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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 775 cod. proc. civile: Processo verbale d’inventario

Il processo verbale d’inventario contiene:
1) la descrizione degli immobili, mediante l’indicazione della loro natura, della loro situazione, dei loro confini e dei numeri del catasto e delle mappe censuarie;
2) la descrizione e la stima dei mobili, con la specificazione del peso o del marchio per gli oggetti d’oro e d’argento;
3) l’indicazione della quantità e specie delle monete per il danaro contante;
4) l’indicazione delle altre attività e passività;
5) la descrizione delle carte, scritture e note relative allo stato attivo e passivo, le quali debbono essere firmate in principio e in fine dall’ufficiale procedente. Lo stesso ufficiale deve accertare sommariamente lo stato dei libri e dei registri di commercio, firmarne i fogli, e lineare gli intervalli.
Se alcuno degli interessati contesta l’opportunità d’inventariare qualche oggetto, l’ufficiale lo descrive nel processo verbale, facendo menzione delle osservazioni e istanze delle parti.


Giurisprudenza annotata

Processo verbale d’inventario.

 

 

  1. Beni esistenti nell’abitazione del defunto; 2. Partecipazioni societarie; 3. Carte e corrispondenza; 4. Passività ereditarie; 5. Dichiarazioni fatte in sede di inventario; 6. Provvisorietà della valutazione dei mobili; 7. Presunzione di esistenza di gioielli, denaro e mobilia nel patrimonio ereditario.

 

  1. Beni esistenti nell’abitazione del defunto.

L’inventario deve essere effettuato presso il domicilio del de cuius e deve comprendere tutto ciò che viene rinvenuto nell’abitazione del de cuius; il notaio non può omettere la descrizione dei beni, attenendosi alle interessate dichiarazioni dell’erede. Dalla mancanza di un inventario completo dei mobili esistenti nel domicilio del de cuius discende l’illegittimità dell’inventario stesso. Trib. Torino, 12 gennaio 1968.

 

In tema di imposta di successione su eredità accettata con il beneficio d’inventario, nel vigore del R.D. 30 dicembre 1923 n 3270, l’amministrazione finanziaria, la quale deduca e dimostri che l’inventario medesimo, ancorché eventualmente efficace ad altri fini, sia incompleto, in quanto non contenga beni facenti parte dell’arredamento della casa del de cuius, e da ritenersi quindi, fino a prova contraria, di proprietà dello stesso, può avvalersi della presunzione fissata dall’art. 31 del citato decreto, circa la presenza di gioielli, denaro e mobili in ammontare percentuale rispetto al valore dell’asse, e l’esercizio del relativo potere non trova ostacolo nell’esistenza di un pregresso concordato tributario, ove questo, riguardando altri beni, non spieghi alcuna influenza sulla tassazione dei mobili in questione. Cass. 22 novembre 1980, n. 6209.

 

L’amministrazione finanziaria ad evitare evasioni fiscali, può sempre contestare la regolarità, la completezza e la veridicità dell’inventario. (Nella specie, quasi tutti i beni mobili esistenti nell’abitazione del de cuius erano stati esclusi, senza descriverli, dall’inventario, in quanto ritenuti di proprietà della vedova, in violazione del precetto dell’art. 775, ultimo comma, c.p.c. La cassazione ha rilevato che, stante la presunzione di proprietà dei mobili rinvenuti nell’abitazione del defunto, con conseguente inclusione nell’asse ereditario, la mancata completa elencazione di quanto in essa si trovava rendeva impossibile il controllo sul numero, natura, appartenenza dei beni relitti, sicché esattamente la corte del merito aveva ritenuto di dover far capo alla presunzione di cui all’art. 31 cit, nonostante la redazione dell’irrituale inventario). Cass. 11 agosto 1972, n. 2683.

V., anche, infra § 7 altri riferimenti sub art. 769, § 3.

 

 

  1. Partecipazioni societarie.

L’erede che accetta con il beneficio di inventario, nel procedere alla formazione di quest’ultimo secondo le forme prescritte dal codice civile (art. 484), deve, con riferimento ad un credito illiquido dipendente dalla valutazione di una quota sociale del de cuius, far sì che l’inventario rifletta gli elementi, reali o documentali, idonei e necessari a stabilire, con la maggior precisione possibile, quale fosse la situazione patrimoniale della società al momento del decesso. Cass. 7 maggio 1974, n. 1278.

 

All’apertura della successione di un socio accomandante di sas, qualora gli eredi accettino l’eredità con il beneficio di inventario, non occorre l’elaborazione della stima della quota sociale da riportare in inventario, come non devono essere stimate le partecipazioni in società di capitali; diversamente vanno stimate le quote con riferimento al socio accomandatario della accomandita semplice, nonché le partecipazioni delle società collettive. Pret. Roma, 20 aprile 1999.

