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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 77 cod. proc. civile: Rappresentanza del procuratore e dell’institore

Il procuratore generale e quello preposto a determinati affari non possono stare in giudizio per il preponente, quando questo potere non è stato loro conferito espressamente per iscritto (1), tranne che per gli atti urgenti e per le misure cautelari (2).

Tale potere si presume conferito al procuratore generale di chi non ha residenza o domicilio nella Repubblica e all’institore (3).


Commento

Procuratore: è il soggetto autorizzato sulla base di un atto unilaterale recettizio, a rappresentare una persona e a compiere atti al suo posto. Il procuratore può essere generale (ha il potere di compiere in nome e per conto del rappresentato tutti i suoi affari), oppure può essere unicamente preposto a determinati affari specificamente previsti dalla procura (speciale).

 

Institore: è un ausiliario dell’imprenditore preposto dal titolare all’esercizio di un’impresa commerciale (c.c. 2203). Misure cautelari: sono dei provvedimenti rivolti ad evitare in via provvisoria che il diritto che si intende cautelare sia in qualsiasi modo irrimediabilmente pregiudicato se si attendesse la definizione, in sede ordinaria, della controversia.

 

(1) Questo articolo contempla l’ipotesi della cd. rappresentanza processuale volontaria, tramite la quale un soggetto, che ha il libero esercizio dei diritti, conferisce ad un altro il potere di rappresentarlo in un processo. Per poter essere rappresentante processuale, la norma non solo richiede che sia stata conferita espressamente e per iscritto una procura, ma che inoltre tale procura venga attribuita a chi sia in pari tempo anche rappresentante sostanziale. Una deroga all’esclusione di una rappresentanza puramente processuale è prevista nei processi dinanzi al giudice di pace dove è concesso alla parte la possibilità (tramite mandato scritto in calce alla citazione) di farsi rappresentare anche da una persona che non sia rappresentante nel campo sostanziale.

 

(2) Il rappresentante sostanziale che non lo sia anche sul piano processuale può comunque, senza procura, compiere atti processuali urgenti (come nell’ipotesi di azioni possessorie) o provocare misure cautelari. L’agente e il commesso possono infatti chiedere nell’interesse del preponente o dell’imprenditore i provvedimenti cautelari più opportuni.

 

(3) Il comma 2 prevede un’altra deroga alla necessità della procura scritta: infatti la rappresentanza processuale si presume conferita al procuratore generale di chi risieda o sia domiciliato all’estero oppure all’institore per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa cui è preposto. Il legislatore prevede la possibilità da parte di un soggetto di conferire volontariamente la legittimazione processuale ad un altro, disciplinando inoltre le modalità di tale conferimento.


Giurisprudenza annotata

  1. Presupposti della rappresentanza processuale volontaria.

L’Associazione dei consumatori che risulti mandataria puramente processuale e non sostanziale e sia, di conseguenza, ex art. 77 c.p.c., priva della legittimazione processuale rappresentativa dei consumatori propone, in veste di mandataria, domanda inammissibile Trib. Torino, 28 aprile 2011.

 

 

1.1. Contenuto della procura.

La procura che attribuisca al titolare della direzione affari legali di una società di capitali il potere di decidere, a nome dell’azienda, le modalità di definizione dei rapporti controversi - se transigere, sottoporre la questione al giudice o agli arbitri, o resistere - non può essere interpretata quale conferimento di rappresentanza di ordine meramente processuale, atteso che l’anzidetto potere di scegliere ed attuare la migliore soluzione dei rapporti stessi rivela tipiche caratteristiche sostanziali e negoziali, comprendendo in sé e precedendo logicamente quello di costituirsi in giudizio. Cass. 4 maggio 2004, n. 8421; conforme Cass., Sez. Un., 22 giugno 2005, n. 13347; Cass. lav., 8 gennaio 2002, n. 128; Cass., Sez. Un., 8 maggio 1998, n. 4666; Cass. 20 novembre 2009, n. 24546.

