codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 752 cod. proc. civile: Giudice competente

All’apposizione dei sigilli procede il tribunale.

Nei comuni in cui non ha sede il tribunale, i sigilli possono essere apposti, in caso d’urgenza, dal conciliatore. Il processo verbale è trasmesso immediatamente al tribunale.

 


Giurisprudenza annotata

Giudice competente.

 

 

  1. Natura e finalità del procedimento; 2. Competenza e poteri del giudice; 3. Mezzi di impugnazione; 4. Onere delle spese; 5. Fallimento.

 

 

  1. Natura e finalità del procedimento.

Il procedimento per l’apposizione e la rimozione dei sigilli ha natura cautelare e provvisoria, a volte strumentale rispetto al procedimento per la formazione dell’inventario. La sua finalità è quella di identificare e conservare i beni facenti parte di un patrimonio, in vista dell’eventuale futuro riconoscimento e della realizzazione dei diritti che li hanno per oggetto. Cass. 5 aprile 1968, n. 1044.

 

I provvedimenti di apposizione e di rimozione dei sigilli sono tipicamente diretti a tutelare l’interesse generale alla conservazione del patrimonio ereditario, in mancanza di un erede certo, che si immetta nel possesso dei beni, non già le contrastanti pretese di uno o dell’altro pretendente all’eredità, tutte tutelabili in sede cautelare con i procedimenti contenziosi di sequestro giudiziario e conservativo. Cass. 5 settembre 1969, n. 3058.

 

L’apposizione dei sigilli, pur avendo un fine cautelare, non è sostitutiva della procedura contenziosa del sequestro (conservativo o giudiziario); essa non si concreta in un provvedimento preliminare ad una fase contenziosa, ma è un semplice mezzo di conservazione, materiale e provvisorio, di beni che pacificamente ed indiscutibilmente fan parte di un determinato asse ereditario. Trib. Milano, 5 ottobre 1966.

 

 

  1. Competenza e poteri del giudice.

Il giudice della sigillazione ha l’obbligo di accertare, ancorché con cognizione sommaria, che si sia aperta una successione, che appaia probabile l’esistenza del diritto a richiedere la conservazione del patrimonio ereditario e che sussista un effettivo pericolo di sottrazione o dispersione dei beni. Corte cost. 28 luglio 2000, n. 400.

 

Nel procedimento di apposizione dei sigilli i poteri del giudice si esauriscono nel rendere i provvedimenti di cautela diretti alla conservazione, materiale e provvisoria dei beni; pertanto, nel corso di tale procedimento, è vietato al giudice emettere pronunce definitive su eventuali contese di merito, riservate dalla legge alla separata sede del processo di cognizione. Trib. Napoli, 4 luglio 1974.

 

 

  1. Mezzi di impugnazione.

Tutti i provvedimenti emessi in camera di consiglio, anche se dal pretore, sono soggetti a reclamo, salvo che la legge non disponga diversamente: è quindi ammissibile il reclamo al Tribunale avverso il decreto con cui il pretore ordina l’apposizione dei sigilli. Trib. Trieste, 24 ottobre 1959.

 

Poiché il decreto di apposizione dei sigilli emesso dal Pretore ha natura cautelare, in relazione alla tutela dei diritti successori dell’erede, ad esso si estende automaticamente la normativa generale contenuta nella sez. I, capo III, del libro IV c.p.c., con la conseguenza che avverso detto provvedimento è ammesso il reclamo al tribunale così come disciplinato dall’art. 669-terdecies. Trib. Foggia, 1 dicembre 1995.

 

I provvedimenti di apposizione e rimozione dei sigilli, previsti negli articoli 752 e seguenti c.p.c. non hanno contenuto decisorio. Pertanto tali provvedimenti non sono impugnabili con il rimedio del regolamento di competenza. Cass. 5 settembre 1969, n. 3058.

 

 

  1. Onere delle spese.

Le spese dell’apposizione dei sigilli, dell’inventario e di ogni altro atto dipendente dall’accettazione con beneficio di inventario, le quali sono a carico dell’eredità ai sensi dell’art. 511 c.c. costituiscono «debiti e pesi ereditari» ai sensi dell’art. 754 stesso codice, con la conseguenza che anche per siffatte spese gli eredi sono personalmente e direttamente tenuti verso i creditori in proporzione della loro quota ereditaria. Cass. 29 maggio 1976, n. 1953.

 

Con lo stabilire che «le spese dell’apposizione dei sigilli, dell’inventario e di ogni altro atto dipendente dall’accettazione con beneficio di inventario sono a carico dell’eredità», l’art. 511 c.c. detta, per tali spese, un regime particolare, prevalente su quello dell’art. 90 c.p.c., che rimane operante solo per quanto attiene all’onere dell’anticipazione. Cass. 24 luglio 2000, n. 9648.

 

 

  1. Fallimento.

Secondo le norme dettate dal codice di procedura civile agli artt. 752 c.p.c. e ss., l’apposizione dei sigilli deve avvenire esclusivamente sui beni in una situazione – esteriormente palese – di disponibilità del debitore, in applicazione analogica della presunzione di cui all’art. 513 c.p.c. Nei casi, invece, di beni detenuti da terzi, che ne rivendichino la proprietà o comunque che si oppongano all’acquisizione all’attivo fallimentare, non è possibile procedere né alla loro sigillatura, né, tantomeno, alla loro inventariazione o alla loro acquisizione con i c.d. decreti di acquisizione del giudice delegato, la cui legittimità è ora esplicitamente esclusa nell’ipotesi in cui i terzi rivendichino un proprio diritto incompatibile con l’acquisizione. Trib. Udine, 26 marzo 2010.



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti