Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015

Codice proc. civile Art. 748 cod. proc. civile: Forma della vendita

Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015



La vendita dei beni ereditari deve compiersi nelle forme previste per la vendita dei beni dei minori.

Il giudice, quando occorre, fissa le modalità per la conservazione e il reimpiego del prezzo ricavato.

Giurisprudenza annotata

Forma della vendita.

 

  

 

  1. Limiti del rinvio alle norme relative all’espropriazione forzata.

Nella vendita all’incanto di beni immobili ex art. 733 c.p.c. - disposizione relativa alla vendita autorizzata dal tribunale dei minori, interdetti o inabilitati, applicabile anche alla vendita di beni ereditari per il rinvio ad essa operato dall’art. 748 - il rinvio alle norme in materia di espropriazione forzata riguarda esclusivamente le modalità della vendita e non anche la fase del trasferimento del bene. Infatti nella procedura di vendita in questione, nella quale il notaio agisce come ufficiale designato per la vendita, è inapplicabile l’art. 586, mancando un giudice dell’esecuzione che possa pronunciare il decreto di trasferimento, e la fase del traslativa è disciplinata dall’art. 191 disp. att. c.p.c., la cui enunciazione che «il processo verbale di vendita dei beni immobili appartenenti a minori costituisce titolo esecutivo per il rilascio» va interpretata nel senso che tale tipo di vendita - così come anche quella dei beni ereditari - si conclude con tale processo verbale, equivalente dell’atto notarile. Cass. 11 ottobre 1995, n. 10587.

 

Nel caso in cui il curatore dell’eredità giacente sia stato autorizzato alla vendita ai pubblici incanti di un bene dell’eredità ex artt. 508 e 409 c.c, effettuato detto incanto il trasferimento del bene deve essere realizzato dal medesimo curatore a mezzo contratto a favore dell’aggiudicatario, mentre non è applicabile l’art. 586 c.p.c. che nel diverso ambiente del processo esecutivo prevede l’emissione del decreto di trasferimento. Trib. Monza, 18 ottobre 1994.

 

Anche se assoggettati alla disciplina degli artt. 534 ss. c.p.c., espressamente richiamata dall’art. 733, al quale rinvia l’art. 748 c.p.c., gli atti relativi alla vendita dei beni ereditari, avendo solo funzione attuativa del provvedimento di autorizzazione del giudice e di liquidazione, quindi, del patrimonio ereditario, non possono essere considerati (atti) esecutivi, perché in alcun modo possono ricondursi ad una azione esecutiva, caratterizzata dalla funzione di realizzazione della pretesa del creditore procedente, e pertanto non possono essere oggetto della opposizione di cui all’art. 617 c.p.c. Possono peraltro essere proposte azioni autonome di nullità degli atti in questione. Cass. 11 ottobre 1995, n. 10587.

 

Contra: Le questioni inerenti l’esecuzione della vendita dei beni ereditari - in particolare, l’ammissibilità di offerte dopo l’incanto - possono essere dedotte con l’opposizione agli atti esecutivi, e non anche mediante reclamo, che, se proposto, va dichiarato inammissibile. App. Bari, 14 dicembre 1991.

 

Qualora un fondo rustico venga alienato - in relazione alla liquidazione di un’eredità beneficiata - attraverso pubblici incanti, una siffatta procedura non può essere equiparata a quelle ipotesi di «vendita forzata, liquidazione coatta amministrativa, fallimento» che non consentono il diritto di prelazione previsto a favore dell’affittuario coltivatore diretto dall’art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, non trattandosi, come in dette ipotesi, di procedura imposta bensì essendo possibile un inserimento del meccanismo della prelazione nella suddetta procedura, potendosi configurare un’aggiudicazione in asta pubblica condizionata al mancato esercizio della prelazione agraria da parte dell’avente diritto. Cass. 12 ottobre 1982, n. 5264.



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