 

 

1.2. Limiti della rappresentanza processuale.

Benché l’istituto della rappresentanza volontaria non sia vietato in materia di separazione personale tra coniugi, per cui è consentito proporre giudizio di separazione, ovvero anche impugnare una sentenza di separazione a mezzo di rappresentante volontario, è tuttavia necessario che, nell’ambito della procura conferita sia indicato l’ambito della volontà che il rappresentato intende far valere attraverso il procuratore speciale prescelto; ne deriva che, quando la procura venga conferita per impugnare una sentenza di separazione contenente diversi capi di pronuncia (relativi alla declaratoria di separazione, all’esclusione dell’addebitabilità, alla negazione dell’assegno, e così via), dal tenore della procura deve evincersi, a pena di inammissibilità dell’impugnazione, in quali limiti la volontà del coniuge debba farsi valere per mezzo del suo rappresentante, non essendo, a tal fine, sufficiente una procura conferita sulla base di un formulario contenente un generico mandato, fermo restando, infine, che poiché la procura serve a legittimare il soggetto agente anche nei confronti dei terzi, è necessario che l’atto di procura risulti autosufficiente, nel senso che la volontà della parte rappresentata non può essere ricercata o integrata con le risultanze di altri atti esterni alla procura conferita. App. Firenze 20 febbraio 1991.

 

  1. Requisiti di forma.

Il potere di stare in giudizio in nome e per conto di altri (e di rilasciare, eventualmente, in tale veste, anche la procura al difensore, ove occorra) presuppone, salvi i casi di rappresentanza legale (art. 75 c.p.c.) un mandato che abbia forma scritta e conferisca potere rappresentativo anche con riferimento al rapporto sostanziale dedotto in giudizio, atteso che il potere di agire o di resistere in sede processuale non è autonomamente disponibile rispetto alla titolarità del bene della vita in relazione al quale venga richiesta tutela in giudizio. Cass. 24 maggio 2004, n. 9893.

Il conferimento di una procura generale o speciale ad negozia non comporta, di per sé, l’automatica attribuzione anche della rappresentanza volontaria processuale, per la cui sussistenza, invece, è necessario uno specifico ed espresso mandato, da redigersi in forma scritta. Cass. lav., 13 febbraio 2008, n. 3484.

 

  1. Legittimazione del rappresentato.

Il procuratore generale ad negotia, cui siano conferiti poteri di rappresentanza processuale, è titolare di una legittimazione processuale coesistente con quella del rappresentato, che può subentrargli nel processo e sostituirlo in qualsiasi momento, perché il rappresentante non agisce in concorrenza con il rappresentato, ma in sua sostituzione e per suo conto. Cass. 11 gennaio 2002, n. 314; conforme Cass. 9 luglio 1994, n. 6524.

 

  1. Estinzione del mandato e rappresentanza processuale.

La morte del mandante che sta in giudizio per mezzo del mandatario ad negotia costituito tramite procuratore legale, in tanto ha rilevanza processuale ed importa l’interruzione del processo, in quanto sia stata dichiarata o notificata dal procuratore legale, restando irrilevante che la morte della parte sia nota al giudice ed alla controparte, sopravvivendo la rappresentanza processuale, per il suo particolare carattere di rapporto esterno rispetto al giudice ed alla controparte, al decesso del mandante; mentre nei rapporti interni fra mandante e mandatario, gli atti (in essi compresa la nomina di un procuratore ad processum) che siano stati compiuti dal mandatario prima di conoscere l’estinzione del mandato (per morte del mandante) restano validi, sia nei confronti del mandante che dei suoi eredi (salva da parte di questi ultimi la ratifica dell’operato del mandatario). Cass. 18 gennaio 2001, n. 721; conforme Cass. 17 dicembre 1991, n. 13592.

 

In caso di appello proposto a nome di una persona giuridica o di un ente (nella specie, l'Inps), deve essere dichiarata l'inammissibilità del gravame, per difetto di idonea procura alle liti, nel caso in cui la stessa sia stata rilasciata, in nome e per conto dell'Istituto, da soggetto che si qualifichi come legale rappresentante, specificando di essere "procuratore" dell'appellante come da atto notarile di cui siano indicati gli estremi ma che non sia stato prodotto, attesa l'impossibilità di verificare il potere rappresentativo del soggetto e di accertare che la rappresentanza processuale non sia conferita disgiuntamente a quella sostanziale; né assume rilievo la mancata eccezione della parte avversaria dovendo il giudice d'appello rilevare d'ufficio la mancata produzione dell'atto abilitante. Cassa senza rinvio, App. Ancona, 16/02/2011