 

 

  1. Carte e corrispondenza.

La questione di legittimità costituzionale dell’art. 775, n. 5, c.p.c., secondo cui vanno incluse nel contenuto del processo verbale di inventario le carte, le scritture e le note relative allo stato passivo, è manifestamente infondata in relazione all. 15 della Costituzione, giacché la corrispondenza alla quale si riferisce la norma costituzionale è soltanto quella che rappresenta mezzo di comunicazione in atto, con esclusione dei mezzi di comunicazione non più attuali. Cass., 12 maggio 1973, n. 1293.

 

 

  1. Passività ereditarie.

Ai fini dell’imposta di successione, i debiti ereditari risultanti dall’inventario dell’eredità beneficiata - ove non seguito dalla procedura di liquidazione dell’eredità con lo stato definitivo di graduazione delle passività - non sono deducibili dall’asse ereditario non potendosi il detto inventario annoverare tra i mezzi all’uopo idonei anche se diversi da quelli previsti dallo art. 45 della legge sull’imposta di successione, in quanto l’attività diretta alla formazione dell’inventario ha carattere meramente descrittivo della situazione patrimoniale quale risulta dalle carte e dalle note del defunto e prescinde dall’accertamento rigoroso delle passività, e la partecipazione di un pubblico ufficiale comporta la prova della verità degli atti da lui compiuti e quindi delle carte, scritture e note da lui reperite, ma non la rispondenza alla realtà fattuale delle risultanze delle scritture. Cass. 16 aprile 1983, n. 2626.

 

 

  1. Dichiarazioni fatte in sede di inventario.

Le dichiarazioni di debito rese in sede di verbale d’inventario, da parte del legale rappresentante dell’erede minore accettante con beneficio, configurano atti dovuti, con funzione dichiarativa e descrittiva di una situazione patrimoniale, i quali prescindono da ogni ammissione dell’attuale vigenza del corrispondente credito, o volontà di futuro adempimento. Dette dichiarazioni, pertanto, non sono qualificabili come riconoscimento di debito, al fine della interruzione della prescrizione (art. 2944 c.c.). Cass. 17 ottobre 1977, n. 4428.

 

Non costituisce confessione stragiudiziale fatta alle parti la dichiarazione sulla consistenza del patrimonio ereditario, resa in sede di inventario dall’erede intervenuto e riportata a verbale, quando il notaio è l’unico destinatario della dichiarazione. App. Milano, 18 settembre 1964.

 

 

  1. Provvisorietà della valutazione dei mobili.

La valutazione fatta dal cancelliere, con l’ausilio o meno dello stimatore, dei beni mobili costituenti l’asse ereditario accettato con beneficio di inventario deve essere del tutto indicativa, essendo il momento della precisa valutazione rimandato ad una fase successiva. Pret. Roma, 30 settembre 1972.

 

 

  1. Presunzione di esistenza di gioielli, denaro e mobilia nel patrimonio ereditario.

Soltanto l’inventario completo, ossia contenente tutte le tassative indicazioni richieste dall’art. 775 c.p.c., può considerarsi idoneo a far venir meno la presunzione stabilita dall’art. 31, primo comma della legge tributaria sulle successioni, mentre l’omissione delle formalità prescritte per la completezza del documento, anche se non ascrivibile a colpa degli eredi, lo rende inidoneo a costituire la prova contraria alla predetta presunzione. Cass. 25 febbraio 1974, n. 555.

 

In presenza di un inventario tempestivo e formalmente e sostanzialmente completo, la norma trova applicazione, a prescindere da ogni indagine sul fatto che l’inventario stesso sia stato o meno compiuto su istanza di soggetto all’uopo legittimato, ovvero sia idoneo o meno a produrre effetti nell’ambito delle menzionate procedure. Cass. 29 maggio 1978, n. 2689.

 

Perché gli inventari di tutela, di eredità beneficiata o fallimentare o fatti in seguito ad apposizione di sigilli, disposta dall’autorità giudiziaria immediatamente dopo l’apertura della successione, possano ritenersi idonei a vincere la presunzione di cui al primo comma dell’art. 31 del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3270 (con le conseguenze previste nei successivi commi della stessa norma), è necessario che i detti inventari siano redatti secondo le tassative disposizioni dell’art. 775 c.p.c. e che contengano - in ogni caso - o la certificazione della inesistenza di gioielli, denari e mobilia, ovvero la indicazione del loro valore (minore rispetto a quello risultante dall’applicazione del criterio presuntivo), sul quale possa essere concretamente computata l’aliquota dell’imposta. In particolare, non è idoneo a vincere la suddetta presunzione l’inventario per accettazione di eredità beneficiata che, di fronte alla contestata opportunità, da parte degli interessati, di inventariare alcuni oggetti (nella specie, mobili), contenga la semplice descrizione di essi e non anche la stima, giacché in questa ipotesi, pur producendo l’inventario effetti civili, difetta di un dato essenziale per i calcoli richiesti dalla norma tributaria. Cass. 15 febbraio 1973, n. 474

V., anche, Giurisprudenza sub art. 769, § 5.



 
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