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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 781 cod. proc. civile: Notificazione del decreto di nomina

Il decreto di nomina del curatore dell’eredità giacente è notificato alla persona nominata a cura del cancelliere, nel termine stabilito nello stesso decreto.


Giurisprudenza annotata

Notificazione del decreto di nomina.

 

 

  1. Natura del decreto di nomina; 2. Successione apertasi all’estero; 3. Impugnazioni; 4. Liquidazione del compenso al curatore; 5. Compenso al legale nominato dal curatore.

 

 

  1. Natura del decreto di nomina.

Con la nomina del curatore si è in presenza non di un procedimento di natura contenziosa ma di un provvedimento di giurisdizione volontaria. Cass., Sez. Un., 11 ottobre 1971, n. 2836.

 

Il provvedimento di nomina del curatore dell’eredità giacente è atto di volontaria giurisdizione privo del requisito della decisorietà e dell’attitudine ad acquistare autorità di cosa giudicata sostanziale. Come tale non è suscettibile di impugnazione ex art. 111 Cost., né con il regolamento di competenza. Cass. 17 maggio 2001, n. 6771.

 

  1. Successione apertasi all’estero.

Allorché si sia in presenza di una successione mortis causa, apertasi all’estero, prima deve stabilirsi se la giurisdizione spetti al giudice italiano o a quello del paese estero, in cui si è aperta la successione, e ciò in base ai criteri di collegamento fissati dalla legge e nettamente distinti dai criteri di determinazione della competenza territoriale interna; solo successivamente, una volta stabilita la potestà giurisdizionale del giudice italiano, va stabilita la competenza territoriale interna in base alle norme proprie di quest’ultima. Cass., Sez. Un., 11 ottobre 1971, n. 2836.

 

Allorché l’art. 528 c.c. prevede la possibilità di nomina del curatore dell’eredita giacente da parte del pretore del mandamento, in cui si è aperta la successione, si riferisce esclusivamente al diritto interno cioè da un lato riguarda esclusivamente le successioni mortis causa apertesi in Italia a mente dell’art. 456 c.c., dall’altro e conseguentemente pone una norma di competenza interna, determinando il pretore e, quindi, il giudice italiano competente ad emettere il decreto di nomina ne ha rilevanza che trattasi di competenza funzionale. Cass., Sez. Un., 11 ottobre 1971, n. 2836.

 

La nomina del curatore dell’eredità giacente di un cittadino la cui successione si è aperta all’estero spetta al giudice del luogo ove è posta la maggior parte dei beni situata in Italia. Cass., Sez. Un., 11 ottobre 1971, n. 2836.

 

 

  1. Impugnazioni.

La nomina del curatore dell’eredità giacente è soggetta a reclamo e sono legittimati a proporlo i soggetti sui quali ricadono gli effetti della pronuncia impugnata. Trib. Milano, 28 marzo 1961.

 

Contra: Nel caso di nomina di un curatore dell’eredità giacente, dovendo il relativo provvedimento ritenersi compreso fra quelli emanati senza contraddittore, chi intende gravarlo deve farlo con regolare giudizio dinanzi al giudice competente. Cass. 22 gennaio 1930, n. 221.

 

Il decreto del pretore di chiusura dell’eredità giacente e di liquidazione del compenso al curatore, nella parte in cui dispone la chiusura dell’eredità, è reclamabile al tribunale in applicazione coordinata degli artt. 739 e 742-bis c.p.c. Cass. 29 maggio 2000, n. 7032.

 

Contra: Il giudice competente a provvedere sull’eredità giacente, ai sensi dell’art. 105 del D.Lgs. n. 51 del 1998, è il tribunale in composizione monocratica, i provvedimenti del quale sono reclamabili in Corte d’Appello in applicazione della norma, di carattere generale, stabilita dall’art. 747, comma terzo, c.p.c.; ne consegue che, ove il tribunale disponga la cessazione della curatela a seguito della decadenza di un erede - genitore di figli minorenni - dalla rinunzia all’eredità, il relativo provvedimento, ancorché adottato dal tribunale «quale giudice tutelare» e non quale giudice funzionalmente competente per l’eredità giacente, è soggetto al reclamo sopraindicato e non a quello (ai sensi dell’art. 739 c.p.c.) al tribunale in composizione collegiale, con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione avverso il provvedimento con il quale il tribunale, così adito, si dichiari incompetente. Cass. 10 marzo 2006, n. 5274.

 

 

  1. Liquidazione del compenso al curatore.

Conformemente alla regola fissata dall’art. 52 disp. att. c.p.c., il compito di liquidare il compenso del curatore dell’eredità giacente spetta, in sede camerale, al pretore che lo ha nominato, senza che a ciò sia di ostacolo la circostanza che la suddetta liquidazione, con l’indicazione del soggetto tenuto a corrispondere il compenso, attenga a diritti soggettivi, posto che questi ultimi, nell’ambito di quel procedimento ricevono tutela, sia in prime cure con la partecipazione allo stesso di ogni controinteressato, sia in sede di gravame con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. e senza che la mancata previsione di un doppio grado di giudizio di merito, non imposto da alcuna norma della Carta fondamentale, possa dar luogo a dubbi di costituzionalità. Cass., Sez. Un., 21 novembre 1997, n. 11619.

