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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 778 cod. proc. civile: Reclami contro lo stato di graduazione

I reclami contro lo stato di graduazione previsti nell’articolo 501 del codice civile sono proposti al giudice competente per valore del luogo dell’aperta successione.
Il valore della causa è determinato da quello dell’attivo ereditario calcolato sulla stima di inventario dei mobili e a norma dell’articolo 15 per gli immobili.
I reclami si propongono con citazione da notificarsi all’erede e a coloro i cui diritti sono contestati, e sono decisi in unico giudizio.


Giurisprudenza annotata

Reclami contro lo stato di graduazione.

 

 

  1. Competenza; 2. Creditori ammessi al reclamo; 3. Stato di graduazione predisposto dal curatore; 4. Posizione dei legatari; 5. Liquidazione concorsuale dell’eredità beneficiata.

 

 

  1. Competenza.

I reclami contro lo stato di graduazione previsti dall’art. 501 c.c., correttamente instaurati davanti al pretore quale giudice competente per valore al momento della introduzione della domanda ai sensi del previgente art. 778 c.p.c., sono in ogni caso definiti dal tribunale secondo la disciplina transitoria dettata dall’art. 132, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, che, appunto, devolve a tale organo la competenza in ordine ai procedimenti pendenti davanti al pretore alla data di efficacia dello stesso D.Lgs., essendo da escludere che tra le «disposizioni introdotte dal medesimo decreto», applicabili dal tribunale ai sensi del citato art. 132 (e della lett. b dell’art. 135), rientri l’art. 114, che ha modificato l’art. 778 c.p.c. attribuendo, ora, «al giudice competente per valore del luogo dell’aperta successione» - e quindi ripartendo tra giudice di pace e tribunale - la competenza sui reclami contro lo stato di graduazione. Cass. 12 febbraio 2002, n. 2002.

 

In tema di accettazione di eredità con beneficio d'inventario, poiché il reclamo contro lo stato di graduazione previsto dall'art. 501 c.c. dev'essere proposto, a norma dell'art. 778, comma 3, c.p.c., con citazione, dando luogo così a un ordinario giudizio contenzioso, ne deriva che l'appello deve proporsi nella medesima forma

Cassazione civile sez. II  28 marzo 2012 n. 4972  

 

 

  1. Creditori ammessi al reclamo.

Nel giudizio di opposizione che avverso lo stato di graduazione della eredità beneficiata abbia promosso uno dei creditori, è inammissibile l’intervento di un altro creditore che agisca per un suo credito, indipendente da quello dell’attore. Trib. Firenze, 23 aprile 1960.

 

Dal combinato disposto degli artt. 498, 499, 502 c.c. si ricava che la mancata presentazione della dichiarazione di credito nel termine perentorio previsto dall’art. 498 comporta l’esclusione del credito dallo stato di graduazione ed il diritto del creditore di soddisfarsi sulla somma che residui dopo il pagamento dei creditori e legatari collocati nel predetto stato di graduazione. Trib. Salerno, 5 novembre 1988.

Contra: In tema di liquidazione dell’eredità, il mancato inoltro della dichiarazione di credito entro il termine previsto per la sua pubblicazione ai sensi dell’art. 498 c.c., non incide sulla proponibilità del reclamo contro la stato di graduazione, previsto dall’art. 501 c.c., posto che questo è azionabile anche dal creditore che non abbia fatto pervenire al notaio la dichiarazione di credito. Trib. Lucca, 23 novembre 2002.

 

 

  1. Stato di graduazione predisposto dal curatore.

Con il rilascio dei beni ai creditori ai sensi dell’art. 507 c.c. e la nomina da parte dell’autorità giudiziaria di un curatore ai sensi dell’art. 508 c.c. gli eredi sono liberati dall’onere di curare sotto la propria responsabilità la liquidazione del patrimonio, anche se non sono privati della proprietà dei beni; i creditori possono presentare la loro dichiarazione di credito al curatore e il reclamo avverso lo stato di graduazione predisposto da quest’ultimo va proposto contro il curatore medesimo, unico legittimato passivo fino a che gli eredi non siano rientrati nel possesso dei beni. App. Milano, 12 marzo 2004.

 

 

  1. Posizione dei legatari.

I beneficiari di un lascito di usufrutto, essendo legatari, non sono legittimati passivi nel giudizio di reclamo contro lo stato di graduazione dell’eredità beneficiata; tale reclamo va proposto infatti, ai sensi dell’art. 778, ultimo comma, c.p.c., solo nei confronti dell’erede e di coloro i cui diritti sono contestati. Trib. Catania, 30 giugno 1982.

 

 

  1. Liquidazione concorsuale dell’eredità beneficiata.

In pendenza della procedura concorsuale di liquidazione dell’eredità beneficiata i creditori del de cuius possono proporre contro l’erede (sia in sede ordinaria che monitoria) azioni di condanna od anche di mero accertamento dell’esistenza ed entità del loro credito, ancorché abbiano presentato la dichiarazione di credito di cui all’art. 498 c.c., stante le quindi la possibilità di coesistenza dei due procedimenti, poiché detta procedura di liquidazione vieta soltanto l’inizio di procedure esecutive individuali e la distribuzione del ricavato delle procedure in corso. In tal caso la sentenza di condanna emessa nel giudizio ordinario nei confronti dell’erede beneficiato dell’autore di un atto illecito, può legittimamente comprendere nella liquidazione del danno gli interessi compensativi maturati anche successivamente alla pubblicazione nel foglio degli annunzi legali della provincia dell’invito ai creditori previsto dall’art. 498 c.c., data alla quale l’art. 506 c.c. arresta il decorso degli interessi dei crediti chirografari, trovando tale titolo soddisfazione sul residuo solo in caso di incapienza dei beni ereditari. Cass. 6 novembre 1991, n. 11848; conformi:. Cass. 30 marzo 2001, n. 4704; conforme Cass. 17 ottobre 1977, n. 4428; Cass. 6 dicembre 1974, n. 4070; Cass. 8 maggio 1973, n. 1244.

 

L’erede che abbia accettato l’eredità con beneficio di inventario, benché possa essere convenuto in giudizio dai creditori del de cuius che propongano azioni di accertamento o di condanna - non può - una volta che abbia eseguito la pubblicazione prevista dall’art. 498, terzo comma, c.c. - dai medesimi essere assoggettato ad esecuzione forzata (neanche con riferimento ai beni caduti in successione), dovendosi procedere alla liquidazione dei beni ereditari nei modi previsti dagli artt. 499 e ss. c.c. Cass. 16 novembre 1994, n. 9690.



 
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