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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 749 cod. proc. civile: Procedimento per la fissazione dei termini

L’istanza per fissazione di un termine entro il quale una persona deve emettere una dichiarazione o compiere un determinato atto, se non è proposta nel corso di un giudizio, si propone con ricorso al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione.
Il giudice fissa con decreto l’udienza di comparizione del ricorrente e della persona alla quale il termine deve essere imposto e stabilisce il termine entro il quale il ricorso e il decreto debbono essere notificati, a cura del ricorrente, alla persona stessa.
Il giudice provvede con ordinanza, contro la quale è ammesso reclamo al tribunale a norma dell’articolo 739. Il collegio, del quale non può far parte il giudice che ha emesso il provvedimento reclamato, provvede con ordinanza non impugnabile in camera di consiglio, previa audizione degli interessati a norma del comma precedente.
Le stesse forme si osservano per chiedere la proroga di un termine stabilito dalla legge. La proroga del termine stabilito dal giudice si chiede al giudice stesso.

 


Giurisprudenza annotata

Procedimento per la fissazione dei termini.

 

 

  1. Estensione della procura; 2. Fissazione del termine in pendenza del giudizio di merito; 3. Inammissibilità dell’istanza in grado d’appello; 4. Revoca e modifica; 5. Natura del provvedimento e impugnazioni; 5.1. Liquidazione di eredità beneficiata; 5.2. Termine per l’accettazione dell’eredità; 5.3. Liquidazione del curatore dell’eredità giacente; 5.4. Adempimento di condizione apposta ad un legato; 6. Regime delle spese.

 

 

  1. Estensione della procura.

Ove la procura investa il legale del potere di chiedere la fissazione di un termine, deve normalmente ritenersi, sul piano processuale, che tale potere comprenda anche le ulteriori facoltà inerenti alla speciale procedura da seguire, mentre, sul piano sostanziale, non può senz’altro escludersi che la fissazione del termine comprenda, nella sua accezione, anche quella particolare determinazione del termine che costituisce la sua proroga. Cass. 21 marzo 1970, n. 751.

 

 

  1. Fissazione del termine in pendenza del giudizio di merito.

L’art. 749 c.p.c., nel prevedere che a conoscere dell’istanza per la fissazione di un termine entro il quale una persona deve emettere una dichiarazione o compiere un determinato atto - nel caso in cui esso non sia proposto nel corso del giudizio - sia competente il pretore, presuppone, ai fini della deroga a tale ultima competenza in favore di quella del giudice presso il quale pende il detto giudizio, che l’adempimento di cui trattasi rilevi nel giudizio stesso, in guisa tale da istituirne una connessione necessaria col procedimento diretto alla fissazione del termine. Cass. 7 febbraio 1998, n. 1301.

 

 

  1. Inammissibilità dell’istanza in grado d’appello.

Nel procedimento promosso contro il chiamato all’eredità, la richiesta di fissazione di un termine, entro il quale il convenuto debba accettare o rinunciare all’eredità medesima (art. 481 c.c.) non può essere avanzata per la prima volta in grado di appello. Cass. lav., 22 febbraio 1988, n. 1885; conforme Cass. 7 marzo 1977, n. 920.

 

 

  1. Revoca e modifica.

L’art. 742 c.p.c., concernente la revocabilità e modificabilità dei provvedimenti ivi considerati, si applica, in forza della successiva norma dell’art. 742-bis, anche alle ordinanze di fissazione dei termini in materia successoria emanate a norma dell’art. 749 c.p.c. Cass. 21 marzo 1970, n. 751; conforme Cass. 9 novembre 2001, n. 13862.

 

 

  1. Natura del provvedimento e impugnazioni.

 

 

5.1. Liquidazione di eredità beneficiata.

È ammissibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il provvedimento con il quale il tribunale, pronunciando in sede di reclamo ex art. 749 c.p.c., disponga la revoca della proroga del termine assegnato ex art. 500 c.c. all’erede accettante con beneficio di inventario per liquidare le attività ereditarie e formare lo stato di graduazione, trattandosi di provvedimento idoneo ad incidere su posizioni sostanziali di diritto soggettivo dell’erede medesimo (per la previsione, in particolare, della decadenza dal beneficio di inventario conseguente al mancato compimento, nel termine stabilito, delle menzionate operazioni), in contrapposizione a creditori del defunto e legatari. Cass., Sez. Un., 26 gennaio 2005, n. 1521.