 

Contra: Il pretore non avrebbe il potere di liquidare il compenso al curatore dell’eredità giacente, né il potere di autorizzare costui a trattenerlo dall’attivo ereditario: pertanto il decreto di liquidazione eventualmente emesso dal pretore in sede camerale integra una abnorme distorsione di funzioni che non può essere neutralizzata se non attraverso il rimedio del ricorso in cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. Cass. 24 ottobre 1995, n. 11046.

 

I provvedimenti con i quali l’organo giurisdizionale competente in materia di procedimenti di volontaria giurisdizione liquida le competenze spettanti alle persone nominate titolari di uffici privati con funzioni amministrative e tutelari (nella specie: curatore di eredità giacente) hanno carattere giurisdizionale decisorio, in quanto diretti a dirimere l’eventuale conflitto di interessi tra la persona titolare dell’ufficio privato e coloro che sono tenuti a corrispondere il relativo compenso onde postulano l’osservanza del principio del contraddittorio ex art. 101 c.p.c. Cass. 20 agosto 2002, n. 12286; conforme Cass. 21 luglio 1988, n. 4742.

 

In difetto di contraddittorio sia il procedimento sia il provvedimento decisorio sono affetti da nullità. In particolare è stato precisato che il curatore dell’eredità giacente, per ottenere la liquidazione del compenso per l’incarico espletato, deve proporre l’istanza nei confronti degli aventi diritto all’eredità, ovvero, ove i chiamati vi abbiano rinunciato, degli ulteriori successibili, oltre che degli eventuali creditori dell’eredità e dei soggetti comunque interessati a proporre azioni nei confronti dell’eredità medesima, instaurando nei loro riguardi il contraddittorio; in difetto, il procedimento di liquidazione è affetto da nullità, e non produce alcuna efficacia la pronuncia emessa dal giudice competente nei confronti dei contraddittori non sentiti, con la conseguenza che, in difetto di contraddittorio, sia il procedimento sia il provvedimento decisorio sono affetti da nullità (senza che possa rilevare la conoscenza che di quella istanza i soggetti controinteressati possano, in linea di fatto, avere avuto aliunde: Cass. 29 ottobre 1987, n. 8000). Cass. 9 marzo 2006, n. 5082.

 

Il procedimento e il provvedimento decisorio non sono suscettibili di impugnazione mediante opposizione dinanzi allo stesso giudice che li ha emessi o all’organo giurisdizionale cui questi appartiene, in analogia delle norme che regolano l’ordinario procedimento di ingiunzione, mancando essi dell’elemento essenziale costituito dall’ingiunzione di pagamento emesso nei confronti dei soggetti nello stesso espressamente indicati, ma sono impugnabili con il ricorso per cassazione a norma dell’art. 111 della Costituzione. Cass., Sez. Un., 18 settembre 1970, n. 1581; conforme Cass. 13 agosto 1985, n. 4433, Cass. 27 febbraio 2002, n. 2887.

Contra: Contro il provvedimento di liquidazione non è proponibile il ricorso per cassazione, ma occorre distinguere secondo che l’istanza del curatore sia stata rigettata, in tutto o in parte, o sia stata invece accolta: nel primo caso il curatore, quale ausiliario del giudice, per conseguire quanto gli spetta, deve sperimentare la via del giudizio di cognizione ordinaria ex art. 640, terzo comma, c.p.c.; nel secondo caso, se l’istanza di liquidazione del compenso sia stata accolta, la parte onerata può proporre opposizione ex art. 645 c.p.c. Cass. 29 maggio 2000, n. 7032.

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 8, 1º comma, d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115, nella parte in cui prevede che, per la procedura di eredità giacente di cui sia dichiarata la cessazione per carenza (originaria o sopravvenuta) di attività, iniziata su istanza della persona interessata, sia quest’ultima, anziché l’erario, a provvedere alle spese ed agli onorari del curatore, in riferimento agli art. 3 e 24 cost. Corte cost. ord., 21 dicembre 2007, n. 446.

 

 

  1. Compenso al legale nominato dal curatore.

Il decreto con cui il pretore, al di fuori di ogni procedimento contenzioso tipico, liquidi un compenso al legale di un’eredita giacente, nominato dal curatore, è da considerare giuridicamente inesistente in quanto - non essendo detto legale titolare o contitolare dell’ufficio privato di curatore e mancando, quindi, qualsiasi rapporto con l’organo giurisdizionale che presiede al procedimento di volontaria giurisdizione - trattasi di provvedimento non riconducibile in nessuno degli schemi di atti giurisdizionali previsti dall’ordinamento giuridico e, conseguentemente, essendo insuscettibile di acquistare autorità di giudicato, non è impugnabile con ricorso per cassazione a norma dell’art. 111 Cost. Cass. 24 marzo 1981, n. 1725.



 
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