Cassazione civile sez. lav.  21 ottobre 2013 n. 23786

 

 

  1. Falsus procurator: qualità di parte del processo.

Premesso che, ai sensi dell’art. 91 c.p.c., la condanna alle spese processuali va pronunciata nei confronti della «parte» soccombente, deve ritenersi consentita la condanna alle spese nei confronti di chi ha agito quale rappresentante processuale di un altro soggetto senza essere investito del relativo potere, in base al principio per cui un soggetto che agisce in giudizio quale rappresentante di un terzo, pur non essendogli stati conferiti i relativi poteri, assume la qualità di parte ai fini della pronunzia sulle spese; viceversa, non è possibile la condanna dei suoi difensori, che non hanno assunto, né potevano assumere, veste di parte. Cass. 19 settembre 2003, n. 13898.

 

 

5.1. Ammissibilità e limiti della ratifica.

Il difetto di legittimazione (in relazione alla capacità processuale e quindi al rilascio di valida procura ad causam) dà luogo ad un vizio sanabile sia indirettamente, in conseguenza di un giudicato interno, sia direttamente mediante la costituzione di un rappresentante legale, nei vari gradi del giudizio, sia attraverso atti di ratifica o di accettazione anche implicita (per facta concludentia) del contraddittorio. Cass. 1° febbraio 2000, n. 1070.

 

 

5.1.1. Ratifica e giudizio contumaciale.

La ratifica dell’attività processuale del falsus procurator deve essere notificata personalmente al contumace per la sua natura di atto ricettizio, analogamente a quanto previsto per gli atti di cui all’art. 292, comma 1, c.p.c. In mancanza di tale notifica, la sentenza che non rilevi il difetto di capacità processuale del falsus procurator nei confronti del contumace è nulla riguardo a detta parte. Cass. 8 novembre 1993, n. 11049.

 

 

5.2. Sanatoria e decadenze.

Il difetto di legittimazione processuale della persona fisica che agisca in giudizio in rappresentanza di un ente può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio, con efficacia retroattiva e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti, per effetto della costituzione in giudizio del soggetto dotato della effettiva rappresentanza dell’ente stesso, il quale manifesti la volontà, anche tacita, di ratificare la precedente condotta difensiva del falsus procurator; né tale sanatoria può essere impedita dalla previsione dell’art. 182 c.p.c., secondo cui sono fatte salve le decadenze già verificatesi, la quale va riferita alle decadenze sostanziali (sancite, cioè, per l’esercizio del diritto e dell’azione: artt. 2964 ss. c.c.) e non a quelle che si esauriscono nell’ambito del processo, com’è dimostrato dal fatto che, in caso contrario, si avrebbe l’inapplicabilità (inammissibile sotto il profilo sistematico) dell’art. 182 c.p.c. in tutte le ipotesi in cui (come nel rito del lavoro) le parti incorrono in decadenze processuali già nell’atto introduttivo. Cass. lav., 12 marzo 2004, n. 5135; conforme Cass. I 6 luglio 2007, n. 15304; Cass. SU, 19 aprile 2010, n. 9217.

 

 

5.3. Segue: Sanatoria e giudizio di impugnazione.

Ai sensi dell’art. 182, comma 2°, c.p.c. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dalla legge n. 69/2009) il giudice deve promuovere la sanatoria del difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione indipendentemente dal verificarsi di eventuali decadenze processuali e in qualsiasi fase e grado del giudizio con effetti ex tunc. Cass., Sez. Un., 19 aprile 2010, n. 9217.

 

La sanatoria retroattiva della carenza di legittimazione processuale incontra l’insuperabile limite delle decadenze verificatesi nelle precedenti fasi intermedie del giudizio, quale quella conseguente allo spirare del termine breve per l’appello, con conseguente formazione del giudicato per difetto di tempestiva impugnazione Cass. 9 marzo 2012, n. 3700.

 

 

  1. Negotiorum gestio.

Colui che agisce in giudizio per far valere un diritto altrui ma prospettandolo come proprio, non può giovarsi dell’eventuale ratifica del suo operato da parte del vero titolare di quel diritto, in quanto una ratifica è concepibile soltanto nel caso di chi agisca in nome e per conto di altri senza averne i poteri. Cass. 5 aprile 1995, n. 4000; conforme Cass. 13 aprile 2007, n. 8829.



 
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