposto, deve essere preliminarmente dichiarato inammissibile dal giudice superiore, al quale, pertanto, è preclusa la possibilità di richiedere regolamento d’ufficio della competenza. Cass. 24 febbraio 1983, n. 1416.

 

Sebbene per i provvedimenti di autorizzazione a vendere i beni ereditari non sia richiesto il parere del pubblico ministero, tuttavia questi può impugnare il provvedimento per un’esigenza di tutela di un interesse pubblico; sussistendo motivi di opportunità il provvedimento è revocabile (lo è del pari per vizi di legittimità iniziali o sopravvenuti. Pret. Napoli, 14 settembre 1975.

 

 



 
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