 

Il provvedimento di fissazione del termine per la liquidazione dell’eredità beneficiata previsto dall’art. 500 c.c. ha natura volontaria e non contenziosa e va assunto con ordinanza, impugnabile con reclamo, ove si limiti a concedere o negare le previste disposizioni sull’incontestato presupposto della ricorrenza o meno delle condizioni di legge per la sua adozione; quando, invece, vi siano contestazioni tra le parti in ordine al diritto dell’istante di chiedere la fissazione del termine o all’obbligo dell’erede di procedere alla liquidazione, la decisione del giudice sul punto viene ad incidere sui diritti soggettivi delle parti, onde il relativo provvedimento, quale che sia la forma adottata, finisce per assumere contenuto sostanziale di sentenza. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto l’ammissibilità dell’appello proposto avverso provvedimento emesso ai sensi dell’art. 500 c.c., avendo rilevato che detto provvedimento aveva non solo la forma, ma anche la natura di sentenza). Cass. 10 dicembre 2001, n. 15583.

 

 

5.2. Termine per l’accettazione dell’eredità.

L’ordinanza con cui il tribunale pronuncia - con l’osservanza della procedura prevista dall’art. 749, terzo comma, c.p.c. «previa audizione degli interessati» - sul reclamo avverso il decreto pretorile di fissazione di un termine al chiamato per l’accettazione. (nella specie revocandolo perché avente ad oggetto una seconda, non consentita, proroga del termine già assegnato con la conseguente inefficacia della accettazione dell’eredità) ha carattere decisorio e definitivo, in quanto volto a dirimere un conflitto fra diritti soggettivi e non suscettibile di modifica o di revoca ai sensi del combinato disposto degli artt. 742 e 742-bis c.p.c.; esso è - pertanto - impugnabile con il ricorso per cassazione a termini dell’art. 111 Cost. con la conseguenza che in difetto di tale impugnazione acquista autorità di cosa giudicata. Cass. 5 giugno 1987, n. 4897.

 

 

5.3. Liquidazione del curatore dell’eredità giacente.

In tema di eredità giacente, il rigetto, da parte del pretore, della richiesta di fissazione di un termine per il rendiconto e per la liquidazione delle attività (artt. 496 e 500 c.c.) può essere impugnato, sotto forma di reclamo, al competente tribunale, mentre la successiva decisione di rigetto del tribunale stesso non è impugnabile con il rimedio straordinario del ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., poiché l’ordinanza emessa dall’organo collegiale è inidonea (in quanto non destinata ad incidere su diritti soggettivi) a produrre effetti di diritto sostanziale e processuale, riguardando soltanto la mancata fissazione di un termine per il rendiconto e la liquidazione di attività, senza determinare alcuna ipotesi di incapienza per il creditore istante, ed è altresì inidonea a passare in cosa giudicata, attesane la medesima natura (non decisoria) del provvedimento pretorile di volontaria giurisdizione, con conseguente facoltà, per l’interessato, di ricorrere nuovamente al giudice per chiedere un altro provvedimento di fissazione del termine. Cass. 27 marzo 1998, n. 3244.

 

 

5.4. Adempimento di condizione apposta ad un legato.

Il decreto con cui il tribunale provveda, in sede di reclamo avverso il provvedimento del pretore di concessione della proroga del termine fissato ex art. 645 c.c. per l’adempimento di una condizione apposta ad un legato, non ha contenuto decisorio, non incidendo in via definitiva su posizioni di diritto soggettivo in conflitto, e pertanto non è impugnabile con ricorso per cassazione a norma dell’art. 111 Cost. Cass. 3 novembre 1988, n. 5958.

 

 

  1. Regime delle spese.

È legittima la condanna alle spese giudiziali nel procedimento promosso in sede di reclamo, ex art. 739 c.p.c., avverso provvedimento reso in camera di consiglio, atteso che ivi si profila comunque un conflitto tra parte impugnante e parte destinataria del reclamo, la cui soluzione implica una soccombenza che resta sottoposta alle regole dettate dagli artt. 91 e ss. c.p.c. e che, inoltre, se lo sviluppo del procedimento (in Camera di Consiglio) nella fase di impugnazione non può ovviamente conferire al procedimento stesso carattere contenzioso in senso proprio, si deve tuttavia riconoscere che in tale fase le posizioni delle parti con riguardo al provvedimento dato assumono un rilievo formale autonomo, che dà fondamento alla applicazione estensiva dell’art. 91 cit. (Fattispecie relativa alla fissazione di un termine, su richiesta di un creditore dell’eredità, agli eredi accettanti con beneficio di inventario per liquidare le attività inventariate, formare lo stato di graduazione e pagare il dovuto). Cass. 30 gennaio 2006, n. 1856.



 
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